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martedì 12 febbraio 2019

Recensione Narrativa: SATANA E' DONNA di Gualberto Titta (aka Paul Carter)



Autore: Gualberto Titta (meglio conosciuto come Paul Carter).
Genere: Horror.
Anno: 1962.
Edizione: Antonino Cantarella, collana I Racconti di Dracula, N. 30.
Pagine: 100.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Secondo romanzo dato alle stampe per la collana I Racconti di Dracula da Gualberto Titta, che si firma Paul Carter. Abbiamo già analizzato il profilo dell'autore anni fa, in occasione del suo debutto sulla collana di Antonino Cantarella, avvenuto nel 1960 con Le Belle e i Mostri (http://giurista81.blogspot.com/2014/06/recensione-narrativa-le-belle-e-i.html). Titta pubblicherà altri undici romanzi per questa collana, dedicandosi poi a tutt'altro genere.
Satana è Donna è un romanzo che prende le mosse in modo classico, inserendosi in quel sottofilone del genere gotico proprio della seconda metà dell'ottocento, per poi fungere da racconto "anti-fantastico". La trama vede un trentenne, trasferitosi in Inghilterra, fare ritorno nelle Highlands scozzesi per prendere possesso di un possedimento ereditato dallo zio prematuramente defunto e privo di eredi diretti.
Gualberto Titta, un autentico globe trotter che ambientava ogni storia in uno stato diverso da lui stesso frequentato, è molto bravo a ricostruire le ambientazioni e l'atmosfera senza far rimpiangere penne più conosciute. Il romanzo ha un ottimo abbrivio e diventa molto ammiccante sul versante erotico ("Poi, alle sue spalle, chiara, netta, definita in un baluginante alone lattiginoso, una donna. Una bionda, giovane donna, vestita solo delle proprie chiome dorate; a cavallo. Che fosse giovane era evidente dalla sodezza delle forme, dalla slanciata vigoria delle membra, ma non si poteva averne la certezza, perché sotto la fluida onda luminosa dei capelli, orrendo e ripugnante, non c'era che un teschio!"). L'autore riesce con grande piglio a costruire un substrato fatto di leggende, riti satanici, spiriti in cerca di vendetta che ritornano dall'aldilà per compiere la loro missione. Una cornice tuttavia che altro non è che un coacervo di credenze che qualcuno pensa bene di artefare per volgerle a proprio favore. Purtroppo la parte finale non è all'altezza delle aspettative. La componente superstiziosa, fatte di racconti di fantasmi, maledizioni e abazie sconsacrate votate al maligno, finisce per giocare un ruolo fondamentale in una storia che diviene tutto tranne che esoterica. In altre parole, Titta costruisce una parvenza che lascia pensare al fantastico ma poi, come in diversi racconti inseriti nella raccolta Carnacki di William H. Hodgson, si scopre che è in corso una macchinazione per far impazzire l'erede e indurlo al suicidio così da poterne incamerare i beni. I fantasmi non sono altro che immagini diffuse da un proiettore. Le allucinazioni di cui cade vittima il protagonista altro non sono che la conseguenza di alcuni allucinogeni disciolti nel vino. Titta forza un po' la mano e non è sempre credibile. Nell'incontro, durante una tormenta di neve, tra il protagonista e il fantasma della cugina defunta (che è invece l'ex amante dello zio defunto che si finge l'altra), da cui si sente tremendamente attratto fisicamente, le ingenuità non si contano. Si parte dal fatto che il protagonista finisce nel luogo (l'abazia abbandonata) per mero caso, a quello che vuole la femme fatale recarsi in tale luogo nonostante le evidenti difficoltà per spostarsi e l'assoluta incertezza su dove si recherà il protagonista. Il lettore viene portato, con ogni mezzo, a pensare di essere al cospetto del paranormale, anche per effetto di una serie di interessanti disquisizioni sull'anima e il cervello quale organo prediletto come sede delle emozioni, per poi scoprire una maccinazione terrena.
Niente di nuovo al fronte, dunque, seppur ben narrato. Spicca l'ilarità dell'autore, già ampiamente intuita nel precedente romanzo. Titta inserisce alcuni personaggi che sono delle vere e proprie macchiette, sia per impaccio fisico sia per le battute che proferiscono. Ecco subito alcuni esempi: "Ho raccomandato a quelli di More Castle di lasciargli piena libertà, controllata s'intende" dice un personaggio con l'altro che rimarca: "Una specie di regime sovietico... Ognuno è libero di fare quello che piace a chi comanda." Oppure l'espressione "sei vanitoso come il gallo, che crede che il sole si levi per sentirlo cantare."
Lo stile narrativo è fresco, privo di fronzoli, e cadenza un bel ritmo. A livello di contenuto è inferiore a Le Belle e i Mostri e non gode di grande originalità. Peccato per il finale che sembra più indicato per un giallo che per un romanzo del terrore.
Sergio Bissoli, a nostro avviso con ampio credito, lo reputa un capolavoro.

