Curatore: Luigi Pachì & Lucio Nocentini.
Anno: 2025.
Genere: Antologia di AA.VV. Giallo.
Editore: Delos Digital.
Pagine: 384.
Prezzo: 23,00 euro.
Commento a cura di Matteo Mancini.
Raccolta
del meglio del Premio
Toscana in Giallo 2025 organizzato
dal Comune di Castiglion Fiorentino (Arezzo) con l'ausilio – in
veste di curatori dell'antologia - di firme del Giallo Mondadori
ovvero il braccio destro di Franco Forte, Luigi Pachì, e lo
scrittore indigeno (pur se residente a Milano) di romanzi gialli,
soprattutto per la serie di apocrifi dedicata a Sherlock Holmes che
compare mensilmente in Edicola per Mondadori, Lucio Nocentini. Tema
della selezione 2025 è il cinema ovvero una selezione di storie,
perlopiù di genere giallo (ci sono anche un paio di horror e qualche
poliziesco), ambientate nel mondo del cinema (o delle riprese amatoriali).
Tutti i racconti, che presentano firme più o meno note nell'ambito
dei concorsi narrativi, hanno la caratteristica di essere inscenate in terra Toscana, così da adempiere alla seconda specifica richiesta del bando.
Ventuno
racconti scelti, più della metà (dodici, con uno di
questi interessato da entrambe le categorie)
strutturati su due tipologie di plot:
da una parte i racconti su un set cinematografico, più o
meno professionale, dove improvvisamente scompare, vittima di omicidio (in alcuni casi di incidenti o di messe in
scena), un componente della troupe, vuoi che sia l'attore (Paternò,
Violi) o l'attrice protagonista (Biolcati, Boccuni), piuttosto che il
regista (De Pascali) o una comparsa (Toona) con gli indagatori che
dovranno venire a capo del mistero; dall'altra i racconti in cui a
dirimere il mistero sarà il responso offerto dalla visione della registrazione di una telecamera o di un cellulare, con alcuni casi in cui il malfattore di turno
cercherà di crearsi degli alibi manipolando la tecnologia video per ingannare chi sarà chiamato a risolvere il caso.
Queste due tipologie di costruzioni finiscono col rendere l'antologia ripetitiva nei
suoi sviluppi, nonostante gli altri otto racconti cerchino di
prendere vie diversificate, con due di questi, Insetti
di
Stefano Milighetti e C'era
una Volta a... Tirrenia di
Matteo Mancini (ovvero il sottoscritto), che rompono gli schemi
classici del giallo per abbracciare la dimensione fantastica
dell'orrore.
Se
il punto debole del progetto è una certa riproposizione di alcuni
schemi narrativi, il punto forte è la maturità
stilistica degli autori, quasi tutti veterani della penna. Le storie sono, chi più e chi meno,
di qualità eccelsa, soprattutto in termini di caratterizzazione dei
personaggi e di cura dei contesti storici (in alcuni casi) e/o
geografici. L'editing è molto buono, il valore dei racconti sopra
la media rispetto a progetti similari. Una mezza dozzina i racconti sono magistrali tra questi, a quanto pare, c'è anche il mio C'era
una Volta a... Tirrenia premiato
con il riconoscimento del Premio
Les Fleurs du Mal conferito
da Barbara Anderson, quale presidente di giuria (terzo come migliore trama). Un premio che, visto il valore degli altri racconti, mi inorgoglisce e che,
probabilmente, è stato determinato dal fatto che si tratta di un
racconto lontano dalla struttura degli altri. La storia è un vero e
proprio omaggio al cinema di genere che fu plasmato negli Studios
Pisorno/Cosmopolitan a Tirrenia, dagli anni trenta al finire dei
sessanta, con tanto di menzione di alcuni film effettivamente girati in quei luoghi e che rivivono nel corso dell'indagine tesa a recuperare una pellicola perduta. Ecco delinearsi un plot (l'unico che non prende le mosse da un ipotesi di omicidio) che trasla un soggetto in odore de La
Nona Porta in
una dimensione italica dove il tempo si distorce e dove il cinema diventa una vera e propria arma in grado di rapire il pubblico per condurlo e intrappolarlo in un'altra dimensione: quella della settima arte.
