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mercoledì 10 giugno 2026

Recensioni Cinema: MASTERS OF THE UNIVERSE (2026) di Travis Knight.

 

Produzione: Todd Black, Jason Blumenthal, Steve Tisch e Robbie Brenner (2026).
Soggetto: Mattel.
Sceneggiatura: Chris Butler, Aaron e Adam Nee, Dave Callaham.
Regia: Travis Knight.  
Montaggio: Paul Rubell. 
Fotografia: Fabian Wagner. 
Colonna Sonora: Daniel Pemberton.
Interpreti Principali: Nicholas Galitzine, Jared Leto, Camilla Mendes, Idris Elba, Alison Brie, Sam C. Wilson, Dolph Lundgren...
Durata: 141 min.
 

Commento Matteo Mancini.

Potevo mancare alla proiezione del film incentrato sui giocattoli che mi hanno accompagnato per tutta l'infanzia (scuola compresa con astucci, zaini e gomme) e qualcosa oltre? Ovviamente no, tappa d'obbligo. Presente in sala, insieme ad altri sei stoici spettatori, a dare il cambio ai sette spettatori in uscita dalla sala (quanto erano magici gli anni ottanta).

Prodotto commerciale, inutile girarci intorno, ma nostalgico e rispettosissimo dei tempi che furono. A fungere da traino dell'operazione, nel tentativo di rinverdire gloriosi fasti (operazione commovente per coefficente di difficolà, poiché le generazioni di oggi non sono più quelle di una volta), è stato il ben più autoriale Barbie (veicolato nel 2023 al successo dall'eccellente intuizione di Margot Robbie e dalla regia di Greta Gerwig, ma anche dal produttore Robbie Brenner che si ritrova qui a capo di Master of the Universe). Un clamore tanto forte da spingere la Mattel a superare la lunga serie di fallimenti produttivi in cui era incorso Masters of the Universe, a partire dal primo deficitario approccio al cinema, nel lontano 1987, con il non poi così pessimo I Dominatori dell'Universo (finito bistrattato dal botteghino).

Ci muoviamo in un universo - fantasy-scifi - nato sulle orme di Conan il Barbaro nei primi anni ottanta e di Star Wars, inizialmente orientato solo sul versante ludico con una catena di action figure muscolose e carnevalesche messe sul mercato dei giocattoli e successivamente reclamizzate dalla produzione di una serie di cartoons (tra cui la parallela She-Ra e Le Principesse Guerriere) finalizzate proprio alla vendita dei prodotti. Una decisione imprenditoriale di una forza tale da  determinare un vero e proprio caso mondiale, al punto da arrivare a influenzare il mondo del Wrestling degli anni ottanta e primi novanta con combattenti sempre più muscolosi e in costumi sgargianti. Un'onda in grado di calamitare il mercato dei giocattoli per circa un decennio per poi estinguere la propria spinta al volgere a termine del secolo. A distanza di quarant'anni dal precedente capitolo cinematografico, la Mattel decide di rispolverare il marchio ormai naufragato nel dimenticatoio, avviando l'ennesima campagna di restyling sul versante giocattoli e intraprendendo una via assai coraggiosa. Il merchandising legato ai Masters è figlio dei lontani anni '80, quando il mito dell'uomo muscolare e grezzo attecchiva sulle generazioni, si pensi ai vari modelli rappresentati da Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger, Carl Wheaters, Hulk Hogan, Mr T, Jean Claude Vandamme e lo stesso Dolph Lundgren (che fu poi scelto nel 1987 per interpretare He-Man, grazie alla prova offerta nei panni di Ivan Drago in Rocky IV). Ciò rende estremamente rischiosa l'operazione, peraltro per effetto di uno script che, a differenza di serie cinematografiche quali Transformers o G.I. Joe, non si discosta dal cartone animato rendendo spassosa la visione per chi ha vissuto quei tempi (in tal senso sono magistrali i contributi dopo i titoli di coda, pieni zeppi di citazioni). D'altro canto, investire 200 milioni di dollari in un'operazione nostalgia ben incastonata in un dato periodo storico, non può che essere un azzardo (al momento non premiato). Non credo che le nuove generazioni apprezzeranno un film del genere, come invece potrebbero fare gli attuali quarantenni o cinquantenni se non fosse che, salvo nerd o nostalgici, molti di questi adolescenti del tempo che fu si saranno allontanati dalle coordinate che prediligevano quando erano bambini. La maturazione (o supposta tale) uccide sovente il bambino che fu, in favore di qualcosa di più amorfo e spento.

Ecco che non posso che concedere un grande plauso alla Mattel in primis, per aver voluto tributare un periodo storico confermando quell'intelligente ironia che già caratterizzava Barbie, così da non prendersi troppo sul serio (ma al tempo stesso non “sbracare”). In seconda battuta è dovuto un plauso in favore degli sceneggiatori (tentativo di nobilitare un fumettone con contenuti antibellici, in un'epoca dove la guerra e la mancanza di dialogo la fanno da padroni), del regista Travis Knight (per l'alto senso dello spettacolo) e dell'intero cast artistico. 

