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sabato 24 marzo 2018

Recensione Narrativa: Lo Strano Caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Robert L. Stevenson.



Autore: Robert Louis Stevenson.
Anno: 1886.
Titolo OriginaleThe Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde.
Genere: Fantastico - Mad Doctor.
Editore: Vari.
Pagine: 96..

A cura di Matteo Mancini.
Capolavoro assoluto, per contenuti, della narrativa fantastica. Un'opera capace di "debordare" dall'ambito fantastico per andare a ispirare la scienza che studia la mente, dalla psicanalisi freudiana alla moderna criminologia. E' proprio Robert Louis Stevenson che nel 1886, all'età di ventisei anni e tre anni dopo la stesura del celebre L'Isola del Tesoro, getta le basi della futura psicanalisi, anticipando sia la tripartizione di Freud indicata nel saggio L'io e l'Es (1922), sia la più moderna criminologia, proponendo (seppur in chiave irrealistica) il primo vero caso di quello che sarà definito un disturbo dissociativo dell'identità (chiamato in causa, tanto per citare un evento di cronaca nera a noi vicino, anche nel caso Franzoni).
"L'Uomo è un puro sistema di soggetti diversi, incongrui e indipendenti tra di loro" afferma il Dottor Jekyll, uno dei tre personaggi principali del romanzo di Stevenson. "L'uomo non è unico, ma duplice e il conflitto delle due nature ha luogo perché entrambe formano l'uomo... E' la maledizione dell'umanità che questi due alieni fardelli siano legati strettamente insieme, che nel ventre dilaniato della coscienza due gemelli contrapposti siano ingaggiati in una lotta senza respiro." L'errore che commette Jekyll è quello di cercare di superare la dualità separando le due nature piuttosto che sintetizzarle, per dirla alla Kant, come poi farà Freud in un idele "scontro" tra tesi e antitesi. Freud parlerà di Super io da una parte, ovvero l'insieme dei comportamenti cui tendere per influenza dalle regole morali e giuridiche di un dato periodo storico/sociale, ed Es dall'altra, vale a dire le pulsioni inconsce orientate alla soddisfazione del piacere. Una dualità che viene risolta dall'Io, cioè la parte conscia dell'individuo che media tra il Super Io e l'Es dando luogo a un comportamento compromissiorio tra le varie istanze contrapposte. Dunque vediamo come Stevenson intuisca per primo, possiamo dire, l'esistenza di un io inconscio in potenziale contrasto con quello conscio.
Nicoletta Della Casa Porta, nell'introduzione al romanzo, giustamente scrive che "la salvezza non può consistere nel privilegio assoluto accordato a questa o a quella componente in contrasto, ma solo dall'accettazione onesta e tollerante di tutte le parti, con l'obiettivo di convogliare le energie nel progetto di diventare se stessi." In Jekyll, ma non solo lui, viene a mancare l'Io freudiano. Senza scendere nella sinossi del romanzo, praticamente conosciuto da tutti, sia Jekyll che l'avvocato Utterson, colui che poi risolverà il caso e che è il vero protagonista della storia, incarnano il classico modello del rispettabile rampollo della borghesia vittoriana, personaggi che, a loro modo, rinunciano a plasmare una propria personalità per compiacere la società ed essere da questa riconosciuti quali personalità degne di rispetto. Se Utterson frena i propri istinti, le proprie passioni e i propri desideri per poter aderire perfettamente agli stilemi del cittadino modello, Jekyll contiene la propria parte oscura concedendosi scappatelle ed eccezioni alla regola ma sempre stando lontano dai riflettori (arriverà persino a godere dei delitti di Hyde perché protetto dalle diverse sembianze così da cancellarle all'occorenza e proteggersi dalle conseguenze). Stevenson evidenzia così, fin dall'inizio del romanzo, una forte critica all'ormai decadente società vittoriana, una società fatta di apparenza e convenzioni retta dal valore prioritario dell'esteriorità sovrordinata all'interiorità. Il mostruoso Mr. Hyde di Stevenson diviene dunque l'emblema dell'ipocrisia di fondo che l'autore fa emergere, denudandola dalla maschera della forma, per mostrarla nella sua vera essenza e sostanza ai lettori della sua epoca. Per dirla in altri termini, Mr Hyde è la parte inconscia di ogni uomo medio, vale a dire l'insieme dei desideri e impulsi scevri da ogni freno inibitorio.
The Strange Case of Dr. Jekyll & Mr. Hyde, oltre a ruotare sul tema del doppelganger sulla scia di opere quali Memorie e Confessioni di un Peccatore Giustificato (1822) di James Hogg e William Wilson (1839) di Edgar Allan Poe, ruota proprio sulla falsità dei valori dettati dalla società inglese dell'epoca, un voler ostentare un qualcosa che nel profondo non trova corrispondenza col vero volere individuale. Potremmo definire questo come il risultato estremizzato di quel famoso patto sociale evidenziato dal filosofo Thomas Hobbes, quale rinuncia essenziale delle proprie libertà per dar luogo alla vita collettiva, "strozzando" l'istinto di sopraffazione che dominerebbe l'uomo (concetto dell'homo homini lupus). A mio avviso la vicenda singolare del Dr. Jekyll che trova il modo di far emergere il proprio lato oscuro, (il deforme e piccolo di statura Mr Hyde, in quanto castrato da quello che Freud chiamerebbe il Super Io e dunque non adeguatamente sviluppato) al fine di esorcizzarlo per liberare l'umanità dalla frustrazione figlia delle repressione delle pulsioni, si trasforma in una parabola collettiva in cui le pulsioni animalesche travolgono l'etica in quanto rifiutate e respinte, giacché metabolizzate e gestite, così da tramutarsi in un qualcosa di sempre più violento e incontrollabile guidato dall'emozione dell'ira. David Punter, nel suo Storia della Letteratura del Terrore, esprime bene il concetto scrivendo che "è stata la repressione a produrre la personalità di Hyde, da un'ulteriore negazione delle sue pretese non potrà che risultare un aumento della violenza."

