Curatori: Ilaria Alleva, Alessandra Mazzilli, Niccolò Palombo e Federico Piccirillo.
Anno: 2025.
Genere: Antologia Horror.
Editore: Tralerighe Libri Editore.
Pagine: 234.
Prezzo: 20.00 euro.
Tornano su queste pagine le antologie dedicate ai concorsi narrativi. Nell'occasione è il turno del Terni e Narni Horror Fest, giunto quest'anno alla sua XI edizione. Si tratta di un contest dedicato ai racconti di narrativa horror sulla media distanza (25000 battute), che ha la caratteristica di essere associato a un festival di lungometraggi e cortometraggi horror, un format piuttosto in voga negli ultimi venti anni. Selezione di prestigio sul versante narrativo, di maggior rilievo – penso di poter dire – rispetto ai progetti similari dei “cugini” Abruzzo Horror Film Festival e dei ben più blasonati sul piano cinematografico (ma meno strutturati sul versante narrativo) ToHorror Fantastic Film Fest e FiPiLi Horror Festival. Il sodalizio concluso nel 2025, proprio a partire dall'antologia qui oggetto di esame, con la Collana Nero presieduta da Fabio Mundadori della Tralerighe Libri aiuterà ulteriormente il progetto a istituzionalizzarsi e ad avere una vetrina tutta sua all'interno di un catalogo che annovera, tra le altre, le selezioni del Garfagnana in Giallo e del Neroma Noir.
Vediamo ora ai racconti presenti in Demoni, selezione del meglio della X edizione. Sedici autori selezionati su circa cento candidature, cinque premiati (di cui tre terzi a pari merito), due menzionati e i restanti nove finalisti. Rosa non poi così infarcita di nomi noti. A parte Roberto Rapastella e Samuele Fabbrizzi, entrambi celebrati con una menzione della giuria, e il regista indie Mauro Grosso (premiato come filmaker col Best Horror Short all'Hollywood Blood Horror) figurano molti nomi nuovi, alcuni dei quali trincerati dietro pseudonimi (è il caso di U.S.B. Rivershade e del terribile sessantenne debuttante Paolo Soli che qua si firma Marcello Valle). Tra tutti, abbastanza a sorpresa, l'ha spuntata Maurizio Di Masi (credo sia un giurista) davanti all'emergente Federica Inebria (nella stagione finalista al concorso generalista “La Quara” e segnalata al Premio Letterario Nazionale Federico II Daunia & Sannio) e al terzetto costituito da Lisa Bilotti (divulgatrice dark fantasy e folk horror titolare del sito lisabilotti.com con diversi libri all'attivo editi da Dark Abyss Edizioni), Antonio Crisà (che col medesimo racconto trionferà qualche mese dopo nel Premio Internazionale Artistico Letterario di Terrore, di Mistero e altri Racconti di Castrovillari) e il già citato Mauro Grosso tutti relegati ex equo in zona medaglia di bronzo.
Il lotto si caratterizza per una marcata componente body horror, con storie molto grandguignolesche e apprezzate dalla giuria (Federica Inebria, Samuele Fabbrizzi, Martina Belelli), una discreta componente sci-fi (Maurizio Di Masi, Thomas Mancini e Ivan Scarabocchio) e un pizzico di horror classico goticheggiante (Antonio Crisà e Marcello Valle/Paolo Soli) e di folk horror (Lisa Bilotti e Sasha Bazov), mentre si orientano sull'atmosfera gli altri o su metafore sociali (Roberto Rapastella). Latita l'orrore occulto, rappresentato dal solo Gabriele Zani.
