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lunedì 23 dicembre 2024

Presentazione Racconti della stagione 2024 di Matteo Mancini.

I 24 RACCONTI DI MATTEO MANCINI SCRITTI NEL 2024 E TUTTE LE ALTRE ATTIVITA'

Siamo ormai alle porte del 2025 ed è tempo di bilanci. A distanza di anni, libero dai saggi (seppur non del tutto), sono tornato a divertirmi nei concorsi di narrativa. Occasioni, queste ultime, che fungono da stimolo per spingermi a scrivere storie che altrimenti non concretizzerei. Ecco che, un po' alla Josef Aichner, ho partecipato a tutte le categorie di concorsi di matrice prevalentemente fantastica. Per il 2025 conto di cimentarmi in concorsi ancora più impegnativi, tanto che ho già appuntato i vari premi. Quest'anno ho scritto e presentato 24 racconti, alcuni dei quali ottenuti col potenziamento o la riscrittura di testi che avevo nel cassetto. Vediamo ora di presentarli uno a uno, più per mia futura memoria che per un concreto interesse dei lettori che avranno ben altre firme da celebrare.

 

La locandina di Esecranda Vol.8 

 

0 INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Scritto: Dicembre 2023

Battute: 45.200

Genere: Fantascienza

Pubblicazione: E-Book Esecranda V.8 (Esescifi).


Descrizione: Lo inserisco nell'elenco perché è stato pubblicato nel febbraio 2024 nell'ebook Esecranda V.8, sebbene sia stato inviato al relativo concorso nel dicembre 2023. Si tratta di un soggetto che avevo da anni nel cassetto, dunque non un racconto scritto ex novo. La prima versione fu mandata, senza successo, all'Urania Short di qualche anno fa (2019 o 2020). Potenziato e impreziosito da qualche momento grandguignol, si tratta di uno sci-fi con elementi filosofici che gioca sui sentimenti amorosi e su cosa davvero possa fare innamorare una persona. L'innamoramento per il corpo da una parte, l'infatuazione per il cervello dall'altra. Opportunismo contrapposto al romanticismo. Al contempo, il testo si interroga altresì su cosa debba definirsi per individualità. Che cosa è davvero un individuo e fino a quanto può ridursi ciò che reputiamo un'individualità consentendo alla stessa di mantenere inalterato il proprio essere? Niente a che vedere con il soprannaturale, dunque, ma con una parapsicologia legata agli esperimenti per il potenziamento delle capacità mentali. Quando lo scrissi non avevo ancora visto il film Lucy (2014) di Luc Besson da cui mutua alcune soluzioni, pur essendo una storia statica e alquanto bizzarra. Penso sia stato un po' sottovalutato, forse perché carente di azione in favore – nel vero senso della parola - di un approccio troppo cerebrale. Ne conservo un buon ricordo.


1 NESSUN INDIZIO SULL'ASSASSINO

Scritto: Gennaio 2024

Battute: 2.000

Genere: Giallo

Pubblicazione: Antologia 365 Racconti Gialli, Thriller e Noir (Delos Digital).


Descrizione. Piccolo giallo scritto su misura per l'antologia curata da Delos Digital. Un testo che raccoglie 365 racconti firmati anche da molti scrittori professionisti del gruppo Mondadori.

Il racconto è stato subito accettato e gioca sui preconcetti e sulle supposizioni che inducono in errore i comuni cittadini in funzione di consuetudini e schemi mentali non sempre adatti ad adeguarsi ai casi concreti. Il finale, velatamente ambiguo, si presta a una rilettura sotto un'altra lente riflessiva, come lo stesso titolo suggerisce, che riscrive quanto si possa aver capito a una prima lettura. Chi è davvero il killer? Non so se possa definirsi carino, di certo non è tra i miei top di stagione. L'antologia invece è oggetto di culto per gli appassionati di storie brevi.


2 SECTOR 230

Scritto: Febbraio 2024

Battute: 9.500 battute.

Genere: Giallo.

Pubblicazione: Racconti Gialli Thriller Edizione 2024 (Historica Edizioni).

Descrizione. Novelization di un cortometraggio da me scritto nel 2017 per il regista Francesco Bernardini poi selezionato al FiPiLi Horror Festival di quell'anno col titolo Non Urlare. Il racconto è stato scritto a febbraio 2024 seguendo - a memoria - in modo piuttosto fedele il prodotto filmico. Sono stati cambiati i nomi dei personaggi e il titolo del racconto che rimanda alla marca dell'orologio attorno al quale ruota il mistero dell'intreccio. Un poliziotto, in piena notte e nel cuore della campagna, si muove sulla scena di un delitto. Cerca qualcosa, forse il killer o un indizio compromettente. A terra una ragazza è esanime, sembra morta, quando dalla sterpaglia un rumore tradisce la presenza di un qualcuno che si da alla fuga nella macchia. Che sia l'assassino? Il poliziotto si lancia alla caccia...

Soggetto semplice, ma funzionale. È un racconto, così come il corto che fu tratto dal soggetto iniziale, che mi è sempre piaciuto per il senso del ritmo. Bernardini diresse molto bene il corto da cui l'ho estrapolato, tanto da ottennere critiche positive anche da uno dei più esperti conoscitori del cinema pisano.

Certo di pubblicarlo senza particolari patemi, mi sono dovuto ricredere. Sector 230 è stato infatti inizialmente rifiutato dall'Atlas Edizioni (Concorso Racconti Gialli Brevi 2024), un'esclusione che mi ha lasciato con l'amaro in bocca. L'uscita poi del bando legato ai Gialli e ai Thriller indetto dall'Historica Edizioni è stata la via per sfruttare appieno la seconda chance. Alla fine è uscito su un'antologia forse minore. Rimango dell'idea che si tratti di un racconto un po' sottovalutato, pur essendo di mero ed esclusivo intrattenimento.

Regalo per l'occasione qualche aneddoto sul corto, a cui partecipai in veste di aiuto regista. Stavamo girando l'ultima sequenza del film, in piena campagna, lungo i condotti dell'acquedotto completato nel 1600 per rifornire d'acqua Pisa. Notte fonda, isolati in un nulla all'interno di un'inspiegabile area pedonale.  Il frinire dei grilli era l'unico rumore percepibile. Eravamo letteralmente fuori dal mondo. Francesco mette a fuoco la fotocamera, tra due faretti e un generatore di corrente che, puntualmente, è solito spegnersi sul più bello e pertanto dobbiamo correre, anche perché la mattina si deve andare a lavorare. L'attrice, una ragazza rumena in difficoltà a recitare le battute (tant'è che decidiamo di tagliarle tutte, fino a rendere il titolo finale del corto quantomai sarcastico), è infreddolita, tiene un giacchettino per coprirsi le spalle quando non è in camera. La mettiamo sdraiata a terra su un asciugamano debitamente celato all'occhio della fotocamera. Stiamo per iniziare la seduta quand'ecco che arrivano l'esercito e una volante dei Carabinieri.

«Che famo, qua...?» debuttano i Carabinieri. «Semo in un'area pedonale.»

Di fianco si aprono i campi, sull'altro lato c'è una strada deserta che conduce verso i monti pisani. Di anime vive manco a parlarne, peggio che in un cimitero smantellato.

Spieghiamo che stiamo girando un cortometraggio. Il generatore di luce a benzina, tuttavia, deve aver allarmato qualche passante e la presenza in quel posto (dove avevamo girato per settimane) ora costituisce un motivo di inquietudine. Ci invitano a spegnere e ad allontanarsi, anche perché non abbiamo alcun titolo da spendere. Qualche giorno dopo il regista si rivolge al Comune del posto per ottenere i permessi, perché la cultura deve essere certamente favorita e su questo sono tutti d'accordo. Il comune infatti concede quanto viene da noi chiesto e si torna a progettare il lavoro da compiere. Abbiamo tre giorni per girare ma in quei tre giorni succede di tutto, persino un nido di vespe proprio nel punto in cui si deve girare. Impossibile completare la scena. Siamo di nuovo punto e a capo. Decidiamo allora di ricostruire il tutto in palestra, per la felicità della ragazza assai più a suo agio tra panche e travi, incrociando le luci senza filtri rossi baviani e stringiamo sempre più l'inquadratura sul volto dell'attrice. Più vicino, più vicino, ancora un po', dai, dai, più vicino. Alla fine viene fuori la migliore inquadratura del film. L'attrice pare una bambola i cui occhi brillano di una luce così intensa da bucare la fotocamera. Roba da La Bambola con gli Occhi di Cristallo di Barbara Baraldi. Tanta roba. A volte non centrare l'obiettivo che si è scelto può costituire una grande fortuna. Non tutto il male viene per nuocere. 

 

3 CREPACCIO

Scritto: Febbraio 2024

Battute: 38.000 battute.

Genere: Horror.

Pubblicazione: Ancora Vivi – 10 Racconti sulla Reincarnazione.

Descrizione. Questo è uno dei miei migliori racconti dell'annata ed è il racconto che mi ha dato la molla per scrivere a nastro continuo. È stato realizzato grazie all'invito che mi è stato fatto da Gabriele Lattanzio e Alessio Valsecchi, mie vecchie conoscenze dei tempi in cui, a inizio “carriera” (nel 2006), frequentavo i forum dei siti latelanera, scheletri e sognihorror.

Gabriele mi dice di aver intenzione di predisporre un'antologia horror sul tema della reincarnazione e di aver pensato a me in un progetto in cui, tra gli altri, sono presenti penne di grande valore come Simone Corà (Acheron Books), Samuele Fabbrizzi (vincitore del concorso Master of Horror della Universal), Paola Viezzi (terza classificata a La Paura fa 90 del FIPILI Horror Festival 2024) e l'ultima vincitrice dell'Urania Short Martina Scalzerle.

Accetto di buon grado e strutturo un racconto ascetico, che cerca di guardare oltre il materialismo imperante e alla volontà di fare carriera che caratterizza il faro guida della società contemporanea. Scelgo pertanto la metafora rappresentata da un alpinista che scala una parete ripida per arrivare alla vetta, scrutato da cittadini comuni che sperano nell'evento tragico e fanno commenti idioti. Durante la scalata, l'uomo vive dei flashback piuttosto violenti dove rivede i momenti finali delle sue precedenti vite, pur non rendendosi conto della questione. Ha dimenticato il suo passato. Eppure sulla terra ha sempre rivestito ruoli apicali che coinvolgono, di volta in volta, cariche di comando, da quella politica, a quella religiosa fino alla militare. Il testo è intriso di riferimenti religiosi, dalla Passione di Cristo alle tentazioni sataniche, fino a un epilogo altamente visionario dove si evoca il ricordo della cacciata dall'Eden e in cui ho omaggiato un'immagine che mi fu donata in una chiacchierata telefonica che ebbi col Grande Maestro nonché compositore musicale Sergio Rendine (da me contattato per la redazione del libro Lo Psichiatra dell'Incubo). Una telefonata in cui parlammo di quello che dovrebbe essere il vero senso della vita ovvero l'acquisizione di quelle “qualifiche” necessarie per poter evolvere al livello successivo dell'esistenza pena la morte definitiva o il ritorno in vita in una ciclicità continua.

