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sabato 15 agosto 2026

Recensione Narrativa: SOTTO IL SEGNO DEI DINOSAURI a cura di Luca Ortino e Giorgio Sangiorgi.

Curatori: Luca Ortino e Giorgio Sangiorgi.
Anno: 2026.
Genere: Antologia Fantascienza.
Editore: Edizioni Scudo.
Pagine: 222.
Prezzo: 13.60 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini. 

Terza antologia uscita in Italia, in appena due anni, a tema dinosauri, dopo Primordia (2025) e Il Grande Libro dei Kaiju (2025) rispettivamente per Colomò Edizioni e Spaghetti Weird. Siamo nell'ambito della narrativa italiana indipendente, anche se per questo volume si sono “scomodate” firme come il Premio Italia Luca Ortino (curatore, insieme a Giorgio Sangiorgi) e nomi di prestigio quali i veterani Franco Piccinini, Fabio Calabrese, Max Gobbo ed emergenti del calibro di Emiliano Federico Caruso. Dunque progetto sulla carta più blasonato che, tuttavia, paga proprio questo suo maggiore blasone sul piano dell'intrattenimento puro. Nonostante il titolo prometta un'antologia sui dinosauri – come in effetti lo sono le due concorrenziali sopracitate – Sotto il Segno dei Dinosauri prende una via più accademica, legata a una fantascienza classica meno votata all'avventura e soprattutto al pulp (ci sono delle eccezioni, sia chiaro). Metà antologia, dunque cinque racconti su dieci, tratta il tema dei viaggi nel tempo, in tre casi ci si interroga sulle conseguenze che potrebbero derivare nel presente da un'alterazione nel passato. Gli autori che scelgono questa via, non a caso i più ortodossi ed esperti Fabio Calabrese e Franco Piccinini, oltre l'ottimo Emiliano Federico Caruso, spostano l'attenzione da quello che dovrebbe essere il tema principale (i dinosauri) per interessarsi di un'altra tematica (quella dei cosiddetti “paradossi temporali”) peraltro ultra abusata. Si entra quindi nel solco del sottogenere più classico del filone “dinosauri” (tematica non affrontata dagli autori di Primordia), basti ricordare titoli quali Sound of Thunder (1952) di Ray Bradbury, Mastodonia (1978) di Clifford Simak e Deathbeast (“Superbestia”, 1978) di David Gerrold, a cui si aggiunge l'idea dell'asteroide che piove dal cielo e che finisce o che potrebbe finire per essere deviato (volontariamente da razze aliene in competizione con l'uomo o involontariamente dagli stessi visitatori del futuro) con stravolgimento del futuro. Quest'ultima idea richiama alla memoria il recente film 65 Fuga dalla Terra (2023) per un effetto dejà vù che non aiuta le storie in questione viste, in tutta probabilità, dai curatori quali i fiori all'occhiello del progetto.

Sceglie la via citazionistica l'ottimo Franco Piccinini (veterano classe 1954) col suo Il Grande Gioco, introducendo i lettori nel mondo di Kirk e di Star Trek, proponendo un tentativo di sabotaggio messo in atto da una razza di alieni rettiliani spostatesi indietro nel tempo per impedire che il meteorite responsabile dell'estinzione dei dinosauri colpisca la Terra. L'obiettivo è scongiurare l'avvento della razza umana. Terminator e 65 Fuga dalla Terra (2023) si fondono insieme a Star Trek per plasmare un racconto sapientemente gestito e non privo di ironia. Bella l'idea finale di non sconvolgere la convinzione generale relativa all'ipotesi che la caduta di un meteorite sia stata la causa dell'estinzione dei dinosauri, facendo in modo che l'estinzione del passato “alternativo” sia determinata dalla distruzione dell'astronave madre dei rettiliani composta proprio della medesima materia dei meteoriti. E' il più riuscito del quintetto.

Meno ironico, ma comunque simile Erpetofobia di Fabio Calabrese dove la deviazione accidentale del suddetto meteorite (a causa dell'urto tra lo stesso e la navicella degli uomini del futuro) provoca l'evoluzione dei rettili che divengono i padroni incontrastati del mondo del presente. Un effetto, quest'ultimo, ricercato – vanamente - dagli alieni di Piccinini.

Più strutturato, ma pressoché sulle medesime coordinate, Nascosti nel Tempo di Emiliano Federico Caruso (firma di lusso, più volte recensita sul queste pagine) che parte da un inizio in odore di antefatto alla Jurassic Park (studio sul DNA di piante estinte), ma lascia il campo al tradizionale viaggio nel tempo alla Sound of Thunder di Ray Bradbury con successivi riflessi nel futuro dove una razza di umanoidi rettiliani finirà col prendere il sopravvento.

Caratteristica comune di questi tre racconti è la marginalità dei dinosauri, che vengono visti di sfuggita, sbirciati mentre corrono nelle praterie senza mai entrare veramente in gioco.

Ai tre, è preferibile la novella La Piana del Drago di Marco Di Giaimo e Giuseppe Bono, che tentano di riscrivere il mito di San Giorgio e il Drago (qua un Quetzalcoatlus) con quell'atmosfera che ricorda l'inizio di Jurassic Park (paleontologi impegnati nel riportare alla luce i fossili). Purtroppo, a mio avviso, l'eccellente prima parte (la migliore dell'antologia) sconfina – di nuovo – nei salti temporali (qua ultra dimensionali). Come nei tre precedenti racconti, i dinosauri stanno ai margini della vicenda. Non mancano omaggi a Lo Squalo di Spielberg, caratterizzati dalla presenza di un odioso sindaco intenzionato a fare soldi e poco incline alle esigenze scientifiche. Valore aggiunto è l'ironia, componente che deborda nel grottesco più sfrenato con Civiltà di Giorgio Sangiorgi. In questo racconto il viaggio nel tempo è meramente “radiofonico”, un po' stile Frequency – Il Futuro è in Ascolto (2000). Sangiorgi esce dall'ortodossia per presentare un racconto allegorico, dove i dinosauri si allineano al linguaggio umano e fanno la morale alla società umana con piglio comico e altezzoso.


