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giovedì 5 marzo 2026

Recensione Narrativa: BRIVIDIA a cura di Alessandro Balestra.

Curatore: Alessandro Balestra.
Anno: 2025.
Genere: Antologia di AA.VV. Horror.
Editore: Scheletri Ebook.
Pagine: 108.
Prezzo: 7,90 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Antologia del meglio della ventiquattresima edizione del concorso più iconico dell'underground horror italiano: 300 Parole per un Incubo. Non vi è autore dell'horror italiano, partito dalla gavetta, che non abbia preso parte ad almeno un'edizione di questa storica selezione. Gli anni sono passati, molti scrittori si sono alternati, ma il premio non è venuto meno. 300 Parole per un Incubo persiste a essere un'occasione di aggregazione ed è giusto preservarlo e incentivarlo sebbene il format (storie di trecento parole) non renda per nulla semplice il compito dei partecipanti. Giovani debuttanti e vecchi volponi del circuito si confrontano, in un incontro generazionale dove spesso l'esperienza fa la differenza. Alessandro Balestra, patron di scheletri ebook, ha qui selezionato ventisette racconti di livello abbastanza omogeneo, tutti debitamente illustrati. A parte un gruppo non troppo folto di racconti, che cercano di giocare sul fattore sorpresa o su ritmi incalzanti, la maggior parte delle storie sono esercizi di stile, talvolta senza colpi di coda. I sottogeneri trattati, come ovvio che sia, sono i più disparati: si va dai porno horror ai vampiri aristocratici, passando per demoni, alieni, zombie, bambole assassine, streghe, cimiteri maledetti, belle addormentate, paura del volo, disagi familiari, incombenza della morte, omaggi a La Sentinella di Frederic Brown e a pellicole cinematografiche quali Venerdì 13 e via dicendo.

Probabilmente non è la migliore antologia della serie, tuttavia può essere molto utile per approcciarsi al concorso e farsi un'idea per partecipare alle prossime edizioni.

Proseguo, di seguito, per gioco, predisponendo la mia classifica – del tutto personale – in ricordo delle prime edizioni, quando veniva pubblicata la graduatoria dal primo all'ultimo classificato di tutti i partecipanti (era una bella cosa, utile a capire la percezione di giudizio del lavoro presentato). Ovviamente sono gusti personali, per cui, se siete gli autori finiti nei bassifondi, non ve la prendete a male. Concludo dicendo che la vincitrice del concorso è stata Roberta Battini con Vampiria, una via di mezzo tra Nosferatu di Murnau (il finale) e Carmilla di LeFanu.

LA MIA CLASSIFICA.

PRIMA FASCIA

1° Classificato. AZ0340 di Gualberto Ferrari. Vecchia volpe del circuito horror, classe 1970, vincitore di svariati concorsi, finalista al Premio Odissea con Zetafobia poi pubblicato con Delos Digital. Az0340 è adrenalinico, completamente votato all'azione. Non vi è un attimo di tregua. Il lettore viene catapultato su un aereo di linea sventrato che sta precipitando nel vuoto, quando d'un tratto l'attenzione si sposta su una passeggera alquanto diabolica. Niente di nuovo, ma bel ritmo. Molto Carino.


2° Classificato. Il Pogo di Luca Bettega. Altro marpione della categoria, classe 1975, presente con Ferrari nell'antologia Ancora Vivi (2024) e pubblicato, tra gli altri, su Delos Digital. Anche questo è un racconto serrato fin dall'inizio, che gioca sulla tematica dei concerti black metal quale via di accesso per l'irrompere di strane forze che corrompono gli spettatori tramutandoli in qualcosa di altro. Quanto c'è di reale e quanto è frutto delle allucinazioni delle droghe assunte? Al lettore scegliere.


3° Classificato. Resilienza Proattiva di Daniele Treu. Autore già letto in Alieni Cattivi (Scheletri Ebook), dove non mi era piaciuto. Qua piazza un horror satirico, vagamente ispirato a L'Arte di Sopravvivere di Stephen King, ma declinato in modo originale. Manca di tensione, ma si poggia su una buona idea di fondo, persino superiore ai due precedenti racconti. Valido.


4° Classificato. Shopping di Matteo Mancini. Non si dovrebbe giudicare sé stessi, ma visto che si gioca non mi astengo. Sci-fi horror, anche questo satirico e più orientato su un messaggio di critica sociale di fondo da veicolare piuttosto che sulla tensione e sul ritmo indiavolato. Variante sarcastica degli zombi romeriani, declinati in modo originale ma poco pauroso. Carino il finale che, penso di poter dire, gli consente di guadagnare punti. Terzo autore proveniente da Ancora Vivi.


5° Classificato. Vampiria di Roberta Battini. Vincitrice del Premio Scheletri 2023, uscita nel 2025 con Black Dog Edizioni e qua vincitrice del 300 Parole per un Incubo soprattutto - mi viene da dire - per lo stile elegante. Il soggetto infatti è impersonale e unisce Carmilla a Nosferatu in un romanticismo vampiresco letto e visto dozzine di volte.