Su
coordinate simili, quanto a proporre uno spaccato della storia del
nostro cinema, si orienta lo scrittore fiorentino classe 1962
Mario Pieri, grazie a Il
Cantante Pazzo che
segnalo quale mio racconto preferito. Molto più convenzionale di C'era una Volta a... Tirrenia ma, al tempo stesso, diverso dagli altri per il suo fungere
da saggio sviluppato per effetto di un soggetto poliziesco che trasforma gli studi alla base della storia in pura narrativa poliziesca (non mancano l'azione e le sparatorie). Ci
troviamo in epoca fascista, all'alba dell'avvento del sonoro, una
peculiarità che rivoluzionerà il cinema e si porterà dietro tutta
una serie di implicazioni, non da ultima la possibilità
per il duce di veicolare la propaganda per il tramite del cinema,
un'eventualità che gruppi di rivoltosi cercheranno di bloccare
colpendo direttamente i titolari dei cinema. Privo di colpi di scena
e carente sul versante giallo (come detto è un poliziesco), riesce a
compensare quelle che potrebbero apparire come mancanze (ma non lo sono), grazie a una cura eccellente del periodo storico e a un
vero e proprio studio del cinema, con tanto di citazioni di personaggi dell'epoca
(come avviene in C'era
una Volta a... Tirrenia) essenziali per evolvere il racconto in una perla da veri cinefili. I miei più sinceri complimenti
all'autore. Bravo!
Un'altra
storia calata negli anni venti che mi è piaciuta a dismisura e che è
anch'essa molto diversa dalle due strutture predominanti all'interno
nell'antologia è Gli
è Tutta Roba Finta del
duo Riccardo Parigi e Massimo Sozzi (vincitori del Gran
Giallo Città di Cattolica,
pubblicati da Hobby & Work, Mondadori e Fanucci). La coppia di
autori, tra i più titolati dell'antologia, costruisce un soggetto
sullo stile di quello di Pieri concentrandosi, tuttavia, sull'ormai
tramontato mondo del circo. Qui la componente gialla è presente,
mentre la piega poliziesca viene del tutto sostituita da un substrato
drammatico in cui un giovane circense cerca di liberarsi dal
controllo di un nonno despota e da una vita (quella da circense) che
ne soffoca le aspirazioni. Ecco che il delitto, immortalato dalle
telecamere di due documentaristi interessati a filmare le peripezie
circensi, diviene occasione per conquistare la bramata libertà.
Centrale, oltre all'analisi storica dedicata al circo con tanto di
impiego della terminologie tecniche, è la modalità attraverso la
quale il protagonista riesce a sfruttare la collaborazione di una
tigre per trasformare un vero e proprio delitto in una morte
archiviata quale incidente dettato dalla negligenza. Memorabili e divertenti il prologo e l'epilogo. Molto bello, mi
ha ricordato un piccolo racconto letto su Weird
4 (Dagon
Press). Anche qua i miei complimenti ai due autori.
Altro
racconto capace di distinguersi nel lotto è il ritmatissimo e
coinvolgente L'Avventura
dell'Assassinio Filmato,
uno Sherlock Holmes apocrifo strutturato come un dramma teatrale dal
veterano Enrico Solito (definito “il
più grande scrittore italiano di apocrifi di Sherlock Holmes)
che pianifica la storia sullo stile di un Ellery Queen che sfida i
lettori a capire chi sia l'assassino prima dell'ultimazione del racconto. Struttura classica, ad
orologeria, plasmata da un maestro del genere che riesce a ribaltare
l'indagine per effetto di efficaci espedienti (una telecamera che filma il
delitto in modo indiretto ovvero per il tramite di uno specchio, così
da ribaltare tutte le deduzioni del caso). Sulle stesse coordinate
(per quanto riguarda il filmato che consente di dirimere il mistero
legato a un omicidio) si muove un'altra firma d'elite ovvero il
giallista Mondadori Lucio Nocentini, col suo La
Storia del Lupo, della Pecora, del Cavolo e pure del Cinghiale,
che concepisce un solido racconto (il mio quarto preferito) della serie
Philippa Sinclair (personaggio seriale della sua produzione) che
tributa Agatha Christie (grande amore dello scrittore) e, al tempo
stesso, offre uno squarcio folkloristico di Castiglion Fiorentino.
