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martedì 29 gennaio 2019

Recensione Narrativa: SETTE PASSI VERSO SATANA di Abraham Merritt.



Autore: Abraham Merritt.
Titolo Originale: Seven Footprints To Satan.
Anno: 1927.
Genere: Fantastico.
Editore: SIAD Edizioni, 1979.
Pagine: 251.
Prezzo: Fuori catalogo..

A cura di Matteo Mancini.
Opera, se vogliamo, secondaria dello statunitense Abraham Merritt, giornalista a tempo pieno e scrittore nel tempo libero, giudicato, da molti, quale maestro dello scientific romance ovvero un genere sospeso tra il puro fantastico e la fantascienza. Dopo aver ricevuto un'educazione quacchera, sfrutta subito a inizio carriera una serie di segreti di cui viene a conoscenza, nell'ambito della sua pratica giornalistica, relativi a un omicidio politico. Invece di tenere fede al dovere di cronaca, Merritt mantiene il segreto e vede incrementare il proprio conto in banca oltre che ricevere una serie di incarichi che gli permettono di fare il giro del mondo. Scala in poco tempo i vertici del giornalismo e diviene direttore dell'American Weekly, disponendo sempre di ampie risorse economiche. E' un uomo abile, ma anche ben inserito in svariati ambienti. Tutto ciò che tocca si trasforma in oro. Si dedica alle attività più disparate, tra le quali quella di chimico specializzato in ricerca biologica nonché scopritore di droghe psichedeliche. Si interessa anche di occultismo ed esoterismo. Sfrutta tutte queste sue passioni incanalandole nella letteratura. Non tarda ad avere successo. La sua opera di debutto, The Moon Pool (1919), tradotto in italiano quale Il Pozzo della Luna, riceve subito ampia considerazione. Su di lui inizia a interessarsi Howard P. Lovecraft, i due si incontreranno anche a New York, che dopo aver tessuto lodi individua il tallone di Achille dello scrittore: "troppo spesso fa soggiacere la sua vena a esigenze puramente commerciali, accettando di abbassare il suo stile per adeguarlo alle esigenze del pubblico dal palato grosso che acquista le riviste sensazionalistiche popolari."
Questo Seven Footrips To Satan, pubblicato per la prima volta nel 1927 (Merritt lo scrive a 43 anni) sulla rivista Argosy-All Story, incarna bene, a nostro avviso, il limite evidenziato da Lovecraft. Dopo aver scritto racconti fantastici che sfiorano la tematica fantasy, tra i quali l'ottimo The Ship of Ishtar (Il Vascello di Ishtar, 1924), Merritt propone una sorta di feuilleton che ammicca al fantastico esoterico restando, di fatto, legato al mystery complottistico che strizza l'occhio alle organizzazione segrete che dominano, stando nell'ombra, il mondo. Sebbene il recentemente scomparso Giuseppe Lippi definisse l'opera quale "la migliore storia demonologica scritta nel novecento", a nostro avviso Sette Passi Verso Satana è un romanzo che prende le mosse dal Fu Manchu di Sax Rohmer, che all'epoca aveva già fatto uscire The Mystery of Dr. Fu Manchu (1913), The Return of Fu Manchu (1916) e The Hand of Fu Manchu (1917), senza grandi guizzi di originalità. I legami tra le due opere sono fortissimi e palesi. Si va dall'origine cinese dell'antagonista dell'opera, dal fatto che è circondato da servi della manciuria, per finire col suo vezzo di controllare il mondo, attraverso un'organizzazione segreta con affiliati sparsi ovunque, dall'interno di un castello labirintico impinguato di opere d'arte, con pareti mobili e cuniculi all'interno delle mura che permettono di spostarsi nella costruzione senza farsi notare da nessuno.

A differenza del collega inglese, Merritt aumenta la posta in palio. Il suo genio del male infatti non è un bandito qualunque, bensì un individuo dall'altezza sproporzionata che si definisce Satana in persona. "Un maccanismo in carne e ossa all'interno del quale si agitava un demone."
La quasi totalità del romanzo si svolge all'interno del castello di Satana, nella periferia di New York. Il protagonista, un esploratore dedito a furti di opere d'arte di inestimabile valore, viene rapito dall'organizzazione di Satana che lo vuole annettere nella sua organizzazione, perché ne stima le doti e soprattutto intraprendenza e corraggio smargiasso. Il protagonista, un po' come il Neo di Matrix nel suo primo incontro con Morpheus, ha la possibilità di rifiutare la proposta, ma l'interesse per una giovane ragazza che fa parte del gruppo ("il suo regno sarà stato l'inferno, ma con Eve dentro per me era il paradiso") e la curiosità verso l'enigmatico personaggio che si trova davanti, finiscono per farlo acconsentire all'iniziazione in questa società con tutto quello che ne consegue. Satana è un truffatore, un patito delle scommesse e un uomo a cui piace giocare alla stregua di un gatto col topo. Ricorre a una droga speciale che ottenebra le menti dei suoi servitori, trasformandoli in pedine prive di un'anima totalmente asservite ai voleri del loro Dio. Un escamotage che permette a Satana di far compiere immaginari voli mentali ai suoi servi, così da placarne ogni resistenza e regalare l'illusione di una vita colma di realizzazioni che, tuttavia, svaniscono all'evaporare dell'effetto oppiaceo. Merritt regala, al riguardo, uno dei momenti più squisitamente fantastici del romanzo, in una sorta di rito demoniaco che riesce a stimolare più di un brivido al lettore, con i servi che si prostrano, giurano fedeltà e si rendono protagonisti di condotte completamente svuotate da ogni senso di pudore e orgoglio.
"Sotto il controllo di una volontà e di un intelletto più grandi della somma totale delle loro volontà e dei loro intelletti, una mente più grande di tutte loro può programmarle tutte, può costringerle a realizzare quei programmi esattamente come la mente più grande ha concepito per loro." Viene così in ballo il duplice tema della manipolazione mentale e del governo ombra che domina, sotto copertura, le sorti del mondo. E come fa Satana a perseguire tutto questo? Semplice, lo fa col denaro, con i vantaggi che rientrano nel c.d. scambio dei favori, ma lo fa anche con la forza, con l'induzione al suicidio e con la pressione psicologica. Chi si ribella all'organizzazione va incontro ad atroci torture, di carattere esemplare e sempre inferte in modo spettacolare con tutti gli altri adepti presenti su delle specie di tribune; viene inoltre fatto credere agli altri adepti che il ribelle è sprofondato nelle fauci dell'inferno, perdendo anima, personalità e vita. Satana teorizza infatti una tripartizione della natura umana. "Tre sono le cose che fanno l'uomo. Una è contenuta nell'altra... ma ognuna è separata. Sono l'anima, la personalità e la vita. Per anima intendo quella essenza invisibile e non precisamente identificabile sulla quale la religione mente spudoratamente considerandola immortale. Per personalità intendo l'ego, la mente, il magazzino di tutti i ricordi, quella che dice... Io sono Io. Quanto alla vita, non c'è bisogno di definirla."

