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lunedì 6 marzo 2017

Recensioni Narrativa LA MANO di Howard Fast.



Autore: Howard Fast.
Titolo Originale: A Touch of Infinity.
Anno: 1974.
Genere: Fantascienza/Surrealismo/Satira.
Editore: Mondadori, collana Urania (n.649).
Pagine: 134.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Howard Fast ovvero l'ilarità che diviene narrativa e in modo divertito, divertente e, non da ultimo, intelligente, mettendo alla berlina l'egoismo, la contraddittorietà e il materialismo tipico della maggioranza degli uomini, lasciando sempre aperta una fessura sul mondo dell'altrove, il trascendente verrebbe da dire, con continui riferimenti a Dio o ai creatori della razza umana. A Touch of Infinity (1972), tradotto in Italia con il titolo La Mano nel 1974 a cura della Mondadori (collana Urania), è una summa del talento dissacrante di questo scrittore, un uomo che non si è mai nascosto e ha subito, per le sue idee (condivisibili o meno che fossero) dei gravi intralci e dei vergognosi giudizi poi ribaltati per mere ragioni incidentali.
I più che leggeranno queste righe, probabilmente, non ne hanno mai sentito parlare. Eppure, seppur in Italia non sia molto conosciuto, per alcuni è una vera e propria leggenda. Basterebbe citare solo un suo romanzo per comprenderne la portata. Ci riferiamo a Spartacus poi portato al cinema da un certo Kubrick, un regista che per la lettura (a 360°) nutriva un interesse di proporzioni stellari, mi verrebbe da dire date certe Odissee (a tal proposito da non perdersi le storie del Cervo Bianco).
Fast nasce nella città della grande mela, nel 1914, quale risultato finale di un condensato di culture. Il padre, Barney Fast(owski), era un Ucraino, mentre la madre, che si chiamava Miller, proprio come il famoso capitano de Salvate il Soldato Ryan, era nata nel Regno Unito. A unire i due sono, oltre l'amore romantico della gioventù, la comune religione ebraica e il fatto di esser scappati dal continente dei vecchi. Un connubio che mi fa saltare subito in mente un certo concittadino David Duchovny, anche lui d'origine Ucraina ed ebraica ma nato da un altra Miller ma sempre del Regno Unito, l'attore che ha interpretato Fox Mulder nel serial X-Files che, come avremo modo di sottolineare nel proseguo viene quasi anticipato in un racconto con un riferimento piuttosto specifico all'FBI (a tal proposito un salutone anche alla bella Dana, eh...Sarà anche bassa, ma a me piace, oh allora...).
Inizia a lavorare giovanissimo, causa la dipartita prematura della madre, e a dieci anni è già a fare lo strillone per le strade con i giornali in pugno. “SIGNORI E SIGNORE... LA SAPETE L'ULTIMA?” E via a vendere i giornali, tra una risata e l'altra, accalappiando i passanti per pochi cents e qualche pacca sulla spalla. “Sei proprio un bravo ragazzo, Howard” e lui “Va beh che non mi chiamano ancora Cunningham, ma non sono ne' il R.E. né il Phillips Lovecraft” che in quegli anni furoreggiavano per le strade mentre il riferimento Cunningham lo scoprirete dopo. Gli viene subito offerto, probabilmente dopo combattuto concorso pubblico, un posto, a tempo determinato (però... eh eh eh), presso l'amministrazione pubblica e viene dirottato alla biblioteca della grande mela. È proprio l'avvicinamento a riviste, giornali e libri, verrebbe quasi da dire il continuo respirare l'odore liberato dai fogli consumati dal tempo e dalle carezze di migliaia di mani, a portarlo a sviluppare una passione che poi diventerà vera e propria professione, ma con ilarità, come dimostra nel racconto Il Buco nel Pavimento (The Hole in the Floor) dove fa a dire, con grandissimo tasso di ironia, a un certo poliziotto la seguente battuta, che sa quasi di barzelletta, in verità: “Se avessi un briciolo di cervello in testa farei lo scrittore, non il poliziotto. C'è un Tizio nella polizia di Los Angeles che fa lo scrittore. Ha scritto un libro che è diventato un best seller, e ha fatto un sacco di grana. Ma lui vuole continuare a fare il poliziotto. Mi fa una rabbia...!” Eppure più che di grana, Fast, avrà grane a volontà e anche piuttosto grosse. “Bada che scaglia... questa è buona per gli spaghetti, la mandano dalla Padania!” Fa il grande salto allo scoccare del '33, giovanissimo dato che per l'epoca non è ancora considerato maggiorenne (almeno in Italia), e da alle stampe Two Valleys (non tradotto