GUALBERTO TITTA

"Ma le passioni e i sentimenti sono forse del corpo oppure dell'anima? Sono dell'anima, giovanotto! Il corpo le serve soltanto! Il corpo è uno schiavo!"

sabato 9 febbraio 2019

Recensione Narrativa: SUDARIO NUZIALE di Frank Graegorius.



Autore: Libero Samale (meglio conosciuto come Frank Graegorius).
Genere: Horror.
Anno: 1964.
Edizione: Antonino Cantarella, collana I Racconti di Dracula, N. 56.
Pagine: 101.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Quarto romanzo pubblicato dal dottor Libero Samale, a firma Frank Graegorius, sulle mitiche pagine de I Racconti di Dracula. Il romanzo esce nel 1964 dopo tre perle della produzione di Samale ovvero I Sussurri delle Streghe (1962), Il Golem (1963) e Nostra Signora Morte (1964). Faranno seguito altre ventiquattro pubblicazioni.
Sudario Nuziale, sottotitolato Ansia, è un romanzo che, pur mantenendo l'impronta squisitamente onirica e il suo continuo giocare tra illusione e realtà tipica della penna di Samale, si discosta dal racconto di stampo folkloristico caro all'autore. Samale plasma una storia che è fatta di duplici contrasti in continua lotta tra loro così da miscelarsi e confondersi, rendendo impalpabile la natura iniziale dell'uno e dell'altro. Dalla lettura emerge la continua lotta tra amore-odio; realtà-sogno; bene-male; follia-normalità; scienza-superstizione; desiderio carnale-desiderio intellettuale. Un conflitto perenne che mina le certezze, le sgretola, le frantuma e lascia nella totale incertezza. Il protagonista, un biologo con qualche scheletro nell'armadio (in senso metaforico del termine), vive un incubo a occhi aperti da cui non riuscirà a destarsi e che, a nostro avviso, simboleggia in chiave simbolica la crisi esistenziale di mezza età. Il rimorso per la morte di un giovane compagno di giochi (ucciso nel corso di una battaglia che rimanda a I Ragazzi di Via Pal, romanzo di Molnar del 1906), ma soprattutto l'abbandono di una fidanzata ormai convinta di aver trovato l'uomo della propria vita, tornano a torturare la quiete notturna. Un abbandono, quest'ultimo, che ha determinato la fine della giovane poi deceduta per i postumi della tubercolosi, ormai svuotata di ogni voglia di vivere.
Il Dottor Kann, questo il nome del protagonista, è un egoista , un uomo che ha sempre anteposto la carriera alla vita privata. "Sei sempre stato un freddo egoista. Non prevedesti però che Martha ti amasse al punto da non riuscire a vivere senza di te. Quando lo sapesti, ti sembrò di impazzire; perché non sei mai stato abbastanza coraggioso da sopportare il rimorso delle tue mascalzonate. Sei un egoista, ma vuoi sempre apparire virtuoso davanti a te stesso." Ecco che vengono plasmati i contorni di un uomo che altro non è che un arrivista che soffoca le emozioni; immagina, fantastica rapporti che non ha poi il coraggio di tramutare in realtà, perché ne teme le responsabilità. Prova un'attrazione smodata per la propria assistente, eppure non le svela i propri sentimenti, non si rivela, sebbene lei non aspetti altro. "Si era imposto la regola di evitare qualsiasi relazione galante con il personale femminile alle sue dipendenze. Voleva evitare che i sentimenti intralciassero il suo lavoro scienitifico." E così snocciola lezioni all'università, tiene convegni, viene invitato a feste con la crema della cittadina e concede consulti illuminanti finché, un bel giorno, non si accorge che le cose importanti nella vita sono altre. Se ne accorge in un modo traumatico, in quella che prende le forme di una vera e propria neuropsicosi da stress. Samale, che era psichiatra, si trova al centro di tutte le sue passioni. La scienza medica con lo studio psicoanalitico da una parte e l'occultismo e l'esoterismo dall'altra. Cerca una commistione che riesce a centrare, dando il là a una delle sue opere più personali, sospese tra realtà e immaginazione. Minato nella salute mentale, il protagonista vive un vero e proprio shock mentale che riporta a galla rimorsi e sensi di colpa, lasciandolo nello sconforto, ma soprattutto senza più una bussola orientativa. Perde ogni controllo e ogni certezza; trema, si dispera, finisce in clinica psichiatrica sottoposto a cure e osservazioni. Tutto vacilla. "Tutta la vita è un equivoco, un'illusione" e pertanto quello che poteva sembrare rilevante è in realtà irrilevante e viceversa. Ecco allora che irrompe la necessità dell'amore, di un qualcuno a cui concedersi, con cui condividere i propri segreti e a cui offrire l'ideale timone di guida nella triste esistenza che vede ogni creatura condannata a morte, unico finale certo che Samale però cerca di sconfessare (lo vedremo dopo). Kann trova questa musa nell'assistente del suo psichiatra, una donna che gli ricorda la fidanzata scomparsa e che, per molti aspetti, si sovrappone proprio a lei, specie nei momenti più intimi. "Sarah, amica mia! Non mi tradire. Ho fede in te e in te sola" rivela al giovane amore che stravede per lui, eppure è impotente alla situazione che sta per travolgere la coppia. Samale traccia così l'evoluzione del personaggio che passa da individualista a un qualcuno che si appoggia sugli altri, che ha bisogno di un aiuto per sottrarsi dalla follia che lo sta per risucchiare. I due si sposano, tentano così di esorcizzare le assurde visioni ipnotiche che scuotono la stabilità mentale del protagonista, che vive esperienze che si ripetono, alla stregua di un loop, senza lasciare traccia nel ricordo di coloro che interagiscono col protagonista quasi che fossero sogni ripetuti in una lunga serie. "Avrebbe fatto meglio a chiedere alla ragazza di sposarlo. Solo mettendo su casa poteva fugare per sempre il timore di quelle crisi d'angoscia acuta" scrive l'autore, a testimonianza di quella che è una vera e propria crisi esistenziale che il protagonista cerca di superare con la via del matrimonio. Niente di più sbagliato.

