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martedì 16 dicembre 2025

Recensione Narrativa: CIAK SI MUORE! a cura di Luigi Pachì & Lucio Nocentini.

Curatore: Luigi Pachì & Lucio Nocentini.
Anno: 2025.
Genere: Antologia di AA.VV. Giallo.
Editore: Delos Digital.
Pagine: 384.
Prezzo: 23,00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Raccolta del meglio del Premio Toscana in Giallo 2025 organizzato dal Comune di Castiglion Fiorentino (Arezzo) con l'ausilio – in veste di curatori dell'antologia - di firme del Giallo Mondadori ovvero il braccio destro di Franco Forte, Luigi Pachì, e lo scrittore indigeno (pur se residente a Milano) di romanzi gialli, soprattutto per la serie di apocrifi dedicata a Sherlock Holmes che compare mensilmente in Edicola per Mondadori, Lucio Nocentini. Tema della selezione 2025 è il cinema ovvero una selezione di storie, perlopiù di genere giallo (ci sono anche un paio di horror e qualche poliziesco), ambientate nel mondo del cinema (o delle riprese amatoriali). Tutti i racconti, che presentano firme più o meno note nell'ambito dei concorsi narrativi, hanno la caratteristica di essere inscenate in terra Toscana, così da adempiere alla seconda specifica richiesta del bando.

Ventuno racconti scelti, più della metà (dodici, con uno di questi interessato da entrambe le categorie) strutturati su due tipologie di plot: da una parte i racconti su un set cinematografico, più o meno professionale, dove improvvisamente scompare, vittima di omicidio (in alcuni casi di incidenti o di messe in scena), un componente della troupe, vuoi che sia l'attore (Paternò, Violi) o l'attrice protagonista (Biolcati, Boccuni), piuttosto che il regista (De Pascali) o una comparsa (Toona) con gli indagatori che dovranno venire a capo del mistero; dall'altra i racconti in cui a dirimere il mistero sarà il responso offerto dalla visione della registrazione di una telecamera o di un cellulare, con alcuni casi in cui il malfattore di turno cercherà di crearsi degli alibi manipolando la tecnologia video per ingannare chi sarà chiamato a risolvere il caso.

Queste due tipologie di costruzioni finiscono col rendere l'antologia ripetitiva nei suoi sviluppi, nonostante gli altri otto racconti cerchino di prendere vie diversificate, con due di questi, Insetti di Stefano Milighetti e C'era una Volta a... Tirrenia di Matteo Mancini (ovvero il sottoscritto), che rompono gli schemi classici del giallo per abbracciare la dimensione fantastica dell'orrore.

Se il punto debole del progetto è una certa riproposizione di alcuni schemi narrativi, il punto forte è la maturità stilistica degli autori, quasi tutti veterani della penna. Le storie sono, chi più e chi meno, di qualità eccelsa, soprattutto in termini di caratterizzazione dei personaggi e di cura dei contesti storici (in alcuni casi) e/o geografici. L'editing è molto buono, il valore dei racconti sopra la media rispetto a progetti similari. Una mezza dozzina i racconti sono magistrali tra questi, a quanto pare, c'è anche il mio C'era una Volta a... Tirrenia premiato con il riconoscimento del Premio Les Fleurs du Mal conferito da Barbara Anderson, quale presidente di giuria (terzo come migliore trama). Un premio che, visto il valore degli altri racconti, mi inorgoglisce e che, probabilmente, è stato determinato dal fatto che si tratta di un racconto lontano dalla struttura degli altri. La storia è un vero e proprio omaggio al cinema di genere che fu plasmato negli Studios Pisorno/Cosmopolitan a Tirrenia, dagli anni trenta al finire dei sessanta, con tanto di menzione di alcuni film effettivamente girati in quei luoghi e che rivivono nel corso dell'indagine tesa a recuperare una pellicola perduta. Ecco delinearsi un plot (l'unico che non prende le mosse da un ipotesi di omicidio) che trasla un soggetto in odore de La Nona Porta in una dimensione italica dove il tempo si distorce e dove il cinema diventa una vera e propria arma in grado di rapire il pubblico per condurlo e intrappolarlo in un'altra dimensione: quella della settima arte.

