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lunedì 13 luglio 2026

Recensione Narrativa: Antologia Criminale di AA.VV a cura di Fabio Mundadori.

Curatore: Fabio Mundadori.
Anno: 2026.
Genere: Antologia Giallo, Crime, Poliziesco.
Editore: Tralerighe Libri Editore.
Pagine: 286.
Prezzo: 20.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Appuntamento annuale con l'Antologia Criminale del Garfagnana in Giallo, selezione dei migliori racconti giunti alla XVIII Edizione del premio. Concorso importante nel campo della narrativa crime, in parte sponsorizzato dal Giallo Mondadori (presenti alla premiazione Franco Forte e Fabio Mundadori) con una pletora di premi – dai romanzi inediti, ai romanzi editi, passando per le autopubblicazioni e i romanzi storici – che hanno nella sezione narrativa breve il loro fiore all'occhiello, essendo questo l'unico volume sponsorizzato dal concorso a uscire con i loghi dello stesso. Ventinove racconti di altrettanti autori, nessuno dei quali agli esordi. Molte crime story, qualche hard boiled e noir, alcuni rari esempi di horror e di action e poi i gialli, non troppi per la verità, e una marcata spruzzata di dramma sociale. Pirati della strada, indagini giornalistiche, delitti dal passato che riemergono, regolamenti di conti, serial killer, sicari imbranati, presenze ectoplasmatiche, boss mafiosi, pestaggi, suicidi spettacolarizzati, gialli culinari e chi più ne ha più ne metta. Tra le firme di maggiore spicco si segnalano Claudio Secci (curatore di collana per Delos Digital), Giuseppe Mallozzi (giornalista di cronaca de Il Messaggero), Enrico Ruggiero (vincitore di AG Noir e Giallo Milanese nel 2025, secondo nel Giallo Fiorentino e nel Lucca Noir), Roberto Ripastella (pluripiazzato a Nebbia Gialla, Giallo Festival e Thriller Cafè) e lo scrittore di lungo corso livornese Glauco Ballantini, oltre che la vincitrice uscente (peraltro riconfermata nell'edizione 2026) Beatrice Fiaschi.

La lettura è universalmente piacevole. Devo dire che il livello generale, dopo un quarto di secolo di sfide continue, ha raggiunto livelli apprezzabili, tali da consentire la realizzazione di volumi che meriterebbero maggiore considerazione da parte del pubblico. Lo confermano i racconti meno riusciti, poiché – come dico sempre – la buona resa di un'antologia è determinata dai racconti considerati inferiori. Gli organizzatori si sono limitati a decretare il podio del concorso, rilasciando poi attestati di partecipazione a tutti gli altri. L'esito finale, con vittoria andata a Beatrice Fiaschi davanti a Claudio Secci e Glauco Ballantini (tre, curriculum alla mano, tra i più conosciuti) è molto discutibile ma, a onor del vero, c'è da dire che, nell'occasione, stilare una classifica di merito era molto difficile tanto che io stesso ho incontrato molte difficoltà. Il livello complessivo è infatti omogeneo e si mantiene tale fino alla fine. Se è vero che vi siano alcuni autori stilisticamente più maturi rispetto ad altri, con punte di qualità “stilistica” rappresentate dalle prove di Tommaso Sala (elegantissimo), Glauco Ballantini (revisionista), Claudio Secci (mestierante che sa sfumare tutta la storia inducendo il lettore a vedervi cose che non sono scritte) ed Enrico Ruggiero (perfetta la prima parte nella definizione dei rapporti tra un avvocato e il suo cliente) e punte di minore cura rappresentate dai vari Angela Potente (eccessivo uso di metafore, alcune delle quali sballate, nella prima parte, con un incomprensibile gioco di specchi) e Lee La Bella (alcuni periodi contorti, uno dei quali di cinque righe con una sola virgola utilizzata), altri autori riescono a compensare con grande senso del ritmo e coinvolgimento risultando quindi molto più divertenti e specializzati nella narrativa di genere come Alessandro Denci Niccolai, Alessandro Cirillo, Paolo Soli, Simone Clementi, Andrea Monacelli e – penso di poter dire – il sottoscritto Matteo Mancini, mentre altri ancora, quali Ornella e Andrea Di Sabatino, Alice Testa, Giuliano Fontanella e Simona Conte, più inclini al thrilling con storie che si dipanano lentamente in vista della spiazzante rivelazione finale (bello, a riguardo, il racconto di Andrea Di Sabatino). L'autrice che ha presentato, a mio modo di vedere, il racconto più quadrato e completo in ogni sua componente è Silvia Zanolli (già edita da Montag) con La Bagnante Involontaria, a cui va il mio primo premio, per avere realizzato uno dei pochi gialli classici (spiegone finale compreso, non che sia un pregio) presenti nell'antologia, cadenzato da una serie di incastri, colpi di scena e moventi giustificati calati in un contesto familiare alto-borghese assai marcio.

