Autore: J. H. Rosny ainé.
Anno: 1895-1923.
Genere: Horror/Fantastico.
Editore: Edizioni Hypnos, 2020.
Collana: Impronte.
Pagine: 230.
Prezzo: 15,90 euro.
Commento Matteo Mancini.
Uscito
nell'ottobre del 2020, La
Giovane Vampira e altri Misteri costituisce
il giusto tributo a un autore clamorosamente ignorato da molti
saggisti italiani. J. H. Rosny ainé, pseudonimo del belga
naturalizzato francese Joseph-Henri Boex, trova la sua giusta
dimensione grazie alla Hypnos Edizioni e al lavoro della curatrice e
traduttrice candidata al Premio
Italia 2021 Elena
Furlan.
L'AUTORE
Scrittore
in auge sul finire dell'ottocento e in opera fino agli anni quaranta,
con oltre cinquanta pubblicazioni all'attivo, Rosny ainé, ovvero “il
vecchio” per differenziarsi dal fratello che si firmava J.H Rosny
con l'aggettivo jeune (“il giovane”), è stato definito in
Francia “il
fondatore della fantascienza moderna”
e valutato, da alcuni, superiore persino a Jules Verne.
Cresciuto sotto gli insegnamenti di Emile Zola e della corrente del
naturalismo, modificò a poco a poco la propria impostazione in vista
di un fantastico, anticipatore di quel weird che avrebbe poi preso
campo negli Stati Uniti, che prese il nome di merveilleux scientifique. Rosny ricorre alla scienza per cercare di sciogliere gli enigmi di un soprannaturale accettato e studiato dai suoi personaggi, compresi medici e scienziati, perché in esso si celano possibilità di progresso. "Ci furono uomini e donne che seppero guarire non con l'aiuto di formule e semplici, ma per non so quale divinazione sottile e quale uso geniale delle forze minuscole che i nostri fisiologi cominciano appena a sospettare." Autore molto pragmatico e, al contempo, di mentalità aperta, capace di immedesimarsi nel diverso fino a calarsi nei panni del mostro che diviene da nemico da combattere a vittima da comprendere e metabolizzare in vista di un'accettazione che non ammette confini. Rosny ha una visione dell'uomo quale essere arrogante che pretende di avere tutto sotto controllo, quando invece è una mera pedina di un "gioco" molto più grande di lui. I sensi umani sono limitati, ciò che si vede non è l'effettiva integralità di quanto davvero ci circonda, ma solo una risultanza parziale. Rosny intuisce l'esistenza di più piani di realtà, popolati da esseri che talvolta riescono a entrare in relazione con l'uomo (si veda La Jeune Vampire) e talaltra non sono compatibili a esso (risultando invisibili) pur coesistendo su un medesimo piano esistenziale (così in Un Autre Monde). L'autore sembra tuttavia essere interessato alla compenetrazione tra l'uomo e gli esseri dell'altrove, un'impostazione che sembra derivare da Arthur Machen (si veda The Great God Pan, 1895, o The Green Round, 1933) volgendo però il tutto dal pessimismo all'ottimismo. Le relazioni interrazziali del francese generano "mostri buoni", che cercano di accettare sé stessi, conquistare l'amore dell'uomo e, al tempo stesso, farsi comprendere dalla scienza. Così avviene ne La Jeune Vampire (1911), ma anche in Un Autre Monde (1898) o ne L'Enfant de la Naiade (1904). Le creature dell'altrove non sono malefiche, sono semplicementi altri esseri. Non sempre Rosny è chiaro nel portarle in scena. Spesso l'interferenza avviene senza che sia presentata solida giustificazione, aspetto che pare essere un limite di gestione dell'autore. Ne La Jeune Vampire si assiste a una sorta di possessione spirituale per mano di un essere, proveniente da un mondo di dolore, che si ritrova nel corpo della protagonista dopo che questa era stata dichiarata morta, riportando così in vita il corpo con il nuovo vezzo di suggere sangue alla maniera di una sanguisuga e un pallido colorito sul volto. "Non sono cattiva, sono disgraziata" rivela la vampiressa, costretta a nutrirsi col sangue umano per non morire. Così come lo spirito è penetrato all'interno del corpo, però, alla stessa maniera ritorna nella sua dimensione, gettando nella confusione la giovane donna, di nuova tornata all'interno del proprio corpo, e lasciando il tutto in sospeso tra paranormale e delirio psichico. Interessante anche l'atteggiamento di coloro che si trovano alle prese con la vampiressa. Questi, infatti, non cercano di uccidere l'essere o di liberare il corpo, non giudicano la vampiressa e non cadono vittima delle superstizioni, anzi accettano l'evento come dato di fatto e cercano di prestare soccorso e studiare il fenomeno per comprendere i misteri.
