Curatore: Rill - Riflessi di Luce Lunare.
Anno: 2024.
Genere: Antologia di AA.VV. Sci-fi - Fantastico.
Editore: Acheron Books.
Pagine: 174.
Prezzo: 10,00 euro.
PREMESSA
Prima di procedere alla recensione di questo volume è doveroso fare una premessa: Si Riparano Macchine del Tempo e Altri racconti non è un'antologia come tante altre, ma è il risultato di una selezione di quello che è, in tutta probabilità dopo l'Urania Short, il più importante concorso di short stories fantastiche dell'underground italiano: il Trofeo Rill. Scrittori, più o meno dilettanti (nel senso di non svolgere professionalmente la carriera di scrittori), si sfidano ogni anno a un premio che è arrivato ad avere oltre quattrocento racconti partecipanti a edizione. Essere selezionati al Rill è grande motivo di lustro e di riconoscibilità nell'alveo dei cultori del fantastico italiano. Io stesso vi ho partecipato due volte senza essere selezionato. Se già questo non bastasse a rendere queste antologie, con i racconti e gli autori in esse inseriti, degne di una menzione per la storia delle declinazioni italiane del genere, il volume qui oggetto di esame assurge a vero e proprio cimelio da collezione, costituendo la selezione del meglio della trentesima edizione. Tutto ciò, ovviamente, non può che generare altissime aspettative nei lettori poiché in Italia, contrariamente a quanto potrebbe pensare chi non conosca bene il movimento, l'underground è molto ricco di scrittori talentuosi rendendo pertanto la possibilità di scelta dei selezionatori assai variegata per tematiche e per curriculum dei vari pretendenti. Alla luce di tutto questo, la lettura di Si Riparano Macchine del Tempo e Altri racconti finisce con il lasciare delusi i lettori (o quantomeno ha deluso il sottoscritto), proprio per le aspettative che sarebbe lecito vedere riscontrate da un progetto apicale. Si parla infatti di un lotto di cinque racconti selezionati da un bacino di quattrocentododici testi, oltre quattro racconti internazionali risultati vincitori all'estero in concorsi gemellati e un ulteriore lotto di cinque racconti, scelti su una rosa di ventisei, presentati da alcuni dei finalisti delle precedenti edizioni. Desta curiosità la lettura del curriculum dei selezionati che suggerirebbe una qualità degli stessi talmente superiore rispetto alla concorrenza (superiorità a mio avviso non riscontrabile sul singolo racconto) da reiterare, con racconti diversi, i successi già marcati in precedenti concorsi/lotterie (perché tali si devono definire quelle selezioni dove vengono premiati tre o cinque racconti a fronte di una proposta di quattrocento). Tra i primi cinque classificati del 2024, infatti, abbiamo due precedenti finalisti del Rill (Ceffa e Izzi) e due vincitori del Premio Kipple (Cannoletta e Briar), a cui deve aggiungersi un autore (Longo) già pubblicato da Acheron Books, casa editrice che cura la pubblicazione di questa antologia. Se poi prendiamo in considerazione gli autori della Sfida, troviamo altresì un'alta quota di selezionati ai concorsi Urania. Si noti bene che, ogni volta, si tratta di racconti diversi individuati su rose di quattrocento proposti, molti dei quali firmati da autori non certo improvvisati. Nonostante ciò si evidenzia una marcata reiterazione dei nomi, con una percentuale di piazzamenti che ha dell'incredibile, posto che per poterla concretizzare occorrono due caratteristiche alternative: o essere dei casi editoriali nazionali (tanto da vincere per due volte selezioni ciascuna delle quali con oltre quattrocento racconti in gara, così da aver proposto due dei migliori racconti in assoluto su una rosa di oltre ottocento racconti) oppure essere portatori di un appeal irresistibile per certi giurati che, nonostante la partecipazione sia anonima, finiscono inevitabilmente per selezionare una cerchia di soliti nomi.
