Curatore: Fabio Mundadori.
Anno: 2026.
Genere: Antologia Giallo, Crime, Poliziesco.
Editore: Tralerighe Libri Editore.
Pagine: 286.
Prezzo: 20.00 euro.
Commento a cura di Matteo Mancini.
Appuntamento
annuale con l'Antologia
Criminale del
Garfagnana
in Giallo,
selezione
dei migliori racconti giunti alla XVIII Edizione del premio.
Concorso importante nel campo della narrativa crime,
in parte sponsorizzato dal Giallo
Mondadori
(presenti alla premiazione Franco Forte e Fabio Mundadori) con una
pletora di premi – dai romanzi inediti, ai romanzi editi, passando
per le autopubblicazioni e i romanzi storici – che hanno nella
sezione narrativa breve il loro fiore all'occhiello, essendo questo
l'unico volume sponsorizzato dal concorso a uscire con i loghi dello
stesso. Ventinove
racconti di altrettanti autori,
nessuno dei quali agli esordi. Molte
crime story,
qualche hard boiled e
noir, alcuni rari esempi di horror e di action e poi i gialli,
non troppi per la verità, e
una marcata spruzzata di dramma sociale.
Pirati della strada, indagini giornalistiche, delitti dal passato che
riemergono, regolamenti di conti, serial killer, sicari imbranati,
presenze ectoplasmatiche, boss mafiosi, pestaggi, suicidi
spettacolarizzati, gialli culinari e chi più ne ha più ne metta.
Tra le firme di maggiore spicco si segnalano Claudio Secci (curatore
di collana per Delos Digital), Giuseppe Mallozzi (giornalista di
cronaca de Il
Messaggero),
Enrico Ruggiero (vincitore di AG
Noir
e Giallo
Milanese
nel 2025, secondo nel Giallo
Fiorentino
e nel Lucca
Noir),
Roberto Ripastella (pluripiazzato a Nebbia
Gialla, Giallo Festival e
Thriller
Cafè)
e lo scrittore di lungo corso livornese Glauco Ballantini, oltre che
la vincitrice uscente (peraltro riconfermata nell'edizione 2026)
Beatrice Fiaschi.
La
lettura è universalmente
piacevole.
Devo dire che il
livello generale,
dopo un quarto di secolo di sfide continue, ha
raggiunto livelli apprezzabili,
tali da consentire la realizzazione di volumi che meriterebbero
maggiore considerazione da parte del pubblico. Lo confermano i
racconti meno riusciti, poiché – come dico sempre – la buona
resa di un'antologia è determinata dai racconti considerati
inferiori. Gli organizzatori si sono limitati a decretare il podio
del concorso, rilasciando poi attestati di partecipazione a tutti gli
altri. L'esito finale, con vittoria andata a Beatrice Fiaschi davanti
a Claudio Secci e Glauco Ballantini (tre, curriculum alla mano, tra i
più conosciuti) è molto discutibile ma, a onor del vero, c'è da
dire che, nell'occasione, stilare una classifica di merito era molto
difficile tanto che io stesso ho incontrato molte difficoltà. Il
livello complessivo è infatti omogeneo e si mantiene tale fino alla
fine. Se
è vero che vi siano alcuni autori stilisticamente più maturi
rispetto ad altri,
con punte di qualità “stilistica” rappresentate dalle prove di
Tommaso Sala (elegantissimo), Glauco Ballantini (revisionista),
Claudio Secci (mestierante che sa sfumare tutta la storia inducendo
il lettore a vedervi cose che non sono scritte) ed Enrico Ruggiero
(perfetta la prima parte nella definizione dei rapporti tra un
avvocato e il suo cliente) e punte di minore cura rappresentate dai
vari Angela Potente (eccessivo uso di metafore, alcune delle quali
sballate, nella prima parte, con un incomprensibile gioco di specchi)
e Lee La Bella (alcuni periodi contorti, uno dei quali di cinque
righe con una sola virgola utilizzata), altri
autori riescono a compensare con grande senso del ritmo e
coinvolgimento risultando quindi molto più divertenti e
specializzati nella narrativa di genere
come Alessandro Denci Niccolai, Alessandro Cirillo, Paolo Soli,
Simone Clementi, Andrea Monacelli e – penso di poter dire – il
sottoscritto Matteo Mancini, mentre
altri ancora,
quali Ornella e Andrea Di Sabatino, Alice Testa, Giuliano Fontanella
e Simona Conte, più
inclini al thrilling
con storie che si dipanano lentamente in vista della spiazzante
rivelazione finale (bello, a riguardo, il racconto di Andrea Di
Sabatino). L'autrice che ha presentato, a mio modo di vedere, il
racconto più quadrato e completo in ogni sua componente è Silvia
Zanolli (già edita da Montag) con La
Bagnante Involontaria,
a cui va il mio primo premio, per avere realizzato uno dei pochi
gialli classici (spiegone
finale compreso, non che sia un pregio) presenti nell'antologia,
cadenzato da una serie di incastri, colpi di scena e moventi
giustificati calati in un contesto familiare alto-borghese assai
marcio.