Il mitico logo della serie Mattel.

Masters of the Universe è un film leggero, con una trama che originale certo non è, in grado però di sfruttare la nostalgia (gustoso cammeo anche di Dolph Lundgren), rispecchiando le caratterizzazioni dei personaggi originali. Adam è un damerino che occhieggia a Clark Kent (come lui viene spedito da ragazzino sulla terra insieme all'arma che gli conferisce il potere e come lui è un dipendente imbranato che rischia costantemente il licenziamento); Skeletor (interpretato da Jared Leto, già Joker in Suicide Squad) ride in modo sguaiato e sembra lui stesso non prendersi troppo sul serio; Man at Arms (qua colored personificato da Idris Elba, anche lui reduce dalla squadra di pazzi di Margot Robbie in Suicide Squad – Missione Suicida) è un simpatico ubriacone; e poi i vari Trap Jaw (favoloso), Moss Man (che diventa un praticello), Fisto, Beast Man, Tri-Klops (in verità diverso dall'originale), Evil-Lynn (interpretata in modo notevole da Alison Brie, forse la migliore dell'intero cast), Ram Man, Cringer (manca Panthor) e altri.

Una sword & sorcery carnevalesca ad alto rischio pagliacciata che, tuttavia, evita di scadere nella demenzialità mantendo lo spirito del cartone, l'etica e il "sano" divertimento (non c'è traccia di sangue).

Che dire poi delle scenografie ricreate in computer grafica? Il castello di Greyskull, la trasformazione da Adam in He-Man ricalcata alla perfezione sul cartoons e poi la colonna sonora rockeggiante con la main theme del cartoons che d'un tratto subentra, tra i rallenty di montaggio calibrato a spettacolarizzare le sequenze, conferiscono il dovuto valore aggiunto ai combattimenti (anche con astronavi e duelli aerei). In una parola: spettacolo. Il miglior film tratto da un cartone animato. Certo, non ha la profondità di Barbie, sebbene tenti di imprimere un contenuto moralistico attraverso un'insistita serie di dialoghi finalizzati a stemperare il clima bellico in favore della via della comunicazione e dell'empatia, con tanto di commento finale (come avveniva nel cartoon).

La fotografia (di Fabian Wagner, già ammirato in Justice League e Venom) è coloratissima, il ritmo serrato e la noia assente. A mio modo di vedere, si mangia parecchi dei film tratti dai fumetti Marvel. Plauso inoltre per l'epica soundtrack originale Eternia firmata da Daniel Pemberton (nomination agli oscar con Il Processo ai Chicago 7) e Brian May (non occorrono presentazioni).

Nicholas Galitzine è perfetto nel ruolo di protagonista e sorprende nel suo continuo atteggiarsi alla Clark Kent. È un perdente, effeminato (un po' alla Diego De la Vega, ovvero l'altra faccia della medaglia di Zorro), ma si scopre d'improvviso, un po' come il SuperFantozzi munito di Excalibur,  il campione di Greyskull. Divertente, al riguardo, il siparietto con Skeletor che, strappata la spada all'avversario, e dopo aver recitato la formula magica, si rivolge un po' spiazzato alla sua maga: “ma perché non funziona?

Se siete stati fan dei giocattoli e della serie cartoons, andate a vederlo al cinema: non ne resterete delusi.

Per chi volesse approfondire l'universo He-Man consiglio il volume La Storia dei Masters – Il Gioco più forte dell'Universo di Emiliano Santalucia e Alessandro Apreda (il link per l'acquisto: https://www.amazon.it/storia-dei-Masters-gioco-forte/dp/8833552047).

Personalmente ho omaggiato il merchandising battezzando la mia gatta, nata nel 2020, col nome Cringer e nel 2024 ho scritto un racconto alternativo intitolato MASTERS & SLAVES, senza poter ricorrere ai nomi dei personaggi (in quanto tutelati dal copyright), nel rispetto dell'anima del cartoons e dei giocattoli. Lo potete trovare pubblicato sulla rivista Astonishing Fantasy Tales, numero 4, per Kraken Edizioni (marchio di Fabio Larcher), insieme – tra gli altri - a un contributo di Andrea Gualchierotti che in quell'anno pubblicò l'eccelso I Campioni dell'Inferno (qua la mia recensione: http://giurista81.blogspot.com/2024/09/recensione-narrativa-i-campioni.html dalla cui copertina potete vedere l'ossessione per la Sword and Sorcery). Concludo chiamando Cringer, accingendomi a pronunciare la fatidica frase: Per la forza di Greyskull... a me il potere...! (qui il mago del lago mi deve aver bidonato: ma l'ho pronunciata bene?).

 

L'esistenza è una serie di assurdità che conducono al nulla infinito.”.

 

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