Autori: Jeffery Deaver.
Titolo Originale: Twisted, 2003.
Genere: Antologia Thriller.
Editore: Sonzogno (2004).
Pagine: 408.
Prezzo: 11,00 euro.
Mi chiamo Matteo Mancini, sono nato a Pisa nel 1981 e abito nell'indipendentista Tirrenia. Sono un grande appassionato di B-Movie (dallo spaghetti western, passando per il "poliziottesco" e proseguendo con thriller e horror). Tra le mie tante passioni le più forti sono la narrativa specie del genere fantastico scuola weird tales e la scrittura. Nella foto mi vedete, al centro, con a dx Antonio Tentori e la "giallista" Cristiana Astori, e alla mia sx Mr.B-Movie Dainelli e Ivo Gazzarrini.
Elenco
- Cinema
- Ippica
- Narrativa
- Pubblicazioni Personali
mercoledì 4 novembre 2026
Recensione Narrativa: SPIRALI di Jeffery Deaver.
giovedì 29 ottobre 2026
Recensione Narrativa: RELIC di Douglas Preston & Lincoln Child.
Autori: Douglas Preston & Lincoln Child.
Anno: 1995.
Genere: Horror / Thriller.
Editore: Sonzogno.
Pagine: 378.
Prezzo: 10,85 euro.
Douglas Preston e Lincoln Child battezzano il loro debutto letterario nel 1995 con la pubblicazione di Relic, vendendo qualcosa come un milione di copie e conquistando i diritti per l'adattamento cinematografico, poi diretto nel 1997 da Peter Hyams. Basi fin da subito solide, al punto da dare seguito alla celebre saga dell'agente dell'FBI Aloysius Pendergast, un personaggio costruito attingendo direttamente agli insegnamenti lasciati da Sherlock Holmes. Aristocratico, colto e appassionato d'arte. Svolge il lavoro di poliziotto più per hobby che per necessità. Nel corso della serie, diverrà protagonista di un fil rouge che lo vedrà contrapposto al fratello. Ventidue i romanzi che lo riguardano, scritti a quattro mani dal 1995 al 2024, a cui si aggiungono altre serie (per un totale di ulteriori sedici romanzi) e le rispettive opere soliste, per una prolificità della coppia ai massimi livelli. Le storie di Preston & Child sono caratterizzate da un forte retrogusto horror, seppur costruite sullo schema del thriller/giallo alla X-Files. Criptozoologia, complotti, ufologia, serial killer, vampiri, misteri antropologici, avventura e persino viaggi nel tempo connaturano il ventaglio di soluzioni offerte dall'ispirato binomio, oggi reputato tra quelli di maggior successo in assoluto nel panorama contemporaneo.
Esperto di archeologia e di spedizioni scientifiche in ambienti esotici, Douglas Preston (classe 1956) associa il suo bagaglio tecnico a quello apportato dal collega Lincoln Child (di un anno più giovane), raffnato editor e cultore del genere horror. Il risultato finale è una perfetta alchimia tra rigore documentaristico, suggestioni gotiche e ritmi serrati da bestseller. Caratteristica specifica delle loro storie è l'impostazione scientifica attraverso la quale spiegano fatti in apparenza assurdi o fantastici. Curiosa la loro metodologia di lavoro: residenti in città diverse, condividono una scaletta iniziale e si assegnano singoli capitoli revisionando poi via email quelli dell'altro fino ad assemblare il tutto in un'ottica condivisa.