In Un Autre Monde l'insorgere del paranormale resta misterioso anche per il protagonista, che nasce diverso rispetto a tutti gli uomini, con la sua pelle violetta e gli occhi così neri da offrire agli interlocutori la sensazione di essere alle prese con un cieco. Più veloce nel pensare e nel muoversi, eppure impacciato e indaffarato nel parlare e nello scrivere, l'essere si ritrova capace di vedere in modo diverso al punto da intravedere un mondo altro popolato da strane creature immateriali e dominato da colori inimmaginabili all'uomo. Diventerà oggetto di studio. Ne L'Enfant de la Naiade l'ibrido deriva dall'unione tra un uomo e una ninfa che, ogni sera, esce dalle spume di un lago per abbracciare il suo amore umano. Rosny è tutt'altro che bacchettone. Il prodotto dell'interazione con gli esseri dell'altrove non conduce alla perdizione o al vizio, né vi è traccia di peccato o ammonimento. Ciò che spicca è il forte desiderio di integrazione, la volontà di fuggire dalla solitudine e farsi accettare. La diversità diviene un qualcosa che punta a trasformarsi in valore aggiunto e non in un orrore da esorcizzare. "Che me ne facevo del mistero dei viventi, e persino della dualità di due sistemi vitali che si attraversavano a vicenda senza conoscersi? Quelle cose avrebbero potuto inebriarmi, riempirmi di entusiasmo e di ardore, se avessi potuto comunicarle o condividerle in qualche modo" sostiene il protagonista de Un Autre Monde. Rosny è ottimista, vede nella scienza e negli scienziati degli amici del diverso, individui pronti al soccorso e alla comprensione in vista di un progresso che possa apprendere dal soprannaturale senza preconcetti e posizioni cristallizate dall'incontestata fede nel dato empirico.
Massimo Del Pizzo, grande studioso di Rosny, parla dell'autore quale “il
più visionario dei naturalisti e il più naturalista dei
visionari.”
Eppure
in Italia il nome Rosny è stato del tutto ignorato dagli studiosi.
Allo stesso modo del Dizionario
dell'Orrore di
Gianni Pilo, le guide Odoya ignorano del tutto lo scrittore, ivi comprese
quella della Letteratura
dell'Orrore (2014)
e quella della Letteratura
di Fantascienza (2013),
così come lo aveva ignorato la Guida della Longanesi degli anni
settanta. Per trovare dei cenni all'autore si deve ricorrere al
volume di derivazione francese Les
Maitres de l'Étrange
(1981), tradotto in Italia nel 1983 dall'Edipem, e a un articolo
panoramico sulla narrativa fantastica francese firmato da Cesare
Buttaboni
che individua Rosny quale precursore lovecraftiano.
La
ragione del disinteresse è alquanto oscura e incomprensibile, dal
momento che la prima traduzione italiana dell'autore risale al
lontano 1905, quando la Sonzogno dette alle stampe Il
Milionario. Proprio
la casa editrice milanese, insieme alla Delta (Il
Testamento Rubato) e
alla Bietti (La
Cortigiana Appassionata),
nei primi anni del novecento, ha proposto numerose opere di Rosny
ainé, tra cui L'Eredità,
Il Vello d'Oro, L'Altra Donna, Amore Etrusco, Vamireh, La Donna
Scomparsa
e soprattutto La
Guerre du Feu
(1909), romanzo d'avventura tra i più famosi dell'autore grazie
anche alla trasposizione cinematografica del 1981 di Jean-Jacques
Annaud, poi ristampato nel corso degli anni, sempre da Sonzogno, nel
1932 e nel 1959, oltre che da Bompiani (1982) ed Editrice Nord
(2000). Anche L'Etonnant
Voyage de Hareton Ironcastle
è stato pubblicato, sotto il titolo Terra
Inesplorata,
da Sonzogno nel 1937 e nel 1960. Interessante poi l'antologia Altri
Mondi curata
dall'Editrice Nord che, nel 1988, ha pubblicato quattro racconti
lunghi, tra cui il celebre Les
Hipehuz,
indicato quale la prima opera fantascientifica in cui sono concepite
intelligenze estranee all'umanità che pensano in modo non umano, e
La
Mort de la Terre,
dove si narra l'avventura dell'ultimo uomo sulla terra.
