Curatore: Andrea Carlo Cappi.
Anno: 2025.
Genere: Antologia di AA.VV. Fantascienza.
Editore: Giraldi Editore.
Pagine: 316.
Prezzo: 17,00 euro.
Commento a cura di Matteo Mancini.
Antologia
a trazione fantascientifica composta dai venti
finalisti
(dodici racconti di fantasciemza, tre surreali, due horror, un sword
& sorcery,
un fantastico e un drammatico) del
concorso Torre Crawford
2025,
oltre al vincitore della sezione riservata agli studenti delle scuole
secondarie (un sorprendente Nosrat Zakaria, sedicenne di origini
bengalesi che da ampio sfoggio di classe) e a due racconti bonus
rispettivamente di Mario Gazzola e Carlo Andrea Cappi.
Il
prodotto finale è altamente
professionale e di gran lunga superiore alla media dei libri
originati da concorsi narrativi,
vuoi per l'editing (pulizia di testo lodevole) vuoi per il lavoro di
una giuria che annovera, tra gli altri, nomi del calibro di Carlo Andrea Cappi
(curatore dell'antologia), i giallisti Mondadori Cristiana Astori ed
Enrico Luceri, il saggista Franco Pezzini, lo sceneggiatore di
fumetti Pasquale Ruju (Dylan Dog), le scrittrici horror Alda Teodorani e Claudia
Salvatori (di cui attendo sempre l'uscita del romanzo dedicato a
Bosch, pagato due anni fa al guru della sagra del Cecatiello Andrea
Manzetti). Lode dunque agli organizzatori e caloroso invito per
chiunque scriva fantastico a partecipare a questo concorso, peraltro ricco di premi. Piace
soprattutto il case
linkage che
lega molti racconti, sovente
strutturati attorno a sottotracce di critica sociale connaturate dal
terrore
(deriva agevolata dal bando e dalla citazione di Francis M. Crawford
a cui gli scrittori erano chiamati a ispirarsi) del controllo
sociale
da parte delle autorità (che arrivano persino a stabilire chi debba
morire o chi debba nascere), all'illusione del libero
arbitrio,
al desiderio impellente di ribellione
per riconquistare quella libertà compressa da
entità/computer/despoti che tracciano la vita dei cittadini
rendendoli simili a marionette
di uno spettacolo deviato al servizio di spettatori sfuggevoli alla
comprensione umana. È il caso del surrealistico Magnificat
di
Giulio Jovine, dove la morte (a differenza del tradizionale Le
Catene della Mente di
Francesca Caizzi, legato al tema dell'anima errante sulla terra
finché non prende cognizione del proprio trapasso) immette in una
dimensione in cui gli uomini continuano a recitare al cospetto di un
pubblico di creature aliene. Cappi chiude (bonus track a parte) con questo racconto la
selezione dopo averla aperta col distopico Una
Voce Fuori dal Copione
di Ludovica Monte, dove i cittadini vengono bombardati da messaggi
recepiti da chip mentali che li inducono a recitare copioni scritti
da altri (pena esclusione sociale). Sullo stesso tema è costruito
l'onirico e sensazionale (per la giovane età dell'autore) Peccati
Paterni del
già citato Zakaria (nome da appuntare), un incubo onirico alla
ricerca dell'emancipazione da un'educazione castrante e soffocante che induce il giovane protagonista a recitare copioni scritti da altri.
