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sabato 11 aprile 2026

Recensione Narrativa: DI NOTTE, LA STRADA di Luca Pivetti.

Autore: Luca Pivetti.
Anno: 2025.
Genere: Horror.
Editore: Indipendente.
Pagine: 96.
Prezzo: 10.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini
PROSSIMAMENTE
 
 
L'autore Luca Pivetti.
 
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mercoledì 8 aprile 2026

Recensione Narrativa: ESECRANDA Vol.11 - Tomo 1 a cura di Circolo Culturale Esescifi.

Autore: AA.VV. a cura di Circolo Culturale Esescifi.
Anno: 2026.
Genere: Horror.
Editore: Indipendente.
Pagine: 272.
Prezzo: 14.90 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Torna l'antologia annuale Esecranda, a cura del Circolo Culturale Esescifì, giunta all'undicesima edizione. Si tratta, in tutta probabilità, del concorso di narrativa horror al momento più importante in Italia. L'edizione XI, terminata il 31 dicembre 2025, ha visto il record di iscritti, con oltre cento partecipanti tra i quali firme del calibro del vincitore del Premio Urania Claudio Vastano (che ha presentato, violando il bando, un racconto già edito e già pubblicato sulla antologia "best seller" Notte Horror '80 di Acheron Books). Molte firme dell'Underground hanno accettato la sfida, faticando non poco a entrare nell'antologia dei finalisti dove, a ogni modo, si registra la presenza di quattro autori della Hall of Fame (sono inclusi nella Golden Edition della storia decennale del concorso) del concorso ovvero Orfeo Patranel (poi vincitore dell'edizione), Enrico Ravasio, Cristiano Fighera e Matteo Mancini (il sottoscritto). Tra i non qualificati, oltre il sopracitato Vastano, spiccano i nomi di Carlotta F. Leone (fresca finalista all'Urania Short e finita nel secondo tomo) e i vari Paola Viezzi (vincitrice Premio Kipple), Emanuele Arciprete (vincitore Premio Rill), Federica Milella (finalista Visioni dal Futuro 2025), Mattia De Pascali (autore dell'eccellente 5 Biglietti per un Drive In, edito da Cut-Up Edizioni), Paolo Bertoglio (pubblicazioni con Independent Legion Publishing), Carmine Cantile (pubblicazioni con Weird Book), Cesare Buttaboni (noto recensore horror) e altri, tutti inseriti nella versione ebook.

La selezione finale non mi ha del tutto convinto, così come l'ordine di arrivo. La redazione ha deciso di strutturare la pubblicazioni in tre parti: un primo tomo con i migliori quattordici racconti, un secondo con ulteriori sedici e un'infinita extended version in ebook formata dai trenta racconti selezionati più ventinove ulteriori per un totale di cinquantanove storie.

In questo primo tomo, figurano almeno sei ottimi racconti, tre ulteriori validi, un racconto intermedio e quattro che non mi hanno convinto. L'orrore non è sempre predominante. Ci sono almeno due thriller grandguignoleschi (Fabrizio Raccis e Guido Del Giudice), uno dei quali con elementi fantastici, e due fiabe nere (Enrico Ravasio e Andrea Pupeschi), di cui una virata al war movie (Ravasio), mentre i restanti racconti trattano di apocalisse demoniaca (Cristiano Fighera e Matteo Mancini), Folk horror (Emanuele Di Filippo, Andrea Ravasio e in parte il già citato Raccis), ghost stories atipiche (Federico Biuso, Michele Nanni, Valeria Lipoma e Alessio Monni) e contaminazioni organiche determinate dalla presenza di parassiti nel corpo umano (Orfeo Patranel e Daniele Baiardi). Dunque, da come si può intuire e a differenza di quanto si è letto, non si tratta di un'antologia poi così variegata, rintracciandosi una certa impronta identificativa. I racconti, infatti, possono raggrupparsi in sei sottogruppi.

Il livello generale è buono anche se, a dispetto della classifica finale, vi sono almeno tre racconti (non me ne vogliate) non all'altezza di un'antologia super selezionata. Spiegherò di seguito questa mia impressione.

Sei sono i racconti, a mio modo di vedere, che spiccano, quattro dei quali per narrazione e scelte strutturali non lineari e più "impolpate" rispetto a tutte le altre. I quattro racconti migliori e più complessi di scrittura (e dunque anche più difficili da scrivere) sono Cavallo Cieco di Orfeo Patranel, Seme di Guido Del Giudice, L'Ultima Volta di Enrico Ravasio e La Bestia che Sale dal Mare di Matteo Mancini. Dietro questi quattro racconti brillano, seppure meno strutturati e meno caratterizzati, Il Principe di Cristiano Fighera e Lemure di Michele Nanni. Il mio vincitore e le relative menzioni personali (spero gradite) passano da questa rosa. Vediamo singolarmente i singoli racconti.

RECENSIONE NEL DETTAGLIO: ATTENZIONE SPOILER

Cavallo Cieco di Orfeo Patranel, autore che avevo già indicato come mio personale vincitore in Esecranda IX, ha conquistato il primo gradino del podio. Senza ombra di dubbio, è un racconto estremamente elegante e tecnico, per non dire onirico. Patranel è un autore di grande classe, sebbene meno titolato di altri. Qui prende ispirazione da storie che rimandano a film quali L'Alieno (“The Hidden”, 1987) di Jack Sholder o Slither (2006) o Il Demone sotto la Pelle (1975), con un insettone alieno (anche se si allude alla sua presenza da sempre sulla Terra) che assume il controllo a tempo determinato del protagonista per compiere azioni delittuose in giro per il mondo. La storia è volutamente non ben definita, appare sfumata e sospesa tra sogno lucido e delirio. Alcuni passaggi rimangono confusi (il teletrasporto) e tra questi vi è il finale. È innegabile che Patranel riesca ad accattivare la lettura, ma a mio modo di vedere non è una storia perfetta. Può comunque valere il primo posto e io stesso ne confermo il piazzamento.


