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martedì 12 febbraio 2019

Recensione Narrativa: SATANA E' DONNA di Gualberto Titta (aka Paul Carter)



Autore: Gualberto Titta (meglio conosciuto come Paul Carter).
Genere: Horror.
Anno: 1962.
Edizione: Antonino Cantarella, collana I Racconti di Dracula, N. 30.
Pagine: 100.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Secondo romanzo dato alle stampe per la collana I Racconti di Dracula da Gualberto Titta, che si firma Paul Carter. Abbiamo già analizzato il profilo dell'autore anni fa, in occasione del suo debutto sulla collana di Antonino Cantarella, avvenuto nel 1960 con Le Belle e i Mostri (http://giurista81.blogspot.com/2014/06/recensione-narrativa-le-belle-e-i.html). Titta pubblicherà altri undici romanzi per questa collana, dedicandosi poi a tutt'altro genere.
Satana è Donna è un romanzo che prende le mosse in modo classico, inserendosi in quel sottofilone del genere gotico proprio della seconda metà dell'ottocento, per poi fungere da racconto "anti-fantastico". La trama vede un trentenne, trasferitosi in Inghilterra, fare ritorno nelle Highlands scozzesi per prendere possesso di un possedimento ereditato dallo zio prematuramente defunto e privo di eredi diretti.
Gualberto Titta, un autentico globe trotter che ambientava ogni storia in uno stato diverso da lui stesso frequentato, è molto bravo a ricostruire le ambientazioni e l'atmosfera senza far rimpiangere penne più conosciute. Il romanzo ha un ottimo abbrivio e diventa molto ammiccante sul versante erotico ("Poi, alle sue spalle, chiara, netta, definita in un baluginante alone lattiginoso, una donna. Una bionda, giovane donna, vestita solo delle proprie chiome dorate; a cavallo. Che fosse giovane era evidente dalla sodezza delle forme, dalla slanciata vigoria delle membra, ma non si poteva averne la certezza, perché sotto la fluida onda luminosa dei capelli, orrendo e ripugnante, non c'era che un teschio!"). L'autore riesce con grande piglio a costruire un substrato fatto di leggende, riti satanici, spiriti in cerca di vendetta che ritornano dall'aldilà per compiere la loro missione. Una cornice tuttavia che altro non è che un coacervo di credenze che qualcuno pensa bene di artefare per volgerle a proprio favore. Purtroppo la parte finale non è all'altezza delle aspettative. La componente superstiziosa, fatte di racconti di fantasmi, maledizioni e abazie sconsacrate votate al maligno, finisce per giocare un ruolo fondamentale in una storia che diviene tutto tranne che esoterica. In altre parole, Titta costruisce una parvenza che lascia pensare al fantastico ma poi, come in diversi racconti inseriti nella raccolta Carnacki di William H. Hodgson, si scopre che è in corso una macchinazione per far impazzire l'erede e indurlo al suicidio così da poterne incamerare i beni. I fantasmi non sono altro che immagini diffuse da un proiettore. Le allucinazioni di cui cade vittima il protagonista altro non sono che la conseguenza di alcuni allucinogeni disciolti nel vino. Titta forza un po' la mano e non è sempre credibile. Nell'incontro, durante una tormenta di neve, tra il protagonista e il fantasma della cugina defunta (che è invece l'ex amante dello zio defunto che si finge l'altra), da cui si sente tremendamente attratto fisicamente, le ingenuità non si contano. Si parte dal fatto che il protagonista finisce nel luogo (l'abazia abbandonata) per mero caso, a quello che vuole la femme fatale recarsi in tale luogo nonostante le evidenti difficoltà per spostarsi e l'assoluta incertezza su dove si recherà il protagonista. Il lettore viene portato, con ogni mezzo, a pensare di essere al cospetto del paranormale, anche per effetto di una serie di interessanti disquisizioni sull'anima e il cervello quale organo prediletto come sede delle emozioni, per poi scoprire una maccinazione terrena.
Niente di nuovo al fronte, dunque, seppur ben narrato. Spicca l'ilarità dell'autore, già ampiamente intuita nel precedente romanzo. Titta inserisce alcuni personaggi che sono delle vere e proprie macchiette, sia per impaccio fisico sia per le battute che proferiscono. Ecco subito alcuni esempi: "Ho raccomandato a quelli di More Castle di lasciargli piena libertà, controllata s'intende" dice un personaggio con l'altro che rimarca: "Una specie di regime sovietico... Ognuno è libero di fare quello che piace a chi comanda." Oppure l'espressione "sei vanitoso come il gallo, che crede che il sole si levi per sentirlo cantare."
Lo stile narrativo è fresco, privo di fronzoli, e cadenza un bel ritmo. A livello di contenuto è inferiore a Le Belle e i Mostri e non gode di grande originalità. Peccato per il finale che sembra più indicato per un giallo che per un romanzo del terrore.
Sergio Bissoli, a nostro avviso con ampio credito, lo reputa un capolavoro.

GUALBERTO TITTA

"Ma le passioni e i sentimenti sono forse del corpo oppure dell'anima? Sono dell'anima, giovanotto! Il corpo le serve soltanto! Il corpo è uno schiavo!"

sabato 9 febbraio 2019

Recensione Narrativa: SUDARIO NUZIALE di Frank Graegorius.



Autore: Libero Samale (meglio conosciuto come Frank Graegorius).
Genere: Horror.
Anno: 1964.
Edizione: Antonino Cantarella, collana I Racconti di Dracula, N. 56.
Pagine: 101.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Quarto romanzo pubblicato dal dottor Libero Samale, a firma Frank Graegorius, sulle mitiche pagine de I Racconti di Dracula. Il romanzo esce nel 1964 dopo tre perle della produzione di Samale ovvero I Sussurri delle Streghe (1962), Il Golem (1963) e Nostra Signora Morte (1964). Faranno seguito altre ventiquattro pubblicazioni.
Sudario Nuziale, sottotitolato Ansia, è un romanzo che, pur mantenendo l'impronta squisitamente onirica e il suo continuo giocare tra illusione e realtà tipica della penna di Samale, si discosta dal racconto di stampo folkloristico caro all'autore. Samale plasma una storia che è fatta di duplici contrasti in continua lotta tra loro così da miscelarsi e confondersi, rendendo impalpabile la natura iniziale dell'uno e dell'altro. Dalla lettura emerge la continua lotta tra amore-odio; realtà-sogno; bene-male; follia-normalità; scienza-superstizione; desiderio carnale-desiderio intellettuale. Un conflitto perenne che mina le certezze, le sgretola, le frantuma e lascia nella totale incertezza. Il protagonista, un biologo con qualche scheletro nell'armadio (in senso metaforico del termine), vive un incubo a occhi aperti da cui non riuscirà a destarsi e che, a nostro avviso, simboleggia in chiave simbolica la crisi esistenziale di mezza età. Il rimorso per la morte di un giovane compagno di giochi (ucciso nel corso di una battaglia che rimanda a I Ragazzi di Via Pal, romanzo di Molnar del 1906), ma soprattutto l'abbandono di una fidanzata ormai convinta di aver trovato l'uomo della propria vita, tornano a torturare la quiete notturna. Un abbandono, quest'ultimo, che ha determinato la fine della giovane poi deceduta per i postumi della tubercolosi, ormai svuotata di ogni voglia di vivere.
Il Dottor Kann, questo il nome del protagonista, è un egoista , un uomo che ha sempre anteposto la carriera alla vita privata. "Sei sempre stato un freddo egoista. Non prevedesti però che Martha ti amasse al punto da non riuscire a vivere senza di te. Quando lo sapesti, ti sembrò di impazzire; perché non sei mai stato abbastanza coraggioso da sopportare il rimorso delle tue mascalzonate. Sei un egoista, ma vuoi sempre apparire virtuoso davanti a te stesso." Ecco che vengono plasmati i contorni di un uomo che altro non è che un arrivista che soffoca le emozioni; immagina, fantastica rapporti che non ha poi il coraggio di tramutare in realtà, perché ne teme le responsabilità. Prova un'attrazione smodata per la propria assistente, eppure non le svela i propri sentimenti, non si rivela, sebbene lei non aspetti altro. "Si era imposto la regola di evitare qualsiasi relazione galante con il personale femminile alle sue dipendenze. Voleva evitare che i sentimenti intralciassero il suo lavoro scienitifico." E così snocciola lezioni all'università, tiene convegni, viene invitato a feste con la crema della cittadina e concede consulti illuminanti finché, un bel giorno, non si accorge che le cose importanti nella vita sono altre. Se ne accorge in un modo traumatico, in quella che prende le forme di una vera e propria neuropsicosi da stress. Samale, che era psichiatra, si trova al centro di tutte le sue passioni. La scienza medica con lo studio psicoanalitico da una parte e l'occultismo e l'esoterismo dall'altra. Cerca una commistione che riesce a centrare, dando il là a una delle sue opere più personali, sospese tra realtà e immaginazione. Minato nella salute mentale, il protagonista vive un vero e proprio shock mentale che riporta a galla rimorsi e sensi di colpa, lasciandolo nello sconforto, ma soprattutto senza più una bussola orientativa. Perde ogni controllo e ogni certezza; trema, si dispera, finisce in clinica psichiatrica sottoposto a cure e osservazioni. Tutto vacilla. "Tutta la vita è un equivoco, un'illusione" e pertanto quello che poteva sembrare rilevante è in realtà irrilevante e viceversa. Ecco allora che irrompe la necessità dell'amore, di un qualcuno a cui concedersi, con cui condividere i propri segreti e a cui offrire l'ideale timone di guida nella triste esistenza che vede ogni creatura condannata a morte, unico finale certo che Samale però cerca di sconfessare (lo vedremo dopo). Kann trova questa musa nell'assistente del suo psichiatra, una donna che gli ricorda la fidanzata scomparsa e che, per molti aspetti, si sovrappone proprio a lei, specie nei momenti più intimi. "Sarah, amica mia! Non mi tradire. Ho fede in te e in te sola" rivela al giovane amore che stravede per lui, eppure è impotente alla situazione che sta per travolgere la coppia. Samale traccia così l'evoluzione del personaggio che passa da individualista a un qualcuno che si appoggia sugli altri, che ha bisogno di un aiuto per sottrarsi dalla follia che lo sta per risucchiare. I due si sposano, tentano così di esorcizzare le assurde visioni ipnotiche che scuotono la stabilità mentale del protagonista, che vive esperienze che si ripetono, alla stregua di un loop, senza lasciare traccia nel ricordo di coloro che interagiscono col protagonista quasi che fossero sogni ripetuti in una lunga serie. "Avrebbe fatto meglio a chiedere alla ragazza di sposarlo. Solo mettendo su casa poteva fugare per sempre il timore di quelle crisi d'angoscia acuta" scrive l'autore, a testimonianza di quella che è una vera e propria crisi esistenziale che il protagonista cerca di superare con la via del matrimonio. Niente di più sbagliato.