Capite dunque la difficoltà di individuare i soggetti da premiare, specie se non risulta chiaro il criterio di preferenza. Avendo scelto, per gioco e divertimento, di analizzare tutti i racconti provando a stilare una mia classifica, ritengo quindi opportuno definire quelli che – a mio modo di vedere – sono stati i miei criteri di scelta per un concorso che si presenta – nella sua veste e nel suo tributare personaggi del mondo pulp – quale concorso “di genere”. Ho pertanto dato preminenza, piuttosto che allo stile e alla padronanza linguistica (comunque valutate), alle storie che, da un punto di vista ipotetico, verrebbero acquistate da una rivista di intrattenimento che ha come obiettivo quello di coinvolgere, divertire e scioccare i lettori (ecco giustificata la penalizzazione di Ballantini). Si tratta ovviamente di opinioni personali e dunque da prendere come tali. Un secondo aspetto è legato alla verosimiglianza della storia (motivo per cui troverete penalizzata Beatrice Fiaschi, peraltro nell'occasione meno elegante di stile rispetto a molti colleghi qua presenti), mentre un terzo è legato all'originalità della trama. Ripeto: si tratta di un gioco.


RECENSIONE NEL DETTAGLIO:

1° Posto. L'ho già anticipato: mi è piaciuto molto La Bagnante Involontaria di Silvia Zanolli, già edita da Montag. Racconto quadrato, con una trama studiata a tavolino (non si scrive una storia del genere di getto) caratterizzata da inneschi ben calibrati, incastri e moventi che trovano ragion d'essere nel passato. Ottime le caratterizzazioni dei personaggi (a parte forse la poliziotta che conduce le indagini). È un vero e proprio giallo, nello stile classico dei Gialli Mondadori di metà novecento, di ambientazione borghese, dove si indaga sulla morte di un componente della famiglia. L'autrice mostra una discreta capacità di intrattenimento e una buona gestione della storia, in un intrigo fatto di ricatti e tornaconti personali dove tutti hanno qualcosa da nascondere e dove di innocenti (vittima compresa) non ve ne sono.

2° Posto. Sebbene non sia tra i mie preferiti per contenuto, devo ammettere che Umami di Tommaso Sala, scrittore premiato in svariati concorsi (conosciuto nel fantasy), presenta un bel mix di eleganza e struttura. In parte ispirato ai gialli di Andrea Franco, per effetto di un indagatore dall'olfatto molto sviluppato, spicca in modo netto sul versante tecnico ed è connotato da una certa maturità nell'introdurre, tra culinaria e veleni, il lettore nel mistero della morte della moglie di un boss. Più drammatico che giallo, con una digressione sui sapori del gusto che prevale sulla componente crime. Tra i più eleganti del lotto.


3° Posto. Pur avendo un grosso limite concettuale, mi è piaciuto molto per tecnica e capacità di intrattenere Sul Treno Quasi Vuoto di Simone Clementi (trovate in rete il suo blog con i racconti). Qui brillano ritmo e struttura narrativa al servizio di una crime story ambientata al tempo del lockdown e narrata, non con cadenza temporale lineare, dai quattro distinti punti di vista dei quattro personaggi principali. Un'efficace gestione narrativa, purtroppo penalizzata dalla location e dai rapporti tra i soggetti coinvolti. Mi spiego meglio: la scelta di pianificare e fare consumare un delitto all'interno di un treno è in totale contrasto con la presenza delle telecamere nelle stazioni e, al tempo stesso, con la scarsa presenza di passeggeri nel dato periodo storico. Tali aspetti porterebbero all'individuazione immediata di tutti i presenti e, di conseguenza, dei coinvolti nel delitto, specie se uno di questi, come dichiarato nel racconto, è in stretto rapporto di parentela con un noto mafioso legato al traffico degli stupefacenti. Sorvolando su questo limite, il racconto funziona molto bene e presenta dialoghi calibrati e un'impostazione cinematografica. Molto bravo questo Clementi.


4° Posto. Non è stilisticamente perfetto, ma diverte molto per taglio pulp Rumore di Fondo di Andrea Monacelli (l'autore più oscuro del lotto, non avendo trovato notizie). Si entra nel campo dell'hard boiled, nella Chicago degli anni '30 omaggiata dall'edizione del concorso (oltre a Monacelli, anche il sottoscritto e Angela Potente si sono attenuti al tema). Protagonista è un investigatore privato che cercherà di mettere le mani sui libri contabili che inchioderebbero alle sue responsabilità il boss locale (nella fattispecie Sal Torrino, al posto di Al Capone). In un clima di collusione (i poliziotti che guardano altrove) e corruzione (sindaci che fanno le foto col boss), il reietto di turno sfiorerà l'impresa, ma a costo della morte dei clienti e degli informatori con cui si troverà a collaborare. Finale cinico e spietato. È l'altra faccia della medaglia del mio I Bastardi del Tesoro. Sono questi i racconti che verrebbero comprati dalle riviste di settore, non quelli eleganti e stilistici che accantonano l'azione per le descrizioni delle sensazioni emotive.


5° Posto. Altro hard boiled, questa volta di ambientazione italiana ma di anima americana, è King Kong con cui l'illustratore e fumettista Alessandro Denci Niccolai (quattro antologie noir alle spalle) trasla nella realtà criminale la parabola della bella e la bestia. L'empire state building lascia il posto a un banale tetto di una discoteca di quarto ordine. Citazione finale, non so quanto voluta, al prologo di Piedone a Hong Kong. Più dramma che giallo, con un “montaggio” non so quanto vantaggioso in cui (nel secondo capitolo) si anticipa già la fine. Interessante nel complesso, tra incontri di boxe truccati, boss, scommesse, prostitute e reietti. Anche questo è un racconto che finirebbe subito sulle riviste pulp, se esistessero in Italia.


