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giovedì 15 novembre 2012

Recensioni Narrativa: RACCONTI GROTTESCHI, MACABRI E ORRIBILI - L.A. Lewis



Autore: Leslie Allin Lewis.
Anno: 1934.
Editore: Dagon Press.
Pagine: 207

Commento Matteo Mancini.
Il libro che andiamo adesso ad analizzare è una vera e propria primizia per gli amanti della narrativa fantastica della prima metà del '900. Penso di poter dire addirittura che si tratta della prima recensione scritta da un appassionato italiano e una delle poche rintracciabili per tutta la rete comprendendo nella ricerca anche quelle scritte da critici e appassionati stranieri.
Ciò non è dovuto allo scarso valore dell'opera, che invece è senz'altro alto, come testimoniano le dichiarazioni di esperti del calibro di Mike Ashley (“Una delle più belle antologie del terrore mai realizzate”), bensì alla scarsa reperibilità della stessa. È una raccolta semi-introvabile, tradotta in italiano per la prima volta di recente, ovvero nel febbraio 2012 dagli amici della Dagon Press, ed uscita a numero chiuso. Sul mercato estero è invece recuperabile a prezzi astronomici.
L'autore, Leslie Allin Lewis, è un abilissimo dilettante inglese che svolgeva la professione di pilota di aerei da guerra nel periodo della prima e della seconda guerra mondiale. I racconti nati dalla penna di Lewis sono pochissimi, appena undici, tutti raccolti nel volume Racconti Grotteschi – Macabri e Orribili, uscito nel 1934 (a eccezione de Il Racconto dell'Autore, inserito nel volume solo nella sua versione italiana) col titolo Tales of the Grotesque, Weird and Horrible.

L'interesse dell'autore, come si evince dal titolo dell'opera, ricade nell'alveo della narrativa orrorifica anche se le le tematiche e i contenuti non sono sempre coincidenti. Appare netta tuttavia l'attenzione di Lewis per la follia umana, come unica e inevitabile via cui è destinato il profano che si trova proiettato al cospetto del paranormale. Per gli esperti dell'occulto invece non c'è via di fuga, perché essi non possono impazzire perché sono consci di ciò che stanno vivendo. Soccombere al cospetto dell'orrore, per loro, può significare una cosa sola: morire. Tematiche dunque tanto care ad autori del calibro di Lovecraft e Poe, tanto per citarne alcuni, e che qua vengono riprese in pieno, come l'idea macheniana di valicare la realtà quotidiana come unico modo per accedere alla verità che resta celata agli occhi dei comuni mortali.

Tuttavia Lewis è attratto anche da episodi di cronaca nera da cui estrapola, in un certo qual modo, degli sviluppi paranormali fatti di illusioni ipnotiche, sonnambulismi, percezioni più o meno distorte frutto dell'insonnia notturna che conducono i protagonisti delle storie nella voragine del non ritorno.

Un terzo filone di racconti, poi, ricade in un orrore per l'epoca poi così non comune e che farà la fortuna, invece, di scrittori successivi del calibro di Richard Matheson e Stephen King, ovvero quello dei velivoli in qualche modo indemoniati o comunque dotati di un'intelligenza criminale propria. In questa veste la professione di Lewis gioca un ruolo decisivo e così troviamo due racconti in cui i veri protagonisti sono gli aerei e i circoli di volo dove i soci si raccontano storie più o meno macabre connesse alla loro passione comune.

Eccezionale e fulgido esempio per King (il riferimento va al romanzo Christine o al racconto Brivido contenuto in A Volte Ritornano) è Il Maiale di Ferro. In questa storia si parla, in senso affermativo, della possibilità che un veicolo possa o meno avere un'anima propria, trattenendo brandelli dell'anima del suo costruttore. Così assistiamo alla cronistoria raccontata da un vecchio pilota relativa alla leggenda di un grosso aereo da trasporto denominato, per la sua forma ingobbita, “Il maiale di ferro”. Il resoconto è colmo di incidenti tragici per i proprietari dell'aereo, ma non per quest'ultimo che in tanti anni è sempre riuscito a conservarsi in ottimo stato. Il vecchio pilota sostiene la tesi che l'aereo abbia eliminato i quattro proprietari che si sono succeduti nel tempo simulando sinistri in cui non è mai precipitato. Uno è stato ucciso da un elica mentre effettuava lavori di manutenzione, un altro è morto per congelamento dopo un atterraggio di fortuna, il terzo è stato sbalzato fuori dalla cabina di pilotaggio a seguito di uno scarto improvviso, l'ultimo, rimasto senza carburante per problemi alla bussola, è finito in pieno deserto preda degli avvoltoi... Il vecchio pilota conclude così la sua storia ribadendo la propria convinzione che anche i velivoli hanno una loro anima e che quella del “Maiale di ferro” era maligna.

