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giovedì 14 giugno 2018

Recensione Narrativa: I VANGELI DI SANGUE di CLIVE BARKER.



Autore: Clive Barker.
Titolo OriginaleThe Scarlet Gospels.
Anno: 2015.
Genere:  Horror.
Editore: Indipendent Legions Publishing.
Pagine: 310.
Prezzo: 17 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.

PROSSIMAMENTE


La copertina originale del romanzo al centro;
PINHEAD a sx interpretato da Doug Bradley, storico protagonista della saga cinematografica;
Harry D'Amour, a dx, interpratato da Bakula nel film Il Signore delle Illusioni.

"Risolvere l'enigma di una di quelle scatole significava aprire una porta per l'inferno."

giovedì 7 giugno 2018

Recensione Narrativa: SCHIAVI DELL'INFERNO di Clive Barker.



Autore: Clive Barker.
Titolo Originale: The Hellbound Heart.
Anno: 1986.
Genere:  Horror.
Editore: Bompiani.
Pagine: 126.
Prezzo: 10.000 Lire.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Torno a rileggere The Hellbound Heart (1986) a distanza di venti anni, in modo da prepararmi alla lettura del recente I Vangeli di Sangue (2015), acquistato alcuni giorni fa, che ne costituisce l'ultimo e definitivo capitolo. Si tratta del primo romanzo horror che ho letto in vita mia. Entrai in possesso del volume in modo molto curioso e anomalo. Un giorno, fine anni novanta, un'amica di mia madre, conosciuta nel periodo estivo e proveniente dai comuni limitrofi a Firenze, viene a casa e mi chiama. Mi consegna un volumetto della Bompiani intitolato "Schiavi dell'Inferno" di tale Clive Barker. All'epoca non conoscevo minimamente né Barker né gli altri autori della letteratura horror, a eccezione di Stephen King il cui nome (insieme a Dylan Dog) imperversava sui banchi di scuola già dalle elementari. La copertina, alquanto macabra, mi porta subito a fare una domanda a questa signora, tra l'altro un'appassionata d'arte (aveva un negozio in cui vendeva quadri di artisti di grande calibro riprodotti su tela). «Che libro è, mi sembra curioso come copertina?» le chiedo con una certa ironia, ammiccando a una cornice truculenta (roba da Munch, per intenderci, piuttosto che da Manch, mio storico soprannome). Lei, senza farci caso, mi risponde che lo ha comprato sulle bancarelle estive (che un tempo costeggiavano i marciapiedi della piazza di Tirrenia, località balneare dove vivevo e dove ancora vivo), ma che non appartiene al suo genere e che dunque, se lo voglio, me lo regala più che volentieri. Io prendo il libro, ringrazio e lo metto in libreria dove rimane per qualche anno, finché non decido di leggerlo. Dovete sapere che, all'epoca, la mia passione per la lettura era confinata nel quadrato tracciato dagli ipotetici segmenti delle riviste e dei giornali sportivi. Appena lo leggo, oltre ad aver l'impressione di un volume decisamente forte e cruento, percepisco un certo retrogusto cinematografico che mi ricorda un qualcosa di rivisto. Un giorno, d'estate, guardando per caso i promo della maratona "notte horror" di Italia 1, vedo la pubblicità di un horror con un tipo con la testa chiodata e decido di guardare quel film (se non ricordo male era la pubblicità del quarto capitolo di Hellraiser, quello ambientato nel futuro che nessuno, dei tre registi coinvolti, voleva firmare come proprio). Solo allora la combinazione della mia scatola di Lemarchand si allineò al genere. Quel romanzo, che avevo letto qualche anno prima, altro non era che il capitolo di apertura della saga Hellraiser. Di li a poco, l'horror, praticamente ignorato in fanciullezza, iniziò a diventare uno dei miei generi di riferimento, grazie a H.P. Lovecraft, ma anche a Clive Barker a cui iniziai ad avvicinarmi con i suoi pazzeschi Libri di Sangue.

Il leggendario PINHEAD,
non caratterizzato in SCHIAVI DELL'INFERNO,
deve la sua ideazione proprio a questo romanzo.