6° Classificato. Tripofobia di Manuel Marinari. Mio concittadino di Pisa, che non conosco e che è alle prime armi (da quel che leggo nelle biografie). Già pubblicato su Esecranda, Racconti dal Profondo e Soglia Oscura, propone un incubo della serie “chi di spada ferisce, di spada perisce”. Indicato per chi ha paura delle api.


7° Classificato. La Luce di Marcella Testa. Altra autrice piuttosto titolata, vincitrice del Premio Solaris 2009 e più volte apparsa sulla rivista Writers Magazine Italia. Versione alternativa della nascita con vaghi accenni a esistenze precedenti dalla prospettiva di un neonato che sta per essere espulso dal ventre della madre. Epilogo sinistro.


SECONDA FASCIA


8° Classificato. Sensazioni Letali di Demis Zampelli. Altra firma spesso presente in antologie riconducibili a concorsi. Racconto tecnicamente ben scritto, che guarda a pellicole quali Species, in un mix di sadismo e piacere sessuale. Le descrizioni dell'essere alieno e del contesto scenografico fagocitano i contenuti, tramutando il tutto in un puro esercizio di stile degno di uno spicy magazine.


9° Classificato. La Mala Carne di Filippo Toscano. Autore selezionato due volte, come Daniele Treu , Marinari e Laura Civiero. Qua propone un horror classico con bambole organiche e streghe. Piuttosto inquietante, sebbene impersonale.


10° Classificato. Psicopompi di Elisabetta Antichi. Terza autrice pisana (insieme a Marinari e al sottoscritto), ma solo di nascita. Storia ordinata, semplice, ma efficace soprattutto per l'epilogo. Una ragazza cammina sulla strada perseguitata da uno stormo di piccioni. Cosa si nasconde dietro lo strano comportamento degli uccelli? Il titolo del racconto è tutto un programma.


11° Classificato. Il Netturbino di Andrea Fassi. Uno dei racconti con i migliori spunti di partenza, ma che non funziona come dovrebbe. Comunque perfetto per uno spot di sensibilizzazione sociale finalizzato a promuovere l'importanza di differenziare i rifiuti.


12° Classificato. Dietro la Porta di Filippo Toscano. Toscano è un autore che sa inquietare e lo fa anche in questo racconto, che prende spunto dalla sottotraccia del baubau per parlare della morte. Manca però qualcosa per fargli fare il salto qualitativo.


13° Classificato. Il Sopravvissuto di Laura Civiero. Classe 1992, una laurea in cinema, ci propone La Sentinella di Frederic Brown dal punto di vista dei ratti. Si scommette tutto sulla rivelazione finale per un'idea trita e ritrita che, evidentemente, continua a funzionare.


14° Classificato. Era solo una Povera Vecchia sempre di Laura Civiero. Altro tema classico: la rapina nell'abitazione di una strega. Finirà male, indovinate per chi...


15° Classificato. Mors tua Vita Mea di Alessandro Marinelli. Vecchia conoscenza per i lettori di scheletri ebook. Torna il porno horror necrofilo per una storia che ha poco o nulla di originale, mantenendosi nella comfort zone. Ricorda la copertina de L'Alba dei Morti Viventi di Dylan Dog versione porno. Funziona e piace a Balestra.


16° Classifico. Per Sempre di Ettone. Puro esercizio di stile, tecnicamente valido e capace di suscitare tensione. Finale tronco che non consente al racconto di rivelare una qualche prospettiva utile ad andare oltre al mero thrilling.


17° Classificato. Riflessi Prompt di Daniele Treu. Propone un dialogo tra l'autore e l'intelligenza artificiale finalizzato a creare un mostro. Il finale è ultra prevedibile. Si comincia a scricchiolare. Alle porte della terza fascia.