Un racconto dunque che reputo tra i miei migliori per un'antologia, presentata per la prima volta a Stranimondi a Milano, di valore e che vi consiglio caldamente di recuperare.

Il racconto è stato migliorato dal prezioso contributo dell'editor Daniele Bassanese, con cui feci una chiacchierata via skype.


4 È IL TUO EDITORE

Scritto: Marzo 2024

Battute: 14.000 battute.

Genere: Biografico.

Pubblicazione: Secondo Almanacco del Foglio Letterario – 1999-2024: Venticinque anni di editoria (Edizioni Il Foglio).


Descrizione. Altro invito prontamente recepito, questa volta su chiamata di Vincenzo Trama e di Gordiano Lupi. Più che un racconto è una serie di ricordi personali legati alla mia “avventura” col Foglio Letterario, il primo editore che mi ha concesso fiducia. È un contributo breve, ma sentito, che racchiude episodi di vita, dal primo incontro al Pisa Book Festival in presenza di Lorenza Ghinelli (che poi avrebbe sfondato con Il Divoratore, prima pubblicato da Il Foglio e poi dalla Newton & Compton) fino ai miei saggi sullo Spaghetti Western (arrivati a ricevere elogi dalla Francia, dagli Stati Uniti e dalla Repubblica Ceca), passando per i complimenti del regista Mario Lanfranchi, che chiese esplicitamente il mio indirizzo a Lupi per scrivermi, e l'omaggio a Tirrenia di Umberto Lenzi con Spiaggia a Mano Armata, due registi – Lanfranchi e Lenzi - tra loro molto diversi eppure entrambi venerati da Quentin Tarantino, per concludere con la presentazione sul palco del FiPiLi Horror Festival in compagnia degli sceneggiatori Ivo Gazzarrini e Antonio Tentori in occasione del lancio del volume L'Ultimo Artigiano. Bei ricordi, che avranno certamente dei seguiti negli anni avvenire: si deve pur sempre scrivere il volume su Joe D'Amato e Gordiano questo lo sa.

 

5 JENNINGS, IL BOIA

Scritto: Maggio 2024

Battute: 12.000

Genere: Horror

Pubblicazione: Rivista Dimensione Cosmica, Estate 2024 (Tabula Fati).

Descrizione: Altro racconto scritto su invito, questa volta della penna sopraffina di Andrea Gualchierotti, scrittore di cui consiglio di recuperare i romanzi heroic fantasy I Principi del Mare (2022) e I Campioni dell'Inferno (2024), entrambi editi dalle Edizioni Il Ciliegio. Andrea mi chiede se sono interessato a scrivere un racconto horror vecchio stile da inserire in un numero della celebre Dimensione Cosmica diretta dal Maestro Gianfranco De Turris. Mi specifica infatti che il numero che stanno preparando sarà interamente dedicato alla narrativa dell'orrore col fine di mostrare le evoluzioni avute nel tempo dal genere. Accetto, ovviamente, con entusiasmo e propongo una ghost story – scritta appositamente per l'occasione - di ambientazione vittoriana che utilizza personaggi davvero esistiti. Gianfranco De Turris mi suggerisce di sfruttare la cosa fino in fondo e di mettere in scena un protagonista famoso realmente esistito. Ecco allora che il mio protagonista diventa il giovanissimo Joseph McCabe, inviato nell'immaginaria e rurale Aventus da una testata giornalistica londinese per indagare su uno strano fenomeno che funesta la tranquillità della cittadina. Razionalista convinto, l'uomo non intende accettare l'evidenza dei fatti neppure all'apparire di un carro infuocato condotto dallo spettro di un boia trucidato anni prima dai cittadini. McCabe deciderà di scrivere un articolo sulla faccenda solo perché, nonostante i suoi modi nobiliari e arroganti, è uno squattrinato. Venticinque anni dopo, al cospetto di Conan Doyle, McCabe dirà – evidentemente mentendo – che non esistono prove sull'esistenza dei fantasmi perché mai è stata prodotta una certificazione in grado di andare oltre il fascino emotivo.

Il racconto apre il numero Estate 2024 della rivista.

 Illustrazione interna di Dimensione Cosmica.

6 BLASFEMIA A CASTEL BEATO

Scritto: Giugno 2024

Battute: 12.300

Genere: Horror

Pubblicazione: Racconti Horror 2024 Vol.2 (Historica Edizioni).

Descrizione. Fa parte dell'evoluzione di uno dei tre soggetti inizialmente stesi in primavera 2024 per il concorso Esecranda Vol. 9. Nasce da un'idea di Mariarita Cupersito, scrittrice, fotomodella, giornalista, avvocato e membro del primo gruppo di lavoro sul codice di condotta per l'intelligenza artificiale organizzato dalla Commissione Europea.

In occasione di un viaggio che feci a Roma nel 2011, tra una pausa e l'altra durante le visite ai monumenti storici e ai musei vaticani, Mariarita mi parla di un suo incubo. Mi dice che è una ghiotta di anguria e che si è chiesta più volte cosa potrebbe succedere se i semi ingeriti germogliassero in pancia e dessero vita a un cocomero. Freud probabilmente avrebbe parlato di un desiderio represso di maternità, ma Mancini prende subito altre strade. Idea all'apparenza folle, che sedimenta in un angolo della mia memoria per anni. Perché dunque non utilizzarla per un racconto? Mariarita, di certo più classica ed elegante, infatti non scriverebbe mai un lavoro del genere che potrebbe sfiorare il ridicolo. Le sfide a me invece piacciono. Ecco che uso io l'idea per dar vita a un racconto apparentemente demoniaco, ambientato all'interno di un convento di suore, in cui si utilizza l'idea dei lockdown per celare una realtà inconfessabile. Il mistero della vergine si ripropone dunque sotto una luce diabolica, almeno questo è ciò che pensa la madre superiore che insiste per vedere la sua consorella trincerata nella sua camera da letto da settimane. La realtà sarà un'altra. Anche qua si gioca sui preconcetti, sulle supposizioni e su una contrapposizione su quanto si è disposti a credere per ragioni fideistiche e quanto invece, pur se di identica natura, è concreto nella realtà in cui viviamo e per questo reputato impossibile se non supportato da criteri scientifici. Omaggi diametralmente opposti a Grunewald e al nunsploitation convivono in un racconto inizialmente folle, ma piaciuto a chi l'ha letto per la struttura e la contaminazione tra generi. Carmine Cantile, scrittore pubblicato con professionisti internazionali nell'antologia The Horror Show (2021) edita da Weird Book, è rimasto stupito dall'imprevedibile seconda parte.

7 MASTERS & SLAVES

Scritto: Giugno 2024

Battute: 25.100 battute.

Genere: Heroic Fantasy.

Pubblicazione: Rivista Astonishing Fantasy Tales, Vol 4 (Kraken Edizioni).

Descrizione. Masters & Slaves è un altro racconto apparentemente folle, di cui però sono molto soddisfatto al punto da reputarlo tra i migliori della mia annata. Nasce dall'idea di sposare concettualmente la struttura del film Dal Tramonto all'Alba (1996) scritto per Robert Rodriguez da Quentin Tarantino. Ricordo che quando vidi il film da ragazzino, non sapendo cosa stessi vedendo e non conoscendo ancora Tarantino, rimasi letteralmente a bocca aperta nell'assistere, a metà pellicola, all'entrata in scena dei vampiri e del grandguignol. «Ma che caspita di film è questo?» dissi turbato dall'improvviso cambio di registro di una pellicola, fin lì, stramba ma piuttosto convenzionale sulle coordinane del noir scanzonato. Mai e poi mai avrei immaginato di vedere evolvere il tutto in un horror “sbracato”.

Masters & Slaves segue la medesima concezione strutturale. Parte in modo epico, occhieggiando a Il Gladiatore (2000) e anticipando Il Gladiatore 2 (2024) di Ridley Scott, per trasformarsi, strada facendo, in altro. A differenza della sceneggiatura di Tarantino, il racconto cambia di continuo il registro. Da impostazione storica (ambientazione all'interno di un'arena) si trasforma in erotico, quindi passa al catastrofico, poi fantascientifico e da questo al fantasy con omaggio a una mia vecchia passione ludica infantile come ben potrà capire chi leggerà il racconto.

La storia è piaciuta molto ad Andrea Gualchierotti (“valuta bene dove lo mandi” mi disse) e alla scrittrice fantascientifica Federica Milella (recuperate il suo I Riparatori del Tempo), tuttavia era molto difficile da piazzare in quanto di catalogazione incerta. Il soggetto era nato inizialmente per l'Esecranda ma poi, perché poco orrorifico, è rimasto mesi nel cassetto. Qualche settimana fa, mentre di mattina camminavo per le vie di Tirrenia, mi giunge un messaggio di Fabio Larcher (editore che in passato ha pubblicato Danilo Arona, Gianluigi Zuddas, Alda Teodorani e Alan D. Altieri) che mi chiede se sono interessato a presentargli un racconto per la sua rivista Astonishing Fantasy Tales, un pulp magazine illustrato a colori che unisce le grandi firme del weird e del fantasy di inizio novecento alle nuove proposte del pulp italiano. Gli dico che ho un racconto, a mio modo di vedere, perfetto per una rivista del genere, un vero e proprio contenitore che cuce al suo interno l'intera gamma dell'insieme a cui la rivista si dice interessata. Fabio mi spiega che è in lavoro sulla strenna natalizia e che valuterà il pezzo per i numeri in programmazione per il 2025. Invio il racconto e, contro ogni previsione, me lo vedo subito accettato.

Una volta uscito, mi è capitato di vedere il film Pompei (2014) di Paul W. Anderson e di notarne più di una similitudine, ma niente che si avvicini alla fantasia e alla capacità di rompere ogni possibile previsione di sviluppo come fa la mia proposta. Pulp puro. Buone le recensioni al momento presenti su amazon, tra queste segnalo quella di un lettore che ha colto perfettamente certe venature intrinseche: “A tenere alto il fantastico italico un racconto di F. Larcher e uno di M. Mancini, entrambi distopici e conditi con una buona dose di ironia. Non disdegnano qualche arguta frecciatina a un paio di eccessi del nostro tempo, come l'animalismo e la lotta al cosiddetto patriarcato. Niente polemiche, sia chiaro, solo critiche velate dal filtro del fantastico.