Scrittore estremo e coraggioso, concittadino dell'altrettanto famoso Ramsey Campbell (sono entrambi di Liverpool), Clive Barker è uno scrittore che si ama o si odia, senza mezzi termini. Spirito ribelle, provocante e provocatorio, sempre in prima linea a esporre il proprio pensiero e i propri gusti, del tutto liberato dai collari sociali delle forme e dell'eticamente corretto. Un talento monumentale, capace di esprimersi a trecentosessanta gradi; ora pittore, ora regista, ora scrittore e perché no drammaturgo e fumettista. Qualità poliedriche tali da farlo emergere giovanissimo, scalando con la disinvoltura dei predestinati gli impervi gradini che conducono dall'anonimato alla notorietà internazionale. Apprezzatissimo da Stephen King, se ne discosta per un taglio più votato all'intrattenimento che all'analisi del contesto socio-politico. Se King guarda il quadro di insieme, Barker entra nella testa dei singoli, meglio se sono coloro che abbandonano i sentieri imposti da chi stabilisce le regole del gioco (sociale). Barker mostra laddove King ammicca, Barker va subito al sodo laddove invece lo scrittore del Maine tende a ricamare. Se King frena onde evitare di veder giudicate le proprie opere troppo truci e politacamente scorrette, Barker fa l'opposto, premendo sul pedale del grandguignolesco e delle perversioni sessuali. Un modo di fare tale da renderlo, immaginiamo, una star nell'oriente e pensiamo al Giappone su tutti (Takashi Miike non può non adorarlo, Ichi the Killer è uno dei tanti omaggi).
Possiamo dire che con Clive Barker la narrativa horror cambia per la quarta volta la propria pelle. Se con Walpole e la Radcliffe il genere era nato quale gotico (con fantasmi, catene che sbattono tra loro e finestre che si aprono d'improvviso in castelli diroccati, lasciando all'immaginazione il ruolo di completare ciò che il mistero suggeriva) e con Lovecraft e gli scrittori griffati weird tales si era trasportato l'horror ai confini della fantascienza con forze aliene trascendenti pronte a ritornare nel nostro mondo, per poi ricondurre il tutto agli orrori quotidiani con la triade Leiber-Matheson-King, con Barker irrompe in narrativa (dal cinema, e penso a David Cronenberg quale maestro di riferimento) l'orrore estremo, visionario, caratterizzato dalla disgregazione dei corpi e dal sangue a fiume che sgorga dalle ferite. Un orrore in cui sofferenza e piacere si confondono tra loro come facce impazzite della stessa medaglia lasciata vorticare in un cielo controllato da demoni ambigui non ben definiti nella loro reale natura. Chi rappresenta il bene e chi invece il male...? Non è ben chiaro, perché tale non vuol essere.

The Hellbound Heart, uscito due anni dopo i primi volumi (usciti in formato 3 - 3) dell'antologia Libri di Sangue (1984-85), è il manifesto dell'intera carriera dell'autore. Romanzo breve o, se preferite, racconto lungo, è l'ideale anello di congiunzione tra i visionari e cruentissimi racconti e la successiva e copiosa produzione. Si tratta di un romanzo che risente ancora della giovane età dell'autore, che lo pubblica all'età di trentaquattro anni, non ancora maturo e suscettibile di pochi sviluppi ulteriori al mero narrato per la presenza di contenuti intrinseci, a mio avviso, non sufficienti a elevarlo dal mero intrattenimento. Ciò nonostante si tratta di un romanzo cardinale, sia per essere il testo che ha dato il là a una fortunatissima quanto duratura saga cinematografica con tanto di pantheon diabolico di creazione barkeriana (assai più vicino a quello dantesco che a quello lovecraftiano), sia per proporsi da contenitore di quegli argomenti che caratterizzeranno buona parte della produzione dell'autore di Liverpool.