Sul versante stilistico le storie evidenziano una buona qualità, con appena un paio di racconti un po' più grezzi. Non brilla l'originalità delle trame. Molti autori, è il caso di Crisà e di Fabbrizzi, compensano con uno stile raffinato di invidiabile tenore, dando sfoggio di grande tecnica non sempre associata a un'impronta autoriale. Crisà vincerà col racconto qui presente un premio internazionale, mentre Fabbrizzi, tra gli altri, vanta in curriculum il primo posto alla selezione Masters of Horror della Universal Picture. Lo stesso Rapastella (pluripiazzato a Nebbia Gialla, Giallo Festival e Thriller Cafè nonché già finalista al Terni Horror) si presenta con un soggetto piuttosto abusato (zombie), ma è bravo a celare la matrice della tematica affrontata fino al colpo di scena finale riuscendo così a compensare col mestiere alla carenza di idee.
Vediamo allora nel dettaglio i testi, procedendo, per gioco, nella nostra personale classifica.
RECENSIONE NEL DETTAGLIO.
Eccoci all'ingrato compito di selezionatore, dovendo prendere scelte opinabili. Nella classifica che segue tenderò ad agevolare i soggetti e la capacità di coinvolgere i lettori piuttosto che premiare lo stile. Ne verrà fuori una classifica che per la stesura di una graduatoria di un concorso non andrebbe bene, poiché il risultato finale deve essere influenzato anche dallo stile, qua messo in secondo piano.
1° Posto: Il Sacco di Marcello Valle, in realtà Paolo Soli, rivelazione del Terni Horror, al debutto in un'antologia, ma prolifico nella stagione e nel 2026 con molte finali (tra cui anche l'XI edizione del Terni Horror) e podi conquistati. Autore molto interessante sul versante dell'intrattenimento, con trame accattivanti e sviluppi non troppo derivativi. Il racconto qui presente è una perfetta sintesi della sua narrativa. Si parte da un accadimento storico (la scomparsa del cadavere di Mozart) per prendere vie di pura fantasia. Taglio goticheggiante, tra cimiteri, sparizioni di cadaveri (atmosfere alla Stevenson, penso a The Body Snatcher) ed epilogo revenge molto fumettistico con un mostro assemblato da parti cadaveriche che se ne va in giro con spolverino e cappello a tesa larga per compiere la sua vendetta. Il racconto è stato successivamente inserito nell'antologia Tagli Obliqui (qua la mia recensione https://giurista81.blogspot.com/2026/06/recensione-narrativa-tagli-obliqui-di.html). Piuttosto essenziale di stile che, di certo, non è da annoverarsi tra i migliori del lotto. Finito finalista.
2° Posto: Fornisce solida prova anche Maurizio Barbarismi (non ho trovato notizie su questo autore) col suo Pandora, soprattutto per la gestione dei tempi e la struttura caratterizzata da un'intervista che procede, a rimbalzo, con accadimenti avvenuti qualche settimana prima. Il soggetto è un horror apocalittico che prende l'abbrivio da uno spunto alla The Night of the Living Dead, con un leggero spostamento dell'asse terrestre che provoca una serie di comportamenti anomali nei cani. Atmosfere alla Apocalisse di Tiziano Sclavi o alla The Terror di Arthur Machen, che culminano in un epilogo grandguignolesco forse non all'altezza del resto del racconto, tra ritrovamenti di fosse comuni e risoluzione di insospettabili casi di omicidio fino all'ultima scena che pare omaggiare Maurice Renard e il suo celebre Le Mani di Orlac. Altro intrattenitore da tenere d'occhio, pure lui finito “semplicemente” tra i finalisti.
3° Posto: Non Svegliarli di Mauro Grosso che, da regista di cinema di genere, conferisce quello che serve a un racconto del terrore: ritmo, potenza visiva, tensione continua e stile onirico argentiano (mi ha fatto venire in mente la sequenza di Non ho Sonno – in perfetta contrapposizione col titolo del racconto - con la tipa che vaga per Torino prima di essere aggredita davanti alla porta di casa), ricordato anche dalla scelta di utilizzare quale simbolo del male un tram (Il Tram è stato un mediometraggio diretto da Dario Argento facente parte della serie televisiva degli anni settanta La Porta sul Buio). Soggetto non potentissimo, ma ottima resa. Valido anche sotto il profilo stilistico. Terzo classificato ex equo.
