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domenica 15 marzo 2026

Recensione Narrativa: IL PALCOSCENICO DEL FATO a cura di Andrea Carlo Cappi.

Curatore: Andrea Carlo Cappi.
Anno: 2025.
Genere: Antologia di AA.VV. Fantascienza.
Editore: Giraldi Editore.
Pagine: 316.
Prezzo: 17,00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Antologia a trazione fantascientifica composta dai venti finalisti (dodici racconti di fantasciemza, tre surreali, due horror, un sword & sorcery, un fantastico e un drammatico) del concorso Torre Crawford 2025, oltre al vincitore della sezione riservata agli studenti delle scuole secondarie (un sorprendente Nosrat Zakaria, sedicenne di origini bengalesi che da ampio sfoggio di classe) e a due racconti bonus rispettivamente di Mario Gazzola e Carlo Andrea Cappi.

Il prodotto finale è altamente professionale e di gran lunga superiore alla media dei libri originati da concorsi narrativi, vuoi per l'editing (pulizia di testo lodevole) vuoi per il lavoro di una giuria che annovera, tra gli altri, nomi del calibro di Carlo Andrea Cappi (curatore dell'antologia), i giallisti Mondadori Cristiana Astori ed Enrico Luceri, il saggista Franco Pezzini, lo sceneggiatore di fumetti Pasquale Ruju (Dylan Dog), le scrittrici horror Alda Teodorani e Claudia Salvatori (di cui attendo sempre l'uscita del romanzo dedicato a Bosch, pagato due anni fa al guru della sagra del Cecatiello Andrea Manzetti). Lode dunque agli organizzatori e caloroso invito per chiunque scriva fantastico a partecipare a questo concorso, peraltro ricco di premi. Piace soprattutto il case linkage che lega molti racconti, sovente strutturati attorno a sottotracce di critica sociale connaturate dal terrore (deriva agevolata dal bando e dalla citazione di Francis M. Crawford a cui gli scrittori erano chiamati a ispirarsi) del controllo sociale da parte delle autorità (che arrivano persino a stabilire chi debba morire o chi debba nascere), all'illusione del libero arbitrio, al desiderio impellente di ribellione per riconquistare quella libertà compressa da entità/computer/despoti che tracciano la vita dei cittadini rendendoli simili a marionette di uno spettacolo deviato al servizio di spettatori sfuggevoli alla comprensione umana. È il caso del surrealistico Magnificat di Giulio Jovine, dove la morte (a differenza del tradizionale Le Catene della Mente di Francesca Caizzi, legato al tema dell'anima errante sulla terra finché non prende cognizione del proprio trapasso) immette in una dimensione in cui gli uomini continuano a recitare al cospetto di un pubblico di creature aliene. Cappi chiude (bonus track a parte) con questo racconto la selezione dopo averla aperta col distopico Una Voce Fuori dal Copione di Ludovica Monte, dove i cittadini vengono bombardati da messaggi recepiti da chip mentali che li inducono a recitare copioni scritti da altri (pena esclusione sociale). Sullo stesso tema è costruito l'onirico e sensazionale (per la giovane età dell'autore) Peccati Paterni del già citato Zakaria (nome da appuntare), un incubo onirico alla ricerca dell'emancipazione da un'educazione castrante e soffocante che induce il giovane protagonista a recitare copioni scritti da altri.

L'incubo del controllo sociale e della manipolazione è fortissimo in molti altri racconti. Nel funambolico Nell'Archivio di Guido Del Giudice, uno sci-fi commistionato al giallo e all'ironia beffarda (la trama più elaborata e coinvolgente dell'antologia), si arriva a espropriare a tempo determinato i corpi umani. La soluzione è funzionale a costringere coloro che non possono pagare i debiti a svolgere lavori qualificati, grazie all'impianto di programmi informatici che addormentano la parte razionale per impossessarsi del corpo. In Unità di Produzione di Matteo Mancini (il sottoscritto) viene rappresentata la piaga delle morti sul lavoro, con operai che rinunciano ai sogni di gioventù e ai diritti sindacali per non perdere l'impiego, del tutto asserviti ai fabbisogni capitalistici al punto da diventare vittime sacrificabili alla stregua di materia prima da consumare nel processo produttivo. Nel dickiano (riferimento a Philip K. Dick) Senza Nome di Alessia Scali l'autorità al servizio di una società apatica e priva di emozioni rilascia tossine letali che, una volta inalate, resteranno dormienti finché non verranno attivate da un segnale ad personam finalizzato a eliminare coloro che potrebbero dare segnali di ribellione. Sulla stessa lunghezza d'onda, ma con presa realistica (si evoca lo spettro dei regimi totalitari del novecento) piuttosto che sci-fi, si muove L'Ordine delle Cose di Pietro Bonaccio, dove spie informatiche cercano nella rete parole chiave che potrebbero celare l'esistenza di un dissidente. Meno convincenti, ma sempre perfettamente a tema, il complesso (sorta di Matrix) AI G.O.D. del veterano Andrea Montalbò (pubblicazione su I Gialli Mondadori e Urania) e il grezzo Psichiatria Diarizzata di Lourdes Iommazzo.