TERZA FASCIA

Preferisco evitare di continuare nella classifica, mettendo i restanti racconti a pari merito in diciottesima posizione. Vediamo comunque di spendere qualche parola. Caro Babbo Natale di Gianni Spagnolo propone un Natale nel corso di una vera e propria apocalissi zombie. Al di là del contesto scenografico e della capacità dei bimbi di sognare anche in contesti proibitivi, non vi è altro. Carta e Saliva di Diego Cocco è forse il più disgustoso dell'antologia, parte in modo valido ma si perde in un epilogo deludente all'insegna di una follia che lascia perplesso il lettore. Il Seme di Sara Boldetti è tra i più riusciti di questo lotto, sebbene proponga (ed è il terzo a farlo) l'accoppiamento sessuale tra una donna e un essere mostruoso. Un altro racconto a tratti convincente è Il Ministro di Giuseppe Vivona, che prova la via della satira politica senza tuttavia graffiare come dovrebbe. Sarò la tua Casa di Giulia Lorenzetto ha dei momenti validi (si parla di femminicidio), ma vanifica il tutto in un epilogo deludente che non scuote il lettore né amplifica il messaggio di fondo. Lo stesso si potrebbe dire per Voragine d'Amore di Manuel Marinari, meglio strutturato per quel che riguarda il tentativo di critica sociale (nella fattispecie l'incapacità dei genitori di ascoltare i figli). Bacio d'Amor di Monia Guredda è una variante, più parodistica che horror, della fiaba della Bella Addormentata. Soldi Facili di Ottavia M. Corazza si dilunga in elucubrazioni durante una seduta di allenamento in palestra, in vista della rivelazione finale (che difficilmente scuoterà il lettore). Podcast di Monia Guredda è un omaggio agli slasher stile Venerdì 13 che nulla aggiunge, a parte ironizzare (non a torto) sulla stupidità umana e sul turismo macabro.

CONCLUSIONE

Lettura veloce ed economica. C'è qualcosa di divertente e molto di già letto. Le raffigurazioni, tutte calibrate sui testi dei racconti, donano qualcosa in più. Da leggere per tutti coloro che pensano di poter partecipare al premio. Se siete sicuri di poter fare meglio, non avete che da mettere mano alla tastiera e inviare il vostro racconto del terrore.

giovedì 19 febbraio 2026

Recensione Narrativa: PET SEMATARY di Stephen King.

Autore: Stephen King.
Titolo Originale: Pet Sematary.
Anno: 1983.
Genere:  Horror.
Editore: Sperling & Kupfer.
Pagine: 426.
Prezzo: 8.50 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.
PROSSIMAMENTE

lunedì 16 febbraio 2026

Recensione Narrativa: IL VOLTO DELLA PAURA di Dean R. Koontz.

Autore: Dean R. Koontz. 
Titolo originale: The Face of Fear.
Anno: 1977. 
Genere: Thriller. 
Editore: Bompiani (1994). 
Pagine: 250. 
Prezzo: Fuori catalogo.
 
Commento a cura di Matteo Mancini.  

Opera minore di Dean R. Koontz, uscita negli Stati Uniti nel 1977 sotto gli pseudonimi Brian Coffey o K.R.Dwyer, quando lo scrittore era conosciuto soprattutto in veste di autore di fantascienza ed era in cerca di conferme nel thrilling. The Face of Fear, infatti, è un vero e proprio thriller (con un paio di colpi di scena), quasi privo di elementi sovrannaturali, piuttosto breve e caratterizzato da un taglio cinematografico che punta tutto sull'azione e sull'adrenalina. La lettura scorre veloce e incolla alla pagina senza suscitare noia. Gli stessi eventi si sviluppano dalle 00.01 di un venerdì invernale alle 04.00 del sabato (dunque ventotto ore). A differenza delle opere più famose dell'autore, solito concedersi parentesi e sottotracce sovente superflue rispetto alla trama, il narrato è strettamente funzionale a un romanzo di puro ed esclusivo intrattenimento. Koontz parte dallo stesso spunto che innesca la catena di omicidi di Profondo Rosso (1975) di Dario Argento, ovvero la presenza di un medium che, durante uno spettacolo pubblico (nella fattispecie televisivo), avverte l'omicidio compiuto da un pazzo già autore di una catena di assassinii a danno di giovani donne di New York. Da qui prende avvio la caccia del killer ai danni dell'uomo che potrebbe, nelle sue visioni precognitive, riconoscerlo. Ciò è quello che percepise il lettore (ma vi è sotto un altro motivo). Il romanzo spicca in modo particolare per l'inusuale ambientazione. La storia è in buona parte inscenata all'interno di un grattacielo di quaranta piani che, data l'ora tarda e la presenza esterna di una bufera di neve, rimane del tutto isolato e senza luce. I vari piani, infatti, sono occupati da uffici commerciali e pertanto all'interno della struttura si troveranno ad agire il killer e i due protagonisti: il medium e la fidanzata. Un canovaccio che qualche decennio dopo sarà al centro di pellicole quali Panic Room (2002) o Trespass (2011), film caratterizzati da protagonisti chiusi all'interno di un edificio braccati da killer che li vogliono eliminare. Interessante inoltre l'idea del medium impiegato dalla polizia per risolvere i casi, grazie a un potere che ha sviluppato a seguito di un trauma cranico, un po' come avverrà con il Johnny Smith di The Dead Zone (“La Zona Morta”, 1979) di Stephen King di due anni dopo (romanzo di ben altra caratura). Anche la trovata del protagonista che svela in diretta tv il nome della successiva vittima del killer connesso alla serie su cui indaga la polizia rimanda ad altre opere successive, penso, in parte, a Io Uccido (2002) di Giorgio Faletti.