Su questa sottotraccia psicologica, Samale monta l'apparente storia fantastica che vede al centro delle visioni oniriche del protagonista uno psichiatra dedito alla magia nera. Quest'ultimo, il Dottor Krause, viene definito nel testo un moderno Dottor Fausto (sembra in realtà più un freudiano, che ricorre a stanze contenenti oggetti che hanno la funzione di far emergere traumi dall'inconscio). In realtà si tratta di un mero tramite che funge da collegamento tra il mondo dei vivi e il mondo delle ombre, un immaginifico contesto in cui si aggirano le anime in attesa di ritornare in vita. In questo mondo delle ombre, descrito da Samale con eccezionale potenza evocativa, gli spiriti che hanno avuto nel protagonista la loro causa di morte tramano in attesa di vendetta. Se uno di questi è intenzionato a condurre il protagonista nelle maglie della follia e da questa in quelle della perdizione, l'altro spirito è combattuto da due sentimenti opposti. Quest'ultimo è infatti rappresentato dall'anima della storica fidanzata del protagonista. Pur se defunta, la vecchia fidanzata prova ancora amore verso l'antica fiamma, non a caso riesce a tornare sulla Terra grazie la via della possessione per cercare di vivere quelle emozioni di cui erano impregnati i propri migliori giorni. Si impossessa infatti del corpo dell'assistente del dottor Krause, approfittando di un infarto subita dalla stessa, e ne coglie l'occasione per sedurre il suo antico fidanzato, ormai in balia di una crisi esistenziale. Ray Bradbury, in un suo storico racconto intitolato La Sirena (1951), scriveva che "qualcuno ama sempre qualcosa più di quanto questa qualcosa ami lui. Dopo un po' ti viene voglia di distruggere questa cosa, qualunque sia, in modo che non possa più farti soffrire." L'amore dunque quale sentimento capace di elevare al settimo cielo un uomo (o una donna), ma anche di farlo sprofondare negli abissi della perdizione. E' un po' la situazione che viene a crearsi nella fattispecie se non fosse che il soggetto al centro della vendetta si "rinnamora" della sua vecchia fiamma celata sotto nuove spoglie. "Amore, ce n'è voluto per convincerti!" sussurra la donna, al termine della seduzione. Samale tratteggia i momenti erotici con rara sensibilità, evitando ogni forma di volgarità. Per tale via traccia quella che è una storia di amore dalle forti tinte fosche e cupe, un amore evidentemente maledetto dal fato e per questo impossibile da compiersi. "Questo non è amore, è una malattia mortale! Sarah mi distruggerà!" teme il protagonista che ben presto scoprirà, durante un amplesso, chi si celi davvero nel corpo di Sarah. "Martha! Martha! Tu sei Martha!" griderà, colmo di estasi, trovando conferma nella donna. Ma se da una parte troverà comprensione o, quanto meno, il sentimento d'amore e dunque una volontà di perdono e di salvezza, dall'altra via non vedrà tramutarsi l'odio in un sentimeno positivo. Il secondo spirito, quello del giovane dodicenne morto durante la disputa territoriale, ne determinerà la lunga discesa negli scantinati dell'edificio di proprietà dello psichiatra. E' eloquente il messaggio simbolico e metaforico con cui Samale carica l'evento, dando una parvenza fantastica a un orrore che è più mentale che ultraterreno (la discesa nelle fauci della follia e del delirio), traducendosi nella potenza dei sensi di colpa e nella loro capacità di gettare nella disperazione chi ne è funestato. Il protagonista vedrà svanire l'amore quando questo sembrava esser stato recuperato (Samale regala uno spettacolare e onirico inseguimento, da parte di un pipistrello, in una landa desertica di sale in cui la coppia sprofonda prima di vedersi piovere contro l'uccello notturno). Giunto negli scantinati si troverà al cospetto della propria bara e di quella della sua amata, mentre il cadavere del dodicenne del tempo che fu si desterà dalla propria tomba sotto la forma di un pipistrello assetato di sangue. Samale descrive la componente horror con una maestria unica. "A un tratto, la salma di Paulus, animata da una terribile maledizione, cominciò a impicciolire, a diventare scura e pelosa. Le braccia si trasformarono in ali membranose. Spuntarono grosse orecchie. Si trasformò in vampiro. I suoi occhi fosforescenti conservavano l'espressione di odio protervo. Il vampiro prese il volo e alitò aria gelida e fetida intorno alla testa di Fritz, che lanciò un grido strozzato. L'orrendo mostrò andò ad appendersi sotto una delle lampade, tenendovisi aggrappato con gli artigli."
Gli antichi orrori, sepolti nelle profondità del tempo che fu, tornano a vivere e vampirizzano il protagonista, facendogli compiere il passo definitivo verso il non ritorno, verso una follia incurabile, poiché chi è stato attinto da certi orrori non può più tornare quello che era prima. Il "nostro" si troverà così a subire la fascinazione del male, pur non accettando il suo nuovo stadio nei momenti di riflessione, e a volare nella notte nelle forme di un pipistrello assetato di sangue. La trasformazione in bestia farà emergere i desideri assopiti e castrati, precedentemente piegati a favore delle esigenze di natura civile. E così, ormai libero da ogni freno inibitore, il nostro volerà presso la casa della sua assistente (il vero amore mai dichiarato, peraltro contraccambiato ma solo in segreto per ragioni di timidezza e di ruoli) e ne approfitterà per fare quello che avrebbe sempre voluto fare: possederla carnalmente. "Non riusciva a dormire. Una terribile inquietudine gli impediva di riposare. Udì un lontano latrato, che si trasformò in uggiolio, in ululato... Corse alla finestra, guardò fuori. Il plenilunio inondava la strada, accentuava le ombre, riempiva l'atmosfera d'una luce azzurrina triste e malvagia. La faccia pallida della luna aveva l'aspetto di un cadavere putrefatto. Friz si sentì pervadere di una furia omicida. Dentro di lui l'istinto della violenza; tutto il suo essere diventò brama di sangue, desiderio incoercibile d'affondare i denti nella gola di una fanciulla. Montò in piedi sul davanzale, con le braccia alzate. Nel delirio della follia gli apparve l'immagine di Rosy. Era addormentata nel suo letto coi biondi capelli sparsi sul cuscino e le labbra socchiuse in un sorriso. Friz sentiva che stava sognando di lui. Ghignò e spiccò un salto. Il suo ultimo pensiero fu: «Ecco, adesso mi sfracello sul selciato e la faccio finita.» Ma non si sfracellò. Volava spedito verso la luna piena, avvinto al terribile destino dei vampiri..."

