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mercoledì 17 febbraio 2021

Presentazione Narrativa: NATO PER ESSERE IL NUMERO 1 di Matteo Mancini.


Autore: Matteo Mancini.
Genere: Fantascienza Distopica.
Editore: Delos Digital.
Collana: Dystopica.
Anno: 2021.
Pagine: 44.
Prezzo E-Book: 1,99 euro.


Presentazione volume
Matteo Mancini presenta ai suoi affezionati lettori il suo nuovo racconto fantascientifico, sottogenere distopico: Nato per Essere il Numero 1. Si tratta di un breve racconto, vagamente ispirato da una pubblicità della Nike degli anni '90, che si inserisce nell'alveo generato dalla narrativa di Robert Sheckley, si pensi al capolavoro breve La Settima Vittima (1954) o, in modo più calzante, al romanzo, edito a fine anni ottanta nella collana Urania, Vittime a Premio. Un filone che è stato portato in auge negli anni settanta e ottanta da romanzi pubblicati nella collana Urania, quali Boston 2010 XXI Supercoppa (1974) di Gary K. Wolf, La Lunga Marcia e Running Man ("L'Uomo in Fuga") di Stephen King, fino alla recente serie Hunger Games (2008) di Suzanne Collins.
Il racconto esce quale terzo numero della neonata collana Dystopica, curata da Veronesi per le edizioni Delos Digital. Pur se di ambientazione futuristica, è un racconto a forte matrice grandguignolesca, con momenti degni di un horror hardcore, che unisce la passione per il gioco del calcio al sottogenere che in ambito cinematografico è stato portato al successo da pellicole quali Rollerball (1975). Sport e fantascienza tornano così a unirsi per delineare i contorni di un futuro, successivo allo scoppio della terza guerra mondiale, tratteggiato da visioni pessimiste e apocalittiche. Una deriva, nella fattispecie figlia della degenerazione alimentata dagli estremismi religiosi, che può esser disinnescata solo attraverso la guerra simbolica che ha nel campo di gioco l'ideale teatro di battaglia. 
 
Mancini, tra i vari argomenti trattati, confeziona l'omaggio al ruolo che per anni ha ricoperto nei campi di calcio e di calcio a 5: il portiere. La storia infatti, in un mix di romanticismo e di azione, è costruita su un duplice binario, rappresentato dal passato (presente per chi legge) e dal presente (futuro per chi legge) con narrazione dei fatti a rimbalzo, che ruota attorno alle sorti di un portiere, facendo luce soprattutto sui sogni del passato, quando, a inizio carriera, tutto sembra a portata di mano, persino l'amore per una donna che si pensa possa essere quella della vita. Sogni destinati a sgretolarsi al cospetto di un futuro di dolore e odio, in una malinconia dei tempi passati scacciata dalla necessità di vincere l'ultima battaglia: quella per la sopravvivenza. 
 
Originariamente concepito su invito del curatore per un'antologia incentrata sul mondo del calcio (mai realizzata) in cui ciascuno racconto avrebbe dovuto omaggiare un ruolo e in cui sarebbe dovuto essere presente anche il futuro vincitore del XXV Premio Calvino Riccardo Gazzaniga (autore del romanzo, curiosamente sul mondo della tifoseria hooligans calcistica, A Viso Coperto, edito da Einaudi), Nato per Essere il Numero 1 è finalmente acquistabile, in formato e-book, da martedì 19 gennaio 2021 presso tutte le maggiori librerie virtuali alla modica cifra di 1,99 euro
 
 
La famosa pubblicità anni '90 che ha ispirato il contesto ambientale del racconto.
 
 
La quarta di copertina:
In un imprecisato futuro, successivo agli accordi di pace conseguenti al termine della Terza Guerra Mondiale, le partite di calcio diventano vera e propria occasione di battaglia. Violenze e scontri di religione sono traslati sul rettangolo di gioco con una funzione catartica che esorcizza la rabbia popolare proiettandola sui giocatori. I confronti vengono arbitrati da uomini armati, e vanno in scena in campi delimitati da lingue di fuoco, contornati da tribune che riproducono lo stile delle arene romaniche. La morte è l’unica regola di queste partite. La vittoria è il responso di un volere divino che garantisce la superiorità di una religione sull'altra.
Jorge Campuita, disilluso e vecchio portiere consumato dai rimpianti e da un dolce passato evaporato nel nulla, ha l'ultima occasione per chiudere in grande stile la propria carriera. 


Frase di lancio: “Nel futuro le guerre di religione si combatteranno sul campo di calcio. Ma non saranno meno cruente.” 
 
 
Hanno detto:
Il filosofo veneziano, Presidente di Phronesis - Associazione Italiana per la consulenza filosofica nonché vincitore del Dystopian Contest 2020, Stefano Zampieri ha giudicato Nato per Essere il Numero 1 un "ottimo lavoro", definendolo "bello, forte, intenso."
 
C-Side Writer scrive: "Matteo Mancini usa il calcio per sovvertire le regole di un mondo che è decaduto, utilizza la metafora della lotta sul campo di gioco, della competizione fra atleti, dell'antagonismo tra tifoserie e le eleva oltre il limite della ragione. Combattere sul campo di gioco... si trasforma in una guerra fra religioni in cui ciascuno viene accecato dalla voglia di sopraffare l'altro. Almeno fino a quando Jorge non decide di cambiare le cose. Nato per Essere il Numero 1 coglie in pieno il genere della collana Dystopica."
 
Il curatore della collana Veronesi l'ha prsentato con queste parole: "Il campo brucia, la palla è coperta di spine e il pubblico schiuma travolto dal fanatismo. Il calcio è morto, ci sono solo martiri pronti a morire in nome di uno scontro che non avrà mai vincitori."
 
Recensioni
Leggere Distopico: "Stile visivo molto efficace e d’effetto. In tutto il racconto si ha una sensazione molto concreta di violenza diffusa, incontenibile, animalesca, tra i giocatori e sulle tribune fra il pubblico.... La società del conflitto ha vinto su quella del dialogo. Resta solo il confronto mortale: si vince, si perde, si vive e si muore. Ma non ci sono mai veri vincitori, c’è solo la guerra di tutti contro tutti. Il compito del lettore alla fine non può che essere quello di riflettere seriamente sul destino e sul ruolo delle religioni e sulla loro capacità di ottundere e travolgere le menti." http://www.leggeredistopico.com/2021/03/03/recensione-nato-per-essere-il-numero-1-di-matteo-mancini/
 
Best seller della Delos Digital nel primo mese di vendita
Uscito da circa un mese e pur trovandosi a rivaleggiare con racconti di abili scrittori contemporanei (tra i quali il Premio Urania Donato Altomare e il Premio Hypnos Francesco Corigliano) e anche mostri sacri della narrativa weird e di quella fantascientifica quali Robert Ervin Howard, Mack Reynolds o Henry S. Whitehead, vanta già alcuni primati. Insieme a La Zona, sempre di Matteo Mancini, è rimasto per un mese dalla sua uscita nella top ten degli e-book più venduti da Delos Store.


Il link del volume: https://www.delosstore.it/ebook/53424/nato-per-essere-il-numero-1/
 
 
La presentazione video: https://www.youtube.com/watch?v=S3nvQwjwxv4&t=59s 

L'autore MATTEO MANCINI, durante una presentazione letteraria a Imperia nel 2016
 
 
"Le lacrime che un uomo è disposto a versare sono sempre inferiori alle speranze che gli battono nel cuore."

lunedì 8 febbraio 2021

Recensione Narrativa: MR TORSO di Edward Lee.