in italiano, credo). Pur essendo al debutto vende subito un milione di copie, pazzesco per qualcuno (specie se poi andiamo a vedere quello che succede dopo), ma è tutto vero. Come vera diverrà la trasposizione cinematografica di una sua opera con Muhammad Alì protagonista, scritta a inizio carriera, e persino l'inserimento di alcuni suoi testi (Citizen Tom Paine) nel circuito di formazione scolastica americana, questo fin da subito. Appassionato di viaggi e della storia di America, scrive molti pezzi di natura storica, in particolare del west, con articoli e racconti dove opera una sorta di revisionismo western ante litteram sugli indiani (visti come vittime e non come il nemico da cacciare nelle riserve), e della guerra di secessione. Cerca notizie ovunque, è un vero e proprio topo di biblioteca. Va anche in giro a fare interviste, armato di matita e block notes. Scrive anche un romanzo, che tratta le vicissitudine di alcuni emigranti italiani ed ebrei costretti a fuggire dalla propria terra negli anni che precedettero la caduta di Wall Street (peraltro ricordata in chiave ironica, nella raccolta qua omaggiata nel racconto Il Cerchio, dove per protagonista irrompe un sindaco geniale) e che viene pubblicato con il titolo The Immigrans. Ma mentre lui può fare tutto questo, nella tranquillità offerta dal paese delle stelle e strisce, altri suoi compagni, altrove, diventano vittime di uno dei momenti più bui della storia dell'umanità. Sono anni in cui in Europa soffiano venti di guerra e, crediamo di poter dire, il trasporto di Fast (mi verrebbe da aggiungere dei coniugi Fast, avendo sposato nel 1937 Bette Cohen... sempre un omaggio al GRANDE LEBOWSKU, permettetemelo da fan) non è certo secondario e insensibile agli eventi raccontati da radio e giornali, date anche le origini e certi episodi verificatesi nel vecchio continente, probabilmente neppur lontanamente immaginabili dalla fervida immaginazione di uno scrittore horror. E badate bene, allora si parla solo di “deportazione” e non, ancora, di tutti gli orrori del dietro le quinte che emersero poi conquistando i terreni sul campo. Viene così arruolato nell'esercito americano, che sarà risolutivo come tutti sappiamo per le sorti del conflitto e, più ancora, del mondo (P.K. Dick, uno a caso, insegna con la sua riscrittura immaginaria della storia quello che sarebbe potuto succedere, altrimenti), presso l'Office of War Information. I suoi ideali politici, o meglio la sua filosofia, però traspare, non se ne sta confinata nella sfera del personale, va oltre (come giusto che sia) e diviene invisa ai poteri forti. Nel 1944 aderisce al partito comunista e allora viene scaricato. Non è possibile, non è tollerabile avere una “potenziale serpe” in corpo. Addirittura finisce in carcere per tre mesi, condannato dalla Commissione per le Attività Antiamericane, per comportamento sovversivo. In realtà la colpa di Fast, se di colpa può parlarsi, è quella di impegnarsi al fianco degli oppositori (definiti ribelli) del governo franchista che domina la Spagna. Invitato a fare i nomi, specie dei finanziatori di questi movimenti, fa andare su tutte le furie la commissione per non rivelare quanto richiesto e per il suo chiudersi in un onorevole mutismo fatto di ammiccate e boccucce. Per la corte questo è sufficiente a integrare il reato di oltraggio. Ci vien da dire, a posteriori, che a Fast non riuscì quello che mise in piedi il suo predecessore Ambrose Bierce, un altro che con i ribelli e le storie della guerra di secessione ci andava a nozze. Praticamente, tra i due, è intercorso il proverbiale Dal Tramonto all'Alba.
È il 1950, son anni in cui nell'aria si respira un altro conflitto, questa volta più devastante per la scoperta di armi e di strumenti massmediatici sempre più forti. L'incubo del nucleare aleggia sul mondo come una mano prossima a spegnere il sole e con esso la vita, come vedremo in modo surreale ne La Mano (Not With a Bang) e in modo molto più concreto ne L'Uovo (“The Egg”). Durante la detenzione, forse agevolato mentalmente dal pensiero di una ristrettezza della libertà personale e dall'idea di un'autorità despota che vuol tenere tutti sotto l'invisibile guinzaglio del controllo, sviluppa l'idea embrionale di Spartacus, da leggersi come una sorta di ideologica manlevatio dai politici e dai poteri forti ma ambientata ai tempi dell'antica Roma. Nove anni dopo, forse imprevedibilmente un po' per tutti dato che nessun editore si decide a pubblicare il testo (“E poi cosa ci succede a noi?” dicevano gli editori), la sua storia viene portata sul grande schermo dall'immenso, ma ancora giovanissimo, Kubrick; uno che con il Dottor Stranamore e Orizzonti di Gloria aveva già evidenziato il proprio humor nero verso certi estabilishment nonché il proprio smargiasso menefreghismo del sistema. “E ci fa fare i soldi” si giustificavano i produttori “Gli facciam fare i film, si... C'avete registi migliori voi?”