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sabato 5 novembre 2016

Recensione Narrativa: L'UOMO IN FUGA di Stephen King alias Richard Bachman.




Autore: Stephen King (con pseudonimo di Richard Bachman).
Titolo Originale: The Running Man.
Anno: 1982.
Genere: Fantascienza Distopica.
Editore: Oscar Mondadori.
Pagine: 192.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Richard Bachman torna, dopo La Lunga Marcia (in Italia uscito però successivamente), sul tema dei reality show incentrati su giochi in cui i partecipanti metton in vendita la propria vita, sperando in premi finali esilaranti, per accettare sfide equivalenti a un suicidio. A differenza del precedente romanzo, Bachman, alias Stephen King, caratterizza nei dettagli il contesto generale in cui si sviluppa la storia, ma paga molto sul piano dell'originalità. The Running Man, uscito negli Stati Uniti nel 1982 (due anni in anticipo rispetto alla versione pubblicata in Italia nella collana Urania), deve moltissimo a Robert Sheckley (in particolare il racconto La Settima Vittima), da cui si riprende l'intera idea di fondo (la legalizzazione dell'omicidio per finalità di spettacolo televisivo, con concorrente, che si muove libero per la città, braccato alla stregua di un condannato su cui pende una taglia messa in palio dagli organzizatori del gioco). Occorre dar atto che lo stesso Sheckley, forse a seguito anche dei successi di King, tornerà sulla tematica facendo uscire, tra il 1987 e il 1988, Vittime a Premio (1987) e Stagione di Caccia (1988).
Dunque un secondo romanzo, nella carriera di King, che gioca sulla sete di sangue delle masse e sulla morte altrui come fonte di soddisfazione e di gioia, magari di scommesse e pure di guadagno. Qua però i fatti vengon distorti, manipolati, in favore di una visione, filtrata dalla televisione, totalmente difforme dalla realà e irrispettosa di ogni regola "sportiva". Se ne La Lunga Marcia vi era, pur nella sua brutalità, un certo valore etico e di rispetto (anche se malato) per i partecipanti (visti alla stregua di eroi, sia da parte del pubblico che dell'organizzatore della corsa), qua ogni valore positivo viene spazzato via. King ha una visione molto più pessimista e cupa, fonte di sviluppo di quello che è stato il suo primo romanzo (appunto La Lunga Marcia e non Carrie, che vanta tale primato solo per esser stato pubblicato per primo). Si può così parlare, nella fattispecie, di un vero e proprio romanzo fantascientifico distopico. Dunque un forte legame tra La Lunga Marcia e L'Uomo in Fuga che ha portato, nel 1986, la Mondadori a far uscire in un volume unico, intitolato I Libri di Bachman, i due romanzi.

Una copertina dell'edizione Americana.