Koontz, come suo solito, gioca sui dettagli truci, messi in atto da un killer squartatore (chiamato, non a caso, “Il Macellaio”), e su flashback scabrosi di matrice sessuale in cui vediamo il villain intrattenere rapporti amorosi a tre che coinvolgono anche il proprio partner in crime (di sesso maschile) in una sorta di omosessualità di matrice intellettuale. Viene in gioco l'idea del doppio che, spesso e volentieri, tornerà in altre opere dell'autore. Koontz lavora abbastanza bene sulle caratterizzazioni. Delinea con cura il protagonista che dovrà farsi forza per superare le paure legate a un trauma fisico patito durante la scalata dell'Everest.

Molteplici i riferimenti alla criminologia, con menzioni a serial killer davvero esistiti: dalla “Famiglia Manson”, passando per “Lo Strangolatore di Boston” fino alla coppia Leopold e Loeb. È proprio quest'ultimo caso, degli anni venti del secolo scorso, a fungere da ispirazione del romanzo. Il movente alla base degli omicidi tuttavia è piuttosto delirante e artefatto. Koontz prova a rendere unico il romanzo, ma lo trasforma in qualcosa di inverosimile. Tira in ballo le filosofie del super-uomismo di Nietzsche e la poesia di William Blake per proporre un disegno “missionario” che intenderebbe utilizzare gli omicidi quale via rivoluzionaria per sovvertire il sistema in favore di una classe di individui superiori destinati a prendere il comando del mondo (strano che non si citi La Repubblica di Platone). L'idea di dare avvio, con due soli soggetti, a un terrore tale da sconvolgere l'ordinamento socio-politico di una città come New York è del tutto assurdo, specie se si vogliono fare passare i due villain come soggetti brillanti e intelligenti e non invece quali due individui malati di mente. È vero infatti che gli omicidi chiamano altri omicidi (per effetto dei copycat), ma è altrettanto vero che è impensabile poter pensare di generare un caos tale da sovvertire il sistema politico, pretendendo di gettare le premesse per poter poi essere eletti sindaci. Sorvolando su tali aspetti, il romanzo scorre benissimo nella sua prima metà, mentre tende a diventare roppo descrittivo nella seconda parte, tutta giocata sul tentativo di fuga esterno dal grattacielo. Koontz pare volere omaggiare quella che è una sua passione: l'alpinismo. Muniti di corda, chiodi e martelletto, i nostri ciondolano nel vuoto all'esterno di un grattacielo di quaranta piani, tra proiettili che sibilano e coltelli che tagliano le corde. La tensione, pertanto, non è certo latente e costituisce il punto di forza del progetto.

Alla fine The Face of Fear va preso per quello che è: un romanzo di intrattenimento che, se trasposto su pellicola, sarebbe un B-Movie in odore di slasher.

In Italia arrivò quindici anni dopo l'uscita americana, preceduto da opere più famose che l'autore aveva scritto successivamente e che lo consacrarono quale scrittore di best seller quali Phantoms!, Watchers (“Mostri”), Strangers, Whispers (“Sussurri”), The House of Thunder (“La Casa del Tuono”), Lightning (“Lampi”), Hideaway (“Cuore Nero”), The Voice of the Night (“La Voce della Notte”), The Bad Place (“Il Posto del Buio”) e altri, giusto per sfruttare il successo di un autore ormai da in cima alla classifica delle vendite. Ecco che The Face of Fear è un romanzo per completisti o per chi sia in cerca di una storia di tensione piuttosto veloce. Il miglior Koontz è altrove.

Di solito quando studio o tocco un oggetto direttamente collegato con l'omicidio, posso captare l'emozione, la mania, la passione che era dietro il crimine. È come saltare dentro un fiume fatto di pensieri violenti, sensazioni, immagini...


giovedì 29 gennaio 2026

Recensione Narrativa: SEGNALI DI LUCE a cura di Laura Coci & Roberto Del Piano.

Curatore: Laura Coci & Roberto Del Piano.
Anno: 2025.
Genere: Antologia di AA.VV. Sci-fi.
Editore: Delos Digital.
Pagine: 104.
Prezzo: 13,00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.  

