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giovedì 12 dicembre 2024

Recensione Narrativa: ESECRANDA VOL 9 a cura di Circolo Culturale Esescifi

Autore: AA.VV. a cura di Circolo Culturale Esescifi.
Anno: 2024.
Genere: Horror.
Editore: Indipendente.
Pagine: 434.
Prezzo: 22.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

Tappa da affrontare per chi intenda tastare il polso della narrativa del terrore in Italia e far luce su un sotterraneo svincolato dai filtri delle case editrici. Un volume fondamentale per scoprire nomi nuovi e allargare le conoscenze di un contesto, assai troppo spesso, esterofilo. Non cadete nell'errore di considerare il volume un'opera di serie B, Niente affatto. Ormai arrivato alla nona edizione, il concorso Esecranda curato dal Circolo Culturale Esescifi ha raggiunto un livello tale da poter esser considerato uno degli eventi aggregativi in grado di raccogliere il meglio degli autori horror non ancora griffati dal titolo di professionisti.

Venticinque storie, più un fumetto fulmineo, che testimoniano il livello eccelso ormai raggiunto da chi non fa della scrittura un vero e proprio lavoro (guai però chiamarli "scrittori della domenica" ne andrebbe della propria intelligenza). La qualità del lotto, specie se si considera che la selezione è legata alla partecipazione di un'unica edizione (peraltro divenuta semestrale), è a dir poco sorprendente. Di venticinque storie almeno una mezza dozzina sono ai livelli di opere di caratura internazionale (la verità è questa, non è che gli italiani siano poi così inferiori degli americani medi), altri otto sono buoni, quindi ne abbiamo altri cinque più che sufficienti, mentre gli altri sei, pur se meno riusciti, si aggirano attorno alla sufficienza.

Personalmente (un po' come quando mangio la pizza partendo dal girotondo della crosta) ho letto l'antologia al contrario, sfruttando la scelta di presentare i racconti in funzione del loro piazzamento ovvero dalla prima posizione all'ultima. Devo dire che fin da subito la qualità non ha tardato a manifestarsi. Non vi sono scrittori grezzi o improvvisati, limite solito di questa tipologia di raccolte. Persino i racconti meno riusciti (per soggetti troppo derivativi) hanno un loro perché e hanno la capacità di intrattenere.

Esecranda Vol. 9 è un'antologia curata in ogni aspetto, ben editata (rari i refusi) e offre una singola raffigurazione per ogni racconto che cerca di riassumerne i contenuti. A spiccare è lo stile generalizzato di straordinario livello. La qualità di scrittura, sul versante tecnico, è alta ed è un biglietto da visita un po' di tutti i selezionati. Pochi bassi, molta qualità per un horror che abbraccia tutti i sottogeneri lasciando fuori l'hardcore horror (di cui non si sente la mancanza) e, in buona parte, il cosmic horror. A voler trovare dei difetti, infatti, latitano un po' sia il sense of wonder (e questo è un peccato) che il grandguignol (comunque presente in svariati testi). Spazio allora all'orrore tradizionale dal retrogusto gotico con corvi, cimiteri infestati, casolari, vampiri, casi di morte apparente o interi villaggi abbandonati, amori perduti, bambole maledette, fatture preparate da streghe ma anche e in modo più particolare l'orrore sociale (zombi compresi), il distopico e the last but not least il folk horror. Costante è la qualità nonché il blasone di molti scrittori tutti, bene o male, qualificati da riconoscimenti che vanno dalle finali conquistate in selezioni quali Urania Short, Premio Kipple, Premio Hypnos, Premio Rill, con tre diplomati all'accademia di Alessandro Manzetti (la penna più celebre e osannata, dopo la scherzosa definizione di Flavio Troisi, alla Sagra del Cicatiello), alle collaborazioni col Maestro Gianfranco De Turris e il regista Luigi Cozzi e ancora scrittori della “scuderia” di Pietro Guarriello (Dagon Press). Insomma, il meglio dell'horror italiano in rampa di lancio passa da queste coordinate. Perché, dunque, non dare fiducia a questo testo che, seppur non proprio economico, garantisce diverse ore di coinvolgimento con le sue 430 pagine?

