Autore: Fabio Calabrese.
Anno: 1976-2021.
Genere: Antologia Horror.
Editore: Edizioni Scudo (2021).
Pagine: 92.
Prezzo: 5.00 euro.
Torna su queste pagine il triestino Fabio Calabrese, da noi più volte analizzato, con un'antologia edita nel 2021 da Edizioni Scudo giunta a completamento della precedente Incubi e Prodigi (presto sarà anch'essa recensita facendo già parte della mia biblioteca). Si tratta di un lotto di dodici racconti, a tema "aldilà e post-mortem", per un totale di ottantotto pagine (comprese le illustrazioni per ogni racconto elaborate da una computer grafica antiquata), e un periodo di riferimento di circa “mezzo secolo di produzione”. Due racconti (Notte a Rio e Il Funerale del Grand'Uomo) arrivano dagli esordi dell'autore, essendo usciti nel 1976 sul celebre numero 1 della rivista Il Re in Giallo che Calabrese curava insieme al compianto Giuseppe Lippi.
La lettura, come accade sempre con Calabrese, è fluida e di immediata comprensione. Lo scrittore ha il dono di rendere semplici cose che altri complicano e questo rende i suoi racconti sempre piacevoli da leggere per gli appassionati delle storie del terrore di impronta classica. Il limite della sua narrativa – penso sia una valutazione abbastanza oggettiva – tende a essere sempre lo stesso ovvero l'attitudine a riproporre schemi e contenuti narrativi che nel 2021 (anno di uscita del volume) sono già stati ultra abusati. Ne è un esempio smaccato Tredici Dicembre, un vero e proprio plagio che ricalca lo schema tipico del racconto gotico (viandante sorpreso da un nubifragio che lo costringe a riparare in una magione isolata in piena campagna gestita da un individuo che ricorda molto il Conte Dracula) e che copia l'epilogo da una storia parallela tra le varie proposte all'interno del romanzo The Private Memoirs and Confessions of a Justified Sinner (“Le Confessioni di un Peccatore Eletto”, 1824) di James Hogg, con la particolarità di sostituire alla figura del diavolo quella del fantasma. Un racconto quindi ben oliato (a parte qualche ridondanza stilistica iniziale) in grado di impressionare il lettore meno acculturato, ma che perde inevitabilmente tutti i punti di favore una volta letto il romanzo di Hogg.
Sullo stesso esempio si muove Il Patto, ennesimo racconto sul tema relativo ai patti tra uomo e Satana finalizzati a consentire al primo di acquisire vantaggi personali in cambio della cessione dell'anima. Calabrese, ancora una volta, pare dover scrivere il racconto più per una ragione contrattuale che per un effettivo impulso interno. Non inventa nulla, segue l'esempio di stuoli di narratori succedutesi dopo il celebre Faust di Goethe (citato dal racconto) con nomi quali quali Robert Bloch e il suo The Hellbound Train fino al divertente Il Diavolo e L'Alchimista (1995) di Antonio Bellomi, per inserirsi nel filone giocando sulle sembianze del demone e sul twist finale in cui, per una volta, è l'umano a fregare il diavolo.
Un altro racconto che segue il filone ultra classico e abusato è Il Funerale del Grand'Uomo col diavolo, munito di bombetta in testa (per celare le corna), che giunge in Chiesa, durante il funerale di un politico, per strappare l'anima al defunto. Simpatica, nel frangente, la verve ironica attorno al mondo dei potenti tutti collusi col diavolo.Un racconto simpatico che "puzza" di dejà vù.
L'Inquisitore sposta la rivelazione più avanti, direttamente nell'aldilà, dove un religioso convinto di aver fatto il bene della religione (torna la tematica di The Private Memoirs and Confessions of a Justified Sinner) scopre invece di essere finito all'inferno proprio per effetto delle sue decisioni. Una versione più articolata de L'inquisitore è rappresentata da Hot Hell che ripropone il medesimo soggetto ma da un punto di vista laico, immaginando un'anticamera dell'inferno dove il protagonista (che non sa di essere morto) comprende quali siano le vere pene dell'inferno, cioè la perdita dei sapori e dei piaceri per un'esistenza in cui il dolore sarà l'unica sensazione che il corpo riuscirà a percepire. Sicuramente tra i migliori del lotto e con qualche venatura erotica.
Prende la via della parodia Al di là, pubblicato negli anni 70 sulla fanzine Ubik, che utilizza di nuovo l'idea dell'anticamera dell'inferno, nella fattispecie burocratico, per mostrare Minosse e Caronte con un'accezione dantesca virata in una farsa in cui l'inferno, in realtà, è un posto popolato di mattacchioni in cui ci si diverte.
Due racconti pressoché identici sono L'Incredulo e Un Uomo Tranquillo, caratterizzati dalla presenza di un uomo che vaga per la città scoprendo di essere divenuto un fantasma. Più breve e conciso il primo. In Un Uomo Tranquillo, peraltro, torna la scena del feretro esposto in chiesa e l'arrivo dello spirito che riconosce sé stesso nella bara.
I tre racconti migliori sono a mio avviso Il Paese Incantato, da evidenziare per una visione della morte dolce e nostalgica in cui il protagonista ritorna nei luoghi preferiti dell'infanzia; Sandor, ghost story piuttosto classica con la presenza dell'animale fantasma rimasto sulla Terra per eseguire un dato compito (proteggere il padrone dai lestofanti); e Notte a Rio, una crime story tropicale vista dal punto di vista di un uomo trapassato che parla della sua filosofia di vita (parte tagliabile) e della sua morte.
Coydog, già apparso su Short Stories, è un racconto sul disagio mentale, più drammatico che fantastico e forse fuori contesto.
CONCLUSIONI
Devo ammettere che Fabio Calabrese è un autore che, pur essendo poco originale, riesce sempre a regalarmi ore di piacevole lettura. Il suo stile leggero e la sua capacità di semplificare il registro linguistico e la costruzione dei periodi ne fanno un autore di puro intrattenimento. Piuttosto che un “soggettista” alla ricerca di una certa autorialità o di soluzioni originali, Calabrese è un narratore che si diverte a rimodulare i topoi del genere (evidenti le cinque antologie che ha dedicato a Lovecraft). È come un regista cinematografico che lavora su storie altrui senza sperimentare o proporre qualcosa di nuovo. Terrori e Magie conferma i pregi e i difetti della sua produzione, per effetto di un lotto di dodici racconti dove il leitmotiv è la risposta al quesito: cosa succede dopo la morte? Ben dieci racconti su dodici affrontano la questione, in quattro casi si cerca di gettare luce sull'aldilà (tre volte focalizzandosi sull'inferno). La lettura non è indicata per chi cerchi l'horror di tensione, il grandguignol o gli sperimentalismi tecnici, mentre diventa apprezzabile per i cultori del terrore anni cinquanta caratterizzato da diavoli, fantasmi, paradiso, inferno, patti diabolici e anime dannate. Al netto dei difetti (che ci sono), Fabio Calabrese continuerà a essere tra le mie letture e i miei acquisti. Perché, vi chiederete voi? Semplice: mi intrattiene senza fronzoli, con nostalgia e, talvolta, verve ironica. Da notare il prezzo del cartaceo: appena 5,00 euro (lode alle Edizioni Scudo che tengono sempre prezzi bassissimi)!


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