LA RECENSIONE DEL LIBRO
Debutto sfolgorante della coppia Preston & Child che vende oltre un milione di copie amalgamando idee già ben conosciute dagli appassionati della narrativa di genere. Relic è un classico romanzo derivativo di impronta cinematografica, a metà strada tra horror e action, che deve molto a Jaws (“Lo Squalo”) di Peter Benchley, da cui deriva tutta la parte dell'inaugurazione della mostra sulla superstizione giudicata irrimandabile (ne deriverà il pandemonio) dai responsabili del museo di Storia Naturale di New York (con beffeggiamento e intralcio politico dei poliziotti che vorrebbero chiudere il museo), ma anche a Lovecraft (spunto iniziale del reperimento di un diario di un ricercatore e di una statuetta di un demone di una specifica popolazione amazzonica ovvero la tribù Kothoga del bacino superiore del Rio delle Amazzoni), a Il Fantasma dell'Opera di Gaston Leroux (tutta la parte nei sotterranei del museo tra insidie, vicoli ciechi e trappole), a Dracula di Bram Stoker (da cui viene ripresa la parte della morte dell'intero equipaggio della nave che trasporta le casse spedite in Inghilterra), a Jurassic Park (l'ambientazione immersa tra gli scheletri dei dinosauri e dei grandi mammiferi), The Lost World (“Il Mondo Perduto”) di Conan Doyle (idea del promontorio vergine su cui sopravvivono forme preistoriche di fauna e di vegetazione), King Kong (l'idea del mostro vezzeggiato e venerato dagli indigeni alla stregua di un dio) e ad Aliens Scontro Finale di James Cameron col mostro che elimina, uno a uno, gli incursori dell'esercito tra sparatorie e squartamenti. Queste sono le coordinate del romanzo, peraltro dilatato in più punti e condotto con un'impostazione corale. Aloysius Pendergast, agente dell'FBI che indossa abiti di Armani rigorosamente neri, tende a spiccare sul resto della compagnia per la sua parlantina sciolta e la cultura ben superiore alla media, ma non può definirsi il protagonista assoluto della vicenda. E' solo il fiore all'occhiello d una pletora di personaggi ben scritti, molti dei quali con ruoli determinanti. È il caso del Tenente D'Agosta, che tornerà anche in altri romanzi della serie, della dottoranda Margo Green, del Dr Frock con la sua tesi sull'Effetto Callisto ("dal mito greco secondo il quale una giovane donna si era trasformata di colpo in una creatura selvaggia"), il giornalista William Smithback alla caccia dello scoop della vita e dell'ottuso agente dell'FBI Coffey, mosso dalla politica per arginare Pendergast e la sua volontà di bloccare l'inaugurazione della mostra. Tutti inizialmente pensano di avere a che fare con un serial killer asserragliato nei sotterranei del museo e dal modus operandi alquanto grandguignolesco. Le vittime vengono trovate decapitate, con i crani scoperchiati e il cervello in parte asportato. Il rinvenimento di un artiglio simile a quello di un dinosauro e l'impiego di un programma informatico assai evoluto (questa è la parte meno riuscita del testo) consentiranno, mediante anche la scansione del DNA, di capire di essere alle prese con un mostro criptozoologico, una creatura a metà strada tra un rettile e un primate che potrebbe essere stata responsabile dell'estinzione dei dinosauri e che secondo una leggenda di una tribù di indigeni estinta ("una setta di stregoni che sapevano farsi obbidre dai demoni") sarebbe Mbwun - Colui che cammina a quattro zampe - un demone utilizzato per compiere vendette. Segue la mattanza finale, per un romanzo che poggia molto sulle affascinanti scenografie interne del museo delineate con competenza da Douglas Preston che, in gioventù, ha lavorato proprio in quei luoghi. Convince molto meno il tentativo di conferire al mostro una base pseudo-scientifica, immaginando un virus di natura vegetale capace di trasformare un organismo umano in un qualcosa di bestiale costretto a nutrirsi di fibre vegetali particolari o, in alternativa, dell'ipofisi (torna l'idea del vampiro che uccide perché costretto). I rimandi ai programmi informatici di elaborazione dati stile quelli visti nei romanzi di Isaac Asimov lasciano perplessi e ottengono l'effetto contrario a quello voluto ovvero rendono meno verosimile la costruzione. Non si capisce infatti come si possa da una traccia di DNA sconosciuto determinare l'intera morfologia di un animale e, per tale vie, individuarne i punti deboli verso cui dirigere i proiettili. Ben congegniate le parti horror, con livello della tensione che raggiunge spesso buoni vertici, oltre che tutta la descrizione del museo (bella la sequenza che porta la Green a imbattersi per la prima volta con la statuetta di Mbwun). Simpatico Pendergast che trova nell'odioso e ottuso collega Coffey la sua nemesi. Qualche taglio avrebbe garantito un ritmo maggiormente continuo. La parte finale è una continua alternanza di cambi di POV (sotterranei invasi dall'acqua, interno museo dove vanno in scena i combattimenti e area della mostra dove sono assiepati gli invitati tra morti e feriti gravi a cui si cerca di prestare soccorso), per tenere alto il ritmo e muovere contemporaneamente la storia da tre versanti diversi lasciando sempre dei cliffhanger per indurre il lettore a svoltare le pagine. Carino, ma nulla più. Di certo, intrattiene.
mercoledì 28 ottobre 2026
Recensione Narrativa: MIA di Debora Parisi.
Autrice: Debora Parisi.
Anno: 2023.
Genere: Erotic Horror.
Editore: Scheletri Ebook.
Pagine: 76.
Prezzo: 7,30 euro.
Il racconto viene completato e impreziosito da una serie di ardite illustrazioni che rappresentano il mostro con una morfologia che rimanda a Venom.