Su questa sottotraccia psicologica, Samale monta l'apparente storia fantastica che vede al centro delle visioni oniriche del protagonista uno psichiatra dedito alla magia nera. Quest'ultimo, il Dottor Krause, viene definito nel testo un moderno Dottor Fausto (sembra in realtà più un freudiano, che ricorre a stanze contenenti oggetti che hanno la funzione di far emergere traumi dall'inconscio). In realtà si tratta di un mero tramite che funge da collegamento tra il mondo dei vivi e il mondo delle ombre, un immaginifico contesto in cui si aggirano le anime in attesa di ritornare in vita. In questo mondo delle ombre, descrito da Samale con eccezionale potenza evocativa, gli spiriti che hanno avuto nel protagonista la loro causa di morte tramano in attesa di vendetta. Se uno di questi è intenzionato a condurre il protagonista nelle maglie della follia e da questa in quelle della perdizione, l'altro spirito è combattuto da due sentimenti opposti. Quest'ultimo è infatti rappresentato dall'anima della storica fidanzata del protagonista. Pur se defunta, la vecchia fidanzata prova ancora amore verso l'antica fiamma, non a caso riesce a tornare sulla Terra grazie la via della possessione per cercare di vivere quelle emozioni di cui erano impregnati i propri migliori giorni. Si impossessa infatti del corpo dell'assistente del dottor Krause, approfittando di un infarto subita dalla stessa, e ne coglie l'occasione per sedurre il suo antico fidanzato, ormai in balia di una crisi esistenziale. Ray Bradbury, in un suo storico racconto intitolato La Sirena (1951), scriveva che "qualcuno ama sempre qualcosa più di quanto questa qualcosa ami lui. Dopo un po' ti viene voglia di distruggere questa cosa, qualunque sia, in modo che non possa più farti soffrire." L'amore dunque quale sentimento capace di elevare al settimo cielo un uomo (o una donna), ma anche di farlo sprofondare negli abissi della perdizione. E' un po' la situazione che viene a crearsi nella fattispecie se non fosse che il soggetto al centro della vendetta si "rinnamora" della sua vecchia fiamma celata sotto nuove spoglie. "Amore, ce n'è voluto per convincerti!" sussurra la donna, al termine della seduzione. Samale tratteggia i momenti erotici con rara sensibilità, evitando ogni forma di volgarità. Per tale via traccia quella che è una storia di amore dalle forti tinte fosche e cupe, un amore evidentemente maledetto dal fato e per questo impossibile da compiersi. "Questo non è amore, è una malattia mortale! Sarah mi distruggerà!" teme il protagonista che ben presto scoprirà, durante un amplesso, chi si celi davvero nel corpo di Sarah. "Martha! Martha! Tu sei Martha!" griderà, colmo di estasi, trovando conferma nella donna. Ma se da una parte troverà comprensione o, quanto meno, il sentimento d'amore e dunque una volontà di perdono e di salvezza, dall'altra via non vedrà tramutarsi l'odio in un sentimeno positivo. Il secondo spirito, quello del giovane dodicenne morto durante la disputa territoriale, ne determinerà la lunga discesa negli scantinati dell'edificio di proprietà dello psichiatra. E' eloquente il messaggio simbolico e metaforico con cui Samale carica l'evento, dando una parvenza fantastica a un orrore che è più mentale che