Un'ultima considerazione va spesa sulla percezione che si ha dell'antologia in base alla verifica del numero delle recensioni presenti su siti di acquisto quali amazon, Ibs o Bookdealer. Ebbene, nonostante l'antologia sia stata inviata a oltre quattrocento partecipanti dell'edizione 2025 (che si presume l'abbiano letta) e sia senz'altro stata acquistata da un nugolo di acquirenti abituali (il testo è promosso persino al Lucca Comics), il testo non ha ricevuto neppure una recensione sui siti sopramenzionati, passando praticamente inosservato non solo al “grande pubblico” ma anche allo zoccolo duro degli appassionati e scrittori di fantascienza. Fatte queste doverose premesse, veniamo alla recensione.
LA RECENSIONE
Visti i curriculum dei partecipanti e l'ampio bacino di scelta dei racconti, Si Riparano Macchine del Tempo e Altri racconti è un'antologia che delude le attese, per il suo faticare nel proporre racconti che riescano davvero a distinguersi dalla massa, vuoi per il mancato tentativo di imprimervi una certa autorialità (ci provano giusto in due su quattordici) oppure, in alternativa, per la difficoltà di proporre storie davvero originali (ci riesce in parte la sola Michela Lazzaroni). Alla fine ne esce fuori un'antologia con alcuni racconti interessanti, soprattutto nella sezione “sfida”, e molti altri che si fatica (idea personale) a capire come possano essere arrivati a conquistare le prime cinque posizioni su un lotto di quattrocentoquattordici racconti.
Il mio racconto preferito, non che sia originale e che riesca a colpire per il soggetto (in verità convenzionale), è Tir Blu Klein del vincitore del Premio Hypnos 2023 nonché del Premio Kipple 2014 e finalista al Premio Urania Mondadori 2018 (scusate se è poco), Matt Briar. Briar mostra innegabilmente un'invidiabile tecnica narrativa, non a caso è finito sotto la lente della Mondadori, e plasma un racconto angoscioso che attacca alla pagina il lettore come riuscivano a fare certe storie di Richard Matheson e, perché no, lo Stephen King di A Volte Ritornano. La sua è una weird story che propone eccezionali momenti onirici con un tocco che mi ha ricordato alcune storie di Alessandro Girola (Imperial) o, per utilizzare paragoni internazionali, Il Viaggio della Nonna di Anders Fager. Come lo scrittore svedese, Briar sfuma l'orrore (aspetto che aiuta a stimolare l'immaginazione del fruitore della storia) lasciando intendere mostruosità che non vengono mai a galla nella loro completezza. Il taglio on the road rende il racconto imperdibile per tutti coloro che amano le storie horror incentrate sui viaggi notturni su strade deserte. Personalmente mi è piaciuto moltissimo, ma non credo possa essere meritevole (a causa del soggetto standard) di finire in una cinquina di un lotto di quattrocento racconti. A ogni modo, l'avrei acquistato per un rivista pulp internazionale.
Mi è piaciuto in modo particolare anche Biografia non Autorizzata di una Rivoluzione di Jorge Santos (vincitore in Portogallo del Premio Ataegina 2023), una metafora del rapporto tra l'uomo moderno e il sistema politico, con un governo ombra che scandisce la vita di ogni cittadino. Santos filtra la narrazione da una lente distorsiva degna della fantascienza distopica di matrice orwelliana. Gli echi di 1984 sono palesi. La storia e la narrazione sono essenziali, senza fronzoli né stilistici né sensazionalistici, con una riflessione sull'effettiva capacità, per coloro che vivono negli agi, di ribellarsi a un sistema che in realtà rende tutti schiavi comprando la libertà degli uomini a modico prezzo, al punto da statuire tutte le fasi che caratterizzano la vita degli uomini (da chi si debba sposare a quando si debba morire). Non appariscente, ma assai più efficace e diretto (ovviamente a mio avviso), per contenuti, rispetto ad altri racconti furbescamente infioccatati e dietro ai quali non vi è alcun messaggio da veicolare.