L'altro testo dedicato agli aerei, Gli Spettri dell'Aria, è un palese antenato del famoso Incubo a Seimila Metri di Richard Matheson. Ancora una volta ci troviamo al circolo di volo sempre con lo stesso anziano pilota che, nel corso di una diatriba sull'opportunità di spiccare o meno il volo visto le avverse condizioni meteorologiche, parla di bizzarri avvistamenti nei cieli d'Inghilterra per giustificare le morti di una serie di piloti precipitati tutti nel medesimo punto. Le morti dei coinvolti sono state tutte attribuite a delle bolle d'aria, l'esperto pilota racconta però, nello scetticismo generale, il resoconto narratogli da un collega poi successivamente precipitato nella zona interessata dai sinistri.
Tutto sarebbe attribuibile a una mostruosa creatura scimmiesca che si reggerebbe su una sorta di filo sospeso nel cielo e che salterebbe sugli aeroplani inducendo alla pazzia i piloti e facendo compiere agli aerei le più bizzarre piroette.
Si tratta di una vera e propria perla tra le migliori del genere e superiore al testo di Matheson. Il racconto è peraltro preceduto dalle dichiarazioni spaccone di un pilota che decide di partire con il suo veicolo nonostante le avverse condizioni atmosferiche e si chiude con un finale ironico che avrà ancora per protagonista il pilota spaccone.

Segue sempre lo schema della riunione di amici che si raccontano una storia bizzarra anche Il Racconto dell'Autore. La storia è meno interessante delle due precedenti e ha uno sviluppo crescente. Abbiamo uno scrittore che narra un fatto apparentemente comune, relativo alla rabbia di un uomo truffato e abbandonato dalla moglie che pretende, oltretutto, anche gli alimenti. Accecato dalla rabbia, il marito decide di mettere in pratica i preparativi per il rapimento e la successiva tortura della moglie (!?). Così realizza una sorta di croce a X installandola in un una grotta abbandonata nel bel mezzo del bosco. A sua insaputa però finisce in un luogo infestato di fantasmi che scompaiono non appena l'uomo punta lo sguardo nella loro direzione, ma che sono invece vedibili con la coda dell'occhio. Gli spettri, interessati al macabro strumento di tortura, seducono l'uomo e procedono ai loro giochi sadici. Si tratta in definitiva di una ghost story con impercettibili momenti erotici e con l'ottima idea dei fantasmi visibili con la coda dell'occhio, ma che scompaiono non appena si guarda nella loro direzione. Non sempre convincente, Lewis pecca di qualche ingenuità di fondo. Divertente e beffardo il finale, con un epilogo ambiguo e la massima secondo cui: “gli scrittori di successo, come gli attori, debbano vivere le loro storie" con la conseguenza che una storia fantastica diventa, per il suo autore, reale.

Sono concettualmente vicini alla narrativa horror moderna, e per me dunque meno interessanti, Il Bambino, Il Pugnale e La Pipa di Schiuma. In essi Lewis parte da episodi di cronaca nera per poi prendere elementi materiali (pipa, coltello) o umani (bambino) e darli una piega horror, deviata, votata all'omicidio.
Dei tre, quanto meno per le atmosfere ai limiti dei racconti di Arthur Machen, il migliore è Il Bambino. Ci troviamo nel classico paese britannico disperso tra i boschi, funestato in passato dai crimini di una donna vanitosa rea di aver assassinato tutti i propri figli non appena raggiungevano i due mesi di età. Il luogo teatro dei delitti, un cottage in mezzo al bosco, è stato da allora abbandonato anche perché il bosco sembra esser caduto vittima di una maledizione: in esso non vi è più traccia di animale o di uccello, e vi regna la quiete più assoluta. Come da copione, un viandante di città, nonostante gli avvisi degli indigeni, decide di inoltrarsi nel cottage e si troverà al cospetto di un bambino assassino che gioca con ossi e carogne nonché con un gatto indemoniato di natura non ben precisata.
Il racconto ha dalla sua un ottimo contesto scenografico e un finale orripilante (più per il disgusto che per altro) accentuato dalla natura apparentemente indifesa del mostro della situazione (appunto un bambino). Di sicuro sarà gradito ai fan di King.