ultraterreno (la discesa nelle fauci della follia e del delirio), traducendosi nella potenza dei sensi di colpa e nella loro capacità di gettare nella disperazione chi ne è funestato. Il protagonista vedrà svanire l'amore quando questo sembrava esser stato recuperato (Samale regala uno spettacolare e onirico inseguimento, da parte di un pipistrello, in una landa desertica di sale in cui la coppia sprofonda prima di vedersi piovere contro l'uccello notturno). Giunto negli scantinati si troverà al cospetto della propria bara e di quella della sua amata, mentre il cadavere del dodicenne del tempo che fu si desterà dalla propria tomba sotto la forma di un pipistrello assetato di sangue. Samale descrive la componente horror con una maestria unica. "A un tratto, la salma di Paulus, animata da una terribile maledizione, cominciò a impicciolire, a diventare scura e pelosa. Le braccia si trasformarono in ali membranose. Spuntarono grosse orecchie. Si trasformò in vampiro. I suoi occhi fosforescenti conservavano l'espressione di odio protervo. Il vampiro prese il volo e alitò aria gelida e fetida intorno alla testa di Fritz, che lanciò un grido strozzato. L'orrendo mostrò andò ad appendersi sotto una delle lampade, tenendovisi aggrappato con gli artigli."
Gli antichi orrori, sepolti nelle profondità del tempo che fu, tornano a vivere e vampirizzano il protagonista, facendogli compiere il passo definitivo verso il non ritorno, verso una follia incurabile, poiché chi è stato attinto da certi orrori non può più tornare quello che era prima. Il "nostro" si troverà così a subire la fascinazione del male, pur non accettando il suo nuovo stadio nei momenti di riflessione, e a volare nella notte nelle forme di un pipistrello assetato di sangue. La trasformazione in bestia farà emergere i desideri assopiti e castrati, precedentemente piegati a favore delle esigenze di natura civile. E così, ormai libero da ogni freno inibitore, il nostro volerà presso la casa della sua assistente (il vero amore mai dichiarato, peraltro contraccambiato ma solo in segreto per ragioni di timidezza e di ruoli) e ne approfitterà per fare quello che avrebbe sempre voluto fare: possederla carnalmente. "Non riusciva a dormire. Una terribile inquietudine gli impediva di riposare. Udì un lontano latrato, che si trasformò in uggiolio, in ululato... Corse alla finestra, guardò fuori. Il plenilunio inondava la strada, accentuava le ombre, riempiva l'atmosfera d'una luce azzurrina triste e malvagia. La faccia pallida della luna aveva l'aspetto di un cadavere putrefatto. Friz si sentì pervadere di una furia omicida. Dentro di lui l'istinto della violenza; tutto il suo essere diventò brama di sangue, desiderio incoercibile d'affondare i denti nella gola di una fanciulla. Montò in piedi sul davanzale, con le braccia alzate. Nel delirio della follia gli apparve l'immagine di Rosy. Era addormentata nel suo letto coi biondi capelli sparsi sul cuscino e le labbra socchiuse in un sorriso. Friz sentiva che stava sognando di lui. Ghignò e spiccò un salto. Il suo ultimo pensiero fu: «Ecco, adesso mi sfracello sul selciato e la faccio finita.» Ma non si sfracellò. Volava spedito verso la luna piena, avvinto al terribile destino dei vampiri..."

