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giovedì 6 marzo 2025

Recensione Narrativa: PROGENIE DEGLI ABISSI di Fabio Calabrese.

Autore: Fabio Calabrese.
Anno: 2018.
Genere: Horror - Weird.
Editore: Dagon Press.
Pagine: 204.
Prezzo: 16,50 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Terza antologia (di sei) ispirata alla narrativa di H.P. Lovecraft per Fabio Calabrese, già recensito su queste pagine (https://giurista81.blogspot.com/2024/03/recensione-narrativa-il-segno-di-yog.html - https://giurista81.blogspot.com/2024/07/recensione-narrativa-sulle-orme-di.html ), che conferma il sodalizio con Dagon Press e licenzia questo Progenie degli Abissi.

Il progetto va in porto a distanza di quattro anni dalle precedenti Nel Tempio di Bokrug e Altre Storie Lovecraftiane (2014) e Sulle Orme di Alhazred (2014). Un periodo lungo, sufficiente a predisporre un lotto di racconto qualitativi, se non fosse che Calabrese non progetta il volume ma pare sposare una specifica richiesta di Pietro Guarriello (così interpreto tra le righe). Composto da dieci racconti brevi, Progenie degli Abissi è un'antologia dotata di minore freschezza delle precedenti pur confermandosi godibile. I soggetti sono spesso fortemente derivativi e tendono a non rispettare il proposito di partire da Lovecraft per plasmare qualcosa di nuovo. Calabrese cerca in tutti i modi di rispettare la linea ortodossa (a tal proposito, in un breve saggio a corredo dell'antologia, argomenta e critica i fraintendimenti avvenuti nel corso degli anni sulla narrativa di Lovecraft, cercando di evidenziare la filosofia dell'autore e il suo distacco dall'occultismo e dall'esoterismo), al punto da cercare di essere il più fedele possibile alle impostazioni del Solitario. Ecco che si percepisce, in molti dei dieci racconti, una mancanza di cifra autoriale e di impulsi innovativi. È un po' come se Calabrese temesse di profanare il Maestro. Ne derivano letture che piaceranno sicuramente ai cultisti di Lovecraft ma che, allo stesso tempo e salvo qualche eccezione, lasciano poco al lettore se non il mero intrattenimento. Lo stile è leggero, eppure non banale. Se vengono meno i lirismi, i dialoghi propongono quasi sempre spunti di riflessione e denotano un'invidiabile cura stilistica, talvolta non sfruttata appieno dalla storia. Il punto debole del progetto infatti ricade sui soggetti (un po' il difetto della produzione troppo inflazionata di Calabrese), specie negli epiloghi, più di una volta frettolosi e tali da invalidare le buone costruzioni iniziali (si vedano Il Richiamo e L'Angelo di Legno).

Si ha così l'impressione di un progetto che non viene da una motivazione interna dell'autore, ma piuttosto risponde a una volontà di “sfruttare” la passione dei lettori per il Solitario di Providence così da garantirsi una confort zone di vendite. È lo stesso Calabrese, in prefazione, a suggerire indirettamente una tale impostazione, laddove dichiara di essere arrivato ad “adattare” alcuni racconti pubblicati su altre antologie ed estranei – in origine – ai Miti di Cthulhu”, così da impinguare un'antologia basata su un piccolo gruppo di racconti iniziali (tre o quattro) e una serie di altre storie scritte in “fretta e furia” (questo lo aggiungo io) per raggiungere il limite di pagine richiesto. Tale costruzione traspare nella lettura, seppure mitigata dalle doti narrative dello scrittore (senz'altro superiori alla media dei colleghi italiani che si dilettano nel weird) e dal suo evidente interesse per i testi e le teorie apprese nei manuali di divulgazione scientifica che confluiscono nei racconti.

Ne deriva un'antologia che intrattiene, diverte gli appassionati, ma non osa. Traspare un atteggiamento troppo remissivo dell'editore che avrebbe di certo potuto spingere l'autore a rendere migliori (da un punto di vista di soggetto) almeno tre quattro racconti che evidenziano potenzialità non espresse appieno.

