Scendiamo
nello specifico con l'analisi dei dodici racconti. Come anticipato
non ci sono capolavori, così come sono davvero pochi (ma ci sono) i
racconti da bocciare.
Il
racconto che ho preferito, per la sua componente fumettistica, è The
Sound of One Hand Clapping (Il
Rumore di una Mano che Applaude)
scritto non certo da uno degli scrittori di punta radunati da
Greenberg. Porta infatti la firma di Max Allan Collins, una mezza
dozzina di Gialli Mondadori all'attivo in Italia, famoso soprattutto per le novelization
di Waterworld
(1995), The
Mummy (“La
Mummia”, 1999) e di una serie di episodi della serie CSI
– Scena del Crimine e
Criminal
Minds.
L'autore fa leva sul suo passato da fumettista, negli anni settanta
aveva ideato Quarry,
per
proporre lo spirito del fumetto di Bob Kane.
The
Sound of One Hand Clapping
ha
il merito di anticipare la love
story tra
Joker e Harley Quinn. Sia chiaro, siamo nel 1989 e il personaggio che
sarà reso celebre al cinema da Margot Robbie non è ancora stato
creato, ma Collins propone qualcosa di molto simile. Joker è infatti
depresso, in cerca di una donna che possa riscaldargli il cuore.
Perde così la testa per una giovane che compie delitti per ragioni
di critica ecologica. La giovane, ribattezzata “Il Mimo” per la
sua abitudine di dipingersi il volto con un fondotinta bianco, viene
imprigionata e destinata all'Arkham Asylum, ma il “re dei buffoni”
la libera durante il tragitto di trasferimento (bella scena action) e cerca di far tutto
per conquistarne il cuore. Azione, ilarità e soprattutto taglio
farsesco. Molto carino, con esilarante descrizione del quartier
generale del Joker caratterizzato da poster di carte e gadget svariati. A mio
avviso, è di gran lunga il miglior racconto dell'antologia per il
suo offrire ciò che l'appassionato di Batman va cercando. Sorpresa.
Merita
considerazione anche Bats
(Pipistrelli)
di Henry Slesar, scrittore conosciuto sia per i racconti brevi
fantascientifici (un paio trasposti nella serie televisiva Ai
Confini della Realtà)
che gialli (presenza assidua nelle serie Ellery
Queen's Mystery Magazine
e Alfred
Hitchcock's Mystery Magazine),
ma anche per alcuni sceneggiati della serie Alfred
Hitchcock Presenta e della CBS
Radio Mystery Theatre. È
stato insignito di un Edgar
Award.
Come sua abitudine, Slesar attinge dalla sua inclinazione per
l'ironia per portare in scena un Batman afflitto dai conflitti
interiori, al punto da destare preoccupazione in Alfred, lo storico
maggiordomo. È proprio quest'ultimo a raccontare la storia, che vede
un Batman consumato dai sensi di colpa per la morte di Robin, tanto
da finire in cura da una psichiatra che utilizza la tecnica
dell'ipnosi per curare i pazienti. Invece di migliorare, il nostro si rende protagonista di una serie di comparsate in pubblico che
mettono in ridicolo la figura di Batman. L'uomo pipistrello appare
d'improvviso in occasione di presentazioni o eventi mondani
dileggiando la propria figura con frasi da ubriaco. Ora grasso, ora con un
cappello che richiama il cappellaio matto di Alice
nel Paese delle Meraviglie. Deriso
dai giornali (parlano di “Batman
picchiato di testa”)
e inoperoso a fronte dell'esplosione del crimine, induce tutti a
pensare che sia impazzito salvo rivelare, all'epilogo, una strategia calibrata che lo porterà a portare a galla il complotto che stordisce l'intera città. Il
“nostro” ha infatti dato vita a una messa in scena per portare
allo scoperto la mente dietro alla quale ruota un gruppo di gangster
che utilizzano l'ipnosi e gli psicofarmaci per intontire il capo della
polizia, batman e il sindaco, così da condurre liberamente i traffici
delittuosi. Belli i dialoghi iniziali tra Batman e la psichiatra (si scava sul passato dell'eroe, sulla morte dei genitori e sulle ragioni psicologiche per le quali si cela dietro una maschera),
anche se è fin troppo evidente per tutti (meno i personaggi del
racconto) che dietro la natura dell'eroe in maschera ci sia Bruce
Wayne. Buoni inoltre i riferimenti all'attitudine dei giornali di
attendere il momento propizio per denigrare l'eroe in declino. Bel racconto.