L'incubo
del controllo sociale e della manipolazione è fortissimo in molti
altri racconti. Nel funambolico Nell'Archivio
di
Guido Del Giudice, uno sci-fi commistionato al giallo e all'ironia
beffarda (la trama più elaborata e coinvolgente dell'antologia), si arriva a
espropriare a tempo determinato i corpi umani. La soluzione è
funzionale a costringere coloro che non possono pagare i debiti a
svolgere lavori qualificati, grazie all'impianto di programmi
informatici che addormentano la parte razionale per impossessarsi del
corpo. In Unità
di Produzione di
Matteo Mancini (il sottoscritto) viene rappresentata la piaga delle
morti sul lavoro, con operai che rinunciano ai sogni di gioventù e ai
diritti sindacali per non perdere l'impiego, del tutto asserviti ai
fabbisogni capitalistici al punto da diventare vittime sacrificabili
alla stregua di materia prima da consumare nel processo produttivo. Nel dickiano
(riferimento a Philip K. Dick) Senza
Nome di
Alessia Scali l'autorità al servizio di una società apatica e priva di emozioni rilascia tossine letali che, una volta
inalate, resteranno dormienti finché non verranno attivate da un segnale ad personam finalizzato a eliminare coloro che potrebbero dare segnali di
ribellione. Sulla stessa lunghezza d'onda, ma con presa realistica
(si evoca lo spettro dei regimi totalitari del novecento) piuttosto
che sci-fi, si muove L'Ordine
delle Cose di
Pietro Bonaccio, dove spie informatiche cercano nella rete parole chiave che
potrebbero celare l'esistenza di un dissidente. Meno convincenti, ma
sempre perfettamente a tema, il complesso (sorta di Matrix)
AI
G.O.D.
del veterano Andrea Montalbò (pubblicazione su I
Gialli Mondadori e
Urania)
e il grezzo Psichiatria
Diarizzata di
Lourdes Iommazzo.
Il
tutto viene riassunto dall'eccellente, per potenza visionaria,
capacità di evocare sense
of wonder e
intrattenimento, Così
è Scritto di
Nork (a mio modo di vedere la perla dell'antologia insieme al
racconto di Zakaria); una sword
& sorcery
in cui il protagonista – un guerriero sanguinario a immagine e
somiglianza di Conan il Barbaro – cerca di modificare il destino
che degli strani monaci ciechi (un po' parche e un po' resuscitati
ciechi scuola De Ossorio) tessono in una grotta sperduta tra i canyon.
Classici, per ricorso a sottotracce abusate, Un
Centimetro di
Fabio Aloisio (vincitore dell'Urania Short 2019) e Sempre
tua Figlia di
Lea Baol, dove i protagonisti – guidati dal sentimento dell'amore –
cercano di riscrivere le proprie vite sfruttando processi loop in
stile Ricomincio
da Capo (film
anni '90) o passaggi in universi paralleli dove esistono copie più o
meno perfette di ogni essere vivente.
Questi
sono i racconti che costituiscono l'anima dell'antologia che non
disdegna il ricorso all'horror col poco convincente Le
Voci di Dentro di
Vincenzo Pandolfi (vita influenzata da un fratello che si manifesta
per il tramite di una medium) o il tecnicamente valido (ma debole
nell'epilogo) La
Regola dell'Ombra di
Valentina Di Rienzo, con un demone che "libera" i religiosi di un
monastero dal destino che Dio ha scritto per loro.
Fuori
contesto gli altri racconti, tra cui Alta
Quota di
Mauro Bennici (una sorta di Gattaca
spaziale
su un pianeta invivibile e a corto di ossigeno), Ares
VI di
Alessio Chiadini Beuri (storia di ambientazione marziana in cui una
postazione colonica viene presa da assalto da sabotaggi di entità aliene),
Rigenerazione
di
Rebecca Santimaria (un'originale bonifica e recupero di pianeti
extraterrestri all'insegna della fratellanza interstellare), l'ultra
derivativo Metamorfosi
Inversa di
Sergio Tulipano (scorrevole, ma banale nel suo riproporre soluzioni
in stile Sentinella
di
Frederic Brown, The Outsider di HPL, o La
Metamorfosi di
Kafka) - che propone il dialogo, all'interno di un bar, tra uomo e un
barista, col primo che narra del suo passato da insetto e delle
difficoltà incontrate una volta tramutatosi in umano - o lo
sperimentale e a lunghi tratti illeggibile (sicuramente il problema è mio)
Sarcas
as a Service di
Martina Melgazzi. Tra i fuori contesto, a mio avviso, c'è anche il
romance mascherato da fantastico Ex
Deus,
peraltro risultato (assai discutibilmente) vincitore del concorso, di
Alessio Petrolino, che immagina Dio incarnatosi in un uomo per amore di
una ragazza (!?), al punto da rinunciare al suo ruolo (anche qua
il protagonista racconta del suo status all'amata che ovviamente
prende il tutto come possibile, senza alcuna dimostrazione o
manifestazione soprannaturale).