Autore: Edward Lee.
Anno: 1994.
Genere:  Horror.
Editore: Independent Legions Publishing, 2016.
Pagine: 32.
Prezzo: 1.69 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini. 
Thriller hardcore che si muove su binari ben distinti destinati a incontrarsi nell'inevitabile resa dei conti finale, in un'alternanza tra indagini di polizia e truci pratiche rituali del serial killer di turno. Edward Lee, pseudonimo di Lee Seymour, è uno scrittore americano classe 1957 ritenuto dai fan “il più grande interprete dei sottogeneri horror hardcore, extreme horror e torture-porno horror.” La lettura di Mr Torso fa ben comprendere il motivo per cui Lee sia stato ricondotto nelle catalogazioni sopra ricordate. Mr Torso è una storia che si muove da uno spunto iniziale decisamente forzato (l'idea di creare una sorta di allevamento per la vendita di neonati) e semplicistico (tutta la parte sanitaria necessaria per mettere in piedi il disegno del killer viene subita) per dipanarsi in un filone che potremmo ricondurre alla lezione offerta da Thomas Harris con la saga legata a Il Silenzio degli Innocenti. Certo, Lee spinge deciso sulla componente hardcore, sia per il lessico scelto sia per le scioccanti immagini all'insegna di un “sesso” malato, perverso, a dir poco corrotto da un feticismo che qua tocca vertici difficilmente riproponibili.

Lee è un autore a cui piacciono le dicotomie, i contrasti tra opposti, come lui stesso dichiara nella presentazione del testo. Qua conferma il suo approccio, plasmando due personaggi contraddittori, caratterizzati da un taglio tutt'altro che stereotipato. Da una parte abbiamo un detective nichilista, convinto che non vi sia un vero senso nella vita, e che è mosso da un narcisismo incanalato in un'ottica socialmente utile. Il suo voler arrestare l'assassino che sta seminando arti e busti per la provincia non è dettato dal desiderio di salvare persone, ma dal soddisfare una curiosità personale e, forse, un impulso morboso teso a dimostrare le proprie qualità lavorative. Dall'altra parte c'è un assassino convinto di far il bene delle vittime, scelte nell'ambiente della prostituzione e destinate a una vita di perdizione e sofferenza. Mr. Torso è un uomo timorato di Dio, studioso di filosofia e convinto che ogni vita sia il risultato di un disegno del Signore e dunque carica di uno scopo ben individuato. La sua catena omicida è una missione in favore del prossimo (ovvero le stesse vittime). I proventi economici derivanti dalla vendita dei prodotti del suo agire (non vi dico quali) vengono ridistribuiti in favore dei più poveri. I suoi modi sono gentili ed educati e cozzano in modo marcato col suo crudele piano d'azione che ricorda in parte quello di Jeffrey Dahmer.

Lee porta avanti il narrato alternando i capitoli, spostandosi da un registro all'altro. In linea al genere poliziesco quello del detective, con i lettori presi per mano e condotti sui luoghi dei ritrovamenti degli arti. Hardcore, sia per lessico che per le immagini, i capitoli del killer. L'epilogo porterà le due storie a intrecciarsi con un finale all'insegna di un grottesco difficilmente dimenticabile.

Al di là dei temi scabrosi e osceni, Mr Torso scivola via senza virtuosismi o fronzoli autoriali, beneficiando di un bel ritmo e di uno stile efficace nella sua brutalità.

Quando vendetti Mr Torso all'antologia Hot Blood i curatori furono entusiasti, ma, nello stesso tempo, mi avvisarono che gli editori del Pocket avrebbero potuto esser urtati e innervositi dai contenuti estremi del racconto” ricorda l'autore. Per sua fortuna, e quella degli editori, l'eventualità non si verificò tanto che Mr Torso è diventato il racconto dell'autore più letto sul mercato di massa, anche se si asserisce che non sia il migliore.

A distanza di ventidue anni dalla sua uscita, nel 2016, Alessandro Manzetti ha tradotto il testo, a suo tempo finalista al Bram Stoker Awards, per la Independent Legions Publishing, mettendolo a disposizione del pubblico italiano in formato e-book alla modica cifra di 1,69 euro.

Divenuto oggetto dei più contrastanti commenti, Mr Torso è sicuramente sconsigliabile ai puristi dell'horror classico e anche a quelli del thriller edulcorato da violenza ed estremismi. Disco verde per chi è a caccia di una storia di serial killer privata di ogni filtro political correct. Non ve lo dimenticherete.
 
L'autore EDWARD LEE


venerdì 5 febbraio 2021

Recensione Narrativa: IL VAMPIRO, Storia vera di Franco Mistrali.

 

Autore: Franco Mistrali.
Curatori: Jacopo Corazza & Gianluca Venditti.
Anno: 1869.
Genere: Giallo macabro con risvolti esoterici.
Editore: Edizioni Arcoiris, 2020.
Collana: La Biblioteca di Lovecraft.
Pagine: 290.
Prezzo: 14,00 euro.

A cura di Matteo Mancini

INTRODUZIONE

Il Vampiro – Storia Vera di Franco Mistrali è il quarto volume edito dalla “giovane” La Biblioteca di Lovecraft, Edizioni Arcoiris, che così passa dalle antologie alla prima proposta di romanzo. Curiosamente, dato l'interesse orientato all'horror di matrice cosmica o esoterica mostrato fin qui dal duo Corazza-Venditti, siamo alle prese con un giallo a sfondo politico-cospirazionista intriso di filosofia esistenzialista vicina alla tematica della reincarnazione. Definito "il primo romanzo della letteratura italiana in cui si parla della figura del vampiro", spesso presentato quale anticipatore di Carmilla (1872) di Le Fanu e del Dracula (1897) di Stoker, è un ricco elaborato che tocca svariati argomenti e che, piuttosto per la tematica, è molto più vicino di quanto si possa pensare al romanticismo e allo stile di Bram Stoker. 

Mistrali lo licenzia a Bologna nel 1869 per una casa editrice locale. L'uscita passa pressoché inosservata. L'Italia, da poco nata, non è ancora fertile al gotico e decreta, di fatto, la bocciatura del testo. Passeranno quasi venti anni prima di veder uscire una nuova storia con al centro un vampiro (Vampiro Innocente di Francesco Ernesto Morando). Il Vampiro finisce presto nel dimenticatoio, ma per fortuna sopravvive nelle biblioteche bolognesi che, di fatto, lo salvano dall'estinzione. Solo nel 1990 tornano alla luce alcuni estratti, inseriti dalla Lucarini Editore a corredo del racconto L'Ospite di Dracula di Bram Stoker. Si tratta di un'edizione quasi invisibile, ma che viene riproposta dieci anni dopo dall'Armando Editore con introduzione di Riccardo Reim. Sei pagine appena che fanno nascere la curiosità attorno al romanzo di Mistrali, che però continua a restare misterioso a tutti. Ne è una riprova la mancata menzione nell'introduzione dedicata a Lord Ruthven e i suoi successori nel volume Storie di Vampiri (1994) della Newton o nel volume Dizionario dell'Orrore (2004) di Gianni Pilo. C'è però un'eccezione: Fabio Giovannini lo menziona nel suo Il Libro dei Vampiri. Dal Mito di Dracula alla Presenza Quotidiana (1997) della Dedalo Edizioni. Bisognerà però attendere il 2011 per l'uscita integrale del romanzo. È la piccola e appena nata Keres Edizioni a proporlo, in una versione ammodernata nella punteggiatura e nel lessico. La casa editrice si presenta ai lettori con l'intento di "presentare opere del genere vampiresco" e debutta sul mercato proprio con Mistrali. L'uscita lascia ben promettere, come dimostra il battage pubblicitario ancora presente su internet con trailer curatissimi e qualche marginale menzione. La Guida ai Narratori Italiani del Fantastico (2018) dell'Odoya menziona il volume nella scheda dedicata ai “Vampiri Italiani”, ma lo fa con un breve cenno di Gian Filippo Pizzo e la foto della copertina del volume della Keres stampata nel box. Solo sei righe, in una colonna che divide in due la pagina. Poco, ma quanto basta per ridestare la curiosità dei lettori. La Keres però fallisce e del libro si perdono le tracce, finché Jacopo Corazza non vede la possibilità di un rilancio in grande stile. A distanza di 151 anni dall'uscita, Il Vampiro – Storia Vera trova quella giusta diffusione che mai prima nessuno era riuscito a garantirgli.