Sono infatti già presenti i temi del piacere fisico e sessuale, delle perversioni viste come soluzioni, evidentemente mendaci e pericolose (in quanto non conosciute a fondo e dettate dall'ignoranza o dal c.d. male di vivere piuttosto che dalla conoscenza), per sfuggire alla noia quotidiana col fine di scoprire quel qualcosa in più che possa stonare e regalare brividi nuovi. "I piaceri della gioventù avevano portato il fascino della novità ma, con il procedere degli anni e l'esaurirsi delle sensazioni più tenui, erano diventate esperienze sempre più forti." Il sesso dunque utilizzato quale parte integrante e speculare dell'orrore e della menzogna, sulla scia di una lunga serie di maestri soprattutto cinematografici (il più evidente è David Cronenberg). Barker sviluppa il tema con una proprietà di linguaggio aulica, ma non pesante, e con grande gusto descrittivo (attentissimo ai colori e alle scenografie). Mette al servizio della narrativa il proprio faro guida pittorico, se mi permettete l'espressione, tratteggiando contorni onirici che toccano il loro apice nelle scene in cui i supplizianti, ovvero i demoni invocati (qua non si chiamano ancora Cenobiti), entrano in azione. Contrariamente a quanto si possa pensare, The Hellbound Heart è la storia di un amore malato, non molto lontano da quello che sta alla base delle c.d. coppie assassine che hanno insanguinato le pagine della cronaca nera (soprattutto) americana. Una personalità dall'apparenza forte (in realtà debole e alla deriva tanto da aver accarezzato l'idea del suicidio), quella di Frank Cotton, e una debole, quella della moglie del fratello di Frank Cotton, infatuata dalle caratteristiche che l'uomo le mostra e che divergono da quelle del fratello ("come hai fatto a sposare quel mollusco li?"). Se ben guardiamo, però, Barker gioca a mettere a nudo l'ipocrisia del c.d. uomo (o donna) etico e lo fa giocando con la donna che dovrebbe esser felicemente sposata ma che invece pensa alle perversioni (alla voracità sessuale nonché allo spirito di avventura) che le permettono di rompere la triste quotidianità per immaginare una realtà diversa (la chimerica). E' quest'ultima a scatenare il vero inferno che sta alla base del romanzo, non sono i supplizianti. Q
I demoni, peraltro tutt'altro che antipatici (rispettano persino la parola data e fanno quello per cui sono stati creati), restano sullo sfondo per intervenire solo quando vengono espressamente invocati, mediante una serie di combinazioni rompicapo utili a risolvere l'enigma costituito dalla scatola di Lemarchand. Il vero male allora diventano le pulsioni represse, sembra suggerirci Barker, ma anche, allo stesso tempo, la non conoscenza dei propri limiti. L'autore di Liverpool sembra dirci che spingerci oltre all'umanamente concesso è tanto letale quanto castrare le proprie emozioni e le proprie voglie per allinearci ai dettami voluti dalla società in cui viviamo. Nel primo caso, come farà Frank Cotton, si finirà in balia dell'ignoto ("aveva rischiato vita e mente in nome della conoscenza"), non a caso l'uomo invoca i supplizianti convinto che questi li mostreranno il piacere estremo (cadendo così vittima di un letale fraintendimento, peraltro dovuto alla banalità delle sue richieste), nel secondo invece si finirà nelle maglie della pazzia fino a giustificare le proprie azioni omicidiarie in nome di un amore che tale non è. Ecco allora che la scatola a sei facce di Lemarchand ("E' un mezzo per rompere la superficie del reale... per mettersi in contatto con l'Ordine dello squarcio"), un artigiano fabbricatore di uccelli canterini, diviene l'emblema dell'ignoto di impronta magico-esoterica, una via per aprire quel percorso che può condurre l'uomo sugli altari del piacere e della conoscenza ma anche farlo implodere in un dolore tale da disgregare corpo e anima. Sono appena accennati, eppur presenti, i riferimenti subliminali ai movimenti che hanno dato il là alle famose sette segrete di ordine iniziatico. Si pensi ai pitagorici che solevano ricevere lezioni da un grande maestro celato oltre un velo che impediva agli allievi di conoscerne l'identità (pena esclusione dalla scuola). Barker è cruentissimo nel descrivere le scene in cui vediamo il protagonista dilaniato da ami e catene ma, soprattutto, involuto dal rango di sfaccendato ricco in cerca di emozioni a quello di implacabile assassino in cerca della linfa necessaria a permettere alle sue cellule di ricrearsi. Un'impulso quest'ultimo, assimilabile al tossico in cerca di droga, indispensabile per permettergli di sfuggire dall'inferno dallo stesso invocato e riconquistare quella faccia che ha perso come un giocatore d'azzardo al cospetto di un croupier del casinò. "Non sei il primo a esserti stancato delle meschinità del mondo. Ce ne sono stati altri. Alcuni hanno osato ricorrere alla configurazione di Lemarchand. Uomini come te, ansiosi di investigare nuove possibilità, che avevano sentito delle nostre capacità sconosciute al vostro mondo."
Si fa notare inoltre che i supplizianti sono cinque (numero esoterico per eccellenza, tra l'altro il preferito dai pitagorici) con il quinto di essi, il c.d Ingegnere, caratterizzato in un modo così misterioso ed evanescente che mi ha fatto venire in mente il personaggio misterioso che condivide gli scantinati dell'Opera con il c.d. fantasma protagonista del capolavoro di Gaston Leroux. Bellissima la descrizione finale con l'ingegnere che appare per consegnare alla superstite la scatola e scomparire nelle ombre della città silente, tra nebbia e mistero.