Una
costruzione simile caratterizza l'elaborato del grande maestro Robert
Sheckley, nome che non ha bisogno di presentazioni nel campo della
fantascienza distopica per il suo essere stato – tra le altre cose -
l'ispiratore dei cosiddetti Hunger
Games. Anche
Death
of the Dreamaster (Morte
del Maestro dei Sogni)
propone un Batman allucinato e ossessionato dalla ricomparsa dei
villain che ha sconfitto nel passato. Come struttura di soggetto,
probabilmente, è il migliore racconto del lotto tanto che Greenberg
gli conferisce l'onore di aprire l'antologia. Sheckley lavora sulla
trama, propone snodi che consentono al racconto di passare
dall'horror al giallo fino a concludersi in un intreccio da spy story
a caratura internazionale. Bruce Wayne ha addirittura
un'ulteriore personalità, oltre quella di Batman, e deve superare
una crisi psicologica alimentata da qualcuno che riesce a fargli
credere di essere affetto da allucinazioni. In realtà, dietro alle visioni si cela un qualcosa che opera all'esterno del cervello del protagonista.
Notevole
l'inizio grandguignolesco, dove assistiamo alla morte del Joker. Da
qui si dipana un'indagine che, attraverso una serie di indizi,
svelerà un intrigo incentrato su una società di armi non
convenzionali in trattativa col governo degli Stati Uniti. Avventura dunque
d'impronta spionistica, sprovvista di super eroi e con qualche
elemento fantascientifico. Non manca l'ironia (Batman in maschera che
viene visitato dal medico). Non un capolavoro, ma di mestiere.
Un altro racconto
che ottiene molti consensi tra i lettori è Subway
Jack (Jack
della Sotterranea)
firmato da una delle giovani speranze (poi mantenute) dell'horror
statunitense ovvero Joe R. Lansdale. Appena reduce da The
Drive-In, Lansdale
abbandona la sua tipica ironia per plasmare un vero e proprio horror
truce e sanguinario, forse più in linea con Dylan
Dog che Batman.
Una serie di omicidi insanguinano la metropolitana di Gotham. A colpire è un
killer sventratore che si accanisce sulle donne barbone. Tutto ruota su un
oggetto totem (un rasoio) capace di richiamare da un'altra dimensione
un demone (“Il Dio del Rasoio”) dalle zampe caprine e dai teschi
come scarpe, che si muove indossando un cilindro. Lo spirito prende
possesso di chi lo ha evocato e induce lo stesso a vibrare letali
colpi di rasoio. Batman e l'ispettore Gordon saranno impegnati
a fermare una carneficina che ricorda molto quella di Jack the
Ripper, anche per l'abitudine del killer di lasciare messaggi scritti
col sangue.
Penalizzato da
inneschi tutt'altro che originali, è un racconto comunque ben
narrato, molto violento e con un'atmosfera assai cupa. Non mancano
alcuni sperimentalismi tecnici, come alcune parti scritte alla stregua di
una sceneggiatura che si alternano al testo
standard.