Di gran lunga preferibile, a mio modesto giudizio, l'altra parte dell'antologia, quella rappresentata dagli autori che hanno cercato di sganciarsi dalla scorciatoia dei viaggi del tempo per concentrarsi maggiormente su soggetti più originali. Tra questi cinque, solo in due casi i dinosauri sono i protagonisti delle storie. Carlo Menzinger con L'Uovo Nuovo segue - non credo volontariamente - alcuni esempi già proposti in Primordia (2025), umanizzando (nei pensieri, nelle condotte e nelle strategie) i dinosauri, in un confronto tra prede e predatori che vede i dinosauri quali unici ed esclusivi protagonisti (l'uomo non è presente). Non privo di una portata metaforica, in realtà un po' forzata e molto allegorica (dinosauri portatori di sentimenti), evidenzia l'evoluzionismo della specie in un'ottica collaborativa tra razze diverse.


Azione pura da pulp magazine per La Vendetta di Silas di Matteo Mancini (il sottoscritto), che mette ai margini la fantascienza (il mondo umano entra in relazione con la preistoria a causa di un disallineamento dimensionale che interconnette i dinosauri alla nostra realtà) per proporre un weird-western alla Dino-Riders, con dinosauri addestrati, altri utilizzati quali cavalli, altri come veri e propri carriarmati, tra aggressioni, sparatorie, scazzottate e vendette da compiere. Penso si possa definire il più divertente e scatenato dell'antologia, ma non sta a me giudicarlo. Di certo, insieme al racconto di Menzinger e a La Prima Profetessa di Erica Gazzoldi, compone un terzetto che mette al centro della storia gli esseri preistorici (protagonisti assoluti). Quest'ultimo racconto è un weird che ribalta i fenomeni mariani, sostituendo alla figura della Madonna quella del serpentone, portatore di profezie e rivelazioni poi divulgate da veggenti eletti (pastorelle).


Buona per atmosfera, gestione dei dialoghi (eccellente) e fascino l'indagine medioevale condotta da un inquisitore nel racconto Dente di Drago di Max Gobbo (autore fedelissimo di Gianfranco De Turris), dove il protagonista cerca di sconfessare il mito del “Diluvio Universale” con la scoperta di reperti fossili che dimostrano - nella cecità degli uomini della Chiesa intenzionati a fare di tutto per insabbiare la verità - che la creazione del mondo è assai più datata di quanto riportato dalla Bibbia. I dinosauri, a ogni modo, rimangono al margine della storia, qua nella forma di reperti fossili.


Divertentissimo Quello che non vi dicono quando acquistate un Dinosauro di Nicola Catellani (scrittore pluripremiato, conosciuto anche dai lettori Urania), dove si parte dall'idea dei dinosauri clonati (qua si fanno safari nella contemporaneità e si riducono di dimensioni colossi erbivori per consentirne la gestione) per prendersi gioco di certe pratiche truffaldine legate alla conclusione di contratti infarciti di clausole vessatorie finite inosservate dai sottoscrittori. Tra i migliori del lotto per la sua portata satirica (critica del consumismo).


CONCLUSIONE

Sotto il Segno dei Dinosauri è un'antologia forse non troppo indirizzata dal punto di vista della curatela, essendo sbilanciata sulla tematica “viaggi nel tempo”, che ha comunque il merito di proporre dieci racconti eleganti e scritti con gran classe. Autori come Piccinini, Calabrese, Gobbo e Caruso apportano cifra stilistica degna dei volumi Urania. Il libro ha due anime: da una parte la fantascienza e dall'altra l'avventura. I racconti fantascientifici si rivelano più elaborati e strutturati, probabilmente anche più professionali, ma a mio avviso meno adatti al progetto. I dinosauri sono un mero pretesto per queste storie che finiscono spesso, contenuti alla mano, per sovrapporsi tra loro. Brillano il racconto di Piccinini e quello della coppia Marco Di Giaimo e Giuseppe Bono (avrei preferito evitare la via del viaggio nel passato e sviluppare il testo in chiave fantastica). Molto più eterogeneo e, a mio avviso, interessante l'altro quintetto, proprio per la caratteristica di variegare un'antologia altrimenti indirizzata in un'unica e inflazionata via. Mancini e Menzinger scelgono l'azione, Gobbo l'indagine storica, Gazzoldi il weird, mentre Catellani un'ironia efficace dove un bambino assiste alla nascita di uno stegosauro che il padre, suo malgrado, si è trovato a dovere comprare da una società che gli spilla di continuo soldi.

Chiudo ribadendo che in un progetto focalizzato sui “dinosauri”, la sfida dovrebbe risiedere nel tentativo di raccontare storie diverse da quelle alla base dei maggiori riferimenti narrativi. Ben vengano le citazioni – io stesso ho omaggiato i Dino-Riders – ma ritornare sulla tematica dell'effetto farfalla dovuta alle interferenze col passato (letta, riletta e di nuovo riletta) non mi pare essere un'arma vincente. Ciò detto per onestà intellettuale, sono felicissimo di avere fatto parte di questa antologia, di un livello narrativo più che buono. Nel 2027 uscirà Primordia 2, il regno dei dinosauri continua.

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