L'interesse
verso l'autore belga è di nuovo esploso negli ultimi dodici mesi. La
Palindromo, casa editrice di Palermo, nel marzo del 2020 ha pubblicato, corredando il tutto con valido apparato saggistico,
Les
Navigateurs de l'Infini (I
Navigatori dell'Infinito) e Les
Astronauts (Gli
Astronauti), due racconti lunghi al centro della produzione
fantascientifica dell'autore. Sette mesi dopo, la Hypnos, tramite
Elena Furlan, ha cercato di completare il campo offrendo uno sguardo
sulla narrativa del terrore o comunque macabra dell'autore,
proponendo per la prima volta in italiano il classico La
Jeune Vampire,
rivisitazione in chiave originale del vampirismo, seguito da altri
quattordici racconti sospesi tra fantastico e realismo macabro con
punte grandguignolesche. A undici mesi dalla pubblicazione della
Palindromo, le Edizioni Profondo Rosso hanno completato l'offerta
proponendo Gli
Orrori dell'Inferno Verde,
a corredo di una trilogia che comprende anche I
Navigatori dell'Infinito e
La
Forza Invisibile.
È
pertanto non del tutto corretto sostenere, come fatto da Ivo Torello
nella dotta analisi pubblicata al termine del volume Hypnos, che solo
recentemente, grazie alla Palindromo, i lettori nostrani hanno potuto
avvicinarsi alla produzione di questo autore. I romanzi editi dalla
Sonzogno nel primo ventennio del novecento, infatti, sono facilmente
acquistabili sul mercato dell'usato, ma nonostante ciò i saggisti
italiani sembrano essersi dimenticati dell'autore che, riproposto di recente sul
versante fantascientifico e fantastico, resta in Italia non ancora
adeguatamente approfondito per quanto concerne la produzione avventurosa. Rosny è infatti
famoso oltralpe per i “romanzi preistorici”, tra cui Le
Felin Geant
(1918) e Helgvor
du Fleuve
(1930), opere da cui emerge una visione della creazione non
antropocentrica, essendo l'uomo una mera creatura, emersa dal grande
magma dell'universo, destinato a regnare nell'immensità della creazione per una breve e risibile parentesi. Un'impostazione, questa, in anticipo sulla cosmogonia di Lovecraft ma, a differenza del solitario di Providence, caratterizzata da uno spiccato romanticismo non minato dal pessimismo e dall'ineluttabilità della condizione umana. Rosny è pertanto uno scrittore particolarmente moderno rispetto agli anni che lo vedevano in opera, allineato su valori che fanno dell'integrazione e del rispetto della natura i capisaldi di un artista che riconduce l'uomo nella dimensione di semplice componente di una realtà assai più vasta, un universo su cui non può certo ergersi a dominatore incontrastato.
Il dittico proposto dalle Edizioni Palindromo.
La recensione dell'antologia
La
Giovane Vampira e Altri Misteri propone
quindici
racconti,
scelti da Elena Furlan, scritti tra il 1885 e il 1923, così da
allestire un campionario variegato utile a rappresentare in modo
onnicomprensivo l'anima nera di Rosny ainé. Troviamo, in prevalenza,
racconti brevissimi, in aggiunta a tre novelle di lunghezza compresa
tra le cinquanta e le trenta pagine circa, che spaziano
da un fantastico che guarda a un soprannaturale su cui la scienza
cerca di comprenderne gli enigmi a una tipologia di racconto nero di
impronta realistica
vicino a quel naturalismo che rientra nel solco tracciato da Emilé
Zola. Inutile sottolineare la maggiore qualità della prima tipologia
di racconti. Rosny ha il merito di cercare
di liberarsi dalle maglie del gotico ottocentesco.
I suoi racconti fantastici tentano di riscrivere
il genere metabolizzando figure archetipiche
quale il mostro, il vampiro o il doppelganger,
per
riproporle sotto una diversa luce.