Spinto dal discreto volume di vendite, Mia ha indotto Alessandro Balestra a confermare l'autrice nel suo catalogo, pubblicandole il più tradizionale Loup Ravat (opera decisamente più nei ranghi della produzione dell'autrice) e soprattutto l'ha indotto a dare continuità al progetto con una serie di pubblicazioni piccanti quali La Scolopendra d'Oro di Anna Silvia Armenise (autrice dell'accademia di Alessandro Manzetti) e Lovecantropia di Lilli Romero (nome di copertura di una scrittrice nota nel circuito), aventi entrambi in comune il mix tra orrore classico ed erotismo estremo. Particolari e piuttosto unici nel panorama underground italiano contemporaneo.
lunedì 26 ottobre 2026
Recensione Narrativa: AQUILE DI SANGUE di Andrea Gualchierotti.
Genere: Storico / Fantastico sottogenere Sword and Sorcery.
Editore: Edizioni Il Ciliegio.
Pagine: 168.
Prezzo: 14.00 euro.
Rispetta la cadenza
di un romanzo ogni due anni il buon Andrea Gualchierotti, tra i
massimi rappresentanti del “fantastico mediterraneo”, che torna
su queste pagine - dopo le precedenti recensioni de I
Principi del Mare (
http://giurista81.blogspot.com/2023/10/recensione-narrativa-i-principi-del.html)
e I Campioni
dell'Inferno
(https://giurista81.blogspot.com/2024/09/recensione-narrativa-i-campioni.html)
– con un nuovo romanzo. È infatti in rampa di lancio Aquile
di Sangue, in uscita a
novembre 2026, capitolo a metà strada tra il romanzo storico e la
sword & sorcery.
Nell'occasione lo scrittore romano sposta più a nord le
ambientazioni delle sue avventure. Siamo infatti in Gallia, nel 486
d.c., ai tempi della caduta dell'Impero romano d'occidente.
Gualchierotti parte dai personaggi storici realmente vissuti e dai luoghi delle
battaglie tra i romani e le truppe barbare. Protagonisti sono due
fratelli romani, signori di Durocortorum (l'attuale Reims), di vedute assai diverse
rispetto all'espansione dei franchi. Cinico ed egoista Arrio, generoso
e stoico Clodio. Lo scrittore li propone come due facce di una stessa medaglia rappresentante la città di Roma. La loro caduta assume quindi una valenza metaforica, strettamente correlata all'odio fratricida
che aveva portato alla genesi di Roma. Così come era nata, Roma crolla (bello e a tratti poetico l'epilogo del testo). Il romanzo ha dunque una marcata impronta tragica e decadente, che
si estrinseca in un'atmosfera cupa, tenebrosa, tra templi fatiscenti, incendi, esecuzioni sommarie,
violenze e barbarie. La componente fantastica, seppur presente, ha un
impatto inferiore rispetto ai precedenti romanzi dell'autore ed è
rappresentata da una legione di soldati romani caduti nell'ignominia
per essere fuggiti, quando erano in vita (nel 9 d.c.), al cospetto del pericolo
nella battaglia di Teutoburgo. A essi affida il proprio proposito di
vendetta Clodio, tradito dal fratello doppiogiochista e costretto alla cecità per
aver tentato di ribellarsi all'egemonia franca. Fuggito dalla
schiavitù cui era stato sottoposto e riconquistata la vista per
effetto di un diabolico sortilegio correlato al mondo degli inferi,
il romano avrà la sua vendetta, ma dal gusto amaro quanto inutile. Il
vexillum a forma di lupa a lui concesso da Numonio Vala (altro
personaggio realmente esistito), Generale delle forze degli inferi,
gli consentirà di vendere cara la pelle, in un'eroica quanto sterile resa dei conti finale, utile solo a ricevere onori e rispetto post mortem dai truci avversari.
Elegantissimo e forbito il lessico, molto attento a tratteggiare scenografie e usi dell'epoca. Gualchierotti si conferma estimatore del periodo storico e narra con il piglio del saggista. Forse meno di genere rispetto ai sopracitati romanzi, Aquile di Sangue colpisce per la sua tragicità e la totale assenza di ironia, oltre ovviamente per la cura storica. È un romanzo cupo, che getta luce su un mondo disperato giunto al suo capolinea. Consigliatissimo per chi cerchi romanzi di ambientazione tardo-romana. Di occasione il prezzo del libro: appena 14 euro.
mercoledì 21 ottobre 2026
Recensione Cinema: STREET FIGHTER (2026) di Kitao Sakurai.
sabato 17 ottobre 2026
Recensione Saggi: GLI OSCURI SEGRETI DI ALEISTER CROWLEY di William Seabrook.
Genere: Saggio Biografico.
Editore: Edizioni Arcoiris - Biblioteca di Lovecraft (2024).
Pagine: 256.
Prezzo: 14.00 euro.