Una scena dalla trasposizione cinematografica
di CHRISTENSEN.
"Tre di queste impronte sono sfortunate, e fortunate
le altre quattro. Se le quattro sulle quali sale
il giocatore dovessero rivelarsi quelle fortunate,
l'interessato vince il privilegio di poter soddifare ogni desiderio, ma se sale
sulla prima delle mie tre, deve rendermi un servizio; Se sale su due
deve obbedirmi per un anno; se sale su tutte e tre le mie imprente
diventa mia, anima e corpo"

Indimenticabile la tortura, in una camera circondata da centinaia di specchi, a cui viene sottoposto un adepto fin troppo chiacchierone, così da portarlo alla follia e da questa alla perdita della memoria con conseguenziale frammentazione e disintegrazione della personalità. Soluzioni fantastiche che sottendono però a situazioni che trovano riscontro, tutt'oggi, nella vita che ci circonda. Non occorre difatti ricordare le pagine di cronaca nera in cui sono rimaste invischiate sette e altre organizzazioni para-esoteriche.
Satana si definisce il più grande romanziere mai esistito, perché le sue storie e suoi personaggi sono reali. Muove pedine in quella che è una partita a scacchi che non ha valenza virtuale, bensì trova riscontri nella vita di tutti i giorni. I suoi piani non sono evoluzioni che si sviluppano sulla carta. Sono invece fatti che si manifestano nella realtà, grazie all'azione coordinata e studiata a tavolino di una serie di variabili e di una serie di personaggi aderenti all'organizzazione.
Nonostante un'ambizione tanto importante quanto quella sopra indicata, il Satana di Merritt è un personaggio con ampi limiti. Non è onniscente, finisce con l'essere superato in astuzia e ricorre a truffe facilmente dimostrabili, così da perdere, specie sul finire del romanzo, quell'affascinante alone da essere superiore che lo rendeva (apparentemente) invicibile al cospetto dell'imperfezione umana. Ne esce fuori un personaggio che sa molto più dell'impostore che del principe delle tenebre, vulnerabile persino nel fisico oltre che nello spirito. Merritt, attraverso il gioco dei sette scalini da salire, una specie di campo minato a cui Satana costringe i suoi adepti, sembra voler suggerire un percorso iniziatico in cui da grandi rischi possono derivare anche grandi premi, così come la perdizione totale del più alto dei beni che un uomo può lasciare su un tavolo da gioco: l'anima. Ne esce fuori un'evoluzione della tematica faustiana, in una caratterizzazione però menzognera. Satana, o meglio chi si definisce tale, fa credere di giocare d'azzardo ad armi pari con lo sfidato, dichiara anche di mettere in gioco tutto il suo potere e la propria organizzazione dichiarando di asservilirsi in caso di sconfitta (sorti del gioco completamente legate al caso e dunque aleatorie, quantomeno in apparenza), quando poi invece manovra a piacimento l'intero gioco da dietro le quinte. Ne esce fuori una figura che sembra molto più vicina ai santoni delle sedicenti sette, movimenti che hanno la sola funzione di spennare i vari adepti piuttosto che farli evolvere in persone migliori. Ecco che, ad avviso di chi scrive, Sette Passi Verso Satana, è un mystery che diviene presto un action movie (con tanto di sparatorie, bombe e ribellione finale con taglio prettamente terrestre) che assume valenza satirica. Merritt, senza mezzi termini, prende in giro le organizzazioni iniziatiche e occulte. Suggerisce un substrato occulto ed esoterico, che si rivelerà falso e artefatto, per poi prendere la via della metafora utile a condannare le organizzazioni segrete, con un piglio sarcastico che sceglie il taglio del feuilleton ottocentesco. Centrale diviene infatti la storia d'amore che il protagonista allaccia con la prediletta di Satana, un giovane e bella ragazza da cui il santone vorrebbe un figlio pur se contro la voglia della giovane. Un rapporto, quest'ultimo, che scocca fin da subito alla stregua di un colpo di fulmine, dapprima combattuto e poi alimentato alla distanza da una reciproca passione che spinge a superare quei mille ostacoli che intralciano la formazione di una coppia. Una passione che porta entrambi i personaggi a mettere la propria vita in gioco per il bene dell'altro. Merritt infarcisce il tutto con uno spiccato romanticismo che tocca i vertici quando i personaggi ricordano gli amori passati o quando il protagonista brama di poter rivedere la sua amata per poi inabissarsi tra le sue braccia o stordirsi in anestetizzanti baci atti a dimenticare quella condizione di amore impossibile che sembra condannare le loro vite.