Finale giustizialista che bypassa il codice penale in favore di una
forma più impulsiva di giustizia così da giustificare un omicidio
premeditato. Non privo di ironia.
Se
nella storia di Nocentini il ricorso alle immagini immortalate nel corso della realizzazione di un documentario è bene spiegato così da
debellare il mistero, nel racconto Mara
di
Claudia Mancini (mio quinto racconto preferito, secondo classificato
nel premo per stile) manca qualche raccordo nel finale dove, ancora
una volta, la visione di un video (nella fattispecie un filmino domestico degli anni sessanta) permetterà di scoprire l'identità
del pirata della strada che ha provocato involontariamente la morte di
una giovane ragazza. A mio avviso, manca la spiegazione per la quale
questo mistero – al tempo dovuto - non è stato rivelato alle
autorità dall'autore del filmato. Si sarebbe potuto introdurre un
qualche legame (magari una storia d'amore) tra il padre della protagonista e il pirata della strada,
così da giustificare la copertura. Peccato, perché la delineazione
dei personaggi e l'elaborazione del lutto personale che vive la
protagonista, chiamata suo malgrado e per l'interferenza di un
vecchio carabiniere in pensione a indagare sulla morte di una
giovane ragazza tumulata nei pressi del loculo del padre, sono
eccellenti.
Come
mio sesto racconto preferito segnalo l'elegantissimo La
Finestra sul Fienile di
Enrico Chiarugi che, pur lavorando su un movente estremamente banale
(l'invidia di uno sceneggiatore vincitore del Premio
Oscar
verso un attore anch'esso vincitore del Premio
Oscar),
costruisce uno dei migliori racconti per
caratterizzazione dei personaggi e per i dialoghi, in un lotto che
definirei di primaria qualità. Qui protagonisti sono i divi hollywoodiani e le loro proprietà immobiliari nel cuore della campagna
volterrana, personaggi non poi così ben visti dai cacciatori
autoctoni. Chiarugi propone il rinvenimento di un cadavere con
susseguente indagine che contrappone due poliziotti reietti, rimasti
marcati per aver denunciato i colleghi durante gli abusi del G8 di
Genova, ai presuntuosi delegati dal Ministro dell'Interno. Classico
canovaccio degli indizi tutti orientati contro un capro espiatorio
innocente fino alla decriptazione di tracce apparentemente secondarie disseminate da un
assassino in vena di citazioni hitchcockiane e che vuole farsi scoprire per realizzare un piano superiore e spettacolarizzato.
Molto buono, con il limite di non aver trovato un epilogo realistico preferendone uno fumettistico. È stato comunque premiato
per lo stile.
Dietro
questo lotto di 6/7 racconti, a mio modo di vedere molto qualitativi (i primi tre li definirei eccellenti),
segnalo per i toni dark
virati sull'horror La
Morte Solitaria di Mario Malatesta
di Stefano Milighetti che, pur proponendo il rinvenimento di un
cadavere in avanzato stato di decomposizione con vicino la telecamera
che consentirà di fare luce sulla vicenda, porta la lettura sul
versante di una ghost
story
dai particolari macabri e dall'innegabile tensione (peculiarità
bypassata dagli altri autori). Forse un finale più ambiguo avrebbe
beneficiato. È stato premiato col terzo posto per migliore trama, se
non ricordo male. Milighetti ha altresì proposto un secondo
racconto, Insetti, questa volta sbilanciato del tutto sul fantastico tanto da proporre l'idea di un
cinema che uccide i suoi maleducati spettatori concretizzando nella
realtà i villain
dei film che vengono in esso proiettati. Il fatto poi che si tratti degli
adattamenti cinematografici di alcuni dei film tratti
dai più famosi romanzi di Stephen King conferisce quel quid in più che non guasta. Ha il merito di rompere gli abusati
schemi dell'antologia.