La Bestia che Sale dal Mare è il mio racconto (Matteo Mancini) e questo mi genera un po' di imbarazzo nel parlarne, in quanto dovrebbero farlo altri (ma quando si tratta di fare recensioni rispondono i soliti due gatti). È una storia che nasce da lontano, pesca dall'Apocalisse di San Giovanni, dalla Bibbia e dalla filosofia, cercando di fare critica sociale (condanna del materialismo e della conduzione di una vita priva di spiritualità) e al contempo omaggia la narrativa di genere rappresentata da romanzi quali La Notte del Demonio (“Demon Knight”, 1988) di Joseph Straczynski, Il Popolo Bianco (“The White People”, 1904) di Arthur Machen, L'Esorcista (“The Exorcism”, 1971) di Peter Blatty e Il Presagio (“The Omen”, 1976) di David Seltzer, incrociandola col mondo dei fumetti proprio di Hulk e di Devilman. Strutturato su cinque piani temporali diversi che vanno dalle peregrinazioni di San Pietro, alla nascita di un ipotetico ordine religioso (di fantasia) passando per il passato dei tre protagonisti principali della storia (un esorcista, un prete di paese e un uxoricida resuscitato). L'obiettivo era miscelare il tutto, plasmando un racconto capace di divertire con un piglio cinematografico che richiede una narrazione continua dove i fatti accadono rigo per rigo (e non dove si "mena il can per l'aia" o si allunga il brodo). Alcuni lettori hanno riconosciuto delle similitudini con la recente serie Midnight Mass (2021) che io però non conosco. Non nascondo che, al di là della felicità per essere stato incluso nel primo tomo, sono rimasto molto deluso del piazzamento (quattordicesimo) specie dopo aver letto gli altri. Penso che valesse molto di più, soprattutto se rapportato a racconti quali Welcome to Deadbrook, Quel Fradicio Settembre, Il Faro e il Custode, Mantra, La Torre dell'Ascensore e C'era una Volta che, secondo me, sono nettamente meno riusciti.


Strettamente correlato a La Bestia è Il Principe di Cristiano Fighera (terzo classificato), che utilizza i medesimi ingredienti e propone scene (il mezzo che ha un incidente, il demone rinchiuso in un furgonato, il veicolo con la targa del vaticano) e personaggi similari (l'esorcista dannato, il demonio che prende il controllo del mondo, la resa dei Carabinieri), riprendendo il plot già visto del camion che non si può arrestare se non per pochi minuti e che è condannato a viaggiare pena l'ira del misterioso carico che resta nascosto o comunque mai descritto per tutto il corso della narrazione. Un'idea questa pressoché identica al racconto Tir Blu Klein di Matt Briar, selezionato al Premio Rill 2024 e contenuto nell'antologia Si Riparano Macchine del Tempo (Acheron Books, 2024). Le caratterizzazioni non sono curate, inoltre l'esorcista assume condotte assurde decidendo arbitrariamente (perché altrimenti le conseguenze sarebbero peggiori) di giustiziare ragazzini e soggetti di passaggio, così da tenere buono il demone (in realtà avverrà l'opposto). Un errore quest'ultimo, perché in contrasto – se non altrimenti motivato – con il ruolo di un prete (che si rimetterebbe al volere di Dio). A ogni modo, è un racconto che mi è piaciuto e l'ho letto molto volentieri, pur trovandolo privo della profondità de La Bestia che Sale dal Mare e per questo, secondo me, peggiore (mi verrebbe da dire che è migliore il mio). Da evidenziare comunque il finale cupissimo, dove viene sgretolato anche quel barlume di speranza lasciato da La Bestia che sale dal Mare con cui completa un ottimo dittico.


L'Ultima Volta di Enrico Ravasio è il racconto che più mi ha divertito. L'ho letto due volte, perché nella prima occasione sono rimasto un po' disorientato. Vale il discorso fatto per La Bestia: incomprensibile che sia tredicesimo dietro a una serie di racconti che sono palesemente inferiori. Dal punto di vista delle scenografie e della fauna è il racconto migliore. Ravasio omaggia in versione B-Movie Alice nel Paese delle Meraviglie (e Viaggio al Centro della Terra) con una sottotraccia che segue i cliché di Apocalypse Now. Un manipolo di militari si incarica di recuperare in un contesto fatato un Generale impazzito (affetto dal cancro), muovendosi in un reame sotterraneo tra vegetazione aliena (funghi luminosi) e animali antropomorfi parlanti. La struttura, anche qua, non è lineare. La sensazione è di leggere una sorta di sequel di un qualcosa di precedente e infatti, in corso d'opera, si delineano tutti gli antefatti. Ravasio narra dall'inizio alla fine, costruendo una storia in cui le caselle vanno a riempirsi strada facendo. L'iniziale atmosfera da fiaba per adulti (dialoghi graffianti e ironici) si trasforma presto in un incubo in odore da cannibal movie anni '70 (sodomizzazioni, soggetti sventrati e appesi), con trovate da war movie. Tutto carino e di pregevole fattura, se non fosse per i marcatissimi debiti con il romanzo Il Livello Perduto (“The Lost Level”, 2015) di Brian Keene, in precedenza già marcatamente saccheggiato da Cocagne (2018) di Alessandro Girola (da cui arriva l'idea del soggetto malato che si rifugia nell'oltremondo).


Un altro racconto dall'interessante struttura è Seme di Guido Del Giudice, nome in ascesa nell'underground ma ancora sottovalutato (piazzamenti a Darkest Matter, Abissi e Torre Crawford). Più un thriller fantastico che un horror, si tratta di una storia che sintetizza due racconti in uno utilizzando quale leitmotiv un terzo racconto costituito da un'entità aliena piovuta sulla terra che funge da ispiratrice degli eventi, spostandosi avanti e indietro nel tempo. Lo stile sperimentale, punto di forza del progetto, ha in tutta probabilità penalizzato il risultato finale (undicesimo posto, anche questo dietro a racconti notevolmente inferiori). È di gran lunga il racconto più complesso da scrivere per effetto di una costruzione sperimentale, che abbandona la linearità per cercare una via più qualificante. La traccia del lontano passato (il 1973) procede in modo lineare, intervallata da una traccia più avanti nel tempo e “montata” in modo deflagrato come in film quali Rapina a Mano Armata (1957) di Kubrick o Pulp Fiction (1994) di Tarantino. La ragione di ciò sta nel fatto che la storia è narrata dalla prospettiva del 1973 con rimandi, quali visioni, a eventi futuri, in una costruzione (tipica di una certa scifi) in cui il futuro si è già delineato nonostante non si sia ancora verificato. Vendetta, rinascita, serial killer e momenti horror che rimandano alle fusioni corporali di certi film di Brian Yuzna, penso a Society (1989) o Faust (2001), sono gli ingredienti base.


Chiude la rosa dei miei migliori l'estremamente inquietate Lemure di Michele Nanni (autore, a differenza dei sopracitati, che non conoscevo), che propone la triste vicenda di un uomo perseguitato, fin dall'infanzia, da una creatura ectoplasmatica di sesso maschile e nuda che gli impedisce di avere rapporti sessuali e, al tempo stesso, determina la morte di tutte le donne che abbiano cercato di instaurare una relazione amorosa col ragazzo. Tra i migliori in assoluto dell'antologia, ma di struttura lineare e dal minore coefficiente di difficoltà. Quarto classificato.