Sudario Nuziale è così un romanzo solo apparentemente horror, una vera e propria caduta nella spirale della follia che genera ansia e angoscia nel lettore. Lo studioso e scrittore Sergio Bissoli l'ha giudicata, a ragione, "la più complessa e raffinata opera di Samale... Una galleria di incubi e di allucinazioni che costituisce una finestra aperta sulle profondità dell'inconscio."
Samale ne approfitta inoltre per condire il tutto con alcuni momenti di valenza esoterica. In prima battuta sposa la tradizione classica dell'antica Grecia, rappresentata dal mito del fiume Lete presso il quale si abbeveravano le anime prima di rinascere all'interno di nuovi corpi, così da cancellare la memoria delle precedenti vite. Traccia infatti l'idea di un'esistenza che non cessa alla semplice morte dell'uomo, ma che si tramanda nei secoli, rinnovandosi di volta in volta (gli spiriti rivelano di aver vissuto molte vite e di attendere di scendere in nuove altre vite). Straordinarie, forse tra le più belle dell'intera produzione dell'autore, le descrizioni del regno delle ombre. Stralci di pittorica letteratura fantastica che confermano, per l'ennesima volta, la poetica macabra dell'autore. "Il lago dei morti sembrava formato dalle lacrime della sterminata moltitudine di uomini, apparsi sulla terra fin dagli albori dei tempi. Una lunga fila di ombre bianche e vagamente luminose avanzava silenziosamente, sfiorando con i piedi ignudi la superficie dell'acqua. Erano fanciulle dal volto esangue, con le mani abbandonate e il sorriso vuoto dei morti. Erano uomini un tempo muscolosi, ma infacchiti da un'indolenza mortale. Sui prati tenebrosi, alcuni personaggi ammantati e silenziosi se ne stavano sdraiati... Sui loro volti c'era il marchio duro della tragedia. In cielo la pallida luna guardava il mondo delle ombre e sembrava dosse stata dipinta sul fondale del Nulla da una mano demoniaca... L'acqua ormai plumbea si frange in sbavature giallastre. In alto masse di vapori si accavallano, formano torrioni minacciosi ed effimeri. Sulla spiaggia piatta e sconfinata indugia il crepuscolo. Qualche pietra a forma di cranio, qua e là, affiora dalla sabbia."
Notevole potenza evocativa, ma anche uno stile che guarda con piacere all'aggettivazione un po' come erano soliti fare gli scrittori della rivista weird tales. Un modo di narrare che potrebbe sembrare ridondante ad alcuni lettori ma che, a nostro avviso, impreziosisce e definisce le visioni onirche di Samale.
Sudario Nuziale è, senza ombra di dubbio, uno dei romanzi più profondi e melanconici dello scrittore, un testo che sintetizza le due componenti della sua anima: la psichiatria e l'occultismo di valenza folkloristica. Due materie, un po' come i vari aspetti che vengono a contrapporsi nel romanzo, in perenne lotta tra loro.