Sudario Nuziale è così un romanzo solo apparentemente horror, una vera e propria caduta nella spirale della follia che genera ansia e angoscia nel lettore. Lo studioso e scrittore Sergio Bissoli l'ha giudicata, a ragione, "la più complessa e raffinata opera di Samale... Una galleria di incubi e di allucinazioni che costituisce una finestra aperta sulle profondità dell'inconscio."
Samale ne approfitta inoltre per condire il tutto con alcuni momenti di valenza esoterica. In prima battuta sposa la tradizione classica dell'antica Grecia, rappresentata dal mito del fiume Lete presso il quale si abbeveravano le anime prima di rinascere all'interno di nuovi corpi, così da cancellare la memoria delle precedenti vite. Traccia infatti l'idea di un'esistenza che non cessa alla semplice morte dell'uomo, ma che si tramanda nei secoli, rinnovandosi di volta in volta (gli spiriti rivelano di aver vissuto molte vite e di attendere di scendere in nuove altre vite). Straordinarie, forse tra le più belle dell'intera produzione dell'autore, le descrizioni del regno delle ombre. Stralci di pittorica letteratura fantastica che confermano, per l'ennesima volta, la poetica macabra dell'autore. "Il lago dei morti sembrava formato dalle lacrime della sterminata moltitudine di uomini, apparsi sulla terra fin dagli albori dei tempi. Una lunga fila di ombre bianche e vagamente luminose avanzava silenziosamente, sfiorando con i piedi ignudi la superficie dell'acqua. Erano fanciulle dal volto esangue, con le mani abbandonate e il sorriso vuoto dei morti. Erano uomini un tempo muscolosi, ma infacchiti da un'indolenza mortale. Sui prati tenebrosi, alcuni personaggi ammantati e silenziosi se ne stavano sdraiati... Sui loro volti c'era il marchio duro della tragedia. In cielo la pallida luna guardava il mondo delle ombre e sembrava dosse stata dipinta sul fondale del Nulla da una mano demoniaca... L'acqua ormai plumbea si frange in sbavature giallastre. In alto masse di vapori si accavallano, formano torrioni minacciosi ed effimeri. Sulla spiaggia piatta e sconfinata indugia il crepuscolo. Qualche pietra a forma di cranio, qua e là, affiora dalla sabbia."
Notevole potenza evocativa, ma anche uno stile che guarda con piacere all'aggettivazione un po' come erano soliti fare gli scrittori della rivista weird tales. Un modo di narrare che potrebbe sembrare ridondante ad alcuni lettori ma che, a nostro avviso, impreziosisce e definisce le visioni onirche di Samale.
Sudario Nuziale è, senza ombra di dubbio, uno dei romanzi più profondi e melanconici dello scrittore, un testo che sintetizza le due componenti della sua anima: la psichiatria e l'occultismo di valenza folkloristica. Due materie, un po' come i vari aspetti che vengono a contrapporsi nel romanzo, in perenne lotta tra loro.

La prima delle due trilogie
pubblicate dalla DAGON PRESS
dedicate ai romanzi di Libero Samale.

"La donna non è mai amica dell'uomo. Sarà sua madre, sua sposa, sua figlia, sua amante o tutte queste cose insieme; ma non sarà mai un'amica per lui. Fra loro due c'è la traccia del serpente."

mercoledì 6 febbraio 2019

Recensione Narrativa: I SUSSURRI DELLE STREGHE di Frank Graegorius



Autore: Libero Samale (meglio conosciuto come Frank Graegorius).
Genere: Horror.
Anno: 1962.
Edizione: Antonino Cantarella, collana I Racconti di Dracula, N. 31.
Pagine: 95.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Quarto volume che leggiamo e recensiamo nato dalla penna del Dottor Libero Samale, trentatreesimo grado del Grande Oriente d'Italia, uscito come primo di una serie di trenta dati sulle stampe della collana I Racconti di Dracula del nobile siciliano Antonino Cantarella.
I Sussurri delle Streghe, presentato quale romanzo di Frank Graegorius (nome di battaglia di Samale), è un classico della produzione nera dell'autore originario di Firenze. Un horror a tutti gli effetti che punta sul mix folklore e onirismo. Samale prende per mano il lettore e lo conduce nell'Irlanda dei primi anni sessanta, in aperta campagna dove ancora si annidano le credenze popolari legate al druidismo e ai riti ancestrali gravitanti attorno al maligno. L'orrore di Samale è un orrore legato alla tradizione, spesso e volentieri cristiana. I Sussurri delle Streghe non si dissocia da questa caratteristica. Un giovane irlandese torna nel paese natio dopo una lunga permanenza a New York e subisce l'impatto magico della sua terra.
Samale porta avanti la storia plasmando un'atmosfera che lambisce i territori onirici e li sovrappone a quelli reali, in una dicotomia che stordisce il protagonista che si trova in difficoltà a discernere tre il reale e il fantastico.
Samale fa riemergere antichi riti blasfemi di fine cinquecento e lo fa con dei personaggi che altro non sono che dei "portali viventi" che fungono da canale di collegamento tra la vita terrena e quella spirituale. L'anima di un'antica strega, intrappolata in un masso che forma un cromlech (una sorta di Stonhenge in piccola scala), grazie a una giovane dotata di straordinari poteri medianici e di un rito condotto da alcuni archeologi inglesi, si libera dal sortilegio che l'aveva intrappolata nel masso e torna a muoversi nel mondo dei vivi. Lo fa soprattutto negli incubi degli abitanti della piccola e immaginifica Rock Glendall, suscitando follia e perdizione in chi ha la sventura di incrociare il proprio cammino con quello della donna. Il ritorno alla luce dell'antico male risveglia anche l'erede dell'uomo che, a fine cinquecento, aveva condotto al rogo la strega. Quest'ultimo vuole riuscire laddove l'erede aveva fallito. Vuole infatti avere un rapporto sessuale con la strega, donna di straordinario fascino e bellezza, che, tuttavia, lo rigetta. "Ti rifiutasti di scaldare il mio letto, ricordi? E ti feci brucare viva! Sfuggisti all'annientamento nascondenti nella rupe; ma ora è tempo che tu esca e mi dia tutto il piacere che mi aspetto da te. Sei mia, Isolda, lo sai?" questo il proclama del folle uomo, contaminato dal male al punto da assumere le vesti del caprone durante il sabba orgiastico finale che precede l'epilogo. Fortissima la componente sessuale, pur se mai volgare, sia da un punto di vista descrittivo sia, soprattutto, da innesco a tutta la storia. Nella fattispecie il mondo occulto e maligno di Samale è legato agli impulsi sessuali.