La copertina delle edizioni Keres (2011).

L'AUTORE 

Ex ufficiale della marina austriaca, il barone Franco Mistrali, al secolo Luigi Francesco Corrado Mistrali, nacque a Parma nel 1833. Giornalista presso La Gazzetta di Milano, titolare di importanti giornali bolognesi (Monitore di Bologna, Il Piccolo Monitore e Stella d'Italia), combattente inviso ai monarchi, è stato soprattutto uno scrittore prolifico (con punte di sei libri l'anno) specializzato nel genere storico e aneddotico. Ha dato alle stampe più di trenta opere in appena venti anni di produzione, tra il 1860 e il 1880, anno della sua prematura scomparsa per aneurisma. Tra i volumi più noti vi sono Cinque Anni di Reggenza. Storia Aneddotica di Maria Luisa Borbone (1860), opera di discreto successo che suscitò una scia di polemiche giunta fino in Francia, Fra Hieronimo Savonarola Monaco e Papa (1860), La Guerra d'Italia da Villafranca ad Aspromonte e Storia Popolare della Rivoluzione di Sicilia e dell'Impresa di Giuseppe Garibaldi (1860). Per realizzare alcune sue opere Mistrali intervistò direttamente Giuseppe Garibaldi, di cui era grande estimatore (ricambiato) al punto da andarlo a trovare nel 1861 a Caprera per esortarlo a riprendere la campagna per l'Unità di Italia. 

Oltre alla politica, Mistrali si interessò di occultismo. In tale veste prese parte alle sedute pubbliche dell'istituto Zoomagnetico di Milano. Studioso del magnetismo animale (Mistrali parla in modo lusinghiero di Mesmer), prese parte alle dimostrazioni del professor Pietro D'Amico (definito dal "nostro" quale l'antitesi del ciarlatano alla Cagliostro). Altri temi che lo interessarono furono lo spiritismo e la tematica della reincarnazione. Nonostante questo la sua produzione fantastica rimase sporadica. Oltre a Il Vampiro, si ricorda l'antologia I Racconti del Diavolo (1861) da cui Claudio Gallo e Fabrizio Foni estrapoleranno il racconto breve La Sinfonia del Diavolo per l'antologia collettiva Ottocento Nero Italiano. Narrativa Fantastica e Crudele (2009) della Nino Aragna Editore.

Uomo dotato di profonda cultura, amico di personaggi influenti, cultore di classici e appassionato di politica, tanto da essere delegato di associazioni operaie spesso al centro di risse e duri attacchi. Membro della Legione Romana del maggior Ghirelli devota ai Savoia, uomo d'azione. Di indole anticlericale e rivoluzionaria, si distinse per le furibonde liti a colpi di offese con Giosuè Carducci (suo acerrimo rivale) e alcuni massoni nonché per continui scontri mediatici. Definì il papa "roditore" e "cancro della povera Italia". Non contento rincarò la dose giudicando i cattolici "clericume di una Roma imbastardita." Inevitabile la classificazione di polemista (nell'Enciclopedia Treccani, alla voce Bardesono di Rigras, viene addirittura definito "acre polemista"), più volte denunciato per ubriachezza molesta e diffamazione. Atteggiamenti che lo portarono, un po' come succede a tutti i personaggi scomodi, a essere arrestato e condannato a cinque anni di carcere per bancarotta fraudolenta, a seguito del fallimento della Banca d'Emilia di cui era consigliere delegato per espresso volere di Garibaldi. Imprigionato nel 1873, continuò a dirigere Il Monitore, portandolo a essere il principale quotidiano felsineo. Odiato da svariati colleghi, fu tacciato di essere un matto tanto che Olindo Guerrini fondò nel 1874 un giornale satirico chiamato Il Matto, con l'intento di ridurre al silenzio l'avversario. Mistrali, in tutta risposta, raddoppiò gli sforzi fondando un nuovo giornale: Il Piccolo Monitore.  

Nel 1878, grazie all'intercessione di Garibaldi, ottenne la grazia e tornò libero. L'incontro a Bologna col cardinale Lucido Maria Parocchi, futuro vicario di Roma, lo portò a rivedere le proprie posizioni sul mondo clericale, fino a convertirsi alla causa cattolica poco prima della morte. Alla morte, avvenuta il 18 dicembre del 1880, in molti giocarono al lotto i numeri relativi alla data del decesso e questi uscirono regalando fior fiori di soldi agli scommettitori!!!

LA RECENSIONE 

Giallo dai risvolti macabri che propone, per la prima volta in Italia e a livello concettuale, la figura del vampiro. Mistrali è molto abile e furbo. Accenna al soprannaturale, lo suggerisce, crea un'atmosfera in cui si respira la presenza di qualcosa che sfugge alle ordinarie regole del comune vivere senza però sconfinare al di là dell'esperienza dello scibile umano

Il Vampiro, ambientato nel 1862, è un vero e proprio intrigo internazionale, che trae origine da faide legate ai rapporti tra Polonia e Russia e da cui emerge una certa sfiducia dell'autore verso il subdolo mondo dell'est (si parla della Russia quale potenziale pericolo per l'Europa). Il seme dei fatti che imperniano la storia ha origine negli anni trenta alla corte dello Zar Nicolò e prende le mosse da un amore impossibile. Il futuro zar è infatti innamorato perso, peraltro ricambiato, di una damigella della madre. Una passione pericolosa, che potrebbe distoglierlo dal futuro incarico politico. Eventualità che viene debellata dal padre del giovane che ordina alla donna di sposare un conte polacco, il colonnello Ludowiskoi. All'amore, così come all'orgoglio, però non si comanda. La separazione innesca una complessa rete di cospirazioni, che coinvolgono l'ordine esoterico di matrice massonica de “I Vampiri” che lotta per l'indipendenza della Polonia dall'influenza russa. Tradimenti, figli illegittimi, inconsapevoli rapporti incestuosi, assassinii perpetrati con misteriose sostanze venefiche, trame e pazzeschi incontri danno il là a una serie di eventi che finiscono per ravvivare, anni dopo, la tranquillità del Principato di Monaco. Qui, il protagonista della vicenda (un artista che ha perduto l'amore e con esso la voglia di vivere) e il Principe di Monaco, coadiuvati da un indagatore francese figlio del Dupin letterario, si trovano a supportare un malinconico conte polacco, il conte Kostia, flagellato dalla perdita della donna amata e convinto di averla vista di nuovo vagare per il principato, al punto da credere che la stessa sia risorta nella forma di un vampiro.

Il mio piano era tracciato: salvare l'amico dalle insidie di quella donna. Scoprire il movente, il fine. Smascherarla... ma fra l'amico e la perfida sirena è facile comprendere quale voce sarebbe stata meglio udita e meglio accetta.”L'opinione, pur se all'apparenza folle, è dimostrata agli amici dal Conte che ottiene di poter esumare il corpo dell'amata. L'apertura della bara, presso il cimitero di Nizza, lascia tutti basiti: non ospita alcun cadavere! Mistrali porta avanti il soggetto con grande abilità. Lo sviluppo della trama non è lineare. Flashback, continui passaggi a spasso nello spazio (dalla Germania alla Siberia) e nel tempo nonché dissertazioni su aspetti più disparati (ivi compreso lo spiritismo, la metempsicosi e il vampirismo) corredano quello che è, a tutti gli effetti, un giallo storico di ambientazione nobiliare. Il lettore viene stordito dai tanti personaggi e, soprattutto, dai loro camuffamenti, ma alla fine ogni cosa torna. È la vendetta il motore del romanzo, la vendetta di un uomo punto nell'orgoglio e divenuto abile alchimista dopo l'incontro con una strega nella steppa siberiana. Un odio che soffocherà l'amore di due innocenti, colpevoli di esser figli delle persone sbagliate. Una visione in cui le colpe dei padri e delle madri ricadono sui figli. 