Capite
dunque la difficoltà di individuare i soggetti da premiare, specie
se non risulta chiaro il criterio di preferenza. Avendo scelto, per gioco
e divertimento, di analizzare tutti i racconti provando a stilare una
mia classifica, ritengo quindi opportuno definire quelli che – a
mio modo di vedere – sono stati i miei criteri di scelta per un
concorso che si presenta – nella sua veste e nel suo tributare
personaggi del mondo pulp – quale concorso “di genere”. Ho
pertanto dato preminenza,
piuttosto che allo stile e alla padronanza linguistica (comunque
valutate), alle
storie che,
da un punto di vista ipotetico, verrebbero
acquistate da una rivista di intrattenimento che ha come obiettivo
quello di coinvolgere, divertire e scioccare i lettori
(ecco giustificata la penalizzazione di Ballantini). Si tratta
ovviamente di opinioni personali e dunque da prendere come tali. Un
secondo aspetto è legato alla verosimiglianza della storia (motivo
per cui troverete penalizzata Beatrice Fiaschi, peraltro
nell'occasione meno elegante di stile rispetto a molti colleghi qua
presenti), mentre un terzo è legato all'originalità della trama.
Ripeto: si tratta di un gioco.
RECENSIONE
NEL DETTAGLIO:
1°
Posto. L'ho già anticipato: mi è piaciuto molto La
Bagnante Involontaria di
Silvia Zanolli, già edita da Montag. Racconto quadrato, con una
trama studiata a tavolino (non si scrive una storia del genere di
getto) caratterizzata da inneschi ben calibrati, incastri e moventi
che trovano ragion d'essere nel passato. Ottime le caratterizzazioni
dei personaggi (a parte forse la poliziotta che conduce le indagini).
È un vero e proprio giallo, nello stile classico dei Gialli
Mondadori di metà novecento, di ambientazione borghese, dove si
indaga sulla morte di un componente della famiglia. L'autrice mostra
una discreta capacità di intrattenimento e una buona gestione della
storia, in un intrigo fatto di ricatti e tornaconti personali dove
tutti hanno qualcosa da nascondere e dove di innocenti (vittima
compresa) non ve ne sono.
2°
Posto. Sebbene non sia tra i mie preferiti per contenuto, devo
ammettere che Umami
di
Tommaso Sala, scrittore premiato in svariati concorsi (conosciuto nel
fantasy), presenta un bel mix di eleganza e struttura. In parte
ispirato ai gialli di Andrea Franco, per effetto di un indagatore
dall'olfatto molto sviluppato, spicca in modo netto sul versante
tecnico ed è connotato da una certa maturità nell'introdurre, tra culinaria e veleni, il lettore nel mistero della morte della moglie di un boss. Più drammatico che giallo, con una
digressione sui sapori del gusto che prevale sulla componente crime.
Tra i più eleganti del lotto.
3°
Posto. Pur avendo un grosso limite concettuale, mi è piaciuto
molto per tecnica e capacità di intrattenere Sul
Treno Quasi Vuoto di
Simone Clementi (trovate in rete il suo blog con i racconti). Qui
brillano ritmo e struttura narrativa al servizio di una crime
story
ambientata al tempo del lockdown
e
narrata,
non con cadenza temporale lineare, dai quattro distinti punti di
vista dei quattro personaggi principali. Un'efficace gestione
narrativa, purtroppo penalizzata dalla location e dai rapporti tra i
soggetti coinvolti. Mi spiego meglio: la scelta di pianificare e fare
consumare un delitto all'interno di un treno è in totale contrasto
con la presenza delle telecamere nelle stazioni e, al tempo stesso,
con la scarsa presenza di passeggeri nel dato periodo storico. Tali
aspetti porterebbero all'individuazione immediata di tutti i presenti
e, di conseguenza, dei coinvolti nel delitto, specie se uno di
questi, come dichiarato nel racconto, è in stretto rapporto di
parentela con un noto mafioso legato al traffico degli stupefacenti.