Stevenson presenta il coacervo delle pulsioni alla stregua di droghe di cui l'organismo, una volta assimilate, non riesce più a farne a meno. "La parte più infima che era in me, e che a lungo aveva conosciuto la mia indulgenza e negli ultimi tempi le catene, incominciò a ringhiare reclamando una licenza" spiega Jekyll. A lungo andare, la conseguenza di quanto espresso non potrà che condurre Jekyll all'impossibilità di gestire Mr. Hyde che finirà per prenderne il posto, macchiandosi di condotte che Stevenson rivela solo parzialmente, parlando di uno scontro con bimba poi calpestata e di un omicidio per futili motivi. Anche se l'autore non menziona mai il tema, si ha quasi l'impressione che Mr Hyde sia un depravato sotto ogni punto di vista, compreso quello sessuale, un personaggio assimilabile alla futura protagonista de Il Grande Dio Pan (1890) di Arthur Machen o all'Alraune de La Mandragora (1911) di Ewers, un essere completamente votato all'egoismo e all'edonismo. Un personaggio che catturerà l'attenzione di Oscar Wilde che lo prenderà di riferimento per il suo capolavoro Il Ritratto di Dorian Gray (1890), dove, ancora una volta, avremo la scissione tra l'apparenza amata dalla società (bellezza) e la realtà celata e nascosta in luoghi non accessibili (il quadro che intrappola l'anima corrotta). Interessante sul punto il gioco fatto da Stevenson nella scelta dei nomi. Mr. Hyde, ovvero il signor nascosto (in inglese to hide significa nascondere), e Dr. J(e)Kyll ovvero il Dr. Io Uccido sempre traducendo dall'inglese, a testimoniare probabilmente che il vero mostro è l'ipocrita Jekyll e non il suo alterego che è coerente con sé stesso. Jekyll gode delle azioni di Hyde, è lui a innescarlo ed è poi ancora lui che vorrebbe poi sottrarsi dalle conseguenze attribuendo la colpa all'altra persona. Ditemi secondo voi chi, tra i due, è più censurabile...

Dettaglio della locandina della
trasposizione cinematografica
del 1931 affidata alla regia di
Robert Mamoulian.

Un terzo tema trattato da Stevenson, dopo quello della critica alla società vittoriana e quello relativo alla dualità (bene-male) della coscienza umana, è quello incentrato sulla preoccupazione relativa al rischio di un progresso scientifico incontrollato. Se da una parte infatti la scienza può garantire un miglioramento delle condizioni di vita, dall'altro, se sprovvista di una guida deontologica, può portare a conseguenze devastanti. Il Dr Jekyll, infatti, riveste il ruolo di quello che, sulla scia del Dr. Frankenstein di Mary Shelley e successivamente del Dr Griffin de L'Uomo Invisibile (1897) di Wells, può essere definito un mad doctor dato che parla di "medicina trascendentale" e viene definito dai colleghi come "diventato stravagante, con idee strane e dedito a certi sproloqui privi di fondamento scientifico". A mio avviso in questo romanzo la portata scientifica, caratterizzata dall'utilizzo di una speciale pozione in grado di scindere la parte maligna propria dell'utilizzatore e dargli un suo corpo, è meramente incidentale e funzionale a mettere in scena un ragionamento legato sugli altri due temi che sono quelli portanti dell'opera. Peranto, questo terzo tema è indubbiamente di portata inferiore rispetto agli altri due.