Su coordinate simili, quanto a proporre uno spaccato della storia del nostro cinema, si orienta lo scrittore fiorentino classe 1962 Mario Pieri, grazie a Il Cantante Pazzo che segnalo quale mio racconto preferito. Molto più convenzionale di C'era una Volta a... Tirrenia ma, al tempo stesso, diverso dagli altri per il suo fungere da saggio sviluppato per effetto di un soggetto poliziesco che trasforma gli studi alla base della storia in pura narrativa poliziesca (non mancano l'azione e le sparatorie). Ci troviamo in epoca fascista, all'alba dell'avvento del sonoro, una peculiarità che rivoluzionerà il cinema e si porterà dietro tutta una serie di implicazioni, non da ultima la possibilità per il duce di veicolare la propaganda per il tramite del cinema, un'eventualità che gruppi di rivoltosi cercheranno di bloccare colpendo direttamente i titolari dei cinema. Privo di colpi di scena e carente sul versante giallo (come detto è un poliziesco), riesce a compensare quelle che potrebbero apparire come mancanze (ma non lo sono), grazie a una cura eccellente del periodo storico e a un vero e proprio studio del cinema, con tanto di citazioni di personaggi dell'epoca (come avviene in C'era una Volta a... Tirrenia) essenziali per evolvere il racconto in una perla da veri cinefili. I miei più sinceri complimenti all'autore. Bravo!


Un'altra storia calata negli anni venti che mi è piaciuta a dismisura e che è anch'essa molto diversa dalle due strutture predominanti all'interno nell'antologia è Gli è Tutta Roba Finta del duo Riccardo Parigi e Massimo Sozzi (vincitori del Gran Giallo Città di Cattolica, pubblicati da Hobby & Work, Mondadori e Fanucci). La coppia di autori, tra i più titolati dell'antologia, costruisce un soggetto sullo stile di quello di Pieri concentrandosi, tuttavia, sull'ormai tramontato mondo del circo. Qui la componente gialla è presente, mentre la piega poliziesca viene del tutto sostituita da un substrato drammatico in cui un giovane circense cerca di liberarsi dal controllo di un nonno despota e da una vita (quella da circense) che ne soffoca le aspirazioni. Ecco che il delitto, immortalato dalle telecamere di due documentaristi interessati a filmare le peripezie circensi, diviene occasione per conquistare la bramata libertà. Centrale, oltre all'analisi storica dedicata al circo con tanto di impiego della terminologie tecniche, è la modalità attraverso la quale il protagonista riesce a sfruttare la collaborazione di una tigre per trasformare un vero e proprio delitto in una morte archiviata quale incidente dettato dalla negligenza. Memorabili e divertenti il prologo e l'epilogo. Molto bello, mi ha ricordato un piccolo racconto letto su Weird 4 (Dagon Press). Anche qua i miei complimenti ai due autori.


Altro racconto capace di distinguersi nel lotto è il ritmatissimo e coinvolgente L'Avventura dell'Assassinio Filmato, uno Sherlock Holmes apocrifo strutturato come un dramma teatrale dal veterano Enrico Solito (definito “il più grande scrittore italiano di apocrifi di Sherlock Holmes) che pianifica la storia sullo stile di un Ellery Queen che sfida i lettori a capire chi sia l'assassino prima dell'ultimazione del racconto. Struttura classica, ad orologeria, plasmata da un maestro del genere che riesce a ribaltare l'indagine per effetto di efficaci espedienti (una telecamera che filma il delitto in modo indiretto ovvero per il tramite di uno specchio, così da ribaltare tutte le deduzioni del caso). Sulle stesse coordinate (per quanto riguarda il filmato che consente di dirimere il mistero legato a un omicidio) si muove un'altra firma d'elite ovvero il giallista Mondadori Lucio Nocentini, col suo La Storia del Lupo, della Pecora, del Cavolo e pure del Cinghiale, che concepisce un solido racconto (il mio quarto preferito) della serie Philippa Sinclair (personaggio seriale della sua produzione) che tributa Agatha Christie (grande amore dello scrittore) e, al tempo stesso, offre uno squarcio folkloristico di Castiglion Fiorentino. Finale giustizialista che bypassa il codice penale in favore di una forma più impulsiva di giustizia così da giustificare un omicidio premeditato. Non privo di ironia.