Dietro questo lotto di racconti si assestano tre elaborati validi, ma inferiori dei sopramenzionati. Scannaporco di Emanuele Di Filippo, secondo classificato, è la copia italiana di Candyman (1992) da cui poco si discosta e quando lo fa, curiosamente, offre le parti più riuscite della storia, grazie a una buona contaminazione col folk-horror. La narrazione, a ogni modo, è quadrata e ben definita, col merito di evocare ottimi momenti splatter con punte di tensione, tra i migliori dell'antologia (la scena del porcile con i maiali che placano il loro grugnire). Purtroppo il boogeyman è ricalcato dalla pellicola di riferimento e non ha nulla di proprio. Come nel citato film, è possibile evocare Scannaporco pronunciando per cinque volte il suo nome e, sempre come nel film, quest'ultimo, armato di uncino scanna chi lo evoca per vendicare la morte truce e ingiusta che gli è stata riservata quando un tempo era un umano (caratteristica ancora una volta mutuata dal film, anche se qui si parla di omosessualità anziché di razzismo). Finale interessante, ma troppi debiti. Secondo posto immeritato.


Verte sul thriller grandguignolesco La Iena di San Giorgio di Fabrizio Raccis (quinto classificato) che, come Scannaporco, parte da una leggenda locale su un killer di periferia (siamo in Piemonte) per dipanarsi in un'indagine sulle bizzarre pietanze che vengono servite in un ristornate che annovera senatori, comandante della polizia e noti imprenditori tra i propri clienti. Si cerca la via allegorica con una serie di dialoghi ambiziosi che non centrano pienamente l'obiettivo. Non mancano tuttavia dei buoni momenti (la scoperta del camion con frattaglie umane). Presenza massiva di metafore, alcune delle quali forzate. A ogni modo, intrattiene.


Mantra di Daniele Baiardi tratta il dramma del cancro e della solitudine con un impianto drammatico che, nell'ultima pagina e mezzo, vira all'horror alla Alien, col tema del parassita che si ciba di carne umana. Visto qualcosa del genere, di recente, anche nel film Blood. Elegante lo stile (eccetto i periodi che iniziano col “mentre”), ma la narrazione latita e lascia più campo alla disperazione introspettiva.


Sul livello dei tre racconti appena analizzati si assesta C'era una Volta di Andrea Pupeschi, ben scritto e in odore di fiaba nera, sebbene un po' confuso e troppo legato ai racconti infantili (della serie: se non ti addormenti arriva l'uomo nero). Narrazione a corrente alternata. Pur faticando a carburare, regala qualche momento di tensione all'interno di una sorta di manicomio infantile dove, ogni sera, una strega sale a divorare pezzo per pezzo i bambini che non dormono.


I restanti quatto racconti non mi hanno convinto. La Torre dell'Ascensore di Federico Biuso e Il Faro e il Custode di Valeria Lipoma, pur se ben scritti, hanno un ritmo lentissimo che porta alla noia e in cui sembra non succedere mai niente. Il primo sembra una variante della serie di racconti stile tredicesimo piano, l'altro invece è un racconto di atmosfera sulla solitudine e su una specie di genius loci che risiede all'interno di un faro.


Quel Fradicio Settembre di Andrea Ravasio è un racconto riempitivo. Sviluppo lineare e semplice, con un evento meteorologico violento (un acquazzone) che porta il protagonista a prendere una strada alternativa che lo porterà in un casolare abbandonato dove gli verrà narrata la storia di una creatura metà donna e metà rettile (variazione del tema "sirene"). Manca di fantasia e non riesce a graffiare all'epilogo, dove il presunto colpo di scena lascia indifferenti i lettori. Niente a che fare con La Tana del Serpente Bianco di Bram Stoker.


Simile a Il Faro e il Custode di Valeria Lipoma è Welcome to Deadbrook di Alessio Monni. Si tratta di un'altra storia in cui il protagonista diviene prigioniero di un luogo e impossibilitato a ritornare alla vita comune. Nella fattispecie siamo in Scozia, in un villaggio off limits, dove le anime dei trapassati persistono a vagare per le vie urbane. Pur se più intrigante e definito rispetto alle storie della Lipoma e di Biuso, grazie alla struttura tipica del racconto d'indagine, pecca di stile e di costruzione narrativa. Monni adotta periodi frammentari, spezzati e minimalisti. I dialoghi sono da teenager (il protagonista che litiga col tassista oppure telefona a un noleggiatore fancazzista), per non parlare di tutta la prima parte di racconto (finché non si arriva a nel villaggio fantasma) che fa “brodo” e che si potrebbe tranquillamente tagliare. Buona l'idea di Deadbrook, poco definita la spiegazione sull'entità che domina la città e che pare far rivivere il passato (il tema del ricordo, sebbene meno caratterizzato, c'è anche nel racconto della Lipoma) oscuro del protagonista.


CONCLUSIONI

Progetto da sostenere. Prezzo, questa volta, economico (circa 15.00 euro) che vale l'acquisto. Leggerò anche il secondo tomo, a caccia di racconti da rivalutare. Particolare nota di merito per le raffigurazioni, dedicate a tutti i racconti, a firma dell'immancabile Lellinux. Carinissima (soprattutto per i disegni) la graphic novel finale dedicata all'eroina Falena Nera di Teodorani e Zano con contenuto alla Kriminal (maschilismo di fondo in stile anni '60).


LA MIA CLASSIFICA

1 PATRANEL

2 MANCINI

3 RAVASIO E.

4 DEL GIUDICE (menzione)

5 NANNI (menzione)

6 FIGHERA (menzione)

7 DI FILIPPO

8 RACCIS

9 BAIARDI

10 PUPESCHI

sabato 4 aprile 2026

Recensione Saggi: BEYOND THE GATES di Chaus Balun.

Autore: Chaus Balun.
Titolo Originale: Beyond the Gates.
Anno: 1996.
Genere:  Saggio Cinematografico.
Editore: Edikit (2026).
Pagine: 92.
Prezzo: 15.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.

Ripescaggio della Edikit del critico Andrea K. Lanza che, in occasione del trentennale della morte del regista Lucio Fulci, importa in Italia il primo saggio dedicato dalla critica americana al “Terrorista dei Generi” o, come lo chiamavano in America, al “The New Godfather of Gore”. Beyond the Gates venne infatti pubblicato nel 1996 dal critico cinematografico, scomparso nel 2009, Chaus Balun, pochi mesi dopo la morte del regista, diventando presto cimelio da collezione tra i cultori statunitensi del cinema di genere.