Sette Passi Verso Satana è un mix di tanto eroismo da super uomo, un condimento a base dell'amore dei sogni con la bella che incontra il principe azzurro che la salva dall'incubo e un contrasto costituito da un avversario che cerca di sfruttare le superstizioni e il fascino dell'occulto per manovrare il mondo, dimostrandosi poi assai umano e vulnerabile.
"Sono un vero conoscitore... il più grande al mondo. Non solo di pittura, di gemme, di vini, ma anche di ogni altro capolavoro del genio umano. Sono un conosciutore di uomini e donne. Un collezionista di quelle che chiamano anime" così si definisce Satana, che cadrà vittima proprio dei suoi stessi vizi e della sua ingordigia, organizzando furti e rapine in giro per il mondo. Perché è questo che fa Satana, nel volume di Merritt. Si circonda di ricchezze e vive in mezzo alle stesse, un po' come il protagonista di Controcorrente (1884) di Huysmans. Un vero e proprio rappresentante del decadentismo wildiano, che fugge dalla vita di tutti i giorni per crearse una a immagine e somiglianza del principe delle tenebre. E come il personaggio di ispirazione finirà vittima dell'inferno che ha creato, ripudiato dai suoi stessi adepti.
Satana apprezza gli uomini che hanno propensione al rischio, che hanno quel profilo che si concilia col giocatore. Lui stesso dice di essere un giocatore, in realtà è solo un baro, un manipolatore che sfrutta le debolezze altrui, proprio come fanno i santoni per estorcere favori e servizi, per rubare adesioni. "E' il senso di avventura che ti anima in questo genere di lavoro. Il gioco, quindi, non il guadagno. Fu lì che pensai a te come a un vero giocatore" così spiega Satana, al protagonista, il motivo per cui lo ha fatto rapire per convincerlo a entrare a far parte della propria organizzazione segreta.

Romanzo che ebbe notevole successo fin dall'uscita, al punto da essere trasposto sul grande schermo da Benjamin Christensen, dopo appena due anni dall'uscita. A nostro modo di vedere, tuttavia, appare fin troppo sopravvalutato. Merritt confeziona, con stile leggero e una prosa accessibile a tutti, un feuilleton che guarda a destra e a sinistra, da Sax Rohmer a Huysmans passando per Leroux (la camera delle tortura ha un che dei labirinti e delle stanze della tortura presente negli scantinati de Il Fantasma dell'Opera), per plasmare un romanzo di facile lettura e di presa popolare intriso di un'azione e di una componente rosa che alla fine surclassano l'investitura fantastica ed esoterica che racchiude la storia. Il miglior Merritt risiede altrove.


ABRAHAM MERRITT

"E' per divertimento che esisto. Solo per questo... Io sono un grande romanziere, il più grande che sia mai esistito, dal momento che le mie storie sono reali... Io gioco i miei scacchi con pedine viventi, e tanti giochi alla volta, in tutti gli angoli del mondo. E' questo che mi diverte."


mercoledì 23 gennaio 2019

Matteo Mancini, Scrittore a 360 gradi.


MATTEO MANCINI, UNO SCRITTORE KAMIKAZE IMPEGNATO SU TUTTI I FRONTI

MATTEO MANCINI
a Santo Stefano a Mare
nel 2016.


Matteo Mancini nasce a Pisa il 15 luglio del 1981 e cresce a Tirrenia, storica cittadina nata nelle intenzioni del vecchio regime quale risposta italiana a Hollywood. Vive da sempre nell'unico edificio pertinenziale rimasto superstite degli stabilimenti cinematografici Pisorno, poi Cosmopolitan, nell'appartamento collocato sopra il vecchio ufficio arruolamento comparse. 
Carattere a tratti nevrile, contraddittorio, di difficile catalogazione, ma ascrivibile al rango delle persone serie, soggetti su cui contare pur se all'apparenza un po' matti. Perde, in tutti i settori della vita, importanti occasioni per l'incapacità di pazientare e per la volontà e la voglia di strafare, atteggiamento che, a volte, lo porta a bruciare tappe e altre a bruciare occasioni che lo avrebbero potuto lanciare in modo diverso da quanto poi avvenuto. Molteplici le incomprensioni e i litigi polemici, penalizzati da un orgoglio tale da rendergli difficile il superamento di contrasti e divergenze.

STUDIO E LAVORO
Dopo aver conseguito un diploma di ragioniere, perito commerciale e programmatore, si iscrive all'Università di Pisa dove si distingue per un mix di bizzarria e preparazione. Storici i suoi esami in completa divisa mimetica, per rispondere a certe sfide lanciate dai professori, o in vesti sgargianti come un completo arancione con maglia con in evidenza un numero 1 gigante con cui affronta il primo esame in assoluto del corso, ovviamente da primo candidato volontario (con tutti i colleghi studenti presenti nell'occasione), distruggendo il professore e strappando un 30 da verificare nella seconda parte dell'esame. Memorabili anche gli altri esami all'insegna dell'ilarità, per spiazzare la freddezza di alcuni professori, in un'ottica sperimentale che spesso dava i suoi frutti. Trascinatore di svariati colleghi studenti, grazie all'abilità di sintesi che gli permettevano di caratterizzarsi quale buon preparatore così da far passare per scommessa chi si diceva impossibilitato a superare certi scogli, non riesce a conquistare borse di studio per un indicatore di condizione economica familiare incompatibile. Ottiene tuttavia altri riconoscimenti quali due borse di studio (la seconda rifiutata per impegni ulteriori) subordinate alla possibilità, dietro remunerazione, di espletare attività lavorativa presso l'università, collaborando alla biblioteca dell'Istituto di Diritto Romano. Nel 2005, a ventiquattro anni, con una tesi intitolata La Repressione Penale del Doping, si laurea in legge presso l'Università di Pisa. Svolge per quattro anni, di cui tre da abilitato all'esercizio della professione, l'attività di praticante legale, sostenendo udienze al cospetto di svariati giudici. A ventisette anni supera la prova scritta dell'esame nazionale per il conseguimento del titolo di Avvocato, ma non sostiene l'orale perché entrato in servizio presso il Comune di Pisa, quale Agente di Polizia Municipale. Nel 2009, al primo concorso disputato, si piazza infatti in prima posizione, unico su circa tremila partecipanti a non commettere alcun errore, confermandosi nelle prove successive, chiudendo la selezione in decima posizione. Non troppo orgoglioso e non intenzionato alla carriera, sostenendo che nella vita la prima cosa da perseguire sono il divertimento e gli hobby e la cura di una certa filosofia ascetica, abbandona la carriera forense tirandosi contro le ire della famiglia per nulla contenta della strada intrapresa. Per la Polizia Municipale, in collaborazione con Ludovico Di Maio, realizza un prontuario delle violazioni amministrative locali che viene poi distribuito dal Comando. Da molti indicato quale potenziale ufficiale, rinuncia ai concorsi per la progressione verticale nella carriera professionale, sostenendo di non essere adeguatamente motivato. 
Dopo una carriera da studente "professionista", tenta di sistemarsi nella vita privata ma, come già avvenuto in altri settori, brucia le occasioni e finisce per restare sul mercato complice un atteggiamento per nulla accomodante e orientato ai compromessi fino a scoprire quanto gli anni passino fin troppo velocemente.