Dietro questi
quattro racconti, a mio modo di vedere i migliori dell'antologia, vi
sono un trio di storie sufficienti grazie alla discreta dose di
azione. Tra queste piace soprattutto Command
Performance (Esecuzioni
a Comando) di Howard
Goldsmith. Scrittore tra i meno noti dell'antologia (suoi racconti
sono stati pubblicati in italiano in appendice a un volume Urania, in
un paio di antologie della Mondadori e soprattutto in volumi della
Garden Editoriale, compresa la serie Horror
Story), propone un
giallo assai ben gestito sia nell'intreccio, che negli sviluppi e nei
dialoghi. Purtroppo manca del tutto la componente fumettistica e
fantastica. Batman, addirittura è in secondo piano, sostituito da
Dick Grayson – Robin – nei panni di un giornalista di sedici anni
che decide di avviare un'indagine per venire a capo dello strano
comportamento di una vecchia compagna di scuola fermata dalla polizia
con l'accusa di furto. Al centro del mistero vi è un giro di droga e
di furti su commissione compiuti da tossici manipolati da un
ipnotizzatore che li usa per svaligiare gioiellerie. Storia quadrata,
ben cadenzata da Goldsmith. Raggiunge il suo apice nello
spettacolo di mentalismo condotto dal villain
nonché nelle peripezie all'interno di un'abitazione trasformata in
una vera e propria casa degli orrori sul modello di quelle dei
lunapark. Debole e frettoloso l'epilogo (peccato).
Non
male The
Origin of the Polarizer (La
Comparsa del Polarizzatore)
di George Alec Effinger, valido autore sci-fi vincitore del Nebula
e
dell'Hugo. Ha il merito (insieme a Collins) di avvicinarsi alle atmosfere del
fumetto. In prima battuta crea un villain di una certa forza, munito
di maschera e costume. Una soluzione questa che potrebbe apparire
logica per un'antologia su Batman, ma che invece nelle storie
selezionate da Greenberg latita. Protagonista è un giovane studente
a caccia di fondi per pagarsi le rette universitarie, particolarmente
abile in congegni elettronici, che decide di darsi al crimine. Convinto (a ragione) di aver compreso
le identità di Batman e Robin (non si capisce come in tutta Gotham
nessuno riesca a identificarli), riesce a sabotare le attrezzature
della coppia in modo da prendersi gioco di loro e mettere a segno un
paio di furti. Buona l'azione, tra inseguimenti automobilistici e
scazzottate, purtroppo il tutto viene rovinato da un finale dove
l'antagonista – assai narciso – assume condotte assurde che lo portano a
farsi prendere dai due eroi nonostante i tanti vantaggi acquisiti. Vista la conclusione, il fatto che si definisca un genio lascia a desiderare.
Un'altra
storia giostrata sull'azione e su un soggetto piuttosto quadrato è
Batman
in Nighttown (Batman
nella Città di Notte)
del binomio Karen Haber e Robert Silverberg. Anche qua, con
Silverberg, siamo alle prese con un colosso della fantascienza
americana che non necessita di presentazioni, mattatore della serie
Urania e non solo. Come avvenuto per Goldsmith, viene meno il taglio fumettistico
e si assiste a una lotta tra Batman – vestito da demone rosso – e
un usurpatore che si muove proprio nelle vesti di Batman. Tutto ha inizio a
termine di una festa in maschera, tenuta presso la villa di Bruce
Wayne, che si conclude col furto di una serie di gioielli. A compiere il colpo è stato un invitato sconosciuto vestito da Batman. Inseguimenti notturni,
accessi in bettole tra prostitute e ricettatori fino al tragico
epilogo dove emergerà la natura dell'impostore: un giovane
disturbato che sognava di sostituirsi all'uomo pipistrello. Prova di
mestiere, con ottime descrizioni ambientali (sia interne che esterne) che si dipana senza scivoloni ma anche senza momenti di particolare lustro.