8 BIOTECHNIC MEAT & FISH

Scritto: Giugno 2024

Battute: 50.000 battute.

Genere: Horror.

Pubblicazione: Esecranda Vol 9 (Esescifi).

Descrizione. Terzo soggetto ideato per Esecranda Vol. 9, quello poi definitivo per la stesura del racconto incaricato di cogliere la sfida. È uno dei miei migliori racconti della stagione e parte dalla visione di un Tizio che entra in un supermercato dove viene attratto da una carne fluorescente che rimanda al sapore di un essere alieno. Da questo spunto, non dovuto a un'indigestione di gamberetti (come si diceva fosse avvenuto a Bram Stoker per la nascita del suo Dracula), è nato lo stimolo per l'ideazione di un racconto che gioca da un versante sul body horror di cronenberghiana memoria e dall'altro sull'influenzamento di massa giostrato dal sistema politico e dalle televisioni. Omaggi a John Carpenter (Essi Vivono), George A. Romero (Zombi), Howard P. Lovecraft (idea dell'entità cosmica), Alessandro Manzetti (Naraka) e Stephen King (Cell) sono metabolizzati in un qualcosa di personale ma, al contempo, citazionista. La parte finale rivela, come giustamente ha sottolineato Cesare Buttaboni, legami con quanto avvenuto in epoca di covid ma propone anche una prospettiva sulla tematica più scottante dell'immigrazione di massa dall'Africa verso l'Europa. Un racconto di cui vado orgoglioso, peraltro con qualche venatura action.

Classificato sesto all'Esecranda, mi ha permesso di  togliermi parecchie soddisfazioni, mettendomi alle spalle scrittori di punta (tra cui due diplomati dell'Accademia di Manzetti), il vincitore dell'anno precedente Davide Emanuele, finalisti all'Urania Short e del Premio Rill. 

Da non perdere l'antologia: un gioiello del fantastico italiano che verrà in futuro riscoperta da chi valuterà l'horror italiano indipendente.

Numero 4, uscito a dicembre.

 9 ANDATE AL DIAVOLO

Scritto: Giugno 2024

Battute: 24.000

Genere: Horror

Pubblicazione: Rivista Parossismo, Numero 5.


Descrizione: Evoluzione di un raccontino, ispirato dal racconto Bevi a Me Soltanto con Occhi Labirintini (contenuto nell'antologia Songs of a Dead Dreamer) di Thomas Ligotti, mandato senza risultato nel 2018 al concorso La Paura fa 90 Righe del FiPiLi Horror Festival. Il taglio è ai limiti del parodistico pur avendo momenti extreme horror. Nonostante il piglio scanzonato e piuttosto cinematografico (Gazzarrini lo ha paragonato a Demoni di Lamberto Bava), contiene stilettate funzionali a far emergere l'egoismo attraverso il quale ognuno cerca di prevaricare gli altri, sia nel contesto di una sfida sia che si tratti di salvare la pelle a danno di altri. Protagonista è un vecchietto che si finge impacciato per suscitare il dileggio degli ospiti di un festival cinematografico dedicato alla “Paura”. L'uomo dice di essere un illusionista, ma l'atteggiamento generale sembra non dargli credito. Invitato a salire sul palco dai presentatori del festival, il mago viene visto con sufficienza finché delle urla riecheggiano all'esterno del cinema. Un passante, attinto da una pioggia acida, sta battendo le mani sulle vetrate. Gli addetti del cinema e gli spettatori, accorsi per le grida, serrano la porta d'ingresso dopo aver visto che, là fuori, qualcosa di aggressivo e contaminante sta distruggendo tutto, spolpando la pelle degli uomini e riducendo le membra in scheletri. L'acido, intanto, prende a filtrare dalle pareti del cinema innescando una lotta per la sopravvivenza tra tutti i presenti. Grandguignol e dialoghi sopra le righe accompagnano la narrazione fino alla ricomparsa del mago e al finale beffardo in cui tutto si riscrive. Quanto è stato narrato è davvero accaduto o, piuttosto, è riconducibile alla suggestione alimentata dal mago? Un decrepito può divenire fonte di attrazione fisica?

Inviato a Ivo Gazzarrini, sceneggiatore del regista Ivan Zuccon (dal 2019 montatore di fiducia di Pupi Avati), è stato accettato e pubblicato all'interno della rivista. Valore aggiunto è l'utilizzo di personaggi in parte somiglianti ad altri effettivamente esistenti e noti nel circuito underground locale.


10 D D

Scritto: Luglio 2024

Battute: 30.000

Genere: Horror

Pubblicazione: Inedito (è in valutazione).


Descrizione. Scritto per essere sottoposto ai curatori della rivista Racconti dal Profondo, è ancora in attesa di valutazione. A suo modo, è un horror di formazione che ha per protagonista una giovane ragazza, delusa per non essere riuscita a far valere nella vita le proprie competenze artistiche e, al tempo stesso, incapace di relazionarsi con l'altro sesso. Affranta e stanca di condurre una vita che non la soddisfa, la giovane intraprende un viaggio in solitaria verso il Museo del Prado di Madrid, perché è ossessionata da Hyronimus Bosch e, più in particolare, dal Giardino delle Delizie con i suoi richiami erotici e libertini. Varcato l'ingresso della sala in cui sono esposti i capolavori dell'artista fiammingo, un maestro molto particolare la indurrà a conoscere la vera essenza del mondo. Siamo davvero sicuri che l'inferno, qualora effettivamente esistente, sia davvero una condizione umana post-mortem oppure è vero il contrario?

L'ispirazione arriva da alcune sequenze del film La Sindrome di Stendhal (1996) di Dario Argento oltre, come ovvio, dallo studio dei trittici del pittore fiammingo, da me analizzato nel 2023 per la realizzazione di un saggio sulla pittura macabra. Non aggiungo altro, trattandosi di un inedito in cerca di una pubblicazione (per questo non ho indicato il titolo). Se non arriveranno risposte dalla rivista per la quale è stato realizzato, sarà proposto in qualche concorso nel 2025.


11 UOMINI & DONNE

Scritto: Agosto 2024

Battute: 20.000 battute.

Genere: Fantascienza.

Pubblicazione: Antologia NASF 20.

Descrizione. Fantascientifico con atmosfere comiche/satiriche, in cui si affronta la tematica dell'intelligenza artificiale (tema centrale del concorso Nasf 20) da un'ottica femminile ovvero quale via attraverso la quale incrementare l'intelligenza e le capacità maschili, rendendo le stesse utili dal punto di vista femminile. Quanto siamo reputati oggetti in un rapporto di attrazione fisica? Nel racconto si affronta anche la tematica della chirurgia estetica. Finale beffardo in cui, dopo una trattazione vista dalla prospettiva della donna, emergono le qualità ricercate da un maschio medio in una compagna. Della serie: siamo oggetti per la soddisfazione dei gusti degli altri e non ci rendiamo conto di interessarci di più a come appariamo piuttosto di sviluppare la nostra reale natura. È stato selezionato per essere incluso nell'antologia Nasf 20.

 


12 LA NOTTE DELLA STREGA

Scritto: Agosto 2024

Battute: 7.000 battute.

Genere: Horror.

Pubblicazione: Rivista Parossismo Speciale Halloween.

Descrizione. Omaggio al cinema slasher ma, al contempo, critica all'incomunicabilità e all'apatia che rende molti cittadini disinteressati alle sorti dell'altro. Il racconto, a livello subliminale, individua in tali carenze la ragione del male che serpeggia nel mondo e che diviene, indirettamente, una sorta di maledizione destinata a riverberarsi nell'indifferenza generale fino a divenire la vera responsabile della morte altrui per mano di assassini più o meno sconosciuti e impersonalizzati (non è l'assassino il vero killer, ma chi non interviene).

Halloween incontra Maniac Cop, in una commistione che vuol trovare nel poliziotto la personificazione generalizzata di chi, su tutti, dovrebbe incarnare il bene, così come dovrebbero farlo i mariti per le rispettive mogli e i figli per i genitori.

Selezionato tra i vari racconti presentati per lo speciale Halloween della rivista Parossismo. Scritto in una notte pensando ad Halloween. Non ha matrice soprannaturale, quanto, piuttosto, sociale.


13 G D

Scritto: Agosto 2024

Battute: 10.000 battute.

Genere: Fantascienza.

Pubblicazione: Inedito.


Descrizione. Racconto steso su misura per il concorso organizzato dalla rivista fantascientifica “Il Mulo” sul tema “la sconfitta”.

L'ispirazione arriva dalle Olimpiadi andate in scena a Parigi. Il racconto infatti ruota attorno a un evento sportivo intergalattico in cui le varie razze che popolano l'universo si sfidano, con coraggio e ardore, a prescindere dalle varie categorie di appartenenza. La vittoria non è l'unico parametro di giudizio. Forte vena satirica. Non manca la componente onirico-visionaria. Carino.

 

14 A. P.

Scritto: Agosto 2024

Battute: 11.700

Genere: Noir / Fantasy

Pubblicazione: Inedito.


Descrizione: Insieme a Masters & Slaves è l'unico racconto che ho scritto senza pensare a un concorso specifico. Il soggetto nasce dalla volontà di omaggiare il personaggio della DC Harley Quinn e il mondo legato a Batman. Dopo aver comprato il magnifico volume cartonato Il Grande Libro di Harley Quinn della Panini, ho steso questo breve racconto cercando di immaginare un amore proibito tra la folle e funambolica Harley e il freddo e impostato Batman, un amore proibito che per sbocciare dovrà andare oltre le barriere determinate dai percorsi contrapposti che i due soggetti hanno scelto di intraprendere: il disprezzo delle regole da una parte, il formalismo quasi militare dall'altra. Niente però nella vita è netto e i punti di incontro, a volte, si raggiungono proprio laddove tutto potrebbe lasciar protendere per l'incompatibilità. Azione, noir, combattimenti e sentimentalismi sono al servizio di un racconto che soffre della scelta di non volere mascherare i personaggi ricalcandoli invece sugli schemi di riferimento iniziale. Presentato al concorso Storie d'Amore dell'Historica Edizione è stato scartato, probabilmente, perché reputato – non a torto - in contrasto con la normativa relativa ai diritti d'autore.

È dunque inedito. A me piace.



15 L D O M

Scritto: Agosto 2024

Battute: 7.500 (prima versione) / 10.200 (seconda versione)

Genere: Horror

Pubblicazione: Inedito (è in valutazione).