Non definirei omogeneo il livello dei racconti, come altri hanno avuto modo di scrivere. A essere omogeneo è lo stile dell'autore, che sa come mantenere viva l'attenzione dei lettori e palesa un vero e proprio amore per le atmosfere weird e per quell'orrore di inizio novecento. Calabrese non cade in pesantezze filosofiche o in propositi letterari. Un aspetto non certo secondario questo, che può essere già sufficiente a garantire l'acquisto del volume (non a caso ho cinque delle sei antologie che Calabrese ha dedicato a Lovecraft).

In questa occasione, dei dieci racconti proposti, solo tre – a modesto avviso di questo recensore – sono davvero buoni e completi. Un quarto è fortemente derivativo, ma ben condotto in porto, mentre tre ulteriori godono di grande fascino e sono presentati in modo estremamente accattivante pur lasciando l'amaro in bocca per quel che sarebbe potuto essere con una maturazione del testo da estendere su più pagine. Faticano a imporsi, invece, i restanti tre racconti che pur muovendosi sulle coordinate del genere non si staccano da quanto già letto e, in alcuni casi, peccano addirittura di contenuti per rivelarsi meri esercizi di stile.


ANALISI NEL DETTAGLIO

Curioso iniziare l'analisi di un'antologia lovecraftiana, partendo dall'unico racconto che di lovecraftiano non ha nulla. La Casa dei 7 Peccati, infatti, è un tributo – questo sì scritto in chiave “autoriale” e non semplicemente derivativa – a Edgar Allan Poe. Calabrese predispone il miglior soggetto dell'antologia e non è un caso se il racconto si sviluppi su una distanza tale (trentadue pagine) da farne l'elaborato più lungo del progetto. Gli omaggi a Poe, costituiti da Ligeia, The Fall of the House of Usher e soprattutto da The Masque of the Red Death, si miscelano a una storia nera incentrata sulla capacità di suggestionare le menti al fine di far emergere il peggio dalle persone e indurle a scontrarsi tra loro manovrandone le condotte. Il tema del mad doctor, qua costituito da un pianista di eccezionale valore, incontra Poe e la psicanalisi collettiva. Una presentazione di una villa, costruita in modo da ricordare la magione del Principe Prospero del celebre racconto di Poe, con le sue camere colorate e in grado di plasmare gli umori dei presenti, diviene teatro di una vendetta ordita per le vie più spettacolari. Davvero un buon racconto, dal finale onirico, con una parte dedicata alle modalità attraverso le quali il protagonista riesce a sottrarsi dalla trappola in cui è finito. Una parte questa che ricorda Il Gioco di Gerald di Stephen King. Tra i migliori in assoluto di Calabrese. 


Se La Casa dei 7 Peccati è di gran lunga il racconto più completo dell'antologia, Sul Piano Astrale è il più terrorizzante. Calabrese si muove su coordinate ultra collaudate, con un testo che ricorda un po' From Beyond di Lovecraft e L'Anello si Saturno di Meyrink. L'idea è quella di una realtà ulteriore e compresente alla nostra visibile solo attraverso macchinari (qua delle particolari lenti) in grado di superare i limitati sensi umani. Niente di nuovo, ma narrato con il piglio giusto. Punto di forza i dialoghi esistenziali, sospesi tra religione e filosofia che danno sostanza al testo. Sarebbe stato perfetto per una pubblicazione su Weird Tales.


Un altro racconto meritevole di segnalazione è quello che da il titolo all'antologia ovvero Progenie degli Abissi. Qui Calabrese trasla i suoi studi sui manuali di divulgazione scientifica e lo fa proponendo un soggetto che si poggia su un'idea di fondo non dissimile a quella al centro di film come Shark 2 – L'Abisso (2023). Il racconto ha risvolti ambientalisti, giostrato su una pseudo-biologia per la quale quanto per l'ecosistema umano risulta nocivo (a esempio i rifiuti) ben potrebbe rivelarsi nutritivo per un ecosistema alternativo e in competizione al nostro. La comparsa di una strana creatura anfibia, debitamente analizzata dal protagonista a termine di un'autopsia dallo stesso condotta, è il preludio per l'emersione di creature aliene verosimilmente provenienti da una biosfera ombra. Piace la padronanza con cui Calabrese si muove tra scienza e la pseudoscienza, argomentando e cercando di convincere per tali vie i lettori sulla verosimiglianza di quanto proposto.


