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martedì 28 luglio 2026

Recensione Narrativa: L'ULTIMA NOTTE DI EDWARD HYDE di Maurizio Bianciotto

Autore: Maurizio Bianciotto.
Anno: 2026.
Genere:  Horror.
Editore: Mannarino Edizioni.
Pagine: 160.
Prezzo: 12.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.
Maurizio Bianciotto e la Mannarino Edizioni, dopo La Sanguinaria Dama della Magione Oscura – Orrore (2023) e Un Castello nei Carpazi (2024), già analizzati su questo blog (https://giurista81.blogspot.com/2023/06/recensione-narrativa-la-sanguinaria.html e https://giurista81.blogspot.com/2024/10/recensione-narrativa-un-castello-nei.html), tornano al genere horror con un dittico tipico della produzione dell'autore. Spicca L'Ultima Notte di Edward Hyde, vera e propria rimodulazione di The Strange Case of Doctor Jekyll & Mister Hyde (1886), cui funge da complementare Il Sogno, un racconto di lunghezza breve che ripropone il tema della seducente donna vampiro che attira le prede nel bosco.

L'Ultima Notte di Edward Hyde pare la novelization di un copione teatrale di discreto successo scritto da uno scrittore di un certo tenore e già questa è una lode. Bianciotto parte dal soggetto di The Strange Case of Doctor Jekyll & Mister Hyde (qua la mia recensione: https://giurista81.blogspot.com/2018/03/recensione-narrativa-lo-strano-caso-del.html) per rimodulare l'intera storia di Stevenson in un vero e proprio reboot con molte libere concessioni (su tutte la fine di Jekyll). Vengono riproposti i personaggi principali della storia, a cui si aggiungono Sherlock Holmes (qua la mia presentazione del personaggio nel suo romanzo di esordio: https://giurista81.blogspot.com/2016/12/recensione-narrativa-uno-studio-in.html) e, all'epilogo, Dorian Gray (qua la mia recensione del romanzo di riferimento: https://giurista81.blogspot.com/2016/01/recensione-narrativa-il-ritratto-di.html). Ne esce fuori un cosiddetto Sherlock Holmes apocrifo dove però non sono né il mystery né l'intreccio giallo a prevalere (solo gli ospiti di Jekyll continuano a interrogarsi su chi sia l'assassino che sta funestando la tranquillità di un quartiere benestante di Londra), bensì una riflessione filosofica sulla duplice natura umana, sui preconcetti sociali tra ricchi e poveri e sul fascino corruttivo e appestante del male (eloquente l'epilogo alla Nosferatu di Murnau, col male che si diffonde sull'Europa in vista dello scoppio della prima guerra mondiale). L'intreccio infatti è prevedibile e lineare. Tutti i fatti vanno come devono andare fin dalla prima pagina, non ci sono grossi colpi di scena né vengono ricercati. È il contorno, dunque, a differenziare il testo dalla base di riferimento. Bianciotto vuole filosofeggiare (e fa bene, poiché aggiunge sostanza), segue gli insegnamenti di Thomas Hobbes e di Empedocle (la vita come un perenne equilibrio tra bene e male, entrambi necessari alla natura umana), individua nell'etica e nelle regole i freni indispensabili tolti i quali si scatenerebbe una libertà assoluta che porterebbe al caos. L'interesse su tali aspetti è evidenziato dai magistrali (punto di forza della novella) dialoghi che accompagnano l'intero racconto e che tendono a prevalere sui fatti, comunque ben narrati con omicidi cruenti perpetrati da Hyde e dal suo immancabile bastone da passeggio (che sfonda crani e libera la materia cerebrale). Perfettamente in linea alla destinazione teatrale anche la scelta di ridurre le location. L'intera storia si svolge in spazi interni ovvero tra le mura della casa del Doctor Jekyll, soluzione che rende adattabilissimo e di poco costo la riduzione teatrale del testo per uno spettacolo.

Lo stile narrativo di Bianciotto ormai è consolidato e lo pone tra i migliori narratori di intrattenimento italiano, pur se autolimitato dai soggetti derivativi che sceglie sovente di proporre e che, a mio avviso, ne impediscono l'ascesa. Il dittico in questione non si distingue da tale vezzo. È comunque interessante il lavoro di rimodulazione operato sulla novella di Stevenson, generando un vero e proprio reboot che parte dalla medesima idea (il tentativo, peraltro riuscito, del Dottor Jekyll di separare le due anime umane, lo sdoppiamento del personaggio, gli esperimenti in laboratorio, la pozione chimica e la furia omicida) arrivando a conclusioni diverse, peraltro con uno Sherlock Holmes cinico e giustizialista come non mai (emblema di una politica repressiva che non può garantire la totale libertà dell'individuo per paura di danneggiare il bene collettivo). Da sottolineare anche il contesto storico in cui viene ambientata la storia, spostato poco dopo la catena di omicidi di Jack Lo Squartatore che funge da oggetto dei dialoghi dei personaggi (qua la mia recensione del romanzo di Robert Bloch: https://giurista81.blogspot.com/2021/08/recensione-narrativa-jack-lo.html), così da tributare un po' tutti i pilastri del fantastico vittoriano (manca giusto il vampiro). Bianciotto ne approfitta per fare intavolare ai suoi personaggi, tutti ospiti e invitati dal Dottor Jekyll, una discussione socio-politica che tocca anche alcuni temi della criminologia primordiale sdoganata da Cesare Lombroso, immaginando che le persone colte e nobili siano incorruttibili dal male, un'impostazione a cui si oppone Holmes (“Il male non ha preferenze ed è un'entità assai democratica: può albergare in chiunque”) senza che gli altri riescano a comprenderne le ragioni: “Lei è un genio, perché come sempre è riuscito a creare un'estrema confusione e a tirare fuori argomentazioni talmente astruse che il suo avversario finisce con il non capirci più nulla. Sherlock Holmes non è poi così rivoluzionario, ma incarna alla perfezione la filosofia di Thomas Hobbes: “E stato il mio mestiere che mi ha portato a essere così e la scarsa fiducia negli individui e nelle loro motivazioni ha fatto si che il passo successivo fosse il più totale pessimismo”.

Pur se derivativo, dunque, L'Ultima Notte di Edward Hyde si segnala tra i migliori lavori di Bianciotto, soprattutto per il tentativo (riuscito) di intellettualizzare il testo aggiungendo ai contenuti psicanalitici (presenti) di Stevenson quelli sociologici, filosofici e politici di un'epoca bigotta che vedeva solo all'esterno di sé stessa i pericoli che avrebbero potuto deflagrarla (la tematica al centro del cosiddetto imperial gothic, basti solo citare Dracula).

Di spessore inferiore Il Sogno, un racconto standard che definirei di completamento. Forse un po' frettoloso all'inizio, costruisce bene l'attesa dell'evento apicale attraverso una serie di sogni premonitori che annunciano al protagonista (il classico militare russo dei racconti di Bianciotto) l'incontro con una splendida donna che, in realtà, è una lamia di epoca romana pronta a vampirizzarlo. Ben scritto ed efficace, ma incentrato su tematiche ampiamente già trattate dall'autore.


Ogni individuo è un miscuglio di bene e di male, di impulsi positivi e negativi che si compensano a vicenda. Anzi è proprio sul loro equilibrio che si regge l'intera esistenza. Quali potevano essere le reali intenzioni di Henry Jekyll? Annientare il male e dare vita a un'umanità fatta solo di santi e di asceti?


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