Sorvolando su questo limite, il racconto funziona molto bene e
presenta dialoghi calibrati e un'impostazione cinematografica. Molto bravo questo
Clementi.
4°
Posto. Non è stilisticamente perfetto, ma diverte molto per taglio
pulp Rumore
di Fondo di
Andrea Monacelli (l'autore più oscuro del lotto, non avendo trovato
notizie). Si entra nel campo dell'hard
boiled,
nella Chicago degli anni '30 omaggiata dall'edizione del concorso
(oltre a Monacelli, anche il sottoscritto e Angela Potente si sono
attenuti al tema). Protagonista è un investigatore privato che
cercherà di mettere le mani sui libri contabili che inchioderebbero
alle sue responsabilità il boss locale (nella fattispecie Sal
Torrino, al posto di Al Capone). In un clima di collusione (i
poliziotti che guardano altrove) e corruzione (sindaci che fanno le
foto col boss), il reietto di turno sfiorerà l'impresa, ma a costo
della morte dei clienti e degli informatori con cui si troverà
a collaborare. Finale cinico e spietato. È l'altra faccia della
medaglia del mio I
Bastardi del Tesoro.
Sono questi i racconti che verrebbero comprati dalle riviste di
settore, non quelli eleganti e stilistici che accantonano l'azione per le descrizioni delle sensazioni emotive.
5°
Posto. Altro hard
boiled,
questa volta di ambientazione italiana ma di anima americana, è King
Kong
con cui l'illustratore e fumettista Alessandro Denci Niccolai
(quattro antologie noir alle spalle) trasla nella realtà criminale
la parabola della bella e la bestia. L'empire
state building
lascia il posto a un banale tetto di una discoteca di quarto ordine.
Citazione finale, non so quanto voluta, al prologo di Piedone
a Hong Kong.
Più dramma che giallo, con un “montaggio” non so quanto
vantaggioso in cui (nel secondo capitolo) si anticipa già la fine.
Interessante nel complesso, tra incontri di boxe truccati, boss, scommesse,
prostitute e reietti. Anche questo è un racconto che finirebbe
subito sulle riviste pulp, se esistessero in Italia.
6°
Posto. Un altro grande intrattenitore, che si è di recente affacciato con un
certo successo nei concorsi (vi consiglio la sua antologia Tagli
Obliqui),
è Paolo Soli che qua presenta il curioso La
Stanza del Trentaduesimo Piano,
un racconto di ambientazione giapponese che ribalta Conan Doyle e la
celebre massima “eliminato
l'impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere
la verità”
(che diviene “eliminate
le soluzioni ovvie, la verità è sempre la cosa più improbabile”),
cita Dickson Carr (romanzo Le
Tre Bare) ed
Edgar Allan Poe (I
Delitti della Rue Morgue)
per inscenare un'indagine grandguignolesca dall'intelaiatura gialla
che sfocerà nel fantastico (epilogo probabilmente penalizzante in un
concorso come il Garfagnana
in Giallo).
Bella l'ambientazione giapponese, all'interno di un hotel infestato
dallo spirito di una ragazzina defunta anni prima. La soluzione
finale arriva, non so quanto volontariamente, da Il
Fantasma dell'Opera di
Gaston Leroux, per un giallo che rientra a pieno titolo nella sotto
categoria dei “delitti
delle camere chiuse”
(di cui, a proposito di Leroux, ricordiamo anche Il
Mistero della Camera Gialla).
Con un epilogo razionale, avrebbe potuto giocarsi il podio.
7°
Posto. Metto il mio I
Bastardi del Tesoro,
che rientra nell'hard
boiled e
presenta affinità col già indicato Rumore
di Fondo.
È un western urbano ambientato nella Chicago degli anni '30,
ispirato a Gli
Intoccabili di
De Palma, ma trattato in salsa tarantiniana,
con un occhio di riguardo alla narrativa di Robert Ervin Howard.
Azione, scazzottate e inseguimenti stradali con un finale meno cupo
del racconto di Monacelli, ma comunque nichilista e
filosofico. È tra i pochi racconti del lotto, che prova a costruire
attorno alla storia principale (che certo non è innovativa e in
questo trova il suo limite) uno studio su musiche, sigarette, eventi
sportivi, auto, armi e caratterizzazione dei personaggi
contestualizzate al periodo storico di riferimento così da rendere
più verosimile la storia che ha un'impostazione da
true crime
fumettistico.