Il tutto viene riassunto dall'eccellente, per potenza visionaria, capacità di evocare sense of wonder e intrattenimento, Così è Scritto di Nork (a mio modo di vedere la perla dell'antologia insieme al racconto di Zakaria); una sword & sorcery in cui il protagonista – un guerriero sanguinario a immagine e somiglianza di Conan il Barbaro – cerca di modificare il destino che degli strani monaci ciechi (un po' parche e un po' resuscitati ciechi scuola De Ossorio) tessono in una grotta sperduta tra i canyon.

Classici, per ricorso a sottotracce abusate, Un Centimetro di Fabio Aloisio (vincitore dell'Urania Short 2019) e Sempre tua Figlia di Lea Baol, dove i protagonisti – guidati dal sentimento dell'amore – cercano di riscrivere le proprie vite sfruttando processi loop in stile Ricomincio da Capo (film anni '90) o passaggi in universi paralleli dove esistono copie più o meno perfette di ogni essere vivente.

Questi sono i racconti che costituiscono l'anima dell'antologia che non disdegna il ricorso all'horror col poco convincente Le Voci di Dentro di Vincenzo Pandolfi (vita influenzata da un fratello che si manifesta per il tramite di una medium) o il tecnicamente valido (ma debole nell'epilogo) La Regola dell'Ombra di Valentina Di Rienzo, con un demone che "libera" i religiosi di un monastero dal destino che Dio ha scritto per loro.

Fuori contesto gli altri racconti, tra cui Alta Quota di Mauro Bennici (una sorta di Gattaca spaziale su un pianeta invivibile e a corto di ossigeno), Ares VI di Alessio Chiadini Beuri (storia di ambientazione marziana in cui una postazione colonica viene presa da assalto da sabotaggi di entità aliene), Rigenerazione di Rebecca Santimaria (un'originale bonifica e recupero di pianeti extraterrestri all'insegna della fratellanza interstellare), l'ultra derivativo Metamorfosi Inversa di Sergio Tulipano (scorrevole, ma banale nel suo riproporre soluzioni in stile Sentinella di Frederic Brown, The Outsider di HPL, o La Metamorfosi di Kafka) - che propone il dialogo, all'interno di un bar, tra uomo e un barista, col primo che narra del suo passato da insetto e delle difficoltà incontrate una volta tramutatosi in umano - o lo sperimentale e a lunghi tratti illeggibile (sicuramente il problema è mio) Sarcas as a Service di Martina Melgazzi. Tra i fuori contesto, a mio avviso, c'è anche il romance mascherato da fantastico Ex Deus, peraltro risultato (assai discutibilmente) vincitore del concorso, di Alessio Petrolino, che immagina Dio incarnatosi in un uomo per amore di una ragazza (!?), al punto da rinunciare al suo ruolo (anche qua il protagonista racconta del suo status all'amata che ovviamente prende il tutto come possibile, senza alcuna dimostrazione o manifestazione soprannaturale).

Questo il contenuto di un concorso indubbiamente riuscito ed esaltato da un'antologia che ha poco da invidiare a quelle griffate Urania.


LA MIA CLASSIFICA

Procedo ora per gioco (sottolineo la parola "gioco") a indicare quella che sarebbe stata la mia classifica se fossi stato in commissione, ricordando che nella speculative fiction – a mio avviso (lo insegnano le riviste da cui sono emersi i grandi maestri del novecento legati alla sci-fi e al fantastico) – non si deve mai dimenticare quello che è l'obiettivo primario ovvero il coinvolgimento di chi legge avendo come prioritario riferimento il pubblico popolare (e non quello snob elitario). Lo stile, i concettualismi, la tecnica di scrittura sono secondari e devono piegarsi alla trama (e non viceversa). Chi legge fantastico cerca evasione, stupore, divertimento, azione e ritmo, non appesantimenti filosofici e/o esercizi stilistici funzionali a mostrare unicamente le capacità tecniche dell'autore.

Parto dalla posizione più bassa e risalgo fino alla vetta. Sia chiaro, sono giudizi personali (il fatto che gli autori siano stati selezionati depone a loro favore).


20 SARCASM AS A SERVICE di Martina Melgazzi. Sperimentale fino al midollo. Irritante per il lettore medio, di difficile fruizione. Ingiudicabile. Pensate a un'antologia con venti racconti così: chi e in quanti la comprerebbero? Datevi una risposta.


19 PSICHIATRIA DIARIZZATA di Lourdes Iommazzo. Non mi è piaciuto. Porta avanti la storia nella forma del diario (Gogol docet), con una protagonista (sboccata) che si rivolge al suo psichiatra androide per denunciare l'obbrobrio sociale, così da giustificare e ricercare nel passato un'identità personale che possa distinguerla. Idee embrionali non veicolate in una trama coinvolgente.


18 LE VOCI DI DENTRO di Vincenzo Pandolfi. Non è un brutto racconto, peraltro funziona anche, ma ha pochi contenuti, sembrando più un esercizio di stile. Finale in crescendo, ma sviluppi poco chiari (perchè tramortire il medium?)


