Se Warlock (“Spedizione verso il Niente”) è stato il primo romanzo di Koontz che ho letto, The Door to December (“Incubi”, 1985) è stato il primo romanzo del Koontz “moderno” a finirmi tra le mani.
Lessi questo libro tra il 2006 e il 2008 (non ricordo bene l'anno), durante gli spostamenti da pendolare in bus quando ancora svolgevo la professione di praticante legale abilitato alle difese. Mi fu prestato da una mia vicina di casa che purtroppo da anni è mancata. Me lo presentò come un romanzo adrenalinico, scritto da una penna alquanto tagliante tanto da insidiare la supremazia di Stephen King. Non mi entusiasmò e lì finì il mio interesse per Koontz, nonostante l'arrivo in uno stock del romanzo Phantoms!. Ho recuperato in rete la mia recensione di allora, datata 2011 e probabilmente ripescata dagli appunti che tenevo su word. Si tratta di un commento breve, non ancora esteso come poi avrei fatto a seguito dell'apertura del blog.
Il
romanzo viene importato in Italia nel 1991 dalla Sperling & Kupfer, sei anni dopo la sua
uscita in America, quando ormai era chiaro a tutti che dietro gli
pseudonimi Richard Paige e Leigh Nichols, nomi sotto i quali era
uscito libro, si celava il bestsellerista Dean R. Koontz. The
Door to December viene
infatti dato alle stampe sotto pseudonimo, addirittura in due
versioni a firma diversa. È una scelta curiosa, visto che
all'epoca l'autore era già famoso e aveva appena sfornato col suo
nome due pezzi pregiati, quali Phantoms!
e
Twilight
Eyes (“Là
Fuori, Nel Buio), apprestandosi a concludere il romanzo fiume
Strangers
e a dargli seguito con Watchers
(“Mostri”).
È
dunque il Koontz nella migliore forma, eppure questo The
Door to December non
convince finendo col dividere i fan dell'autore, tra chi apprezza il
romanzo e chi lo reputa tra i peggiori del periodo. Non ci sono mezze misure. Lo stesso Koontz,
con la scelta di non firmarlo per non inflazionare la propria firma, sembra prenderne le distanze. The
Door to December è
un page-turner
dalla
struttura thriller e dai contenuti horror/parapsicologici. Veloce, rapido, con la
giusta punta di truculenza e una catena di omicidi misteriosi
provocati da una forza sovrumana di natura ectoplasmatica. Proprio questa
dicotomia, in altri casi calzante, mina l'esito finale. Koontz
conferisce al progetto un taglio whodunit,
sebbene sia chiaro fin dall'inizio chi sia l'autore degli omicidi. A tal riguardo sono da segnalare le aspre critiche alla Sperling & Kupfer relative alla decisione di proporre, per la seconda ristampa, una copertina fin troppo rivelatrice.
A ogni buon conto, la storia ha un buon inizio, in una piovosa Los Angeles. La polizia ritrova una serie di cadaveri all'interno di un'abitazione e una ragazzina nuda e sola che vaga in mezzo della strada. La piccola è scappata da una casa delle torture gestita direttamente dal padre, di cui non si avevano più notizie da anni. Con l'uomo, un noto psicologo, era scomparsa anche la figlia. Cosa è successo in tutti quegli anni? Koontz lavora sul tema a lui caro degli esperimenti contrari a ogni forma di etica. Nella fattispecie si parla di esperimenti di matrice parapsicologica, con conseguenziale sviluppo di speciali poteri mentali. Si cerca infatti di trovare la via per assumere il pieno controllo dell'inconscio e per ampliare le capacità mentali. Ne deriveranno, come da tradizione per i soggetti legati alla figura dei mad doctor, controindicazioni nefaste. I mezzi per compiere tale studio infatti sono brutali ed estremi, senza alcun rispetto per la persona. Si ricorre all'elettroshock e a un isolamento che rende la piccola protagonista una cavia da laboratorio privata di ogni divertimento. Insomma, siamo dalle parti della “Bottega” di Stephen King (si veda Firestarter), ma con piglio meno fantastico e, per certi versi, più crudele.
La piccola è divenuta autistica, sembra non reagire ai tentativi della madre di recuperarla e di donarle una vita degna di chiamarsi tale. Intanto, mentre la polizia indaga, una serie di ulteriori omicidi cruenti si consumano e colpiscono soggetti a vario titolo legati alla storia di torture che hanno visto vittima la piccola protagonista. Chi sarà l'assassino?
La narrazione è molto scorrevole e asciutta, con poche fronzoli e rare battute d'arresto, tuttavia è penalizzata da uno sviluppo che consuma dopo poche pagine le pallottole a disposizione. La caratterizzazione dei personaggi è poco curata, così come i dialoghi e i personaggi appaiono stereotipati. Koontz sembra non crederci. Pare interessato a fare cassa e a conferire al tutto un ritmo sollecito che incolli alla lettura. Prova a creare suspence e mistery, ma tutto è già chiaro fin dai primi capitoli. I tentativi di mascherare la natura del killer sono destinati a fallire, tanto che la parte finale arriva telefonata, con strizzate d'occhio a film quali Patrick (1978) di Richard Franklin e Aenigma (1987) di Lucio Fulci. Se non ricordo male si parla di psicocinesi, nel solco della tradizione kinghiana avviata da Carrie (1974). Ciò che mi è chiaro è il ricordo di un volume che trovai commerciale e tutt'altro che originale. Evitabile.
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