. Una soddisfazione enorme per Fast che, abbandonato da tutti, si era pubblicato a proprie spese il romanzo...!!! Vergognoso, permetteteci lo sfogo. Vendendo “appena”, per il valore intrinseco, 48.000 copie (tante per un'autoproduzione, ma zero per un libro di tale caratura). Un'onta troppo grande per la burocrazia dei palazzi che lo isola e lo intralcia. Avete in mente l'immagine stilizzata della vecchia che va a mettere il bastone nei raggi di un bimbo che si diverte con la sua mini BMX? Bene, è coincidente alla situazione.
D'altro canto, però, il suo coraggio e la sua serietà di uomo, reso tale anche per il non abbassarsi a compromessi o ad atteggiamenti di interesse prettamente economico come il più comodo e sicuro atteggiamento qualunquista, non passano inosservati. Così, mentre con la moglie mette in piedi la Blue Heron Press, casa di produzione funzionale a produrre i propri lavori (perché nessuno si azzardava a metterlo sotto contratto, figurarsi se può esser vantaggioso inimicarsi certi soggetti), con tutti i problemi di distribuzione e di editing (molto carenti), nel 1953 riceve una chiamata che ha del pazzesco. In linea c'è Mosca e ci vuole un interprete per capirla... Si, non quella del racconto Questione di Dimensioni, in linea c'è quella capitale... “Oddio, no... quella pena, no...!” si allarma Howard. “Ma che pena... e sono i russi...” gli ride la moglie. “Ah, meno male che dormono ancora” fa lui... “Sono gli altri zzzzz”. E perché lo vogliono? Eh, sembra una barzelletta, ragazzi miei... Una di quelle che rende Buffa alla tv. Lo vogliono, perché devono consegnargli un premio... E che premio è? È uno dei più importanti riconoscimenti del mondo orientale... È il Premio Stalin per la pace, risposta sovietica alternativa al più famoso Premio Nobel per la Pace. E non lo riceve insieme ai primi che passano per la strada, tipo il perito Reznov o il compagno Grinowsky. No, signori... c'è anche spazio per l'ironia italiana. Per un bizzarro scherzo del destino, come scritto dallo stesso Fast ne Il Prezzo, “Dio opera in modo singolare”. Infatti, il colmo per uno che viene dalla grande mela è ricevere il premio con un certo Andrea Gaggero (pacifista con trascorsi nel campo di concentramento di Bolzano gestito dalle SS, secondo italiano a vincere il premio dopo Nenni, e a cui faranno seguito altri tre italiani per chiudere con GATTUSO) che invece arriva da un posto chiamato Mele, ma soprattutto insieme a loro c'è un certo PABLO NERUDA poi PREMIO NOBEL alla letteratura nel 1971. Un premio, questo Premio Stalin, che verrà consegnato per l'ultima volta nel 1990 a un tale Nelson Mandela (che ricordiamo anche per un certo Invictus di Clint Eastwood). Soddisfazioni importanti, ma a quale prezzo, appunto? Ce lo può forse dire il Frank Blunt del momento...? “Vorrete scherzare?” Ce ne guardiamo bene, è un costo molto alto, troppo, probabilmente ingiustificabile... ovvero l'isolamento operato dal proprio Stato, nel mutismo generale riservato a chi, secondo l'opinione pubblica alimentata da chi detiene il potere, è contrario a ciò che viene definito eticamente corretto dal contesto ambientale e storico. E allora c'è spazio solo nell'underground, nei comizi organizzati dal movimento politico di appartenenza, sui giornali di settore, ma anche qua non è tutto falce e martelli. E no... perché c'è anche chi vuol metterci le seghe, evidentemente. Quindi finisce accusato dai suoi stessi compagni di non essere troppo fedele al modello costituito. A quei tempi, purtroppo o forse per fortuna, non si poteva ancora parlare di correnti o scissioni e Fast, questo il destino di chi va più forte, come dirà anni dopo Giuliano Palma, si ritrova ancora una volta a viaggiare solo, in giro nel mare magnum dell'editoria come in una navigazione impazzita degna rappresentazione del maelstroem di Poe.