La prima delle due trilogie
pubblicate dalla DAGON PRESS
dedicate ai romanzi di Libero Samale.

"La donna non è mai amica dell'uomo. Sarà sua madre, sua sposa, sua figlia, sua amante o tutte queste cose insieme; ma non sarà mai un'amica per lui. Fra loro due c'è la traccia del serpente."

mercoledì 6 febbraio 2019

Recensione Narrativa: I SUSSURRI DELLE STREGHE di Frank Graegorius



Autore: Libero Samale (meglio conosciuto come Frank Graegorius).
Genere: Horror.
Anno: 1962.
Edizione: Antonino Cantarella, collana I Racconti di Dracula, N. 31.
Pagine: 95.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Quarto volume che leggiamo e recensiamo nato dalla penna del Dottor Libero Samale, trentatreesimo grado del Grande Oriente d'Italia, uscito come primo di una serie di trenta dati sulle stampe della collana I Racconti di Dracula del nobile siciliano Antonino Cantarella.
I Sussurri delle Streghe, presentato quale romanzo di Frank Graegorius (nome di battaglia di Samale), è un classico della produzione nera dell'autore originario di Firenze. Un horror a tutti gli effetti che punta sul mix folklore e onirismo. Samale prende per mano il lettore e lo conduce nell'Irlanda dei primi anni sessanta, in aperta campagna dove ancora si annidano le credenze popolari legate al druidismo e ai riti ancestrali gravitanti attorno al maligno. L'orrore di Samale è un orrore legato alla tradizione, spesso e volentieri cristiana. I Sussurri delle Streghe non si dissocia da questa caratteristica. Un giovane irlandese torna nel paese natio dopo una lunga permanenza a New York e subisce l'impatto magico della sua terra.
Samale porta avanti la storia plasmando un'atmosfera che lambisce i territori onirici e li sovrappone a quelli reali, in una dicotomia che stordisce il protagonista che si trova in difficoltà a discernere tre il reale e il fantastico.
Samale fa riemergere antichi riti blasfemi di fine cinquecento e lo fa con dei personaggi che altro non sono che dei "portali viventi" che fungono da canale di collegamento tra la vita terrena e quella spirituale. L'anima di un'antica strega, intrappolata in un masso che forma un cromlech (una sorta di Stonhenge in piccola scala), grazie a una giovane dotata di straordinari poteri medianici e di un rito condotto da alcuni archeologi inglesi, si libera dal sortilegio che l'aveva intrappolata nel masso e torna a muoversi nel mondo dei vivi. Lo fa soprattutto negli incubi degli abitanti della piccola e immaginifica Rock Glendall, suscitando follia e perdizione in chi ha la sventura di incrociare il proprio cammino con quello della donna. Il ritorno alla luce dell'antico male risveglia anche l'erede dell'uomo che, a fine cinquecento, aveva condotto al rogo la strega. Quest'ultimo vuole riuscire laddove l'erede aveva fallito. Vuole infatti avere un rapporto sessuale con la strega, donna di straordinario fascino e bellezza, che, tuttavia, lo rigetta. "Ti rifiutasti di scaldare il mio letto, ricordi? E ti feci brucare viva! Sfuggisti all'annientamento nascondenti nella rupe; ma ora è tempo che tu esca e mi dia tutto il piacere che mi aspetto da te. Sei mia, Isolda, lo sai?" questo il proclama del folle uomo, contaminato dal male al punto da assumere le vesti del caprone durante il sabba orgiastico finale che precede l'epilogo. Fortissima la componente sessuale, pur se mai volgare, sia da un punto di vista descrittivo sia, soprattutto, da innesco a tutta la storia. Nella fattispecie il mondo occulto e maligno di Samale è legato agli impulsi sessuali.