C'è addirittura chi (arditamente), come David Punter, intravede un quarto tema accennato da Stevenson e incentrato sulla paura della regressione della specie umana nella scala evoluzionistica (aspetto che sarà trattato da Wells ne La Macchina del Tempo). Sulla base degli studi di Darwin, in voga nel periodo e basati sul fatto che l'evoluzione è una scala, c'è chi ha visto nella deformità e nel procedere scimmiesco di Mr Hyde il rischio concreto di una possibile parabola discendente nella scala evolutiva da parte della razza umana. A mio avviso si tratta di un'interpretazione affascinante, ma probabilmente forzata. La bruttezza di Hyde è, in realtà, una metafora visiva della malvagità che si contrappone alla bontà solitamente incarnata dalla bellezza, un po' come fara Wilde per il suo Dorian Gray.

Un cenno merita la struttura dell'opera. Stevenson opta per un romanzo breve, potremmo definirlo addirittura un racconto lungo. Circa cento pagine, molto scorrevoli e presentate (sotto il versante della narrazione) da diversi punti di vista e con un'atmosfera da noir. Ambientazione urbana, nel quartiere di Soho, prevalentemente nottura con la figura di Jack lo Squartatore (entrerà in azione due anni dopo l'uscita del romanzo) che sembra di continuo prossima a uscire da dietro ogni angolo. Pur trattandosi di un racconto del terrore (bellissima la scena in cui si descrive la trasformazione da Hyde a Jekyll) con venature fantascientifiche, Stevenson sceglie la struttura del giallo, come dimostra l'epilogo con il manoscritto del dottore che rivela tutti i retroscena (soluzione classica del genere). Possiamo pertanto definire lo scozzese un antesignano della moderna narrativa gialla, basti ricordare che Uno Studio in Rosso di Conan Doyle, primo romanzo della serie Sherlock Holmes, uscirà l'anno successivo.
Il racconto viene portato avanti come una vera e propria indagine, al cui centro vi è l'avvocato Utterson e non Jekyll, relegato al ruolo di oggetto dell'indagine. L'autore scozzese, a mio avviso, sceglie questa via perché vuole caratterizzare a dovere Utterson al fine di rendere manifesta la critica alla società vittoriana. I personaggi del romanzo sono tutti soggetti che si trincerano dietro una facciata pubblica che è ben distinta dalla loro natura privata. Utterson ("Sono d'accordo col peccato di Caino, che mio fratello vada pure all'inferno se così vuole" afferma all'inizio) è una sorta di cavallo costretto all'immobilità per l'azione del morso serrato in bocca. Vorrebbe fare tutta una serie di cose, ma un po' se ne vergogna (teme il giudizio altrui) e un po' si rende conto che non può farle senza perdere una certa rispettabilità. Jekyll, che si rende conto di avere certi impulsi, cerca di fare altrettanto, tentando di esorcizzare il proprio subinconscio con la convinzione, evidentemente errata, di poterlo controllare (ne sarà travolto).

Lo stile è leggero, scorrevole e di pronta soluzione. Stevenson impregna il romanzo di importanti contenuti innovativi, offrendo spunti di riflessione che finiranno per coinvolgere medici, psichiatri e criminologi. Fa tutto questo non per caso, ma per un'intuizione su cui sembra pronto a scommettere. Fa dire a Jekyll che "altri seguiranno, altri mi sorpasseranno in questa direzione, e io posso osare di prevedere che infine l'uomo verrà riconosciuto come un risultato di molteplici, incongrue e indipendenti entità". La profezia si avvererà quattro decadi dopo con Sigmund Freud che getterà le basi della psicanalisi. Lo studioso naturalizzato austriaco ribadirà quanto già affermato ne The Strange Case of Dr. Jekyll & Mr. Hyde, a dimostrazione che la narrativa fantastica è tutt'altro che una fuga dalla realtà essendo invece una lente attraverso cui guardare la realtà stessa (cfr Luca Rasponi).

In conclusione possiamo dire che Lo Strano Caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde è un romanzo da leggere, una vera e propria pietra miliare del genere fantastico e non solo, un'opera capace di creare un archetipo che è entrato nella cultura e nei modi di dire, interessando cinema, mondo dei fumetti e indagine criminologica. Stevenson ci suggerisce che il male, qua chiamato spesso con termini quali "diabolico", "Satana" e "Inferno", non è un qualcosa di esterno o di trascendente, bensì una faccia di una duplice medaglia che è propria di ciascun uomo. Il tentativo di esorcizzarlo operato da Jekyll si trasforma in un'evocazione proprio perché non si può pretendere di cancellare una delle due facce della moneta pensando così di abbellirla nel suo complesso. Chiudo citando una frase ricordata all'inizio del film Il Medagliane Insanguinato e attribuita a un autore anonimo: "Per secoli teologi, filosofi, e anche poeti hanno frugato l'universo alla ricerca di una prova dell'esistenza del Demonio. Sarebbe bastato guardare in fondo alla loro anima." Quale miglior modo per congedarci da questa recensione...?

ROBERT L. STEVENSON

"Quell'uomo non aveva un aspetto umano, sembrava uscito fuori dall'inferno."

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