Autore: AA.VV. a cura di Circolo Culturale Esescifi.
Anno: 2026.
Genere: Horror.
Editore: Indipendente.
Pagine: 272.
Prezzo: 14.00 euro.
Secondo tomo dei racconti finalisti all'undicesima edizione del concorso Esecranda. Sedici racconti su trenta selezionati, gli altri quattordici (tra cui i tre vincitori e i tre menzionati) sono nel primo volume.
Lotto molto omogeneo, stilisticamente più elegante rispetto al primo ma, al tempo stesso e in media, meno divertente (forse sta in questo la chiave giusta per interpretare le scelte della giuria). A livello generale, calano ritmo, l'intrattenimento pulp (comunque presente in alcuni racconti) e soprattutto tende a sparire il sense of wonder. Gli autori scelgono, in via prevalente, approcci più realistici dove, talvolta, il soprannaturale è addirittura assente. Al netto di questo, sarebbe tuttavia ingiusto considerare questa antologia il lato B del concorso. In primis ci sono diversi racconti da top quindici assoluta, uno dei quali, a mio modo di vedere, da considerare quantomeno nel lotto dei racconti meritevoli di menzione. Quello che tende a cambiare, rispetto al tomo 1, è l'approccio, con molti autori, peraltro tecnici ed eleganti, che forniscono la sensazione di provenire da altri contesti e di essersi misurati con un genere non loro.
Tra i nomi coinvolti si segnalano Carlotta Leone (finalista al Premio Urania Short 2026), Matteo Scarfò (filmaker molto conosciuto nel circuito indipendente soprattutto legato alla scifi), Paolo Soli (quarto al Terni Horror e secondo all'Abruzzo Horror Festival), Oliverio Zecca (laurea magistrale in Cinema e Media all'Università di Torino e lunga trafila presso la Scuola Giovane Holden), Francesco Di Gangi (finalista Premio Odissea e Premio Kipple), Giada Venturini alias Abigail Lefay (arriva dalla Rudis Edizioni, presso la quale è uscita nel 2025 l'antologia Genius Loci a cura di Gianfranco De Turris, vincitrice del Premio Fantascienza all'8° Concorso Nazionale Book Tribù, terza alla seconda edizione del concorso internazionale Fantastici Mondi), Daniele Treu e Simone Pancotti (specialisti sulla breve distanza nella disciplia horror, già apparsi su Scheletri Ebook e Esecranda) nonché altri eccelsi profili. Tra i non finalisti nella top trenta (NP certificati) si nota la presenza di menzionati al Premio Solinas, vincitori Kipple, vincitori Rill, vincitori del Premio Urania (non lo short), piazzati alla Paura fa 90 del FiPiLi Horror Festival, esponenti seriali delle Edizioni Scudo, docenti di lettere, finalisti al Torino Horror Festival, Abisso e Visioni del Domani (Tabula Fati), appartenenti all'Accademia Independent Legion Publishing del tre volte vincitore al Bram Stoker Award Manzetti e vincitori del Premio della Critica al Premio Giovane Holden. Questo per sottolineare le categorie a confronto (pressoché le apicali del panorama italiano legato al mondo dei concorsi horror) e l'importanza del premio nonché la serietà della giuria che non guarda in faccia nessuno (a prescendere da opinioni più o meno condivisibili).