Belli i passaggi in cui l'autore umanizza uomini potenti come lo Zar di Russia che, al cospetto di un figlio sul punto di morte, prega e si dispera alla stregua di una persona comune.Punto di forza del romanzo è la spiccata componente romantica (a tratti mielosa), prioritaria al resto. Mistrali, uomo profondamente colto e generoso di citazioni auliche (Dante, Voltaire, Shakespeare, ma anche Poe e Hoffman), anticipa di anni lo stile di Bram Stoker. Il parallelo con lo scrittore di Dublino, autore di Dracula (1897), è molto forte per le tematiche affrontate (ivi compresa quella della c.d. new woman) e per lo stile. Mistrali è più tragico e melodrammatico di Stoker. “Le grandi passioni logorano la vita. Gli angeli invidierebbero la felicità di due anime fuse in un vero ricambiato amore, e il fato, inesorabile che vieta la pienezza del gaudio sulla terra , se il miracolo avviene, non tarda a scagliare contro le invidiate anime il dardo vendicatore.” Il parallelismo tra i due autori sarà oggetto di un mio prossimo articolo che pubblicherò su internet e il cui link sarà indicato in calce a questa recensione. Possiamo qua affermare che Mistrali è un autore che avrebbe fatto esultare Bram Stoker. Evidenti le tante anticipazioni di cui lo scrittore parmense può andare fiero. Dalla scena dell'esumazione del cadavere di una giovane a quella, onirica e allucinata, in cui il protagonista vede un uomo accingersi a calare un ago sulla mammella scoperta della propria amata.

Un giallo dunque a tinte fosche (si veda il tremendo finale in anticipo su romanzi quali Il Processo di Kafka o le scene con il Grande Maestro dei Vampiri che sperimenta nel suo laboratorio studi che hanno alla base il sangue umano, scegliendo quali sensi bloccare agli animaletti cavia), ben reso dall'ispirata penna di Mistrali che può permettersi di compiere anche dissertazioni su tematiche squisitamente esoteriche. Il materialismo scientifico, un po' come con Stoker, viene ridimensionato dalla vera scienza che è quella che era in auge al tempo degli antichi egizi. Siamo dunque al cospetto di un romanzo figlio della sua epoca, con qualche battuta di arresto e molteplici divagazioni, che si può definire a ragione un vero capolavoro della letteratura alta e non solo nera. Mistrali dimostra di essere uno scrittore di primissimo piano, molto di più di un mero intrattenitore per palati non raffinati e alla ricerca di sole emozioni forti. Il Vampiro è un'ottima occasione di studio di una letteratura nostrana morta e sepolta. Ben hanno fatto i curatori dell'edizione licenziata da La Biblioteca di Lovecraft a presentarlo nella forma sintattica e lessicale dell'epoca. Ne deriva infatti una lettura insolita, antiquata nel lessico, con una punteggiatura totalmente erronea per le regole attuali ma non per questo fastidiosa.

Consigliatissimo agli studiosi del gotico italiano e a chi intenda aggiungere un tassello culturale alle proprie conoscenze legate al mondo dei vampiri. Attenzione però: non aspettatevi storie di succhiasangue o di puro terrore.

L'autore FRANCO MISTRALI

 "Davanti alla gran legge della natura che sulle vie misteriose della vita diffonde il fiume eterno delle anime, pellegrine di amore, tutte le finzioni cadono. Imperatori e granduchi scompaiono e rimangono uomini. Un uomo al cospetto di una donna: due anime sorelle che la sorte riunisce in un mistico bacio, dicendo loro: amatevi! Due formule del gran problema della creazione, che si completano per irresistibile tendenza, ubbidienza a una legge che direbbesi di gravità morale. Ecco la vicenda eterna di un vicendevole amore."

 

 

giovedì 4 febbraio 2021

Recensioni Narrativa: IL CIMITERO DEI VIVI di Poppy Z. Brite

Autore: Poppy Z. Brite.
Anno: 1990-2002.
Genere:  Horror.
Editore: Independent Legions Publishing, 9 ottobre 2016.
Pagine: 218.
Prezzo: 12.90 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini. 
Selezione di sette racconti dati alle stampe nell'arco di dodici anni, dal 1990 al 2002, da colei che è stata definita “la regina dello splatterpunk”. Stiamo parlando di Poppy Z. Brite, pseudonimo di Billy Martin, qui tradotta da Francesca Noto e Alessandro Manzetti per la Independent Legions Publishing.
Il Cimitero dei Vivi è un'antologia che ha lo scopo di far conoscere l'autrice nelle sue molteplici sfaccettature. Una scelta che, probabilmente, non permette di far spiccare il volume, sospeso nella proverbiale terra di nessuno. È infatti un prodotto di non particolare lunghezza che si contraddistingue per un contenuto variegato, non tanto per le tematiche affrontate (che sono omogenee) piuttosto per gli stili e il registro linguistico, che oscillano tra un'anima classica e una più estrema propria del moderno horror. Quattro sono i racconti che appaiono per la prima volta in lingua italiana, proposti al fianco di cavalli di battaglia quali Calcutta Lord of Nerves (Calcutta. Signora delle Impudenze), inserito in altre antologie della casa editrice e di recente riproposto in graphic novel
 
Autrice estrema, interessata alle contaminazioni tra macabro grandguignol ed erotismo di matrice omosessuale, Poppy Z. Brite rappresenta un curioso abbraccio tra truculenza e poetica malinconica. Dotata di uno stile a tratti elegante, incarna una sorta di compromesso tra il classicismo delle origini e la corrente più recente orientata alle stravaganze sul piano erotico, con momenti ai confini del pornografico sadomaso o comunque del sesso perverso (volgarità linguistiche incluse), e, allo stesso tempo, su quello horror con una certa predilezione per la macellazione dei corpi. Già conosciuta in Italia grazie alle pubblicazioni messe in circolazione da Frassinelli (Cadavere Squisito, 1996) e Sperling & Kupfer (Nel Cuore dell'Eternità, 1998), oltre che per alcuni racconti apparsi in antologie collettive licenziate da Editrice Nord (Horror: Il Meglio, 1994, a cura di Stephen Jones), Sperling & Kupfer (Lovecraft 2000, 1999) e Fanucci (Io, Erotica, 2001) al fianco di masters of horror del calibro di Clive Barker, Tanith Lee, Ramsey Campbell, Kim Newman, Roger Zelazny, Lisa Tuttle, Thomas Ligotti, Karl Edward Wagner e Peter Straub, Poppy Z. Brite deve alla Independent Legions il rilancio definitivo sul mercato italiano. 
 
Il racconto CALCUTTA LORD OF NERVES
è stato trasformato in graphic novels
da ALESSANDRO MANZETTI
e STEFANO CARDOSELLI
per la Independent Legions Publishing.
 