Calabrese prova a ripetere l'esperimento con il meno riuscito Caccia al Palolo, che fa parte di quei racconti costruiti su premesse affascinanti che poi vengono disattese dalla seconda parte del testo. Storia esotica, addirittura ambientata in Vanuatu, con un certo rimando a Lovecraft, per quanto concerne la presenza di indigeni riconducibili a razze sfuggevoli. Il testo si dipana per vie po' confuse, propone una pesca in cui ci si aspetta qualcosa di terribile che invece non si manifesta. Calabrese predilige proporre teorie scientifiche che, partendo dal regno animale, sconfinano in una pseudoscienza che scomoda Giovanni Pascoli e il concetto del “fanciullino” che vive in ogni individuo e viene “castrato” dallo sviluppo della parte matura. L'epilogo, in odore doppelganger, di presa metaforica, non rende giustizia a una prima parte decisamente affascinante. Resta comunque un racconto ben al di sopra della sufficienza.


Un altro racconto ben introdotto e dal grande fascino, questa volta orientato su una trama dai risvolti gialli, è L'Angelo di Legno, in cui i carabinieri di un villaggio di campagna indagano sul furto di una strana scultura di legno sottratta da una chiesa. Prima parte notevole, con rimandi al folklore dei gargoyle, che purtroppo si sgonfia in un finale non massimizzato che richiama The Hound. Questo è uno di quei racconti su cui l'editore avrebbe potuto insistere, per suggerire un maggiore sviluppo di trama e un epilogo svincolato dalla scorciatoia dei rimandi lovecraftiani.


Interessante, a tratti, La Pietra Sacra (già edito altrove da Calabrese col titolo Ayers Rock) che richiama atmosfere australiane sull'esempio dei film di Peter Weir (L'Ultima Onda) al fine di proporre un racconto ecologista, in cui le popolazioni indigene cercano di proteggere il proprio habitat dallo sfruttamento ambientale dell'uomo bianco. Ottima idea di fondo, ma un po' troppo semplificata nello snodo centrale. Buono, invece, il collegamento tra l'inizio e l'epilogo del racconto. Ricorda certi racconti di Antonio Bellomi.


Calabrese attinge direttamente dal “taccuino delle opere mai scritte” di Lovecraft per Il Libro e l'Abominio, un racconto classico, incentrato su un viaggio astrale indotto dalla lettura di un libro proibito che conduce il protagonista verso mondi lontani e confinati in altre galassie, dove creature dalle forme ittiche si apprestano a banchettare ponendo in sacrificio un uomo: lo stesso protagonista. Racconto estremamente derivativo, che rubacchia anche da William H. Hodgson e da The House on the Borderland. Il finale, pur se efficace, è estremamente inflazionato.


Questo il meglio dell'antologia che per il resto propone racconti – non me ne vogliano – riempitivi. Il Flauto sfrutta gli stessi ingredienti de Il Libro e l'Abominio, ma gioca su uno sviluppo invertito. Laddove nel precedente racconto era il protagonista a finire in mondi alieni per mezzo di un tramite di matrice “culturale” (il libro), qua sono gli alieni a venire nel nostro mondo attraverso il richiamo delle note emesse da un particolare flauto. Carino, ma ultra inflazionato.


Il Sacrificio e Il Richiamo sono due modesti racconti, che ricalcano le vicende legate ai miti di Cthulhu, diluendo i testi con le vicende ultra conosciute legate all'arrivo sulla terra dei Grandi Antichi e alla loro successiva dipartita.

Il Richiamo è un racconto sulla solitudine e sui pericoli a essa connessi, tali da spingere i reietti incapaci di inserirsi nella società nelle maglie dell'occultismo. Calabrese caratterizza bene il personaggio, vittima di paranoie e di una visione xenofoba della società. Peccato che il tutto, a trequarti di racconto, venga portato a conclusione in un modo deludente seppure di presa metaforica.

Il Sacrificio non beneficia neppure di una buona prima parte, ma prende le mosse durante il classico rito dal retrogusto satanico e si conclude in modo ironico richiamando film come Dracula Cerca Sangue di Vergine... E Morì di Sete.

CONCLUSIONE

Questo il contenuto di un'antologia che sa intrattenere, ma che, salvo qualche racconto, propone poco di nuovo. Consigliata ai cultori di Lovecraft senza però attendersi storie in grado di ampliare i Miti. 


La suggestione può ingigantire e scatenare i mostri che dormono dentro di noi, ma non li crea.

 

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