Progetto ambizioso dei curatori Roberto Del Piano e Laura Coci che trasmette l'impressione che si sia voluto premiare e dunque proporre a un certo tipo di pubblico (quello appassionato della narrativa popolare legata alla speculative fiction) una cifra stilistica che definirei letteraria e, in alcuni casi, sofisticata e più in linea, in tutta probabilità, al gusto e alla sensibilità di Laura Coci anziché alla pragmaticità e visionarietà dello studioso e appassionato di fantastico Roberto Del Piano (su questo blog già apprezzato in veste autore e collaboratore di Pietro Guarriello). In altre parole, con Segnali di Luce si assiste a una compressione dell'entertainment e degli insegnamenti della fantascienza classica (penso alla golden age dei vari Leiber, Dick, Bradbury, Sheckley, Asimov e via dicendo), che il più delle volte semplificava o subordinava il lessico e l'ego tecnico dell'autore in favore delle storie/soggetti che divenivano il vero fulcro portante dei racconti.  A differenza di quanto il lettore del genere è abituato, in Segnali di Luce si ricerca la musicalità delle parole vedendo in tale prerogativa una componente di eccellenza rispetto al contenuto. Nonostante il sottotitolo “Fantascienza Resistente” alluda ai classici del genere, intuizione amplificata anche dalla presenza di finalisti ai Premi Urania quali Giuliano Cannoletta e Lorenzo Davia, per non parlare di Flavio Deri, cultore del weird e del fantastico tout-court, si finisce per leggere qualcosa di ibrido e di diverso. La lettura, pur non essendo priva di racconti che un lettore del genere potrebbe attendersi, come l'ottima metafora sull'immigrazione e sul razzismo raccontata da Giovanna Repetto (La Canzone di Gipi) oppure la fiabesca visione di un'Italia ancora vittima dei soprusi del fascismo col calibrato contrasto tra comicità e dramma tratteggiato da Giuliano Cannoletta (Squadraccia Meccanica) o infine la contaminazione tra cyber-punk e onirismo che sconfina nel weird con Flavio Deri (Pisa 33 Giri), ricerca una cifra letteraria che poco – a mio modestissimo parere – si sposa col genere. È il caso di Vanessa West, peraltro vincitrice del concorso (eletta tale da Sosio), con una sorta di poesia in prosa, più fantastica che fantascientifica,  in vena di un romanticismo multidimensionale rappresentato da L'Atlante delle Nude Stagioni; o ancora è il caso della rappresentazione della fantascienza quale tentativo di fuga da una realtà che non riconosce il valore della donna e che pertanto trasforma il tutto in uno sfuggevole dramma esistenziale di matrice collettiva, in una sorta di saggio sperimentale che si libera dal contenitore di una vera e propria trama per diventare sfuggevole alla dimensione narrativa (Silvia Tebaldi con Un Filo Rosso Fuoco). Dialoghi e riflessioni, di valenza allegorica, dominano i racconti di Daniela Piegai e di Lorenzo Davia, talvolta con narrazioni farsesche (è il caso di Davia) che mettono in ridicolo certe correnti politiche contemporanee della destra italiana.

La sensazione che si ha, a fine lettura, è quella di un'antologia che sembra snobbare il puro intrattenimento alla Philip K. Dick o, per richiamare il cinema, alla Romero piuttosto che alla Carpenter, per prendere la via di un ibrido che si interessa troppo alla cifra stilistica (la contaminazione tra poesia e prosa della West o il ricercato leziosismo della Tebaldi che arriva a scomodare persino Giotto e il suo blu Scrovegni). Dunque un progetto che sacrifica spesso la componente popolare del genere (comunque rappresentata da Cannoletta, Deri e Repetto) in favore di un qualcosa di aristocratico che sconfina nelle sue vette più eccelse nel leziosismo e in una pura ricerca della musicalità delle parole, limitando la fantascienza a mero veicolo, del tutto incidentale e accessorio, per proporre problematiche sociali contemporanee o fare letteratura dimenticando le origini popolari del genere e soprattutto cosa ricercano i lettori di fantascienza e quali siano, o dovrebbero essere, i modelli di riferimento su cui si allineano certi fruitori del prodotto libro venduto come "Fantascienza". 

Ottimi l'editing e l'edizione griffata Delos.

martedì 13 gennaio 2026

Recensione Narrativa: GHOSTS / BLACK PHONE di Joe Hill.

Autore: Joe Hill.
Titolo Originale: 20th Century Ghosts.
Anno: 2005.
Genere: Antologia Horror.
Editore: Sperling & Kupfer (2022).
Pagine: 393.
Prezzo: 20,80 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Ghosts è il primo volume (il secondo ad arrivare in Italia) dato alle stampe da Joe Hill, all'anagrafe Joseph Hillstrom King ovvero il secondogenito di Stephen King. Si tratta di una raccolta di racconti uscita negli States nel 2005 col titolo 20th Century Ghosts, arrivata in Italia quattro anni dopo per essere ripubblicata nel 2022 col nuovo titolo Black Phone – Mai Parlare con gli Sconosciuti, al fine di sfruttare il clamoroso successo dell'omonimo film tratto nel 2022 da uno dei sedici racconti proposti. Delle sedici storie, scritte tra il 1999 e il 2005, solo tre sono inedite.