Il Cimitero dei Vivi costituisce un vero e proprio tributo alla morte e a tutte le creature che, per una via o per un altra, sembrano sfuggirle, pur se maledette dal crisma della perdizione. Così passiamo dal tragico e delicato The Heart of New Orleans (Il Cuore di New Orleans, 2002), in cui una coroner si trova a dover eseguire un'autopsia di un bambino che ha inciso sul cuore la storia che avrebbe messo nero su bianco una volta divenuto adulto, al delirio porno-orrorifico di Self Made Man (Risvegli, 1996), che guarda in modo piuttosto evidente alle folli pratiche del serial killer Jeffrey Dahmer finalizzate alla creazione di uno zombie schiavo sessuale. Una forbice di stile e di taglio che annovera altri due marcati esempi collocati agli antipodi: il famoso Calcutta Lord of Nerves, storia onirica di zombie (si muovono nell'indifferenza più assoluta, quasi fosse normale trovarseli in giro per le degradate vie urbane della città indiana) devoti a una Dea Kali in odore di sesso perverso e nella cui vagina precipita il protagonista, e l'atmosferico Lantern Marsh (La Palude delle Lanterne, 2000), che propone una palude prossima a esser bonificata sulla cui superficie occhieggiano i fuochi fatui rappresentanti lo spirito dei morti. Un elaborato, quest'ultimo, che potremmo definire kinghiano per il suo giostrarsi sulle vicissitudini di un gruppo di amici adolescenti che si radunano al cospetto di una palude per ritrovarsi, nel medesimo luogo, anni dopo ormai divenuti adulti. Tendono invece a toccarsi The Sixth Sentinel (La Sesta Sentinella, 1992) e His Mouth Will Taste of Wormwood (La sua Bocca Saprà di Assenzio, 1990) che condividono le ambientazioni (cimiteri) e la presenza di profanatori di tombe a caccia di tesori. Più classicheggiante e a suo modo poetico il primo, per effetto di un fantasma di un bandito trapassato da duecento anni intento - dietro la promessa di mirabolanti ricchezze da riportare alla luce - a convincere la ballerina di cui si è innamorato a scoperchiare una tomba al cui interno, unitamente a un immenso tesoro, è sepolto un uomo vittima di una maledizione che lo rende simile a una bestia pronta a sbranare il tombarolo di turno. L'obiettivo del fantasma è far cadere in trappola la donna, in modo che muoia e trapassi in uno stato assimilabile alla sua condizione (solo allora la potrà davvero amare). Decisamente più orientato al sesso perverso l'altro testo, ispirato da The Hound di H.P. Lovecraft. Due tombaroli omosessuali sognano di amoreggiare all'interno di un ossario. Collezionisti di gioielli trafugati dalle tombe nonché profanatori di cadaveri a caccia di reperti per il loro museo mortuario, si imbattono in un talismano voodoo che finirà col far risorgere il santone che ne era il legittimo titolare. La morte diverrà per loro momento di piacere estremo. L''ironico Mussolini and the Axeman's Jazz (Mussolini e il Jazz dell'Uomo con l'Ascia, 1995) è il racconto che si pone al centro tra le due opposte tipologie di racconti della Brite, riscrivendo sotto una luce complottista di matrice massonica le vicende che hanno portato allo scoppio della prima guerra mondiale e all'avvento delle dittature fasciste. Dietro a tutto si muoverebbe nientemeno che Cagliostro, divenuto ultracentenario grazie a un elisir di lunga vita. Un escamotage che permetterebbe allo stesso di celarsi sotto menzognere identità e di muovere i fili dell'umanità verso gli orrori della seconda guerra mondiale. Il fantasma di Francesco Ferdinando, inferocito per l'attentato che gli è costato la vita in jugoslavia, si impossesserà del corpo di un detective privato per uccidere a colpi di ascia quanti a New Orleans, secondo sue informazioni, potrebbero celare la vera identità di Cagliostro, in una sorta di rivisitazione, in chiave adulta, della parabola biblica de la strage degli innocenti. 
 
Questo il contenuto di un'antologia che probabilmente farà storcere il naso ai puristi del genere weird. A parte un paio di racconti, infatti, mancano quelle atmosfere da sense of wonder tanto care ai classicisti. La Brite si fa forte dello spirito di trasgressione, del suo voler proporre storie dove l'omosessualità tende a proporsi sotto la luce dei riflettori e dove la spinta grandguignol non viene frenata per compiacere alle richieste del political correct. La sensazione è che manchi qualcosa, sia sul versante action sia su quello del terrore. Si segnalano, quali migliori testi: His Mouth Will Taste of Wormwood (punta sul versante del terrore), Calcutta Lord of Nerves (vertice onirico) e The Sixth Sentinel (per l'inatteso e agghiacciante finale). Leitmotiv dell'opera, alquanto decadentista e pessimista, è il concetto della morte quale liberatrice di ogni sofferenza. I personaggi della Brite, spesso alcolizzati, drogati o depressi, la desiderano, la vogliano, ma morire, come abbiamo visto, potrebbe essere una mera illusione e il ritorno alla vita costante e maledetto, in una spirale di dannazione e sofferenza eterna da cui è impossibile liberarsi.

                                                                                 L'autrice POPPY Z. BRITE
 

 "Un artista che non legge non è un vero artista... I libri sono la chiave per raggiungere altre menti, proprio come i corpi lo sono per altre anime. Leggere un buon libro è un po' come affondare le dita, fino alle nocche, nel cervello di qualcuno."

venerdì 29 gennaio 2021

Recensione Narrativa: SKIN MEDECINE di Tim Curran.


Autore: Tim Curran.
Titolo Originale: Skin Medecine.
Anno: 2004.
Genere:  Horror/Western.
Editore: Dunwich Edizioni, 20 dicembre 2020.
Pagine: 284.
Prezzo: 14.90 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

La Dunwich Edizioni torna a proporre al pubblico italiano un romanzo dello statunitense Tim Curran. Contrariamente a quanto si legge in giro, non si tratta di un nuovo prodotto ma di una graditissima riscoperta. Per la casa editrice romana è il quinto volume dedicato alle creazioni del maestro del terrore del Michigan, una lunga cavalcata iniziata nell'agosto del 2015 con l'uscita di Cannibal Corpse, M/C. Skin Medecine, uscito in Italia nel dicembre del 2020, è uno dei primi romanzi dell'autore, distribuito nella nostra penisola con un ritardo di sedici anni. Curran, alle prime esperienze sulla proverbiale lunga distanza dopo i primi approcci con le short stories, plasma un'opera “contenitore” costruita su tre sotto trame afferenti a generi diversi. Si ha difatti la sensazione di essere alle prese con un romanzo costruito mediante accorpamento di più racconti che si muovono dal giallo all'horror in un contesto western che rivanga gli orrori e i mai superati conflitti della guerra di secessione americana. Azione, sangue a ettolitri, trovate weird che evolvono nello splatterpunk si alternano in una canovaccio che ricorda la costruzione de Il Buono, il Brutto, il Cattivo di Sergio Leone, in un mix liberato da quel classicismo delle origini che prende le mosse dal mito di Jack lo Squartatore e dalle opere di Robert E. Howard e Howard P. Lovecraft per dipanarsi su sentieri che conducono a quella modernità che ricorda il romanzo Black Flag (2002) di Valerio Evangelisti e i film L'Insaziabile (1999) di Antonia Bird e Dog Soldiers (2002) di Neil Marshall. Dall'opera di Evangelisti arriva l'idea dei pistoleri mannari, poi schierati in una battaglia finale ricalcata sulla pellicola di Marshall. Mutuata da L'Insaziabile è invece la scena tra le montagne innevate dove emerge il background cannibalico. 

La trama non è particolarmente complessa, sebbene sviluppata in modo frammentario con qualche ripetizione di troppo (continui i riferimenti alla guerra di secessione) e cambi di registro non sempre collimanti con il regime linguistico scelto. Siamo sul finire dell'ottocento, nell'estremo far west. Il cacciatore di taglie Tyler Cabe giunge a Whisper Lake, alla caccia di un misterioso strangolatore di prostitute. La caccia è tutt'altro che agevole, poiché alla difficoltà di identificazione dell'assassino si aggiunge quella di eludere i numerosi attaccabrighe, ubriachi e bulli locali che frequentano il saloon cittadino, in un panorama dominato da un clima di odio razziale che vede i predoni locali schierati contro la comunità mormone presente nei due vicini villaggi limitrofi: Redemption e Deliverance. Cabe, inizialmente preso dall'intento di condurre le indagini per risalire all'identità dell'assassino seriale, viene presto sviato da sfidanti pistoleri, nerboruti intenzionati a vendicare figli o compagni abbattuti e soprattutto da uno sceriffo legato a un passato risalente ai tempi della guerra di secessione, quando Cabe era un rappresentante dell'esercito confederato e l'altro un ufficiale nordista. 