A far storcere la bocca, a mio avviso, c'è la facilità con cui ben due soggetti riescono a decriptare gli enigmi che stanno alla base della scatola di Lemarchand e, più in particolare, quel retrogusto cinematografico da boogeyman che si respira per tutto il corso del romanzo. Barker, probabilmente, lo ha scritto pensando già a un'eventuale trasposizione cinematografica da sviluppare nell'alveo dei c.d slasher movie. Cosa che peraltro farà, con grande successo, appena un anno dopo dall'uscita del romanzo. L'autore di Liverpool ha tuttavia il grosso merito di rimodulare temi classici quale il fantasma intrappolato in un muro (che funge da trappola di confine tra la dimensione del reale e la parallela) o quello del vampiro (Frank Cotton è costretto a nutrirsi di sangue per ricreare i propri tessuti) o ancora quello dell'invocazione satanica (Barker riscrive in chiave fantastica i tratti fisici e "morali" dei demoni), così da dar vita a un romanzo horror al tempo stesso classico e innovativo. Gli anni a seguire dimostreranno a chiare lettere il talento dello scrittore e soprattutto faranno di questo "piccolo" romanzo un'opera centrale nel panorama horror cinematografico, fumettistico e letterario.

Consigliato agli appassionati di grand guignol, ai fan dell'horror estremo e a chi intende farsi una cultura a trecentosessanta gradi del genere. Da evitare per i lettori di classici della letteratura o per chi sia facilmente suscettibile. Il romanzo è stato di recente ripubblicato dalla Independent Legions Publishing ed è in vendita a 17 euro.

CLIVE BARKER
ai tempi dell'uscita del romanzo.

"Le parti erano di nuovo sigillate l'una all'altra, perfettamente lucidate. Senza bisogno di esaminarla, era sicura che non fosse rimasto alcun indizio a favorirne la soluzione... C'erano altri enigmi, forse, che bisognava risolvere per arrivare alla sua dimora. Un cruciverba per esempio, la cui soluzione avrebbe aperto il cancello del giardino del Paradiso; o un puzzle, che una volta completato avrebbe indicato l'accesso al Paese delle Meraviglie. Avrebbe aspettato, come sempre aveva fatto, nella speranza che un giorno le si presentasse l'enigma giusto."

lunedì 4 giugno 2018

Recensione Narrativa: REVIVAL di Stephen King.



Autore: Stephen King.
Titolo OriginaleRevival.
Anno: 2014.
Genere:  Drammatico/ Horror trascendente.
Editore: Sperling & Kupfer.
Pagine: 467.
Prezzo: 10.90 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Per analizzare Revival, opera data alle stampe da Stephen King nel novembre del 2014, è opportuno partire dall'incipit del romanzo in cui l'autore tratteggia la cornice dell'opera. "In un certo senso la nostra vita è veramente un film. I protagonisti sono i familiari e gli amici. Tra i comprimari rientrano vicini, colleghi, insegnanti e le conoscenze occasionali. Non mancano i ruoli minori... e ci sono migliaia di comparse.. Però a volte compare nella vostra esistenza qualcuno di estraneo a tali categorie. Una specie di jolly, che ogni tanto sbuca dal mazzo nel corso degli anni. In un film un personaggio simile viene definito il quinto elemento o l'agente del cambiamento." Così prende l'abbrivio il testo che è una sorta di resoconto del protagonista, Jamie Morton, in cui lo stesso più che parlare di un dato evento della propria esistenza parla dell'intera propria vita, un po' come se fosse alle prese con un'autobiografia, non a caso il testo è scritto in prima persona.