Descrizione. Racconto scritto per errore, a seguito di una svista nella lettura del bando del concorso del Premio Blatty. Convinto di dover presentare un racconto di 7.000 battute a tema diabolico, ho steso un racconto condizionato da tale limite salvo accorgermi, in sede di iscrizione, che il limite era di 7.000 parole. Accantonato per proporre una storia che sfruttasse la maggiore distanza, è tornato utile per essere indirizzato al FIPILI Horror Festival (concorso La Paura fa 90 Righe). Non si è piazzato nei primi dieci. Lievemente allungato, ha raggiunto la sua versione definitiva ed è a caccia di pubblicazione. È una storia di possessione diabolica, sul modello de L'Esorcista (1973), connaturata da un taglio eretico. Ho utilizzato alcune mie perplessità in ordine all'atteggiamento controproducente per il demonio durante una possessione, che finisce per fare uno spot elettorale a Dio non sfruttando a proprio favore la sua presunta furbizia (perché condurre alla morte il posseduto o farlo star male?) e, al tempo stesso, ho allargato il punto di vista comparando l'atteggiamento restrittivo dei ministri di fede di altre religioni verso chi intende avere condotte libertine rispetto a quanto sancito dalle sacre scritture. Ne è venuto fuori un racconto convenzionale nella sua struttura, ma del tutto rivoluzionario dal suo punto di vista. Non mi dispiace. La versione evoluta, è al momento in valutazione in un concorso.


16 O R D U I

Scritto: Settembre 2024

Battute: 25.700 battute.

Genere: Horror / Thriller.

Pubblicazione: Inedito (in valutazione).

Descrizione. Costruzione da giallo con risvolto finale horror/visionario. Si tratta dell'evoluzione di un vecchio soggetto inedito che avevo nel cassetto da un decennio e che ho rivisto e potenziato, peraltro scrivendo una parte finale totalmente nuova. Storia notturna e grandguignolesca, che propone una serie di diversi punti di vista alternati tra i quali quello “argentiano” dell'assassino. È un racconto meno impegnato rispetto a molti altri di questo lotto, ricorda vagamente Rashomon.


16 M L S

Scritto: Settembr 2024

Battute: 30.000 battute.

Genere: Poliziesco.

Pubblicazione: Finalista al Premio Neroma True Crime. In valutazione presso Cairo Editore (Settimanale Giallo).

Descrizione. Forse la maggiore soddisfazione dell'anno, un true crime che si ispira abbastanza fedelmente a un caso di cronaca nera tedesca degli anni 80, peraltro poco noto in Italia. Avevo il soggetto in un cassetto, anche perché detengo un database di cronaca nera (realizzato nella prima decade di secolo) relativo a omicidi seriali o aberranti composto da milioni di battute dove posso pescare per storie del genere. Ho pertanto ritenuto interessante il caso, peraltro bizzarro e con modalità che rimandano alla Genesi. L'ho pertanto ritenuto subito idoneo al bando lanciato dal Neroma Noir Festival. Ho potenziato il vecchio soggetto in modo importante, scrivendo almeno metà del racconto da zero. In particolare ricordo di avere aggiunto tutta la parte dell'autopsia e le scene ambientate negli uffici della centrale di polizia, con una maggiore cura nella caratterizzazione dei poliziotti. Non mi aspettavo di arrivare tra i finalisti, in quanto il concorso si presentava tra i più selettivi affrontati nella stagione, invece con sommo piacere sono giunto tra gli otto finalisti. Al momento sono ancora in attesa di sapere se verrà pubblicato o meno sul settimanale Giallo della Cairo Editori. In caso negativo, ritornerà in pista.

 

Tra gli otto finalisti della sezione TRUE CRIME

17 LA BESTIA CHE SALE DAL MARE

Scritto: Settembre 2024

Battute: 47.000 battute.

Genere: Horror / Fantasy.

Pubblicazione: Quarto classificato al Premio Blatty (Eclissi Edizioni). Inedito.


Descrizione. Racconto che mi ha fatto sudare le sette camicie. Si tratta di un testo più volte riscritto, originariamente concepito per il Premio Hypnos (una cui versione partecipò senza esito). Più volte modificato, era giunto ad avere una lunghezza di 95.000 battute. Rispolverato dopo essermi accorto che il bando del Premio Blatty, organizzato dalle Edizioni Eclissi per l'accesso alla rivista Infernalia, era per racconti di 7.000 parole, è stato ridotto di 40.000 battute. I tagli hanno aiutato la riuscita del racconto, che ora è più serrato e privo delle rotture di ritmo che caratterizzavano l'extended version (intrisa di rimandi storici e ambientali). Siamo dalle parti dell'orrore demoniaco, con echi (non voluti perché l'ho letto dopo) al romanzo La Notte del Demonio di Straczynski, sebbene la parte finale suggerisca un epilogo fantasy che strizza l'occhiolino al manga Devilman.

Il soggetto iniziale era di un mio amico, che non scrive, e che mi propose la storia per la realizzazione di un racconto. Ci ho messo un po' di mio (i rimandi all'Apocalisse, la caratterizzazione delle istituzioni). Purtroppo la pubblicazione, che avevo conquistato sul campo, è saltata per le assurde richieste della casa editrice (Eclissi Edizioni) che mi ha proposto un contratto editoriale dove avrei dovuto cedere gratuitamente lo sfruttamento del racconto per 20 anni precludendomi, tra le altre cose, la possibilità di inserirlo in una mia antologia o di predisporne una versione in lingua straniera. Non si fa così: se ti vuoi riservare lo sfruttamento di un racconto, TI DEVI FRUGARE. 

Quarto classificato al Premio Blatty.

 

18 SFIDA AL GIGANTE

Scritto: Settembre 2024

Battute: 11.500

Genere: Fantasy

Pubblicazione: Racconti Fantasy 2024 (Historica Edizioni).


Descrizione: Scritto appositamente per il concorso dedicato alla narrativa fantasy indetto dall'Historica. All'inizio volevo scrivere una storia con dinosauri addomesticati, poi ho realizzato una metafora piuttosto originale e in parte blasfema sulla genesi del mondo, dove l'uomo viene visto alla stregua di un cancro che uccide la natura per effetto di un peccato originale commesso dal creatore stesso (non poi così diverso dalla sua creatura prediletta). L'idea di usare i dinosauri è rimasta, tanto che il protagonista si muove in sella a uno pterodattilo che arriva dal regno delle nuvole e che incarna il mito del drago. Ritengo che sia un buon racconto, forse il migliore tra i miei cinque pubblicati nel 2024 dall'Historica Edizioni.



19 L.U.L.

Scritto: Ottobre 2024

Battute: 30.400.

Genere: Horror

Pubblicazione: Inedito.


Descrizione. Questa è stata la maggiore delusione della mia stagione narrativa, anche perché è un racconto che continua a piacermi e su cui confidavo. Scritto e pensato per il concorso Storie nel Buio Vol. 1 (Soglia Oscura) non è riuscito a qualificarsi nonostante siano stati selezionati circa una trentina di racconti. Il sospetto è che sia stato scartato perché non ritenuto soprannaturale (infatti non lo è).

Il soggetto strizza l'occhiolino a I Langolieri di Stephen King ma, al contempo, guarda alla situazione attuale legata al ritorno di una sorta di guerra fredda tra oriente e occidente. Ambientato d'inverno in montagna, su un altopiano frequentato solo nel periodo estivo, propone l'attesa inquietante di una famiglia isolata dopo un improvviso blackout - che ha mandato in tilt anche le batterie delle auto - e l'annuncio, appena abbozzato, di un giornalista Rai chiamato a dirigere un'edizione straordinaria del TG interrotta dal venir meno della luce. La vallata, intanto, è sempre più avvolta da un buio che sembra respingere i raggi solari e, soprattutto, che avanza inarrestabile. Cosa sarà successo? Non potrete ancora scoprirlo, poiché il racconto è al momento inedito.


20 LA MAGIA DEL NATALE

Scritto: Ottobre 2024

Battute: 11.500 battute.

Genere: Drammatico.

Pubblicazione: Storie e Leggende di Natale (Historica Edizioni).

Descrizione. Altro racconto concepito per le antologie monotematiche dell'Historica Edizioni. Pur se contraddistinto da un finale dal retrogusto fantastico, si tratta di un racconto che analizza il dramma di un clochard che ha smarrito la voglia di vivere e che viene isolato da tutti i concittadini intenti a fare regali e compere per la notte di natale. Una sorpresa inattesa però attende il vecchio una volta rientrato presso il suo decadente appartamento. Il tempo sembra tornare indietro. Abbastanza classico.


21 STAZIONE AI CONFINI DEL SOGNO

Scritto: Ottobre 2024

Battute: 12.600 battute.

Genere: Fantastico.

Pubblicazione: Storie di Viaggi (Historica Edizioni).

Descrizione. Racconto scritto in un paio di giorni ispirato dallo sciopero nazionale dei treni che, quest'anno, mi ha impedito di visitare il festival Stranimondi di Milano. Il protagonista della storia, un amatore con velleità da scrittore, è di ritorno da un festival letterario dedicato al fantastico quando si ritrova, suo malgrado, espulso dal treno su cui è a bordo. Il macchinista infatti ha deciso di aderire allo sciopero e non ha intenzione di proseguire la corsa. Arrestato il convoglio in una stazione fantasma, il protagonista scopre di essere smarrito in una cittadina sconosciuta avvolta dalla nebbia dove non vi è alcun segnale di vita. L'incontro con uno strano ghost writer, trincerato all'interno di una villa gotica, porterà il protagonista a mettere le mani su un inedito che gli darà la fortuna facendolo uscire dall'anonimato dell'underground. Non tutte le sfortune vengono per nuocere, a qaunto pare. Molto onirico, tra sogno e incubo.


22 S D S

Scritto: Novembre 2024

Battute: 20.000 battute.

Genere: Fantascienza.

Pubblicazione: Inedito (è in valutazione).


Descrizione. Forse il più originale dei ventiquattro racconti da me scritti. Non ho mai letto niente di simile e non so neppure se sia concettualmente possibile. L'idea viene dal pendolo di Foucault ovvero dall'idea di una sorta di retta che funga da base di rotazione per delineare il movimento dell'asse terrestre. Qualcosa del genere, in sospensione dallo spazio, diviene motivo di contesa tra le nazioni. È un altro racconto che guarda al ritorno della guerra fredda tra occidente e oriente. È in valutazione presso un concorso narrativo. Ci spero.


23 IL TEMPIO DELLA PAROLA  PERDUTA

Scritto: Dicembre 2024

Battute: 49.800 battute.

Genere: Avventura / Horror.

Pubblicazione: Esecranda V.10 (EseScifi).


Descrizione. Evoluzione di un soggetto figlio di una round robin realizzata oltre un decennio fa su coordinate da me tracciate. È un chiaro omaggio a Lovecraft, tra adepti di culti innominabili e antiche creature figlie di un passato precedente all'avvento dei dinosauri. Il racconto è stato potenziato e pesantemente modificato rispetto all'inedito che avevo da anni nel cassetto. Si è caricato, inoltre, di riferimenti biblici (in origine assenti) e di una metafora di fondo che rende la storia allegorica. Quanto è importante la parola per evitare le incomprensioni e il male nel mondo? Non manca il sense of wonder. Selezionato per l'antologia del Premio Esecranda X Edizione.

