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giovedì 15 dicembre 2016

Recensione Narrativa: MALPERTUIS di Jean Ray.



Autore: Jean Ray.
Genere: Weird/Horror.
Anno: 1943.
Edizione: Mondadori (Urania Horror, N.12, uscito il 7.12.16).
Pagine: 159.
Prezzo: 6,50 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Prima di iniziare la recensione di questo romanzo è doveroso fare un ringraziamento alla Mondadori, nelle persone di Giuseppe Lippi e Franco Forte, per aver riproposto questa pietra miliare della narrativa weird europea che era stata pubblica decenni fa dalla Mondadori stessa e finita fuori catalogo con prezzo lievitato alle stelle. La sperenza-invito è che la collana Urania Horror perseveri nella "riscoperta", o meglio riproposizione, dei capolavori dei grandi maestri e magari proponga anche qualche inedito in Italia di autori, a esempio, quale Sax Rohmer o il Simon Iff di Crowley, tanto per dare qualche suggerimento. Staremo a vedere e incrociamo le dita.
Adesso addentriamoci nel clima malsano e onirico di questo Malpertuis ovvero "l'antro della volpe", la casa della malizia, dove la volpe viene intesa quale figura demonologica sia in Europa che in Oriente, da considerarsi ovvero quale simbolo metaforico di uno stregone, un taumaturgo di grande potenza. Così spiega il nome della casa, in cui è ambientato il romanzo e a cui da anche il titolo, il folle e funambolico autore che sta dietro al testo: il belga Raymond Jean Marie de Kremer meglio conosciuto come Jean Ray.
Pietra miliare della narrativa del terrore europeo che risale al lontano 1943, ma che non risente affatto degli anni godendo di un'originalità tutta sua innestata in un classico soggetto che rientra nel campo del sottogenere delle case stregate.

La storia si sviluppa prevalentemente all'interno di una magione e viene alla luce grazie a un furto perpretrato da un ladro all'interno del convento Pères Blancs. Il malfattore porta infatti alla luce alcuni fogli scarabocchiati, frutto del lavoro di quattro persone vissute anche in epoche diverse, contenuti all'interno di un tubo di stagno e che riportano i fatti connessi alla magione Malpertuis e al suo vecchio proprietario, un fondatore Rosacroce, di nome Quentin Moretus Cassave. Tutta la storia, dopo una premessa in cui i lettore viene proiettato sul mare agitato che si affaccia su una fantomatica isola greca (c.d. degli Dei morenti), si svolge all'interno o nei pressi di Malpertuis, dopo la morte del vecchio Cassave. Quest'ultimo ha infatti disposto che tutti i suoi eredi, pena esclusione dall'eredità, siano obbligati a vivere all'interno della magione sino alla loro morte, ricevendo in cambio una rendita annuale e un faraonico vitalizio. Questo l'inizio cui segue la presentazione dei vari eredi, che non vanno molto d'accordo tra loro, in un clima onirico in cui il mistero e la promiscuità, compresa sessuale, aleggiano di continuo a scacciare l'iniziale noia che regna sovrana.
Jean Ray non è sempre facile da seguire nella prima parte, adotta uno stile poetico, un po' pomposo in alcune parti, seppur macabro, ma quando deve ricorrere all'artificio della tensione sa quale corde toccare. Sono infatti presenti almeno tre o quattro capitoli di grande effetto visionario e orrorifico. Non aggiungo altro per non rovinare il pathos dei vari momenti. Posso solo dire che presto il protagonista, il giovane Jean-Jacques Grandsire, si troverà proiettato in un incubo popolato da creature di ogni specie, con frangenti che sembrano propri di un racconto di Lovecraft (alla fine però le distanze tra i due autori saranno ristabilite). "Malpertuis potrebbe essere l'abominevole punto di contatto di due mondi, di essenza differente, che si vengono a sovrapporre" ipotizza il protagonista, mentre, a poco a poco, i suoi conquilini cominciano a morire o a sparire, in aggiunta ad accadimenti ultraterreni: tipo persone che lanciano fuoco dalla bocca o altre di dimensioni paragonabili a quelle di una mosca.

Poster americano della
trasposizione cinematografica.

Il lettore comincia a pensare a una storia affascinante, ma comunque rientrante nel classico tema delle case stregate, quando d'improvviso Ray vira in una direzione piuttosto originale e crea una situazione tutta sua che ricorda un po' le tematiche di un Lord Dunsany cambiando tuttavia il background culturale dal celtico al mediterraneo. Gli eredi infatti, alcuni anche inconsapevoli, non sono coloro che pensano di essere, ma sono involucri di carne e ossa al cui interno vivono entità assai antiche che si ricollegano, addirittura, alle divinità dell'antica Grecia, con tutti i poteri e le debolezze raccontate dalla mitologia. Gelosie amorose, rivalità e la volontà del destino, giudicato ineluttabile dall'autore, determineranno il terribile epilogo previsto, probabilmente, proprio dal vecchio Cassave, prima ancora di morire. "Perché, al di sopra dei desideri e delle aspirazioni degli uomini, al di sopra della volontà degli dei, regna la legge inflessibile del Destino! Ciò che sta scritto deve compiersi" con buona pace del libero arbitrio, verrebbe da aggiungere. Così spiega Zeus, sotto mortali spoglie, a un religioso che lo ascolta stringendo in mano il rosario e invocando l'intercessione di Dio. Inutile sottolineare che il religioso vedrà più di quanto sia consentito a una mente rigida e la conseguenza di aver scrutato nell'ignoto sarà quella tanto cara al maestro di Providence. Una fine invece cui non era andato incontro il vecchio padrone di casa, guarda caso un dottore in scienze occulte ed ermetiche (e dunque aperto a ogni soluzione e sperimentazione), che si era fissato di ritrovare gli dei morenti dell'antica Grecia per imprigionarli, attraverso riti magici, nella propria magione, al fine di sfruttarne i poteri. Dunque un canovaccio dove sacro, profano e pagano vengono a miscelarsi in un gran calderone in cui trovano spazio anche le leggende folkloristiche dei lupi mannari (introduzione a mio avviso un po' forzata da parte di Ray), con l'elemento della pelle di lupo utilizzata nelle notti di luna piena, come si legge dai documenti ottocenteschi della primordiale criminologia francese, per commettere omicidi e abomini di ogni specie. Preti votati all'amore divino, altri invece maledeti e civili mezzosangue (un po'umani e un po' dei) si troveranno così a lottare contro gli dei dell'antica Grecia, sopravvissuti nel corso dei secoli, in un finale apocalittico dove la pazzia giungerà a fare saltare i cervelli più ortodossi.

Lettura classica, senz'altro da riscoprire, anche se non di facile fruizione nella prima parte di narrazione per i lettori standard. E' consigliato, dopo la prima lettura, riprendere in mano il libro e analizzarlo di nuovo da capo alla luce delle scoperte fatte a termine opera. Da avere in biblioteca, specie per il modesto prezzo dell'edizione Urania che lo ha riproposto dopo ventisei anni dall'ultima edizione uscita sul mercato italiano.

Dal libro è stato tratto un adattamento cinematografico diretto nel 1971 da Harry Kumel, con Orson Welles (nei panni di Cassave) e Sylvie Vartan tra gli attori principali.

L'autore JEAN RAY.

"Gli uomini non sono nati per volontà degli dei. Anzi, gli dei devono la loro esistenza alla fede degli uomini. Se questa fede viene a mancare gli dei muoiono"

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