In mezzo a questa serie di malefici e riti viene a trovarsi il protagonista che, suo malgrado, si trova al centro di un intrigo di desideri amorosi. Soggetto fin troppo materialista, cerca di risolvere il tutto giustificando ogni visione con la scusa dell'allucinazione o della superstizione. Una tecnica di autodifesa dalla follia che non può durare molto e che farà strada alla presa di coscienza. Inoltre finisce con l'innamorarsi, nel giro di poche ore, di tre donne diverse che incarnano,se vogliamo, i tre distinti profili di donna di un'ideale concezione kantiana. Abbiamo la ragazza della porta accanto, di sani principi e integerrima. Poi abbiamo la ragazza maledetta e disinibita, che pratica la stregoneria ma che ama così tanto il suo uomo da sacrificare la propria vita in suo favore. Infine abbiamo la strega femme fatale, quella che infuoca l'animo e fa impazzire il cuore al semplice contatto visivo. Una bellezza mortale che persegue il suo fine seduttivo con atteggiamento dominante.
Samale plasma tutto con un'eccezionale capacità evocativa. Il punto di forza dell'opera non è nell'intreccio, ma sono le capacità descrittive dell'autore così bravo da rendere onirico il romanzo dall'inizio alla fine. Straordinario nelle minacciose descrizioni ambientali, ma anche nei continui inserti erotici che corredono il testo. Samale ha un vero culto della donna, lo si percepisce. I balletti dei suoi personaggi femminili sono ipnotici, indeboliscano la ragione e risvegliano l'istinto animale, quello incontrollabile, quello dominato dall'istinto. "Ti considero una strega, nel senso che mi affascini come nessuna donna è mai riuscita a fare. Penso che tu mi abbia fatto la malia" confessa il protagonista alla seconda delle donne sopramenzionate, un bellissima giovane un tempo sua compagna di giochi e ora invisa al popolo che la crede, a ragione, una megera.
Alla fine, complice il sacrificio di una delle tre amanti, il bene trionferà e il protagonista sceglierà la via della ragazza pura, ma sarà poi proprio così...? Manco a dirlo. A volte il richiamo del proibito, del blasfemo e della perversione è troppo forte per essere rigettato. Entrato in possesso del rito da seguire per risvegliare la strega, nel frattempo di nuovo intrappolata nel masso di partenza, il "nostro" inizia a essere consumato da una tremenda e incofessabile tentazione. La vita gli ha concesso tutto. Ha una donna che lo ama, ha la tranquillità e la prospettiva di una vita felice, eppure... c'è qualcosa che ha conosciuto, qualcosa che ha intravisto e gli ha toccato corde emotive che nessun altra cosa ha saputo rianimare alla stregua di un uomo che ha conosciuto la potenza illusoria della cocaina e ora non può più placare il desiderio di quella sensazione di onnipotenza provata in quel primo assaggio. "Katryb mi sta chiamando, pronta a donarsi come un fiore all'azzurro del cielo... Isolda, dalle tenebre mi chiama, pronta a bruciare  con me sul rogo dell'amore perverso. Che faro? Quale sarà la mia scelta?" Già il solo fatto di permettere al dubbio di insinuarsi nella mente, di consentire, seppur per un attimo, di formulare un'idea tanto distruttiva da esser presa in considerazione, ci porta a risolvere il quesito per conto del protagonista che non vuole accettare quella che sarà la sua scelta. Il fascino del male e del proibito sono seduzioni troppo forti per non lasciarsi abbandonare nella voragine che conduce alla perdizione definitiva.

Samale tratteggia momenti di eccezionale quanto sinistra bellezza. Inventa poco sotto il profilo dell'intreccio, voli di streghe, creature vampirizzate, caproni che condudono riti sabbatici, ma è estremamente potente nel narrare. Un Algernon Blackwood delle nostre latitudini, che scrive con una poetica tradotta in prosa e con un linguaggio consono a un pubblico delle edicole. Purtroppo viene penalizzato dalla natura dei lettori a cui erano dirette le opere, dal dover giostrare con quel taglio da feuilleton votato al pulp che andava per la maggiore nell'underground del secondo dopoguerra. Nonostante ciò riesce a impreziosire il testo con alcuni spunti filosofici incentrati su una critica dei tempi moderni in difesa delle tradizioni. "Penso che l'uomo, travolto oggi da un'ondata di meschino materialismo, abbia bisogno di qualche testimonianza che lo induca a pensare al proprio destino dopo la morte, dato che la morte non è che un passaggio da uno stato di esistenza a un altro." Ecco che l'uomo irlandese, ancora legato alle tradizioni e non ottenebrato dalla frenesia della vita di città, viene definito possessore di una capacità smaritta dagli altri uomini ovvero quella di "possedere un orecchio interno con cui socchiudere uno spiraglio sul mondo invisibile." Dalla lettura del testo si evince infatti che ci sono due realtà in gioco. Quella percebile dai cinque sensi e quella che si cela oltre e che si sviluppa in parallelo, una realtà in cui si muovono gli spiriti. Ma nel ventesimo secolo il mondo è cambiato e anche il diavolo ha modificato i suoi piani. Il presunto sviluppo sociale e la cultura, che dunque vengono caricate di un'accezione negativa, hanno portato l'uomo moderno a deridere quanto raccontato dai vecchi. Il diavolo non fa più paura e così viene accettato, accolto nella propria vita, eletto indirettamente a Dio a cui rivolgere le proprie richieste e a cui prostrarsi. Il dio che concede il successo, offre potere, soldi e donne. "Il diavolo si è insinuato nella vostra politica, nella vostra scienza, nella vostra vita di ogni giorno. Un tempo questo non era possibile, perché la gente viveva nel timor di Dio. Gli indemoniati, gli ossessi, altro non erano che esseri in lotta contro Satana. Oggi no. La gente accetta i demoni e li accarezza, fornendo loro le armi della cultura e del pensiero. I demoni, oggi, stanno fra la gente per bene, e non succhiano più sangue, preferiscono sottrarre all'uomo la volontà, il pensiero, il sentimento, la gioia, la forza vitale e ne restano che delle povere larve umane , dei cadaveri ambulanti." Difficile sconfessare Samale che, in fatto di uomini e di occultismo, ne sapeva ben lunga.

Il romanzo è stato raccolto nell'ottobre del 2010 dalla Dagon Press in un volume composto da un trittico di romanzi di Frank Graegorius che hanno aperto il là, grazie alla collaborazione di Sergio Bissoli (grande cultore della collana e dell'autore), alla riscoperta di tutta una serie di autori italiani che hanno fatto la fortuna de I Racconti di Dracula e che erano finiti nell'oblio al decorrere degli anni.

In definitiva è un romanzo non eccelso sul versante contenutistico, ma notevole sotto quello descrittivo e per quanto riguardano le atmosfere. Libero Samale, magari non era un asso nella costruzione di soggetti elaborati capaci di dettare nuove vie, ma era un grande poeta del macabro, un giudizio questo che è innegabile e sotto gli occhi di tutti. Lunga vita, nel ricordo, al grande maestro.

LIBERO SAMALE
in arte FRANK GRAEGORIUS.

"Ogni irlandese considera il corpo una prigione e la sua anima tenta di aprirsi delle feritoie per gettare uno sguardo sull'invisibile mondo del soprannaturale, verso il quale sente una struggente nostalgia."

martedì 29 gennaio 2019

Recensione Narrativa: SETTE PASSI VERSO SATANA di Abraham Merritt.



Autore: Abraham Merritt.
Titolo Originale: Seven Footprints To Satan.
Anno: 1927.
Genere: Fantastico.
Editore: SIAD Edizioni, 1979.
Pagine: 251.
Prezzo: Fuori catalogo..