 

Curran lavora sui personaggi, fa evolvere le loro relazioni interpersonali e investe sulle caratterizzazioni per delineare ruoli ben determinati, dall'eroe al cattivo dichiarato, con le relative bande e numerosi personaggi di supporto. Così troviamo l'integerrimo sceriffo Jackson Dirker, una sorta di John Wayne che si è macchiato di orrori di guerra da cui intende manlevarsi. Cabe, che porta sul volto le ferite inferte a suon di frustate dallo sceriffo ai tempi della guerra, vorrebbe ucciderlo ma, al progredire della storia, muta la propria opinione sull'avversario. Dirker è cambiato, si è trasformato in uomo giusto ed equilibrato. Da nemici i due si ritroveranno alleati contro un avversario diabolico che, a poco a poco, prende il posto dello strangolatore. Quest'ultimo riuscirà infatti a darsi alla fuga, suggerendo mirabolanti future imprese a Londra (Curran allude all'identità del mostro, evocando la figura leggendaria e maledetta di Jack lo Squartatore) e lasciando spazio a un bandito di lungo corso che risponde al nome di James Lee Cobb. Curran definisce l'antagonista presentandolo prima ancora del concepimento. Lo fa guardando a The Dunwich Horror (1929) di Lovecraft, immaginando la maledizione di una strega bruciata sul rogo scagliata contro una cittadina bigotta colpevole di aver prima chiesto la benedizione e occulta salvo poi ricusarla in vista della salvezza religiosa. L'anatema porta al concepimento di tre bambini da parte di altrettanti madri vergini figlie dei rappresentanti religiosi locali. Cobb, l'unico a nascere sotto le sembianze umane, mostra sul corpo il marchio della bestia. Una maledizione che non sarà sovvertibile dall'eduzione rigida cui verrà sottoposto e che esploderà una volta superato il tabù dell'omicidio. Divenuto un bandito truce e torturatore, Cobb evolverà sempre più nella scala dei valori del male estremo, divenendo il degno figlio del diavolo. Un mostro capace di diffondere un'epidemia licantropica che sarà debellata solo nella sanguinolenta resa dei conti finali, tra sparatorie, deflagrazioni e bestie mannare pronte ad affondare i denti nelle palpitanti carni di pistoleri urlanti. 

 

Skin Medecine è dunque un horror moderno che muove i suoi passi dalla tradizione. Curran inventa poco, giostra su leit motiv collaudati e lo fa con uno stile e una fluidità di narrazione non certo secondaria. Abilissimo nello scandire il ritmo e soprattutto nel delineare il substrato horror (la parte relativa all'infanzia e al concepimento di Cobb è la punta qualitativa del romanzo), perde qualcosa nel gestire la tanta (forse troppa) carne messa ad ardere sul fuoco dell'intrattenimento. Alla fine esce fuori un prodotto che saprà deliziare il palato dei fruitore di quell'horror sdoganato da case editrici quali la Independent Legions Publishing, in virtù di un taglio che ammoderna sia il western sia l'horror classico dei lupi mannari e delle stregonerie diaboliche. Un prodotto che si pone a metà strada tra la narrazione pulp delle pagine di weird tales (si pensi ai western di Robert E. Howard) e il più recente registro fumettistico (si vedano i dialoghi e l'attitudine alla contaminazione di generi) che ha reso epiche le scorribande di miti quali il bonelliano Tex Willer. Consigliato agli amanti del grandguignol.

L'autore TIM CURRAN

 "La magia della pelle permette alla bestia che vive in noi di affiorare in superficie, di fars conoscere nel sangue e nella carne. E' un sistema di magia, molto antico e proibito. Invece di una formula scritta su un libro o incisa su una roccia, è tatuata sulla pelle."

mercoledì 20 gennaio 2021

Recensioni Narrativa: LE CREATURE DEL BUIO di Stephen King


 

Autore: Stephen King.
Titolo Originale: The Tommyknosckers.
Anno: 1987.
Genere:  Fanta/Horror.
Editore: Sperling & Kupfer.
Pagine: 783.
Prezzo: 12.90 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.

INTRODUZIONE ALLA LETTURA

Romanzo spartiacque nella vita del "Maestro del brivido" che lo confeziona impiegando cinque anni, dal19 agosto 1982 al 19 maggio 1987. Sono anni estremamente produttivi nella carriera di King ma, allo stesso tempo, sono attraversati da problemi connessi all'abuso di alcool e sostanze stupefacenti. L'asso del Maine sforna una media di due romanzi all'anno con perle quali Christine (1982), It (1986) e Misery (1986). Le Creature del Buio, o meglio The Tommynkockers, vede la luce quale ideale ultimo romanzo della prima parte di carriera del nostro. King ha quarant'anni ed è prossimo a un vero e proprio crollo psico-nervoso che lo terrà lontano dal mondo editoriale per due anni. E' il momento in cui si rompono i legami con la gioventù. La madre dello scrittore muore piegata dal cancro e l'evento ha tragiche conseguenze sul figlio che già dal 1978 è un consumatore di cocaina. La fantasia non è più sufficiente a tenere lontano il male, occorre un incremento di droga e alcool per anestetizzare la sofferenza, King avrà la fortuna di avere alle spalle una famiglia solida, soprattutto una moglie, anch'essa scrittrice, che riuscirà a tirarlo fuori dal baratro in cui sono caduti vittima Maestri del calibro di Edgar Allan Poe. I personaggi de Le Creature del Buio, soprattutto il protagonista, sono figli di questo periodo. L'opera, che prende le mosse dall'amore dell'autore sia per la narrativa di Howard Phillips Lovecraft che per il cinema fantascientifico degli anni cinquanta incentrato sulla tematica "alieni", riflette in modo evidente gli strascichi legati al vizio dell'alcool e come questo, unitamente alla droga, trasformi una persona in un derelitto in balia di demoni che portano al deperimento della salute con l'illusione di duplicare le forze fisiche e mentali. Una lenta metamorfosi che trasforma le persone in qualcosa di diverso, dagli effetti fisici quali la perdita dei denti (come l'eroina) e mentali, con una sensazione di schiavitù al cospetto di un volere altrui che inibisce ogni capacità di autodeterminarsi.

In un'intervista per la rivista The Rolling Stones, King definisce The Tommyknockers "un libro orrendo: è l'ultimo che ho scritto prima di ripulirmi. E' un libro su tutta quell'energia fasulla che ti da la cocaina. Un libro di 700 pagine in cui dentro, forse, c'è un buon libro di 350 pagine."

Una delle recenti copertine italiane
del romanzo, in cui viene evidenziato
il colore verde che riguarda ogni estrinsecazione
del potere liberato dall'UFO.

LA RECENSIONE DEL ROMANZO 

Romanzo che ho preteso di leggere a ogni costo, ma che ha minato e non poco le mie resistenze durante la lettura. Prossimo alle ottocento pagine, abbastanza pesante nella parte centrale, The Tommyknockers è un fanta-horror figlio della sua epoca. King lo concepisce nel momento del suo massimo fulgore artistico, nel cuore degli anni ottanta. Lo fa guardando alla tradizione letteraria di Howard P. Lovecraft (The Colour Out of Space, 1927) e a quella cinematografica de Invasion of the Body Snatchers (1956), ma anche a un romanzo quale Picnic sul Ciglio della Strada (1972) dei fratelli Strugatskij nonché alla catastrofe nucleare di Chernobyl, col conseguente abbandono della città contaminata.

Contrariamente a quanto capita di leggere, The Tommyknockers è un'opera corale in chiarissimo stile King, infarcita di personaggi caratterizzati oltre quanto necessario. Pur essendo nutrito da una serie di autocitazioni, quali personaggi ritornanti dal romanzo The Dead Zone, riferimenti a episodi di Firestarter, It e The Talisman, è altresì un contenitore di idee che fungeranno da spunti dai quali lo scrittore del Maine trarrà, nel nuovo secolo, una serie di romanzi. L'idea dell'invasione aliena tornerà al centro di una storia di King in occasione di Dreamcatcher (L'Acchiappasogni, 2001), così come la presenza di banali oggetti capaci di sparare gli uomini su pianeti interstellari sarà alla base di Buick 8 (2002) o ancora l'idea di un'influenza aliena capace di ridurre la popolazione di un villaggio in un unico essere collettivo in collegamento telepatico con ogni singola periferica fungerà da soluzione da cui prenderà l'abbrivio Cell (2006), per non parlare dell'idea di una barriera invisibile che rende impossibile fuoriuscire dalla città, quasi come se una bolla fosse discesa dal cielo, che sarà sfruttata per The Dome (2009).