Tutto ha inizio nella fanciullezza di Jamie Morton, a sei anni (primi anni sessanta), con l'incontro con un giovane reverendo alle prime armi, giunto nella campagna del New England (ad Harlow), a svolgere la mansione di pastore. E' questa unione, dapprima di simpatia poi di amicizia e infine di morbosità, a fungere da collante di una storia che, per buona parte, procede, per circa cinquantacinque anni, senza una vera e propria bussola orientativa.
Revival, proprio per quanto appena detto, è un romanzo atipico rispetto agli ordinari prodotti griffati King. E' un testo dilatato nel suo sviluppo, che permette all'autore di effettuare svariate riflessioni, molte delle quali autobiografiche (i problemi con la droga, la passione per la musica rock, il rapporto conflittuale con la religione), per poi andare a parare sul tema dei santoni del nuovo millennio (che costruiscono la propria carriera sulla menzogna e sulla disperazione delle persone) proiettato, però, verso il trascendente e con risultati apprezzabili. Il romanzo, a differenza di Cell (2006) o L'Ombra dello Scorpione (1978), non è costruito da una concatenazione di eventi, giostrati dall'azione e dai colpi di scena, in vista di un finale risolutore da considerarsi quale evento a cui fanno capo tutte le premesse fin lì delineate. No, niente di tutto questo. Revival è piuttosto il resoconto della vita del suo protagonista. Così ci viene parlato della sua giovinezza, del rapporto con i familiari e di quello con la terra di origine, della descrizione del primo e unico vero amore (i primi approcci amorosi, il primo rapporto sessuale), della perdita dell'innocenza giovanile sacrificata sull'altare della trasgressione e via a procedere verso l'età adulta, tra alti e bassi, un po' come tutti i comuni mortali. Un modo di narrare, se vogliamo, debordante ma sempre molto scorrevole funzionale a creare quell'atmosfera tale in cui, ne siamo certi, molti lettori finiranno con l'immedesimarsi con il protagonista e, magari, ripensare al proprio passato, ai cari perduti e agli episodi che costellano il vissuto di ognuno di noi. "Era come se la mia fanciullezza fosse ancora lì, quasi invisibile, dietro uno schermo di plastica che si era rigato, offuscato e coperto di polvere con lo scorrere del tempo."
King procede così con uno stile che prevede l'uso massivo dei flashback, dei ricordi, delle rivelazioni sul passato di amici e parenti che permettono, nel corso dei decenni, di chiarire cosa essi abbiano fatto una volta rincontrati a distanza di anni. Un modo di costruire il narrato che consente all'autore di delineare lo sviluppo della società americana, sia intesa a livello sociale che comportamentale, ma anche di mostrare gli effetti dell'anzianità che avanza, l'insorgere delle malattie e dei disturbi psicologici e di tutte quelle problematiche che tendono a sbranare l'entusiasmo giovanile a favore di una maturità che trasforma tutto e tutti in direzione di una rassegnazione che mal si concilia con gli ideali di gioventù. King ritorna spesso su questo punto e lo fa parlando delle tre fasi dell'esistenza di un uomo, dileggiando con ironia l'ultima fase ovvero quella della vecchiaia. Ne deriva un'altissima componente melanconica che colpisce e rattrista il lettore, tale da evidenziare quanto muti il rapporto degli uomini verso la vita nel corso degli anni. Ma nella storia di Jamie Morton, come King premette fin da subito, c'è un c.d. "agente del cambiamento", un qualcuno che trasformerà la sua esistenza