Interessante, per l'apporto apparentemente innovativo, è Un
Autre Monde
(1898), in cui Rosny immagina l'esistenza di una serie di creature
invisibili agli occhi umani, ma non a quelli del protagonista, che
convivono senza saperlo al mondo in cui noi stessi viviamo. Si tratta
di un'idea che, nel periodo, era stata accennata da Arthur Machen,
autore gallese che qualche anno dopo espliciterà il concetto in modo
poi non troppo dissimile da Rosny. Se però Machen intravede una
possibilità, seppur remota, di interrelazione (nefasta) tra i due
mondi coesistenti, Rosny tende a escluderla. Inoltre il mondo occulto
del francese è estremamente originale, estraneo al folklore e
persino incomprensibile alle limitate conoscenze umane. Un aspetto
che viene ripreso anche da quello che è il vero e proprio capolavoro
dell'antologia: La
Jeune Vampire (1911),
un racconto molto allusivo, che lascia tanto all'immaginazione del
lettore.. Qui Rosny parte dalla tradizione vampiresca portata al
successo definitivo da Bram Stoker, ma già in auge in Inghilterra e
Francia, per riscriverla in un'ottica del tutto nuova. Il vampiro, o
meglio la vampiressa, viene liberato da ogni carica di corruzione
sessuale e da ogni caratterizzazione negativa, prendendo la veste del
diverso da aiutare e comprendere. La vampiressa è una disgraziata,
un essere costretto a cibarsi di sangue per sopravvivere, che brama
l'amore puro e casto. Se Van Helsing e i suoi collaboratori
praticavano iniezioni di sangue, qua il dottore protagonista porta
cavie umane che si prestano a farsi succhiare la linfa vitale guidati
da una solidarietà che ha del commovente. I morsi del vampiro
infatti non condannano alla dannazione, rispondendo più a un
desiderio animale che satanico. Pur se cadaverica nel colorito, la
vampiressa non sfodera i tradizionali canini ma tende a suggere il
sangue alla maniera di una sanguisuga, aspirandolo senza infliggere
ferite lacero contuse. Ogni riferimento religioso viene cancellato,
resta soltanto il riferimento a un mondo altrove, un'esistenza
sfuggevole agli umani, incomprensibile, dove la sofferenza è di casa
e da cui le anime possono fuggire (non si spiega né come né perché)
per prendere possesso di corpi liberati dalle anime trapassate. Rosny
introduce una sua riflessione sull'amore, tendendo a riconoscerlo
nella passione e nell'attrazione della carne piuttosto che nel
cosiddetto coinvolgimento cerebrale. Il protagonista si innamora del
corpo della donna, al punto da seguirla anche nell'eventuale
dannazione, poco importando chi sia l'essere interiore che guida la
stessa. In questo ricorda molto il protagonista di Lady
of the Shroud (La
Dama del Sudario, 1909) di Bram Stoker. Quando il corpo subisce il
cambiamento dell'anima, dovuto dal passaggio dello spirito del
vampiro e poi al ritorno dell'originale anima che guidava la macchina
umana, il protagonista persiste nel nutrire i medesimi sentimenti,
non gli importa chi sia realmente la persona che ha davanti. Ciò che
conta è il corpo. Valore aggiunto al testo è l'unione carnale tra
l'uomo e l'essere mostro, una trovata che, partendo da The
Great God Pan (1895)
di Machen, anticipa di anni il capolavoro Rosemary's
Baby
(1967) di Ira Levin, proponendo l'amore incondizionato dei genitori
verso il figlio “mostro”. Machen tuttavia ammiccava al peccato,
alla trasgressione e alla liberazione degli impulsi animali. Rosny
no, il
francese è un poeta guidato dall'ottimismo e dalla fiducia sia nel
diverso che nello sconosciuto, un artista che suggerisce la fusione tra creature diverse in vista del progresso (approccio assai diverso da Lovecraft).
Temi già presenti in Un
Autre Monde,
ma qua resi in modo più manifesto. Segue la medesima via, pur se più
convenzionale e allineata alla produzione di Algernon Blackwood,
L'Enfant
de la Naiade (1904).
Rosny ipotizza l'esistenza, in tempi remoti, di creature quali
satiri, oreadi e naiadi. “Mi
domando se questa terra che abitiamo non sia stranamente cambiata
negli ultimi tre o quattromila anni... Se per esempio non siano
realmente esistite oreadi, satiri e naiade.”
Il racconto, ovviamente, suggerisce una risposta positiva. Il
protagonista narra una serie di incontri amorosi intrattenuti con una
ninfa, “vestita
solamente del suo manto di capelli bluastri”,
emersa per un'intera estate dalla spuma delle acque di un lago. Come
ne La
Giovane Vampira dall'unione
con la creatura fantastica nasce una figlia che, ovviamente, incarna
caratteristiche sovrumane. Ancora una volta però non vi è traccia
di condanna sessuale o di perversioni da cui è bene tenersi lontani.