17 LE CATENE DELLA MENTE di Francesca Caizzi. Ben scritto, coinvolgente e di pronta soluzione. Paga una trama letta un milione di volte, con i defunti che faticano a staccarsi dai propri cari e con l'immagine classica della morte. Racconto riempitivo, gradevole da leggere ma banale.


16 UNA VOCE FUORI DAL COPIONE di Ludovica Monte. Buona la prima parte, si affloscia all'epilogo e non spiega i passaggi centrali (un dissidente determina, con una piccola condotta, il crollo del sistema). Ci sono interessanti fiammate. Il condizionamento sociale (dovuto ai chip mentali) è tale che i cittadini recitano copioni scritti da androidi inconsapevoli del loro stato. Ribellione finale con racconto non ben registrato.


15 AI G.O.D. di Andrea Montalbò. Colto e ambizioso, ma anche eccessivamente concettuale, appesantito e monocorde. Capacità di scrittura non discutibile, ma al sorvizio di una storia difficlmente in grado di divertire o stupire.


14 ARES VI di Alessio Chiadini Bueri. Interessante squarci visionari, ma trama di lenta carburazione, sprovvista di azione e verbosa. Buona la scrittura senza coinvolgere come dovrebbe.


13 ALTA QUOTA di Mauro Bennici. Ha dalla sua quella che, in campo cinematografico, si chiamerebbe la messa in scena. Scenografie azzeccate, ambientazioni in un pianeta alieno tra pubblicità del futuro e ologrammi. La storia è tutta ambientata in un interno con un superuomo, che non si scoprirà tale, e la donna chiamata a renderlo padre costretta a consolarlo. Bennici guarda molto alla lontana a Gattaca e punta tutto sulle reazioni del protagonista, messo al cospetto della propria fallibilità, con vachi echi alle problematiche quotidiane sulle violenze domestiche (donna oggetto al servizio dell'uomo padrone). Si comincia a respirare la giusta aria.


12 METAMORFOSI INVERSA di Sergio Tulipano. Racconto con grossi limiti (sia di verosimiglianza che di originalità), ma scritto con verve dall'autore (sceneggiatore di cartoni animati e plurifinalista al Crawford). Si legge come bere un bicchiere d'acqua (perchè tale è), ma il soggetto resta modesto e dotato di basso un coefficiente di difficoltà realizzativa. È stato generosamente premiato col premio speciale Andrea G. Pinketts (io lo avrei assegnato a Iovine). Tulipano ribalta La Metamorfosi di Kafka, miscelandola a La Sentinella di Frederic Brown, L'Estraneo di Lovecraft e al mito della caverna di Platone per intessere una storia letta miliono di volte, strutturata nella forma di un dialogo tra il protagonista e un barista, funzionale a criticare la società umana soprattutto nel raffronto con il mondo degli insetti (relatività della spazzatura). Omaggi forzati a Dylan Dog, con il limite di utilizzare per protagonista un individuo che non si fa remore nel riferire di essere stato uno scarafaggio, trovando altresì chi si mette ad ascoltarlo senza chiamare il CIM. 


11 LE REGOLE DELL'OMBRA di Valentina Di Rienzo. Magistrale nella stesura e nella capacità di coinvolgere il lettore. La storia attacca al libro da vero e proprio turn page, specie se si è cultori dei gialli a sfondo demoniaco/religioso. Debole l'epilogo, che sembra montato su un racconto destinato ad altro finale.


10 L'ORDINE DELLE COSE di Pietro Bonaccio. Altro racconto scritto e gestito in modo perfetto, nella forma della lettera da indirizzare alla propria amata. Soggetto già letto e rivisto, molto seconda guerra mondiale o guerra fredda, con una spia che racconta la sua storia fatta di denunce e relative deportazioni senza sconti. Forse il più drammatico dell'antologia.


9 EX DEUS di Alessio Petrolino. Fluido e di pronta soluzione, un piacere da leggere. È un romance mascherato da fantastico che immagina Dio incarnarsi in uomo per amore di una donna (dimenticate la mitologia greca). Epilogo melodrammatico e smielato, capace di toccare le corde dei lettori più sensibili fino ad apparire superiore rispetto a quanto in realtà non sia. Lampi visionare sulla creazione del mondo. Ingiusto vincitore, a mio avviso, naturalmente.


8 RIGENERAZIONE di Rebecca Santimaria. Piace per originalità e messaggio finale, con creature aliene chiamate a cooperare con l'uomo nella bonifica di pianeti extraterrestri da rendere abitabili. Sebbene latiti l'azione e fatichi a cambiare passo, spicca per la facilità e l'eleganza di scrittura per una storia che messa in mano ad altro autore sarebbe naufragata. Gran bella penna.


7 SEMPRE TUA FIGLIA di Leda Baol. Qui l'antologia sale ancora di un gradino. Trama non originale, ma ben narrata, addirittura con un risvolto giallo finale che contempla l'ipotesi dell'omicidio del proprio simile a benificio di interessi egoistici. Si prende la via degli universi paralleli dove le stesse persone, ignorando quanto avvenga nelle altre dimensioni, vivono esistenze diverse. Protagonista una ragazza alla ricerca della madre scomparsa. Ne resterà delusa.