Il soggetto, dilatato per il vezzo di raccontare il passato e gli atteggiamenti caratteriali dei vari personaggi, è tutt'altro che complesso. Una scrittrice di storie western, a passeggio col proprio cane nella sua immensa proprietà, sbatte in un oggetto che affiora dal terreno. Convinta di aver colpito un barattolo, la donna prende a scavare scoprendo, a poco a poco, di essersi imbattuta in qualcosa di enorme sepolto da milioni di anni (si parla di 50 milioni di anni). Questo l'avvio su cui King ricama a più non posso, fino a delineare una storia apocalittica, sulla scia di The Stand (1979), sviluppata in modo non lineare, dalla prospettiva dei numerosi personaggi, con molte battute a vuoto e continue interruzioni di ritmo. Torna anche l'interesse per i poteri metapsichici, al centro di buona parte della produzione del Maestro del brivido. L'oggetto sepolto nel terreno è infatti un vero e proprio disco volante della tradizione fantascientifica degli anni cinquanta che libera, a mano a mano che viene esumato, un gas e una serie di onde elettromagnetiche nocive alla salute animale. Haven, la cittadina (di fantasia) in cui si svolgono i fatti, diviene patria di una contaminazione che ricorda quella delle città vittime di un disastro nucleare. Chi si trova residente nella area diviene oggetto di mutazioni mentali e fisiche orientate a trasformare l'uomo in un qualcosa di diverso, un qualcosa di alieno e crudele soltanto apparentemente geniale. Aiutata dall'amante, un poeta ubriacone che ha installato nel cranio una lastra metallica (caratteristica che lo rende quasi immune alle trasformazioni), la scrittrice riesce a giungere allo sportello dell'U.F.O. così da addentrarsi in un fitto mistero che promette di rivelarsi quale evento in grado di rivoluzionare il mondo. Haven però è sempre più schiava della follia e di un atteggiamento morboso che sfocia in creazioni fantascientifiche che, tra le altre cose, vedono distributori di bibite sorvolare l'aria alla stregua di antesignani droni, radio evolute al rango di teletrasporatori di persona che sparano le vittime in altre dimensioni, macchine da scrivere azionate telepaticamente che scrivono interpretando il sonno del loro ideatore e armi giocattolo che rilasciano fluidi verdi in grado di polverizzare le persone. Sempre più flagellata dagli influssi dell'astronave, Haven assume le vesti in una vera e propria città chiusa. I forestieri non riescono a penetrarvi. Emorragie, emicranie, perdite di denti, vomito iniziano a manifestarsi quali sintomi ricorrenti che renderanno vano ogni tentativo di accesso, sebbene scomparse, omicidi e strane voci rimbalzino alla stazione di polizia della vicina Derry. Alla stessa maniera, chi si trova all'interno della cittadina non potrà evadere, schiavo di una trasformazione assuefattiva che, sotto l'illusione di incrementare le capacità mentali con tanto della possibilità di leggere nel pensiero, determinerà un'involuzione fisica che renderà i colpiti dei mostri ricoperti da una membrana trasparente da cui sarà possibile sbirciare gli organi interni. “Il collo e la testa di Bobbi erano totalmente trasparenti e gelatinosi. Le sue mammelle si erano gonfiate e si erano fuse in un'unica protuberanza di carne priva di capezzoli. Attraverso la pelle del suo stomaco Anne intravedeva organi che non avevano niente di umano e nei quali circolava un fluido verde. Dietro la fronte vedeva il sacco tremolante della mente... Fra le cosce di Bobbi un mazzo grottesco di tentacoli fluttuava nell'aria come un ciuffo di alghe, uscendole dalla vagina.” Una descrizione quest'ultima che funge da preludio a una delle scene più oniriche e folli del romanzo, una visione da William S. Burroughs che non vi anticipo.

 

Romanzo denso di buone idee, costruito su un soggetto vincente e per tratti coinvolgente. Purtroppo King sembra non intravedere l'intero potenziale. Si lascia sviare dalla tentazione di parlare dei vari personaggi, piuttosto che sviluppare la storia. È geniale l'idea di un pugno di alieni, ormai morti sotto un profilo materiale ma ancora vivi e vegeti sotto quello spirituale, che utilizzano quali fonti energetiche esseri viventi costretti a vivere da loro schiavi inconsapevoli. Una trovata che sarà al centro del capolavoro dei Wachowski Matrix. Le parti in cui Bobbi e Gardner penetrano all'interno dell'U.F.O., il pre-finale nelle fiamme che avvolgono Haven (curioso testacoda tra inferno e paradiso, come sembra quasi suggerire il nome scelto da King) o la parte in cui Gardner entra nel box della compagna dove sono intrappolate alcune cavie da laboratorio sono momenti da romanzo di prima fascia dell'autore del Maine. Purtroppo la qualità è diluita fin troppo dall'abitudine di King di utilizzare oggetti comuni quali fonti dell'orrore, oltre che da una logorroica spinta a scrutare nel privato dei personaggi. Così registriamo quelle che per noi, puristi dell'horror classico e del weird, sono cadute di stile. Distributori di bibite che caricano alla stregua di tori i malcapitati poliziotti, televisioni che parlano con i personaggi per spingerli a commettere delitti oppure un certo compiacimento grandguignol quando non ce ne sarebbe ragione, in aggiunta a un linguaggio talvolta sporco e scurrile (su cui King, da grande auto ironico, non omette di scherzare).

Alti e bassi che portano The Tommyknockers, distribuito in Italia quale Le Creature del Buio, a essere collocato in basso nelle classifiche dell'autore, ma non poi così in basso. Qualcosa di buono e interessante c'è, specie se King tenesse fede alla sua intervista e tagliasse duecento pagine di romanzo.

 

 Jimmy Smits e Marg Halgenberger
in una scena del film-tv tratto dal romanzo.

CURIOSITA', ADATTAMENTI E OMAGGI

Sebbene King ne abbia preso le distanze, secondo alcune fonti The Tommyknockers è stato il terzo romanzo più venduto negli anni ottanta con quasi un milione e mezzo di copie vendute.

Nel 1993 è stato tratta dal romanzo una mini-serie televisiva di due puntate che, inspiegabilmente, dopo essersi avviata in modo convincente e seguendo abbastanza fedelmente le coordinate di King è stata stravolta dallo sceneggiatore con una parte finale, affetta da diversi vuoti narrativi e momenti poco credibili, assai diversa dal testo originale. Laddove King si limitava a rendere ectoplasmatici gli alieni, Power, regista dell'operazione, mostra una lotta all'arma bianca tra uomini e alieni (ritornati misteriosamente in vita). Non contento, il regista e il suo sceneggiatore modificano le sorti dei personaggi e chiudono con una stucchevole happy end dalla valenza esorcizzante. Haven trova una via di fuga dalla sua distruzione e fa salva la propria esistenza. Peccato davvero, soprattutto alla luce dell'incoraggiante prima parte. Alla fine si ricordano  le buone interpretazioni dei due protagonisti Jimmy Smits e Marg Halgenberger, oltre che della bomba sexy Traci Lords (quella che ha il rossetto laser, non presente nel romanzo, e che si atteggia a focosa e antipatica linfomane), celebre nell'industria pornografica americana per aver recitato in una serie di film porno da minorenne, e di John Ashton (nei panni del poliziotto, sulla scia del ruolo già ricoperto nel divertente action movie Beverly Hills Cop, al fianco di Eddie Murphy nei panni del sergente Taggart).

Da segnalare infine l'omaggio musicale reso dal gruppo metal tedesco Blind Guardian che ha ricordato il romanzo in due sue canzoni, inserite nell'album Tales From the Twilight World (1990), intitolate Tommyknockers (che ha per ritornello la filastrocca ripetuta più volte nel romanzo) e Altair 4 (il pianeta su cui nel romanzo viene spedito un ragazzino nel corso di uno spettacolo di magia).