Fast, intanto, abbandona persino il partito, disgustato dai soprusi e dagli eccidi perpetrati da Stalin, come arriva, puntuale, a evidenzia il discorso di Kruscev pronunciato il 25 febbraio del 1956. Ancora una volta la grande personalità di Fast e il non volersi piegare ai compromessi ne fanno un simbolo di purezza e “cristallinità”. Ma a poco serve battersi, almeno apparentemente (fallisce anche il tentativo di creare una lista civica primordiale) e a poco servono i tentativi di trincerarsi dietro pseudonimi più vari, Cunningham o Ericson che dir si voglia, per cercare di fare il grande salto. È una una delle tante vittime del MACCARTISMO, dal nome del funzionario a capo della commissione (appunto McCarthy). Nonostante la censura, i tentativi di svalutazione e una campagna diretta a demonizzarne l'opera, come successo a moltissimi altri artisti (tra cui il celebre attore Lionel Stander, che ricordiamo al fianco di Bud Spencer, Terence Hill e George Eastman ne La Collina degli Stivali che alla fine evidenziava chi era il vero buffone), un atteggiamento ideale prodotto tra un incrocio avente come capo razza il tribunale dell'inquisizione del medioevo, per la gioia degli Evangelisti e del loro mitico Le Catene di Eymerich (un altro che si è interessato alla storia del west). I suoi libri, da eticamente corretti al punto da esser stati inseriti nel circuito scolastico, sono ormai veleno per le coscienze e per le formazioni dei comuni cittadini. Come conseguenza cosa ne deriva? L'eliminazione immediata da ogni programma scolastico e da ogni elenco contenuto nelle biblioteche pubbliche. “E che si scherza davvero...1?” tuonava McCarthy battendo il pugno sulla scrivania a chi cercava di evidenziare come il soggetto, in realtà, fosse più che valido. Nonostante tutto questo però, come spesso avviene quando si vogliono negare le evidenze, cosa succede...? Semplice. “Ehi, ragazzi la sapete l'ultima?” dicono un bel giorno in commissione. “Bella trasmissione” dice uno dei grandi togati “Mi faceva fa' un sacco di risate”. ”Macché trasmissione... Fast è uscito dal partito comunista!” Boato generale. “Portatemi la lista e anche il bagaglino...” si entusiasma subito il numero uno della commissione. “Lo ingaggiamo?” fa uno dei soci del gruppo. “Maaaah, affare di nulla!” E così, beffa delle beffe, viene cancellato dalla lista nera e cosa succede? Semplice, quello che era prima educativo e poi diseducativo torna a essere educativo. Il tutto con una chiara ed evidente analisi contenutistica dei volumi e dei messaggi offerti dai testi. E tutto questo avviene, come direbbe il recente vincitore di San Remo, in un Amen. E allora ecco che, tra i primi, esce Spartacus di Kubrick, arrivano gli editori e gli editor e la produzione di Fast diviene da marginale a copiosa, sia per le tante citazioni avute sia, soprattutto, per la quantità dei volumi dati alla stampa. Abbiamo detto quantità, perché la qualità è rimasta inalterata fin dall'inizio. Risultato finale? Tradotto in quindici lingue, in modo da poter esser seguito in ogni angolo di mondo, con qualcosa come ottanta libri scritti, tra romanzi, antologie, saggi e articoli vari al punto da esser definito, come ricordato da Passerini, “uno dei più grandi cantastorie dell'America moderna, genuinamente sposato alla causa della giustizia e della libertà.” Una definizione che, a nostro modo di vedere, gli rende giustizia e vale più dei conti e della riconoscenza pubblica. Un vero e proprio fiume in piena che non conosce blocchi e massi che tengano, eretti per arginare la forza d'urto di quelle onde che si alzano sospinte, tanto per citarne uno, da Il Vento di San Francisco e che da Pacifico lo rendono Atlantico, in un testa-coda degno della sua carriera e storia. “In realtà la cosa che mi fa infuriare la sapete qual'è?” usava chiedere a chi lo avvicinasse... “È che ho più storie dentro di me di quante ne potrei scrivere in una vita!” Un vero e proprio tsunami che si abbatte sulle coste dell'omertà e dell'indifferenza di alcuni, ma che, alla fine della fiera, non può essere contenuto poiché solo i folli possono pensare di contenere le idee e le ideologie, specie quando hanno dei contenuti di giustizia e di equità di fondo. Morale della favola, alla fine del narrato, persino i suoi più accesi detrattori dovettero alzare le mani e ammettere, senza chiamare in causa la coppia italo-americana che affrontò il National a viso aperto in zona Aintree, che le sue storie erano davvero dei veri e propri page-turner.