6 UNITA' DI PRODUZIONE di Matteo Mancini. È il mio racconto. Non dovrei commentarlo, ma se non ne parlo io chi ne parlerà? Meno elegante di altri racconti, a causa di periodi spesso brevi e secchi, guadagna nella commistione tra sci-fi e body horror (è uno dei più inquietanti e granguignoleschi), cercando la componente onirica e il ritmo della narrazione senza appesantire con concettualismi e passaggi arzigogolati. Evidente critica sociale con epilogo pessimista. Sono riuscito a renderlo coinvolgente? Sembra di no.


5 UN CENTIMETRO di Fabio Aloisio. Lezione di scrittura e di gestione della trama, sebbene al servizio di una struttura ultra collaudata e vista decine e decide di volte al cinema (Ricomincio da Capo, Edge of Tomorrow, Auguri per la tua Morte, Le Dieci Morti di Ian Stone etc). Tiene sulla pagina il lettore, intrattiene e resta coerente nella sua prevedibilità.


4 MAGNIFICAT di Giulio Iovine. Ultra surreale. A differenza del racconto di Francesca Caizzi, sviluppa il tema del post-mortem in modo originale proponendo uno squarcio onirico estraniante non a misura di uomo, con le anime che continuano a recitare uno spettacolo per il divertimento di altri. Molto bello, specie nel suo consapevole atteggiamento evasivo (non ci sono risposte alle mille domande esistenziali).


3 SENZA NOME di Alessia Scali. Frettoloso nel finale (per esigenze di rispettare il limite di battute), è un chiaro omaggio alla narrativa di Dick e rappresenta alla perfezione quello che dovrebbe essere un racconto di sci-fi: intrattenimento, background di critica sociale, azione e coinvolgimento. Brava.


2 NELL'ARCHIVIO di Guido Del Giudice. Altro esempio di come dovrebbbe essere uno sci-fi popolare. Forse un po' troppo complicato in alcune spiegazioni (il passaggio di personalità da un corpo all'altro) snocciola continui cambi di prospettive, colpi di scena, sarcasmo e azione. È un giallo sci-fi con vari livelli di lettura senza tuttavia dimenticare una trama accattivante e intrigante. Al centro della narrazione c'è una nuova frontiera del capitalismo che arriva a espropriare i corpi umani dei debitori per effetto di programmi che guidano i corpi per indirizzarli in lavori socialmente utili. Ovviamente ogni scoperta ha le sue controindicazioni e gli utilizzi inappropriati. Colpi di scena continui, personaggi coinvolti in vicende intrecciate e un finale beffardo elevano il racconto nonostante alcuni spunti derivativi talvolta dichiarati (omaggio a Le Tre Bare di Dickson Carr) e talaltra meno (riferimenti ai vari Skelton Key e Get Out con la sottotraccia del furto del corpo e la relativa sostituzione della personalità). Un racconto dunque che si presta ad approfondimenti, tipo chiedersi cosa sia che caratterizza davvero un uomo (Del Giudice protende per la parte razionale del cervello). Il più sottovalutato del concorso.


1 COSI' è SCRITTO di Nork. Perla degna di weird tales. Fonde sword & sorcery, resuscitati ciechi (della trilogia del regista spagnolo De Ossorio) e la mitologia legata alle parche che controllano il destino degli uomini. Plot derivativo, ma narrato con sense of wonder e un taglio pulp che rende il tutto estremamente appetibile sul mercato. Inizio modalità Django di Sergio Corbucci. I miei più vividi complimenti


1 PECCATI PATERNI di Zakaria. Impressionante per l'età dell'autore.

giovedì 5 marzo 2026

Recensione Narrativa: BRIVIDIA a cura di Alessandro Balestra.

Curatore: Alessandro Balestra.
Anno: 2025.
Genere: Antologia di AA.VV. Horror.
Editore: Scheletri Ebook.
Pagine: 108.
Prezzo: 7,90 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Antologia del meglio della ventiquattresima edizione del concorso più iconico dell'underground horror italiano: 300 Parole per un Incubo. Non vi è autore dell'horror italiano, partito dalla gavetta, che non abbia preso parte ad almeno un'edizione di questa storica selezione. Gli anni sono passati, molti scrittori si sono alternati, ma il premio non è venuto meno. 300 Parole per un Incubo persiste a essere un'occasione di aggregazione ed è giusto preservarlo e incentivarlo sebbene il format (storie di trecento parole) non renda per nulla semplice il compito dei partecipanti. Giovani debuttanti e vecchi volponi del circuito si confrontano, in un incontro generazionale dove spesso l'esperienza fa la differenza. Alessandro Balestra, patron di scheletri ebook, ha qui selezionato ventisette racconti di livello abbastanza omogeneo, tutti debitamente illustrati. A parte un gruppo non troppo folto di racconti, che cercano di giocare sul fattore sorpresa o su ritmi incalzanti, la maggior parte delle storie sono esercizi di stile, talvolta senza colpi di coda. I sottogeneri trattati, come ovvio che sia, sono i più disparati: si va dai porno horror ai vampiri aristocratici, passando per demoni, alieni, zombie, bambole assassine, streghe, cimiteri maledetti, belle addormentate, paura del volo, disagi familiari, incombenza della morte, omaggi a La Sentinella di Frederic Brown e a pellicole cinematografiche quali Venerdì 13 e via dicendo.