All'interno del vol.2, potete leggere il mio

SFIDA AL GIGANTE.
La copertina è perfetta per rappresentarne il testo.

 

24 L'URLO

Scritto: Aprile 2024

Battute: Sceneggiatura per un corto da 6 minuti.

Genere: horror

Pubblicazione: Post produzione.

Descrizione: Sceneggiatura di un cortometraggio da me stesso diretto e tratto da un racconto dello scrittore di Doncaster Simon Clark (noto in Italia per i romanzi Il Regno del Sangue e La Città dei Vampiri editi da Newton & Compton), con cui ho raggiunto un accordo per poter realizzare il prodotto riservandomi la possibilità di introdurre delle personali concessioni artistiche. La storia arriva da un elaborato presente nell'antologia Il Grande Libro Blasfemo (Independent Legions Publishing) che si contraddistingue, a mio modo di vedere, per essere la più blasfema dell'intera antologia sebbene priva di volgarismi e senza neppure una goccia di sangue. Un racconto nichilista all'ennesima potenza che rientra, pur se a suo modo, nel solco della filosofia lovecraftiana: non esiste alcun aldilà e la morte non è affatto liberazione dalla sofferenza.

È stata una sfida ovvero girare di giorno in un campo e far poi apparire il tutto di notte e con una scenografia integralmente ricreata in computer grafica, con gli attori che si muovono tra muretti, lapidi e costruzioni vetuste ovviamente non presenti sul set. Praticamente è in post produzione per l'ultimazione degli effetti speciali.

LE ALTRE ATTIVITA'

Nel 2024 ho ultimato la revisione del saggio Max Dave – Il Maestro dalla Doppia Soluzione per Profondo Rosso Edizioni (Luigi Cozzi). Una collaborazione, questa, travagliata e caratterizzata da tempi di pubblicazione biblici. Ho infatti ultimato il testo a gennaio 2023 e, se non ricordo male, consegnato nel marzo del medesimo anno. Un lavoro titanico che mi ha portato a leggere e recuperare qualcosa come novanta romanzi da edicola, grazie anche al supporto di Sergio Bissoli e Ivo Gazzarrini, tutti poi singolarmente analizzati. Ne è venuta fuori una monografia da un milione di battute che affronta l'intera produzione dei Racconti di Dracula dello scrittore Max Dave, pseudonimo utilizzato dai fratelli Pino e Carlo Belli, dilungandosi però anche sui gialli e sui bellici scritti da Pino Belli senza tralasciare i film dallo stesso scritti quali La Morte non ha Sesso (di Massimo Dallamano), Finché Dura la Tempesta (di Charles Frend e Bruno Vailati) fino al mistero de Lo Spettro (di Riccardo Freda) verosimilmente ripreso dal romanzo La Vecchia Poltrona di Carlo Belli.


Sempre nel 2024 ho ultimato il mio saggio dedicato alle epidemie nell'arte, tra pittura, letteratura classica, narrativa e cinema. Uno studio che mi ha portato a stendere, tra il 2022 e l'inizio del 2024, 1.130.000 battute. Il progetto è ancora in lavorazione, a seguito di una serie di gravi problematiche personali cui è andato incontro il coautore del libro per la parte a lui riservata.

martedì 17 dicembre 2024

Recensione Narrativa: TIGRE BLU di Alessandro Girola.

Autore: Alessandro Girola.
Anno: 2017.
Genere: Fantastico.
Editore: Plutonia Publications (2024).
Pagine: 88.
Prezzo: 9.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Eccomi finalmente a recensire uno scrittore che non poteva mancare su queste pagine. Alessandro Girola, milanese classe 1975, è prima di tutto un cultore e appassionato della materia, un collezionista di narrativa di genere e di cimeli cinematografici che conosce a menadito il mestiere e ciò che vi sta dietro. Non a caso, insieme alla fidata Alberica Sveva Simeone, è autore del saggio L'Anima Pop degli Anni '80. Cronaca di un Decennio Magico (2023) edito da Odoya Edizioni, una pubblicazione che vale già da sola il biglietto da visita e che si aggiunge all'intenso lavoro di blogger e divulgatore del fantastico. Girola, peraltro supportato da un talento espositivo curato e migliorato negli anni, incarna il profilo perfetto per innalzare la “nostra” cara narrativa pulp di intrattenimento e darle lustro internazionale. Action, weird, fantascienza, distopico, western (se non l'ha fatto deve provvedere), bellico, fantasy e soprattutto horror sono i geni che caratterizzano il suo DNA. Un autore dunque preparato, che prima di tutto legge romanzi e le antologie miscelandole alla cinematografia che ha fatto la storia del fantastico negli anni '70 e '80, a partire da George A. Romero (di cui Girola è un fan). Non certo, pertanto, uno scrittore della domenica come evidenzia la sua produzione sterminata che mi ricorda, per stile e varietà dell'offerta, il lavoro del misconosciuto Rich Cole (giunto in Italia grazie alla Seagull Edizioni).

Autore di molteplici saghe, tra le quali Italia Doppelganger, Girola è stato il primo scrittore italiano a interessarsi di kaiju (“mostri giganti”). Tigre Blu è il secondo capitolo di una saga dal titolo Kaijumachia (da tauromachia, immagino) composta da episodi snelli e veloci (lunghezza sulle cento pagine) tra loro indipendenti e autoconclusivi (ci sono comunque evidenti legami e riferimenti interconnessi), sebbene contraddistinti da una struttura che rimanda a un qualcosa di più ampio. Gli epiloghi infatti lasciano il tutto in sospeso, sprovvisti di una vera conclusione piegata a favore dell'attesa di una seconda parte da stendere in futuro.

Pubblicato in origine nel 2017, Tigre Blu è stato rivisto e riproposto nel maggio del 2024, sia in formato ebook (formato prediletto da Girola) sia in edizione cartacea autoprodotta. Alessandro infatti è uno dei pochi scrittori italiani (altri sono, a esempio, Vacchino e Rosso) che si è costruito un brand tutto suo (Plutonia Publications), attraverso il quale vendere in autonomia un catalogo sterminato e diversificato nei contenuti.

Il progetto Kaijumachia, avviato da I Mostri di Roma (2016), trae ispirazione dalla saga giapponese ascrivibile all'estro di Ishiro Honda (1911-1993), regista di B-Movie giapponesi ma soprattutto aiuto regista del Grande Maestro Akira Kurosawa (Rashomon, La Sfida del Samurai, I Sette Samurai). È infatti Godzilla (1954) il film più rappresentativo di Honda, al punto da indirizzarne la carriera successiva caratterizzata da un'infinita serie di pellicole (Rodan Il Mostro Alato, Daikaiju Baran, Mothra, Gorath, Dogora e altri ancora) incentrate su improbabili mostri giganti e sul loro impatto distruttivo sulla società contemporanea. Una struttura di storia, a sua volta debitrice di The Lost World (1925) e di King Kong (1933), che ha però saputo costruire un mito superiore tanto da spalmarsi in vere e proprie saghe giunte fino a Hollywood.

Tigre Blu, probabilmente stimolato dall'uscita di film quali Pacific Rim (2013) e il Godzilla (2014) di Gareth Edwards, si inserisce in questo mondo e lo fa con un piglio ben lontano dal rischio di scivolare nel trash. Girola guarda all'idea, non certo originale ma comunque migliore di quella legata alla storica tradizione giapponese, di una rete di mostri riconducibili a un periodo ricompreso tra il carbonifero e il devoniano che sarebbero stati responsabili dell'estinzione dei continenti mitici (Lemuria, Mu e Atlantide). Interessante l'equilibrio che si cerca di generare tra l'impostazione classica del continente perduto che arriva da Conan Doyle e quella fantascientifica alla Michael Crichton. Girola infatti unisce The Lost World a Jurassic Park, contrapponendo due tipologie di mostri: da una parte i ricreati dalla genetica (improduttivi come dovrebbero essere i dinosauri di Jurassic Park) grazie al reperimento del DNA estratto dai fossili, dall'altra creature mitologiche (produttive) ricomparse a seguito del ritorno al mondo delle prime. Dunque draghi, bestioni enormi, rettili che hanno preceduto i dinosauri che, a loro volta, producono parassiti che attaccano l'uomo nella forma di libellule giganti.

Fondamentale nel definire il mondo kaijumachia è poi la sottotraccia metaforica legata all'atomica e alla guerra, con i governi del mondo che, sulla scia degli Stati Uniti (come avvenuto per il nucleare), pensano bene di creare questi esseri non tanto per sfruttarli quali attrazioni turistiche (come in Jurassic Park), bensì per inserirli in un progetto militare. Si tenta quindi di allevare e addestrare i kaiju, un po' come i Velociraptor nella trilogia Jurassic World. Ecco che il tutto acquisisce una dimensione intelligente, divenendo metafora, straordinariamente anticipatrice (in Tigre Blu si parla dell'aggressione della Russia di Putin a danno di uno stato confinante) dei conflitti che ai giorni odierni insanguinano le pagine della cronaca internazionale. I mostri ovviamente, come sempre in opere del genere, sfuggono dal controllo umano e si ribellano determinando una catastrofe nella quale l'uomo esprime il peggio di sé, lanciando atomiche e producendo guerre e insurrezioni interne al fine di acquisire vantaggi personali. Le nazioni, a differenza di film quali Independence Day, non fanno fronte comune al cospetto di una razza di esseri che ambiscono a divenire la specie dominante sul Pianeta Terra, facendo peraltro ricorso a poteri speciali (tipo il controllo mentale, un po' come gli alieni di Emmerich), ma ne sfruttano il caos per aumentare il proprio potere.