Commento a cura di Matteo Mancini.
La portata degli articoli è leggera, di presa commerciale e resa con un piglio narrativo lontano dai toni accademici. Il mago è ben caratterizzato e, nonostante le nefandezze di cui si rende partecipe (uccisione di un gatto, marchiatura a fuoco delle sue donne, adepti crocifissi o frustati a sangue, uso massiccio di droghe), finisce con l'apparire simpatico e burlone, addirittura capace di affascinare persone di diversa estrazione sociale, grazie all'interloquire forbito, all'aplomb britannico e alla smisurata cultura letteraria.
“Egli ritiene che ciascuno debba cercare di realizzare il proprio destino individuale sopra ogni altra cosa, scoprendo ciò che intende fare della vita, ciò che davvero vuole fare, e debba dunque conquistare la più alta guida e restarvi del tutto fedele”.
La seconda parte del volume si conclude con l'esperimento sociale condotto da Crowley per circa due anni a Cefalù, con la fondazione di una piccola comunità, da lui retta, del tutto isolata dalla società civile e cadenzata dagli insegnamenti del suo credo. Non manca lo spazio riservato agli scandali (editoriali e non) che raggiungono l'apice con la morte di un adepto di Crowley (a quanto pare per cause naturali) e con l'espulsione dello stesso dall'Italia come persona non gradita.
La terza parte del libro (abbastanza inutile), ripresa da un successivo articolo dello stesso Seabrook, è un riassunto della seconda che non aggiunge niente rispetto a quanto sia stato detto dalle precedenti pagine.
Dunque Gli Oscuri Segreti di Aleister Crowley è un simpatico e agile libricino con cui avvicinarsi allo studio dell'oscura figura del mago inglese, scandito dal piglio dell'indagine narrativa, piuttosto che con approccio accademico. Fondamentale, a tal fine, il fatto che si tratti di una raccolta di articoli pensati e usciti a puntate per i lettori di un periodico da edicole. Curatissima l'edizione, ricca di illustrazioni, ritagli di giornale dell'epoca e foto. Appetitoso il prezzo. Per chi voglia approfondire l'argomento segnalo Le Nozze Alchemiche di Aleister Crowley di Franco Pezzini per Odoya Edizioni.
“Crowley era una tale sconcertante miscela di bene e di male che non era mai prudente prevedere le sue azioni...”
domenica 11 ottobre 2026
Recensione Narrativa: VOCI DAL PROFONDO - Tributo a Lucio Fulci a cura di Andrea K. Lanza.
Genere: Antologia Horror.
Editore: Edikit Editore.
Pagine: 376.
Prezzo: 22.00 euro.
Commento a cura di Matteo Mancini.
Ciò che piace del libro è il suo volere essere cinematografico, privo di fronzoli o sperimentalismi letterari. Qui si respira la magia del cinema di genere e il lettore appassionato di Fulci non viene tradito da personalismi o da tentativi di mutare il contenitore di partenza. Ogni racconto omaggia il Maestro, talvolta proponendosi quale sequel di un suo film (Sangue di Miele di Ettone) talaltra come una riscrittura dagli esiti alternativi (La Madonna dei Cenci di Samuele Berselli) o ancora quale vero e proprio prequel (Ocron – Il Tempo dei Lupi di Domenico Maria Burzi) o ancora remake (Il Rogo di Beatrice Cenci di Cesare Buttaboni). Ci sono poi racconti in cui Fulci appare quale protagonista della storia, a esempio nel corso di una seduta psicanalitica dagli esiti opposti rispetto al suo Un Gatto nel Cervello (L'Incontro di Alberto Groppelli), oppure quale sadico sperimentatore che realizza film all'insaputa dei suoi stessi collaboratori (il musicista Keith Emerson), utilizzati quali attori in balia di eventi apparentemente inspiegabili (Note in Nero di Mario Gazzola) o infine presenza spettrale dietro le quinte pronto a scatenare un'epidemia zombie a danno delle attricette da quattro soldi del suo Zombi 3 (Le Fottute Zombi 3 di Lia Bachman). Più spesso però si tratta di racconti che assimilano le atmosfere o le sequenze di alcuni film del maestro (ritornante è l'immagine del prete che si impicca di Paura nella Città dei Morti Viventi o la nebbia avvolgente dell'epilogo de L'Aldilà) per plasmare soggetti originali, tra zombie, vampiri in cerca della donna con cui fare figli (l'ottimo e simpatico L'Eredità Nicosia di Corrado Artale), streghe cattive contrapposte a streghe buone (L'Elefantessa di Morgan Wiederhorn e Una Bionda Rosso Sangue di Sara Ronco), sceneggiatori autori di copioni in odore di plagio non autorizzato (Il Silenzio delle Porte di Vincenzo Pandolfi), filmaker stanchi di non essere mai selezionati nei concorsi di cinema indipendente (Lo Squaratore di Prenestino