Probabilmente non è la migliore antologia della serie, tuttavia può essere molto utile per approcciarsi al concorso e farsi un'idea per partecipare alle prossime edizioni.

Proseguo, di seguito, per gioco, predisponendo la mia classifica – del tutto personale – in ricordo delle prime edizioni, quando veniva pubblicata la graduatoria dal primo all'ultimo classificato di tutti i partecipanti (era una bella cosa, utile a capire la percezione di giudizio del lavoro presentato). Ovviamente sono gusti personali, per cui, se siete gli autori finiti nei bassifondi, non ve la prendete a male. Concludo dicendo che la vincitrice del concorso è stata Roberta Battini con Vampiria, una via di mezzo tra Nosferatu di Murnau (il finale) e Carmilla di LeFanu.

LA MIA CLASSIFICA.

PRIMA FASCIA

1° Classificato. AZ0340 di Gualberto Ferrari. Vecchia volpe del circuito horror, classe 1970, vincitore di svariati concorsi, finalista al Premio Odissea con Zetafobia poi pubblicato con Delos Digital. Az0340 è adrenalinico, completamente votato all'azione. Non vi è un attimo di tregua. Il lettore viene catapultato su un aereo di linea sventrato che sta precipitando nel vuoto, quando d'un tratto l'attenzione si sposta su una passeggera alquanto diabolica. Niente di nuovo, ma bel ritmo. Molto Carino.


2° Classificato. Il Pogo di Luca Bettega. Altro marpione della categoria, classe 1975, presente con Ferrari nell'antologia Ancora Vivi (2024) e pubblicato, tra gli altri, su Delos Digital. Anche questo è un racconto serrato fin dall'inizio, che gioca sulla tematica dei concerti black metal quale via di accesso per l'irrompere di strane forze che corrompono gli spettatori tramutandoli in qualcosa di altro. Quanto c'è di reale e quanto è frutto delle allucinazioni delle droghe assunte? Al lettore scegliere.


3° Classificato. Resilienza Proattiva di Daniele Treu. Autore già letto in Alieni Cattivi (Scheletri Ebook), dove non mi era piaciuto. Qua piazza un horror satirico, vagamente ispirato a L'Arte di Sopravvivere di Stephen King, ma declinato in modo originale. Manca di tensione, ma si poggia su una buona idea di fondo, persino superiore ai due precedenti racconti. Valido.


4° Classificato. Shopping di Matteo Mancini. Non si dovrebbe giudicare sé stessi, ma visto che si gioca non mi astengo. Sci-fi horror, anche questo satirico e più orientato su un messaggio di critica sociale di fondo da veicolare piuttosto che sulla tensione e sul ritmo indiavolato. Variante sarcastica degli zombi romeriani, declinati in modo originale ma poco pauroso. Carino il finale che, penso di poter dire, gli consente di guadagnare punti. Terzo autore proveniente da Ancora Vivi.


5° Classificato. Vampiria di Roberta Battini. Vincitrice del Premio Scheletri 2023, uscita nel 2025 con Black Dog Edizioni e qua vincitrice del 300 Parole per un Incubo soprattutto - mi viene da dire - per lo stile elegante. Il soggetto infatti è impersonale e unisce Carmilla a Nosferatu in un romanticismo vampiresco letto e visto dozzine di volte.


6° Classificato. Tripofobia di Manuel Marinari. Mio concittadino di Pisa, che non conosco e che è alle prime armi (da quel che leggo nelle biografie). Già pubblicato su Esecranda, Racconti dal Profondo e Soglia Oscura, propone un incubo della serie “chi di spada ferisce, di spada perisce”. Indicato per chi ha paura delle api.


7° Classificato. La Luce di Marcella Testa. Altra autrice piuttosto titolata, vincitrice del Premio Solaris 2009 e più volte apparsa sulla rivista Writers Magazine Italia. Versione alternativa della nascita con vaghi accenni a esistenze precedenti dalla prospettiva di un neonato che sta per essere espulso dal ventre della madre. Epilogo sinistro.


SECONDA FASCIA


8° Classificato. Sensazioni Letali di Demis Zampelli. Altra firma spesso presente in antologie riconducibili a concorsi. Racconto tecnicamente ben scritto, che guarda a pellicole quali Species, in un mix di sadismo e piacere sessuale. Le descrizioni dell'essere alieno e del contesto scenografico fagocitano i contenuti, tramutando il tutto in un puro esercizio di stile degno di uno spicy magazine.


9° Classificato. La Mala Carne di Filippo Toscano. Autore selezionato due volte, come Daniele Treu , Marinari e Laura Civiero. Qua propone un horror classico con bambole organiche e streghe. Piuttosto inquietante, sebbene impersonale.


10° Classificato. Psicopompi di Elisabetta Antichi. Terza autrice pisana (insieme a Marinari e al sottoscritto), ma solo di nascita. Storia ordinata, semplice, ma efficace soprattutto per l'epilogo. Una ragazza cammina sulla strada perseguitata da uno stormo di piccioni. Cosa si nasconde dietro lo strano comportamento degli uccelli? Il titolo del racconto è tutto un programma.