E ci ride....
HOWARD FAST

Veniamo allora ad analizzare l'antologia La Mano, titolo adottato dalla Mondadori per l'antologia A Touch on Infinity, uscita cento numeri dopo il precedente Il Generale Abbatte un Angelo sempre dello stesso Howard Fast. Si tratta di un vero e proprio divertissement che raccoglie undici (nella versione originale sono tredici) racconti, sospesi tra il surreale e la sci-fi, uniti da una vena che più che ironica definirei sarcastico/satirica da cui si sottraggono solo tre storie. Autore travagliato, ma al contempo scanzonato e diretto, Fast condensa in undici storie il campionario tipico della sua produzione. Un insieme di opere che potremmo definire delle burlonate dal retrogusto kafkiano. Abbiamo definito la storia divertissement perché, a differenza di altri autori, non siamo alle prese con uno specialista del genere, ma con un vero e proprio autore prestato alla sci-fi e lo si vede anche dal taglio autoriale che da ai suoi racconti. Questi, pur essendo il più delle volte leggeri e sbarazzini, hanno una forte componente critica degli usi e dei vezzi umani chiamando in causa, quasi sempre, la figura di Dio, piuttosto che l'evento del miracolo o la presenza del trascendente come monito e limite alle pazzie o alle bassezze umane. Tutto questo viene messo in scena con uno stile leggero, brioso e con uno sviluppo dei soggetti che assumono presto la consistenza di ideali barzellette. Certo, non sempre le buone idee iniziali vengono strumentalizzate al servizio di racconti di alto spessore, tuttavia il divertimento e le risate, ottenute per giunta in modo intelligente e riflessivo, sono assicurate.