Veniamo però a delineare la storia. Ci troviamo negli Stati Uniti del 2025, in un'epoca totalmente dominata dalle reti televisive che hanno soppiantato l'informazione cartacea sia dei libri che dei giornali. Solo in pochissimi accedono alle biblioteche e l'ignoranza trova terreno fertile. In un passaggio l'autore scrive: "I libri venivano guardati con sospetto, specialmente se si leggeva qualcuno che veniva da oltre il Canale. Le riviste porno erano più sicure." Ecco che allora dominano trasmissioni, prive di ogni forma di etica, dove i concorrenti, rigorosamente consenzienti (anche per ragioni di gravi difficoltà economiche), decidono di partecipare a rischio della propria vita sperando di incamerare i soldi dei premi. Uno di questi spettacoli, organizzati e diretti dalla "Commissione Giochi", è il Running Man, una sorta di caccia al ladro che si chiude con la morte del partecipante o con la vittoria di quest'ultimo (evenienza mai verificatesi) nel caso riesca a sopravvivere per 30 giorni e a mandare dei cortometraggi. Così vien definito da un candidato ai giochi: "Credo che ci abbiano riservato ai giochi più ricchi. Quelli dove non si limitano a mandarti all'ospedale con un infarto, o a cavarti un occhio, o a tagliarti un braccio o due. Quelli dove ti ammazzano. I programmi di massimo gradimento." Un programma studiato per liberarsi di sovversivi potenziali, che invita alla violenza e alla spettacolarizzazione della morte, promettendo paccate di soldi che aumentano in funzione dei giorni in cui il partecipante riesce a restare vivo e in funzione di quanti poliziotti o cacciatori riesca a uccidere, a condizione di inviare una serie di riprese con videocamera da recapitare, a scadenze predeterminate, alla trasmissione che, puntualmente, le manda in onda modificando audio e sistemando il tutto per ritorcerlo contro il partecipante.
Un gioco abominevole, orchestrato con presentazioni, fotografie e informazioni distorte per dipingere i partecipanti alla stregua di delinquenti nocivi per la società, costringendo gli stessi a nascondersi come topi per le vie cittadine braccati dalla polizia e dai c.d. cacciatori (dei delinquenti legalizzati assimilabili ai cacciatori di taglie del far west) e da chiunque che, sotto la promessa di denaro messo in palio dalla Commissione Giochi, decida di darsi all'azione.
Il protagonista è un giovane di circa trent'anni, Ben Richards, che sceglie di candidarsi per un gioco organizzato dalla Rete per racimolare i soldi necessari per curare la figlia (affetta da polmonite) e liberare la moglie dall'assillo della prostituzione. Ci troviamo infatti in una società dove il livello tra ricchi e poveri si è sbilanciato in modo importante e dove l'inquinamento atmosferico piega in modo indegno i secondi sprovvisti dei sistemi per difendersi (peraltro tutt'altro che costosi) e tenuti nella perfetta ignoranza.
Dopo esser sottoposto a una lunga serie di esami, sia psichici che fisici, Richards viene scelto per il Running Man. Questa la spiegazione che gli viene fornita: "Le informazioni su di voi e i risultati dei test dicono che siete un tipo intelligente" gli spiega Dan Killian, uno degli organizzatori. "Siete stato sospeso due volte per aver mancato rispetto all'autorità... Mi risulta che abbiate definito il governatore bifolco figlio di puttana... Licenziato sei volte, per insubordinazione, insulti ai superiori, critiche ingiuriose all'autorità... Siete considerato un antiautoritario e antisociale. Socialmente, un deviante. Ciononostante non siete implicato in niente... Uno degli psicologi riferisce che avete anche un grado elevato e inseplicabile d'ilarità." King tratteggia così un personaggio, per farsi capire, alla Jena Plissken de 1997 Fuga da New York (film che viene ricordato anche per le descrizioni di certi quartieri). Dunque un soggetto dotato di una fortissima ironia nera, senza peli sulla lingua e di grande azione. Per definirlo in una parola è un vero e proprio "Tamarro", spacconissimo che cerca soluzioni impossibili come poi testimonierà lo spettacolare e, purtroppo, profetico finale.

La bellissima copertina della prima edizione
uscita in Italia.

In fuga per le città di svariati stati della nazione, Richards riesce a ottenere l'aiuto di alcuni rivoltosi dei ceti più bassi che lo informano delle malefatte del governo e di come questo tenga nell'ignoranza i ceti più poveri. In particolare, Richards si fa promotore di una campagna di sensibilizzazione per contrastare la gestione dell'inquinamento, ma ogni tentativo sarà destinato a fallire poiché i suoi video verranno doppiati da un imitatore con messagi di violenza a danno della polizia e col pubblico idiota che non farà alcun tentativo di decriptare quanto riferito dai labbiali di Richards, preferendo ascoltare (passivamente) ciò che vien loro propinato. Dunque una caratterizzazione, ancora una volta, di una società popolata da "polli di allevamento", incapace di discernere la realtà da quanto vien fatto credere da chi gestisce il potere, neppure quando sarebbe facile comprendere guardando semplicemente ciò che ci circonda senza ascoltare quanto affermato dagli altri (i c.d. autorevoli). E' il tema della tanto famosa manipolazione mass-mediatica di cui tutt'oggi, a distanza di oltre trentacinque anni, ancora si parla. King ci va giù peso, forse perché  inconsciamente "protetto" dallo pseudonimo Bachman: "La politica è una faccenda per imbecilli creduloni, o per gente con troppo tempo e troppi soldi, come quei fottuti studenti universitari, con i loro vestiti alla moda e i loro complessi neo-rock".