Si tratta di un testo snello (una trentina circa di pagine, al netto delle introduzioni e delle immagini), ricco di foto di scena, manifesti e locandine, che compie un rapido excursus sulla cinematografia thriller e soprattutto horror del regista (i western e le commedie non sono neppure citate) dal punto di vista del pubblico americano. Interessanti sono gli spunti memorialistici e introduttivi di personaggi quali Shawn Smith, Tom Rainone e Antonella Fulci, così come gli aneddoti legati alla produzione del film La Fattoria Maledetta che vide coinvolto anche Fulci (non ricordavo questo particolare). Altro aspetto gradevole, sono le citazioni, nel corso della lettura, di alcue risposte fornite da Fulci durante la sua apparizione americana, nel gennaio del 1996, presso il festival Fangoria di New York.

Tutto ciò premesso, tuttavia, non si può non considerare che Beyond the Gates giunge troppo tardi sul mercato italiano, non riuscendo a fornire al cultore del regista qualcosa di nuovo (se non la percezione personale del pubblico americano e i ricordi delle visioni presso drive in e grindhouse). La materia, nel corso degli anni, è stata trattata, tra gli altri, dal monumentale Il Terrorista dei Generi di Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore, senza contare i vari Filmare la Morte di As Chianese e Gordiano Lupi o Lucio Fulci: Le Origini dell'Horror di Francesco Basso. Resta comunque un volume per completisti del regista acquisendo valore da collezionismo per essere stato il primo saggio dedicato al Maestro romano.

 
Il regista Lucio Fulci.
 
"Se lo conoscevi davvero, imparavi presto l'unico modo per compiacerlo: dovevi resistere quando ti prendeva di mira."

domenica 29 marzo 2026

Recensione Narrativa: IL MIRACOLO DI GORDON PASCIA' di Maurizio Bianciotto.

Autore: Maurizio Bianciotto.
Anno: 2026.
Genere: Storico / Bellico.
Editore: Book Sprint.
Pagine: 212.
Prezzo: 19,90 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Abbiamo recensito più volte Maurizio Bianciotto sulle pagine di questo blog, sempre nel ruolo di scrittore di racconti brevi o di novelle di impronta gotica. Lo ricordiamo, tra le varie opere (Un Castello nei Carpazi per Mannarino Editore, https://giurista81.blogspot.com/2024/10/recensione-narrativa-un-castello-nei.html, o la serie Trilogia dell'Incubo per Santi Editore, https://giurista81.blogspot.com/2023/03/trilogia-dellincubo-ii-il-ritorno-di.html), tra gli autori italiani inclusi nella serie periodica Weird della Dagon Press (qua la recensione del racconto: https://giurista81.blogspot.com/2025/06/recensione-narrativa-weird-4-di-aavv.html). Confinarlo tuttavia in un genere sarebbe riduttivo. Bianciotto ha scritto storie western, war movie ambientati in terra nipponica durante la seconda guerra mondiale, erotici commistionati all'horror, dimostrando una versatilità degna da specialista delle riviste della prima metà del novecento. Vi è, a ogni modo, una matrice comune che assimila le tante facce della sua narrativa ed è la spiccata predilezione per il racconto storico e per gli episodi bellici, vuoi che si tratti della guerra di secessione americana o degli scontri tra nordisti e indiani (Il Giorno in cui Morirono le Giacche Blu) vuoi che si tratti di conflitti tra esponenti dell'Impero Austro-Ungarico e forze rivali. Il Miracolo di Gordon Pascià è l'emblema di questa matrice che qua divora il resto, passando da contorno della vicenda a traccia principale. Bianciotto accantona il fantastico e l'erotico (talvolta presente nelle sue storie) per intavolare un racconto bellico calato nel contesto coloniale britannico. Siamo infatti nel 1885, in Sudan, durante una serie di scontri tra la milizia egiziana supportata dagli europei e i locali agli ordini di un integralista islamico. Gli scontri sono furibondi, resi più devastanti dal caldo, dall'uso di scimitarre e dagli spazi aperti in pieno deserto.

L'ispirazione arriva dal film Khartoum (1966) diretto da Basil Dearden, candidato all'oscar per la migliore sceneggiatura originale (firmata da Robert Ardrey). Bianciotto tributa la pellicola, confezionando una sorta di novelization. Il risultato finale, edito dalla Book Sprint Edizioni, è altamente professionale e, in tutta probabilità, costituisce la migliore prova dell'autore. Lo scrittore torinese sfoggia un talento da fare invidia a molti degli scrittori italiani che si leggono sulle pagine di Segretissimo, collana in cui, a nostro avviso, Bianciotto avrebbe dirito di misurarsi. L'impianto narrativo è visivo, sviluppato da un registro narrativo leggero (ma non banale), accattivante, che lascia in tribuna i leziosismi e le presunzioni letterarie a vantaggio dell'efficacia e dell'azione. I toni sono epici, da tragedia greca, con personaggi eroici che antepongono la riuscita della loro missione a tutto il resto. La cura nei dettagli e la definizione dei personaggi sono eccellenti, così come lo sono i dialoghi, le descrizioni di costumi, armi, strategie militari e la descrizione degli assalti alla baionetta. Esemplificativi sono il superlativo prologo e l'infernale epilogo. Il romanzo parte subito in quarta per poi concentrarsi sul duello, dapprima psicologico e poi sul campo di battaglia, tra il Generale inglese Gordon Pascià, nominato Governatore Generale del Sudan, e Mohammed Ahmed detto “Il Mahdi – L'atteso”, uno dei tanti estremisti religiosi convinto di essere benedetto da Allah per sconfiggere gli infedeli. Battaglie violentissime, oscure trame politiche londinesi, avventura, scenografie desertiche affascinanti che si dipanano dalla piana di Giza - all'ombra delle piramidi - fino al Sudan, risalendo lungo il letto del Nilo (tra agguanti e cannoneggiamenti). Il lettore, tra una scaramuccia e l'altra, cadenzata dai lavori di potenziamento delle difese naturali di Khartoum destinata a essere assaltata come un fortino in un western, resta in attesa di un finale che, a differenza del Deserto dei Tartari, non si farà attendere. Duecentodieci pagine che scorrono veloci, con un occhio a Salgari e uno ai pulp magazine americani degli anni '30. Bianciotto si conferma tra i migliori intrattenitori della carta stampata italiana. Purtroppo, un po' il genere non troppo accattivante per un pubblico giovanile e un po' la ridotta visibilità che garantiscono i piccoli editori con cui l'autore è solito colaborare, il nome "Bianciotto" fatica a emergere, quando invece qualche “osservatore” delle major interessate alla narrativa di intrattenimento dai risvolti storico/bellici dovrebbe valutare l'eventualità di importarlo nella propria factory.