di Filippo Santaniello), adolescenti impegnati in social challenge (Due Rane nel Cervello di Samuele Fabbrizzi) o prove iniziatiche (La Casa della Vecchia Madjorie di Ivan Scarabocchio) che li portano a compiere violazioni di domicilio nelle case sbagliate e molto altro ancora, tra horror, western, fantasy, fantascienza distopica in salsa action (bellissimi i contributi di Roberto Piccinini con La Gladiatrice e di Marco Figoni con La Stramilano dell'Anno 2072), thrilling e tocchi noir. Non mancano infine racconti in cui la componente fulciana è appena accennata (il black humor di Tutte le cose di Mark di Silvia Robutt). Ce n'è davvero per tutti i gusti (manca la commedia di Franco & Ciccio, il musicarello e le commedie di inizio carriera), anche se l'ingrediente horror grandguignolesco proiettato nell'aldilà appare dominante. Su quest'ultimo versante spicca il racconto lovecraftiano di Roberta Guardascione Shadowplay (tra i più inquietanti del lotto), mentre commistionano Fulci con Clive Barker (omaggiato dal regista romano nei credits del film Voci dal Profondo) Luca Sorsoli col suo 24mila Baci e Matteo Mancini (il sottoscritto) con l'anti-lovecraftiano Il Mare delle Tenebre citato dal curatore Lanza come "l'unico avente una chiusura solare". Più fedele al maestro, ma nel medesimo solco del film L'Aldilà, il già citato racconto di Pandolfi e Terror dello sceneggiatore Ivo Gazzarrini. Chiude l'antologia il curatore Andrea K. Lanza con un omaggio a I Quattro dell'Apocalisse e al regista Jodorowski estrinsecato dal racconto New Eden. Atmosfere e scene da Paura nella Città dei Morti Viventi per Good Morning, Darling! di Ilaria Oliviero e La Collina di Evag Nori. Questo giusto per fare un sintesi, peraltro neppure esaustiva. Trenta racconti per un'antologia che sarà sicuramente un successo e che centra appieno il suo intento, evidenziando l'ottimo lavoro di selezione operato dal curatore, bravo anche a rendere omogeneo (per stile, contenuti e atmosfere) il gruppo di storie, senza cedere a personalismi, riscritture alternative e approcci finalizzati ad allontanarsi dalla matrice costituita dal cinema di genere italiano degli anni '60, '70 e '80. Se amate Fulci, non perdetevi questa perla.
Piegano sulla sci-fi distopica, guardando a I Guerrieri dell'Anno 2072, La Gladiatrice e La Stramilano dell'Anno 2072. Il primo, firmato dall'eccellente Roberto Piccinini, è un action di ambientazione pseudo-romanica (in realtà siamo a Grosseto) ambientato in un'arena riservata a combattimenti tra amazzoni armate di gladio e di altre strumentazioni futuristiche. Siamo infatti nel futuro, con triceratopi concepiti dall'ingegneria genetica utilizzati come fiere da spettacolo, violenza e un'atmosfera alla Gladiatore 2. Notevole e ultra divertente, un racconto perfetto per una rivista pulp che non avrebbe affatto sfigurato sui magazine americani di inizio secolo scorso. Più debitore del King versione Richard Bachman il secondo racconto, firmato da Marco Figoni, che propone una Lunga Marcia in salsa picchiaduro, inscenata in una Milano soffocata dall'inquinamento e percorsa da bande di punkettoni dove l'intelligenza artificiale governa al posto degli uomini. Cattivissimo il finale. A differenza del precedente racconto, non vi è gloria per i vincitori. Figoni inserisce, ed è uno dei pochi a farlo, una marcatissima satira finale (epilogo un po' movente di M. Bison nell'ultimo Street Fighter, tra l'altro). Molto bello anche se, a mio avviso, migliorerebbe allungandogli la distanza. Come per Burzi, si tratta di due autori della scuderia Edikit. Sull'argomento, la Edikit ha pubblicato di recente un romanzo fiume intitolato Gli Ultimi Campioni di Giovanni Cozza che, ovviamente, ho già nella mia biblioteca.
Un quarto racconto che ho trovato eccellente è l'horror lovecraftiano Shadowplay dell'illustratrice Roberta Guardascione (altra collaboratrice Edikit nonché illustratrice dell'intero volume) che riesce a coinvolgere e a inquietare, plasmando forse la storia più paurosa dell'antologia. Evoca un po' certe atmosfere alla I Vendicatori di Stephen King (la parte ambientata nella miniera), rimanda a Lovecraft e a un racconto di Luigi Musolino vincitore del Premio Hypnos (Nere Colline del Supplizio) con degli scavi che portano alla luce un'antica necropoli da cui si libera una divinità pagana che riduce alle tenebre la cittadina. Finale apocalittico e presenza di un artista performativa alla caccia di un numero artistico senza precedenti. Notevole.