6° Posto. Un altro grande intrattenitore, che si è di recente affacciato con un certo successo nei concorsi (vi consiglio la sua antologia Tagli Obliqui), è Paolo Soli che qua presenta il curioso La Stanza del Trentaduesimo Piano, un racconto di ambientazione giapponese che ribalta Conan Doyle e la celebre massima “eliminato l'impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità” (che diviene “eliminate le soluzioni ovvie, la verità è sempre la cosa più improbabile”), cita Dickson Carr (romanzo Le Tre Bare) ed Edgar Allan Poe (I Delitti della Rue Morgue) per inscenare un'indagine grandguignolesca dall'intelaiatura gialla che sfocerà nel fantastico (epilogo probabilmente penalizzante in un concorso come il Garfagnana in Giallo). Bella l'ambientazione giapponese, all'interno di un hotel infestato dallo spirito di una ragazzina defunta anni prima. La soluzione finale arriva, non so quanto volontariamente, da Il Fantasma dell'Opera di Gaston Leroux, per un giallo che rientra a pieno titolo nella sotto categoria dei “delitti delle camere chiuse” (di cui, a proposito di Leroux, ricordiamo anche Il Mistero della Camera Gialla). Con un epilogo razionale, avrebbe potuto giocarsi il podio.


7° Posto. Metto il mio I Bastardi del Tesoro, che rientra nell'hard boiled e presenta affinità col già indicato Rumore di Fondo. È un western urbano ambientato nella Chicago degli anni '30, ispirato a Gli Intoccabili di De Palma, ma trattato in salsa tarantiniana, con un occhio di riguardo alla narrativa di Robert Ervin Howard. Azione, scazzottate e inseguimenti stradali con un finale meno cupo del racconto di Monacelli, ma comunque nichilista e filosofico. È tra i pochi racconti del lotto, che prova a costruire attorno alla storia principale (che certo non è innovativa e in questo trova il suo limite) uno studio su musiche, sigarette, eventi sportivi, auto, armi e caratterizzazione dei personaggi contestualizzate al periodo storico di riferimento così da rendere più verosimile la storia che ha un'impostazione da true crime fumettistico.


8° Posto. Peccato Mortale di Andrea Di Sabatino (autore pubblicato, come il sottoscritto, da GDS Edizioni) che propone una cinica e diabolica satira (ricorda certi racconti col diavolo provocatore che induce in tentazione il protagonista per spingerlo al peccato mortale) sull'ipocrisia degli uomini e, più nello specifico, degli uomini di Chiesa. Un parroco riceve nel confessionale un ex collega di seminario che gli rivelerà di essere un serial killer “missionario” (uccide i soggetti, a suo dire, non meritevoli di vivere in quanto peccatori). Prevedibile nel primo innesco, il racconto guadagna punti nel finale quando il protagonista, con la sua condotta, finirà indirettamente con giustificare l'omicidio sconfessando quanto fin lì professato (nessuno si può irrogare il diritto di eliminare un altro umano). Bella la chiusura col segno della croce, coordinata alla perfezione all'apertura, con cui il protagonista saluta Dio come se nulla fosse successo pensando bene di tutelarsi al cospetto della legge (e non certo di Dio visto anche il luogo in cui si è consumato il delitto). Siamo poi davvero sicuri che il serial killer sia un effettivo assassino...? La cosa resta in una zona d'ombra. Tra i migliori, ma meno appariscente di altri.


9° Posto lo sperimentale Sotto la Soglia di Claudio Secci, un racconto molto onirico e allusivo che ben è sintetizzato dalla frase conclusiva: “E in quel motivo capii. Non tutto. Ma abbastanza”. Un incubo verosimilmente dettato dall'interferenza soprannaturale di una setta (si intuisce per l'accenno ai rituali e alle parole in latino), una scomparsa, la relativa indagine di un uomo che ricorda un evento di un lontano passato e un epilogo stile la ricerca di Hemmings nella villa abbandonata di Profondo Rosso. Tutto resta sfumato, vago e indefinito. Secci, che è uno dei più esperti del lotto (tanto da essere curatore per Delos), usa la tecnica del giocatore delle tre carte: dice ma non dice, lasciando al lettore il compito di completare un racconto che resta volutamente indefinito ai limiti della truffa. Immaginate, una volta terminata la lettura, di doverne curare una rappresentazione cinematografica: cosa fareste? A ogni modo, inquietante (forse il più inquietante).


10° Posto. Non Sono Jason Bourne di Alessandro Cirillo, con cui si torna a premere il pedale su ritmo e azione. L'autore, non a caso, arriva dalle riviste per le forze armate e dai racconti action. Tutto giocato sulla tensione, con una narrazione in prima persona attraverso la quale un poliziotto, che si risveglia su una scena del crimine tra colleghi uccisi e proiettili esplosi, cerca di riconquistare la memoria chiedendosi se il killer che ha compiuto lo scempio si trovi ancora all'interno dell'appartamento. Niente è come sembra. Alla fine è un esercizio di stile che sa intrattenere.