Se nella storia di Nocentini il ricorso alle immagini immortalate nel corso della realizzazione di un documentario è bene spiegato così da debellare il mistero, nel racconto Mara di Claudia Mancini (mio quinto racconto preferito, secondo classificato nel premo per stile) manca qualche raccordo nel finale dove, ancora una volta, la visione di un video (nella fattispecie un filmino domestico degli anni sessanta) permetterà di scoprire l'identità del pirata della strada che ha provocato involontariamente la morte di una giovane ragazza. A mio avviso, manca la spiegazione per la quale questo mistero – al tempo dovuto - non è stato rivelato alle autorità dall'autore del filmato. Si sarebbe potuto introdurre un qualche legame (magari una storia d'amore) tra il padre della protagonista e il pirata della strada, così da giustificare la copertura. Peccato, perché la delineazione dei personaggi e l'elaborazione del lutto personale che vive la protagonista, chiamata suo malgrado e per l'interferenza di un vecchio carabiniere in pensione a indagare sulla morte di una giovane ragazza tumulata nei pressi del loculo del padre, sono eccellenti.


Come mio sesto racconto preferito segnalo l'elegantissimo La Finestra sul Fienile di Enrico Chiarugi che, pur lavorando su un movente estremamente banale (l'invidia di uno sceneggiatore vincitore del Premio Oscar verso un attore anch'esso vincitore del Premio Oscar), costruisce uno dei migliori racconti per caratterizzazione dei personaggi e per i dialoghi, in un lotto che definirei di primaria qualità. Qui protagonisti sono i divi hollywoodiani e le loro proprietà immobiliari nel cuore della campagna volterrana, personaggi non poi così ben visti dai cacciatori autoctoni. Chiarugi propone il rinvenimento di un cadavere con susseguente indagine che contrappone due poliziotti reietti, rimasti marcati per aver denunciato i colleghi durante gli abusi del G8 di Genova, ai presuntuosi delegati dal Ministro dell'Interno. Classico canovaccio degli indizi tutti orientati contro un capro espiatorio innocente fino alla decriptazione di tracce apparentemente secondarie disseminate da un assassino in vena di citazioni hitchcockiane e che vuole farsi scoprire per realizzare un piano superiore e spettacolarizzato. Molto buono, con il limite di non aver trovato un epilogo realistico preferendone uno fumettistico. È stato comunque premiato per lo stile.


Dietro questo lotto di 6/7 racconti, a mio modo di vedere molto qualitativi (i primi tre li definirei eccellenti), segnalo per i toni dark virati sull'horror La Morte Solitaria di Mario Malatesta di Stefano Milighetti che, pur proponendo il rinvenimento di un cadavere in avanzato stato di decomposizione con vicino la telecamera che consentirà di fare luce sulla vicenda, porta la lettura sul versante di una ghost story dai particolari macabri e dall'innegabile tensione (peculiarità bypassata dagli altri autori). Forse un finale più ambiguo avrebbe beneficiato. È stato premiato col terzo posto per migliore trama, se non ricordo male. Milighetti ha altresì proposto un secondo racconto, Insetti, questa volta sbilanciato del tutto sul fantastico tanto da proporre l'idea di un cinema che uccide i suoi maleducati spettatori concretizzando nella realtà i villain dei film che vengono in esso proiettati. Il fatto poi che si tratti degli adattamenti cinematografici di alcuni dei film tratti dai più famosi romanzi di Stephen King conferisce quel quid in più che non guasta. Ha il merito di rompere gli abusati schemi dell'antologia.