Sceglie la via del western trascendente Andrea K. Lanza con New Eden, una storia tragica (si parla di abusi subiti da una giovane ragazza che poi diviene donna) che riprende i nomi dei protagonisti de I Quattro dell'Apocalisse, ma prende una via tutta sua, tra sacro e profano, per miscelare Lucio Fulci a Jodorowski e plasmare un racconto autoriale abbastanza onirico, culminante in un'aldilà lanzaniano dove il paradiso deflagra in un inferno di disperazione. Molto particolare.
Un altro racconto diverso dagli altri è Sangue di Miele di Ettone, al secolo Fabio Cecconello, ideale sequel sia del film Opera di Dario Argento sia de Il Miele del Diavolo di Fulci. L'autore parte dal fatto che le attrici chiamate a interpretare le protagoniste dei due film erano le sorelle Marsillach per fare metacinema, immaginando che anche i due distinti personaggi fossero sorelle. La matrice argentiana, sia per trama che per stile visionario/cinematografico, prevale su quella di Fulci. Il racconto infatti segue lo schema di Opera riproponendone il soggetto e persino un omicidio. Buono lo stile narrativo.
Ricorda vagamente Luca il Contrabbandiere l'inizio di Oltreconfine dello svizzero Davide Staffiero, un'altra eccelsa prova stilistica che passa da un genere all'altro chiudendo con un tributo a Paura nella Città dei Morti Viventi. Il racconto non va oltre l'intrattenimento, ma funziona ed è perfettamente calibrato al tenore del progetto. Grande penna, autore di diversi volumi per Edikit come l'antologia Pruriti e il romanzo complottista Loggia K. Acquisterò suoi volumi.
Punta all'onirismo metacinematografico l'esperto Mario Gazzola con Note in Nero, un thriller dove il musicista Keith Emerson diviene vittima del sadismo di Lucio Fulci che lo rende protagonista inconsapevole del suo film. Una sorta di scherzi a parte in salsa thrilling. Di spessore il prologo (forse il più bello del volume) in cui viene tributato Una Lucertola con la Pelle di Donna. Delirante al punto giusto, con dialoghi sul cinema fulciano e un omaggio a quella che sarebbe dovuta essere la trilogia della musica avviata da Murderock. Non manca poi tutto un discorso sulla musica quale chiave d'accesso ai mondi ulteriori.
Bello anche il kinghiano L'Elefantessa dell'americano Morgan Wiederhorn, che omaggia più Carrie che Aenigma. Una ragazza obesa è vittima degli scherzi dei compagni di scuola e, più in particolare, dell'amica super figa. Apparentemente innocua, la giovane è in realtà una strega capace di vendicarsi e di tramutarsi in una bella ragazza. Buono lo sviluppo, mi convince meno l'epilogo metaforico con autocannibalismo.
Verte sulla comicità L'Eredità Nicosia dell'esperto Corrado Artale che propone il sequel de Il Cav. Costante Nicosia Demoniaco ovvero: Dracula in Brianza e, al tempo stesso, col sottotitolo “Nastro Rosso in Brianza”, parodizza Rosemary's Baby (qui il bimbo che nasce è clamorosamente umano), riscrivendo le caratteristiche dei vampiri e proponendo la storia di un padre che cerca di spingere il figlio a dargli un nipote copulando con un psicologa sadica che sa come tenere a bada l'indole aggressiva di un vampiro. Black comedy.
Tra i racconti particolari c'è anche il mio Il Mare delle Tenebre, forse un po' didascalico nei dialoghi, che parte dall'epilogo de L'Aldilà per cercare di trovare “nel mare delle tenebre” uno spiraglio di luce che possa consentire di non vivere nel terrore e di trovare in questa vita la chiave per scongiurare quello che definiremmo l'inferno. Filosofia da intrattenimento e qualche piccolo omaggio a Hellraiser.
Elegante omaggio a Murderock Uccide a Passo di Danza per Luigi Pellini e Imago 1973. Insieme a Lanza, si tratta di un racconto più intellettuale rispetto agli altri, con qualche vago omaggio a La Casa di Dio dello stesso Lanza. Ci troviamo in una scuola di danza di ambientazione futuristica. A suggerirlo è l'intelaiatura distopica che propone una sfida tra una serie di candidate ignare del fatto che la vincente non troverà la gloria nel mondo dello spettacolo, ma rimpiangerà i tempi in cui veniva giudicata una buona a nulla. Dialoghi studiati, flashback e tratto poetico.