11° Posto. Ha problemi di stile, specie nelle prime due pagine, con metafore sballate e insistite, Ballando Veloci di Angela Potente (curiosamente è un editor) che, tuttavia, guadagna campo alla distanza. È il quarto e ultimo hard boiled della classifica, a cui è stato riservato l'onore di aprire l'antologia. A differenza di Monacelli e Mancini non si cita la Chicago degli anni '30, ma le atmosfere (sale da poker) sono quelle così come lo sono i contenuti (inseguimenti stradali, sparatorie). Non manca il tocco femminile con una sorta di Bonnie & Clyde che funge da leitmotiv della storia. Ottima gestione dei tempi, action invidiabile per una ragazza e bel twist finale (il migliore di tutta l'antologia). Paga un soggetto non innovativo e una prima parte da rivedere sotto il profilo tecnico. Lo premio per il gusto del genere.


12° Posto. La Zona d'Ombra di Ornella Di Sabatino. Sviluppo lento ma anima thriller, con un vecchio, che ha smarrito la memoria, chiamato dal fato a misurarsi con un passato scomodo e pesante. Il ritrovamento dello scheletro del figlio, in un dirupo montano, aprirà la via a una verità difficile da digerire. Si verte più sul dramma che sul genere, ma la gestione è giusta. Buone le ambientazioni.


13° Posto. Hannibal the Cannibal versione femminile con Resti tra Noi di Giuliano Fontanella che tributa, in salsa familiare, il prologo di Red Dragon. Curioso che l'autore, oltre a essere uno specialista del giallo, sia un violinista internazionale e dunque collega del tipo finito macellato da Hopkins nel citato film di cui sopra. Elegante, ma molto molto lento.


14° Posto. Killing Harlequin di Beatrice Fiaschi, giornalista pubblicista e insegnante di scrittura creativa (nonché vincitrice uscente del concorso). Non meritava la vittoria. Il testo ha dei problemi di verosimiglianza ed è presentato come se fosse un sequel di un precedente episodio. La Fiaschi lavora bene sul movente della protagonista e sulla componente psicologica alimentata da un evento traumatico confinato nel periodo dell'adolescenza, ma non convince nella costruzione della trama e nella gestione della storia. Il serial killer, non starò a dire chi sia, gode della copertura di chi dovrebbe fermarlo, inoltre si assiste a una duplice indagine che, vista dalla prospettiva del rapimento della minorenne oggetto della storia, mal si bilancia al resto. Non maturo lo stile narrativo, sovente frammentario e non armonico nella coordinazione dei periodi. Molti dei racconti che qua metto sotto gli sono, a mio avviso, superiori, preferisco tuttavia questo perché prova la via dell'intrattenimento di genere.


15° Posto POV Cecilia Serbelloni di Alice Testa, vincitrice del Premio Le Stanze della Libertà, prova a costruire un whodunit attorno a un'indagine ristretta e telefonata (la morte di una nobile ritrovata nella fontana nel giardino della sua magione), con comportamenti assurdi dei vari personaggi. Bello il finale e lo stile, non la trama che non coinvolge come dovrebbe.


16° Posto. Gemello del racconto di Alice Testa è Il Gelo di Ettore di Simona Conte, autrice vincitrice di concorsi e pubblicata da Delos Digital, che prova la via del whodunit con un omicidio di uno strozzino rinvenuto in una cella frigorifera. Manca di verve e di coinvolgimento.


17° Posto. Forse il peggiore per scrittura (c'è persino un periodo di cinque righe senza punteggiatura), con più di un passaggio da sottoporre a revisione (motivo per cui non è più in alto in questa graduatoria), ma con piglio giusto e graffiante verve satirica: In Questa Economia di Lee La Bella, una crime story caratterizzata dalla marcata black humor. Divertente e rocambolesca, ironizza sull'imprenditoria balneare tra lavoro nero, sfruttamento della manodopera e totale illegalità. Forzate alcune soluzioni, simpaticamente assurdo il protagonista. Con un po' di editing, guadagnerebbe posizioni.


18° Posto. Candeggina di Giuseppe Mallozzi (tra i migliori per curriculum) è una storia di camorra, con una titolare di una lavanderia costretta a ripulire dalle macchie di sangue gli abiti usati per commettere delitti. Non ben definito (tutto ruota su un bottone), lascia al lettore il compito di completare il quadro della vicenda. Molto elegante in scrittura, ma nei concorsi e soprattutto nelle riviste di intrattenimento questo potrebbe non bastare. Ha il limite di non giocare sull'azione e, per i parametri che abbiamo indicato, è penalizzante.


19° Posto. Quadrato, seppure prevedibile, Ragazzo Fortunato di Cecilia Zonta (già finalista al Garfagnana in Giallo) che prova a intrecciare una critica che fonde i soprusi della polizia ai luoghi comuni sugli extracomunitari nati e cresciuti in Italia, tra sogni infranti e crudele realtà. Ordinato e ben cadenzato dai dialoghi, non graffia finendo col giungere a un epilogo telefonato.


20° Posto. Nessuno ha Visto di Enrico Ruggiero, specialista del genere e pluripremiato nei maggiori concorsi per narrativa gialla. Un bell'inizio, con dialoghi magistrali che, peraltro, ben caratterizzano il rapporto tra avvocato e cliente (avendo fatto quel lavoro lo so bene), che sfuma in una seconda parte introspettiva dove il protagonista realizza che, in fin dei conti, la differenza tra lui e i banditi che difende non è poi così marcata. È un buon racconto, ma cozza con i parametri che abbiamo messo a inizio votazione: manca l'intrattenimento di genere


GLI ALTRI.