Questi
sette racconti sono il meglio dell'antologia che, per l'altra metà
(due storie addirittura tagliate nell'edzione italiana) non entusiasma. Certo ci sono degli interessanti sperimentalismi. A
esempio The
Batman Memos (I
Promemoria di Batman)
di Stuart M. Kaminsky, scrittore alla prima pubblicazione in Italia,
è costituito da una serie di promemoria che ricostruiscono il
tentativo di un produttore della Hollywood dei primi anni quaranta di
ottenere la liberatoria da Batman per portare in scena le sue
avventure (evidentemente spacciate per casi di cronaca nera). Kaminsky
inserisce sulla traccia principale una sottotraccia (debole) che verte
sul rapimento di un'attrice, sotto contratto del produttore, che
verrà liberata proprio dall'uomo pipistrello. Non male nel
complesso, soprattutto per i risvolti metanarrativi, ma non certo per l'intreccio giallo (assai mediocre). Su questo spunto
finale si muove anche “sua maestà” Isaac Asimov, forse il meno
ispirato del lotto. Il suo Northwestward
(Verso
Nordovest)
è un classico racconto del ciclo “I Vedovi Neri” di cui riprende
tutte le caratteristiche del ciclo, peraltro riproposte dal nostro
Bellomi per la sua serie Gli
Enigmi del Club Pigreco. Bruce
Wayne diviene un personaggio davvero esistente, ormai di settantenne, che ha ispirato il Batman dei fumetti. Dunque l'eroe
mascherato nel racconto di Asimov non esiste, ma lo stesso non può dirsi di Alfred e della
villa del magnate. In assenza di Batman, dunque, non resta che
narrare nel corso di una cena un episodio del passato legato al
comportamento di uno dei tanti dipendenti di Wayne, durante il
trasporto di un gadget dall'inestimabile valore. Cosa si celava
dietro il comportamento dell'uomo? Ai commensali il compito di
risolvere il giallo (del tutto privo di interesse). Addirittura, a
mio modesto parere, è il racconto peggiore dell'antologia.
Altri
due racconti in cui Batman non viene menzionato sono Neutral
Ground (Terreno
Neutrale)
di Mike Resnick e Idol
(Idolo)
di Ed Gorman. Nel primo il protagonista è il gestore di un piccolo
negozio che rifornisce i personaggi in maschera della città. Si
capisce di chi si sta parlando solo perché il racconto è inserito
in un'antologia dedicata a Batman, altrimenti tutti i riferimenti
risulterebbero incomprensibili. Si intuisce così che il primo
cliente del protagonista è proprio Batman, mentre il secondo è
L'Enigmista. Entrambi richiedono gadget e accessori personalizzati
per i loro costumi. Tutto qua, senza risvolti narrativi. Assai poco per uno scrittore più
volte apprezzato nella serie Urania. Similare, ma più contorto, è
Idol
(Idolo)
di Ed Gorman – altro scrittore alla prima pubblicazione in Italia –
strutturato in modo frammentario e incentrato su un ragazzo convinto di
essere messo in ridicolo da un soggetto che si spaccia per lui stesso
(intuiamo essere Batman, perché altrimenti la storia non avrebbe
senso di essere stata selezionata). La salute mentale del giovane
deflagrerà nel corso degli anni, al punto da indurlo a uccidere la
madre e persino Batman che reputa essere un suo usurpatore. Farraginoso.
Struttura
raffazzonata anche per il giallista Edward Hoch con l'action
The
Pirate of Millionaires' Cave (Il
Pirata della Cala dei Milionari), che vede Bruce Wayne pensare bene di fungere da esca
per sgominare una banda di pirati (!?) che assaltano gli yacht
ormeggiati nella baia di Gotham. Decisamente inverosimile, seppur con
qualche momento visionario di un certo spessore. Non all'altezza del
suo autore.
CONCLUSIONI
Antologia
sotto le attese, inutile girarci intorno. Visto il personaggio –
forse all'epoca non ancora forte quanto lo è adesso – si poteva e si
doveva fare meglio. Manca la fantasia nonostante il coinvolgimento di
una squadra di primissimo piano. Si preferisce proporre soggetti
giallo/polizieschi in cui la figura dell'eroe mascherato potrebbe
tranquillamente essere sostituita da un ordinario detective o da un uomo
d'azione. Sono rarissimi i contenuti in linea al fumetto (Collins,
Effinger, in parte Sheckley, Lansdale e Slesar), sacrificati in favore di un taglio realistico. Rischia, per tali motivi, di deludere
i fan del fumetto e dei film, nonostante i racconti siano di facile
fruibilità e garantiscano sufficiente intrattenimento. Non è tra le migliori antologie curate da Greenberg.