A cura di Matteo Mancini.
Opera, se vogliamo, secondaria dello statunitense Abraham Merritt, giornalista a tempo pieno e scrittore nel tempo libero, giudicato, da molti, quale maestro dello scientific romance ovvero un genere sospeso tra il puro fantastico e la fantascienza. Dopo aver ricevuto un'educazione quacchera, sfrutta subito a inizio carriera una serie di segreti di cui viene a conoscenza, nell'ambito della sua pratica giornalistica, relativi a un omicidio politico. Invece di tenere fede al dovere di cronaca, Merritt mantiene il segreto e vede incrementare il proprio conto in banca oltre che ricevere una serie di incarichi che gli permettono di fare il giro del mondo. Scala in poco tempo i vertici del giornalismo e diviene direttore dell'American Weekly, disponendo sempre di ampie risorse economiche. E' un uomo abile, ma anche ben inserito in svariati ambienti. Tutto ciò che tocca si trasforma in oro. Si dedica alle attività più disparate, tra le quali quella di chimico specializzato in ricerca biologica nonché scopritore di droghe psichedeliche. Si interessa anche di occultismo ed esoterismo. Sfrutta tutte queste sue passioni incanalandole nella letteratura. Non tarda ad avere successo. La sua opera di debutto, The Moon Pool (1919), tradotto in italiano quale Il Pozzo della Luna, riceve subito ampia considerazione. Su di lui inizia a interessarsi Howard P. Lovecraft, i due si incontreranno anche a New York, che dopo aver tessuto lodi individua il tallone di Achille dello scrittore: "troppo spesso fa soggiacere la sua vena a esigenze puramente commerciali, accettando di abbassare il suo stile per adeguarlo alle esigenze del pubblico dal palato grosso che acquista le riviste sensazionalistiche popolari."
Questo Seven Footrips To Satan, pubblicato per la prima volta nel 1927 (Merritt lo scrive a 43 anni) sulla rivista Argosy-All Story, incarna bene, a nostro avviso, il limite evidenziato da Lovecraft. Dopo aver scritto racconti fantastici che sfiorano la tematica fantasy, tra i quali l'ottimo The Ship of Ishtar (Il Vascello di Ishtar, 1924), Merritt propone una sorta di feuilleton che ammicca al fantastico esoterico restando, di fatto, legato al mystery complottistico che strizza l'occhio alle organizzazione segrete che dominano, stando nell'ombra, il mondo. Sebbene il recentemente scomparso Giuseppe Lippi definisse l'opera quale "la migliore storia demonologica scritta nel novecento", a nostro avviso Sette Passi Verso Satana è un romanzo che prende le mosse dal Fu Manchu di Sax Rohmer, che all'epoca aveva già fatto uscire The Mystery of Dr. Fu Manchu (1913), The Return of Fu Manchu (1916) e The Hand of Fu Manchu (1917), senza grandi guizzi di originalità. I legami tra le due opere sono fortissimi e palesi. Si va dall'origine cinese dell'antagonista dell'opera, dal fatto che è circondato da servi della manciuria, per finire col suo vezzo di controllare il mondo, attraverso un'organizzazione segreta con affiliati sparsi ovunque, dall'interno di un castello labirintico impinguato di opere d'arte, con pareti mobili e cuniculi all'interno delle mura che permettono di spostarsi nella costruzione senza farsi notare da nessuno.

A differenza del collega inglese, Merritt aumenta la posta in palio. Il suo genio del male infatti non è un bandito qualunque, bensì un individuo dall'altezza sproporzionata che si definisce Satana in persona. "Un maccanismo in carne e ossa all'interno del quale si agitava un demone."
La quasi totalità del romanzo si svolge all'interno del castello di Satana, nella periferia di New York. Il protagonista, un esploratore dedito a furti di opere d'arte di inestimabile valore, viene rapito dall'organizzazione di Satana che lo vuole annettere nella sua organizzazione, perché ne stima le doti e soprattutto intraprendenza e corraggio smargiasso. Il protagonista, un po' come il Neo di Matrix nel suo primo incontro con Morpheus, ha la possibilità di rifiutare la proposta, ma l'interesse per una giovane ragazza che fa parte del gruppo ("il suo regno sarà stato l'inferno, ma con Eve dentro per me era il paradiso") e la curiosità verso l'enigmatico personaggio che si trova davanti, finiscono per farlo acconsentire all'iniziazione in questa società con tutto quello che ne consegue. Satana è un truffatore, un patito delle scommesse e un uomo a cui piace giocare alla stregua di un gatto col topo. Ricorre a una droga speciale che ottenebra le menti dei suoi servitori, trasformandoli in pedine prive di un'anima totalmente asservite ai voleri del loro Dio. Un escamotage che permette a Satana di far compiere immaginari voli mentali ai suoi servi, così da placarne ogni resistenza e regalare l'illusione di una vita colma di realizzazioni che, tuttavia, svaniscono all'evaporare dell'effetto oppiaceo. Merritt regala, al riguardo, uno dei momenti più squisitamente fantastici del romanzo, in una sorta di rito demoniaco che riesce a stimolare più di un brivido al lettore, con i servi che si prostrano, giurano fedeltà e si rendono protagonisti di condotte completamente svuotate da ogni senso di pudore e orgoglio.
"Sotto il controllo di una volontà e di un intelletto più grandi della somma totale delle loro volontà e dei loro intelletti, una mente più grande di tutte loro può programmarle tutte, può costringerle a realizzare quei programmi esattamente come la mente più grande ha concepito per loro." Viene così in ballo il duplice tema della manipolazione mentale e del governo ombra che domina, sotto copertura, le sorti del mondo. E come fa Satana a perseguire tutto questo? Semplice, lo fa col denaro, con i vantaggi che rientrano nel c.d. scambio dei favori, ma lo fa anche con la forza, con l'induzione al suicidio e con la pressione psicologica. Chi si ribella all'organizzazione va incontro ad atroci torture, di carattere esemplare e sempre inferte in modo spettacolare con tutti gli altri adepti presenti su delle specie di tribune; viene inoltre fatto credere agli altri adepti che il ribelle è sprofondato nelle fauci dell'inferno, perdendo anima, personalità e vita. Satana teorizza infatti una tripartizione della natura umana. "Tre sono le cose che fanno l'uomo. Una è contenuta nell'altra... ma ognuna è separata. Sono l'anima, la personalità e la vita. Per anima intendo quella essenza invisibile e non precisamente identificabile sulla quale la religione mente spudoratamente considerandola immortale. Per personalità intendo l'ego, la mente, il magazzino di tutti i ricordi, quella che dice... Io sono Io. Quanto alla vita, non c'è bisogno di definirla."

Una scena dalla trasposizione cinematografica
di CHRISTENSEN.
"Tre di queste impronte sono sfortunate, e fortunate
le altre quattro. Se le quattro sulle quali sale
il giocatore dovessero rivelarsi quelle fortunate,
l'interessato vince il privilegio di poter soddifare ogni desiderio, ma se sale
sulla prima delle mie tre, deve rendermi un servizio; Se sale su due
deve obbedirmi per un anno; se sale su tutte e tre le mie imprente
diventa mia, anima e corpo"

Indimenticabile la tortura, in una camera circondata da centinaia di specchi, a cui viene sottoposto un adepto fin troppo chiacchierone, così da portarlo alla follia e da questa alla perdita della memoria con conseguenziale frammentazione e disintegrazione della personalità. Soluzioni fantastiche che sottendono però a situazioni che trovano riscontro, tutt'oggi, nella vita che ci circonda. Non occorre difatti ricordare le pagine di cronaca nera in cui sono rimaste invischiate sette e altre organizzazioni para-esoteriche.
Satana si definisce il più grande romanziere mai esistito, perché le sue storie e suoi personaggi sono reali. Muove pedine in quella che è una partita a scacchi che non ha valenza virtuale, bensì trova riscontri nella vita di tutti i giorni. I suoi piani non sono evoluzioni che si sviluppano sulla carta. Sono invece fatti che si manifestano nella realtà, grazie all'azione coordinata e studiata a tavolino di una serie di variabili e di una serie di personaggi aderenti all'organizzazione.
Nonostante un'ambizione tanto importante quanto quella sopra indicata, il Satana di Merritt è un personaggio con ampi limiti. Non è onniscente, finisce con l'essere superato in astuzia e ricorre a truffe facilmente dimostrabili, così da perdere, specie sul finire del romanzo, quell'affascinante alone da essere superiore che lo rendeva (apparentemente) invicibile al cospetto dell'imperfezione umana. Ne esce fuori un personaggio che sa molto più dell'impostore che del principe delle tenebre, vulnerabile persino nel fisico oltre che nello spirito. Merritt, attraverso il gioco dei sette scalini da salire, una specie di campo minato a cui Satana costringe i suoi adepti, sembra voler suggerire un percorso iniziatico in cui da grandi rischi possono derivare anche grandi premi, così come la perdizione totale del più alto dei beni che un uomo può lasciare su un tavolo da gioco: l'anima. Ne esce fuori un'evoluzione della tematica faustiana, in una caratterizzazione però menzognera. Satana, o meglio chi si definisce tale, fa credere di giocare d'azzardo ad armi pari con lo sfidato, dichiara anche di mettere in gioco tutto il suo potere e la propria organizzazione dichiarando di asservilirsi in caso di sconfitta (sorti del gioco completamente legate al caso e dunque aleatorie, quantomeno in apparenza), quando poi invece manovra a piacimento l'intero gioco da dietro le quinte. Ne esce fuori una figura che sembra molto più vicina ai santoni delle sedicenti sette, movimenti che hanno la sola funzione di spennare i vari adepti piuttosto che farli evolvere in persone migliori. Ecco che, ad avviso di chi scrive, Sette Passi Verso Satana, è un mystery che diviene presto un action movie (con tanto di sparatorie, bombe e ribellione finale con taglio prettamente terrestre) che assume valenza satirica. Merritt, senza mezzi termini, prende in giro le organizzazioni iniziatiche e occulte. Suggerisce un substrato occulto ed esoterico, che si rivelerà falso e artefatto, per poi prendere la via della metafora utile a condannare le organizzazioni segrete, con un piglio sarcastico che sceglie il taglio del feuilleton ottocentesco. Centrale diviene infatti la storia d'amore che il protagonista allaccia con la prediletta di Satana, un giovane e bella ragazza da cui il santone vorrebbe un figlio pur se contro la voglia della giovane. Un rapporto, quest'ultimo, che scocca fin da subito alla stregua di un colpo di fulmine, dapprima combattuto e poi alimentato alla distanza da una reciproca passione che spinge a superare quei mille ostacoli che intralciano la formazione di una coppia. Una passione che porta entrambi i personaggi a mettere la propria vita in gioco per il bene dell'altro. Merritt infarcisce il tutto con uno spiccato romanticismo che tocca i vertici quando i personaggi ricordano gli amori passati o quando il protagonista brama di poter rivedere la sua amata per poi inabissarsi tra le sue braccia o stordirsi in anestetizzanti baci atti a dimenticare quella condizione di amore impossibile che sembra condannare le loro vite.