La prima edizione italiana del volume è divenuta un vero e proprio cimelio da collezione. Nonostante Hill goda di un discreto stuolo di estimatori, i suoi libri – tutti distribuiti in italiano da Sperling & Kupfer con eccezione dell'ultima uscita (edita da Piemme) – sono diventati presto delle gemme rare che hanno raggiunto cifre ragguardevoli nel mercatino dell'usato. La Sperling & Kupfer, piuttosto inspiegabilmente, non ha ristampato i volumi, facendoli uscire quasi tutti di catalogo. Titoli quali NOS4A2 (2013), La Scatola a Forma di Cuore (2007) e La Vendetta del Diavolo (2010) hanno acquisito l'alone di culto, venendo peraltro considerati romanzi all'altezza delle opere di Stephen King. Sulla scia del padre, infatti, Hill ha deciso di legarsi al perturbante sebbene dimostri, fin da questo suo debutto, una marcata affinità alle tematiche del comune vivere, soprattutto ancorate ai ricordi adolescenziali, piuttosto che a prediligere sviluppi più squisitamente fantastici. Se il padre è un debitore di scrittori quali Howard P. Lovecraft, Richard Matheson, Robert Sheckley e altri scrittori di fantascienza, il Joe Hill di Ghosts non è interessato al sense of wonder ne alle truculenze alla Clive Barker nè al new horror, optando pòer un'impronta più drammatica incentrata sul disagio, sulle difficoltà relazionali tra genitori e figli (tema prevalente che ritorna in almeno metà dei racconti), sul bullismo, sui disturbi comportamentali e sulla malattia mentale. Ne deriva una profondità che affonda le mani direttamente nelle problematiche della vita di tutti i giorni e che rende l'antologia un qualcosa di molto diverso rispetto alle prime opere del padre, legandosi assai di più a quelle del King del nuovo secolo. Ghost stories, dramma di impronta realistica e crime story si alternano a un terzetto di storie surreali, di valenza allegorica, che prendono la via del grottesco con impostazioni assai originali. Un leitmotiv del progetto è la vena nostalgica legata agli amori e alle amicizie dell'adolescenza e al passato, con spiccati omaggi a film quali Zombi di George A.Romero, Superman di Richard Donner, ma anche ai vecchi cinema, alle videoteche, al baseball, ai giochi di carte e al mondo editoriale con una contrapposizione tra l'orrore di un tempo e l'attuale extreme/hardcore horror. Un'ulteriore caratteristica, presente in diverse storie, è il gusto per l'allegoria e per le allusioni, con racconti lasciati in sospeso o volutamente non spiegati nei minimi dettagli così da costringere il lettore ad avere un ruolo attivo nel completare i tasselli mancanti utilizzando gli indizi lasciati nel testo così da personalizzare i finali.

Alla fine ne esce fuori un'antologia non pienamente soddisfacente per chi ama il terrore classico, vuoi perché solo alcuni racconti sono ascrivibili al genere, vuoi  perché le storie non sono votate all'intrattenimento tipico delle riviste pulp, ma che riesce a lasciare traccia nel lettore e in chi predilige impostazioni mainstream.

RECENSIONE NEL DETTAGLIO

Tra i quindici racconti più della metà sono stati di mio gradimento. Il più particolare e bizzarro è senza ombra di dubbio Pop Art (2001), una short stories tipicamente kinghiana che parla in modo surreale dell'amicizia tra un bullo e un ragazzo gonfiabile vittima di abusi dei compagni di classe. Storia estremamente empatica e struggente, con un finale poetico e triste (accenni all'eutanasia) che conferisce al soggetto valenza di formazione. Hill struttura il racconto proponendo la vicenda in flashback, così da colorarla di una spiccatissima malinconia. 

Sullo stesso argomento si muove Voluntary Committal ("Ricovero Volontario", 2005), una novella (la più lunga delle selezione) molto kinghiana che parla dell'amicizia adolescenziale tra il protagonista e un bullo, tra primi approcci sessuali, giochi più o meno delinquenziali, esperienze scolastiche e un fratello schizofrenico capace di costruire un vero e proprio mondo alternativo di natura labirintica in cui è possibile scomparire. Non avrebbe sfigurato in un'antologia di Stephen King. 

Un altro racconto che gioca con le metafore e il surreale è il kafkiano You Will Hear the Locust Sing (Il Canto della Locusta, 2004) che prende vagamente spunto da La Metamorfosi di Kafka e dall'Esperimento del Dottor K (citato nel testo), passando dalla zoofagia di Renfield in Dracula e dagli strani effetti provocati dagli esperimenti nucleari degli anni cinquanta, per intessere un'altra storia sul mondo dell'adolescenza e della scuola. Meno riuscito di Pop Art e di Voluntary Committal, ma più horror e tamarro col mostro gigante che vaga per le vie urbane (si allude, ai fini della metamorfosi, all'incidenza avuta dalle radiazioni e dalla bizzarra alimentazione seguita dal ragazzo). Alla fine è una metafora sull'incomunicabilità familiare che genera soggetti deviati e bullizzati che scaricano la loro frustrazione provocando stragi in ambiente scolastico. Buona idea di partenza, ma troppo miscelata ad altri argomenti (avrei tagliato la parte delle radiazioni) e trasformata in una carnevalata surreale che rimanda a Godzilla.