Niente classifica per gli altri nove, perché sarebbe troppo antipatica, anche perché ci sono molti racconti ben scritti e ben presentati come La Historia Oficial del veterano e apprezzatissimo Glauco Ballantini (terzo classificato dalla giuria), un'indagine storica attraverso la quale si riscrive il passato di un presunto eroe della resistenza che, in realtà, era persona ben diversa da quella passata alla storia del paese. Racconto metafora, probabilmente, di alcuni casi davvero accaduti, ma totalmente privo di azione. La Morte all'Improvviso di Roberto Rapastella (specialista dei gialli) è un horror piuttosto classico sul tema della personificazione della morte che qua mal si adatta al bando.

La Verità non Serve e La Verità Rende Liberi, rispettivamente di Marco Notari e di Maria Angela Maretti (professoressa a suo agio con racconti di impronta drammatica e lo dimostra  anche qua), appaiono contrapposti nei titoli, ma in realtà sono molto simili. Tra i due preferisco la costruzione de La Verità non Serve e l'epilogo di La Verità Rende Liberi. Entrambi, pur se eleganti e ben scritti, soffrono – a mio modesto parere – di una struttura troppo lineare per un giallo, in cui non succede niente in grado di sconvolgere il lettore se non il terribile finale della storia della Maretti (ma è un incidente). Più drammatico il secondo, più satirico il primo. Alla fine sono storie drammatiche. Un Natale con i Baffi di Lorenzo Iannelli è un whodunit culinario incentrato sulla ricerca dell'individuo (ma alla fine i responsabili saranno altri) che ha mangiato prima del tempo i dolcetti natalizi. Divertissement super edulcorato che potrebbe trovare estimatori, specie tra i bimbi.

Un Sussurro nella Mente di Roberta Dall'Osto (scrittrice di fiabe), è un giallo ordinato e scritto abbastanza bene che, tuttavia, non decolla, proponendo una storia di stalking e amori contesi. Onirismo al centro di Conta di Chiara Cassanelli (autrice di curriculum, seconda al Nabokov Crime 2026 e apprezzata al Garfagnana in Giallo), concentrato sulla scena del delitto di un serial killer che ha l'abitudine di gettare le vittime nelle pattumiere. Un sensitivo alla Morris Klaw (detective di Sax Rohmer) aiuta gli indagatori, cadendo in catalessi per cercare di vedere l'assassino e scorgerne l'identità. Buona idea iniziale, meno convincente il confusionario epilogo. Poco caratterizzato il protagonista.

Gambergris alla Rilke di Liliana Gatto è un giallo culinario, narrato con uno stile non proprio coinvolgente che paga la scelta di rinunciare ai dialoghi, finendo con l'appesantire la narrazione satura di descrizioni che tendono ad annoiare il lettore. Simile, per costruzione, I Nastrini Colorati di Quintinio Botrugno, con un'intelaiatura di storia più adatta a un drammatico che a un crime di intrattenimento.


CONCLUSIONE.

Antologia valida, che dimostra per l'ennesima volta la qualità dell'underground legato alla narrativa di genere e come, spesso, non sempre chi abbia maggiore curriculum e maggiore tecnica sia anche colui che presenta le storie migliori sul versante dell'intrattenimento e del coinvolgimento dei lettori. Il lotto è molto omogeneo con scrittori con caratteristiche diverse, che potrebbero portare anche a “classifiche” di apprezzamento radicalmente ribaltate. Rimango stupito che, per due anni, si sia conferito il primo premio al medesimo soggetto. Allo stesso modo, non sono allineati all'entertainment né il secondo classificato (più horror che giallo nel suo essere totalmente indefinito) e soprattutto il terzo (ben scritto e con una buona idea di fondo, ma abbastanza modesto di trama). Sarebbe interessante, senza polemica, capire i parametri seguiti dai giurati, tenendo presenti il target del concorso (che è pulp, basti vedere le locandine) e il genere richiesto da certi lettori.

La vincitrice del concorso Beatrice Fiaschi, 
con Killing Harlequin.

 

lunedì 25 maggio 2026

Recensione Narrativa: DELITTI IN GIALLO a cura di Franco Forte.

Autore: AA.VV. a cura di Franco Forte.
Anno: 2015.
Genere: Giallo.
Editore: Mondadori.
Pagine: 370.
Prezzo: 6.50 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Uscita undici anni fa in edicola, Delitti in Giallo è una vera e propria vetrina di scrittori italiani sul “libro paga” della Mondadori, sezione gialli da edicola. Dodici autori, di cui due conosciuti di persona (con uno ho diviso persino un palcoscenico), uno con cui ho collaborato e uno coinvolto col sottoscritto in un intreccio di “sportellate”.