Se siete alla ricerca di un'avventura epica da risvolti bellici e dagli scenari avventurosi, Il Miracolo di Gordon Pascià non vi deluderà. Personaggi vividi, in grado di coinvolgere il lettore facendolo sentire parte integrante della narrazione, ritmo serrato, dialoghi graffianti e scontri all'ultimo sangue. Non trovo un difetto al volume. Promosso con lode.

La locandina del film che ha ispirato il romanzo

 

sabato 28 marzo 2026

Recensione Narrativa: IL FOTTUTO QUARTO REICH di Andrea K. Lanza.

Autore: Andrea K. Lanza.
Anno: 2026.
Genere: Horror / Grottesco.
Editore: Edikit.
Pagine: 76.
Prezzo: 7,00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

30 Aprile 1990, il giorno in cui sei squinternati neo nazisti di Marchirolo (provincia di Varese) tentarono di riesumare da ceneri acquistate su videotel (!?) Adolf Hitler, cadendo tuttavia in un errore da commedia degli equivoci. Andrea K. Lanza, noto critico cinematografico (Il Manifesto, Nocturno, Bloodbuster) di cinema indipendente, B-Movie e Z-Movie (tra i suoi saggi ricordo Continuavano a Chiamarli Bruce Lee. Il Cinema dei Cloni del Piccolo Drago), già collaboratore di Striscia la Notizia, firma un coctkail di 70 pagine in cui l'immaginario orrorifico italiano degli anni ottanta (dal cinema fulciano, passando per i fumetti e la narrativa) viene destrutturato e rimodulato secondo logiche volontariamente deliranti e impazzite (Lanza parla di “surrealismo”). Settanta pagine in cui rivivono in modalità iperbolica le scene splatter di Paura nella Città dei Morti Viventi, i costumi e il contesto scenografico degli anni ottanta (gustosi rimandi a Cobra) e soprattutto, per l'ispirazione, l'idea base del catastrofico Il Fantasma di Sodoma, vero e proprio manifesto dei protagonisti in una visione “acida” che mischia la narrativa agli aneddoti saggistici legati agli errori avvenuti nel montaggio di certi film. Il plot ha uno sviluppo classico (non poi troppo dissimile dal canovaccio di Hellraiser, con una creatura di ritorno dalla morte che deve essere nutrita col sangue per poter riacquistare la perduta consistenza fisica), ma scandito dall'azione di personaggi fuori di testa (tutti accuratamente caratterizzati grazie a flashback o parentesi narrative) e da un'impronta ultra delirante e demenziale, con lo stesso autore che, da voce fuori campo, introduce commenti in cui si diverte a prendere in giro l'inverosimiglianza della storia (“torna tutto oppure no, ma siamo in un film di serie B, la coerenza narrativa viene sostituita dallo splatter e dalle tette”). Un manipolo di improbabili restauratori del regime nazista, assai simili a un gruppo in odore di satanismo acido, tentano di evocare Hitler da un mucchio di ceneri acquistate da un transessuale, per un totale di 10.000 lire e due canne, tramite videotel (antenato di internet) con lo sconto del 55% (!?). Lanza miscela il grandguignol al black humor, con quest'ultimo in quantità di gran lunga prevalente (c'è persino una sorta di catena di eventi in modalità La Fiera dell'Est di Branduardi per spiegare come si è arrivati a recuperare le ceneri di Hitler). I personaggi sono degli idioti da film fantozziano virato all'horror truculento, bruciati nel cervello e squalificati dalla vita sociale. Li vediamo macchiarsi di omicidi atroci in parte stemperati dall'assurdità della vicenda (presente pure un omaggio a luci rosse a Psyco). Gente convinta che Il Fantasma di Sodoma (il più brutto film girato da Fulci) sia stato prodotto da una commissione di nazisti mondiali e che in Dylan Dog si possono “trovare delle basi per essere un perfetto soldato SS” (sottotraccia attraverso a quale Lanza sembra quasi volere lanciare una frecciata a una certa critica che vedeva nell'horror una cattiva scuola di formazione per i giovani). Dominano, in un'evidente derisione degli ideali nazisti, visioni allucinate e, al tempo stesso, contraddittorie. È proprio la distorsione dei fatti e dei contenuti (peraltro tipica del credo nazista per il quale una falsità ripetuta centinaia di volte diventava verità) a dare linfa a una storia trash fino al midollo, in omaggio a certi film italiani degli anni ottanta ma anche alla rivista Splatter su cui, tra gli altri, si formò lo scrittore Paolo Di Orazio. Il protagonista (un po' come per Hilter con gli ebrei) perseguita gli omosessuali perché è lui stesso un omosessuale, la truffa subita su videotel per mano di una transessuale tuttavia si trasforma in un qualcosa che, in realtà, funziona davvero secondo le suggerite istruzioni (così che non si può parlare di vera e propria truffa!?) con la particolarità che, al posto del Fuhrer, verrà riportato in vita un altro soggetto (in apparenza simile nell'aspetto) che acquisterà sostanza grazie al nutrimento del sangue (come in Hellraiser di Clive Barker). Follia allo stato puro, alla ricerca di un divertimento alla Bad Taste o alla Splatters di Peter Jackson dove l'orrore e/o il sense of wonder lasciano campo al delirio tragicomico.

Già uscito in versione ridotta per la collana Inssmouth della Delos Digital, Il Fottuto Quarto Reich viene riproposto per la Edikit (di recente rilevata proprio da Andrea K. Lanza) al modico prezzo di euro 7,00 e in simpatico formato tascabile.

Occhio alla quarta di copertina: nel racconto non sono presenti demoni volanti, foche zombificate (omaggio al logo editoriale) o creature tentacolari, ma visto che l'autore è stato un debellatore di bande di truffatori per Striscia la Notizia non ci sarebbe da meravigliarsi di vederle comparire in un eventuale sequel... ne andrebbe, altrimenti, della credibilità della squadra di Max Laudadio.

 

 
L'Autore Andrea K. Lanza, mostra 
la Mano di Travertino, avendo di spalle
un manifesto del Maestro.
 