Un altro racconto surreale e allusivo è il fiabesco e criptico My Father's Mask (“La Maschera di mio Padre”) che parla di famiglia, strani giochi di carte, apparizioni misteriose, sentieri in boschi in cui è facile perdersi, personaggi onniscienti e un epilogo tra i più inquietanti dell'antologia. Hill, che gioca a essere Lewis Carroll, suggerisce sviluppi che vengono lasciati alla libera interpretazione dei lettori, non completando la storia così che possa essere perfezionata dal lettore. È un racconto molto strano, che si fa leggere più volte e che, ancora una volta, parla della relazione e della scarsa comunicabilità tra figli e genitori. È uno dei miei racconti preferiti dell'antologia.

Altri racconti abbandonano la via del surreale e dell'allegoria, ma si mantengono sulla tematica della formazione e dei rapporti tra giovani e genitori. Emblematico è Abraham's Boys (“I Ragazzi Van Helsing”, 2004), uno spin-off del Dracula di Bram Stoker che immagina un Van Helsing emigrato negli Stati Uniti e divenuto paranoico, alle prese con l'educazione dei due figli avuti con la vedova Mina Harker. Hill propone dettagli sugli eventi che hanno seguito l'uccisione di Dracula, in particolare la morte di Jonathan Harker e il successivo matrimonio tra Mina e Van Helsing. Buona atmosfera, ma decisamente più drammatico che sovrannaturale con l'autore che si concentra sulla follia di Van Helsing che cerca di avviare i figli alla carriera di ammazzavampiri. Regole ferree di educazione e castrazione delle libertà personali portano alla ribellione finale dei figli. L'orrore (qua il fantastico è allusivo), ancora una volta, è veicolo per parlare di realtà e di rapporti in famiglia.

Genitori e figli al centro del thriller In the Rundown (“Tra due Basi”, 2005), un altro dei racconti – a mio avviso – più riusciti. Protagonista è un ragazzo, guarda caso, problematico, con alle spalle scatti d'ira e difficoltà nell'instaurare durevoli rapporti sociali. Licenziato da una videoteca per motivi disciplinari e violenza verbale a danno di una collega, si ritrova suo malgrado testimone di un omicidio. Qui Joe Hill è bravo a utilizzare il background psicologico del personaggio per costruire un racconto volutamente incompleto, alludendo a un quadro d'insieme che finirà per ritorcersi contro il protagonista nonostante sia innocente e abbia scelto il giusto comportamento da tenere (a differenza di chi dovrebbe incarnare il modello sociale). Il tema è quello delle stragi familiari e dell'infanticidio. Descrizioni macabre e un finale gestito con maestria, nonostante il soggetto sia semplice e canonico, elevano il racconto. Spicca per gestione dei tempi e soprattutto per le modalità attraverso le quali il giovane finirà (secondo la mia interpretazione) incastrato dalle autorità.

I rapporti tra figli e genitori tornano in Better Than Home (“Meglio che a Casa”, 1999), dove Hill mostra tutta la sua passione (come il padre) per il baseball. È una delle storie estranee alla speculative fiction. Sebbene sia il racconto vincitore del premio A.E. Coppard Long Fiction, è una short stories narrata senza alcuna concessione alla tensione o al fantastico che affronta, non senza salti temporali, i problemi psicologici (forse autismo) di un ragazzino e, al tempo stesso, il suo rapporto col padre, un giocatore di baseball alquanto fumantino. Non mancano dei buoni passaggi ma è fuori contesto in un'antologia del genere.

Altro racconto fuori contesto è The Widow's Breakfast (“La Colazione della Vedova”, 2002) dove si parla della generosità di una giovane vedova che offre colazione e vestiti a un clochard terrorizzato dai racconti su alcuni poliziotti violenti. Hill predilige di nuovo una presa realistica che getta il lume sui drammi umani degli emarginati.

È fuori contesto anche Bobby Convoy Comes Back from the Dead (“Bobby Convoy Ritorna dal Mondo dei Morti”, 2005) che parla del ricongiungimento tra due ex fidanzati sul set del film Zombi di George A.Romero, rimpiangendo ciò che sarebbe potuto essere e che invece non è stato. Divertente per i dialoghi, che vedono le partecipazioni straordinarie e alquanto ironiche di George Romero e Tom Savini, nonché per il backstage della sequenza con gli zombi che prendono d'assedio il centro commerciale. Al di là di questo, la storia tende a non decollare.