In questo lotto, manco a farlo apposta e visti i curriculum dei più titolati compagni di avventura, brilla Francesca Faramondi, una correttrice di bozze e ghost writer che definirei di lusso. Il suo Patton e Ike (il titolo nel testo è errato e indicato quale “Pattone”) affronta in modo malinconico e magistrale il tema dell'elaborazione del lutto. Il piglio è decisamente kinghiano o, meglio ancora, ricorda per certi versi Voluntary Committal (Ricovero Volontario, 2005) inserito nell'antologia 20th Century Ghosts di Joe Hill (figlio del Maestro del Maine). Forse troppo ampolloso in struttura, con caratterizzazioni troppo dettagliate, ma esaltato da una gestione della storia degna di una scrittrice di grande classe. Eccezionale padronanza linguistica, per un nome sicuramente da appuntare sui taccuini (se esistessero nel contesto di riferimento editori degni di chiamarsi tali). L'elemento soprannaturale è presente e assume valenza metaforica. Il tema è quello dei viaggi astrali, in chiave Patrick (1978) di Richard Franklin rimodulato nell'ottica dell'amore di un marito per la moglie e i figli che va oltre la morte. La sensibilità femminile è marcatissima, tocca corde emotive nel finale più emozionante di tutta l'antologia (compreso il primo tomo). Davvero bello, complimenti. A mio avviso, è da top ten assoluta del concorso con possibilità di avere singoli giudizi da potenziale vittoriosa.
Dietro Patton e Ike, secondo la modestissima opinione del sottoscritto nettamente superiore rispetto agli altri, brilla Il Re dei Burattini di Paolo Soli. Scrittore veterano, classe 1966, non appartenente al genere di riferimento e proveniente dal mondo della poesia (quattro raccolte all'attivo). È uno dei pochi racconti del lotto a possedere un'anima pulp. Siamo nell'ambito del body horror da museo delle maschere di cera. Ambientato in un'Inghilterra tardo vittoriana, si muove sulle coordinate tipiche degli spettacoli freak (viene citato Merrick) per sviluppare una trama che innovativa certo non è (si veda Der Albino di Meyrink) ma che funziona dannatamente bene. Ottima e dannatamente pulp la chiusura. È un racconto che non ha il passo per vincere in questo contesto, ma che è perfetto per essere messo a supporto di storie più strutturate e più originali. Da top ten assoluta.
Un
altro racconto che prende le mosse da soggetti classici e
ultra-abusati (il viaggio inconsapevole con la morte) è Esmeralda
di
Pier Luigi Lemmi, una storia molto sensibile sul tema
dell'ineluttabilità della morte. Lo firma l'autore più maturo del
concorso, dall'alto dei suoi settantaquattro anni (i miei complimenti
per essersi misurato). Bel ritmo, dialoghi capaci di tenere
costantemente desta l'attenzione e una punta di erotismo che non
guasta e che è assente negli altri ventinove racconti. Piace la
sensibilità, che definirei femminile, con un protagonista ormai
stanco di vivere e alla deriva al punto da intraprendere un viaggio su un bus
verso una destinazione ignota. L'uomo, durante il viaggio, si invaghisce di
una passeggera bruttina, ma in grado di conquistargli la mente.
Racconto riflessivo e molto maturo (cosa è la bellezza?), ben trattato, nonostante una primissima parte
dove pecca (a mio modo di vedere) di un eccesso di descrizioni
superflue. Epilogo ottimista. È perfetto per fungere da racconto
riempitivo. Assai più fantastico che horror. Bello.
Sfoggia grande classe stilistica Francesco Di Gangi, non a caso mattatore al Premio Odissea e al Kipple, col suo I Tragici di Laugeri La Bella – Una Storia di Guerra, una sorta di racconto alla Maurizio Bianciotto che intreccia storia (sbarco dei mille in Sicilia), battaglia e horror in salsa gotica. Spaccato dello sbarco dei Mille in Sicilia che abbraccia l'horror per la presenza di creature autoctone licantropiche. Niente novità, ma molto ben narrato e costruito. Meritava il primo volume.
Non
sfrutta appieno le potenzialità offerte dal bando Simone Pancotti,
specialista del concorso, col suo Non
è mai Successo.