Sette Passi Verso Satana è un mix di tanto eroismo da super uomo, un condimento a base dell'amore dei sogni con la bella che incontra il principe azzurro che la salva dall'incubo e un contrasto costituito da un avversario che cerca di sfruttare le superstizioni e il fascino dell'occulto per manovrare il mondo, dimostrandosi poi assai umano e vulnerabile.
"Sono un vero conoscitore... il più grande al mondo. Non solo di pittura, di gemme, di vini, ma anche di ogni altro capolavoro del genio umano. Sono un conosciutore di uomini e donne. Un collezionista di quelle che chiamano anime" così si definisce Satana, che cadrà vittima proprio dei suoi stessi vizi e della sua ingordigia, organizzando furti e rapine in giro per il mondo. Perché è questo che fa Satana, nel volume di Merritt. Si circonda di ricchezze e vive in mezzo alle stesse, un po' come il protagonista di Controcorrente (1884) di Huysmans. Un vero e proprio rappresentante del decadentismo wildiano, che fugge dalla vita di tutti i giorni per crearse una a immagine e somiglianza del principe delle tenebre. E come il personaggio di ispirazione finirà vittima dell'inferno che ha creato, ripudiato dai suoi stessi adepti.
Satana apprezza gli uomini che hanno propensione al rischio, che hanno quel profilo che si concilia col giocatore. Lui stesso dice di essere un giocatore, in realtà è solo un baro, un manipolatore che sfrutta le debolezze altrui, proprio come fanno i santoni per estorcere favori e servizi, per rubare adesioni. "E' il senso di avventura che ti anima in questo genere di lavoro. Il gioco, quindi, non il guadagno. Fu lì che pensai a te come a un vero giocatore" così spiega Satana, al protagonista, il motivo per cui lo ha fatto rapire per convincerlo a entrare a far parte della propria organizzazione segreta.

Romanzo che ebbe notevole successo fin dall'uscita, al punto da essere trasposto sul grande schermo da Benjamin Christensen, dopo appena due anni dall'uscita. A nostro modo di vedere, tuttavia, appare fin troppo sopravvalutato. Merritt confeziona, con stile leggero e una prosa accessibile a tutti, un feuilleton che guarda a destra e a sinistra, da Sax Rohmer a Huysmans passando per Leroux (la camera delle tortura ha un che dei labirinti e delle stanze della tortura presente negli scantinati de Il Fantasma dell'Opera), per plasmare un romanzo di facile lettura e di presa popolare intriso di un'azione e di una componente rosa che alla fine surclassano l'investitura fantastica ed esoterica che racchiude la storia. Il miglior Merritt risiede altrove.


ABRAHAM MERRITT

"E' per divertimento che esisto. Solo per questo... Io sono un grande romanziere, il più grande che sia mai esistito, dal momento che le mie storie sono reali... Io gioco i miei scacchi con pedine viventi, e tanti giochi alla volta, in tutti gli angoli del mondo. E' questo che mi diverte."


mercoledì 23 gennaio 2019

Matteo Mancini, Scrittore a 360 gradi.


MATTEO MANCINI, UNO SCRITTORE KAMIKAZE IMPEGNATO SU TUTTI I FRONTI

MATTEO MANCINI
a Santo Stefano a Mare
nel 2016.


Matteo Mancini nasce a Pisa il 15 luglio del 1981 e cresce a Tirrenia, storica cittadina nata nelle intenzioni del vecchio regime quale risposta italiana a Hollywood. Vive da sempre nell'unico edificio pertinenziale rimasto superstite degli stabilimenti cinematografici Pisorno, poi Cosmopolitan, nell'appartamento collocato sopra il vecchio ufficio arruolamento comparse. 
Carattere a tratti nevrile, contraddittorio, di difficile catalogazione, ma ascrivibile al rango delle persone serie, soggetti su cui contare pur se all'apparenza un po' matti. Perde, in tutti i settori della vita, importanti occasioni per l'incapacità di pazientare e per la volontà e la voglia di strafare, atteggiamento che, a volte, lo porta a bruciare tappe e altre a bruciare occasioni che lo avrebbero potuto lanciare in modo diverso da quanto poi avvenuto. Molteplici le incomprensioni e i litigi polemici, penalizzati da un orgoglio tale da rendergli difficile il superamento di contrasti e divergenze.

STUDIO E LAVORO
Dopo aver conseguito un diploma di ragioniere, perito commerciale e programmatore, si iscrive all'Università di Pisa dove si distingue per un mix di bizzarria e preparazione. Storici i suoi esami in completa divisa mimetica, per rispondere a certe sfide lanciate dai professori, o in vesti sgargianti come un completo arancione con maglia con in evidenza un numero 1 gigante con cui affronta il primo esame in assoluto del corso, ovviamente da primo candidato volontario (con tutti i colleghi studenti presenti nell'occasione), distruggendo il professore e strappando un 30 da verificare nella seconda parte dell'esame. Memorabili anche gli altri esami all'insegna dell'ilarità, per spiazzare la freddezza di alcuni professori, in un'ottica sperimentale che spesso dava i suoi frutti. Trascinatore di svariati colleghi studenti, grazie all'abilità di sintesi che gli permettevano di caratterizzarsi quale buon preparatore così da far passare per scommessa chi si diceva impossibilitato a superare certi scogli, non riesce a conquistare borse di studio per un indicatore di condizione economica familiare incompatibile. Ottiene tuttavia altri riconoscimenti quale la possibilità, dietro remunerazione, di espletare attività lavorativa presso l'università, collaborando alla biblioteca dell'Istituto di Diritto Romano. Nel 2005, a ventiquattro anni, con una tesi intitolata La Repressione Penale del Doping, si laurea in legge presso l'Università di Pisa. Svolge per quattro anni, di cui tre da abilitato all'esercizio della professione, l'attività di praticante legale, sostenendo udienze al cospetto di svariati giudici. A ventisette anni supera la prova scritta dell'esame nazionale per il conseguimento del titolo di Avvocato, ma non sostiene l'orale perché entrato in servizio presso il Comune di Pisa, quale Agente di Polizia Municipale. Nel 2009, al primo concorso disputato, si piazza infatti in prima posizione, unico su circa tremila partecipanti a non commettere alcun errore, confermandosi nelle prove successive, chiudendo la selezione in decima posizione. Non troppo orgoglioso e non intenzionato alla carriera, sostenendo che nella vita la prima cosa da perseguire sono il divertimento e gli hobby e la cura di una certa filosofia ascetica, abbandona la carriera forense tirandosi contro le ire della famiglia per nulla contenta della strada intrapresa. Per la Polizia Municipale, in collaborazione con Ludovico Di Maio, realizza un prontuario delle violazioni amministrative locali che viene poi distribuito dal Comando. Da molti indicato quale potenziale ufficiale, rinuncia ai concorsi per la progressione verticale nella carriera professionale, sostenendo di non essere adeguatamente motivato. 
Dopo una carriera da studente "professionista", tenta di sistemarsi nella vita privata ma, come già avvenuto in altri settori, brucia le occasioni e finisce per restare sul mercato complice un atteggiamento per nulla accomodante e orientato ai compromessi fino a scoprire quanto gli anni passino fin troppo velocemente.