Un
quarto racconto che prende le mosse dalla tradizione fantastica,
questa volta legata a E.T.A. Hoffmann e ad E.A. Poe, è L'Assassin
Surnaturel (1923),
dove la tematica dei delitti delle camere chiuse si incontra con
quella del doppelganger.
Rosny, più abile che altrove nel creare un'atmosfera opprimente,
intesse un intreccio giallo che tiene in costante tensione il lettore
(aspetto non presente negli altri testi). Da questo punto di vista è
di gran lunga l'elaborato migliore dell'antologia, grazie a una trama
gialla che, a poco a poco, scivola in un fantastico che ammoderna i
più tradizionali cliché utilizzati. Il doppelganger
diviene effettivo e caratterizzato da una sua autonomia rispetto alla
fonte originaria. La morte del doppio, per intenderci, non porta alla
morte dell'altro, come ne Il
Ritratto di Dorian Gray o
in William
Wilson.
Esso infatti è una concreta emanazione dell'uomo, un qualcosa che
acquisisce indipendenza (si veda certa narrativa di Stephen King) e
costituisce la materializzazione della lotta che un animo inquieto fa
con sé stesso. Interessante la caratterizzazione fisica, senza peso
specifico, che il doppio ha, tradendo una natura che di umano ha il
solo involucro esterno. Una particolarità che getta nello sconforto
i poliziotti chiamati a indagare sul caso e il tradizionale
scienziato rosnyano subito pronto ad accettare il sovrannaturale per
permettere alla scienza di compiere progressi. Un bel racconto, poco
da dire.
Un
quinto racconto degno di nota è La
Plus Belle Mort (1912),
breve testo in cui Rosny riprende le tematiche care ad Ambrose Bierce
trasformando però ancora una volta in una prospettiva positiva
l'evento tragico con cui chiude il narrato. Ambientato sul teatro di
scontro della guerra di secessione, la storia propone l'amore tra due
giovani innamorati che, durante un pausa tra una battaglia e l'altra,
si concedono il loro primo bacio, venendo nell'esatto istante della
congiunzione delle labbra decapitati da una cannonata. “Non
restarono che due corpi allacciati, due corpi decapitati da cui il
sangue sgorgava a fiotti.”
Rosny parla del momento quale apice massimo nella vita di un uomo, in
una prospettiva che trasforma il sarcasmo macabro dell'autore de Il
Dizionario del Diavolo in
un romanticismo tipico della penna del francese. Romanticismo che si
ripropone, in tonalità più strazianti, nel poetico Le
Jardin de Mary (1895),
in cui si parla degli attimi immediatamente precedenti alla dipartita
della persona amata.
Questi
sono, di gran lunga, gli elaborati più riusciti. Per il resto,
l'antologia è formata da testi rapidi, scritti in modo immediato e
non troppo elaborato. Rosny fornisce spesso la sensazione di non
sviluppare a dovere le sue trame, limitandosi a brevi cenni narrati
da un personaggio a un altro, alla maniera di leggende metropolitane.
Storie spesso drammatiche, imbevute da toni macabri se non
addirittura grandguignol. Omicidi brutali, in alcuni casi compiuti da
bambini più o meno consapevoli delle loro azioni (“Le
Pendu”, “Le Clou”, “Le Hanneton” e
“Le Dormeur” ),
eventi tracciati da un destino ineluttabile a cui, nel bene o nel
male, non si può sfuggire (“Mystere”)
e
storie di accennata licantropia, più mentale che fattuale ma non per
questo meno concreta (“Le
Lion et le taureau”),
si alternano. Non mancano racconti sarcastici che giocano sulla
superstizione (“Le
Mouvais Oeil”) o
testi in cui la superstizione dimostra di avere basi solide che
superano la scienza (“Le
Mage Rustique”).
Questo
il mondo macabro di Rosny che le Edizioni Hypnos finalmente propone,
rendendo giustizia a un autore che meritava di esser sdoganato in
Italia oltre alla dimensione fantascientifica fin qui divulgata.
Testo forse non per tutti, talvolta un po' datato, più adatto agli
studiosi di fantastico che a coloro che sono alla ricerca del mero
intrattenimento. Elegante il formato tascabile garantito
dall'appartenenza alla collana Impronte.
Perfetta
la traduzione di Elena Furlan.