Tra i racconti extra Apnea di Mario Gazzola, uno sci-fi iper citazionista che metaforizza la dipendenza creativa dall'intelligenza artificiale con un sistema finalizzato a favorire il sonno di uno scrittore vittima del proverbiale "bloccco".
Questo
il contenuto di un concorso indubbiamente riuscito ed esaltato da
un'antologia che ha poco da invidiare a quelle griffate Urania.
LA
MIA CLASSIFICA
Procedo
ora per gioco (sottolineo la parola "gioco") a indicare quella che sarebbe stata la mia classifica
se fossi stato in commissione, ricordando che nella speculative
fiction –
a mio avviso (lo insegnano le riviste da cui sono emersi i grandi
maestri del novecento legati alla sci-fi e al fantastico) – non si
deve mai dimenticare quello che è l'obiettivo primario ovvero il
coinvolgimento di chi legge avendo come prioritario riferimento il pubblico popolare (e non quello snob elitario). Lo stile, i concettualismi, la tecnica
di scrittura sono secondari e devono piegarsi alla trama (e non
viceversa). Chi legge fantastico cerca evasione, stupore,
divertimento, azione e ritmo, non appesantimenti filosofici e/o
esercizi stilistici funzionali a mostrare unicamente le capacità tecniche dell'autore.
Parto
dalla posizione più bassa e risalgo fino alla vetta. Sia chiaro, sono giudizi
personali (il fatto che gli autori siano stati selezionati depone a
loro favore).
20
SARCASM AS A SERVICE di Martina Melgazzi. Sperimentale fino al
midollo. Irritante per il lettore medio, di difficile fruizione.
Ingiudicabile. Pensate a un'antologia con venti racconti così: chi e in quanti la comprerebbero? Datevi una risposta.
19
PSICHIATRIA DIARIZZATA di Lourdes Iommazzo. Non mi è piaciuto. Porta
avanti la storia nella forma del diario (Gogol docet),
con una protagonista (sboccata) che si rivolge al suo psichiatra
androide per denunciare l'obbrobrio sociale, così da giustificare e ricercare nel
passato un'identità personale che possa distinguerla. Idee
embrionali non veicolate in una trama coinvolgente.
18
LE VOCI DI DENTRO di Vincenzo Pandolfi. Non è un brutto racconto,
peraltro funziona anche, ma ha pochi contenuti, sembrando più un
esercizio di stile. Finale in crescendo, ma sviluppi poco chiari (perchè tramortire il medium?)
17
LE CATENE DELLA MENTE di Francesca Caizzi. Ben scritto, coinvolgente
e di pronta soluzione. Paga una trama letta un milione di volte, con
i defunti che faticano a staccarsi dai propri cari e con l'immagine
classica della morte. Racconto riempitivo, gradevole da leggere ma banale.
16
UNA VOCE FUORI DAL COPIONE di Ludovica Monte. Buona la prima parte,
si affloscia all'epilogo e non spiega i passaggi centrali (un dissidente determina, con una piccola condotta, il crollo del sistema). Ci
sono interessanti fiammate. Il condizionamento sociale (dovuto ai chip mentali) è tale che i cittadini recitano copioni scritti da
androidi inconsapevoli del loro stato. Ribellione finale con racconto non ben registrato.
15
AI G.O.D. di Andrea Montalbò. Colto e ambizioso, ma anche
eccessivamente concettuale, appesantito e monocorde. Capacità di
scrittura non discutibile, ma al sorvizio di una storia difficlmente in grado di divertire o
stupire.