CARRIERA SPORTIVA
Dopo una non troppo fortunata adolescenza a calcio e atletica, si è distinto, quando ormai ogni speranza sembrava sfumata, nel ruolo di portiere di calcio a 5, trovando la sua giusta e inattesa collocazione. Si dimostra infatti un valido portiere. Cresce nelle giovanili dell'IGP Pisa, all'epoca società di serie A2, togliendosi la soddisfazione di essere tesserato in tutte le categorie FIGC, con l'eccezione della A1, vincendo due campionati (D e C2 col Futsal Tirrenia) e disputando da titolare due campionati nazionali under 21, mettendo dietro anche un certo Fabio Volpe (bandiera dello IULA MATERA con una lunga serie di presenze in Serie B calcio a 5) e ottenendo due convocazioni nella selezione Rappresentativa Toscana under 21. Non trova fortuna nella Libertas Livorno, nel campionato di serie C1, dove approda dopo aver vinto i due campionati di fila. Infortunatosi alla schiena e in polemica col movimento per incomprensioni e promesse mancate, chiude la sua carriera in FIGC a ventiquattro anni (troppo giovane!!! altro erroraccio), continuando a giocare per una mezza dozzina di anni nei campionati amatoriali. Vince un torneo di calcio a 5, fascia B, a Livorno, dove conquista anche il titolo di miglior portiere, oltre che un campionato Endas calcio a 5, serie B, a Pisa. Sfiora la vittoria anche in un campionato ACSI a Pisa, di Serie A, con squadra che vince la classifica del girone d'andata ma crolla poi nel ritorno complici infortuni e assenze pesanti. Disputa inoltre svariate stagioni nel campionato di calcio a 5, serie A, Endas a Pisa, piazzandosi spesso in posizioni medio alte ma senza più vincere titoli.
A oltre trent'anni, inizia a interessarsi al Karate, riuscendo a conquistare la cintura verde.

LA PRODUZIONE EDITORIALE
La sua produzione editoriale spazia dalla scrittura creativa alla critica cinematografa e sportiva con apprezzamenti che si sono concretizzati in svariate vittorie nei concorsi fino a ricevere lodi, seppur in piccola parte, anche dall'estero (Spagna, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Francia).
Grande studioso e lettore di narrativa fantastica e di cinema di genere (soprattutto italiano), ha saputo trasformare le proprie passioni in impegno attivo. Ha ricevuto menzioni in giro per l'Italia con certificazioni rese da commissioni che hanno visto tra i componenti scrittori del calibro di Carlo Lucarelli, Andrea G. Pinkets, Andrea Carlo Cappi, Biagio Proietti, Edoardo Montolli, Franco Forte e dal vincitore del Premio Urania Giovanni De Matteo. Elogi che sono sfociati in pubblicazioni in una lunga serie di antologie indipendenti e non. 
Inizia a scrivere nel 2006, interessandosi dapprima alle sceneggiature per ipotetici cortometraggi di genere horror. La scarsa considerazione ricevuta dai registi amatoriali lo porta a tentare la via della narrativa, ma soprattutto a trasformarsi in accanito lettore con punte di 41 libri letti in un anno. Debutta col botto, piazzandosi terzo nel concorso La Strategia della Tensione, organizzato dal quotidiano Il Tirreno, in collaborazione con Carlo Lucarelli e Matteo Bortolotti. Il piazzamento gli vale l'articolo sul giornale con intervista, ma soprattutto lo spinge a insistere nella nuova attività, uno sbocco che mai avrebbe pensato di intraprendere. Ancora una volta, come avvenuto con lo sport, Mancini si dimostra tardivo, ma dal potenziale inespresso pronto a venire a galla e a esternarsi dal chiuso scrigno della timidezza. Nel biennio 2007-2008 coglie così una serie di piccoli ma importanti risultati, complici i suggerimenti ricevuti nei laboratori di scrittura organizzati dal sito latelanera. Edoardo Montolli seleziona il racconto giallo Il Duplice Omicidio di Via Lenzi per la sezione Giallo-Nero della rivista settimanale Cronaca Vera. La pubblicazione, preceduta da una telefonata di Montolli ricca di complimenti, permette al giovane Mancini di acquistarsi in edicola e di provare delle emozioni, seppur piccole, ancora vivide nel ricordo. Arrivano anche le pubblicazioni nelle antologie N.A.S.F. III e N.A.S.F. IV curate dal duo Baglione-Trotta. Nella prima di queste viene pubblicato il primo racconto assoluto di Mancini edito in un'antologia ovvero Il Parco Cosmico. Le pubblicazioni arrivano copiose, Mancini arriva a stendere circa venti racconti all'anno così da partecipare a più concorsi possibili. Viene pubblicato nell'antologia Concorso in Omicidio 2, nell'antologia Polpa e Colpa curata da Luca Ducceschi in cui Mancini, per la prima volta, cura anche l'editing, si piazza in quinta posizione nel concorso fantascientifico Space Prophecies e strappa una menzione nella VI Edizione del premio nazionale di narrativa Il Delfino, organizzato dal Comune di Pisa e della Regione Toscana, dove assiste alla premiazione (alla carriera) di Giorgio Ariani.
Il racconto La Morte Corre su Quattro Teste si classifica in dodicesima posizione nel 300 Parole per un Incubo Edizione 2008 organizzato da scheletri.com.
Il 2009 prosegue a suon di pubblicazioni. Altri suoi racconti ottengono spazio nelle antologie Beast of Ghost, Letteraria 2008, Erotica 2009 (Edizioni Ferrara) e Fantastic Zen (Edizioni Diversa Sintonia) dove con il racconto Orrore, a Largo di Retirnia conquista il secondo posto a valergli un premio in quota libri capace di farlo ritornare, nei ricordi, ai tempi in cui da bimbo si alzava la mattina di Natale per scartare i pacchi doni sotto l'alberello. Si conferma su buoni livelli al fantascientifico Space Prophecies in cui ottiene un settimo posto.
Il racconto Sotto le Stelle di Orione viene pubblicato sul numero XIX della rivista Nugae, mentre Il Raggio di Halloween va a fare parte della selezione per l'antologia Racconti Sepolti, edita da Il Foglio Letterario di Piombino in cui Mancini collabora in veste di curatore non accreditato, oltre a essere letto, per stralci, nel febbraio 2010 su Radio Imago dove Mancini viene intervistato in diretta telefonica
Sempre nel 2009 arrivano molti contributi dell'autore alla narrativa erotica che lo vedono sfociare nelle antologie Stranger Love, Temptation, Sex in Noir, Ossessioni d'Amore tutte a cura di mysecretdiary.it, oltre che nell'antologia Delizie a cura di di Zolfo & Mercurio che definisce il racconto "un'ottima unione tra cosmogonia e atto sessuale. Centra infine la finale del Premio Nazionale di Narrativa Narrazioni con il thriller Il Demone e il Viandante, poi pubblicato nell'antologia del premio, e la pubblicazione dell'horror Il Canto dell'Abisso, ottavo classificato nel concorso Sogni & Horror 2008, nell'antologia Selezione Artificiale (Edizioni Ferrara). E' inoltre finalista nella III Edizione del Premio Giallo Latino dove riceve, a Latina, una menzione consegnatagli dallo sceneggiatore, tra gli altri del film Black Cat di Lucio Fulci, Biagio Proietti e scelto da una selezione composta dai vari Andrea G. Pinketts, Andrea Cappi e Pedro Casals.
Nel 2010 vince con Il Ritorno del Gatto Nero il concorso II Edizione Poeti e Narratori indetto dalla GDS Edizioni di Milano, che gli permette di pubblicare, con l'editore, le sue prime due antologie oltre che curarne una terza: La Lunga Ascesa dal Mare delle Tenebre (2010), Sulle Rive del Crepuscolo (2011) e L'Occhio sul Crepuscolo (2011). 
Persiste nei concorsi ed entra tra i trenta finalisti della I Edizione Scrittore per Tabitha, oltre che esser ancora pubblicato dalle Edizioni Ferrara nell'antologia Lethe, nell'antologia erotica Il Peccato tra le Righe (Edizioni Edit@) e in Orrori Sepolti (Edizioni il Foglio). Si toglie inoltre la soddisfazione di esser contattato telefonicamente dalle Edizioni Marco Del Bucchia che seleziona L'Isola delle Lucertole per l'antologia Avvenimenti di Bordo e Storie di Mare / 2. Strappa una pubblicazione anche con le Edizioni Giovani Holden che scelgono l'horror con venature erotiche Miraggio Tropicale per l'antologia collettiva La Notte delle Streghe e dei Vampiri. Le pubblicazioni proseguono copiose con altre cinque antologie, tra le quali la seconda Edizioni di Fantastic Zen in cui propone un racconto, intitolato Bunker 15, che anticipa di otto anni il soggetto che avrebbe poi vinto il Premio Oscar per la regia di Guillermo Del Toro col film La Forma dell'AcquaDiventa inoltre una presenza fissa nelle antologie della Delos Book, casa editrice satellitare delle Edizioni Mondadori, e il suo nome appare accanto a quello di fior fiori di professionisti in 365 Racconti Erotici per un Anno (2010), 365 Racconti Horror per un Anno (2011), Il Magazzino dei Mondi (2011) e 365 Racconti sulla Fine del Mondo (2012).
Le pubblicazioni diminuiscono nel 2011 a causa di una serie di commissioni pervenutegli da Il Foglio Letterario che arriva, tramite Maurizio Cometto, ad affidargli per alcuni mesi (prima della decisione di abbandonare l'incarico) la direzione della collana Fantastico & Altri Orrori. Pubblica comunque, oltre in una serie di piccole antologie, il racconto Dasaev Hotel nell'antologia Camera 213 dell'Onirica Edizioni e viene selezionato dal Premio Urania Giovanni De Matteo che fa accedere il racconto sci-fi Genesi di un Eroe sulla rivista Next.
Nel 2012 cura l'antologia pulp I Bastardi senza Storia che dedica all'autore scomparso Giovanni Buzi e che ottiene apprezzamenti su internet per la sua voglia e capacità di osare. Nel 2013 pubblica quello che resterà il suo ultimo racconto prima di una lunga pausa dalla scrittura creativa e che viene selezionato da La Mela Avvelenata per l'antologia R.E.M.
Dal 2012 fino al 2019 si dedica, per il Foglio Letterario di Piombino, alla realizzazione dell'opera più monumentale della sua carriera, una trattazione in chiave enciclopedica dedicata al cinema western italiano articolata in quattro volumi (al momento ne sono usciti tre) e uscita sotto il titolo Spaghetti Western. Nel 2012 esce il Vol.1, seguito nel 2014, nel 2016 e nel 2019 dagli altri tre volumi. Un'opera costituita nella sua interezza da un totale di circa 1.600 pagine. L'opera ha ottenuto subito importanti apprezzamenti locali e internazionali con elogi espressi dalle riviste di settore (Ciak e Filmtv), da registi dell'epoca (Mario Lanfranchi), studiosi della materia (Tom Betts e Antonio Tentori) e da molti comuni lettori, al punto da farne un best seller della casa editrice.
Ha collaborato inoltre con Gordiano Lupi alle monografie dedicate a Bruno Mattei, a Franco Franchi & Ciccio Ingrassia e all'ex Miss Italia Daniela Giordano intitolate rispettivamente Bruno Mattei l'Ultimo Artigiano (2012), Soprassediamo! Franco & Ciccio Story (2014), Io, Daniela (2018). In aggiunta alle tre collaborazioni citate, nel corso del 2019, è a lavoro su un quarto progetto su un importante regista italiano che lo dovrebbe vedere in veste di coautore.
Nel 2014 partecipa, in veste di ospite, al FIPILI Horror Festival dove discute sul palco insieme ad Antonio Tentori e Ivo Gazzarrini, parlando a una platea che vede presenti i registi Lamberto Bava e Ruggero Deodato, del cinema di Bruno Mattei, ricevendo un attestato dagli organizzatori "per il prezioso contributo alla rassegna cinematografica e letteraria". Nello stesso anno viene invitato alla rassegna La Serra Trema per parlare, dal palco, in compagnia dello sceneggiatore Antonio Tentori, la scrittrice Mondadori Cristiana Astori e il critico cinematografico Pier Paolo Dainelli, di Dario Argento e Jesus Franco. Nel 2015 viene di nuovo invitato quale ospite a La Serra Trema, dove si trova costretto (causa problemi lavorativi) a rifiutare alla proposta di partecipare quale giurato per la selezione dei cortometraggi da premiare tra quelli iscritti al concorso, e partecipa a una discussione sul palco con gli sceneggiatori di Dylan Dog Pasquale Ruju e Andrea Cavaletto in cui si dedica a uno studio concentrato sugli ascendenti narrativi dell'indagatore dell'occulto.
Nel 2016 tiene un monologo di circa tre ore a Santo Stefano a Mare, nei pressi di Imperia, parlando di spaghetti western. Per l'occasione collabora con la Proxima per la realizzazione del volume illustrato Sei nel West, Amigo! Vendi il Pennello e Procurati una Colt... 
Nel 2017, dopo aver pubblicato il saggio sportivo incentrato sulla Formula 1 I Re Senza Corona della Formula 1 (Il Foglio Letterario), inizialmente commissionato da un autore Mondadori, per scommessa con l'amico Cesare Buttaboni, decide di ritornare alla stesura di racconti fantastici e scommette di piazzare otto racconti su dieci presentati. Vince la scommessa togliendosi la soddisfazione di ottenere la menzione la Premio Hypnos edizione 2018 con La Zona, un chiaro omaggio al film Stalker di Tarkovskij, oltre il secondo posto con L'Ordine Esoterico di Imarna nel concorso L'Orrore di Lovecraft (Esescifi Edizioni). Viene inoltre pubblicato in due antologie NASF e in tre edite dalla Historica Edizioni. Cura poi la prefazione del saggio di critica letteraria Com'era Weird la mia Valle scritto dal duo Vincenzo Barone Lumaga e Fabio Lastrucci per la Milena Edizioni.
Nel 2019 conta di pubblicare una nuova antologia con tutto il suo best of, potendo disporre di una produzione di circa 120 racconti.