Brillante e ironico Mattia De Pascali, di cui segnalo l'antologia 5 Biglietti per un Drive-In (Cut-Up Edizioni). Lo scrittore/regista salentino si muove su coordinate abusate nell'antologia (indagine su un membro di una troupe cinematografica scomparso dal set), sebbene il suo Crepa Regista che il Film va Bene! cerchi un'originalità di fondo caratterizzata dalle difficoltà realizzative dei prodotti amatoriali (realtà che l'autore ben conosce, essendo un filmaker) e, al tempo stesso, proponendo un epilogo folle e alquanto imprevedibile dove si supera ogni possibile ipotesi di coinvolgimento dei sospettati a beneficio di un cinico epilogo in cui la morte diviene motivo di traino pubblicitario del film.

Contesto similare per L'Ombra dell'Anima di Claudio Boccuni (duplice vincitore dello Sherlock Magazine Award, tanto da finire pubblicato sul Giallo Mondadori) che prende anch'egli le mosse da un personaggio connesso alla realizzazione di un film dal basso budget, questa volta il regista, che si lancia alla ricerca dell'attrice protagonista non presentatasi sul set. Premessa pressoché identica al racconto di De Pascali (e della Biolcati, come vedremo), ma intreccio più complesso e misterioso. L'epilogo, piuttosto a sorpresa, rivelerà un movente ribaltato rispetto a quanto ci si potrebbe attendere. Ha il limite piuttosto evidente di chiedere troppo all'indagatore che innesca tutte le condizioni determinanti per la delineazione del macchinoso piano ordito dal villain. Interessante il ribaltamento dei ruoli, ma reputo l'innesco e lo sviluppo forzati.


Non manca qualità a Marcello Monti, non a caso ha vinto il primo premio per trama, il quale tuttavia – a mio modesto e irrilevante parere – si fa prendere la mano divertendosi a mischiare continuamente la carte in gioco nel suo Florence Fiction. Un'ottima prima parte strutturata su un intreccio molto più elaborato della media dei racconti dell'antologia e che trova la sua linfa vitale nel desiderio di vendetta di un uomo ingiustamente incarcerato per l'omicidio di una donna. Tre personaggi in tutto, con colpi di scena continui fino a un finale dove realtà e finzione si mischiano mettendo in discussione quanto in precedenza supposto. Avrei preferito che si chiudesse col prefinale, poiché poi Monti propone un mitragliamento di epiloghi e contro-epiloghi che rendono il tutto una farsa.


Omicidio sul set al centro del drammatico Il Mistero di San Pancrazio con cui Mario Antonio Paternò scommette, più che sull'intreccio, sul movente dell'assassino, coprendo una vendetta con un finto delirio omicida dettato dai traumi giovanili vissuti da un ottantenne che ha visto sterminare la propria famiglia per mano dei nazisti. Notevoli (per crudele realismo) gli inserti drammatici legati a un eccidio nazista.


Piuttosto convenzionale il racconto della quotata Cristina Biolcati (Ciak, si Muore), credo premiata dalla giuria per lo stile, che, partendo dall'abusato plot dell'omicidio avvenuto su un set cinematografico, si muove sulle coordinate del giallo classico, rappresentato da un Commissario e relativo aiutante che sottopongono a interrogatorio tutti i coinvolti della produzione per risalire, scartate le ipotesi impossibili, all'identità del killer. Una Biolcati minore rispetto a quanto ci ha abituati, ricordiamo infatti che si tratta di una vincitrice del Writers Magazine Italia, pubblicata, tra gli altri, in appendice al Giallo Mondadori.