In mezzo a questa serie di malefici e riti viene a trovarsi il protagonista che, suo malgrado, si trova al centro di un intrigo di desideri amorosi. Soggetto fin troppo materialista, cerca di risolvere il tutto giustificando ogni visione con la scusa dell'allucinazione o della superstizione. Una tecnica di autodifesa dalla follia che non può durare molto e che farà strada alla presa di coscienza. Inoltre finisce con l'innamorarsi, nel giro di poche ore, di tre donne diverse che incarnano,se vogliamo, i tre distinti profili di donna di un'ideale concezione kantiana. Abbiamo la ragazza della porta accanto, di sani principi e integerrima. Poi abbiamo la ragazza maledetta e disinibita, che pratica la stregoneria ma che ama così tanto il suo uomo da sacrificare la propria vita in suo favore. Infine abbiamo la strega femme fatale, quella che infuoca l'animo e fa impazzire il cuore al semplice contatto visivo. Una bellezza mortale che persegue il suo fine seduttivo con atteggiamento dominante.
Samale plasma tutto con un'eccezionale capacità evocativa. Il punto di forza dell'opera non è nell'intreccio, ma sono le capacità descrittive dell'autore così bravo da rendere onirico il romanzo dall'inizio alla fine. Straordinario nelle minacciose descrizioni ambientali, ma anche nei continui inserti erotici che corredono il testo. Samale ha un vero culto della donna, lo si percepisce. I balletti dei suoi personaggi femminili sono ipnotici, indeboliscano la ragione e risvegliano l'istinto animale, quello incontrollabile, quello dominato dall'istinto. "Ti considero una strega, nel senso che mi affascini come nessuna donna è mai riuscita a fare. Penso che tu mi abbia fatto la malia" confessa il protagonista alla seconda delle donne sopramenzionate, un bellissima giovane un tempo sua compagna di giochi e ora invisa al popolo che la crede, a ragione, una megera.
Alla fine, complice il sacrificio di una delle tre amanti, il bene trionferà e il protagonista sceglierà la via della ragazza pura, ma sarà poi proprio così...? Manco a dirlo. A volte il richiamo del proibito, del blasfemo e della perversione è troppo forte per essere rigettato. Entrato in possesso del rito da seguire per risvegliare la strega, nel frattempo di nuovo intrappolata nel masso di partenza, il "nostro" inizia a essere consumato da una tremenda e incofessabile tentazione. La vita gli ha concesso tutto. Ha una donna che lo ama, ha la tranquillità e la prospettiva di una vita felice, eppure... c'è qualcosa che ha conosciuto, qualcosa che ha intravisto e gli ha toccato corde emotive che nessun altra cosa ha saputo rianimare alla stregua di un uomo che ha conosciuto la potenza illusoria della cocaina e ora non può più placare il desiderio di quella sensazione di onnipotenza provata in quel primo assaggio. "Katryb mi sta chiamando, pronta a donarsi come un fiore all'azzurro del cielo... Isolda, dalle tenebre mi chiama, pronta a bruciare  con me sul rogo dell'amore perverso. Che faro? Quale sarà la mia scelta?" Già il solo fatto di permettere al dubbio di insinuarsi nella mente, di consentire, seppur per un attimo, di formulare un'idea tanto distruttiva da esser presa in considerazione, ci porta a risolvere il quesito per conto del protagonista che non vuole accettare quella che sarà la sua scelta. Il fascino del male e del proibito sono seduzioni troppo forti per non lasciarsi abbandonare nella voragine che conduce alla perdizione definitiva.