Romanzo dunque di azione pura, forse il più Action nella produzione di King, che scorre velocissimo e con pochi fronzoli. La lettura è spassosa e anche divertente, grazie alla caratterizzazione tipicamente cinematografica di Richards. Purtroppo il libro è penalizzato dal fatto che King scopiazza il soggetto da Sheckley, quando all'idea di base che sottende al progetto, e questo non può certo portare il romanzo a essere elevato a testo di riferimento per la tematica trattata. Premesso questo, si tratta comunque di un bellissimo action-movie che ho un po' rivalutato a distanza di anni dalla mia prima lettura. Eccezionale il finale, non voglio anticipare niente per non rovinare la lettura. Vi posso assicurare che quando lo leggerete resterete a bocca aperta per quanto si sia rivelato profetico (ricordate le copertine delle due edizioni Mondadori sopra pubblicate ovvero la prima assoluta dell'Urania del 1984 e la prima degli Oscar che vedete a inizio recensione).

Uno scatto rubato alla versione cinematografica
uscita nel 1987.

Un racconto dunque onesto, appassionato, a mio avviso poco kinghiano. Perfetto per una trasposizione cinematografica che però, per motivi poco chiari, non c'è mai stata sebbene sia uscito un film con Schwarzenegger (perfetto per il ruolo), intitolato RUNNING MAN, e con alcuni personaggi del libro (su tutti Ben Richards e Killian). Il film è totalmente diverso rispetto al romanzo, lo potremmo giustamente definire liberamente ispirato (credo disconosciuto da King stesso). Viene ripreso il tema della manipolazione mass mediatica e quello della caccia ai partecipanti (nel film però solo a cura di "soggetti autorizziati" e all'interno di un percorso chiuso piuttosto che nelle vie urbane), tutto il resto è diverso, a partire dalla caratterizzazione del protagonista (nel film è un detenuto, ex militare, ingiustamente incastrato e costretto a giocare) per proseguire con lo sviluppo della storia (tutto diverso) e per chiudere col finale (assai più political correct e in linea con la figura dell'eroe hollywoodiano anziché di quello sovversivo). Proprio sull'epilogo gli sceneggiatori del film regalano una mezza citazione al finale de La Lunga Marcia. Vediamo e sentiamo tutto il pubblico che inneggia, pronunciando il nome del protagonista che può così abbracciare la sua amata da netto trionfatore (finale che potrebbe essere proprio quello criptico de La Lunga Marcia ovvero che ad attendere il protagonista, insieme al maggiore, potrebbe esserci proprio la fidanzata). Una pellicola questa, uscita nel 1987, con cui si è voluto, non so quanto volontariamente, fondere le tematiche del romanzo alla sceneggiatura del film I Guerrieri dell'Anno 2072 (1984) di Lucio Fulci.

Lettura quindi da non perdere per gli amanti degli Action movie cinematografici con la A maiuscola ovvero quelli alla Carpenter o alla Romero, cioè quelle storie che nascondono, sotto il mantello offerto dal sottogenere della fantascienza distopica, una natura sovversiva tesa a evidenziare possibili conseguenze da certe abitudini e situazioni che si riscontrano nelle gestione degli aspetti della vita quotidiana.

FINITA DI SCRIVERE (ALLORO) ORE 13.00 del 8.11.2016.

Sperando che LA ZONA MORTA non abbia
un finale altrettanto profetico come quello de
RUNNING MAN,
King riceve il premio dal THE PRESIDENT.

Taxista: "Avete proprio dei bei coglioni, voi. Ve lo dico io. Davvero, vi ammazzeranno, lo sapete? Vi faranno secco. Dovete proprio avere dei bei coglioni".
Richards: "Esatto. Ne ho due. Proprio come voi."
Taxista: "Ne ha due...! Buona questa, fantastica!"

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