14
ARES VI di Alessio Chiadini Bueri. Interessante squarci visionari, ma
trama di lenta carburazione, sprovvista di azione e verbosa. Buona la
scrittura senza coinvolgere come dovrebbe.
13
ALTA QUOTA di Mauro Bennici. Ha dalla sua quella che, in campo
cinematografico, si chiamerebbe la messa in scena. Scenografie
azzeccate, ambientazioni in un pianeta alieno tra pubblicità del
futuro e ologrammi. La storia è tutta ambientata in un interno con
un superuomo, che non si scoprirà tale, e la donna chiamata a
renderlo padre costretta a consolarlo. Bennici guarda molto alla lontana a Gattaca
e punta tutto sulle reazioni del protagonista, messo al cospetto
della propria fallibilità, con vachi echi alle problematiche
quotidiane sulle violenze domestiche (donna oggetto al servizio dell'uomo padrone). Si comincia a respirare la
giusta aria.
12
METAMORFOSI INVERSA di Sergio Tulipano. Racconto con grossi limiti
(sia di verosimiglianza che di originalità), ma scritto con verve
dall'autore (sceneggiatore di cartoni animati e plurifinalista al
Crawford). Si legge come bere un bicchiere d'acqua (perchè tale è), ma il soggetto
resta modesto e dotato di basso un coefficiente di difficoltà realizzativa. È stato
generosamente premiato col premio speciale Andrea G. Pinketts (io lo avrei assegnato a Iovine). Tulipano ribalta La
Metamorfosi di
Kafka, miscelandola a La
Sentinella di
Frederic Brown, L'Estraneo
di
Lovecraft e al mito della caverna di Platone per intessere una storia
letta miliono di volte, strutturata nella forma di un dialogo tra il
protagonista e un barista, funzionale a criticare la società umana
soprattutto nel raffronto con il mondo degli insetti (relatività della spazzatura). Omaggi forzati
a Dylan
Dog,
con il limite di utilizzare per protagonista un individuo che non si
fa remore nel riferire di essere stato uno scarafaggio, trovando
altresì chi si mette ad ascoltarlo senza chiamare il CIM.
11
LE REGOLE DELL'OMBRA di Valentina Di Rienzo. Magistrale nella stesura
e nella capacità di coinvolgere il lettore. La storia attacca al libro da vero e proprio turn page, specie se si è cultori dei gialli a sfondo
demoniaco/religioso. Debole l'epilogo, che sembra montato su un
racconto destinato ad altro finale.
10
L'ORDINE DELLE COSE di Pietro Bonaccio. Altro racconto scritto e
gestito in modo perfetto, nella forma della lettera da indirizzare
alla propria amata. Soggetto già letto e rivisto, molto seconda
guerra mondiale o guerra fredda, con una spia che racconta la sua
storia fatta di denunce e relative deportazioni senza sconti. Forse il più
drammatico dell'antologia.
9
EX DEUS di Alessio Petrolino. Fluido e di pronta soluzione, un
piacere da leggere. È un romance mascherato da fantastico che
immagina Dio incarnarsi in uomo per amore di una donna (dimenticate la mitologia greca). Epilogo
melodrammatico e smielato, capace di toccare le corde dei lettori più sensibili
fino ad apparire superiore rispetto a quanto in realtà non sia. Lampi visionare sulla creazione del mondo. Ingiusto vincitore, a mio avviso, naturalmente.
8
RIGENERAZIONE di Rebecca Santimaria. Piace per originalità e
messaggio finale, con creature aliene chiamate a cooperare con l'uomo
nella bonifica di pianeti extraterrestri da rendere abitabili.
Sebbene latiti l'azione e fatichi a cambiare passo, spicca per la
facilità e l'eleganza di scrittura per una storia che messa in mano
ad altro autore sarebbe naufragata. Gran bella penna.