Brillante
e ironico Mattia De Pascali, di cui segnalo l'antologia 5
Biglietti per un Drive-In
(Cut-Up Edizioni). Lo scrittore/regista salentino si muove su coordinate abusate
nell'antologia (indagine su un membro di una troupe cinematografica
scomparso dal set), sebbene il suo Crepa
Regista che il Film va Bene! cerchi un'originalità
di fondo caratterizzata dalle difficoltà realizzative dei prodotti
amatoriali (realtà che l'autore ben conosce, essendo un filmaker) e, al tempo
stesso, proponendo un epilogo folle e alquanto imprevedibile dove si
supera ogni possibile ipotesi di coinvolgimento dei sospettati a beneficio di un
cinico epilogo in cui la morte diviene motivo di traino pubblicitario del film.
Contesto
similare per L'Ombra
dell'Anima
di Claudio Boccuni (duplice vincitore dello Sherlock
Magazine Award,
tanto da finire pubblicato sul Giallo Mondadori) che prende anch'egli
le mosse da un personaggio connesso alla realizzazione di un film dal basso
budget, questa volta il regista, che si lancia alla ricerca
dell'attrice protagonista non presentatasi sul set. Premessa
pressoché identica al racconto di De Pascali (e della Biolcati, come
vedremo), ma intreccio più complesso e misterioso. L'epilogo,
piuttosto a sorpresa, rivelerà un movente ribaltato rispetto a
quanto ci si potrebbe attendere. Ha il limite piuttosto evidente di chiedere troppo all'indagatore che innesca tutte le condizioni determinanti per la delineazione del macchinoso piano ordito dal villain. Interessante il ribaltamento dei ruoli, ma
reputo l'innesco e lo sviluppo forzati.
Non
manca qualità a Marcello Monti, non a caso ha vinto il primo premio
per trama, il quale tuttavia – a mio modesto e irrilevante parere –
si fa prendere la mano divertendosi a mischiare continuamente la
carte in gioco nel suo Florence
Fiction.
Un'ottima prima parte strutturata su un intreccio molto più elaborato
della media dei racconti dell'antologia e che trova la sua linfa vitale nel
desiderio di vendetta di un uomo ingiustamente incarcerato per
l'omicidio di una donna. Tre personaggi in tutto, con colpi di scena
continui fino a un finale dove realtà e finzione si mischiano
mettendo in discussione quanto in precedenza supposto. Avrei preferito
che si chiudesse col prefinale, poiché poi Monti propone un
mitragliamento di epiloghi e contro-epiloghi che rendono il tutto una
farsa.
Omicidio
sul set al centro del drammatico Il
Mistero di San Pancrazio con
cui Mario Antonio Paternò scommette, più che sull'intreccio, sul
movente dell'assassino, coprendo una vendetta con un finto delirio
omicida dettato dai traumi giovanili vissuti da un ottantenne che ha
visto sterminare la propria famiglia per mano dei nazisti. Notevoli (per crudele realismo)
gli inserti drammatici legati a un eccidio nazista.
Piuttosto
convenzionale il racconto della quotata Cristina Biolcati (Ciak,
si Muore),
credo premiata dalla giuria per lo stile, che, partendo dall'abusato
plot dell'omicidio avvenuto su un set cinematografico, si muove sulle
coordinate del giallo classico, rappresentato da un Commissario e relativo
aiutante che sottopongono a interrogatorio tutti i coinvolti della
produzione per risalire, scartate le ipotesi impossibili, all'identità del
killer. Una Biolcati minore rispetto a quanto ci ha abituati,
ricordiamo infatti che si tratta di una vincitrice del Writers
Magazine Italia,
pubblicata, tra gli altri, in appendice al Giallo Mondadori.
