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sabato 26 agosto 2017

Recensione Narrativa: LA CITTA' VAMPIRA di Paul Feval.



Autore: Paul Feval.
Genere: Horror.
Titolo originaleLa Ville Vampire.
Anno: 1867.
Edizioni: Mondadori, Collana Urania Horror, n.13.
Pagine: 126.
Prezzo: 9,90 euro.

A cura di Matteo Mancini.
Raro prodotto tradotto in lingua italiana della sterminata produzione firmata Paul Feval (si parla di qualcosa come 200 opere). Autore di straordinario successo in patria nel primo ottocento, svalutato poi nel novecento da un atteggiamento di disinteresse generale. Ex avvocato, poi banchiere poco convinto e infine scrittore di fueilleton con predilezione per il romanzo d'avventura e l'azione. Paul Feval, classe 1817, è anche stato uno dei precursori della narrativa fantastica francese e non solo di essa. Contemporaneo di Gerarad de Nerval e di Merimee, dieci anni più vecchio di Jules Verne, ha il merito di anticipare alcuni temi e alcuni soggetti che staranno alla base della narrativa popolare a seguire. Anticipa un personaggio alla Zorro con Le Loup Blanc (1843), orchestra un romanzo fiume a sfondo poliziesco dal titolo I Misteri di Londra (1843) e confeziona uno dei primi thriller della storia della letteratura con un delinquente protagonista che fungerà da ispirazione per il "nostro" Diabolik: Jean Diable (1862).

Tra i vari temi toccati, Feval si interessa anche di narrativa fantastica concentrando la propria attenzione su due argomenti: il vampiro e le organizzazioni segrete (al punto che qualcuno per spiegare la morte di Kennedy dirà: "Non perdete tempo a leggere i giornali. Leggete Feval"). Sulla scia de Il Vampiro (1819) di John Polidori, è tra i primi a mettere in scena in narrativa i vampiri, anticipa in questo pure John Sheridan Le Fanu e il suo celebre Carmilla (1872). E' di Feval, infatti, la prima vampira donna col romanzo La Vampira (1865), preceduto da Il Cavaliere delle Tenebre (1860) che esce trentasette anni prima di Dracula.  Si tratta quindi di un passaggio obbligatorio per i fan di questa figura archetipica che da secoli funesta le notti dei maggiormente impressionabili. Nonostante l'indubbia importanza storica, il nome Feval viene del tutto omesso da volumi come Guida alla Letteratura Horror dell'Odoya o dal Dizionario dell'Orrore di Pilo. Ne fa invece cenno la splendida guida Maestri della Letteratura Fantastica della Edipem, ma solo perché si tratta di un volume francese. Tale mancanza è giustificata dal disinteresse dell'editoria italiana che solo di recente si è accorta di questo autore. Le opere di Feval in italiano sono rare, per giunta lo scrittore, originario di Rennes, è caduto nell'oblio anche in Francia per effetto dei cattivi investimenti e di una lenta ma graduale pazzia che lo ha portato a rinchiudersi in un convento di frati a distruggere le opere non in linea con il credo cattolico a cui ha aderito poco prima di morire. Un destino quest'ultimo comune al più famoso Huysmans.


L'autore Paul Feval.

La Città Vampira è il capitolo di chiusura, pensiamo di poter dire, della trilogia di Feval dedicata alla figura del vampiro. Si tratta di un romanzo breve, appena 120 pagine, che risente in parte degli anni e allo stesso tempo si presenta come moderno con punte oniriche piuttoso rare per il periodo. Scritto nel 1867 (probabilmente revisionato nel 1875 con il taglio di alcune parti), ingloba al suo interno svariati generi proprio come il vampiro Otto Goetzi farà con le sue vittime. Feval ha un approccio farsesco, mi verrebbe da dire grottesco. I personaggi sono sopra le righe, si esprimono in maniera poco consona a un racconto del terrore e hanno quel che di fracassone che poi si trasmette all'intera opera. Claudia Salvadori, in prefazione, parla addirittura di parodia del romanzo gotico. A mio avviso sarebbe più giusto parlare di satira sugli usi e costumi di inglesi, irlandesi e olandesi. L'autore si diverte a estremizzare le caratteristiche degli abitanti di queste nazioni, dileggia gli inglesi presentandoli, da francese, alla stregua della massima ispirazione della nobiltà e della perfezione umana.