CARRIERA SPORTIVA
Dopo una non troppo fortunata adolescenza a calcio e atletica, si è distinto, quando ormai ogni speranza sembrava sfumata, nel ruolo di portiere di calcio a 5, trovando la sua giusta e inattesa collocazione. Si dimostra infatti un valido portiere. Cresce nelle giovanili dell'IGP Pisa, all'epoca società di serie A2, togliendosi la soddisfazione di essere tesserato in tutte le categorie FIGC, con l'eccezione della A1, vincendo due campionati (D e C2 col Futsal Tirrenia) e disputando da titolare due campionati nazionali under 21, mettendo dietro anche un certo Fabio Volpe (bandiera dello IULA MATERA con una lunga serie di presenze in Serie B calcio a 5) e ottenendo due convocazioni nella selezione Rappresentativa Toscana under 21. Non trova fortuna nella Libertas Livorno, nel campionato di serie C1, dove approda dopo aver vinto i due campionati di fila. Infortunatosi alla schiena e in polemica col movimento per incomprensioni e promesse mancate, chiude la sua carriera in FIGC a ventiquattro anni (troppo giovane!!! altro erroraccio), continuando a giocare per una mezza dozzina di anni nei campionati amatoriali. Vince un torneo di calcio a 5, fascia B, a Livorno, dove conquista anche il titolo di miglior portiere, oltre che un campionato Endas calcio a 5, serie B, a Pisa. Sfiora la vittoria anche in un campionato ACSI a Pisa, di Serie A, con squadra che vince la classifica del girone d'andata ma crolla poi nel ritorno complici infortuni e assenze pesanti. Disputa inoltre svariate stagioni nel campionato di calcio a 5, serie A, Endas a Pisa, piazzandosi spesso in posizioni medio alte ma senza più vincere titoli.
A oltre trent'anni, inizia a interessarsi al Karate, riuscendo a conquistare la cintura verde.