Se Il Bambino ha un'ottima costruzione, sono prevedibilissimi gli altri due. Ne Il Pugnale abbiamo un uomo perseguitato da un coltello brandito apparentemente da nessuno, ma che poi si scoprirà esser condotto dalla mano del fratello assassinato dall'uomo stesso per incamerarne i beni. La Pipa di Schiuma ruota invece attorno a una pipa capace di mettere in relazione il pacifico protagonista con il precedente titolare dell'oggetto: un serial killer mutilatore, collezionista di torsi donne, sepolto ormai da anni. Si tratta di un racconto telefonato nel suo sviluppo (il protagonista scoprirà solo alla fine di essere autore della seconda catena di omicidi, perpetrati con il modus operandi del vecchio killer) che ha dalla sua solo le raccapriccianti descrizioni anatomiche (il killer mozza le teste delle vittime e le mette bene in bella mostra su cancelli e inferriate per permettere agli inquirenti di identificarle, e porta via il resto tenendo il tutto chiuso in una stanza della propria magione). Un po' poco per renderlo un racconto degno di ricordo.

Gli altri cinque racconti, insieme ai due sugli aerei, sono invece quelli che valgono davvero la lettura dell'antologia. Qui entra in gioco l'orrore esoterico tipico degli autori fantastici di un tempo. Fa solo eccezione il sadico La Fortezza Perduta che pare esser uscito dalla fantasia di H.G. Wells. Protagonista è un giovane che riceve in eredità una scatoletta. All'interno del contenitore vengono rinvenuti una fortezza in miniatura scolpita con perfezione assoluta, una lente opaca e un foglio bianco in cui si parla dell'opera sottolineandone la sua natura criptica e magica.
Il soprammobile è passato di generazione in generazione senza che nessuno sia riuscito a capirne il mistero. Un giorno, il nuovo proprietario rompe inavvertitamente il rivestimento opaco che avvolge la lente e scopre di aver in mano un qualcosa di più potente di un microscopio. Decide così di usare la lente sulla fortezza e il mistero viene svelato: la lente lo catapulta all'interno di una vera e propria fortezza isolata in un mondo esterno dal nostro in cui non c'è nessuno se non la fortezza circondata dal mare. Allo stesso modo in cui è entrato, il giovane scopre che può di nuovo tornare nella vita reale. Inebriato dall'avere un luogo a sua competa disposizione, il giovane inizia a compiere le più bieche nefandezze deportando nella fortezza nemici e donne sia per soddisfare voglie sessuali sia per estorcere favori. Nel giro di poco, la fortezza diviene luogo dove campeggiano scheletri, corpi in decomposizione e prigionieri senza speranza.
Dunque un testo un po' alla H.G. Wells di mero ed esclusivo intrattenimento. Lo stile è un po' macchinoso, Lewis usa spesso periodi lunghi e non lega benissimo alcuni capitoli. Finale di genere con irruzione della punta di un telescopio sopra la fortezza e con i parenti del protagonista che attraverso lo strumento lo vedono muoversi in miniatura tra le mura dell'opera, in mezzo agli scheletri, al fianco della sua ultima vittima: il datore di lavoro.

Gli altri quattro racconti sono impregnati di puro esoterismo. Di questi è una vera e propria perla Vivente nella Morte, una ghost story particolare nel suo genere dove Lewis persiste nel portare in scena visioni stomachevoli. A menare le danze è un occultista invitato da un amico a recarsi in una casa galleggiante che si reputa essere infestata. Durante le ore di sonno, infatti, gli occupanti della casa sono visitati da una giovane in avanzato stato di decomposizione che nuota in un pozzo d'acqua verde. Attraverso un anello trovato in un sarcofago egizio e dotato di proprietà interdimensionali, il medium entra in contatto con lo spirito della ragazza e la convince di vivere solo un incubo a occhi chiusi dicendole che, in realtà, si trova ricoverata in un ospedale. In realtà la poveretta è stata trasferita nel sonno in una dimensione parallela alla nostra, invischiata in un bozzo d'acqua stagnate da cui non è possibile uscire. La giovane appare in stato putrefattivo, senza più i bulbi oculari e divorata da pesci e anguille che si strappa dall'addome.
Deciso ad aiutarla, l'occultista riesce a ricondurre il cadavere nella giusta dimensione, liberando così l'anima e la casa galleggiante dell'amico. L'esorcismo però gli costa la vita.
Ottimo testo, da segnalare tra i migliori del genere, con Lewis che si abbandona ad alcuni sfoghi tra i quali il più evidente è senz'altro questo: È bizzarro come l'uomo della strada guarda sempre all'occultista come a una sorta di uomo dei miracoli temprato dall'esperienza. Ci si aspetta che vada nei luoghi più orripilmente infestati e si intrattenga amichevolmente con i Poteri delle Tenebre come se fossero un branco di impiegati dell'ufficio legale. Fa inoltre eco al concetto il protagonista: una sorta di medium che maledice se stesso per avere le qualità con cui interagire con il paranormale.