Spicca per originalità Pelerin di Michela Lazzaroni (vincitrice Urania Short 2020) che, tuttavia, rende un po' confusi (o così li ho percepiti io) alcuni passaggi, plasmando un soggetto ambiguo che rende incerte le implicazioni che pare suggerite (interessante il tema dell'anima catturata o meno da una speciale fotografia). A ogni modo è apprezzabile, oltre che per l'eleganza espositiva e per la capacità di tratteggiare scenari disperati, per la volontà di cercare un qualcosa di diverso dai canonici archetipi del fantastico.
Dietro questi tre racconti, a mio modesto modo di vedere, c'è poco altro che non si possa trovare anche in antologie meno blasonate a firma di autori dai curriculum non apicali. Il Treno per le Stelle di Alessio Di Lallo (finalista Rill 2021) ha il pregio di scorrere linearmente e di accattivare la lettura, evocando nella memoria dei cultori di sci-fi certi racconti del Philip K. Dick degli esordi. Lo scenario di un'Italia distrutta dalla bombe e in parte avvolta dal deserto è di grande effetto, così come lo è il finale apocalittico e claustrofobico (pur nella vastità del deserto) che, tuttavia, giunge telefonato e prevedibile in vista della rivelazione conclusiva (ricorda un po' The Defenders, 1953, di P.K. Dick). Alla fine è un buon esercizio di stile, di esclusivo intrattenimento, che certo non colpisce per eccezionalità (sia chiaro, è un racconto piacevole e che funziona).
Lo stesso può dirsi per Per le Vie di Bonzo-Khan di Giuliano Cannoletta che, pure, paga una certa ridondanza stilistica nell'insistere continuamente sulle metafore per colorare le frasi, anche quando, a mio modesto modo di vedere, queste avrebbero reso meglio senza gli specifici dettagli (tipo nel dire che un portafoglio era vuoto come quello di uno sbarbatello aggredito dai bulli: un portafoglio vuoto è un portafoglio vuoto). Il lessico, inoltre, è sporco, in parte eccessivamente volgare. Piace per gli sprazzi di buona azione, il ritmo serrato e la forte componente psichedelica con cui vengono tratteggiate le vie notturne di un quartiere malfamato, tra delinquenti, drogati, partite a poker truccate e locali equivoci. Il soggetto tuttavia non presenta motivi di novità e non ha contenuti che vadano oltre il mero intrattenimento, peraltro chiudendosi in modo cattivo e poco sensato (uno sbandato fa di tutto per poter parlare col padre, già morto e con cui aveva rotto da anni, tornando indietro nel tempo per dirgli, prima della operazione fatale, che tutto andrà bene e senza impedire l'evento). L'idea di far compiere i viaggi nel tempo sniffando una droga speciale non cambia la sostanza del racconto né la sua struttura, in verità ricalcata su una lunga serie di racconti e di film (non da ultimo, tanto per citarne uno, Edge of Tomorrow) col protagonista che deve ogni volta tornare indietro per sistemare qualcosa che non aveva funzionato nel precedente tentativo.
Non troppo dissimile, ma molto più elegante Si Riparano Macchine del Tempo con cui Mauro Longo infioretta un soggetto, in realtà stra-abusato, che nulla aggiunge rispetto a quanto si sia già letto, orientandosi al mero ed esclusivo intrattenimento con punte riuscite di ironia graffiante. La tematica è quella dei viaggi nel tempo con la particolarità specifica di saltare in dimensioni parallele alternative, delineando un multiverso che ha fior fiori di epigoni (si ricordi, tra gli altri, i primi romanzi de La Torre Nera di King), così da rubare oggetti da riproporre a coloro che, nella dimensione del protagonista, ne chiedono la riparazione. Dunque un racconto furbo che ha vinto il concorso (salvo poi essere squalificato per irregolarità e violazione del bando) più che per la struttura adottata che per il soggetto. La storia, in realtà, è banale se rapportata alla dimensione apicale del concorso, essendo costituita da una commissione di riparazione, a cui fa seguito il furto in un'altra dimensione del medesimo oggetto da riparare, così da poterlo riproporre integro fingendo di averlo in riparato. Particolarità, in verità fastidiosa del racconto, è il continuo riferirsi ad aspetti, pianeti extraterrestri, macchine, realtà parallele (la Parigi con le donne nude che camminano per la strada) e speciali modalità di pagamento che non vengono né spiegate né delineate (ma meramente accennate), dando al lettore l'impressione di essere alle prese con un estratto di un romanzo o di un testo più complesso.