Stephen King nel 1987.

"Ieri notte a tarda ora,
i Tommyknockers, i Tommyknockers
hanno bussato e oggi ancora,
Vorrei uscire, ma non so se posso,
Per la paura che m’hanno messo addosso!"

giovedì 31 dicembre 2020

Recensione Narrativa: RACCONTO VENEZIANO. PASSIONE di Stefan Grabinski.

 

Autore: Stefan Grabinski.
Titolo Originale: Namietnosc.
Genere: Fantastico / Sentimentale.
Anno: 1930.
Edizione: Ester, 2020.
Collana: Cronache dall'Insolito.
Prezzo: 14,00 euro.


Commento di Matteo Mancini   

Bella prova di esordio dei traduttori Michols Magnolia e Massimo Barberini che propongono sul mercato italiano un inedito di Stefan Grabinski, lo scrittore definito dal critico Karol Irzykowski “l'Edgar Allan Poe Polacco”. 

Novella piuttosto breve, composta da cinquantacinque pagine, risalente all'ultimo periodo della produzione dell'autore che la stende qualche anno dopo il suo primo e unico viaggio a Venezia. Proprio nella città veneta è ambientata la storia. Grabisnki attinge probabilmente dalla propria vicenda personale, dall'incontro con la connazionale Stefania Kalinowksa che lo indusse a passare un'intera estate tra le calle dell'antica Repubblica Marinara, perché probabilmente preso dalla sua bellezza. Ed è proprio nell'intera stagione estiva che si snoda la storia d'amore che investe il protagonista, un turista polacco, che vive nella città italiana una passione travolgente per una sconosciuta vedova spagnola di origini nobiliari. Quest'ultima, solita frequentatrice di Venezia, si propone di fare da cicerone al nuovo arrivato e avvia con lo stesso una relazione d'amore travolgente. 

La poetica in prosa di Grabinski è eccezionalmente resa dai due traduttori. Eleganza e stile si antepongono al taglio fantastico, plasmando un ritmo lento ma dall'intensità progressiva allo scorrere della lettura. La visione del polacco è votata a un realismo dal sapore documentaristico, attraverso il quale viene reso uno spiccato omaggio alla città di Venezia, con i suoi quartieri, i suoi musei, i suoi palazzi, le sue calle ingoiate dalle tenebre e i suoi cimiteri monumentali. Proprio in uno di questi, nel cimitero dell'isola di San Michele, Grabisnki inserisce il primo tassello di un puzzle che conferirà alla storia un background fantastico. Definito “l'isola dei morti”, il luogo ospita la sede di sepoltura del marito della giovane vedova. Quest'ultimo si sarebbe suicidato per dimostrare alla propria compagna il suo immenso amore, certo di non poter più raggiungere un apice di passioni ed emozioni tali, così da rendere inutile il resto dell'esistenza. Un suicidio, dunque, su cui però si allunga il sospetto di un avvelenamento praticato dalla donna, una lettrice avida di volumi che legano il sesso alla morte (è proprio grazie a un volume di questo genere che i due protagonisti del romanzo fanno la loro prima conoscenza). Sulla tomba infatti si erge una scultura che rappresenta i due amanti, con la donna intenta a offrire all'uomo un calice, con un sorriso stampato in faccia “che cela un accenno di inganno e di crudeltà” e una daga veneziana tenuta nell'altra mano dietro la schiena. Lo stesso protagonista fa menzione al sospetto che la coppa contenesse veleno. 

In realtà, penso di poter dire che la scultura rappresenti una metafora della passione d'amore. Si potrebbe infatti sostenere che, alla stregua di un forte alcolico, l'amore, se vissuto in dosi di intensità eccessiva, possa minare l'integrità mentale di chi vi venga attinto portando lo stesso ad assumere condotte equiparabili a quelle di un ubriaco o di un pazzo. La coppa allora, che l'uomo si appresta a bere, contiene dunque l'amore per un donna che è predisposta al tradimento (da qui la daga nascosta dietro alla schiena). Un evento che può arrivare ad uccidere un uomo e, al tempo stesso, soddisfare il narcisismo femminile. Non è forse un caso che la protagonista, anziché mostrare disperazione e rimpianto per il perduto amore, si dimostri invece entusiasta per quanto accaduto, al punto da mostrare gli esiti delle sue conquiste come si potrebbe fare con una collezione di grande valore. “Morì per me e a causa mia. Non è stupendo?” chiede al polacco. Allo stesso modo si rivela assai irrispettosa nel condurre al cospetto della tomba del defunto marito la sua nuova e probabilmente ennesima conquista. Un personaggio che richiama alla mente la donna della canzone La Ballata dell'Amore Cieco di Fabrizio De Andrè (nella scultura l'uomo, guarda caso, viene definito come “accecato” dall'amore). 

Emerge pertanto il pessimismo romantico dello scrittore verso l'amore, atteggiamento peraltro stimolato dalle esperienze personali (la moglie lasciò Grabinski dopo cinque anni di matrimonio), su cui però si innesca la vendetta del defunto. Le scappatelle dei due protagonisti vengono, a poco a poco, disturbate da una misteriosa donna, tale Donna Rotonda, entrata empaticamente in contatto mentale proprio col defunto marito della protagonista. Ce lo dice un pittore locale, realmente esistito, capace di entrare in contatto con l'aldilà per lasciarsi guidare dagli spiriti, al fine di mettere su tela visioni del futuro. L'artista, al secolo Luigi Bellotti, traccia l'ideale luogo di incontro, rappresentato da un ponte che mette in relazione il mondo dei vivi con quello dei morti. L'immagine, ben rappresentata da Giada Morganti per la realizzazione della copertina del libro, è la conclusione di un patto tra il defunto e la pazza donna che vaga disperata per le vie di Venezia perché abbandonata dal suo amore. “Entrambi vittime di un'immensa passione, siamo uniti nella fratellanza dell'angustia.” 

A determinare l'inizio della parabola che condurrà al tragico finale è, ancora una volta, il tradimento. La curiosità spinge il protagonista polacco, a poco a poco preso dalla misteriosa donna rotonda, a pedinarla e scoprire che, in realtà, è una magnifica rappresentante del gentil sesso, distrutta nella mente dal perduto amore. “Non era più Donna Rotonda l'inquietante, la macabra apparizione per i bambini, il triste e spregevole spettro di un'assopita laguna; era Gina Vamparone, la sfortunata figlia di Venezia, che sbocciava nel rifugio del disabitato palazzo in una donna bellissima, impazzita per amore.” Rapito dal richiamo della carne e pur amando la giovane nobildonna, spagnola, il polacco cade nelle maglie della passione, passando una notte con la sconosciuta. Assimilabile a uno stupro per effetto di un errore di persona, la scappatella andrà ad avviare il dramma di gelosia che porterà la povera disperata a scagliarsi contro la rivale d'amore, fino al tragico epilogo. 

Racconto Veneziano rappresenta così, al contempo, l'omaggio di Grabinski alla città di Venezia, reso sia con le calibrate descrizioni cittadine sia col ricorso di personaggi storici e locali realmente esistiti, e, al tempo stesso, la sublimazione del pessimismo dell'autore verso l'amore, visto quale passione che unisce la gioia sfrenata per poi scemare nella disperazione più assoluta (romantico il viaggio finale verso il cimitero) a delineare un “falso racconto fantastico” che pende sul versante dell'allegoria. La speranza è che possa essere la prima delle opere ancora inedite in italiano a esser riproposte, nella nostra lingua, dal duo Magnolia-Barberini che ha dichiarato il proposito di sdoganare l'intera produzione dell'autore polacco, fino a oggi conosciuto soprattutto grazie alle antologie Il Villaggio Nero (2012) e Il Demone del Moto (2015) pubblicate rispettivamente da Hypnos (e anche Mondadori) e da Stampa Alternativa.


L'autore STEFAN GRABINSKI

"Nella vita capita che dopo un periodo di monotonia e comune realtà seguano una serie di episodi eccezionali."