Tigre Blu si colloca in questo mondo, fucina di storie per Girola (seguiranno prequel e sequel, quali Gladiatori contro Kaiju e Grexit Apocalypse), nella forma di uno dei tanti episodi che ne sviluppano gli eventi. La storia è ambientata durante un conflitto tra l'esercito ufficiale russo e quello georgiano, tra rivoltosi e popolazioni neutrali, in cui interferiscono il kaiju Garuda, i suoi parassiti e uno strano fungo che riduce animali e uomini in uno stato simile a quello degli zombi. Molta carne al fuoco, tuttavia ben gestita e al servizio di un soggetto quadrato. Strutturato grazie a un lungo flashback, rappresentato dall'artificio letterario dell'interrogatorio condotto dagli ufficiali dell'FSB a carico dell'unico carrista superstite di una squadra massacrata nel corso di una missione, Tigre Blu ci parla della scoperta e della cattura di un nuovo kaiju (la tigre). Domina la componente bellica, miscelata all'adventure e a dialoghi dettagliati e curati che spiegano il mondo dei kaiju. La storia parte slanciata e ha un epilogo aperto che suggerisce un prossimo sequel. Ai mostri “giapponesi” si contrappone una tigre blu gigante, un essere mitologico che rilascia vapore dagli orifizi respiratori e dalle fiancate. Forte e insensibile al fungo che sembra ridurre ogni essere vivente in zombi, la tigre diviene la soluzione per invertire l'esito degli scontri con i kaiju e quanto a essi risulta essere correlato. I russi pensano pertanto di catturare e imprigionare l'animale che, un po' come avvenuto per King Kong, è venerato alla stregua di un dio dalla popolazione autoctona. Tradimenti, cinismo, egoismo e combattimenti accompagnano una storia molto ben scritta, cinematografica e accattivante, che funge da chiaro esempio di come si dovrebbe fare narrativa di intrattenimento in Italia. Poche velleità autoriali (i rimandi alla contemporaneità comunque ci sono), fronzoli azzerati, ritmo veloce, dialoghi graffianti, prosa semplice e omaggi continui agli antesignani del genere (persino a Viaggio al Centro della Terra di Jules Verne).

Abbondantemente promosso.

 
L'autore Alessandro Girola.
 

Nascono dalla merda e dai rifiuti kaiju. Non possono essere intelligenti.” 

Parliamo di macchine biologiche progettate per l'eliminazione sistematica dei nemici. Ogni aspetto della loro esistenza ha questa finalità.”

sabato 14 dicembre 2024

Recensione Saggi: DREAMS - IL GENIO DI BORIS VALLEJO commentato da Nigel Suckling.


Autore: Nigel Suckling.
Titolo originale: Dreams - The Art of Boris Vallejo.
Anno: 1999.
Genere:  Arte.
Editore: Logos Art (2001).
Pagine: 130.
Prezzo: 23 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini. 

Uscito in Italia nel 2001 per Logos Art, Dreams è una collezione con copertina rigida di formato grande (carta lucida) che raccoglie oltre centoventi dipinti tutti a colori del pittore e illustratore peruviano Boris Vallejo. Firma di spessore del pulp, conosciuto in Italia soprattutto per le copertine degli anni '80 dei volumi di racconti e di romanzi della Fanucci dedicati al fantasy o all'horror, ma anche per le copertine di gruppi metal, videogiochi o per le locandine di film hollywoodiani sempre legati al mondo del fantastico.

Artista con una passione smodata per il culturismo, come si vede da quasi tutti i suoi lavori, Vallejo mostra una predilezione per mostri mitologici (draghi, centauri, sirene), a cui unisce quella per i dinosauri e gli scenari avventurosi dove mette in scena barbari e eroine seminude muniti di scimitarre, lance o armi fantasiose contrapposti ad avversari di altre epoche o dimensioni. Evidente l'attenzione per i nudi femminili, riconducibili ai corpi di modelle realmente esistenti pitturate nel suo studio (tra cui la compagna Julie Bell che vediamo anche nella copertina della raccolta) e immortalate in modo da esaltarne l'erotismo prettamente muscolare. Le donne di Vallejo, pur se provocanti, sono personaggi dominanti, eroici e incarnano l'ideale di una donna forte che, tuttavia, non perde quel sex appeal da playboy legato alle fantasie dell'immaginario maschile. Sono figure giunoniche, formose, curvilinee, con seni abbondanti e glutei sodi, riproducendo quel mix richiesto dai pulp magazine degli anni '30. A differenza di altri artisti, le donne di Vallejo non sono vittime o damigelle aggredite da entità soprannaturali, ma incarnano la combattività e un piglio tale da parificarle se non anteporle alla potenza tipicamente maschile.

L'opera è corredata dalle note di Nigel Suckling che per ogni dipinto, tutti rigorosamente intitolati e dotati di data di uscita, indica la genesi, le ispirazioni, i committenti e le vicissitudini del caso.

Dreams è dunque un'opera visiva, incentrata sui dipinti piuttosto che sui contenuti saggistici (minimi). La copia italiana è divenuta negli anni oggetto di collezione in quanto finita fuori catalogo. Un must per gli appassionati di fantastico/pulp. Non di semplice reperimento, salvo rivolgersi all'edizione americana.

 
Boris Vallejo e la compagna, nonché musa, Julie Bell, anch'essa pittrice.
 

giovedì 12 dicembre 2024

Recensione Narrativa: ESECRANDA VOL 9 a cura di Circolo Culturale Esescifi

Autore: AA.VV. a cura di Circolo Culturale Esescifi.
Anno: 2024.
Genere: Horror.
Editore: Indipendente.
Pagine: 434.
Prezzo: 22.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Tappa da affrontare per chi intenda tastare il polso della narrativa del terrore in Italia e far luce su un sotterraneo svincolato dai filtri delle case editrici. Un volume fondamentale per scoprire nomi nuovi e allargare le conoscenze di un contesto, assai troppo spesso, esterofilo. Non cadete nell'errore di considerare il volume un'opera di serie B, Niente affatto. Ormai arrivato alla nona edizione, il concorso Esecranda curato dal Circolo Culturale Esescifi ha raggiunto un livello tale da poter esser considerato uno degli eventi aggregativi in grado di raccogliere il meglio degli autori horror non ancora griffati dal titolo di professionisti.

Venticinque storie, più un fumetto fulmineo, che testimoniano il livello eccelso ormai raggiunto da chi non fa della scrittura un vero e proprio lavoro (guai però chiamarli "scrittori della domenica" ne andrebbe della propria intelligenza). La qualità del lotto, specie se si considera che la selezione è legata alla partecipazione di un'unica edizione (peraltro divenuta semestrale), è a dir poco sorprendente. Di venticinque storie almeno una mezza dozzina sono ai livelli di opere di caratura internazionale (la verità è questa, non è che gli italiani siano poi così inferiori degli americani medi), altri otto sono buoni, quindi ne abbiamo altri cinque più che sufficienti, mentre gli altri sei, pur se meno riusciti, si aggirano attorno alla sufficienza.

Personalmente (un po' come quando mangio la pizza partendo dal girotondo della crosta) ho letto l'antologia al contrario, sfruttando la scelta di presentare i racconti in funzione del loro piazzamento ovvero dalla prima posizione all'ultima. Devo dire che fin da subito la qualità non ha tardato a manifestarsi. Non vi sono scrittori grezzi o improvvisati, limite solito di questa tipologia di raccolte. Persino i racconti meno riusciti (per soggetti troppo derivativi) hanno un loro perché e hanno la capacità di intrattenere.

Esecranda Vol. 9 è un'antologia curata in ogni aspetto, ben editata (rari i refusi) e offre una singola raffigurazione per ogni racconto che cerca di riassumerne i contenuti. A spiccare è lo stile generalizzato di straordinario livello. La qualità di scrittura, sul versante tecnico, è alta ed è un biglietto da visita un po' di tutti i selezionati. Pochi bassi, molta qualità per un horror che abbraccia tutti i sottogeneri lasciando fuori l'hardcore horror (di cui non si sente la mancanza) e, in buona parte, il cosmic horror. A voler trovare dei difetti, infatti, latitano un po' sia il sense of wonder (e questo è un peccato) che il grandguignol (comunque presente in svariati testi). Spazio allora all'orrore tradizionale dal retrogusto gotico con corvi, cimiteri infestati, casolari, vampiri, casi di morte apparente o interi villaggi abbandonati, amori perduti, bambole maledette, fatture preparate da streghe ma anche e in modo più particolare l'orrore sociale (zombi compresi), il distopico e the last but not least il folk horror. Costante è la qualità nonché il blasone di molti scrittori tutti, bene o male, qualificati da riconoscimenti che vanno dalle finali conquistate in selezioni quali Urania Short, Premio Kipple, Premio Hypnos, Premio Rill, con tre diplomati all'accademia di Alessandro Manzetti (la penna più celebre e osannata, dopo la scherzosa definizione di Flavio Troisi, alla Sagra del Cicatiello), alle collaborazioni col Maestro Gianfranco De Turris e il regista Luigi Cozzi e ancora scrittori della “scuderia” di Pietro Guarriello (Dagon Press). Insomma, il meglio dell'horror italiano in rampa di lancio passa da queste coordinate. Perché, dunque, non dare fiducia a questo testo che, seppur non proprio economico, garantisce diverse ore di coinvolgimento con le sue 430 pagine?

Vediamo ora i racconti, uno per uno, procedendo – un po' per gioco – con quella che è la nostra personale graduatoria. Sia chiaro, si tratta di opinioni personali e si ribadiscono i complimenti a ciascuno dei venticinque autori coinvolti poiché, come già espresso, non vi sono racconti impresentabili o scritti male.

Pronti ad allacciare le cinture e via con la classifica di questo recensore, attenzione però agli spoiler. 

LA CLASSIFICA DEL MANCHO

Posizione 25:  Ultimo Spettacolo di Salvatore Di Sante. E' il racconto ultimo classificato e a buon ragione (no che sia una ciofeca, non fraintendete). Horror moderno, un po' alla Charles L. Grant, verrebbe da definire cinematografico (come lo stesso autore pare voler suggerire proponendo come momento centrale la visione cinematografica in un cinema di fortuna in mezzo alla foresta dove poter limonare in libertà!?) che gioca con l'immaginario - tipicamente americano - dei ragazzini scomparsi. Avete presente le scene dei film in cui si vedono affissi alle cantonate i volti dei ragazzini scomparsi o le foto dei manifesti che svolazzano gonfiati dal vento? Questo è il mood della storia che gioca, altresì, con l'artificio del loop che si ripete di personaggio in personaggio. Protagonista, nel ruolo di villain, è una ragazza adolescente particolarmente avvenente giunta come nuova allieva in una scuola superiore. Fin da subito oggetto di desideri dei ragazzini, la giovane sembra nutrire una predilezione per gli sfigati. Epilogo prevedibile per una storia scritta sufficientemente bene ma troppo impersonale per colpire e restare scolpita nel tempo. L'autore ha molteplici pubblicazioni alle spalle. Di certo non è il suo miglior lavoro. 

 

Posizione 24: Marchiato dal Destino di Francesca Caizzi, nientemeno che una “docente di scrittura creativa”, curatrice e correttrice di bozze. Schema narrativo non troppo dissimile rispetto al racconto di Di Sante. Ancora una volta siamo alle prese con un horror “moderno” di ambientazione scolastica. Aumenta il grandguignol e vi sono trovate interessanti particolarmente carine. Non cambia l'artificio del loop e il taglio prettamente cinematografico alla The Ring (2002) di Koji Suzuki, per intenderci. Preludio della morte di chiunque ne entri in possesso non è tuttavia il rinvenimento di una videocassetta, bensì l'apparire di un tarocco (ovviamente “La Morte”) molto particolare in grado di provocare a chi ne entri in possesso la stessa sorte che viene allo stesso riservata. Se pertanto la carta viene stralciata il suo detentore finisce macellato, se invece viene arsa il detentore finirà bruciato e via dicendo. Cosa farà pertanto il protagonista per non finire morto? Si può davvero arginare l'ineluttabilità del destino? Basso in classifica (per il merito degli avversari), ma già sufficiente. Ventunesimo classificato.