Interessante il progetto, ordito dal prefatore e ispiratore Franco Forte, che si propone di radunare gli autori del catalogo per spingerli a scrivere un racconto avente per protagonista il loro indagatore seriale. Immaginate così un'antologia, con le debite proporzioni, dei vari Sherlock Holmes, Arsenio Lupin, Auguste Dupin, Hercule Poirot e Mario Rossi dei vari autori. Così ecco tornare due dei miei indagatori preferiti del contesto: la cacciatrice di pellicole rare Susanna Marino (di cui possiedo l'intera produzione, trovate sul blog quattro su cinque romanzi da me recensiti) ideata da Cristiana Astori e l'illusionista e indagatore razionale di occultismo Bas Salieri (apprezzai moltissimo Il Palazzo dalle Cinque Porte: qua la mia recensione https://giurista81.blogspot.com/2014/04/recensione-narrativa-il-palazzo-dalle.html) di Stefano Di Marino. Due personaggi (sempre di Marino si tratta) che valevano, per il sottoscritto, il prezzo del biglietto. Per motivi variegati, tuttavia, non acquistai a suo tempo l'antologia. Solo in occasione dell'uscita de Il Grido del Capricorno (fumetto Oltretomba ispiratore di Profondo Rosso riproposto in edicola lo scorso maggio) ho recuperato l'antologia, riapparsa magicamente in un espositore di un'edicola della stazione ferroviaria di Pisa a prezzo intero, come se fosse nuova. Mi sono così messo a leggerla incuriosito soprattutto dalle storie dei miei due personaggi preferiti.

L'idea base, indubbiamente, è molto interessante, sia perché offre una panoramica del periodo storico (prima decade del nuovo secolo) sia perché consente ai vari scrittori (magari non conosciuti dal singolo lettore) di mettersi in mostra in un progetto di sicuro richiamo per i collezionisti e fan dei singoli personaggi (come il sottoscritto appassionato di Marino e Salieri, ma sono presenti altri solidi personaggi quali Monsignor Attilio Verzi, Angela Garzya e via dicendo). 

Purtroppo il tallone di achille di un'antologia gialla è, a mio modesto modo di vedere, spesso da rintracciare nella ripetitività della strutture narrative e dei topoi del genere. Quasi tutti i racconti sono interessati dallo “spiegone” finale, tipico di una certa narrativa o cinematografia, funzionale a consentire ai lettori meno attenti o preparati di riuscire a tirare le fila di quanto letto e quindi essere convinti dall'intreccio così da evitare la fatidica frase: non c'ho capito niente (e peggio per te!). Ciò, secondo me, è un limite. Il lettore deve riuscire capire con la narrazione senza che lo scrittore sia costretto a spiegare cosa sia successo con due pagine didascaliche. Un altro limite, sovente, è da rintracciare nei soggetti delle storie che faticano a brillare per originalità e che si salvano solo per la tecnica dell'autore o per la robustezza delle caratterizzazioni dei personaggi. Alla fine ne esce un'antologia non certo memorabile, anche se idonea a intrattenere, con qualche sfumatura pulp (Cristiana Astori), action (Carlo Parri), storica (Ilaria Tuti), cinematografica (Massimo Lunati) e persino horror (Stefano Di Marino).


RECENSIONE NEL DETTAGLIO

Il racconto più completo e, a mio modo di vedere, migliore è l'hitchcockiano La Finestra dell'Hikikomori che Massimo Lunati tratteggia con gusto argentiano, lavorando in modo magistrale sia sulla caratterizzazione dei personaggi sia sull'intreccio, così da coinvolgere dall'inizio alla fine il lettore in quella che è una vera e propria caccia a un serial killer che scarnifica le vittime. Lunati approfondisce i personaggi, tutti posseduti da demoni interiori ma con reazioni che inducono ad affrontare il male di vivere con piglio diverso. Come si evince dal titolo, la protagonista è affetta da una delle nuove malattie del secolo, una sorta di agorafobia che costringe chi ne è affetto a restare chiuso in casa. Da qui la soluzione in stile La Finestra sul Cortile (1954), con la giovane Hiromi che assiste, dalla sua abitazione, a un delitto riuscendo a scorgere, forse, l'assassino in fuga. Da qui la dura scelta tra tacere o rivelare, attraverso una serie di schermature digitali, dettagli alla polizia. A indagare si muove il Commissario Soliani sorpreso a inizio racconto in un momento di crisi profonda. Prende così le mosse un orrore che smuove i tarli e  induce i protagonisti a superare i loro demoni. L'autore, Massimo Lunati, come curiosamente spesso succede in queste antologie era uno (biografia alla mano) tra i meno blasonati per curriculum del lotto. L'ennesima dimostrazione che il colpo singolo del K.O. attende tra le mani di molti autori e non è dunque prerogativa dei soliti noti.


Un altro racconto che riesce a tratteggiare un'indagine coinvolgente e serrata è il tragico Il Terzo Testimone di Marzia Musneci, che rispolvera l'investigatore privato Matteo Montesi con cui aveva trionfato nel Premio Tedeschi del 2012. Bell'intreccio che affonda nel sensibile tema della pedofilia e della prostituzione minorile, con un sottofondo revenge che determina una spirale di violenza in cui il carnefice non sarà il solo a farne le spese. Protagonista un indagatore alla Dario Argento che si trova testimone oculare di un omicidio di cui non è riuscito a intravedere l'assassino. Finale tragico.