Tra i tanti racconti horror ho trovato assai inquietante La Chiesa dalle Orbite Vuote di Alessandro Schumperlin che si concentra sulle torture sull'occhio, tipiche della cinematografia di Fulci, ma anche sul restauro di un dipinto maledetto e di un'ambientazione un po' alla La Casa dalle Finestre che Ridono. Inquietante.
Mi è infine piaciuto particolarmente il western, abbastanza classico, I Quattro della Redenzione di Andreina Grieco, che tratta il genere con una sensibilità maschile da esperta di storie pulp. Personaggi ben definiti (simpatico il baro che lancia carte da gioco, così come la ballerina del saloon con il vizio della piromania), omaggi a I Quattro dell'Apocalisse caratterizzati dallo scorticamento del personaggio interpretato da Robledo e dall'inizio in cella, sparatorie e continui tradimenti provocati dalla bramosia di mettere le mani sul bottino di dollari rubati da un noto bandito chiamato “Il Contabile” (è un po' il plot de Per Qualche Dollaro in Più). Non può non piacere ai fan degli spaghetti western.
Concludo il primo gruppo di quindici racconti con il perverso Una Bionda Rosso Sangue di Sara Ronco, un mix tra horror stregonesco e atmosfere thrilling non troppo fulciane (a parte forse a qualche vago rimando a Non si Sevizia un Paperino e alla Barbara Bouchet corruttrice di ragazzini). A ogni modo, il racconto funziona più come fiaba nera che come giallo all'italiana con serial killer in azione. Il sottotesto di critica ai preconcetti (non sempre il brutto è sinonimo di malvagità) e il tentativo di ipotizzare una collaborazione tra sacro e profano finalizzata ad arginare il male apportano punti nel carniere. Incisivo e cattivissimo l'epilogo (la cosa migliore del racconto).
E dietro questi racconti, ci sono storie meno riuscite? Ni. Persistiamo a trovare racconti funzionali alla causa, talvolta buoni, talaltra un filino ridondanti se letti nel complesso dell'antologia. Tra gli elaborati più riusciti vi è sicuramente L'Incontro di Alberto Groppelli, a cui Lanza concede giustamente l'onore e il privilegio di aprire l'antologia. Groppelli propone una seduta/tortura psicanalitica che porta a galla il sadismo di Lucio Fulci, vittima e protagonista della vicenda, in una sorta di ribaltamento de Un Gatto nel Cervello.
Particolare il tarantiniano (per i dialoghi sullo stile de Le Iene, quando Steve Buscemi parla delle mance) Le Fottute Zombi 3 di Lia Bachman che, su idea dello stesso Lanza, immagina una realtà parallela alla nostra dove, nelle Filippine, le attricette di Zombi 3 finiscono col trasformarsi effettivamente in zombi dopo aver assunto, per sbaglio, una medicina di Fulci fornitagli da un santone voodoo per farlo ingiovanire e perdere peso. Delirante e in vena di omaggi allo stesso Lanza e al suo Il Fottuto Quarto Reich.
Mattanza splatter nel divertente Lo Squartatore di Prenestino che, più che omaggiare Fulci, tributa Demoni di Lamberto Bava. Ben strutturato in capitoli, propone la vendetta di due filmaker stanchi di essere respinti in tutti i concorsi che li hanno visti partecipare. Travestiti da Freudstein (il mad doctor de Quella Villa Accanto al Cimitero) e da Paperino, i due registi mancati decidono di compiere un mattanza la notte di Halloween, mentre è in corso la proiezione di Zombi 2 al Fulci Horror Festival. Sangue a go go. Finale beffardo e presenza di personaggi con i nomi storpiati legati alla cinematografia horror italiana, tra cui lo stesso Lanza. Simpatico il finale.
Va sul remake di Beatrice Cenci, Cesare Buttaboni col suo Il Rogo di Beatrice Cenci. Storia non troppo interessante per ¾ (ripropone le vincende del film), ma chiusa piuttosto bene. Nota dolens una serie di espressioni (tipo “l'odore della paura”) e una costruzione di frasi tipiche dell'intelligenza artificiale (soprattutto la struttura tripartita tipo “Per la prima volta da mesi, pregò davvero. Non per la salvezza. Per la fine” oppure la negazione seguita dall'affermazione tipo “non era quello, ma era questo”). Il soggetto gira fluido ma senza grandi guizzi. L'epilogo pessimista che immagina la prosecuzione delle violenze anche nell'aldilà gli conferisce qualche punticino. Resta comunque un racconto tutt'altro che genuino, lo definirei confezionato senza cuore e senza anima. Sarà sicuramente il preferito tra i lettori del fan club Buttaccioni (inutile dire che non è una corsa di somari, questa, come direbbe qualcuno che riceve riconoscimenti al Premio Italia).