8°
Posto. Peccato
Mortale di
Andrea Di Sabatino (autore pubblicato, come il sottoscritto, da GDS
Edizioni) che propone una cinica e diabolica satira (ricorda certi
racconti col diavolo provocatore che induce in tentazione il
protagonista per spingerlo al peccato mortale) sull'ipocrisia degli
uomini e, più nello specifico, degli uomini di Chiesa. Un parroco
riceve nel confessionale un ex collega di seminario che gli rivelerà
di essere un serial killer “missionario” (uccide i soggetti, a
suo dire, non meritevoli di vivere in quanto peccatori). Prevedibile
nel primo innesco, il racconto guadagna punti nel finale quando il
protagonista, con la sua condotta, finirà indirettamente con
giustificare l'omicidio sconfessando quanto fin lì professato
(nessuno si può irrogare il diritto di eliminare un altro umano).
Bella la chiusura col segno della croce, coordinata alla perfezione
all'apertura, con cui il protagonista saluta Dio come se nulla fosse
successo pensando bene di tutelarsi al cospetto della legge (e non
certo di Dio visto anche il luogo in cui si è consumato il delitto).
Siamo poi davvero sicuri che il serial killer sia un effettivo
assassino...? La cosa resta in una zona d'ombra. Tra i migliori, ma
meno appariscente di altri.
9°
Posto lo sperimentale Sotto
la Soglia di
Claudio Secci, un racconto molto onirico e allusivo che ben è
sintetizzato dalla frase conclusiva: “E
in quel motivo capii. Non tutto. Ma abbastanza”.
Un incubo verosimilmente dettato dall'interferenza soprannaturale di
una setta (si intuisce per l'accenno ai rituali e alle parole in
latino), una scomparsa, la relativa indagine di un uomo che ricorda
un evento di un lontano passato e un epilogo stile la ricerca di
Hemmings nella villa abbandonata di Profondo
Rosso.
Tutto resta sfumato, vago e indefinito. Secci, che è uno dei più
esperti del lotto (tanto da essere curatore per Delos), usa la
tecnica del giocatore delle tre carte: dice ma non dice, lasciando al
lettore il compito di completare un racconto che resta volutamente
indefinito ai limiti della truffa. Immaginate, una volta terminata la
lettura, di doverne curare una rappresentazione cinematografica: cosa
fareste? A ogni modo, inquietante (forse il più inquietante).
10°
Posto. Non
Sono Jason Bourne di
Alessandro Cirillo, con cui si torna a premere il pedale su ritmo e
azione. L'autore, non a caso, arriva dalle riviste per le forze
armate e dai racconti action.
Tutto giocato sulla tensione, con una narrazione in
prima persona attraverso la quale un poliziotto, che si risveglia su
una scena del crimine tra colleghi uccisi e proiettili esplosi, cerca
di riconquistare la memoria chiedendosi se il killer che ha compiuto lo scempio si trovi ancora all'interno dell'appartamento. Niente è come sembra. Alla fine è un
esercizio di stile che sa intrattenere.
11°
Posto. Ha problemi di stile, specie nelle prime due pagine, con
metafore sballate e insistite, Ballando
Veloci di
Angela Potente (curiosamente è un editor) che, tuttavia, guadagna campo alla distanza. È il quarto e ultimo hard boiled della classifica, a
cui è stato riservato l'onore di aprire l'antologia. A differenza di
Monacelli e Mancini non si cita la Chicago degli anni '30, ma le
atmosfere (sale da poker) sono quelle così come lo sono i contenuti
(inseguimenti stradali, sparatorie). Non manca il tocco femminile con
una sorta di Bonnie
& Clyde
che funge da leitmotiv della storia. Ottima gestione dei tempi,
action
invidiabile per una ragazza e bel twist finale (il migliore di tutta
l'antologia). Paga un soggetto non innovativo e una prima parte da
rivedere sotto il profilo tecnico. Lo premio per il gusto del genere.
12°
Posto. La
Zona d'Ombra di
Ornella Di Sabatino. Sviluppo lento ma anima thriller, con un vecchio,
che ha smarrito la memoria, chiamato dal fato a misurarsi con un passato
scomodo e pesante. Il ritrovamento dello scheletro del figlio, in un
dirupo montano, aprirà la via a una verità difficile da digerire. Si
verte più sul dramma che sul genere, ma la gestione è giusta. Buone le
ambientazioni.
