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venerdì 2 gennaio 2026

Recensione Fumetto: IL RE DEL DELITTO (Nr.1 Kriminal).

Numero: 1.
Uscita: 01/08/1964
Soggetto e Sceneggiatura: Max Bunker (alias Luciano Secchi).
Disegni: Magnus (alias Roberto Raviola).
Genere: Pulp - Noir - Poliziesco.

Commento Matteo Mancini
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Acquistato stamattina e letto in un'ora e mezzo, Il Re del Delitto è il primo numero della serie fumetti Kriminal, riproposta da Cairo Editore in una versione tascabile che riproduce, con tanto di inserti, i fascicoli originali.

Fumetto poliziesco / pulp controcorrente e assai coraggioso per l'epoca (verrà più volte sequestrato), uscito ad agosto 1964, per le firme di Max Bunker (al secolo Luciano Secchi) e di Magnus (al secolo Roberto Raviola) e per la casa editrice Editoriale Corno, all'epoca in auge con fumetti quali Maschera Nera, Satanik ed El Gringo.

L'episodio parte in modo lanciato, si accenna fin da subito a un criminale americano che, vestito con una tuta giallo e nera che riproduce uno scheletro umano, ha compiuto un colpo in una banca. “Che razza di criminali sorgono in America, trucida cinque persone, deruba una banca e se la da a gambe senza che nessuno riesca ad acciuffarlo... Certa gente può fiorire solo in America, qui da noi Scotland Yard l'avrebbe sistemato già da un pezzo.” Ironia del caso, Kriminal si palesa di lì a poco anche in Inghilterra con una serie di lettere minatorie che accennano a un episodio nel passato di una società petrolifera. Bunker, alla sceneggiatura, tratteggia quella che potrebbe sembrare una storia di vendetta, ma in realtà l'antieroe agisce per bieco tornaconto personale e lo fa sprovvisto di alcuna etica. Sadico, calcolatore, manipola donne e uccide innocenti per indisporre gli obiettivi del suo gioco perverso.

L'ispirazione viene palesemente da Diabolik, altrimenti detto “Il Re del Terrore”, sia nella definizione di un bandito acrobata (ha un passato da circense), sia nell'uso di coltelli da lancio, dardi al curaro, balestre, camuffamenti e costume attillato avente la capacità di isolare dalla corrente elettrica. A differenza del personaggio delle sorelle Giussani, ideato due anni prima, aumenta la violenza e la brutalità. Vediamo personaggi decapitati da fili di acciaio, amanti uccise senza battere ciglio (scelta assai impopolare), inoltre si respira un'atmosfera decisamente maschilista (l'amante del nostro affermerà di gradire di essere picchiata dal proprio uomo) con tanto di inserti in cui si inneggia alla nudità femminile e si dileggia quelle donne che non possono ostentare un certo canone di fascino. Tutto davvero esilarante e oggi non proponibile, salvo indicare che si tratta di un fumetto di sessant'anni fa.

Fin da questo primo episodio si delinea il passato del personaggio e il suo profilo da psicopatico. Kriminal è il villain, mentre al povero Ispettore Milton è riservato il ruolo (perdente) della legge e del bene. Dunque la prospettiva della storia è narrata dall'ottica dell'antagonista che qua si sofferma nel torturare, dapprima psicologicamente, tre esponenti dell'alta borghesia che, pur non essendo privi di elementi negativi (sono egoisti e cinici), non hanno fatto nulla per meritare quanto riserverà loro Kriminal.

Da un punto di vista di scrittura, Bunker velocizza il ritmo (a dir poco serrato) ma, al tempo stesso, plasma un soggetto con numerose ingenuità. Il movente del manigoldo è inverosimile, tuttavia Krimial (alias Anthony Logan) riesce a ottenere le quote delle azioni della società petrolifera prima ancora che venga ufficializzata la morte dell'ultima vittima. Milton scopre già in questo numero l'identità del bandito, ma sarà inutile.

Inverosimile poi la scena in cui Milton ottiene il differimento dell'esecuzione di uno dei personaggi della storia, condannato sommariamente all'impiccagione (manco si fosse nel far west), senza poi riuscire a giungere a Londra in tempo per bloccare l'impicaggione e dimenticando che avrebbe potuto anche utilizzare il telefono o un telegramma (nel 1964 già esistenti). Tra l'altro anche questa scena rimanda a Diabolik (riproposta persino nel film dei Manetti Bros). 

Nota di merito per i disegni di Magnus, qua definiti acerbi ma già di grossa presa.

Da segnalare il racconto di due pagine, firmato Max Schulberg, che chiude l'albo. Breve, ma molto carino.

Pronti per le prossime avventure, ogni settimana in edicola.

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