Weird puro che allude molto, lasciando volontariamente in sospeso
molti dei possibili sviluppi che la trama potrebbe avere. Costruito
in funzione del finale, perfettamente coordinato col titolo, propone
due paralleli piani della realtà col presente che cambia il passato e rimodula il presente stesso. Horror puro, uno dei rari dell'antologia, con un
buon inizio e un eccellente sviluppo centrale che lascia in attesa di una parte finale in crescendo (si parla di un villaggio maledetto
presso il quale si sta dirigendo il protagonista e dove tutti si suicidano). L'epilogo,
frettoloso, seppure congeniale alla vicenda, lascia un po' di amaro
in bocca per quello che sarebbe potuto essere. Presenti alcuni
momenti horror tra i più efficaci dell'intero lotto dei trenta. Bravo Pancotti.
Piega sul rape & revenge non sovrannaturale Daniele Treu che sviluppa Hope con una sensibilità femminile che deborda in un granguignolesco finale. Poco orrore e molta drammaticità. Propone il tema dell'elaborazione del lutto, la morte di un padre funge da leitmotiv, miscelandolo a quello dello stupro in vista della vendetta finale. Non in grado di sconquassare le giurie, anche perché molto breve, eppure ben impostato e meritevole di pubblicazione.
A metà strada tra Non è mai Successo e Hope si assesta Allontanarsi dalla Linea Gialla di Matteo Russolillo, che brilla soprattutto per tecnica narrativa ed eleganza espositiva nella costruzione delle frasi. Il tema dello stupro si fonde a quello del viaggio su un treno fantasma. L'onirismo di Pancotti si miscela con la paradigmaticità di Treu tuttavia, nonostante Russolillo dimostri maggiore padronanza nel registro linguistico, il racconto funziona meno rispetto agli altri due e non tiene sempre viva l'attenzione del lettore. Necessiterebbe di qualche taglio e qualche scossone centrale.
Un altro racconto scritto in modo magistrale è Tommy del giovane Oliviero Zecca (classe 1998). Scrittore di grande talento e dal curriculum in evoluzione che qua concede troppo alla tecnica e all'impronta drammatica, di gran lunga superiore alla concretezza e alle fiammate tipiche dello specialista horror. La base è chiaramente Black Phone di Joe Hill anche se i dialoghi, mai banali e sempre ben costruiti, ne personalizzano la resa. Non l'avrei messo nei top venti, ma l'autore ha tutta la mia ammirazione per l'invidiabile stile. Avanti così.
Non è da meno Matteo Scarfò che, tuttavia, dimostra di essere più a suo agio con la narrativa di genere (per ritmo e coinvolgimento), muovendosi tra scifi (decisamente prevalente), giallo d'indagine e parapsicologia kinghiana. Il suo È un Pagliaccio Cattivo e io lo Ucciderò è un bel racconto, forse non calibrato sul bando, dal momento che non può definirsi un horror. Notevole gestione dei personaggi, con dialoghi eccellenti. Squisiti omaggi nei nomi (da Derletti a De Pascali). Manca un po' di cattiveria. Lo sviluppo crescente non aiuta a tenere in tensione il lettore. A ogni modo e per il contesto, è un altro scrittore di classe.
Una storia ad alto tasso di sensibilità femminile è Il Compagno Oscuro di Valentina Scubla che riporta i lettori sulle coordinate dell'orrore demonologico, già affrontato nel primo volume da Fighera e Mancini. Pur riprendendo elementi dalla tradizione cinematografica horror quali il coltello particolare che può uccidere un demone (stile i coltelli di Bugenhagen in Omen – Il Presagio), la confraternita che vuol uccidere il diavolo (stile Giorni Contati) o la capacità del diavolo di prendere possesso dei corpi di persone diverse per presentarsi e avanzare offerte alla protagonista (molto stile Il Tocco del Diavolo), la storia prende la via (a pericolo esclusione dal lotto) del demoniac romance mostrando un'evidente anima femminile di fondo. Non è dunque una storia da pulp magazine e probabilmente non guadagna punti in una valutazione prettamente “maschile”, ma è stata giustamente selezionata e conquista la mia personale top twenty. Valentina Scubla è un altro nome da appuntare sui taccuini degli infingardi editori. Forse più adatta per il romance fantasy.