11° Classificato. Il Netturbino di Andrea Fassi. Uno dei racconti con i migliori spunti di partenza, ma che non funziona come dovrebbe. Comunque perfetto per uno spot di sensibilizzazione sociale finalizzato a promuovere l'importanza di differenziare i rifiuti.


12° Classificato. Dietro la Porta di Filippo Toscano. Toscano è un autore che sa inquietare e lo fa anche in questo racconto, che prende spunto dalla sottotraccia del baubau per parlare della morte. Manca però qualcosa per fargli fare il salto qualitativo.


13° Classificato. Il Sopravvissuto di Laura Civiero. Classe 1992, una laurea in cinema, ci propone La Sentinella di Frederic Brown dal punto di vista dei ratti. Si scommette tutto sulla rivelazione finale per un'idea trita e ritrita che, evidentemente, continua a funzionare.


14° Classificato. Era solo una Povera Vecchia sempre di Laura Civiero. Altro tema classico: la rapina nell'abitazione di una strega. Finirà male, indovinate per chi...


15° Classificato. Mors tua Vita Mea di Alessandro Marinelli. Vecchia conoscenza per i lettori di scheletri ebook. Torna il porno horror necrofilo per una storia che ha poco o nulla di originale, mantenendosi nella comfort zone. Ricorda la copertina de L'Alba dei Morti Viventi di Dylan Dog versione porno. Funziona e piace a Balestra.


16° Classifico. Per Sempre di Ettone. Puro esercizio di stile, tecnicamente valido e capace di suscitare tensione. Finale tronco che non consente al racconto di rivelare una qualche prospettiva utile ad andare oltre al mero thrilling.


17° Classificato. Riflessi Prompt di Daniele Treu. Propone un dialogo tra l'autore e l'intelligenza artificiale finalizzato a creare un mostro. Il finale è ultra prevedibile. Si comincia a scricchiolare. Alle porte della terza fascia.

TERZA FASCIA

Preferisco evitare di continuare nella classifica, mettendo i restanti racconti a pari merito in diciottesima posizione. Vediamo comunque di spendere qualche parola. Caro Babbo Natale di Gianni Spagnolo propone un Natale nel corso di una vera e propria apocalissi zombie. Al di là del contesto scenografico e della capacità dei bimbi di sognare anche in contesti proibitivi, non vi è altro. Carta e Saliva di Diego Cocco è forse il più disgustoso dell'antologia, parte in modo valido ma si perde in un epilogo deludente all'insegna di una follia che lascia perplesso il lettore. Il Seme di Sara Boldetti è tra i più riusciti di questo lotto, sebbene proponga (ed è il terzo a farlo) l'accoppiamento sessuale tra una donna e un essere mostruoso. Un altro racconto a tratti convincente è Il Ministro di Giuseppe Vivona, che prova la via della satira politica senza tuttavia graffiare come dovrebbe. Sarò la tua Casa di Giulia Lorenzetto ha dei momenti validi (si parla di femminicidio), ma vanifica il tutto in un epilogo deludente che non scuote il lettore né amplifica il messaggio di fondo. Lo stesso si potrebbe dire per Voragine d'Amore di Manuel Marinari, meglio strutturato per quel che riguarda il tentativo di critica sociale (nella fattispecie l'incapacità dei genitori di ascoltare i figli). Bacio d'Amor di Monia Guredda è una variante, più parodistica che horror, della fiaba della Bella Addormentata. Soldi Facili di Ottavia M. Corazza si dilunga in elucubrazioni durante una seduta di allenamento in palestra, in vista della rivelazione finale (che difficilmente scuoterà il lettore). Podcast di Monia Guredda è un omaggio agli slasher stile Venerdì 13 che nulla aggiunge, a parte ironizzare (non a torto) sulla stupidità umana e sul turismo macabro.

CONCLUSIONE

Lettura veloce ed economica. C'è qualcosa di divertente e molto di già letto. Le raffigurazioni, tutte calibrate sui testi dei racconti, donano qualcosa in più. Da leggere per tutti coloro che pensano di poter partecipare al premio. Se siete sicuri di poter fare meglio, non avete che da mettere mano alla tastiera e inviare il vostro racconto del terrore.

giovedì 19 febbraio 2026

Recensione Narrativa: PET SEMATARY di Stephen King.

Autore: Stephen King.
Titolo Originale: Pet Sematary.
Anno: 1983.
Genere:  Horror.
Editore: Sperling & Kupfer.
Pagine: 426.
Prezzo: 8.50 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.