Il Talento di Harvey (The Talent of Harvey), a mio avviso, è la storia regina. Fast la colloca a termine dell'antologia mettendo alla berlina, con un taglio comico, la routine di una coppia di sfigati che viene funestata dall'improvvisa acquisizione, da parte del marito (persona priva di talenti), del potere di materializzare al semplice pensiero e acciuffare in aria oggetti precedentemente invisibili. Quello che è un dono che sembra piovuto dal cielo (tanto da esser definito "un miracolo") viene presto utilizzato per le due cose più ovvie che frullano nella testa di uomo medio: i soldi e le donne. Tuttavia, per un bizzarro gioco del destino e forse anche per punizione, ciò che il protagonista riesce a fare con i biscotti e con il pane (beni di prima necessità) non riesce ugualmente bene con gli strumenti atti a stimolare la libido. I soldi escono palesemente falsificati, mentre per quel che concerne le donne il protagonista, per l'ira della moglie che si arrabbia dando del pervertito al marito, si vede piovere dal nulla una biondona di due metri, completamente nuda e con un seno prosperoso ai quattro venti. “La voglio alta, bionda, bellissima... Al diavolo l'intelligenza” aveva chiesto. Detto fatto, dal nulla salta fuori quanto richiesto, solo che il corpo non è animato e non ha neppure gli organi, come scopriranno gli uomini del Comune (perché un cadavere “è un'impresa di cui si occupa il Comune”) chiamati a indagare sul caso, capitanati da un tenente, ilarità delle ilarità specie se a leggere è un toscano (come il sottoscritto), che si chiama SERPIO (evidente storpiatura del Serpico che operava, all'epoca, proprio nella città di Fast, cioè New York). “Non sei un pervertito, Harvey... Sei solo un porco. Un grandissimo porco” gli dice la moglie, uscita intanto dalla camera, mentre con lui ammira il corpo materializzato dal nulla e lo invita a non ripulirle i seni insozzati dalla marmellata del danese che c'è caduto sopra
Il medico legale, analizzato il caso e rimasto basito, fa chiamare Serpio, che nel frattempo pregusta un encomio per aver risolto un caso di omicidio, e gli rivela che il tutto sembra essere il risultato “dell'incredibile creazione di qualche Frankenstein pasticcione”. Il fatto, dunque, non costituisce reato trattandosi, invece, di un reato impossibile. “E' morta in senso tecnico, ma non è mai stata viva!? Credo che scriverò una relazione su questo caso e la farò pubblicare in Inghilterra, perché quando si riesce a farsi pubblicare un articolo in Inghilterra, è buffo, ma tutti lo prendono sul serio.” Risultato finale? I coniugi, nel frattempo buttati in gatta buia come arresto cautelare, vengono rimandati a casa, con Serpio che non può che constatare che un poliziotto, quando riesce a mantenersi in buona saluta, ne vede di tutti i colori nella propria carriera. E i coniugi cosa fanno? Appena arrivati a casa, il marito, bello carico per aver ammirato la creatura dei suoi sogni, cerca di fare pace con la moglie, indispettita perché, dopo tutti quegli anni di matrimonio, quello che lui desidera è “una cicciona bionda alta due metri con un pettone enorme”. Allora Harvey, il marito, si affretta subito a precisare che, in realtà, quella non era proprio esattamente il tipo che aveva richiesto e...attenzione al colpo d'autore... “Neppure io sono quella che volevi realmente?”gli chiede la donna. E lui le risponde: “Eccetto te, micia” (finalone ambiguo che sembra suggerrire che anche la donna in questione sia un parto della sua mente). E così detto, l'autore chiude dicendo che “se ne andarono a letto, e bene o male si consolarono.”