LA PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA Dal 2015 Mancini ha tentato, a livello amatoriale, la via della produzione cinematografa, collaborando alla realizzazione della sceneggiatura del cortometraggio Non Urlare (2016), diretto da Francesco Bernardini e selezionato tra i finalisti al festival nazionale FI-PI-LI Horror Festival 2017. Un'occasione quest'ultima che ha permesso a tutta la squadra di esser giudicata da giurati del calibro dei Manetti Bros (si ricorda il loro Piano 17 con un personaggio che risponde al nome di Matteo Mancini) e di misurarsi con professionisti che rispondono al nome di Francesco Pannofino poi vincitore, quale migliore attore, col corto Djin Tonic diretto da Domenico Guidetti. Oltre che aiuto regista in Non Urlare, si è misurato nella scrittura, regia e interpretazione di un mediometraggio sperimentale, articolato su più livelli e più piani esistenziali, intitolato Z3D (2016). Ha inoltre collaborato alla sceneggiatura di un terzo prodotto, un mediometraggio thriller diretto da Francesco Bernardini e intitolato Hikikomori (2019), che dovrebbe esser prossimo a esser presentato nei concorsi tematici..

L'IMPEGNO IPPICO
Il cinema e la narrativa come abbiamo detto non sono gli unici interessi di Matteo Mancini. Grande appassionato, oltre che di motori e di calcio, di ippica settore ostacoli. Ha aperto a fine 2014 il primo blog italiano dedicato all'ostacolismo (ippicaostacoli.blogspot.it), anticipando il portale di riferimento del settore hurdleandchase.it e il sito dell'allenatore più titolato in Italia cliccabile all'indirizzo faverostacoli.it (allenatore cui ha dedicato un'ampia pagina, non ancora completata, che ne ripercorre l'intera carriera fino dai tempi degli insegnamenti del grande Alessandro Mattei). In questo ambito ha curato le intere stagioni 2015, 2016, 2017 e 2018, con pronostici, presentazioni corse, riassunti, statistiche e schede che, nel settore ostacolistico italiano, possiamo definire come un qualcosa di mai visto prima e di rilievo internazionale. Nel 2018 è riuscito inoltre a "sbarcare" sul giornale più famoso del settore, Trotto & Turf, che gli ha pubblicato una fotografia scattata al tondino di Pisa nel marzo 2018. Nel marzo del 2015 un suo articolo è stato pubblicato sulla testata giornalistica Il Paese dei Cavalli, a fianco delle firme Enzo Castelli ed Enrico Querci.