13°
Posto. Hannibal
the Cannibal
versione femminile con Resti
tra Noi di
Giuliano Fontanella che tributa, in salsa familiare, il prologo di
Red
Dragon.
Curioso che l'autore, oltre a essere uno specialista del giallo,
sia un violinista internazionale e dunque collega del tipo finito macellato da Hopkins nel citato film di cui sopra. Elegante, ma molto molto lento.
14°
Posto. Killing
Harlequin di
Beatrice Fiaschi, giornalista pubblicista e insegnante di scrittura
creativa (nonché vincitrice uscente del concorso). Non meritava la
vittoria. Il testo ha dei problemi di verosimiglianza ed è
presentato come se fosse un sequel di un precedente episodio. La
Fiaschi lavora bene sul movente della protagonista e sulla componente
psicologica alimentata da un evento traumatico confinato nel periodo
dell'adolescenza, ma non convince nella costruzione della trama e
nella gestione della storia. Il serial killer, non starò a dire chi
sia, gode della copertura di chi dovrebbe fermarlo, inoltre si
assiste a una duplice indagine che, vista dalla prospettiva del
rapimento della minorenne oggetto della storia, mal si bilancia al
resto. Non maturo lo stile narrativo, sovente frammentario e non
armonico nella coordinazione dei periodi. Molti dei racconti che qua
metto sotto gli sono, a mio avviso, superiori, preferisco tuttavia
questo perché prova la via dell'intrattenimento di genere.
15°
Posto POV
Cecilia Serbelloni
di Alice Testa, vincitrice del Premio Le
Stanze della Libertà,
prova a costruire un whodunit
attorno a un'indagine ristretta e telefonata (la morte di una nobile
ritrovata nella fontana nel giardino della sua magione), con
comportamenti assurdi dei vari personaggi. Bello il finale e lo
stile, non la trama che non coinvolge come dovrebbe.
16°
Posto. Gemello del racconto di Alice Testa è Il
Gelo di Ettore di
Simona Conte, autrice vincitrice di concorsi e pubblicata da Delos
Digital, che prova la via del whodunit
con un omicidio di uno strozzino rinvenuto in una cella frigorifera.
Manca di verve e di coinvolgimento.
17°
Posto. Forse il peggiore per scrittura (c'è persino un periodo di
cinque righe senza punteggiatura), con più di un passaggio da
sottoporre a revisione (motivo per cui non è più in alto in questa graduatoria), ma con
piglio giusto e graffiante verve satirica: In
Questa Economia di
Lee La Bella, una crime
story
caratterizzata dalla marcata black humor. Divertente e rocambolesca, ironizza sull'imprenditoria balneare tra lavoro nero, sfruttamento della manodopera e totale illegalità. Forzate
alcune soluzioni, simpaticamente assurdo il protagonista. Con un po'
di editing, guadagnerebbe posizioni.
18°
Posto. Candeggina
di Giuseppe Mallozzi (tra i migliori per curriculum) è una storia di
camorra, con una titolare di una lavanderia costretta a ripulire dalle macchie di sangue gli
abiti usati per commettere delitti. Non ben definito (tutto
ruota su un bottone), lascia al lettore il compito di completare
il quadro della vicenda. Molto elegante in scrittura, ma nei concorsi
e soprattutto nelle riviste di intrattenimento questo potrebbe non
bastare. Ha il limite di non giocare sull'azione e, per i parametri
che abbiamo indicato, è penalizzante.
19°
Posto. Quadrato, seppure prevedibile, Ragazzo
Fortunato di
Cecilia Zonta (già finalista al Garfagnana
in Giallo)
che prova a intrecciare una critica che fonde i soprusi della polizia
ai luoghi comuni sugli extracomunitari nati e cresciuti in Italia,
tra sogni infranti e crudele realtà. Ordinato e ben cadenzato dai
dialoghi, non graffia finendo col giungere a un epilogo telefonato.
20°
Posto. Nessuno
ha Visto di
Enrico Ruggiero, specialista del genere e pluripremiato nei maggiori
concorsi per narrativa gialla. Un bell'inizio, con dialoghi
magistrali che, peraltro, ben caratterizzano il rapporto tra avvocato
e cliente (avendo fatto quel lavoro lo so bene), che sfuma in una
seconda parte introspettiva dove il protagonista realizza che, in fin
dei conti, la differenza tra lui e i banditi che difende non è poi
così marcata. È un buon racconto, ma cozza con i parametri che
abbiamo messo a inizio votazione: manca l'intrattenimento di genere
GLI
ALTRI.