4° Posto: Un altro intrattenitore capace di tenere ritmi vertiginosi si rivela essere Thomas Mancini (autore piuttosto sconosciuto) che col suo Il Cubo propone un weird war, ovvero un racconto bellico in salsa fantastica, incenato ai tempi della prima guerra mondiale. Magistrale la descrizione dell'aereo sconosciuto che, avvolto dalle fiamme, precipita al suolo con i militari che accorrono a studiare lo strano cubo gettato dalla cabina di pilotaggio. Siamo a cavallo tra sci-fi e horror. Azione continua, divertenti giochi rappresentati dall'uso dei nomi dei personaggi con soldati che si chiamano Chuck e altri Norris, mostri alieni stile film anni '50, sparatorie in abbondanza. Manca forse un po' di sostanza, ma è un racconto perfetto per fungere da completamento in un antologia di genere. Semplice finalista.
5° Posto: Nina del veterano Roberto Rapastella propone, in salsa più drammatica che horror, una storia ben mascherata fino alla fine. La prima parte ricorda i racconti di Jack Ketchum o, per certi versi, il mediometraggio Jennifer di Dario Argento, con un uomo che empatizza per una donna isolata, presa a sassate dai ragazzini e costretta a vivere ai margini del bosco, che si ciba di galline crude e di pezzi di carne cruda lasciati davanti alla catapecchia in cui vive. Davvero una gran bella gestione del soggetto (in realtà non originale), che evidenzia tutto il mestiere di un autore che ha nel curriculum svariate vittorie soprattutto sul versante dei gialli. Menzione della giuria.
6° Posto: La Mia Casa è Laggiù di Antonio Crisà. Racconto magistrale per capacità stilistiche. Crisà sfoggia una facilità di scrittura da professionista. Il racconto scorre con una fluidità ed eleganza che lo rendono il migliore da un punto di vista di scrittura. Purtroppo, lo stesso non può dirsi per il soggetto, a dir poco ultra inflazionato. Siamo dalle parti del sogno lucido col protagonista che viene irretito in un cimitero da una vampira che non aspetta altro che indurlo a liberarla dalla trappola della tomba. Finale con paletto di frassino da piantare nel cuore e situazione alla Lucy Westerna giustiziata da Van Helsing in Dracula. Nel 2026 sarà anche l'ora di smetterla con questi racconti? Le giurie non sono d'accordo: terzo classificato a ex equo e poi vincitore a Castrovillari. Quando le giurie antepongono lo stile a tutto il resto.
7°
Posto: L'Impagliatore
di Chimere di
Federica Inebria. Thriller alla Edward Lee, pure se privo di
componenti erotiche, con un doppio binario di narrazione: da una parte
la polizia che indaga, dall'altra il killer che macella le vittime.
Buoni spunti, a mio modo di vedere penalizzati dalla distanza (troppo corta). Il
racconto guadagnerebbe con una maggiore attenzione nell'analisi del
profilo del serial killer, che agisce da novello Dottor Moreau
(protagonista de L'Isola
del Dottor Moreau di
H.G. Wells) lavorando sugli umani anziché sugli animali.
Amputazioni, impianti animali, torture, follie assurde (tipo dei
cuccioli di squali che nascono nel ventre di una vittima) per un
racconto fuori di testa, in pieno stile body horror, che si chiude in
modo delirante. Da premiare per lo sforzo innovativo. Manca qualcosa
nella delineazione del soggetto. Secondo classificato. Ha grandi margini di miglioramento.