Feval fonde in un'unica opera il romanzo gotico, rappresentato dal canovaccio dell'eroina che si lancia in soccorso dell'amico fraterno per far sì che i cattivoni di turno non facciano venire meno il matrimonio dallo stesso organizzato, con l'avventura da intrattenimento miscelata a un orrore che ha delle punte di grande originalità. Lo scontro finale, all'interno di un castello, è il collegamento più evidente alla narrativa lanciata da Horace Walpole, con fantasmi, catene e complotti più o meno terrestri. L'esperimento viene reso gustoso dalla presenza di Ann Radcliffe, madrina del romanzo gotico, quale protagonista diretta della storia. Feval immagina infatti che l'estro narrativo della futura scrittrice derivi da un'esperienza paranormale che l'ha vista coinvolta. Gli ingredienti ci sono, tuttavia l'intreccio, che assume presto i contenuti di un giallo con storie nella storia e continui colpi di scena, procede tra alti e bassi. La trovata metanarrativa è un importante quanto raro valore aggiunto (per l'epoca), purtroppo però il racconto ha una prima parte pesante (che sarà ripresa in parte da Stoker), sullo stile del romanzo rosa epistolare. Pecca inoltre di una certa ripetitività, al fine forse di rendere chiari i fatti e gli intrecci. Il racconto viene narrato da una persona centenaria che rivela esserle stato raccontato dalla Radcliffe in persona e si apre con quest'ultima, prossima a sposarsi, che legge le lettere di un amico fraterno e della sua promessa sposa che dovranno congiungersi in matrimonio lo stesso giorno in cui la stessa Radcliffe dovrà convolare a nozze. Lo snodo che innesca la storia è il rapimento della promessa sposa dell'amico della Radcliffe, giustificato da ragioni di eredità e di denaro. La "nostra" eroina, seguita dal fedele servitore, deciderà di lanciarsi all'inseguimento di coloro che hanno orchestrato il rapimento e scoprirà che questi ultimi, il padre della ragazza (un conte) e la precettrice della stessa, si sono avvalsi di un losco individuo che in realtà è un vampiro e che intendono incamerare le ricchezze di cui la giovane è divenuta erede.

Al di là del soggetto, La Città Vampira e, più in generale, l'opera di Feval è interessante materia di studio poiché qua poteva cristallizzarsi la figura del succhiasangue per antonomasia. Feval infatti indica le caratteristiche e i poteri dei (suoi) vampiri. Stoker rivedrà il tutto in modo massiccio e si dovrà a lui la figura che oggi caratterizza l'immaginario collettivo. I vampiri di Feval hanno la caratteristica di esser accompagnati da una fluorescenza verde, sono originari della Serbia, e riescono a contenere in sé le proprie vittime con la possibilità, all'occorrenza, di farle uscire dal proprio corpo (in una nuova forma rispetto all'originaria, comprendente anche quella animale) fino al punto di sdoppiarsi. Chi viene vampirizzato diviene a sua volta vampiro ma non è una creatura libera. Diviene infatti una sorta di proiezione del vampiro originario che ha la possibilità di richiamare il proprio servitore e di annetterlo a sé stesso. La morte del vampiro principale determina la morte di tutte le altre forme, salvo scollegamento di particolari nervi contenuti all'interno dello stesso. I vampiri di Feval succhiano il sangue non per effetto dei canini allungati, ma per via di una lingua appuntita tramite la quale perforano la carne delle vittime. Come per Stoker, prediligono sangue di vergini. Non viene fatto cenno all'uso di rimedi quale agli, crocefissi o paletti di frassino, l'unica cosa che li fa morire è l'estirpazione del cuore e la successiva cottura dello stesso sulla brace oltre che al gettito della cenere di vampiri defunti (provoca delle vere e proprie esplosioni!?).

A rendere meritevole di lettura e di riscoperta questo romanzo è la parte centrale in cui i protagonisti si recano nella città dei vampiri: Selene. Siamo in Serbia, poco dopo Zemun (periferia di Belgrado). Feval regala una perla onirica che teme pochi confronti per l'epoca. Descrive una realtà oscura, impenetrabile dalla luce (anche a mezzogiorno), quasi parallela alla nostra, dove i protagonisti si addentrano e in cui vi è un'ora in cui tutto tace e nulla si muove (l'ora del riposo). A Selene sono presenti le tombe di tutti i vampiri del mondo e queste, a seconda dell'importanza del vampiro, hanno strutture di templi o di palazzi. All'interno di ogni tomba riposa il vampiro di casa. La città vampira è una metropoli di tombe imponenti, ornate di sculture e rifiniture capaci di animarsi al momento opportuno. Feval narra con dovizia di particolari i vari quartieri di questa città e fa schizzare la tensione, nonostate i personaggi siano guasconi e tamarri, ai limiti della macchietta.

Purtroppo l'epilogo non è all'altezza di questa parte. Si torna di nuovo dalle parti del gotico di primo ottecento, con un doppio finale che risente degli anni e che si regge su una soluzione, ai giorni nostri, trita e ritrita.

Nell'estate del 2017 Giuseppe Lippi ha deciso comunque di includere il romanzo all'interno del numero 13 di Urania Horror intitolato Cerimonie Nere, che comprende anche l'antologia Il Villaggio Nero di Grabinski e il romanzo La Cerimonia di Laird Barron, rendendo così fruibile La Città Vampira al grande pubblico. Così come accennato da alcuni lettori della recensione, il testo era già stato pubblicato nell'antologia della Feltrinelli intitolata I Vampiri tra Noi (1960)..

In conclusione si tratta di una buona occasione per conoscere questo importante autore francese, ma soprattutto per comprendere, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come la figura del vampiro non sia frutto di un'ideazione di Bram Stoker ma che, al di là delle preesistenti leggende folkloristiche, era già stata trattata e caratterizzata da altri autori. Feval è forse il meno reclamizzato tra questi, ma è stato di sicuro letto dai vari Le Fanu e Bram Stoker al punto da poter esser considerato un autore centrale per lo sviluppo e l'evoluzione della figura del vampiro.



"E' più che certo che il miglior rimedio contro il vampiro sia la cenere di vampiro."

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