Da molti reputato - insieme a It - il romanzo più pauroso nella produzione di Stephen King, Pet Sematary è stata un'opera travagliata tanto che lo stesso autore la ripose in un cassetto per anni (scrittura iniziata nel 1979) ritenendola troppo inquietante per essere pubblicata, salvo dovere poi cedere alle pressioni editoriali per non incappare in penali. In effetti, è un romanzo che ha momenti davvero blasfemi, come la profanazione della tomba di un figlio di due anni appena tumulato oppure l'idea del ritorno dalla morte dopo una lunga marcia in un bosco maledetto avvolto da nebbie e popolato da spiriti diabolici. King struttura il romanzo guardando alla propria vita privata, escamotage che non può che amplificarne, per l'autore, la portata disturbante della vicenda. Tutta la prima parte, infatti, propone situazioni accadute nella realtà, come il trasferimento di King in una casa in aperta campagna attraversata da una superstrada battuta dai camion, sul retro della quale sorgeva un cimitero di animali. Sempre dalla realtà arriva la morte del gatto della figlia dell'autore e persino la rincorsa di Stephen King per evitare che il piccolo Owen venisse travolto da un camion in corsa.

Lo sviluppo della narrazione è molto lento e la costruzione prende spunto da Cujo (1981), peraltro citato direttamente nella storia. I rapporti familiari infatti sono centrali, veicolati da una narrazione che si spalma per oltre un anno, grazie alle interazioni tra moglie e marito, ai colloqui con i vicini o i colleghi di lavoro e persino alle liti con i genitori della moglie. Cardinale è il tema della morte e dell'elaborazione del lutto. “Ciò che realmente è la morte è il punto in cui il dolore cessa e cominciano i buoni ricordi, non la fine della vita, ma la fine della sofferenza”. King parte da tali premesse per guardare al coevo Zeder (1983) diretto dal “nostro” Pupi Avati, da cui arriva l'idea dei terreni che consentono ai morti di ritornare seppur privati dell'anima, e al racconto The Monkey's Paw (1902) di William Jacobs, da cui viene presa l'idea del figlio deceduto che ritorna per desiderio dei genitori nella forma di un morto vivente. Interessante anche la componente demoniaca (si parla di Wendigo, uno spirito malevolo di cui si avvisa la minaccia sebbene non si veda davvero mai) che possiede i corpi dei ritornanti. Questi ultimi (sia nell'eccellente flashback che all'epilogo) si esprimono un po' come Pazuzu in The Exorcism (1971) di William Blatty, ovvero rivelando particolari scabrosi sulla vita privata dei vari personaggi con cui si trovano a interloquire.

Sebbene portato eccessivamente alle lunghe (non manca un certa ripetitività di scene) e con pochi avvenimenti di rilievo (la morte del gatto, gli incubi precognitivi del protagonista, la morte del bimbo, il flashback sul precedente storico, il trafugamento della salma e le ultime cinquanta pagine), il romanzo beneficia di uno tra i migliori epiloghi (seppure telefonato e prevedibile fin dall'inizio) della produzione kinghiana, sia per componente horror (tutta la parte nella foresta infestata che porta al cimitero indiano è davvero notevole) che per distacco da quelle situazioni "teenager" tipiche degli anni '80. La componente fantastica/occulta di Pet Sematary è molto più tradizionale e weird rispetto alla media dei romanzi del Maestro del Maine, delineando i connotati di un romanzo disperato e cupo (dove il bene non vince) in linea alla tradizione di Weird Tales piuttosto che al modern horror alla Richard Matheson.

Fin da subito apprezzato, ebbe una valida trasposizione cinematografica nel 1989 affidata a Mary Lambert, oltre che un sequel e un remake. Fu altresì omaggiato dal gruppo punk dei Ramones. Tra i migliori romanzi di sempre di King.


 "I gatti erano i gangster del mondo animale, vivevano come fuorilegge e spesso come tali morivano. Molti di loro non invecchiavano accanto al fuoco."

lunedì 16 febbraio 2026

Recensione Narrativa: IL VOLTO DELLA PAURA di Dean R. Koontz.

Autore: Dean R. Koontz. 
Titolo originale: The Face of Fear.
Anno: 1977. 
Genere: Thriller. 
Editore: Bompiani (1994). 
Pagine: 250. 
Prezzo: Fuori catalogo.
 
Commento a cura di Matteo Mancini.  