Va
sul classico (da fiction televisiva, mi verrebbe da dire) Daniele
Tartaglia, sebbene il collegamento al tema del bando del concorso qua
sia il più flebile e marginale (direi irrilevante) tra tutti i testi, con Pellicola
di Sangue,
un racconto incentrato su un giro di droga che determina la morte di un trans e
il rapimento della donna del protagonista: un carabiniere in vacanza
ad Orbetello. Grande padronanza circa l'attività d'indagine.
Cerca
gli sperimentalismi Lo
Strano caso sulla Vista sulla Camera, del Macchinista quasi Morto e
del Papavero Assassinato di
Tommaso Jardella dove la forma (che riproduce il parlare di un
ragazzino) prevale sui contenuti, per effetto di uno studiato
insistere in ripetizioni di vocaboli, cambi repentini di argomento e
divagazioni. Ha il suo perché, ma potrebbe anche indisporre.
Mi
sono piaciuti meno i restanti quattro, tra i quali ha qualche arma in
più, sebbene penalizzato da un epilogo in cui la volontà di ricercare un colpo
a sorpresa finisce col rendere inverosimile il tutto, Morte
al Castello Montecchio di
Manuela Violi. Abbiamo di nuovo l'abusato plot
dell'attore protagonista che muore (o così sembrerebbe) nelle pause
della lavorazione di un film, con la polizia chiamata a indagare su un
mistero che si articola in modo più approfondito, a esempio, delle
storie di De Pascali e della Biolcati. La ricerca del killer, infatti, è
più elaborata con almeno tre possibili moventi (mariti gelosi,
debiti di gioco, alcool) che potrebbero avere innescato l'omicidio. Buoni i dialoghi tra il carabiniere e la bellona di turno.
Purtroppo un finale, a modestissimo parere del sottoscritto, caciarone
e sfilacciato - dove niente è più come sembrava e dove l'indagatore trova l'amore
della sua vita dopo un anno dai fatti – penalizzano lo sforzo
compiuto.
Fino
all'Ultimo Respiro del
versiliese classe 1940 Bob Toona segue medesimo cliché, pur
lavorando a ritroso con un tocco malinconico rappresentato da un
nonno che narra al nipote un episodio avvenuto su un vero set degli
anni settanta, quando Laura Antonelli rischiò di finire tra le
indagate di un omicidio ai danni di una comparsa.
Senza infamia e senza lode. Grandi attrici del passato sono al centro
del fulmineo L'Omino
dei Panini al Lampredotto di
Luigino Pandolfi che concentra il suo interesse sulle passioni per le
scarpe fiorentine di Greta Garbo e sul fascino dell'attrice, così
appariscente da determinare un black
out mentale nei presenti e da consentire un omicidio di cui nessuno è in grado
di riferire dettagli utili. Niente di originale,
basti pensare alle tecniche adottate dai prestigiatori durante un numero
di magia, con gli sguardi degli spettatori che si concentrano in un dato punto e l'effetto
truffaldino che si consuma sul versante opposto.
Ai
limiti del bando Delitto
d'Essai di
Angelo Donadeo che propone una sorta di omicidio preterintenzionale senza troppo coinvolgere.
Tra
i meno riusciti, soprattutto per effetto di uno stile un po' troppo
stringato e per una certa carenza nel suscitare tensione emotiva,
L'Ultimo
Sorso a Montepulciano del
canadese David Merrill che ha comunque il merito di trovare un finale
assai beffardo e pertinente che ridefinisce la psicologia dei
personaggi principali.
Dunque
un'antologia più che valida per un concorso, in programma anche per
il 2026, che promette di crescere di anno in anno, grazie al coinvolgimento di firme autorevoli e di un parco autori navigato. Se siete
appassionati dei gialli e se vi piace scrivere, buttate un occhio
a questa antologia (nonché alle precedenti) e tuffatevi da protagonisti nella prossima edizione: il bando scade il prossimo 15 aprile. Lucio.Nocentini vi aspetta, affrettatevi!
Il curatore Lucio Nocentini.
"Congratuliamoci, amici miei, con i lettori di questa antologia. Che abbiano capito la conclusione esatta o meno, che abbiano vinto i premi o meno, hanno comunque partecipato a qualcosa di importante. E con questi chiari di luna, non è cosa da poco."