Sulla stessa falsa riga è Questione di Dimensioni (A Matter of Size), mi vien da ridere pensando al “bene o male” che sta sopra. Tutto inizia con una donna che se ne sta seduta a sgranare i piselli, quando si materializza un'altra situazione paradossale, se vogliamo agli antipodi della sopramenzionata. Credendo di aver visto una mosca, la donna schiaccia con il pigliamosche un uomo alto un centimetro. Allarmata e impaurita, chiama subito il marito, che pure lavora in ambiente giuridico. Questo, dapprima preoccupato sulla sanità mentale della moglie, constata che, effettivamente, a esser stato schiacciato è proprio un uomo, per giunta nudo, ma nonostante ciò la calma subito, dicendole che quello non ha le misure tali per poter esser un uomo...”Non vedi come è piccolo...?” Dunque è un reato impossibile pure questo, ma ecco che sorge una disquisizione sui punti di vista relativi alla grandezza. Cosa è davvero grande? Quello che noi definiamo grande, in realtà, è solo una deduzione dettata dalle nostre dimensioni, dunque un giudizio relativo e non oggettivo. Alla fine viene fuori che esiste un vero e proprio esercito di questi uomini microscopici che se ne vanno in giro, come nel successivo racconto di Stephen King (a sua volta ripreso da Matheson) Campo di Battaglia, a punzecchiare i presunti “giganti e che l'unica arma per annientarli è far volare un plotone di elicotteri carichi di DTT nella notte per sganciare, da inosservati (sebbene con la confusione fatta sveglino l'intera città), il veleno. Il racconto finisce con la moglie del protagonista che ricorda allo stesso di aver letto un libro di astronomia, di tale James Dean (!?), per poi chiedere allo stesso: “Quanto siamo grandi, noi...Quanto siamo grandi?” Evidente l'ambiguo, ancora una volta, sarcasmo di Fast che gioca alla citazione nascosta da decriptare per ridacchiare sotto i baffi, andando a ribaltare il concetto fin lì anticipato. James Dean infatti, era una stella sì, ma del cinema...e Il Gigante fu il suo ultimo film prima di morire.

Interessanti almeno altri due racconti. Il primo di questi è Il Prezzo (The Price), soggetto incentrato su un uomo abituato, fin dai tempi dell'università, a comprare uomini, cariche, recensioni, giudici e tutto quanto potesse esser utile a perseguire i suoi scopi. “Si può comprare anche il diavolo se si ha di che pagarlo... Si getta l'esca nell'acqua e via...”. Nonostante il vizio e la facile corruzione, riesce a cavarsela sempre fino arrivare al punto di voler comprare Dio per poter scambiare i soldi con altri quindici anni di vita. Rivoltosi a un santone, che si presenta quale uomo a cui sono destinati i miscredenti, i perduti, i traviati e i perseguitati dal demonio, riesce, per l'ennesima volta, a conquistare quanto richiesto ma al prezzo dell'intero patrimonio. Il racconto finisce con il santone a spassarsela su uno yacht a Ischia con una sventolona mozzafiato e i soldi presi al protagonista, che commenta così l'accaduto: “Dio lavora in modo singolare.”

Esilarantisismo poi Il Cerchio (The Hoop) con uno scienziato che realizza, attraverso una serie di equazioni matematiche, un cerchio che piega lo spazio e fa sparire tutto ciò che ci vien buttato dentro. Lo scienziato non sa spiegare, tuttavia, dove vada a finire la roba., specie quando scompare un giovane studente di Philadelphia che pensa bene di saltare dentro il cerchio. La soluzione viene subito sfruttata dal “brillante” sindaco della città che pensa bene di utilizzare il marchingegno per far sparire la spazzatura pur senza interrogarsi sulle possibili conseguenze, non sapendo ancora dove vadano a finire gli oggetti scomparsi. La soluzione, inizialmente, appare geniale. Lo scienziato viene premiato in ogni dove, addirittura nominato Colonnello del Kentucky (!?). Tutti vogliono i diritti sul cerchio, tutti lo vogliono copiare. Il sindaco viene acclamato come un eroe. Intanto lo scienziato constata quanto i filosofi abbiano errato nel voler trovare una spiegazione teologica all'esistenza dell'umanità non avendo considerato, in realtà, che l'uomo altro non è che un produttore di spazzatura. Non si contano, infatti, i camion che vanno in su e in giù a gettare spazzatura. E cosa ti va a succedere? Semplicissimo, ciò che il sindaco ha pensato di far sparire ricompare dalla pancia della terra ed erutta fuori facendo crollare l'area limitrofa a Wall Street (chiaro simbolo del mercato finanziario). Come a dire che le cose sporche non si possono sotterrare...