Opera minore di Dean R. Koontz, uscita negli Stati Uniti nel 1977 sotto gli pseudonimi Brian Coffey o K.R.Dwyer, quando lo scrittore era conosciuto soprattutto in veste di autore di fantascienza ed era in cerca di conferme nel thrilling. The Face of Fear, infatti, è un vero e proprio thriller (con un paio di colpi di scena), quasi privo di elementi sovrannaturali, piuttosto breve e caratterizzato da un taglio cinematografico che punta tutto sull'azione e sull'adrenalina. La lettura scorre veloce e incolla alla pagina senza suscitare noia. Gli stessi eventi si sviluppano dalle 00.01 di un venerdì invernale alle 04.00 del sabato (dunque ventotto ore). A differenza delle opere più famose dell'autore, solito concedersi parentesi e sottotracce sovente superflue rispetto alla trama, il narrato è strettamente funzionale a un romanzo di puro ed esclusivo intrattenimento. Koontz parte dallo stesso spunto che innesca la catena di omicidi di Profondo Rosso (1975) di Dario Argento, ovvero la presenza di un medium che, durante uno spettacolo pubblico (nella fattispecie televisivo), avverte l'omicidio compiuto da un pazzo già autore di una catena di assassinii a danno di giovani donne di New York. Da qui prende avvio la caccia del killer ai danni dell'uomo che potrebbe, nelle sue visioni precognitive, riconoscerlo. Ciò è quello che percepise il lettore (ma vi è sotto un altro motivo). Il romanzo spicca in modo particolare per l'inusuale ambientazione. La storia è in buona parte inscenata all'interno di un grattacielo di quaranta piani che, data l'ora tarda e la presenza esterna di una bufera di neve, rimane del tutto isolato e senza luce. I vari piani, infatti, sono occupati da uffici commerciali e pertanto all'interno della struttura si troveranno ad agire il killer e i due protagonisti: il medium e la fidanzata. Un canovaccio che qualche decennio dopo sarà al centro di pellicole quali Panic Room (2002) o Trespass (2011), film caratterizzati da protagonisti chiusi all'interno di un edificio braccati da killer che li vogliono eliminare. Interessante inoltre l'idea del medium impiegato dalla polizia per risolvere i casi, grazie a un potere che ha sviluppato a seguito di un trauma cranico, un po' come avverrà con il Johnny Smith di The Dead Zone (“La Zona Morta”, 1979) di Stephen King di due anni dopo (romanzo di ben altra caratura). Anche la trovata del protagonista che svela in diretta tv il nome della successiva vittima del killer connesso alla serie su cui indaga la polizia rimanda ad altre opere successive, penso, in parte, a Io Uccido (2002) di Giorgio Faletti.

Koontz, come suo solito, gioca sui dettagli truci, messi in atto da un killer squartatore (chiamato, non a caso, “Il Macellaio”), e su flashback scabrosi di matrice sessuale in cui vediamo il villain intrattenere rapporti amorosi a tre che coinvolgono anche il proprio partner in crime (di sesso maschile) in una sorta di omosessualità di matrice intellettuale. Viene in gioco l'idea del doppio che, spesso e volentieri, tornerà in altre opere dell'autore. Koontz lavora abbastanza bene sulle caratterizzazioni. Delinea con cura il protagonista che dovrà farsi forza per superare le paure legate a un trauma fisico patito durante la scalata dell'Everest.

Molteplici i riferimenti alla criminologia, con menzioni a serial killer davvero esistiti: dalla “Famiglia Manson”, passando per “Lo Strangolatore di Boston” fino alla coppia Leopold e Loeb. È proprio quest'ultimo caso, degli anni venti del secolo scorso, a fungere da ispirazione del romanzo. Il movente alla base degli omicidi tuttavia è piuttosto delirante e artefatto. Koontz prova a rendere unico il romanzo, ma lo trasforma in qualcosa di inverosimile. Tira in ballo le filosofie del super-uomismo di Nietzsche e la poesia di William Blake per proporre un disegno “missionario” che intenderebbe utilizzare gli omicidi quale via rivoluzionaria per sovvertire il sistema in favore di una classe di individui superiori destinati a prendere il comando del mondo (strano che non si citi La Repubblica di Platone). L'idea di dare avvio, con due soli soggetti, a un terrore tale da sconvolgere l'ordinamento socio-politico di una città come New York è del tutto assurdo, specie se si vogliono fare passare i due villain come soggetti brillanti e intelligenti e non invece quali due individui malati di mente. È vero infatti che gli omicidi chiamano altri omicidi (per effetto dei copycat), ma è altrettanto vero che è impensabile poter pensare di generare un caos tale da sovvertire il sistema politico, pretendendo di gettare le premesse per poter poi essere eletti sindaci. Sorvolando su tali aspetti, il romanzo scorre benissimo nella sua prima metà, mentre tende a diventare roppo descrittivo nella seconda parte, tutta giocata sul tentativo di fuga esterno dal grattacielo. Koontz pare volere omaggiare quella che è una sua passione: l'alpinismo. Muniti di corda, chiodi e martelletto, i nostri ciondolano nel vuoto all'esterno di un grattacielo di quaranta piani, tra proiettili che sibilano e coltelli che tagliano le corde. La tensione, pertanto, non è certo latente e costituisce il punto di forza del progetto.

Alla fine The Face of Fear va preso per quello che è: un romanzo di intrattenimento che, se trasposto su pellicola, sarebbe un B-Movie in odore di slasher.

In Italia arrivò quindici anni dopo l'uscita americana, preceduto da opere più famose che l'autore aveva scritto successivamente e che lo consacrarono quale scrittore di best seller quali Phantoms!, Watchers (“Mostri”), Strangers, Whispers (“Sussurri”), The House of Thunder (“La Casa del Tuono”), Lightning (“Lampi”), Hideaway (“Cuore Nero”), The Voice of the Night (“La Voce della Notte”), The Bad Place (“Il Posto del Buio”) e altri, giusto per sfruttare il successo di un autore ormai da in cima alla classifica delle vendite. Ecco che The Face of Fear è un romanzo per completisti o per chi sia in cerca di una storia di tensione piuttosto veloce. Il miglior Koontz è altrove.

Di solito quando studio o tocco un oggetto direttamente collegato con l'omicidio, posso captare l'emozione, la mania, la passione che era dietro il crimine. È come saltare dentro un fiume fatto di pensieri violenti, sensazioni, immagini...