8° Posto. Noi Siamo la Tua Casa di Samuele Fabbrizi. Vale un po' quello detto per Crisà. Lo stile, elegante e pulito, prevale sul soggetto che mette in contrapposizione un serial killer e una vittima che poi si scoprirà essere, a sua volta, carnefice. Tutto ambientato in interni, durante una cena alla hannibal the cannibal. Echi da novelle come Mr Torso di Edward Lee e Black Phone di Joe Hill (soprattutto il finale con tutte le anime delle vittime pronte a vendicarsi). Menzione della giuria.
9°
Posto. L'Acqua
non ha Colpe di
Lisa Bilotti è una classica metafora sui sensi di colpa, veicolata
da una leggenda folk horror che ruota attorno a un pozzo capace di
attrarre tutti i cittadini di un paese di campagna calabrese. Un po'
lento, ha il merito di sapere regalare momenti di tensione. Terzo classificato a ex equo.
10° Posto. Mix tra thriller alla Il Tocco del Male, pseudobiblia e possessione diabolica per Lemegeton (testo di magia nera) di Gabriele Zani. Si ripropone la struttura classica su doppio binario: da una parte la polizia che indaga e dall'altra il disperato che ha evocato un demone per sopperire alle proprie difficoltà economiche. Potenziale non sfruttato appieno, riesce comunque a intrattenere. Bene il twist finale.
Gli altri racconti. Parto dal vincitore del concorso Impact Factor di Maurizio Di Masi, a mio modo di vedere non allineato al genere del concorso. Si tratta di un racconto fantascientifico, più raccontato che "mostrato", ambizioso e non coinvolgente (a mio modesto modo di vedere, sia chiaro). Curioso che abbia vinto la selezione. Il Mondo Rosso di Martina Belelli si muove sulle stesse coordinate del testo di Fabbrizi, cercando di narrare una storia di cruenti omicidi, preceduti da zoosadismo, il tutto dalla distorta prospettiva di un serial killer che si crede artista intento a compiere opere d'autore. Non diverte né coinvolge (secondo me, sia chiaro). Grugniti di Famiglia di Sasha Bazov è un folk horror fiabesco intriso di black humor, in cui l'autore contrappone la vecchia generazione alle nuove leve (ben rappresentate da dialoghi intrisi di terminologia moderna). Eccellente la descrizione del cinghialone licantropo. Il soggetto è molto cinematografico (stile Dark Harvest), con l'idea della festa che viene ripetuta ogni tot anni per esorcizzare il male che esce a pretendere il suo tributo. Può piacere, soprattutto ai più giovani.
Un po' lento ma ben chiuso Il Riparatore di Bambole di Alessandro Di Mattia, che paga dazio per un soggetto non originale (le bambole che racchiudono l'anima di ragazzini deceduti) e per uno stile un po' troppo sovraccaricato di avverbi, riesce comunque a evocare buone atmosfere horror.
Sospetto utilizzo di AI per Deposito 31 di U.S.B. Rivershade (esordiente uscito nel 2025 con un'antologia autoprodotta intitolata Il Nuovo Dio e Altri Incubi) che ha dalla sua un'ottima atmosfera on the road, sull'esempio di lavori come Di Notte, la Strada di Luca Pivetti, ma che gira troppo a vuoto. Il soggetto è ultra dilatato e tirato per le lunghe. Alcuni snodi restano confusi (il protagonista viaggia in un'altra dimensione? Che cos'è quel pezzo militare? Il mostro è un nazista modificato geneticamente?), nonostante poi vi siano buoni momenti horror (la parte finale, l'esasperazione dell'attesa dell'evento orrorifico, l'inizio). Uso abbondante del cliché della doppia negazione seguita dall'affermazione (tipico dell'AI), così come di espressioni roboanti alquanto forzate. Il soggetto propone un corriere chiamato a portare a termine una consegna che sembra andare al di là della nostra realtà (questo passaggio funziona).
Il Piatto Speciale di Ivan Scarabocchio, pur essendo ben scritto, è una variante, in salsa culinaria, de La Sentinella di Frederic Brown. Molto prevedibile fin dall'inizio.





