Autore: Paolo Amir Tabloni.
Anno: 2016.
Genere: Saggio Sportivo - Interviste biografiche.
Editore: Edizioni Diabasis.
Pagine: 240.
Prezzo: 17.00 euro.
Commento a cura di Matteo Mancini.
“Uno
su mille ce la fa, ma quanto è dura la salita in gioco c'è la vita”
cantava Gianni Morandi. Paolo Amir Tabloni, ex calciatore che ha
militato dalla serie C2 alle categorie inferiori del calcio italiano
e soprattutto giovane romanziere, dedica la propria attenzione agli
altri 999 del gruppo di riferimento analizzato da Morandi ovvero
coloro che avevano tutto per arrivare ma che, per motivi vari, si
sono smarriti durante il percorso.
999
Le Storie Vere dei Campioni Mancati è
innanzitutto un'opera
autobiografica
che raccoglie le esperienze
di trenta calciatori che,
nel corso degli anni, hanno
condiviso una maglia con l'autore del romanzo.
Uno spaccato di vita comune, idoneo a spingere Tabloni a ricercare e
intervistare i vecchi compagni di squadra. Si tratta soprattutto di
giocatori emiliani, legati in particolare alla città di Parma con
una concentrazione tra i nati dal 1967 al 1985. Giovani speranze dei
settori giovanili di Parma, Bologna, Reggiana, Modena, ma anche
Napoli, Sampdoria e Inter. Ragazzi che hanno indossato la maglia
della nazionale nelle varie under, al fianco di calciatori che, a
distanza di anni, avrebbero vinto persino un mondiale mentre i vecchi
compagni di gioventù sudavano nei campi polverosi e periferici tra pollai e terreni che non hanno conosciuto manti erbosi.
Attraverso
il suo progetto, Tabloni ripercorre la sua stessa carriera, tra
rimpianti, occasioni mancate e domande che non potranno mai trovare
una risposta non essendo concesso a nessuno di noi di balzare da
questo piano di realtà a uno parallelo composto da tutte le
possibili alternative che avrebbero potuto delineare un diverso
cammino. 999
propone
un collage
di trenta storie,
simili tra loro, che
partono all'insegna del professionismo,
in alcuni casi con tanto di debutto in serie A, per
sgretolarsi nel giro di qualche mese portando i protagonisti dagli
allori e dai sogni alle paludi del dilettantismo.
“Che
cosa sarebbe successo se...”
si chiedono i vari personaggi, immaginando una serie di sliding
doors che
avrebbero potuto offrire un futuro diverso. L'infortunio inatteso, il
genitore morente, l'allenatore che crede in te esonerato sul più
bello, le scelte sbagliate, lo spinello fumato durante una festa, le
decisioni sentimentali anteposte alle professionali, le fughe
amorose, la firma sul contratto da evitare, l'azienda di famiglia da
portare avanti e gli errori di gioventù che non concedono seconde
chance. Il treno passa e se ne va, lasciandoti a piedi, perché se è
vero che te sei un fenomeno è altrettanto vero che di fenomeni ce ne
sono tanti.
Patrocinato
dalla Lega Nazionale Dilettanti,
introdotto da Damiano Tommasi e concluso da una nota finale di Arrigo
Sacchi, 999
è
un volume
intriso di malinconia,
imperdibile per chi ha calcato i campionati giovanili nazionali di
calcio dell'Emilia Romagna o i gironi della serie D emiliana di
inizio secolo, perfetto
anche per un regalo a una promessa rampante del movimento calcistico così
da fungere da monito.
È infatti interessante valutare, e nel mio piccolo confermo anche io
che scrivo queste poche righe le confidenze dei vari giocatori
intervistati, come ogni giovane calciatore esprima le medesime
considerazioni: la percezione di normalità nel trovarsi nelle
massime categorie, l'aspettativa del debutto in prima squadra con la
convinzione di essere a un passo da quel sogno cullato fin
dall'infanzia, gli allenamenti con campioni dapprima visti solo nelle
figurine e poi compagni di avventura, la convinzione di non essere a
di meno di chi poi esploderà, i complimenti dei giornalisti, i primi
applausi, le rassicurazioni degli allenatori, le promesse dei
procuratori, le ragazzine (ma anche le donne mature) che attendono in
massa oltre le reti di recinzione chiedendo appuntamenti, quindi le
avversità dovute a questioni diverse (infortuni, limiti
caratteriali, casualità), la caduta nei dilettanti e l'incapacità
di ritornare in alto fino a rendersi conto che la vita non è solo
calcio e che è opportuno cercarsi un lavoro come ogni comune
mortale, perché non c'è più spazio per i sogni. “Spesso
nella carriera di un calciatore si finisce in una specie di
purgatorio, dove trovare gli stimoli giusti diventa davvero
difficile. Molti si perdono durante la discesa nelle varie categorie,
perché invece di pensare che se fai bene puoi risalire, ti viene da
pensare dov'eri e lo sconforto ti taglia le gambe.”
999
è
un libro
di sogni infranti, di speranze disattese, ma anche di chance avute e
di piccoli momenti di gloria che un atleta, o meglio un uomo, porterà
sempre con sé.
Infatti, se è vero che il bicchiere è rimasto mezzo vuoto è
altrettanto vero che per metà si è riempito, regalando emozioni
indelebili che in pochi altri sono riusciti a provare.
Il
lettore ben difficilmente conoscerà i vari giocatori selezionati da
Tabloni (personalmente ricordo Alessandro Lupo, da me visionato più
volte all'Armando Picchi, dove era un rincalzo in un Livorno che
vinse il campionato di C2), sebbene vi sia anche qualche figlio
d'arte come il fratello dell'attuale allenatore del Milan Stefano
Pioli. Tale limite, tuttavia, è irrilevante, poiché è il contenuto
a interessare e non le note biografiche.
La
cura
del testo è eccellente.
Tabloni è accattivante e offre uno sguardo
su quel mondo del calcio fatto di vera passione e mai decantato
ovvero quello dilettantistico con aneddoti persino dalla terza
categoria. Goal impossibili, parate decisive, galoppate che
riscrivono la storia di un campionato e prodezze che addolciscono
un'amarezza di fondo che non potrà più andarsene: quella di
sentirsi (a torto) dei falliti o, meglio, quella di sentirsi come
coloro che hanno gettato alle ortiche l'opportunità della vita.
Volume
quindi di nicchia,
poco commerciale per il suo gettare luce su coloro che non ce l'hanno
fatta. Vero e proprio atto
d'amore di Tabloni alla propria avventura calcistica e a tutti coloro
che avevano i numeri per diventare campioni e che,
per motivi vari, non
sono esplosi.
Guai però chiamare tutti questi calciatori dei falliti perché,
anche se alla fine non hanno potuto beneficiare di parate,
coriandoli, o contratti per reclamizzare biscotti, bibite o cerali
per la colazione, dovendo solo svuotare un armadietto e rimediare un
passaggio a casa, nessuno potrà cancellare le
loro imprese giovanili, i dribbling e le reti marcate al cospetto di chi poi
è diventato un campione. In diverso modo, il calcio ha formato
ognuno di questi ragazzi e, seppur brevemente, la grandezza, le
qualità e il talento un uomo li porta sempre con sé. Chissà?
Magari sarebbe potuto andare diversamente... a volte il successo o il
fallimento sono due facce di una stessa medaglia. Ciò che conta veramente non è ciò che si trova a termine di una corsa, ma quello che si prova mentre si corre. Applauso per ognuno dei trenta fortunati riscoperti da Tabloni.