Niente
classifica per gli altri nove, perché sarebbe troppo antipatica,
anche perché ci sono molti racconti ben scritti e ben presentati
come La
Historia Oficial del
veterano e apprezzatissimo Glauco Ballantini (terzo classificato dalla giuria), un'indagine storica
attraverso la quale si riscrive il passato di un presunto eroe della
resistenza che, in realtà, era persona ben diversa da quella passata
alla storia del paese. Racconto metafora, probabilmente, di alcuni
casi davvero accaduti, ma totalmente privo di azione. La
Morte all'Improvviso di
Roberto Rapastella (specialista dei gialli) è un horror piuttosto
classico sul tema della personificazione della morte che qua mal si
adatta al bando.
La
Verità non Serve e
La
Verità Rende Liberi,
rispettivamente di Marco Notari e di Maria Angela Maretti
(professoressa a suo agio con racconti di impronta drammatica e lo dimostra
anche qua), appaiono contrapposti nei titoli, ma in realtà sono
molto simili. Tra i due preferisco la costruzione de La
Verità non Serve e
l'epilogo di La
Verità Rende Liberi.
Entrambi, pur se eleganti e ben scritti, soffrono – a
mio modesto parere – di una struttura troppo lineare per un giallo, in cui non succede niente in grado di sconvolgere il lettore se non il
terribile finale della storia della Maretti (ma è un incidente). Più
drammatico il secondo, più satirico il primo. Alla fine sono storie drammatiche. Un
Natale con i Baffi di
Lorenzo Iannelli è un whodunit
culinario
incentrato sulla ricerca dell'individuo (ma alla fine i responsabili saranno altri) che ha mangiato prima del
tempo i dolcetti natalizi. Divertissement
super
edulcorato
che
potrebbe trovare estimatori, specie tra i bimbi.
Un
Sussurro nella Mente
di Roberta Dall'Osto (scrittrice di fiabe), è un giallo ordinato e
scritto abbastanza bene che, tuttavia, non decolla, proponendo una
storia di stalking e amori contesi. Onirismo al centro di Conta
di
Chiara Cassanelli (autrice di curriculum, seconda al Nabokov Crime
2026 e apprezzata al Garfagnana
in Giallo),
concentrato sulla scena del delitto di un serial killer che ha
l'abitudine di gettare le vittime nelle pattumiere. Un sensitivo alla
Morris Klaw (detective di Sax Rohmer) aiuta gli indagatori, cadendo
in catalessi per cercare di vedere l'assassino e scorgerne l'identità. Buona idea iniziale, meno
convincente il confusionario epilogo. Poco caratterizzato il
protagonista.
Gambergris
alla Rilke di
Liliana Gatto è un giallo culinario, narrato con uno stile non
proprio coinvolgente che paga la scelta di rinunciare ai dialoghi,
finendo con l'appesantire la narrazione satura di descrizioni che tendono ad
annoiare il lettore. Simile, per costruzione, I
Nastrini Colorati di
Quintinio Botrugno, con un'intelaiatura di storia più adatta a un drammatico che a un crime di intrattenimento.
CONCLUSIONE.
Antologia
valida, che dimostra per l'ennesima volta la qualità
dell'underground legato alla narrativa di genere e come, spesso, non
sempre chi abbia maggiore curriculum e maggiore tecnica sia anche
colui che presenta le storie migliori sul versante dell'intrattenimento
e del coinvolgimento dei lettori. Il lotto è molto
omogeneo con scrittori con caratteristiche diverse, che potrebbero
portare anche a “classifiche” di apprezzamento radicalmente ribaltate. Rimango stupito che, per due anni, si sia conferito il
primo premio al medesimo soggetto. Allo stesso modo, non sono
allineati all'entertainment né il secondo classificato (più horror
che giallo nel suo essere totalmente indefinito) e soprattutto il
terzo (ben scritto e con una buona idea di fondo, ma abbastanza modesto di trama). Sarebbe interessante, senza polemica, capire i parametri seguiti dai giurati, tenendo presenti il target del concorso (che è pulp, basti vedere le locandine) e il genere richiesto da certi lettori.

La vincitrice del concorso Beatrice Fiaschi,
con Killing Harlequin.