Samale tratteggia momenti di eccezionale quanto sinistra bellezza. Inventa poco sotto il profilo dell'intreccio, voli di streghe, creature vampirizzate, caproni che condudono riti sabbatici, ma è estremamente potente nel narrare. Un Algernon Blackwood delle nostre latitudini, che scrive con una poetica tradotta in prosa e con un linguaggio consono a un pubblico delle edicole. Purtroppo viene penalizzato dalla natura dei lettori a cui erano dirette le opere, dal dover giostrare con quel taglio da feuilleton votato al pulp che andava per la maggiore nell'underground del secondo dopoguerra. Nonostante ciò riesce a impreziosire il testo con alcuni spunti filosofici incentrati su una critica dei tempi moderni in difesa delle tradizioni. "Penso che l'uomo, travolto oggi da un'ondata di meschino materialismo, abbia bisogno di qualche testimonianza che lo induca a pensare al proprio destino dopo la morte, dato che la morte non è che un passaggio da uno stato di esistenza a un altro." Ecco che l'uomo irlandese, ancora legato alle tradizioni e non ottenebrato dalla frenesia della vita di città, viene definito possessore di una capacità smaritta dagli altri uomini ovvero quella di "possedere un orecchio interno con cui socchiudere uno spiraglio sul mondo invisibile." Dalla lettura del testo si evince infatti che ci sono due realtà in gioco. Quella percebile dai cinque sensi e quella che si cela oltre e che si sviluppa in parallelo, una realtà in cui si muovono gli spiriti. Ma nel ventesimo secolo il mondo è cambiato e anche il diavolo ha modificato i suoi piani. Il presunto sviluppo sociale e la cultura, che dunque vengono caricate di un'accezione negativa, hanno portato l'uomo moderno a deridere quanto raccontato dai vecchi. Il diavolo non fa più paura e così viene accettato, accolto nella propria vita, eletto indirettamente a Dio a cui rivolgere le proprie richieste e a cui prostrarsi. Il dio che concede il successo, offre potere, soldi e donne. "Il diavolo si è insinuato nella vostra politica, nella vostra scienza, nella vostra vita di ogni giorno. Un tempo questo non era possibile, perché la gente viveva nel timor di Dio. Gli indemoniati, gli ossessi, altro non erano che esseri in lotta contro Satana. Oggi no. La gente accetta i demoni e li accarezza, fornendo loro le armi della cultura e del pensiero. I demoni, oggi, stanno fra la gente per bene, e non succhiano più sangue, preferiscono sottrarre all'uomo la volontà, il pensiero, il sentimento, la gioia, la forza vitale e ne restano che delle povere larve umane , dei cadaveri ambulanti." Difficile sconfessare Samale che, in fatto di uomini e di occultismo, ne sapeva ben lunga.

Il romanzo è stato raccolto nell'ottobre del 2010 dalla Dagon Press in un volume composto da un trittico di romanzi di Frank Graegorius che hanno aperto il là, grazie alla collaborazione di Sergio Bissoli (grande cultore della collana e dell'autore), alla riscoperta di tutta una serie di autori italiani che hanno fatto la fortuna de I Racconti di Dracula e che erano finiti nell'oblio al decorrere degli anni.

In definitiva è un romanzo non eccelso sul versante contenutistico, ma notevole sotto quello descrittivo e per quanto riguardano le atmosfere. Libero Samale, magari non era un asso nella costruzione di soggetti elaborati capaci di dettare nuove vie, ma era un grande poeta del macabro, un giudizio questo che è innegabile e sotto gli occhi di tutti. Lunga vita, nel ricordo, al grande maestro.

LIBERO SAMALE
in arte FRANK GRAEGORIUS.

"Ogni irlandese considera il corpo una prigione e la sua anima tenta di aprirsi delle feritoie per gettare uno sguardo sull'invisibile mondo del soprannaturale, verso il quale sente una struggente nostalgia."