"Torna tutto oppure no, ma siamo in un film di serie B, la coerenza narrativa viene sostituita dallo splatter e dalle tette."

mercoledì 25 marzo 2026

Recensione Saggi: L'ASSASSINIO COME UNA DELLE BELLE ARTI di Thomas de Quincey.

Autore: Thomas de Quincey.
Titolo Originale: Murder Considered as One of the Fine Arts.
Anno: 1827.
Genere: Saggio.
Editore: Robin Edizioni (2009).
Pagine: 130.
Prezzo: 12.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini
PROSSIMAMENTE

domenica 15 marzo 2026

Recensione Narrativa: IL PALCOSCENICO DEL FATO a cura di Andrea Carlo Cappi.

Curatore: Andrea Carlo Cappi.
Anno: 2025.
Genere: Antologia di AA.VV. Fantascienza.
Editore: Giraldi Editore.
Pagine: 316.
Prezzo: 17,00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Antologia a trazione fantascientifica composta dai venti finalisti (dodici racconti di fantasciemza, tre surreali, due horror, un sword & sorcery, un fantastico e un drammatico) del concorso Torre Crawford 2025, oltre al vincitore della sezione riservata agli studenti delle scuole secondarie (un sorprendente Nosrat Zakaria, sedicenne di origini bengalesi che da ampio sfoggio di classe) e a due racconti bonus rispettivamente di Mario Gazzola e Carlo Andrea Cappi.

Il prodotto finale è altamente professionale e di gran lunga superiore alla media dei libri originati da concorsi narrativi, vuoi per l'editing (pulizia di testo lodevole) vuoi per il lavoro di una giuria che annovera, tra gli altri, nomi del calibro di Carlo Andrea Cappi (curatore dell'antologia), i giallisti Mondadori Cristiana Astori ed Enrico Luceri, il saggista Franco Pezzini, lo sceneggiatore di fumetti Pasquale Ruju (Dylan Dog), le scrittrici horror Alda Teodorani e Claudia Salvatori (di cui attendo sempre l'uscita del romanzo dedicato a Bosch, pagato due anni fa al guru della sagra del Cecatiello Andrea Manzetti). Lode dunque agli organizzatori e caloroso invito per chiunque scriva fantastico a partecipare a questo concorso, peraltro ricco di premi. Piace soprattutto il case linkage che lega molti racconti, sovente strutturati attorno a sottotracce di critica sociale connaturate dal terrore (deriva agevolata dal bando e dalla citazione di Francis M. Crawford a cui gli scrittori erano chiamati a ispirarsi) del controllo sociale da parte delle autorità (che arrivano persino a stabilire chi debba morire o chi debba nascere), all'illusione del libero arbitrio, al desiderio impellente di ribellione per riconquistare quella libertà compressa da entità/computer/despoti che tracciano la vita dei cittadini rendendoli simili a marionette di uno spettacolo deviato al servizio di spettatori sfuggevoli alla comprensione umana. È il caso del surrealistico Magnificat di Giulio Jovine, dove la morte (a differenza del tradizionale Le Catene della Mente di Francesca Caizzi, legato al tema dell'anima errante sulla terra finché non prende cognizione del proprio trapasso) immette in una dimensione in cui gli uomini continuano a recitare al cospetto di un pubblico di creature aliene. Cappi chiude (bonus track a parte) con questo racconto la selezione dopo averla aperta col distopico Una Voce Fuori dal Copione di Ludovica Monte, dove i cittadini vengono bombardati da messaggi recepiti da chip mentali che li inducono a recitare copioni scritti da altri (pena esclusione sociale). Sullo stesso tema è costruito l'onirico e sensazionale (per la giovane età dell'autore) Peccati Paterni del già citato Zakaria (nome da appuntare), un incubo onirico alla ricerca dell'emancipazione da un'educazione castrante e soffocante che induce il giovane protagonista a recitare copioni scritti da altri.

L'incubo del controllo sociale e della manipolazione è fortissimo in molti altri racconti. Nel funambolico Nell'Archivio di Guido Del Giudice, uno sci-fi commistionato al giallo e all'ironia beffarda (la trama più elaborata e coinvolgente dell'antologia), si arriva a espropriare a tempo determinato i corpi umani. La soluzione è funzionale a costringere coloro che non possono pagare i debiti a svolgere lavori qualificati, grazie all'impianto di programmi informatici che addormentano la parte razionale per impossessarsi del corpo. In Unità di Produzione di Matteo Mancini (il sottoscritto) viene rappresentata la piaga delle morti sul lavoro, con operai che rinunciano ai sogni di gioventù e ai diritti sindacali per non perdere l'impiego, del tutto asserviti ai fabbisogni capitalistici al punto da diventare vittime sacrificabili alla stregua di materia prima da consumare nel processo produttivo. Nel dickiano (riferimento a Philip K. Dick) Senza Nome di Alessia Scali l'autorità al servizio di una società apatica e priva di emozioni rilascia tossine letali che, una volta inalate, resteranno dormienti finché non verranno attivate da un segnale ad personam finalizzato a eliminare coloro che potrebbero dare segnali di ribellione. Sulla stessa lunghezza d'onda, ma con presa realistica (si evoca lo spettro dei regimi totalitari del novecento) piuttosto che sci-fi, si muove L'Ordine delle Cose di Pietro Bonaccio, dove spie informatiche cercano nella rete parole chiave che potrebbero celare l'esistenza di un dissidente. Meno convincenti, ma sempre perfettamente a tema, il complesso (sorta di Matrix) AI G.O.D. del veterano Andrea Montalbò (pubblicazione su I Gialli Mondadori e Urania) e il grezzo Psichiatria Diarizzata di Lourdes Iommazzo.

Il tutto viene riassunto dall'eccellente, per potenza visionaria, capacità di evocare sense of wonder e intrattenimento, Così è Scritto di Nork (a mio modo di vedere la perla dell'antologia insieme al racconto di Zakaria); una sword & sorcery in cui il protagonista – un guerriero sanguinario a immagine e somiglianza di Conan il Barbaro – cerca di modificare il destino che degli strani monaci ciechi (un po' parche e un po' resuscitati ciechi scuola De Ossorio) tessono in una grotta sperduta tra i canyon.

Classici, per ricorso a sottotracce abusate, Un Centimetro di Fabio Aloisio (vincitore dell'Urania Short 2019) e Sempre tua Figlia di Lea Baol, dove i protagonisti – guidati dal sentimento dell'amore – cercano di riscrivere le proprie vite sfruttando processi loop in stile Ricomincio da Capo (film anni '90) o passaggi in universi paralleli dove esistono copie più o meno perfette di ogni essere vivente.