Colpisce, soprattutto per contesto storico e utilizzo di un personaggi realmente esistiti, L'Ultimo Volo dell'Aquila di Ilaria Tuti, vincitrice del Gran Giallo Città di Cattolica 2014. Giallo deduttivo dall'ambientazione e dal contesto insolito. L'autrice ci porta nel campo di concentramento di Dachau e da qui al Castello di Kransberg, dove il Fuhrer teme essere stato commesso un omicidio mascherato da suicidio, col sospetto di una macchinazione per attentare alla sua vita. Narrativamente interessante, con i cammei di una Eva Braun commovente e di un bastardissimo Goebbels. Convince meno sul versante della verosimiglianza, con Hitler (e gli arroganti gerarchi) che affidano il compito di svolgere l'indagine a un professore confinato in un campo di concentramento per motivi politici. A ogni modo, per come si giunge alla soluzione finale, attraverso l'interpretazione di tutti i dettagli della vicenda, è uno dei migliori dell'antologia.


Dietro questi tre racconti, sempre secondo la mia opinione, di gran lunga i migliori del lotto, mi sono piaciuti a corrente alternata altri tre o quattro storie.


Il Bruto di Vallelunga del compianto Stefano Di Marino è magistrale per il contesto scenografico in odore di folk horror, con una spettacolarizzazione degli omicidi (di apparente matrice esoterica) e una serie di personaggi fascinosi quali operatori occulti e illusionisti. Il protagonista Bas Sileri, già al centro di intrecci assai più articolati sulle pagine de I Gialli Mondadori, è uno studioso (razionale) di occultismo e si trova a muoversi in una serie di omicidi che lasciano supporre la presenza di un homunculus comandato a distanza da una strega. Tutto molto bello e orrorifico, fino all'epilogo prevedibile. A ogni modo, è il mio quarto racconto preferito.


Memorabile, per i personaggi e il gusto pulp, ma meno per l'intreccio, lo scatenatissimo Tutto quel Pulp con cui Cristiana Astori si lascia trasportare dal divertimento mascherando, sotto nomi di copertura, personaggi reali riconducibili all'universo di Quentin Tarantino, col regista oggetto di contesa tra una moglie pomposa (Salma Hayek) e un'amante più fredda (Uma Thurman). Calibrata l'ambientazione, nel museo del cinema di Torino (all'interno della Mole Antonelliana), dove Susanna Marino (ricercatrice freelance di pellicole scomparse) si trova a dover fronte a un omicidio alquanto scomodo e grottesco e alla scomparsa della katana di Kill Bill. Simpaticissimo per il taglio sopra le righe, meno per l'epilogo finale. L'Astori, qua, si diverte e punta a divertire (riuscendoci) confezionando una caricatura dei personaggi più cari degli appassionati del cinema pulp tarantiniano.


A corrente alternata, con momenti action assai riusciti, Maria Cardosa di Carlo Parri (ex montatore, tra gli altri, di Carlo Lizzani, vincitore del Premio Tedeschi 2012) che ha il ritmo e il piglio giusto del noir alla Izzo (scazzottate, inseguimenti stradali, indagini, sparatorie) ma, al tempo stesso, si perde in un finale poco incisivo, in cui tutto ruota attorno alla tematica del testimone scomodo da eliminare a ogni costo. A corrente alternata, ma in grado di intrattenere.


Lentissimo e ultra dilatato L'odore del Gelo di Andrea Franco che gioca sull'handicap passeggero (lo stato influenzale e il forte raffreddore) che argina la dote principale del suo indagatore seriale (al centro di numerosi gialli della serie Il Giallo Mondadori), qua impossibilitato per ¾ di storia a ricorrere al suo sviluppatissimo olfatto. Non appena l'impasse viene superato il “nostro”, ovvero Monsignor Attilio Verzi, verrà a capo della vicenda. Buono lo spunto iniziale e l'epilogo, ma noioso per chi non è un fan del personaggio e con buona parte del racconto incentrata sui rimedi e le cure dello stato influenzale di Verzi. Diciamo che il racconto è più un focus sul personaggio che uno studio su un nuovo caso.

I sette indicati sono i miei preferiti. Veniamo ora ai restanti cinque.

Fatica, per intreccio, Donne al Buio di Enrico Luceri, altro mattatore delle pagine Giallo Mondadori. L'autore conosce i tempi giusti, ma ricicla un soggetto visto e rivisto che sembra ricalcare certi plot di Franco Ferrini. Il racconto, incentrato su una vendetta che va in scena venti anni dopo rispetto al prologo, ricorda – non certo per i toni – il film Delitti e Profumi (1988). Lineare nello sviluppo, prevedibile negli sviluppi (a parte per il Procuratore della Repubblica che suppone che i primi due omicidi, relativi a due donne con un passato comune, potrebbero essere frutto di una coincidenza) si rivela tra i più prevedibili del lotto. Diverte e intrattiene per l'intelaiatura ultra collaudata, senza sorprendere.


Una bella prima scena dark, seppure introdotta da una lunga premessa da commedia, si trova nel grandguignolesco Le Dita del Diavolo di Marco Philip Massai, terzo racconto (inseme a quello di Tuti e Franco) storico, che promette bene con un inizio dal retrogusto western, salvo afflosciarsi alla distanza.


Le Inutili Attese di Manuela Costantini è un whodunit che si distingue per la vividezza dei personaggi, proponendo una rosa di possibili assassini, un indagatore privato (avvocato) che collabora con un poliziotto e una serie di individui, tra creditori, amanti e parenti inviperiti, che gravitano attorno a un uomo che deve soldi a parecchie persone e sembra non intenzionato a pagare. Manca di appeal, anche se è ben gestito il comportamento del sospettato che consente al protagonista di individuarlo quale assassino.