Va sul classico (da fiction televisiva, mi verrebbe da dire) Daniele Tartaglia, sebbene il collegamento al tema del bando del concorso qua sia il più flebile e marginale (direi irrilevante) tra tutti i testi, con Pellicola di Sangue, un racconto incentrato su un giro di droga che determina la morte di un trans e il rapimento della donna del protagonista: un carabiniere in vacanza ad Orbetello. Grande padronanza circa l'attività d'indagine.


Cerca gli sperimentalismi Lo Strano caso sulla Vista sulla Camera, del Macchinista quasi Morto e del Papavero Assassinato di Tommaso Jardella dove la forma (che riproduce il parlare di un ragazzino) prevale sui contenuti, per effetto di uno studiato insistere in ripetizioni di vocaboli, cambi repentini di argomento e divagazioni. Ha il suo perché, ma potrebbe anche indisporre.


Mi sono piaciuti meno i restanti quattro, tra i quali ha qualche arma in più, sebbene penalizzato da un epilogo in cui la volontà di ricercare un colpo a sorpresa finisce col rendere inverosimile il tutto, Morte al Castello Montecchio di Manuela Violi. Abbiamo di nuovo l'abusato plot dell'attore protagonista che muore (o così sembrerebbe) nelle pause della lavorazione di un film, con la polizia chiamata a indagare su un mistero che si articola in modo più approfondito, a esempio, delle storie di De Pascali e della Biolcati. La ricerca del killer, infatti, è più elaborata con almeno tre possibili moventi (mariti gelosi, debiti di gioco, alcool) che potrebbero avere innescato l'omicidio. Buoni i dialoghi tra il carabiniere  e la bellona di turno. Purtroppo un finale, a modestissimo parere del sottoscritto, caciarone e sfilacciato - dove niente è più come sembrava e dove l'indagatore trova l'amore della sua vita dopo un anno dai fatti – penalizzano lo sforzo compiuto.


Fino all'Ultimo Respiro del versiliese classe 1940 Bob Toona segue medesimo cliché, pur lavorando a ritroso con un tocco malinconico rappresentato da un nonno che narra al nipote un episodio avvenuto su un vero set degli anni settanta, quando Laura Antonelli rischiò di finire tra le indagate di un omicidio ai danni di una comparsa. Senza infamia e senza lode. Grandi attrici del passato sono al centro del fulmineo L'Omino dei Panini al Lampredotto di Luigino Pandolfi che concentra il suo interesse sulle passioni per le scarpe fiorentine di Greta Garbo e sul fascino dell'attrice, così appariscente da determinare un black out mentale nei presenti e da consentire un omicidio di cui nessuno è in grado di riferire dettagli utili. Niente di originale, basti pensare alle tecniche adottate dai prestigiatori durante un numero di magia, con gli sguardi degli spettatori che si concentrano in un dato punto e l'effetto truffaldino che si consuma sul versante opposto.

Ai limiti del bando Delitto d'Essai di Angelo Donadeo che propone una sorta di omicidio preterintenzionale senza troppo coinvolgere.

Tra i meno riusciti, soprattutto per effetto di uno stile un po' troppo stringato e per una certa carenza nel suscitare tensione emotiva, L'Ultimo Sorso a Montepulciano del canadese David Merrill che ha comunque il merito di trovare un finale assai beffardo e pertinente che ridefinisce la psicologia dei personaggi principali.


Dunque un'antologia più che valida per un concorso, in programma anche per il 2026, che promette di crescere di anno in anno, grazie al coinvolgimento di firme autorevoli e di un parco autori navigato. Se siete appassionati dei gialli e se vi piace scrivere, buttate un occhio a questa antologia (nonché alle precedenti) e tuffatevi da protagonisti nella prossima edizione: il bando scade il prossimo 15 aprile. Lucio.Nocentini vi aspetta, affrettatevi!

Il curatore Lucio Nocentini.

"Congratuliamoci, amici miei, con i lettori di questa antologia. Che abbiano capito la conclusione esatta o meno, che abbiano vinto i premi o meno, hanno comunque partecipato a qualcosa di importante. E con questi chiari di luna, non è cosa da poco."

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