7
SEMPRE TUA FIGLIA di Leda Baol. Qui l'antologia sale ancora di un
gradino. Trama non originale, ma ben narrata, addirittura con un
risvolto giallo finale che contempla l'ipotesi dell'omicidio del proprio simile a benificio di interessi egoistici. Si prende la via degli universi paralleli
dove le stesse persone, ignorando quanto avvenga nelle altre
dimensioni, vivono esistenze diverse. Protagonista una ragazza alla
ricerca della madre scomparsa. Ne resterà delusa.
6
UNITA' DI PRODUZIONE di Matteo Mancini. È il mio racconto. Non
dovrei commentarlo, ma se non ne parlo io chi ne parlerà? Meno elegante
di altri racconti, a causa di periodi spesso brevi e secchi,
guadagna nella commistione tra sci-fi e body horror (è uno dei più inquietanti e granguignoleschi), cercando la
componente onirica e il ritmo della narrazione senza appesantire con
concettualismi e passaggi arzigogolati. Evidente critica sociale con epilogo pessimista. Sono riuscito a renderlo coinvolgente? Sembra di
no.
5
UN CENTIMETRO di Fabio Aloisio. Lezione di scrittura e di gestione
della trama, sebbene al servizio di una struttura ultra collaudata e
vista decine e decide di volte al cinema (Ricomincio
da Capo, Edge of Tomorrow, Auguri per la tua Morte, Le Dieci Morti di
Ian Stone etc).
Tiene sulla pagina il lettore, intrattiene e resta coerente nella sua prevedibilità.
4
MAGNIFICAT di Giulio Iovine. Ultra surreale. A differenza del
racconto di Francesca Caizzi, sviluppa il tema del post-mortem in
modo originale proponendo uno squarcio onirico estraniante non a misura
di uomo, con le anime che continuano a recitare uno spettacolo per il
divertimento di altri. Molto bello, specie nel suo consapevole atteggiamento evasivo (non ci sono risposte alle mille domande esistenziali).
3
SENZA NOME di Alessia Scali. Frettoloso nel finale (per esigenze di
rispettare il limite di battute), è un chiaro omaggio alla narrativa
di Dick e rappresenta alla perfezione quello che dovrebbe essere un
racconto di sci-fi: intrattenimento, background di critica sociale, azione e
coinvolgimento. Brava.
2
NELL'ARCHIVIO di Guido Del Giudice. Altro esempio di come dovrebbbe essere uno sci-fi popolare. Forse un po' troppo complicato in alcune
spiegazioni (il passaggio di personalità da un corpo all'altro)
snocciola continui cambi di prospettive, colpi di scena, sarcasmo e
azione. È un giallo sci-fi con vari livelli di lettura senza
tuttavia dimenticare una trama accattivante e intrigante. Al centro
della narrazione c'è una nuova frontiera del capitalismo che arriva
a espropriare i corpi umani dei debitori per effetto di programmi che
guidano i corpi per indirizzarli in lavori socialmente
utili. Ovviamente ogni scoperta ha le sue controindicazioni e gli
utilizzi inappropriati. Colpi di scena continui, personaggi coinvolti
in vicende intrecciate e un finale beffardo elevano il racconto
nonostante alcuni spunti derivativi talvolta dichiarati (omaggio a Le
Tre Bare di
Dickson Carr) e talaltra meno (riferimenti ai vari Skelton
Key
e Get
Out con
la sottotraccia del furto del corpo e la relativa sostituzione della
personalità). Un racconto dunque che si presta ad approfondimenti,
tipo chiedersi cosa sia che caratterizza davvero un uomo (Del Giudice protende per la parte razionale del cervello). Il più sottovalutato
del concorso.
1
COSI' è SCRITTO di Nork. Perla degna di weird tales. Fonde sword
& sorcery,
resuscitati ciechi (della trilogia del regista spagnolo De Ossorio) e
la mitologia legata alle parche che controllano il destino degli
uomini. Plot
derivativo,
ma narrato con sense
of wonder e
un taglio pulp che rende il tutto estremamente appetibile sul
mercato. Inizio modalità Django di Sergio Corbucci. I miei più vividi complimenti
1
PECCATI PATERNI di Zakaria. Impressionante per l'età dell'autore.