LA PRODUZIONE EDITORIALE
La sua produzione editoriale spazia dalla scrittura creativa alla critica cinematografa e sportiva con apprezzamenti che si sono concretizzati in svariate vittorie nei concorsi fino a ricevere lodi, seppur in piccola parte, anche dall'estero (Spagna, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Francia).
Grande studioso e lettore di narrativa fantastica e di cinema di genere (soprattutto italiano), ha saputo trasformare le proprie passioni in impegno attivo. Ha ricevuto menzioni in giro per l'Italia con certificazioni rese da commissioni che hanno visto tra i componenti scrittori del calibro di Carlo Lucarelli, Andrea G. Pinkets, Andrea Carlo Cappi, Biagio Proietti, Edoardo Montolli, Franco Forte e dal vincitore del Premio Urania Giovanni De Matteo. Elogi che sono sfociati in pubblicazioni in una lunga serie di antologie indipendenti e non. 
Inizia a scrivere nel 2006, interessandosi dapprima alle sceneggiature per ipotetici cortometraggi di genere horror. La scarsa considerazione ricevuta dai registi amatoriali lo porta a tentare la via della narrativa, ma soprattutto a trasformarsi in accanito lettore con punte di 41 libri letti in un anno. Debutta col botto, piazzandosi terzo nel concorso La Strategia della Tensione, organizzato dal quotidiano Il Tirreno, in collaborazione con Carlo Lucarelli e Matteo Bortolotti. Il piazzamento gli vale l'articolo sul giornale con intervista, ma soprattutto lo spinge a insistere nella nuova attività, uno sbocco che mai avrebbe pensato di intraprendere. Ancora una volta, come avvenuto con lo sport, Mancini si dimostra tardivo, ma dal potenziale inespresso pronto a venire a galla e a esternarsi dal chiuso scrigno della timidezza. Nel biennio 2007-2008 coglie così una serie di piccoli ma importanti risultati, complici i suggerimenti ricevuti nei laboratori di scrittura organizzati dal sito latelanera. Edoardo Montolli seleziona il racconto giallo Il Duplice Omicidio di Via Lenzi per la sezione Giallo-Nero della rivista settimanale Cronaca Vera. La pubblicazione, preceduta da una telefonata di Montolli ricca di complimenti, permette al giovane Mancini di acquistarsi in edicola e di provare delle emozioni, seppur piccole, ancora vivide nel ricordo. Arrivano anche le pubblicazioni nelle antologie N.A.S.F. III e N.A.S.F. IV curate dal duo Baglione-Trotta. Nella prima di queste viene pubblicato il primo racconto assoluto di Mancini edito in un'antologia ovvero Il Parco Cosmico. Le pubblicazioni arrivano copiose, Mancini arriva a stendere circa venti racconti all'anno così da partecipare a più concorsi possibili. Viene pubblicato nell'antologia Concorso in Omicidio 2, nell'antologia Polpa e Colpa curata da Luca Ducceschi in cui Mancini, per la prima volta, cura anche l'editing, si piazza in quinta posizione nel concorso fantascientifico Space Prophecies e strappa una menzione nella VI Edizione del premio nazionale di narrativa Il Delfino, organizzato dal Comune di Pisa e della Regione Toscana, dove assiste alla premiazione (alla carriera) di Giorgio Ariani.
Il racconto La Morte Corre su Quattro Teste si classifica in dodicesima posizione nel 300 Parole per un Incubo Edizione 2008 organizzato da scheletri.com.
Il 2009 prosegue a suon di pubblicazioni. Altri suoi racconti ottengono spazio nelle antologie Beast of Ghost, Letteraria 2008, Erotica 2009 (Edizioni Ferrara) e Fantastic Zen (Edizioni Diversa Sintonia) dove con il racconto Orrore, a Largo di Retirnia conquista il secondo posto a valergli un premio in quota libri capace di farlo ritornare, nei ricordi, ai tempi in cui da bimbo si alzava la mattina di Natale per scartare i pacchi doni sotto l'alberello. Si conferma su buoni livelli al fantascientifico Space Prophecies in cui ottiene un settimo posto.
Il racconto Sotto le Stelle di Orione viene pubblicato sul numero XIX della rivista Nugae, mentre Il Raggio di Halloween va a fare parte della selezione per l'antologia Racconti Sepolti, edita da Il Foglio Letterario di Piombino in cui Mancini collabora in veste di curatore non accreditato, oltre a essere letto, per stralci, nel febbraio 2010 su Radio Imago dove Mancini viene intervistato in diretta telefonica
Sempre nel 2009 arrivano molti contributi dell'autore alla narrativa erotica che lo vedono sfociare nelle antologie Stranger Love, Temptation, Sex in Noir, Ossessioni d'Amore tutte a cura di mysecretdiary.it, oltre che nell'antologia Delizie a cura di di Zolfo & Mercurio che definisce il racconto "un'ottima unione tra cosmogonia e atto sessuale. Centra infine la finale del Premio Nazionale di Narrativa Narrazioni con il thriller Il Demone e il Viandante, poi pubblicato nell'antologia del premio, e la pubblicazione dell'horror Il Canto dell'Abisso, ottavo classificato nel concorso Sogni & Horror 2008, nell'antologia Selezione Artificiale (Edizioni Ferrara). E' inoltre finalista nella III Edizione del Premio Giallo Latino dove riceve, a Latina, una menzione consegnatagli dallo sceneggiatore, tra gli altri del film Black Cat di Lucio Fulci, Biagio Proietti e scelto da una selezione composta dai vari Andrea G. Pinketts, Andrea Cappi e Pedro Casals.
Nel 2010 vince con Il Ritorno del Gatto Nero il concorso II Edizione Poeti e Narratori indetto dalla GDS Edizioni di Milano, che gli permette di pubblicare, con l'editore, le sue prime due antologie oltre che curarne una terza: La Lunga Ascesa dal Mare delle Tenebre (2010), Sulle Rive del Crepuscolo (2011) e L'Occhio sul Crepuscolo (2011). 
Persiste nei concorsi ed entra tra i trenta finalisti della I Edizione Scrittore per Tabitha, oltre che esser ancora pubblicato dalle Edizioni Ferrara nell'antologia Lethe, nell'antologia erotica Il Peccato tra le Righe (Edizioni Edit@) e in Orrori Sepolti (Edizioni il Foglio). Si toglie inoltre la soddisfazione di esser contattato telefonicamente dalle Edizioni Marco Del Bucchia che seleziona L'Isola delle Lucertole per l'antologia Avvenimenti di Bordo e Storie di Mare / 2. Strappa una pubblicazione anche con le Edizioni Giovani Holden che scelgono l'horror con venature erotiche Miraggio Tropicale per l'antologia collettiva La Notte delle Streghe e dei Vampiri. Le pubblicazioni proseguono copiose con altre cinque antologie, tra le quali la seconda Edizioni di Fantastic Zen in cui propone un racconto, intitolato Bunker 15, che anticipa di otto anni il soggetto che avrebbe poi vinto il Premio Oscar per la regia di Guillermo Del Toro col film La Forma dell'AcquaDiventa inoltre una presenza fissa nelle antologie della Delos Book, casa editrice satellitare delle Edizioni Mondadori, e il suo nome appare accanto a quello di fior fiori di professionisti in 365 Racconti Erotici per un Anno (2010), 365 Racconti Horror per un Anno (2011), Il Magazzino dei Mondi (2011) e 365 Racconti sulla Fine del Mondo (2012).
Le pubblicazioni diminuiscono nel 2011 a causa di una serie di commissioni pervenutegli da Il Foglio Letterario che arriva, tramite Maurizio Cometto, ad affidargli per alcuni mesi (prima della decisione di abbandonare l'incarico) la direzione della collana Fantastico & Altri Orrori. Pubblica comunque, oltre in una serie di piccole antologie, il racconto Dasaev Hotel nell'antologia Camera 213 dell'Onirica Edizioni e viene selezionato dal Premio Urania Giovanni De Matteo che fa accedere il racconto sci-fi Genesi di un Eroe sulla rivista Next.
Nel 2012 cura l'antologia pulp I Bastardi senza Storia che dedica all'autore scomparso Giovanni Buzi e che ottiene apprezzamenti su internet per la sua voglia e capacità di osare. Nel 2013 pubblica quello che resterà il suo ultimo racconto prima di una lunga pausa dalla scrittura creativa e che viene selezionato da La Mela Avvelenata per l'antologia R.E.M.
Sempre nel corso del 2013 entra in contatto con il mentalista Francesco Tesei che, colto dalla recensione del suo volume Il Potere è nella Mente, pubblica sul suo sito un commento diretto a Matteo Mancini in cui ne plaude l'arguzia e la cura nella stesura del giudizio: "Matteo Mancini centra la mia visione e gli obiettivi del libro." Altri riconoscimenti "interpretativi" gli arrivano dal regista Davide Melini, per il quale Mancini realizza le recensioni di tutti i cortometraggi dallo stesso diretti, a partire dal 2008, fino ad accompagnarne il successo estrinsecato dai 175 premi ottenuti e riscontrabili sul portale imdb dal cortometraggio Lion (2017) che diviene l'opera più premiata al mondo in campo horror. 
Dal 2012 fino al 2019 si dedica, per il Foglio Letterario di Piombino, alla realizzazione dell'opera più monumentale della sua carriera, una trattazione in chiave enciclopedica dedicata al cinema western italiano articolata in quattro volumi e uscita sotto il titolo Spaghetti Western. Nel 2012 esce il Vol.1, seguito nel 2014, nel 2016 e nel 2019 dagli altri tre volumi. Un'opera costituita nella sua interezza da un totale di circa 2.000 pagine. L'opera ha ottenuto subito importanti apprezzamenti locali e internazionali con elogi espressi dalle riviste di settore (Ciak e Filmtv), da registi dell'epoca (Mario Lanfranchi), studiosi della materia (Tom Betts e Antonio Tentori) e da molti comuni lettori, al punto da farne un best seller della casa editrice. Mancini la presenta nel corso del 2012 presso il Cinema Lanteri di Pisa, dove viene invitato a un'introduzione al film di Sergio Corbucci Django, riproposto in pellicola. Presenta altresì il volume, invitato dal critico Fabio Meini, su Radio Roarr, in una puntata interamente dedicata al western all'italiana. La voce presto si diffonde. Ciak, nell'ottobre del 2012, pubblica un articolo dove presenta il lavoro come "quella che potrebbe diventare l'opera più esaustiva sul western all'italiana." Gli fa da eco Film Tv che sul numero 1027 dell'anno 2012 scrive: "Ghiottoneria per gli amanti del genere e non solo." Mario Bonanno parla di Matteo Mancini quale "firma tra le più raccomandabili del settore". Grosso plauso dal regista di matrice teatrale, elogiato da Quentin Tarantino in Kill Bill, Mario Lanfranchi che definisce il tutto "un lavoro titanico, opera definitiva sul western all'italiana, che all'accuratezza dei giudizi e alla saporosa vivacità della scrittura unisce una ricchezza e completezza dell'informazioni veramente uniche. " La matrice internazionale del progetto viene confermata dall'adesione, in qualità di ospiti, di importanti autori del periodo di interesse. Il ceko Jan Svabenicky, autore di alcuni saggi e interviste collocate nel terzo e quarto volume, porta all'inserimento nei volumi delle inedite interviste al regista ceko Jan Gogola sr e ai compositori Nico Fidenco e Filippo De Masi. A questi nomi si aggiungono le partecipazioni del regista Mario Caiano, intervistato da Matteo Mancini e autore del western prodotto quale ideale prima punta di un'accoppiata completata da Per un Pugno di Dollari, del collaboratore di Sergio Leone, Ernesto Gastaldi e del californiano Tom Betts rispettivamente autori delle prefazioni al quarto e al secondo volume. 
Apprezzato in Francia dove, pur se limitato dal non essere supportato da una traduzione in francese, ha colto grossi applausi sul forum western-maniac.forum-pro.fr in cui si leggono frasi quali "le conoscenze di Mancini sono veramente impressionanti, il suo stile è gradevole e fluido." Acquistato anche in Spagna, Stati Uniti e Germania. Addirittura menzionato in una tesi di laurea di uno studente di Pescara (notizia comunque non accertata direttamente dall'autore, ma dichiarata dallo studente). Pur se non scevro da alcuni refusi, attribuibili all'enorme mole e al fatto di non poter contare sul supporto di un editor, il volume è stato ampiamente promosso anche dai critici cinematografici. Emanuele Leotta riconosce all'autore la capacità di saper "coinvolgere il lettore-divoratore del cinema di genere grazie a una formula che travolge l'intera sfera di culto dell'appassionato." Promozione anche per il critico "argentiano" Giovanni Modica, autore si svariati saggi per Profondo Rosso, che assicura che "su Dario Argento ci sono molti libri validi, ma sul western, invece, tra Mancini e gli altri la differenza è abissale e incolmabile." Sulla stessa lunghezza d'onda Gordiano Lupi, per il quale si tratta di "un'opera che resterà nella storia della letteratura contemporanea italiana e del cinema italiano. Una vera e propria enciclopedia che non teme rivali e che straccia la concorrenza più rinomata." Il lettore Dino Marin vede nei testi "dei libri d'amore per il cinema italiano e il nostro amato spaghetti western."