Questi sono i racconti che costituiscono l'anima dell'antologia che non disdegna il ricorso all'horror col poco convincente Le Voci di Dentro di Vincenzo Pandolfi (vita influenzata da un fratello che si manifesta per il tramite di una medium) o il tecnicamente valido (ma debole nell'epilogo) La Regola dell'Ombra di Valentina Di Rienzo, con un demone che "libera" i religiosi di un monastero dal destino che Dio ha scritto per loro.

Fuori contesto gli altri racconti, tra cui Alta Quota di Mauro Bennici (una sorta di Gattaca spaziale su un pianeta invivibile e a corto di ossigeno), Ares VI di Alessio Chiadini Beuri (storia di ambientazione marziana in cui una postazione colonica viene presa da assalto da sabotaggi di entità aliene), Rigenerazione di Rebecca Santimaria (un'originale bonifica e recupero di pianeti extraterrestri all'insegna della fratellanza interstellare), l'ultra derivativo Metamorfosi Inversa di Sergio Tulipano (scorrevole, ma banale nel suo riproporre soluzioni in stile Sentinella di Frederic Brown, The Outsider di HPL, o La Metamorfosi di Kafka) - che propone il dialogo, all'interno di un bar, tra uomo e un barista, col primo che narra del suo passato da insetto e delle difficoltà incontrate una volta tramutatosi in umano - o lo sperimentale e a lunghi tratti illeggibile (sicuramente il problema è mio) Sarcas as a Service di Martina Melgazzi. Tra i fuori contesto, a mio avviso, c'è anche il romance mascherato da fantastico Ex Deus, peraltro risultato (assai discutibilmente) vincitore del concorso, di Alessio Petrolino, che immagina Dio incarnatosi in un uomo per amore di una ragazza (!?), al punto da rinunciare al suo ruolo (anche qua il protagonista racconta del suo status all'amata che ovviamente prende il tutto come possibile, senza alcuna dimostrazione o manifestazione soprannaturale). 

Tra i racconti extra Apnea di Mario Gazzola, uno sci-fi iper citazionista che metaforizza la dipendenza creativa dall'intelligenza artificiale con un sistema finalizzato a favorire il sonno di uno scrittore vittima del proverbiale "bloccco". 

Questo il contenuto di un concorso indubbiamente riuscito ed esaltato da un'antologia che ha poco da invidiare a quelle griffate Urania.


LA MIA CLASSIFICA

Procedo ora per gioco (sottolineo la parola "gioco") a indicare quella che sarebbe stata la mia classifica se fossi stato in commissione, ricordando che nella speculative fiction – a mio avviso (lo insegnano le riviste da cui sono emersi i grandi maestri del novecento legati alla sci-fi e al fantastico) – non si deve mai dimenticare quello che è l'obiettivo primario ovvero il coinvolgimento di chi legge avendo come prioritario riferimento il pubblico popolare (e non quello snob elitario). Lo stile, i concettualismi, la tecnica di scrittura sono secondari e devono piegarsi alla trama (e non viceversa). Chi legge fantastico cerca evasione, stupore, divertimento, azione e ritmo, non appesantimenti filosofici e/o esercizi stilistici funzionali a mostrare unicamente le capacità tecniche dell'autore.

Parto dalla posizione più bassa e risalgo fino alla vetta. Sia chiaro, sono giudizi personali (il fatto che gli autori siano stati selezionati depone a loro favore).


20 SARCASM AS A SERVICE di Martina Melgazzi. Sperimentale fino al midollo. Irritante per il lettore medio, di difficile fruizione. Ingiudicabile. Pensate a un'antologia con venti racconti così: chi e in quanti la comprerebbero? Datevi una risposta.


19 PSICHIATRIA DIARIZZATA di Lourdes Iommazzo. Non mi è piaciuto. Porta avanti la storia nella forma del diario (Gogol docet), con una protagonista (sboccata) che si rivolge al suo psichiatra androide per denunciare l'obbrobrio sociale, così da giustificare e ricercare nel passato un'identità personale che possa distinguerla. Idee embrionali non veicolate in una trama coinvolgente.


18 LE VOCI DI DENTRO di Vincenzo Pandolfi. Non è un brutto racconto, peraltro funziona anche, ma ha pochi contenuti, sembrando più un esercizio di stile. Finale in crescendo, ma sviluppi poco chiari (perchè tramortire il medium?)


17 LE CATENE DELLA MENTE di Francesca Caizzi. Ben scritto, coinvolgente e di pronta soluzione. Paga una trama letta un milione di volte, con i defunti che faticano a staccarsi dai propri cari e con l'immagine classica della morte. Racconto riempitivo, gradevole da leggere ma banale.


16 UNA VOCE FUORI DAL COPIONE di Ludovica Monte. Buona la prima parte, si affloscia all'epilogo e non spiega i passaggi centrali (un dissidente determina, con una piccola condotta, il crollo del sistema). Ci sono interessanti fiammate. Il condizionamento sociale (dovuto ai chip mentali) è tale che i cittadini recitano copioni scritti da androidi inconsapevoli del loro stato. Ribellione finale con racconto non ben registrato.


15 AI G.O.D. di Andrea Montalbò. Colto e ambizioso, ma anche eccessivamente concettuale, appesantito e monocorde. Capacità di scrittura non discutibile, ma al sorvizio di una storia difficlmente in grado di divertire o stupire.


14 ARES VI di Alessio Chiadini Bueri. Interessante squarci visionari, ma trama di lenta carburazione, sprovvista di azione e verbosa. Buona la scrittura senza coinvolgere come dovrebbe.


13 ALTA QUOTA di Mauro Bennici. Ha dalla sua quella che, in campo cinematografico, si chiamerebbe la messa in scena. Scenografie azzeccate, ambientazioni in un pianeta alieno tra pubblicità del futuro e ologrammi. La storia è tutta ambientata in un interno con un superuomo, che non si scoprirà tale, e la donna chiamata a renderlo padre costretta a consolarlo. Bennici guarda molto alla lontana a Gattaca e punta tutto sulle reazioni del protagonista, messo al cospetto della propria fallibilità, con vachi echi alle problematiche quotidiane sulle violenze domestiche (donna oggetto al servizio dell'uomo padrone). Si comincia a respirare la giusta aria.