in straordinaria, in un qualcosa di proiettato oltre i confini della realtà, oltre la vita e la morte. Un qualcuno che, a distanza di anni, ritornerà a più riprese nella vita del protagonista, vuoi occasionalmente vuoi deliberatamente, tirandolo ora fuori da guai ora gettandocelo come una sorta di corrispettivo da pagare con interessi moratori per il bene dapprima prestato. Questo agente del cambiamento è un reverendo, con l'ossessione per l'elettricità e i grimori (ovvero i libri proibiti). Un uomo dapprima spigliato, alla mano, che poco incarna l'archetipo della guida religiosa propria dell'immaginario collettivo, ma che nel corso degli anni diventerà sempre più cinico ed egoista. Un uomo colto, gentile e premuroso, che smarrisce definitivamente la fede a seguito di un evento tragico in cui perdono la vita la moglie venticinquenne e il piccolo figlio. Niente, dopo questo evento, sarà più uguale per lui. Diventerà, se vogliamo, un vero e proprio eretico che definirà la religione quale "equivalente teologico di un'assicurazione da quattro soldi dove si versano le rate, anno dopo anno, e quando occorrono i proventi per i quali ci si è sacrificati si scopre che la compagnia non esiste e si è stati truffati." Convinto di ciò, l'uomo sostituirà i fari guida della religione e della famiglia con quello della scienza sperimentale. Vivrà solo in funzione della ricerca, non si ricostruirà una vita privata, ma diventerà un moderno mad doctor completamente votato agli studi, più o meno scientifici, in vista di esaudire il suo più grande sogno: rispondere alla domanda che attanaglia dall'alba dei tempi l'uomo ovvero scoprire cosa si celi oltre la morte. Lo stumento attraverso il quale centrare questo ambizioso obiettivo sarà l'energia elettrica. Il reverendo diventerà così una sorta di fenomeno da baraccone, dapprima legato al mondo dei luna park e poi a quello dei guaritori e santoni, riuscendo a salvare una lunga serie di persone, ivi compreso il protagonista, da mali quali la dipendenza da droghe, difficoltà sensoriali e persino tumori. Charles Jacobs, questo il nome dell'ex religioso, dimostrerà la sussistenza di un legame tra l'elettricità e il funzionamento corporeo/cerebrale, facendo regredire e debellare mali giudicati incurabili. Riuscirà in tutto questo, ma a quale prezzo? La sua arroganza e, ahimè, la fiducia di coloro che confideranno nelle sue doti avranno una tremenda condanna, da interpretarsi quale monito, se vogliamo più o meno inconscio, a non sostituirsi al volere divino. "Molti suoi pazienti dopo stanno bene, ma alcuni se ne vanno a zonzo con una bomba a orologeria nella testa." Così afferma Jamie Morton, indagando sulla vita dei pazienti dell'amico reverendo. E' in questo aspetto che risiede la portata fantastica del romanzo, un aspetto che verrà sviluppato nella parte terminale, dopo oltre trecento pagine di lettura prettamente drammatica anziché horror o fantascientifica. Una scelta, quella di confinare il fantastico in coda al testo, che farà storcere la bocca a più di un lettore e che, di fatto, ha fortemente diviso le opinioni sul romanzo tra chi ritiene Revival una delle migliori opere di King e chi, invece, lo ritiene eccessivamente lento e fin troppo diluito. Il sottoscritto si dissocia da entrambe le posizioni, giudicando derivativa (e vedremo il perché) la storia, ma comunque molto interessante per indurre i lettori a effettuare una serie di riflessioni sul passato, presente e futuro della vita di ognuno di loro.