Di caratura inferiore il resto. Gallina Vecchia fa Buon Brodo di Francesco Ceffa è uno sci-fi horror satirico, non privo di ironia e dotato di un tentativo (apprezzabile) di andare oltre il mero intrattenimento. La storia prende le mosse dalla tematica delle lotte delle donne per il superamento della cultura patriarcale, intrecciando il tema principale alle nascenti forme alternative di alimentazione e a soggetti quali quello alla base del film 2022: I Sopravvissuti (1973). Il racconto (a mio modestissimo parere) ha due grandissimi limiti. Il primo è la scelta di alternare la narrazione a lunghi riassunti che, anziché narrare, cercano di sintetizzare premesse e sviluppi sociali, denotando per tale via un soggetto che si sarebbe dovuto sviluppare su una distanza superiore. Ne viene fuori una narrazione sfilacciata, con continui sbalzi da un contesto all'altro. Il secondo limite è l'ambientazione storica della vicenda, inscenata nel 2048 (ovvero tra ventidue anni), con una regressione sociale (il ritorno del patriarcato) in controtendenza rispetto agli attuali risvolti sociali, così da rendere inverosimile la storia. A mio avviso il racconto avrebbe beneficiato di uno spostamento dei fatti più in là nel tempo, accompagnato da una spiegazione articolata tesa a giustificare il ritorno del patriarcato (a esempio a causa di fallimenti di governi a trazione femminile, o per l'amplificazione dell'importanza della violenza e della prestanza fisica sull'intelletto, ovvero il ritorno dei sistemi totalitari legati al superuomismo e cose del genere). In alternativa si sarebbe potuto invertire il tutto facendo dominare le donne e macellare gli uomini. Interessanti le parti nel mattatoio ma attenzione, anche qua, non si inventa niente di nuovo, basti leggere Naraka (2016) di Alessandro Manzetti. Finale smielato e in controtendenza rispetto ai racconti di denuncia.
Scritto in modo discutibile (per forma), non me ne voglia l'autore, Il Pianto d'Argento degli Ulivi di Alessandro Izzi. Verboso, con periodi lunghi, ripetizioni volontarie (usa un milione di volte “che”) e tanti periodi appesantiti oltremisura che finiscono per mettere in secondo piano il soggetto. Ho faticato a leggerlo e gli ho di gran lunga preferito l'ironico Interno Notte: Controcampo, sempre del medesimo autore, che altro non è che la traslazione narrativa e metaforica di quanto avviene attualmente in ambito narrativo con sempre più scrittori improvvisati che si avvalgono dell'intelligenza artificiale per compensare gap e incapacità narrative, demandando sviluppi e trame all'intelligenza artificiale.
Ben scritto, ma incapace di mordere XXX di Valentino Poppi, che costruisce buone premesse (soprattutto per atmosfera e contesto ambientale) ma non riesce a trovare adeguato finale.
Non ho letto il resto, fatta eccezione per Non so Dirti Altro di Nano Prados (che non mi ha colpito), per la difficoltà a seguire le storie. Se nel caso di Eucantia dell'amico Davide Emanuele la colpa è sicuramente mia (a parte la sword & sorcery, sono intollerante al fantasy), nel caso dei due racconti tradotti da Gregory Alegi riservo più di un dubbio sull'efficacia e qualità della traduzione stessa (sono invece buone le traduzioni di Emiliano Marchetti e Serena Valentini).
“Alla gente non importa se sono governati da A o da B. Non te ne sei accorto? Le persone hanno lavori, case, sesso, famiglie e cibo in tavola. Credi veramente che vogliano tornare al vecchio sistema con tutte le incertezze? Non possiamo lottare contro il Sistema da soli... La paura cambia le persone. Le indebolisce. Le priva della volontà di lottare.”


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