12 METAMORFOSI INVERSA di Sergio Tulipano. Racconto con grossi limiti (sia di verosimiglianza che di originalità), ma scritto con verve dall'autore (sceneggiatore di cartoni animati e plurifinalista al Crawford). Si legge come bere un bicchiere d'acqua (perchè tale è), ma il soggetto resta modesto e dotato di basso un coefficiente di difficoltà realizzativa. È stato generosamente premiato col premio speciale Andrea G. Pinketts (io lo avrei assegnato a Iovine). Tulipano ribalta La Metamorfosi di Kafka, miscelandola a La Sentinella di Frederic Brown, L'Estraneo di Lovecraft e al mito della caverna di Platone per intessere una storia letta miliono di volte, strutturata nella forma di un dialogo tra il protagonista e un barista, funzionale a criticare la società umana soprattutto nel raffronto con il mondo degli insetti (relatività della spazzatura). Omaggi forzati a Dylan Dog, con il limite di utilizzare per protagonista un individuo che non si fa remore nel riferire di essere stato uno scarafaggio, trovando altresì chi si mette ad ascoltarlo senza chiamare il CIM. 


11 LE REGOLE DELL'OMBRA di Valentina Di Rienzo. Magistrale nella stesura e nella capacità di coinvolgere il lettore. La storia attacca al libro da vero e proprio turn page, specie se si è cultori dei gialli a sfondo demoniaco/religioso. Debole l'epilogo, che sembra montato su un racconto destinato ad altro finale.


10 L'ORDINE DELLE COSE di Pietro Bonaccio. Altro racconto scritto e gestito in modo perfetto, nella forma della lettera da indirizzare alla propria amata. Soggetto già letto e rivisto, molto seconda guerra mondiale o guerra fredda, con una spia che racconta la sua storia fatta di denunce e relative deportazioni senza sconti. Forse il più drammatico dell'antologia.


9 EX DEUS di Alessio Petrolino. Fluido e di pronta soluzione, un piacere da leggere. È un romance mascherato da fantastico che immagina Dio incarnarsi in uomo per amore di una donna (dimenticate la mitologia greca). Epilogo melodrammatico e smielato, capace di toccare le corde dei lettori più sensibili fino ad apparire superiore rispetto a quanto in realtà non sia. Lampi visionare sulla creazione del mondo. Ingiusto vincitore, a mio avviso, naturalmente.


8 RIGENERAZIONE di Rebecca Santimaria. Piace per originalità e messaggio finale, con creature aliene chiamate a cooperare con l'uomo nella bonifica di pianeti extraterrestri da rendere abitabili. Sebbene latiti l'azione e fatichi a cambiare passo, spicca per la facilità e l'eleganza di scrittura per una storia che messa in mano ad altro autore sarebbe naufragata. Gran bella penna.


7 SEMPRE TUA FIGLIA di Leda Baol. Qui l'antologia sale ancora di un gradino. Trama non originale, ma ben narrata, addirittura con un risvolto giallo finale che contempla l'ipotesi dell'omicidio del proprio simile a benificio di interessi egoistici. Si prende la via degli universi paralleli dove le stesse persone, ignorando quanto avvenga nelle altre dimensioni, vivono esistenze diverse. Protagonista una ragazza alla ricerca della madre scomparsa. Ne resterà delusa.


6 UNITA' DI PRODUZIONE di Matteo Mancini. È il mio racconto. Non dovrei commentarlo, ma se non ne parlo io chi ne parlerà? Meno elegante di altri racconti, a causa di periodi spesso brevi e secchi, guadagna nella commistione tra sci-fi e body horror (è uno dei più inquietanti e granguignoleschi), cercando la componente onirica e il ritmo della narrazione senza appesantire con concettualismi e passaggi arzigogolati. Evidente critica sociale con epilogo pessimista. Sono riuscito a renderlo coinvolgente? Sembra di no.


5 UN CENTIMETRO di Fabio Aloisio. Lezione di scrittura e di gestione della trama, sebbene al servizio di una struttura ultra collaudata e vista decine e decide di volte al cinema (Ricomincio da Capo, Edge of Tomorrow, Auguri per la tua Morte, Le Dieci Morti di Ian Stone etc). Tiene sulla pagina il lettore, intrattiene e resta coerente nella sua prevedibilità.


4 MAGNIFICAT di Giulio Iovine. Ultra surreale. A differenza del racconto di Francesca Caizzi, sviluppa il tema del post-mortem in modo originale proponendo uno squarcio onirico estraniante non a misura di uomo, con le anime che continuano a recitare uno spettacolo per il divertimento di altri. Molto bello, specie nel suo consapevole atteggiamento evasivo (non ci sono risposte alle mille domande esistenziali).


3 SENZA NOME di Alessia Scali. Frettoloso nel finale (per esigenze di rispettare il limite di battute), è un chiaro omaggio alla narrativa di Dick e rappresenta alla perfezione quello che dovrebbe essere un racconto di sci-fi: intrattenimento, background di critica sociale, azione e coinvolgimento. Brava.


2 NELL'ARCHIVIO di Guido Del Giudice. Altro esempio di come dovrebbbe essere uno sci-fi popolare. Forse un po' troppo complicato in alcune spiegazioni (il passaggio di personalità da un corpo all'altro) snocciola continui cambi di prospettive, colpi di scena, sarcasmo e azione. È un giallo sci-fi con vari livelli di lettura senza tuttavia dimenticare una trama accattivante e intrigante. Al centro della narrazione c'è una nuova frontiera del capitalismo che arriva a espropriare i corpi umani dei debitori per effetto di programmi che guidano i corpi per indirizzarli in lavori socialmente utili. Ovviamente ogni scoperta ha le sue controindicazioni e gli utilizzi inappropriati. Colpi di scena continui, personaggi coinvolti in vicende intrecciate e un finale beffardo elevano il racconto nonostante alcuni spunti derivativi talvolta dichiarati (omaggio a Le Tre Bare di Dickson Carr) e talaltra meno (riferimenti ai vari Skelton Key e Get Out con la sottotraccia del furto del corpo e la relativa sostituzione della personalità). Un racconto dunque che si presta ad approfondimenti, tipo chiedersi cosa sia che caratterizza davvero un uomo (Del Giudice protende per la parte razionale del cervello). Il più sottovalutato del concorso.


1 COSI' è SCRITTO di Nork. Perla degna di weird tales. Fonde sword & sorcery, resuscitati ciechi (della trilogia del regista spagnolo De Ossorio) e la mitologia legata alle parche che controllano il destino degli uomini. Plot derivativo, ma narrato con sense of wonder e un taglio pulp che rende il tutto estremamente appetibile sul mercato. Inizio modalità Django di Sergio Corbucci. I miei più vividi complimenti


1 PECCATI PATERNI di Zakaria. Impressionante per l'età dell'autore.