Questi i quattro migliori racconti. Una breve panoramica anche sugli altri. Ne La Mano un uomo nota, al tramonto, affiorare a orizzonte una mano gigante che spegne letteralmente il sole. Nessuno, tranne lui, sembra essersene accorto, ma la temperatura cala in modo vertiginoso nella notte e la certezze che sorga il sole non appare più tanto scontata... Ne Giusto Motivo (Show Case) una voce sovrumana interrompe, in ogni angolo del mondo e allo stesso orario, le principali trasmissioni radiotelevisive per chiedere, firmato Il vostro Signore Iddio, una valida giustificazione per non porre termine alla vita dell'uomo sulla terra. Dopo un clima di sospetti, con tutte le nazioni che sospettano che dietro all'evento ci sia un gioco occulto di qualche superpotenza e col Vaticano che si rammarica perché il Signore non ha lasciato almeno un elogio per il loro secolare impegno nel campo religioso (“Non una parola di lode... Avete parlato al dipartimento legale?” chiede un cardinale a un collega “Certamente, dicono che la cosa rientra nei suoi diritti”), il mondo viene salvato, esattamente 33 giorni dopo il primo messaggio, da un coglione (o apparentemente tale), che vive in un mondo tutto suo a meditare e fumare canne, individuato dagli osservatori FBI impegnati a porgere a un calcolatore la soluzione del caso e con questo che fa il nome del ragazzo. E qual'è la soluzione? Semplice, la risposta a un quesito che altro non è che un quiz fatto dallo stesso Dio e che si ricollega alle sacre scritture sull'ESODO. Clamoroso il finale con questo soggetto strampalato che se la ride dicendo: “Pazzesco...”
Ne deriva l'idea di un Dio ironico, come spiega poi il protagonista del successivo racconto: “Il riso ne è la prova. Un sorriso è l'unica espressione di eternità.”

Meno riuscito Il Buco nel Pavimento in cui una pattuglia della polizia, accompagnata da un giornalista, interviene in un caso alquanto bizzarro ovvero il crollo di un pavimento che si apre, anziché sull'appartamento sottostante, su una prateria. Appartengono, invece, alla fantascienza “convenzionale” L'Uovo, Nella Mente di Dio e Cephes 5. Il primo è ambientato in un futuro post-atomico con degli scienziati che ritrovano, nei bunker sotterranei, un vecchio laboratorio di ibernazione in cui è conservato in una cella un uovo di uccello ancora rifrigerato. La notizia ha rilievo mondiale poiché i volatili si sono estinti e nessuno ne ha mai visto uno. Grazie ai macchinari si riesce a far nascere l'uccellino che alla fine viene liberato per poter così conquistare la giusta libertà. Ironia messa al bando anche negli altri due testi, in Nella Mente di Dio un gruppo di ebrei escogita una macchina del tempo atta a permetere a un sicario di ritornare al 1897 per andare a uccidere un bambino di otto anni: Adolf Hitler. Classico anche Cephes 5 dove si scopre che gli abitanti del pianeta Terra, in realtà, sono dei soggetti di altri mondi che sono stati isolati nel più remoto pianeta adatto alla vita in quanto dediti all'omicidio e alla distruzione.

Questo il contenuto di un'antologia con idee, quasi sempre, geniali, ma sviluppate non sempre a dovere. Non manca comunque l'ilarità e alla fine viene fuori un prodotto molto riuscito che regala spensieratezza e sorrisi e, penso di poter dire, centra l'obiettivo di proporre una comicità di genere intelligente e mai stupita pur se veicolata con racconti dalla portata di barzellette. Bravo Fast! Autore da rivalutare e divulgare a dovere.

La copertina originale

"Mi irrita molto, perché non so mai se mi prende in giro o no. Trovo insopportabili gli scrittori e gli artisti, e lui è il più insopportabile di tutti. Il fatto che io vada tutti i giorni in città a svolgere il mio lavoro onesto, fa di me quel che lui definisce un membro dell'Establishment, un tipo che lui giudica con ironia e superiorità. "

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