Sulla stessa falsa riga, ma meno interessante (con l'eccezione del flashback spalmato per tutto il corso del racconto che mostra gli ultimi istanti di vita di un uomo che poi si scoprirà avere un'attinenza ai fatti) è La Donna Cannone di Annamaria Fassio. Anche qua poco appeal, personaggi meno vividi e identica costruzione con una rosa di sospetti per un whodunit nel mondo della scuola superiore. Vittima una professoressa acidella.


Quadrato – sebbene senza scossoni - La Signora Silvana di Diego Lama che ricorda un po' il sottogenere dei delitti della camera chiusa, con una soluzione finale intuibile a metà lettura. Della serie: il diavolo fa le pentole, ma non i coperti.

venerdì 2 gennaio 2026

Recensione Fumetto: IL RE DEL DELITTO (Nr.1 Kriminal).

Numero: 1.
Uscita: 01/08/1964
Soggetto e Sceneggiatura: Max Bunker (alias Luciano Secchi).
Disegni: Magnus (alias Roberto Raviola).
Genere: Pulp - Noir - Poliziesco.

Commento Matteo Mancini
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Acquistato stamattina e letto in un'ora e mezzo, Il Re del Delitto è il primo numero della serie fumetti Kriminal, riproposta da Cairo Editore in una versione tascabile che riproduce, con tanto di inserti, i fascicoli originali.

Fumetto poliziesco / pulp controcorrente e assai coraggioso per l'epoca (verrà più volte sequestrato), uscito ad agosto 1964, per le firme di Max Bunker (al secolo Luciano Secchi) e di Magnus (al secolo Roberto Raviola) e per la casa editrice Editoriale Corno, all'epoca in auge con fumetti quali Maschera Nera, Satanik ed El Gringo.

L'episodio parte in modo lanciato, si accenna fin da subito a un criminale americano che, vestito con una tuta giallo e nera che riproduce uno scheletro umano, ha compiuto un colpo in una banca. “Che razza di criminali sorgono in America, trucida cinque persone, deruba una banca e se la da a gambe senza che nessuno riesca ad acciuffarlo... Certa gente può fiorire solo in America, qui da noi Scotland Yard l'avrebbe sistemato già da un pezzo.” Ironia del caso, Kriminal si palesa di lì a poco anche in Inghilterra con una serie di lettere minatorie che accennano a un episodio nel passato di una società petrolifera. Bunker, alla sceneggiatura, tratteggia quella che potrebbe sembrare una storia di vendetta, ma in realtà l'antieroe agisce per bieco tornaconto personale e lo fa sprovvisto di alcuna etica. Sadico, calcolatore, manipola donne e uccide innocenti per indisporre gli obiettivi del suo gioco perverso.

L'ispirazione viene palesemente da Diabolik, altrimenti detto “Il Re del Terrore”, sia nella definizione di un bandito acrobata (ha un passato da circense), sia nell'uso di coltelli da lancio, dardi al curaro, balestre, camuffamenti e costume attillato avente la capacità di isolare dalla corrente elettrica. A differenza del personaggio delle sorelle Giussani, ideato due anni prima, aumenta la violenza e la brutalità. Vediamo personaggi decapitati da fili di acciaio, amanti uccise senza battere ciglio (scelta assai impopolare), inoltre si respira un'atmosfera decisamente maschilista (l'amante del nostro affermerà di gradire di essere picchiata dal proprio uomo) con tanto di inserti in cui si inneggia alla nudità femminile e si dileggia quelle donne che non possono ostentare un certo canone di fascino. Tutto davvero esilarante e oggi non proponibile, salvo indicare che si tratta di un fumetto di sessant'anni fa.

Fin da questo primo episodio si delinea il passato del personaggio e il suo profilo da psicopatico. Kriminal è il villain, mentre al povero Ispettore Milton è riservato il ruolo (perdente) della legge e del bene. Dunque la prospettiva della storia è narrata dall'ottica dell'antagonista che qua si sofferma nel torturare, dapprima psicologicamente, tre esponenti dell'alta borghesia che, pur non essendo privi di elementi negativi (sono egoisti e cinici), non hanno fatto nulla per meritare quanto riserverà loro Kriminal.

Da un punto di vista di scrittura, Bunker velocizza il ritmo (a dir poco serrato) ma, al tempo stesso, plasma un soggetto con numerose ingenuità. Il movente del manigoldo è inverosimile, tuttavia Krimial (alias Anthony Logan) riesce a ottenere le quote delle azioni della società petrolifera prima ancora che venga ufficializzata la morte dell'ultima vittima. Milton scopre già in questo numero l'identità del bandito, ma sarà inutile.

Inverosimile poi la scena in cui Milton ottiene il differimento dell'esecuzione di uno dei personaggi della storia, condannato sommariamente all'impiccagione (manco si fosse nel far west), senza poi riuscire a giungere a Londra in tempo per bloccare l'impicaggione e dimenticando che avrebbe potuto anche utilizzare il telefono o un telegramma (nel 1964 già esistenti). Tra l'altro anche questa scena rimanda a Diabolik (riproposta persino nel film dei Manetti Bros). 

Nota di merito per i disegni di Magnus, qua definiti acerbi ma già di grossa presa.

Da segnalare il racconto di due pagine, firmato Max Schulberg, che chiude l'albo. Breve, ma molto carino.

Pronti per le prossime avventure, ogni settimana in edicola.