Il concetto di cui sopra viene di nuovo riproposto in un altro grande racconto ovvero Gli Accordi del Caos dove, ancora una volta, troviamo un medium che farà le spese dei propri stessi poteri. A differenza della storia precedente, questa volta Lewis propone al posto della figura dell'occultista classico quella dell'illusionista.
Qua a essere protagonista è un pianista che pratica, inconsciamente e cadendo in trance, musica astrale. Suona così testi sconosciuti di cui, al risveglio non ricorda niente e che trasportano gli ascoltatori in mondi lontani, dove vivono avventure sospese tra il sogno e un passato sconosciuto che li vede interagire tra loro, con diverse sembianze e altri nomi. A causa di un incubo tremendo, in cui all'interno di un tempio dell'antica Atlantide i partecipanti iniziano a sbranarsi vicendevolmente, uno di questi partecipanti estrae la pistola e uccide il pianista mentre sta esibendosi in una Chiesa. Non c'è che dire: Gli Accordi del Caos è un racconto notevole capace di spiccare su tutti gli altri dell'antologia e sembra uscito dalla penna di un maestro di narrativa esoterica. Nell'occasione Lewis inserisce anche alcuni ammonimenti contro gli atteggiamenti degli umani, definiti “schiavi della vanità”, rei di offendere il Padre della vita (il Caos ovvero colui che non è soggetto a nessuna legge e che non è governato) tiranneggiando sul mondo stesso che ha dato la vita a tutte le creature mortali. In altre parole è un elaborato diviso in una parte reale e una ipnotica in cui irrompe una follia lovecraftiana cadenzata dalle note di una musica aliena e dai proclami di un santone di Atlantide vezzeggiato da un folto gruppo di fedeli.

Il rapporto tra incubo/realtà e follia/sanità mentale torna anche negli altri due racconti: La Torre di Moab e Ibrido. Entrambi dotati di ottimi passaggi e di una trama affascinante, a differenza delle due storie di cui sopra, sono resi più criptici (anche se traspaiono gli ammonimenti dell'autore ai praticanti inesperti circa le conseguenze del paranormale) penalizzati dall'assenza di pennellate esoteriche esplicite e in apparenza riducibili a meri prodotti di intrattenimento.
Nel primo abbiamo una torre gialla dalle facciate ornate da strani rilievi, simile a un obelisco, innalzata in mezzo al centro di una cittadina con la pretesa iniziale di raggiungere il paradiso. In altri termini, è una sorta di Torre di Babele fatta costruire dai membri di una setta incapaci poi di completarla, almeno apparentemente. Un commesso viaggiatore sulla via del licenziamento, però, la studia da vicino e scopre, grazie all'abuso dell'alcool (visto da Lewis come mezzo per superare il velo che separa la realtà dalla finzione), che da essa discendono demoni rettiliformi capaci di deprimere gli uomini e di deriderli nell'ombra. Lewis attinge idee dalla tematica delle dimensioni parallele, qua da superare per mezzo dell'alcool e di una torre altissima scolpita con raffigurazioni di memoria biblica. Finale delirante in cui irrompe l'inevitabile pazzia per gli orrori che si consumano sotto gli occhi ciechi dei civili.

Originalissimo e al contempo bizzarrissmo Ibrido. Qua Lewis tratta il tema della possessione in modo diverso da quanto si è abituati a osservare. Anziché far entrare uno spirito all'interno del corpo di un uomo e azzerare le capacità di quest'ultimo, fa uscire lo spirito dell'uomo dal suo corpo rendendolo perfettamente capace di intendere e di volere, ma incapace di controllare il corpo in balia del demone che, nella fattispecie, è una specie di uccello e si comporta di conseguenza con le relative movenze.
A generare il tutto è l'interesse innato per la magia e la chiaroveggenza che caratterizza il protagonista, un giovane che, in un'altra vita, ha plasmato mediante la magia nera un ibrido, mezzo uomo e mezzo uccello, che ora pretende di esser trasposto in un uomo.
Lo studente viene così visitato, nelle ore notturne, dalla bizzarra creatura antropomorfa, finché la stessa non prende il controllo sul suo corpo e comincia a farlo muovere come un uccello. Per l'ennesima volta, Lewis fa riferimento, seppur fugacemente, all'uso di tecniche o alla somministrazione di sostanze particolari per accedere ad altre dimensioni. Il racconto ha comunque nell'evoluzione psico-fisica del protagonista il suo centro, con un uomo che viene dipinto quasi come uno schizofrenico visionario. Finale beffardissimo che rende ancor più sinistra la lettura e riscatta la condizione mentale del povero studente.

L'edizione offerta dalla Dagon Press sfoggia una copertina cartonata e correda le storie con raffigurazioni e foto dell'autore, dei suoi aerei e della casa un tempo sua abitazione. Un volume dunque che non può mancare nella libreria di un collezionista di antologie fantastico/orrorifiche di scuola weird tales.

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