 

Prende la via del thriller, con vaghi echi in salsa ghost stories, The Black Phone (“Il Telefono Nero”), poi traslato al cinema da Scott Derrickson. Nonostante il successo avuto dal film, è un racconto abbozzato (Derrickson lo migliorerà di gran lunga, introducendo la maschera da giullare e inserendo ulteriori personaggi nonché omaggi a It) incentrato su un pedofilo obeso che – a volto scoperto - rapisce, modalità Buffalo Bill de Il Silenzio degli Innocenti (a sua volta ripreso da Ted Bundy), un ragazzino per tenerlo in uno scantinato in cui è presente un telefono nero. Il telefono sarà il collegamento tra il giovane prigioniero e le anime delle precedenti vittime. Buone premesse ma la storia è abbozzata e non è certo una delle migliori dell'antologia.

Lo zoccolo duro di racconti rientranti nella speculative fiction di presa horror è costituito da “appena” cinque racconti. Il migliore, probabilmente, è Best New Horror (2005), pur non essendo ascrivibile al fantastico ed essendo ancora una volta interessato dal tipico modo di narrare di Hill per allusioni. È un racconto metaletterario che riesce a fare saggistica all'interno di una narrazione strutturata nella forma del racconto nel racconto. Joe Hill parla dell'extreme horror e, in maniera più velata, dell'hardcore horror prendendone le distanze e dipingendo gli autori del sottogenere come dei depravati che vivono realtà non dissimili da quelle dei propri racconti. Vaghi omaggi a pellicole quali Non Aprite quella Porta o Le Colline hanno gli Occhi. Mi è piaciuto molto soprattutto per il coraggio di fare critica (bello il dialogo in un festival della narrativa horror tra il protagonista, un editor, e un titolare di una rivista di extreme horror).

Sceglie la via della malinconia poetica 20th Century Fox (“Un Fantasma del Ventesimo Secolo”, 2002), racconto che da il titolo all'antologia. Lo scenario si sposta in un vecchio cinema infestato dallo spirito di una ragazza di diciannove anni deceduta per emorragia cerebrale durante la proiezione de Il Mago di Oz. Un regista di successo, cresciuto sulle poltroncine del cinema, salva la sala dalla chiusura rilevandola dal vecchio proprietario che muore, poco dopo, in sala abbracciato dallo spettro della ragazza. Un altro bel racconto.

A metà strada tra fantastico e problematiche familiari legate alla relazione di coppia è The Cape (“Il Mantello”, 2005), un racconto che ho amato soprattutto per i sogni ricorrenti avuti fin dall'infanzia dove mi vedo fluttuare in aria con la costante preoccupazione di precipitare nel vuoto. È un originale omaggio ai supereroi volanti, con la particolarità di far emergere la componente malvagia del protagonista che scopre di poter volare facendo ricorso a un vecchio mantello legato alla sua infanzia (Hill omaggia le collezioni di fumetti e le contrappone quali baluardi allo sviluppo da adolescente ad adulto, rifiutando di fatto la maturità). Presente un palese omaggio alla scena del Superman di Richard Donner con Christopher Reeve che, dopo essere stato intervistato, tiene Margot Kidder sospesa nel vuoto in volo sulla città. Mi è piaciuto.

Classico e forse l'unico vero racconto del terrore narrato secondo i crismi del genere, un po' sulla scia di quelli di A Volte Ritornano, è Last Breath (“Ultimo Respiro”, 2004) dove una famiglia (moglie, marito e figlio) si reca in visita a uno speciale museo dove sono esposti dei barattoli contenenti l'ultimo respiro delle personalità storiche di volta in volta indicate dalla guida. Finale previdibilissimo, ma in linea agli insegnamenti classici. Perfetto racconto didattico da laboratorio di scrittura. 

Sulla stessa linea si muove Scheherazade's Typewriter (“La macchina da Scrivere di Sherazade”, 2005), una ghost stories inserita da Joe Hill in chiusura dell'antologia lasciando alludere che l'intero lotto di racconti sia il frutto di un morto che, ogni sera, batteva sui tasti della propria vecchia macchina da scrivere racconti diversi poi raccolti dalla figlia in un'antologia destinata a un piccolo editore.

Fantasmi in azione anche nell'insulso Dead Wood (“Il Bosco Fantasma”, 2005), un abbozzo di una pagina e mezzo che ipotizza (senza sviluppare la questione) l'esistenza di alberi fantasma. Peggiore elaborato dell'antologia.

CONCLUSIONE

Ghosts è un'interessante antologia, a mio modo di vedere sopravvalutata da diversi lettori e soprattutto non allineata al genere fantastico/horror delle riviste pulp, essendo molto più orientata a tematiche di vita comune, seppur sovente trattate in via allegorica o metaforica. Hill punta a far riflettere i lettori, piuttosto che a intrattenerli o impaurirli riuscendo quasi sempre a mantenersi su buoni standard. Non sono presenti veri e propri capolavori, anche se non mancano i buoni racconti. Tra questi segnalo La Maschera di mio Padre, Il Mantello, Tra due Basi, Best New Horror, Un Fantasma del Ventesimo Secolo, Pop Art, L'Ultimo Respiro e Ricovero Volontario.

L'autore Joe Hill.