"Sfruttando la folgore come strada verso
l'elettricità segreta e l'elettricità segreta come un varco per la
potestas magna universi, ho intenzione di riportare in vita Mary Fay
e di svelare il segreto nascosto oltre la porta che conduce al regno
della morte" 

King concentra l'orrore nell'epilogo e lo fa omaggiando in modo particolare tre autori: Arthur Machen, Mary Shelley e, a mio avviso, Edgar Allan Poe (che però non viene citato nella dedica di apertura). Dal primo autore, in particolare da Il Grande Dio Pan (1890), arriva, in modo marcatissimo, l'idea degli esperimenti scientifici visti quali mezzi per scardinare il "velo" che separa "l'illusoria realtà dalla vera natura dell'uomo", vera natura che si potrà conoscere solo oltre la porta che divide la vita dalla c.d. morte. Un modo per forzare il mistero bandito all'uomo e che, come effetto delle forze sconosciute ai comuni mortali, determinerà un orrore da cui ci si potrà sottrarre solo con la perdita del senno. Da Mary Shelley e dal suo Frankenstein (1823) arrivano le scene con i fulmini e i lampi, ma anche l'ossessione del mad doctor, che permettono di strappare un cadavere dalla morte e ricondurlo in vita. Ed ecco che, su quest'ultimo aspetto, arriva l'omaggio ad Edgar Allan Poe e al suo La Verità sul Caso Mr Valdemar (1845), in cui un malato terminale concede a un dottore di svolgere un esperimento che gli permetterà di rispondere alle domande che gli saranno poste anche dopo esser morto. Jacobs farà proprio come il protagonista del racconto di Poe, al fine di avere risposte sull'aldilà, ma così facendo fungerà da "portiere" di un varco da cui le forze dell'altrove cercheranno di penetrare per invadere il mondo dei comuni mortali. King chiude così il romanzo con un crescendo di emozioni che fanno di Revival una delle sue opere dotate di un epilogo più vicino a quell'horror che fece la fortuna di riviste quali weird tales.
Un epilogo, tra l'altro molto visionario e cupo, che trasforma il romanzo in un testo, seppur poco esoterico (King mostra anche qua il maggior legame con la realtà fenomenica piuttosto che metafisica), da annoverarsi nel filone trascendente. Un'occasione che permette a King di scaricare le proprie paure legate anche dall'età avanzata (inutile girarci intorno, al procedere degli anni tutti finiamo con l'interrogarci sempre più sul mistero della morte) e di rimarcare la propria posizione conflittuale circa la c.d. religione essoterica, cioè quella rivolta alle masse popolari e di semplicistica impronta, valutata come un qualcosa di menzognero. L'aldilà di King, in una visione che potremmo definire lovecraftiana (imitato in questo da Laird Barron, si legga La Cerimonia, 2015), è un vero e proprio inferno disancorato dai comportamenti tenuti nella vita di tutti i giorni. Non importa esser stati delle santità o degli assassini, l'altrove non tiene conto di questo, non è governato da regole premiali né tiene conto dell'eventuale spiritualità sviluppata nel corso della vita terrena. King, citando il De Vermis Mysteriis, prosegue nel solco scavato da Thomas Ligotti e procede, in un pessimismo cosmico, nel delineare l'uomo quale vittima sacrificale (leggi burattino) in mano a creature insettiformi (nella fattispecie delle formiche di struttura umanoide). "Niente morte, niente luce, niente pace" l'avviso vomitato dalla bocca di una defunta ricondotta a vita. I nostri cari, così come tutti gli uomini che furono, vengono visti quale un'interminabile fila di schiavi, costretti a peregrinare in una landa decripta sotto la volta di un cielo di carta oltre il quale si celano i veri burattinai del circo. "Erano stati durubati dello sciocco miraggio della vita terrena, e invece del regno dei cieli promesso dai sacerdoti di qualsiasi fede, si erano ritrovati ad aspettarli una città defunta con titanici blocchi di pietra sotto un cielo che era a sua volta un telo trasparente". Così King descrive l'umanità interamente dannata per condanna esistenziale. Niente peccato originale e niente libero arbitrio, ma un destino legato alla specie allo stesso modo di una bestia inserita in una catena alimentare più grande di lei. Ecco allora che le religioni, tutte e senza distinzioni, vengon definite delle "colossali e fraudolente compagnie assicurative" a cui gli uomini si affidano nei momenti più bui della loro esistenza, in vista di un miracolo, tutto ciò per restare attaccati all'unica realtà di cui hanno cognizione e all'illusione di essere la creatura prediletta da Dio.

In conclusione possiamo definire Revival un romanzo maturo, attraverso il quale l'autore ripercorre, in chiave letteraria, parte delle proprie esperienze del passato e in cui non si contano gli omaggi sia letterari che musicali. Una grandissima "rimpatriata" intellettuale e personale, se vogliamo, che è stata definita, da un giornalista della Repubblica, quale "il romanzo più personale dell'autore tra incubi, droga e rock 'n roll". Lo stile è scorrevole e la lettura viene agevolata da un'atmosfera di fondo familiare che permette, a ogni lettore, di ricostruire il proprio passato e di immedesimarsi nel protagonista. Cinquecento pagine scarse di romanzo che vengono divorate nell'arco di tre giorni, senza fatiche di sorta e senza pesantezze. Una via come un'altra per ricordare il tempo che fu, quello probabilmente più spassoso legato alla giovinezza, ma anche un modo per guardare oltre il presente, ovvero verso quel traguardo che, purtroppo o per fortuna, accomuna ognuno di noi e che, se nel creato esiste un vero e proprio senso non legato al caso, costituirà la risposta al grande mistero dell'esistenza. King però, preparando al peggio il copioso esercito del mondo della letteratura fantastica, avverte: attenzione alle truffe... Siate pronti al peggio!

STEPHEN KING e la prima copertina
di REVIVAL, romanzo che può conisderarsi
quale tributo dell'autore alla sua seconda passione
ovvero la musica rock.

"Il cervello non invecchia, anche se la nostra visione del mondo può irrigidirsi, e magari tendiamo più a blaterare sui bei tempi andati... I falsi entusiasmi dell'esistenza cominciano ad attenuarsi dopo i cinquanta. Le giornate si accorciano, i doloretti si moltiplicano, l'andatura rallenta, però alcuni vantaggi ci ricompensano del resto. Con la calma arriva una rinnovata considerazione per ciò che abbiamo e la determinazione di sfruttare al meglio gli anni che ancora ci rimangono."