Il western non è stato l'unico campo d'azione di Mancini. L'autore ha collaborato con Gordiano Lupi alle monografie dedicate a Bruno Mattei, a Franco Franchi & Ciccio Ingrassia e all'ex Miss Italia Daniela Giordano intitolate rispettivamente Bruno Mattei l'Ultimo Artigiano (2012), Soprassediamo! Franco & Ciccio Story (2014), Io, Daniela (2018). In aggiunta alle tre collaborazioni citate, nel 2020, è prossimo all'uscita un quarto progetto, firmato a sei mani (con Lupi e Davide Magnisi), interamente dedicato al cinema di Umberto Lenzi. 
Invitato quale ospite a trasmissioni radio e festival cinematografici. Mancini partecipa, nel 2014, in veste di ospite, al FIPILI Horror Festival dove parla di Bruno Mattei dal palco insieme ad Antonio Tentori e Ivo Gazzarrini (sceneggiatore di Ivan Zuccon, poi montatore di Pupi Avati), parlando a una platea che vede presenti i registi Lamberto Bava e Ruggero Deodato. Alessio Porquier e Ciro Di Dato ne riconoscono il contributo fornendogli una pergamena ricordo "per il prezioso contributo alla rassegna cinematografica e letteraria". Nello stesso anno viene invitato alla rassegna La Serra Trema per parlare, dal palco, in compagnia dello sceneggiatore Antonio Tentori, la scrittrice Mondadori Cristiana Astori e il critico cinematografico Pier Paolo Dainelli, di Dario Argento e Jesus Franco. Nel 2015 viene di nuovo invitato quale ospite a La Serra Trema, dove si trova costretto (causa problemi lavorativi) a rifiutare alla proposta di partecipare quale giurato per la selezione dei cortometraggi da premiare tra quelli iscritti al concorso. In tale veste partecipa a una discussione dal palco con gli sceneggiatori di Dylan Dog Pasquale Ruju e Andrea Cavaletto, offrendo un monologo concentrato sugli ascendenti narrativi dell'indagatore dell'occulto.
Nel 2016 tiene un monologo di circa tre ore a Santo Stefano a Mare, tra Imperia e Sanremo, parlando di spaghetti western. Per l'occasione collabora con la Proxima alla realizzazione del volume illustrato Sei nel West, Amigo! Vendi il Pennello e Procurati una Colt... 
Nel 2017, dopo aver pubblicato il saggio sportivo incentrato sulla Formula 1 I Re Senza Corona della Formula 1 (Il Foglio Letterario), inizialmente commissionato da un autore Mondadori, per scommessa con l'amico Cesare Buttaboni, decide di ritornare alla stesura di racconti fantastici e scommette di piazzare otto racconti su dieci presentati. Vince la scommessa togliendosi la soddisfazione di ottenere la menzione al Premio Hypnos edizione 2018 con La Zona, un chiaro omaggio al film Stalker di Tarkovskij, oltre il secondo posto con L'Ordine Esoterico di Imarna nel concorso L'Orrore di Lovecraft (Esescifi Edizioni). Viene inoltre pubblicato in due antologie NASF e in tre edite dalla Historica Edizioni. Cura poi la prefazione del saggio di critica letteraria Com'era Weird la mia Valle, scritto dal duo Vincenzo Barone Lumaga e Fabio Lastrucci per la Milena Edizioni.
Nel 2019 realizza un saggio di circa 100 pagine, Il Profeta del Dio Pan, interamente dedicato alla narrativa dello scrittore inglese Algernon Blackwood per la rivista Zotique di Pietro Guarriello. Il lavoro viene ampiamente apprezzato da lettori quali il critico Cesare Buttaboni e lo scrittore (anche per Hypnos) Luca Bonatesta. Il dossier viene definito "complesso, ma di facile lettura ed esaustivo al massimo" e vale la conferma presso la rivista dell'autore. Viene altresì votato al blasonato Premio Italia, uno dei più importanti riconoscimenti assegnati annualmente dal 1972 nell'ambito del fantastico italiano, un premio che annovera vincitori illustri di caratura massima.
Collabora anche con Gordiano Lupi per la realizzazione di un volume dedicato a Umberto Lenzi, in cui, oltre a curare la parte relativa ai film di inizio carriera (cappa e spada, spionisitici e avventurosi) e a quella relativa all'impegno nel cinema bellico e western, ricorda le comunicazioni intercorse col più grande regista di polizieschi italiani, soprattutto incentrate sul romanzo Spiaggia a Mano Armata, edito da Rizzoli, e interamente ambientato a Tirrenia.
Per la rivista de Il Foglio Letterario realizza un articolo interamente dedicato alla carriera cinematografica di Ernesto Gastaldi, presentando il romanzo dello stesso A... Come Assassino e realizzando poi un'intervista col celebre sceneggiatore, di cui ricordiamo, tra le altre, le collaborazioni con Sergio Leone, interamente incentrata sulla produzione narrativa dello stesso.
Collabora, da non accreditato e in veste di consulente, con Federica Milella, alla supervisione del romanzo sci-fi I Riparatori del Tempo poi edito da PSEditore, e con Daniele Scasseddu, per conto del quale realizza un primo editing del giallo Hima poi dato alle stampe da Dream Book nell'estate del 2020.
Sempre nel 2019 viene invitato da Gianfranco De Turris a partecipare a una selezione di racconti tributo ai "grandi antichi" di Howard P. Lovecraft e selezionato per quella che potrebbe essere l'ultima antologia curata dal grande giornalista, saggista, scrittore e soprattutto grande studioso di narrativa fantastica che opziona il racconto Oltre la Torre di P Town, in un'email in cui descrive lo stile dell'autore quale "particolare, complesso e denso" per aggiungere: "ama frasi lunghe, molte coordinate e subordinate, similitudini lunghe e inusuali al limite del barocchismo, aggettivi spesso singolari... " Lo stesso De Turris valuta il racconto come "ben scritto e originale (come li vado cercando)", aggiungendo di "dover ringraziare Pietro Guarriello per avergli segnalato il nome di Matteo Mancini." Frasi e riscontri che riempiono l'autore, data la caratura del selezionatore, di grande orgoglio. Sempre nel 2019 completa la tetralogia Spaghetti Western facendo uscire il quarto volume, avvalendosi della prefazione del grande Ernesto Gastaldi, uno dei massimi sceneggiatori italiani degli anni sessanta e settanta, e, grazie alle interviste curate dal collaboratore Jan Svabenicky, impreziosito dai ricordi resi da Nico Fidenco, Filippo De Masi e, con una chiusura che sa un po' da dedica, da Mario Caiano (intervistato da Mancini nel 2014).
A termine 2019 recepisce una proposta di integrazione avanzata da Sergio Bissoli del volume La Storia dei Racconti di Dracula, edito da Profondo Rosso, ma soprattutto inizia a lavorare su un progetto ad ampio respiro interamente dedicato a un autore della collana: Libero Samale, in arte Frank Graegorius. Recupera pertanto tutti i romanzi di questo autore e prende ad analizzarli nel dettaglio. Elogiato da Bissoli, il progetto, di circa 500.000 battute, è in valutazione presso la casa editrice di Luigi Cozzi Profondo Rosso. Sempre Gianfranco De Turris opziona un suo secondo racconto che viene inserito, nell'estate 2020, sulla rivista Dimensione Cosmica: Il Fu Giudicato.
Nel 2020 realizza per Pietro Guarriello il più ampio saggio che sia mai stato dedicato in Italia allo scrittore gallese Arthur Machen intitolato "Oltre il velo dell'ignoto." Un lavoro superiore a 300.000 battute che porta il curatore della rivista Zotique a dedicare l'intera uscita del volume IV allo scrittore gallese (volume che raggiunge il primo posto nella categoria Best Seller di Amazon sezione "Critica Letteraria Horror e Soprannaturale) e a offrire un nuovo incarico a Mancini: redigere un dossier dedicato a Bram Stoker per il VI numero della rivista.
A gennaio 2020 partecipa, via telefono, alla trasmissione cinematografica Una Poltrona per Due, condotta da Roberto Davi e Mirko Giacchetti per Ballando Web Radio. Viene intervistato dopo il trio Aldo, Giovanni & Giacomo e prima del direttore del nuovo canale mediaset, canale 34, interamente dedicato al cinema italiano.
Con Carmine Cantile scrive un racconto horror per il Premio Hypnos edizione 2020, accompagnandolo con un secondo racconto fantascientifico. Ottiene poi alcune pubblicazioni con Historica Edizioni e conquista la finale del concorso La Paura fa 90 Righe, organizzato dal FI-PI-LI Horror Festival, col raccanto Lui, L'Altro. Stende inoltre un racconto lungo sperimentale, in onore al suo gatto (Micromachine) venuto a mancare, intitolato Il Mio Amico Micromachine. Un piccolo libricino da 100.000 battute ancora da proporre a un editore.
A fine estate 2020 completa il saggio sullo scrittore Libero Samale.
Nel 2021 conta di pubblicare una nuova antologia con tutto il suo best of, potendo disporre di una produzione di circa 120 racconti, e realizzare un racconto lungo intitolato C'era una Volta a... Tirrenia.