Posizione 23: Il Ventriloquo di Silea, nome d'arte di Alessia Piemonte nel cui curriculum si legge “ha vinto premi internazionali”. Piuttosto sinistro, gioca sull'immaginario – non certo originale – della bambola realizzata attraverso l'imbalsamazione del corpo di un giovane ragazzino morto per causa violenta. Impiegata in spettacoli circensi da un mago irrispettoso, la bambola troverà il modo di animarsi, grazie all'arte magica di un collega del ventriloquo, così da poter manifestare in modo alquanto violento il proprio pensiero circa la condizione che relega l'anima all'interno di un fantoccio. L'epilogo ricorda, pur se privo di ironia, le sequenze del film La Bambola Assassina (1988). Diciassettesimo classificato.


Posizione 22: Occhio per Occhio e Malocchio di Fabio Losacco, scrittore classe 1961. Cresce la qualità dei testi, con una sorta di vendetta incrociata tra due colleghi di lavoro filtrata dalle capacità magiche di una fattucchiera centenaria. Bella la cornice fiorentina e il taglio poliziesco che si inserisce sul canovaccio horror. Manca un po' di originalità e fa un po' sorridere (mi veniva in mente Jerry Calà in Abbronzatissimi) l'idea del bambolotto punzecchiato da spilloni che trasmette dolori lancinanti alla vittima designata dal rituale. Guadagna qualche punto sul finale un po' a sorpresa. Ventiduesimo classificato.


Posizione 21: La Comunione di Valentino Dorè di Emanuele Di Filippo, autore pubblicato tra gli altri da Weird Book. Più drammatico che horror e non ascrivibile al genere fantastico (per questo penalizzato), con una prima parte lenta che cresce in vista di un finale perverso che strizza l'occhiolino, seppur in modo non volgare, alla vicenda Armin Meiwes e al racconto Survivor Type (“L'Arte di Sopravvivere”, 1989) di Stephen King o al film The Menu (2022) di Mark Mylod. Ingrediente fondamentale del testo è il mix tra malattia terminale e perversione narcisistica di uno chef tanto borioso da sognare di deliziare il proprio palato con una carne molto particolare. Ben scritto, è tra i più interessanti tra i racconti reputati – dalla graduatoria – di seconda fascia. Ventiquattresimo classificato.


Posizione 20: La Vecchia Fornace di Demis Zampelli. Altro testo di impostazione cinematografica, in buona parte kinghiano (non a caso l'autore si manifesta fan del “re”), che introduce l'archetipo del baubau stile Freddy Krueger miscelandolo alla tematica dei luoghi infestati. Il racconto, infatti, ruota sul ricordo di tre ragazzini, ormai divenuti adulti, e del loro incontro durante una scorribanda adolescenziale all'interno di un edificio abbandonato con un'entità soprannaturale che li perseguiterà per il resto della loro vita. Poche novità, ma nonostante questo apprezzato dalla giuria: quattordicesimo classificato.

 

I PIÙ CHE SUFFICIENTI


Posizione 19: La Solitudine di un'Anima Abituata alle Ferite di Marco Scaldini, forse la penna più professionale del gruppo con pubblicazioni presso Rizzoli e molteplici altri editori. Classe 1960, presenta qua un testo ottimamente scritto, alquanto onirico e visionario incentrato sulla figura del ghost writer. Ottima la caratterizzazione del personaggio (una ragazza che ha visto naufragare il sogno di diventare una scrittrice) per un testo che, rispetto agli altri fin qui trovati, segna un evidente stacco di qualità. Purtroppo – sarà un problema di questo recensore – il racconto, dopo una prima parte in cui ironizza sui committenti tipici di un ghost writer, penetra in una realtà alternativa (tema delle dimensioni parallele stile I Langolieri) in cui tutti gli incubi della protagonista si materializzano, tipo un T-REX che scorazza nel parcheggio di un outlet (super citazione alla scena del bagno di Jurassic Park) o zombi puzzolenti che circondano la classica auto che non entra in moto. Poco quadrato, a tratti parodistico, ma apprezzato "generosamente" dalla giuria che lo colloca in ottava posizione.


Posizione 18: La Città che non c'è Più di Flavio Deri, firma tra le più conosciute tra gli estimatori del Solitario di Providence. Il buon Flavio, qua, gioca sull'esercizio di stile, presentando quello che in ambito cinematografico verrebbe definito un mockumentary ovvero un falso documentario. Racconto furbo, che miscela geografia Toscana (escursione sulla via Francigena, dalle parti di Volterra, durante i lockdown), tradizione storica e un epilogo horror che rimanda alle civiltà perdute e ai loro misteri. Costruzione crescente, con pochi vertici di tensione e un limite: come fa il protagonista a fare una diretta internet se, a un certo punto, il cellulare non ha più campo? Sedicesimo classificato.


Posizione 17: Layla di Alberto Arecchi. Bel racconto per trequarti, con grande atmosfera e gusto per il soprannaturale di matrice occulta. Sedute spiritiche e grimori sono gli ingredienti su cui si fonda il testo che viene chiuso da un finale tirato via e poco articolato. Frettoloso, poteva esser sviluppato meglio. Quindicesimo classificato.


Posizione 16: Leggere attentamente le avvertenze dell'amico Carmine Cantile, altra firma pubblicata sulle pregiate antologie Weird Book. Torna la tematica della bambola maledetta, sebbene con un piglio più originale (tuttavia il bambolotto è meno caratterizzato del testo di Silea) e intrecciato all'affascinante tema dei negozietti di antiquariato in cui è possibile acquistare di tutto. Verve sarcastica, anche se abbastanza truculenta, ironizzando sulla tematica dei giocattoli di importazione esotica che riservano rischi mortali per i ragazzini. Carino. Undicesimo classificato.


Posizione 15: Postscriptum di Marco Bertoli, altra firma esperta che conta pubblicazioni in oltre 260 antologie (non a caso è un geologo in pensione). Sottovalutato dai giurati, che lo hanno relegato in ventitreesima posizione, è un racconto che riesce a far fruttare un soggetto altrimenti banale grazie a uno stile narrativo molto ricercato e aulico nonché a un colpo di scena finale che ne raibilita il giudizio. Ambientato nel 1799, propone una storia di vendette zombie a tinte gialle con qualche rimando anche al tema della sepoltura prematura. Molto divertente. 

 

I RACCONTI BUONI

Posizione 14: Il Villaggio e la Soglia di Enrico Ravasio, già vincitore del Premio Esecranda. A tratti eccellente, è un distopico di ambientazione futuristica miscelato a un horror che velatamente sembra occhieggiare – per contenuti (non per stile) – a Lovecraft. Buona la costruzione iniziale, con rimandi persino a The White People di Arthur Machen (i balli di due donne nel bosco con una creatura “altra” che copula con loro), rimane tuttavia troppo ermetico pur suggerendo un contenuto di critica sociale legata a un governo fintamente liberale. Richiede un impegno maggiore da parte del lettore che, sicuramente, finirà col rivalutarlo in seconda e terza rilettura. Decimo classificato.


Posizione 13: Penelopè far Lieta di Carlo Salvoni. Altro testo criptico di tenore metaforico. Ha il pregio di essere originale e di tentare di lanciare messaggi di critica sociale. Sceglie tuttavia la via del racconto ermetico dai toni un po' psichedelici. Come per il testo di Ravasio, è un distopico ambientato in un futuro in cui dalla terra, anziché crescere la vegetazione, spuntano ossa. Qualche caduta di stile in qua e in là (il cannibalismo) compensata da immagini potenti (la scrofa che allatta le nuove generazioni fameliche) e da un epilogo romantico. Qualitativo. Tredicesimo classificato.


Posizione 12: Il Pa di Roberto Risso. È il racconto vincitore del concorso e porta la firma di uno degli scrittori di punta dell'accademia di Manzetti, non a caso pubblicato in Horror Academy vol.2. Ottimamente scritto e soprattutto buono per il background legato alla cultura americana, realtà conosciuta dall'autore stesso che insegna italiano presso la Clemson University nella Carolina del Sud. Il racconto infatti ironizza sul rapporto “malato” che gli studenti americani hanno col macabro e la morte violenta dovuta al compimento di brutali omicidi o di rituali satanici. Una fascinazione che li porta a parlare della questione come di una partita o di un film da suggerire agli amici fino a bramare di entrare in possesso di gadget da custodire in collezioni private o su cui scherzare. Ottimo spunto, dunque, che Risso riesce a trasmettere al lettore, nonostante il “veicolo” del fantastico che utilizza – a livello di soggetto – sia modesto. Uno dei tanti figli del diavolo adesca vittime per i pasti di Satana e della relativa progenie. Lo stile è quello di pellicole quali Non Aprite quella Porta con la particolarità di sostituire i serial killer degenerati con dei veri e propri demoni deformi. C'è del buono, ma anche una parte centrale appesantita e lenta. Inizio, un po' gratuito, versione torture porn pur senza esagerare nelle nefandezze. Nell'antologia, c'è di meglio sebbene sia stato scritto dannatamente bene.


Posizione 11: Piripicchio Dice di Giuliano Cannoletta. Stile e abilità nel tratteggiare i personaggi prevalgono su un soggetto che non brilla per originalità né offre “fascinazione fantastica”. La costruzione è crescente, strutturata attorno agli orrori familiari sepolti nel passato di un trittico di fratelli. La morte del padre è l'elemento scatenate necessario a far deflagrare il male per il tramite di un gioco da tavolo diabolico che li costringe, uno a uno e per gradi, a rivelare i loro segreti. Sapiente gestione dei tempi narrativi, sebbene l'autore si faccia prendere più dalle cesellature grandguignol che dal mystery legato al gioco. Secondo classificato.


Posizione 10: Guardami negli Occhi di Massimo Costante, altro discepolo di Alessandro Manzetti (pubblicazione anche per lui in Horror Academy Vol. 2). Grande atmosfera gotica, ambientazione cimiteriale e tocco delicato in odore di romanticismo. Niente di particolarmente originale, ma trattazione da veterano del genere. Cosa c'è dopo la morte? Esiste davvero un paradiso oppure si è condannati a vagare sulla terra senza esser visti dagli altri? L'anima di una giovane ragazza morta da secoli vaga nel cimitero in cui è sepolta finché non decide di palesarsi a colei che le ricorda il perduto amore. Delicato. Sottovalutato dai giurati. Diciottesimo classificato.