Questo secondo me è il meglio dell'antologia, di livello indubbiamente buono, soprattutto stilisticamente. A parte, Faramondi, Pancotti e Soli, manca - lo ripeto - il passo pulp, cattivo o capace di tenere sulle spine.
Gli altri sei racconti non sfigurano ma, a mio modo di vedere, sono inferiori. Più in linea rispetto a molti altri col genere, Abigail LeFay (al secolo Giada Venturini) con L'Archivista delle Percezioni. Racconto breve, narrato in seconda persona, stile librogame, allo scopo di calare il lettore nel corpo della vittima di un serial killer torturatore. Torture in piena regola, col tema della mutilazione carnale che potrebbe favorire l'approvazione di un pubblico di lettori giovanili, anche perché la storia è ordinata e soprattutto priva di fronzoli (ma anche di struttura). Potrebbe valere l'inserimento nella top twenty anche se soffre di originalità. Io gli preferisco altri racconti, ma è gusto personale.
La Madre delle Invenzioni di Cristiano Montanari, a mio avviso, perde il confronto con Il Re dei Burattini, con cui condivide la tematica finale sulla quale viene sviluppato il resto. Prima parte troppo lenta e poco coinvolgente, diluita da una serie di descrizioni sacrificabili. Presenza di qualche refusetto, ma ci si passa sopra. D'effetto il finale, probabilmente spunto di partenza dell'intero racconto. Più adatto a un concorso sulla breve distanza.
La Casa al Civico 31/10 di Carlotta Leone è stata una delle mie delusioni. La scrittura è valida, del resto qua si ha a che fare con una finalista (al momento) all'Urania Short. Il tema è quello delle case infestate o, meglio ancora, di una casa abbandonata che acquista vitalità a sé stante. Non colpisce e non intrattiene stimolando divertimento e/o coinvolgimento.
Il Vampiro del Lago di Giuseppe Berti è un puro omaggio al Dracula di Bram Stoker nella parte relativa alle indagini di Van Helsing. Il riferimento va dalla cura di Lucy Westerna fino alla sua uccisione con un paletto di frassino piantato nel cuore. Epilogo in stile Nosferatu per un racconto ben scritto e ben gestito, che guarda anche all'episodio di Donald Sutherland nel film Le Cinque Chiavi del Terrore. Ben scritto quanto trito e ritrito.
Possiede
un'anima horror Il
Fuoco Dentro
di Samuele Secchiero senza tuttavia spiccare né per stile né
per elaborazione trama. Un'apprendista paga sulla propria pelle i
segreti del maestro artigiano che, in realtà, è un alchimista che
intrappola le anime delle proprie vittime nelle zucche che confeziona
per essere vendute quali abat-jour. Carino ma, nei trenta, si trova
contrapposto a “rivali” agguerriti: da una parte i tecnici,
dall'altra gli intrattenitori e nel mezzo... troppo pericoloso.
Non Disinstallarmi di Roberto Faccioli è una ghost story caratterizzata dalla variante tecnologica. A mio modo di vedere, è il più debole del lotto.
Nel prossimo post pubblicherò le mie conclusioni sull'intero concorso e sull'importanza che gli autori si esprimino sul lavoro dei colleghi, invece di dire: "o perché lo devo fare io...? la vita è breve... non sta mica a me...? Io mi annoio a leggere gli altri. Sei presuntuoso e devi rispettare le opinioni degli altri". Io intanto le opinioni le manifesto, gli altri un mucchio di discorsi poi sono i primi - nei fatti - a disprezzare il movimento di cui fanno parte e i lavori degli altri, interessandosi solo dei propri piazzamenti per cercare di vendersi per 50 euro al migliore offerente.