LA PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA Dal 2015 Mancini ha tentato, a livello amatoriale, la via della produzione cinematografa, collaborando alla realizzazione della sceneggiatura del cortometraggio Non Urlare (2016), diretto da Francesco Bernardini e selezionato tra i finalisti al festival nazionale FI-PI-LI Horror Festival 2017. Un'occasione quest'ultima che ha permesso a tutta la squadra di esser giudicata da giurati del calibro dei Manetti Bros (si ricorda il loro Piano 17 con un personaggio che risponde al nome di Matteo Mancini) e di misurarsi con professionisti che rispondono al nome di Francesco Pannofino poi vincitore, quale migliore attore, col corto Djin Tonic diretto da Domenico Guidetti. Oltre che aiuto regista in Non Urlare, si è misurato nella scrittura, regia e interpretazione di un mediometraggio sperimentale, articolato su più livelli e più piani esistenziali, intitolato Z3D (2016). Ha inoltre collaborato alla sceneggiatura di un terzo prodotto, un mediometraggio thriller diretto da Francesco Bernardini e intitolato Hikikomori (2019), subito selezionato in India al GREAT MESSAGE INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2019 e premiato quale miglior montaggio. Il film viene proiettato in Italia in un'unica serata presso il Cinema Lanteri di Pisa, nel novembre del 2019, e riscuote un discreto successo in termine di biglietti con oltre 100 biglietti venduti e sala completamente esaurita. 
Nel 2020 partecipa al perfezionamento della sceneggiatura del lungometraggio Il Fiore del Male, per il quale viene incaricato da Francesco Bernardini di approfondire le parti esoteriche e iniziatiche legate alle organizzazioni massoniche.