Posizione 9: Benvenuto a Bordo di Matteo Russolillo. Racconto quadrato degno di essere utilizzato quale modello di riferimento in un corso di scrittura creativa. Gestito alla perfezione, sia nei tempi narrativi sia nella delineazione dei personaggi. È forse il racconto che più di tutti, dall'inizio alla fine, incolla il lettore portandolo a sfogliare le pagine senza accorgersi di leggere per le sue atmosfere e alcuni momenti che ricordano le feste ectoplasmatiche di Shining. Estremamente fascinoso, propone una ghost story che paga un finale loop poco giustificato e soprattutto un soggetto impersonale di puro ed esclusivo intrattenimento in odore di dejà vù. Lo stile, tuttavia, è da narratore navigato. Nome da tenere d'occhio. Dodicesimo classificaoto.


Posizione 8: Le Notti di Case Bosazza di Andy dei Fiori. Altro testo finito in basso in classifica che, tuttavia, riesce a intrattenere come spetta a un racconto di evasione di matrice fantastica. Pura evasione anche qua, dunque, utilizzando i topoi letterari del genere come la figura del detective dell'occulto e del villaggio dannato per effetto di un anatema lanciato da una strega condannata a essere murata viva per i suoi rituali. Molto bello e d'atmosfera, in particolare l'apparizione della strega. Peccato per la parte poliziesca e il tentativo di depistaggio del tutto inverosimile messo in atto da due ragazzini che mi ha ricordato – per l'errore commesso - Opera di Dario Argento (non è possibile non rendersi conto se un uomo sia o meno precipitato dall'alto). Diciannovesimo classificato.


Posizione 7: Mimi dei Corvi di Paolo Bertoglio, terzo e ultimo “legionario” di Manzetti. È il racconto che più di tutti ho alzato di classifica, facendogli guadagnare tredici posizioni. Ventesimo per i giurati, nonostante una trama abbastanza originale e un'ambientazione degna di un folk horror che guarda velatamente a The Terror di Arthur Machen e a The Raven di Edgar Allan Poe. Horror di struttura gialla, orchestrato sulle indagini di una ragazza che non ha accettato l'improvvisa scomparsa del padre dicendosi convinta che sia stato ucciso da uno degli indisciplinati allevatori di mucche che vengono a invadere la vallata ogni estate. Come per Opera di Dario Argento, avranno un ruolo determinante nella vicenda i corvi. Finale dal retrogusto stregonesco che consente alla storia di passare dal giallo/drammatico (con animali killer) al fantastico puro. Uno dei miei preferiti.

 

I RACCONTI NOTEVOLI


Posizione 6: Perle di Davide Emanuele, il “campione” uscente del Premio. Ghost story pulp con action e grandguignol come piacerebbe ai produttori hollywoodiani. Ambientazione alla Shutter Island, in un ospizio costruito su un'isola in piena notte battuta dalla pioggia con una giovane infermiera e un novantenne ex galeotto che se ne va in giro con un mitragliatore celato nella custodia del violino. Partenza lenta, parte centrale horror ed epilogo pulp con tanto di sarcasmo e splatter. Tamarro, ma divertente. Nono classificato.


Posizione 5: Il Girotondo Disperato dei Mostri di David Fragale. Assoluto trip psichedelico, con momenti onirici potenti ma non sempre facili da seguire per effetto di una struttura volutamente frammentaria dovuta al tema dei cosiddetti sogni lucidi. Fragale si diverte a citare i numi tutelari del weird italico (Andrea Vaccaro, Lucio Besana, Corigliano e Musolino) a cui storpia i nomi, facendo comunque modo che siano facilmente riconoscibili e, al tempo stesso, omaggia Lovecraft e Danilo Arona (citato indirettamente Malapunta) plasmando un delirio che sembra uscito dall'antologia Saggezza Stellare, tra mostri alla StairshipTroopers, sogni lucidi e un epilogo ambientato nientemeno che a Stonehenge. Particolare e visionario, con punte di intelligente parodia. Quinto classificato.


Posizione 4: Biotechnic Meat & Fish di Matteo Mancini. Difficile commentare un proprio racconto (l'ha scritto questo recensore), diciamo che si tratta di un dichiarato omaggio al body horror che, al tempo stesso, si propone di operare una critica sociale legata alla potenza massmediatica e alla capacità della pubblicità di orientare le scelte dei consumatori facendo degli stessi degli zombi incapaci di autodeterminarsi. Finale cattivissimo in stile George A. Romero (omaggi anche a John Carpenter, Lovecraft, King e David Cronenberg). Come per Fragale non mancano sarcastiche frecciatine ai numi tutelari questa volta dell'hardcore horror italico. Sesto classificato.


Posizione 3: Non Vogliono Rimanere Morti di Cristiano Fighera (firma Hypnos Edizioni) è una vera e propria perla che omaggia L'Estate dei Morti Viventi di John A. Lindqvist. Racconto claustrofobico e dai tratti metaforici, coinvolge dalla prima all'ultima pagina. Un uomo vaga in un mercato molto particolare che si svolge su area pubblica. I commercianti sono afflitti dai ricordi personificati delle persone più care e non sanno come continuare a vivere funestati da un fardello per loro troppo soffocante. Per questo motivo c'è chi cerca di vendere brandelli di arto, chi il proprio figlio defunto ritornato dall'oltretomba e chi la propria moglie. Bella variante sul tema degli zombi. Notevole. Finale triste e calibrato. Complimenti. Settimo classificato.


Posizione 2: La Morte Innamorata di Emanuele Arciprete. Racconto strutturato su due parti. Pesante la prima, che gioca su un taglio decadentista con tanto di rimandi a Percy Shelley e Lord Byron che, improvvisamente, vira in una direzione assai più pimpante legata al Settimo Sigillo di Bergman con un dialogo continuo tra un poeta a caccia dell'ispirazione che lo possa far emergere dall'anonimato e la morte stessa imprigionata in un corpo per effetto di un rituale magico. Notevoli i dialoghi. Puro gioiello che cresce alla distanza. Quarto classificato.


Posizione 1: Nell'Erebo dell'”Ufo” Orfeo Patranel (due e insignificanti righe in biografia) che realizza un vero e proprio capolavoro che gioca sul tema del “sogno lucido” (come Fragale) per penetrare da vivo nel regno dei morti. Eccezionale e potente dal punto di vista visivo. Tanta roba il finale claustrofobico. Terzo classificato.


CONCLUSIONE

Potete dunque intuire quanto Esecranda vol. 9 sia un libro che ogni appassionato del genere dovrebbe recuperare, se non altro per finanziare e stimolare i curatori a proseguire in un cammino che, ne sono certo, segnerà ulteriori miglioramenti qualitativi. Testo notevole, perfetto anche agli editori per scoprire nomi nuovi su cui scommettere e potente vetrina per chi scrive sebbene, purtroppo, i lettori siano sempre pochi e i colleghi cerchino sempre di coltivare il proprio orticello denigrando il lavoro degli altri così da fare Esecranda Vol. 9 un'opera quasi inosservata dai recensori appassionati del genere. Da scoprire. Complimenti a tutti, a partire dai curatori.

sabato 7 dicembre 2024

Recensione Narrativa: LE CREATURE DELLA PALUDE di Maurizio Bianciotto.

Autore: Maurizio Bianciotto.
Audio Libro: Letto da Marcello Monti.
Anno: 2024.
Genere:  Bellico / Pulp.
Editore: Ibbor Ob.
Minuti: 60 minuti.
Prezzo: Gratis su youtube.

Commento a cura di Matteo Mancini.

Terza collaborazione per la serie di audio libri della Ibbor Ob firmata dallo scrittore torinese Maurizio Bianciotto, approdato di recente sulla rivista Weird (Dagon Press) e ormai frequente ospite su queste pagine.

Le Creature della Palude è una via di mezzo tra un racconto bellico e un'adventure con bestie criptozoologiche particolarmente fameliche. Il riferimento più evidente va alla pellicola Predator, da cui lo scrittore riprende le scenografie, i dialoghi pulp, le scene action e più di un momento riscontrabile soprattutto nell'atteggiamento dei soldati (il sacrificio del militare che si rifiuta di seguire i compagni per coprire la loro fuga, il prigioniero orientale che rivela cosa ha visto di straordinario, le espressioni circa la bruttezza delle creature, lo sparare in massa colpi di mitraglia contro esseri apparentemente infallibili). Si ritrovano altresì cenni (sicuramente casuali) al racconto Demoni a Singapore (2018) di Dario Argento inserito nell'antologia Horror (Mondadori).

In azione abbiamo una progenie di creature mitologiche locali, gli yokodai, che vivrebbero confinate in un territorio specifico non tollerando gli sconfinamenti degli uomini. Bianciotto non caratterizza più del dovuto i “mostri” (nella tradizione orientale dovrebbero essere dei "mutaforma"). Lascia intendere che abbiano poteri mentali particolari, tanto da essere in grado di mandare in blocco i segnali radio, tuttavia quando li vediamo in scena non li distinguiamo troppo - relativamente ai comportamenti tenuti - dall'operato dei coccodrilli. Ci vengono presentati come ibridi a metà strada tra i gorilla e i coccodrilli. Entrano in scena a oltre metà racconto che, inizialmente, procede ad ampio respiro snodandosi sulla distanza di un'ora. La prima parte è d'attesa, ambientata durante il secondo conflitto mondiale in territorio giapponese. I “nostri” cinque marines si muovono in contesto silvano sulle tracce di una squadra nipponica, ritiratasi all'interno di una palude in cui sembra essersi volatizzata nel nulla. Tra clima torrido, nebbie, foreste di bamboo, coccodrilli e prigionieri che parlano di strane creature che hanno fatto fuori i soldati giapponesi, gli americani si troveranno a fare i conti con un nemico inatteso e particolarmente vorace. Riusciranno a farla franca? Lo scoprirete ascoltando – peraltro gratuitamente – l'audio libro a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=VQ3uN_nd1Qw .

Bianciotto si conferma narratore di razza. Stile accattivante, immediato e cinematografico. Non ci sono fronzoli e si bada al sodo. Forse un po' ripetitivo negli sviluppi, Le Creature della Palude beneficia di una particolare cura nella descrizione degli equipaggiamenti militari. Latita invece il fantastico, qua sacrificato in favore dell'avventuroso. Non brilla neppure il sense of wonder, sebbene il senso del ritmo e l'accattivante gestione della storia non ne faccia sentire il peso.

Non è tra i migliori racconti di Bianciotto, ma resta comunque un ottimo elaborato che ne conferma l'innegabile talento da intrattenitore pulp