Chi invece il cuore ce l'ha è il protagonista di Tutte le Cose di Mark, firmato da Silvia Robutti. Meno intonato rispetto ad altri alla tematica fulciana, soffre un plot piuttosto abusato (si veda anche il recente film Blood Star), ma ha il merito di chiudersi in salsa black humor. Un infermiere che ha perso tutto si imbatte, suo malgrado, in una coppia di serial killer che espongono nella loro casetta i trofei delle vittime. Avete mai pensato a che valore potrebbero avere le protesi e gli innesti medici?
Ideale sequel del racconto di Buttaboni è La Madonna dei Cenci di Samuele Berselli, che confeziona un racconto di ben altro livello rispetto al compitino del collega. Qui il tentativo di parricidio ordito da Beatrice Cenci non è andato a buon fine, delineando quindi una riscrittura alternativa della vicenda. L'aldilà riserva alla giovane la possibilità di vendicarsi e così, in forma ectoplasmatica, Beatrice ucciderà, uno per volta, tutti coloro che hanno arginato il suo piano. Epilogo con omaggio, non so quanto volontario, alla morte del prete de Il Presagio. Tarantino apprezzerebbe.
Inquietante e ricco di tensione Terror di Ivo Gazzarrini (sceneggiatore di Ivan Zuccon e scrittore Edikit) che omaggia l'anti-finale de L'Aldilà, con l'idea della casa maledetta infestata da oscure presenze e dei due protagonisti attorniati da spettri che sussurrano i loro nomi. Stilistico.
24 Mila Baci di Luca Sorsoli è un mix di omaggi, da Il Mostro di Firenze, passando per Hellraiser (che trovo preponderante) e L'Aldilà. Lo stile è buono, il gore marcato. L'omaggio a Celentano e alla canzone scritta da Fulci sono giusto un omaggio (nel caso del Mostro si trattava de La Tramontana di Antoine, ma senza St. John), il racconto è un horror duro. Non originale, ma ben gestito.
Sfocia ne L'Aldilà anche Il Silenzio delle Porte di Vincenzo Pandolfi che immagina una serata in una sorta di pub in cui uno scrittore presenta l'ultima sceneggiatura destinata a Fulci mai realizzata e da lui stesso riadattata per confezionare il sequel de Le Porte del Silenzio. Il palesarsi del reale sceneggiatore – in verità la morte stessa (così la mia interpretazione) – determina un contrasto alquanto violento tra lo scrittore e lo stesso che culmina in un passaggio dimensionale che non potrà altro che essere l'accesso ne “il mare delle tenebre”. Interessante.
Piuttosto simili sono i contributi di Samuele Fabbrizzi e Ivan Scarabocchio, che vanno sul body horror immaginando violazioni di domicilio a danni di soggetti tutt'altro che raccomandabili. In Due Rane nel Cervello di Samuele Fabbrizzi una social challenger porta due ragazzini a penetrare nell'abitazione di due giovani sposini che hanno perso da poco il loro figlio. Delirio necrofilo e voodoo. La Casa della Vecchia Madjorie di Ivan Scarabocchio è un horror che osa un po' meno e guarda a Quella Villa accanto al Cimitero, seguendo un plot simile a quello di Fabbrizzi: una prova di coraggio (entrare nella casa della donna più stramba del paese) si trasforma in un orrore sotterraneo da cui non è ammesso ritorno. Ho notato qualche vago rimando a Phenomena.
Necrofilia alla Stevenson (penso a Il Ladro dei Cadaveri) per Il Convivio di Valerio De Santis, che plasma una storia dall'ottima atmosfera in cui l'incertezza di quello che potrebbe succedere serpeggia per tutto il testo salvo poi palesarsi all'ultima riga nell'atteso finale. Funziona più per atmosfera che per trama.
Ancora cimiteri protagonisti in Good Morning, Darling di Ilaria Oliviero, una prova stilistica che occhieggia alla scena delle sepoltura prematura di Paura nella Città dei Morti Viventi, proponendo la fuoriuscita di uno zombi cosciente del suo stato e affamato.
Ghost story che ribalta le impressioni iniziali La Tara della Famiglia Barrett di Andrea Torniamenti, dove i rimandi a Fulci sono marginali.
La scena del prete impiccato e dei morti viventi che ritornano dall'inferno viene proposta anche ne La Collina – Sguardi di Sangue dall'Aldilà della debuttante Evarg Nori che fornisce valida prova, orientata decisamente in salsa splatter.