L'IMPEGNO IPPICO
Il cinema e la narrativa come abbiamo detto non sono gli unici interessi di Matteo Mancini. Grande appassionato, oltre che di motori e di calcio, di ippica settore ostacoli. Ha aperto a fine 2014 il primo blog italiano dedicato all'ostacolismo (ippicaostacoli.blogspot.it), anticipando il portale di riferimento del settore hurdleandchase.it e il sito dell'allenatore più titolato in Italia cliccabile all'indirizzo faverostacoli.it (allenatore cui ha dedicato un'ampia pagina, non ancora completata, che ne ripercorre l'intera carriera fino dai tempi degli insegnamenti del grande Alessandro Mattei). In questo ambito ha curato le intere stagioni 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019, con pronostici, presentazioni corse, riassunti, statistiche e schede che, nel settore ostacolistico italiano, possiamo definire come un qualcosa di mai visto prima e di rilievo internazionale. Nel 2018 è riuscito inoltre a "sbarcare" sul giornale più famoso del settore, Trotto & Turf, che gli ha pubblicato una fotografia scattata al tondino di Pisa nel marzo 2018. Nel marzo del 2015 un suo articolo è stato pubblicato sulla testata giornalistica Il Paese dei Cavalli, a fianco delle firme Enzo Castelli ed Enrico Querci.