Vediamo ora i racconti, uno per uno, procedendo – un po' per gioco – con quella che è la nostra personale graduatoria. Sia chiaro, si tratta di opinioni personali e si ribadiscono i complimenti a ciascuno dei venticinque autori coinvolti poiché, come già espresso, non vi sono racconti impresentabili o scritti male.

Pronti ad allacciare le cinture e via con la classifica di questo recensore, attenzione però agli spoiler. 

LA CLASSIFICA DEL MANCHO

Posizione 25:  Ultimo Spettacolo di Salvatore Di Sante. E' il racconto ultimo classificato e a buon ragione (no che sia una ciofeca, non fraintendete). Horror moderno, un po' alla Charles L. Grant, verrebbe da definire cinematografico (come lo stesso autore pare voler suggerire proponendo come momento centrale la visione cinematografica in un cinema di fortuna in mezzo alla foresta dove poter limonare in libertà!?) che gioca con l'immaginario - tipicamente americano - dei ragazzini scomparsi. Avete presente le scene dei film in cui si vedono affissi alle cantonate i volti dei ragazzini scomparsi o le foto dei manifesti che svolazzano gonfiati dal vento? Questo è il mood della storia che gioca, altresì, con l'artificio del loop che si ripete di personaggio in personaggio. Protagonista, nel ruolo di villain, è una ragazza adolescente particolarmente avvenente giunta come nuova allieva in una scuola superiore. Fin da subito oggetto di desideri dei ragazzini, la giovane sembra nutrire una predilezione per gli sfigati. Epilogo prevedibile per una storia scritta sufficientemente bene ma troppo impersonale per colpire e restare scolpita nel tempo. L'autore ha molteplici pubblicazioni alle spalle. Di certo non è il suo miglior lavoro. 

 

Posizione 24: Marchiato dal Destino di Francesca Caizzi, nientemeno che una “docente di scrittura creativa”, curatrice e correttrice di bozze. Schema narrativo non troppo dissimile rispetto al racconto di Di Sante. Ancora una volta siamo alle prese con un horror “moderno” di ambientazione scolastica. Aumenta il grandguignol e vi sono trovate interessanti particolarmente carine. Non cambia l'artificio del loop e il taglio prettamente cinematografico alla The Ring (2002) di Koji Suzuki, per intenderci. Preludio della morte di chiunque ne entri in possesso non è tuttavia il rinvenimento di una videocassetta, bensì l'apparire di un tarocco (ovviamente “La Morte”) molto particolare in grado di provocare a chi ne entri in possesso la stessa sorte che viene allo stesso riservata. Se pertanto la carta viene stralciata il suo detentore finisce macellato, se invece viene arsa il detentore finirà bruciato e via dicendo. Cosa farà pertanto il protagonista per non finire morto? Si può davvero arginare l'ineluttabilità del destino? Basso in classifica (per il merito degli avversari), ma già sufficiente. Ventunesimo classificato.


Posizione 23: Il Ventriloquo di Silea, nome d'arte di Alessia Piemonte nel cui curriculum si legge “ha vinto premi internazionali”. Piuttosto sinistro, gioca sull'immaginario – non certo originale – della bambola realizzata attraverso l'imbalsamazione del corpo di un giovane ragazzino morto per causa violenta. Impiegata in spettacoli circensi da un mago irrispettoso, la bambola troverà il modo di animarsi, grazie all'arte magica di un collega del ventriloquo, così da poter manifestare in modo alquanto violento il proprio pensiero circa la condizione che relega l'anima all'interno di un fantoccio. L'epilogo ricorda, pur se privo di ironia, le sequenze del film La Bambola Assassina (1988). Diciassettesimo classificato.


Posizione 22: Occhio per Occhio e Malocchio di Fabio Losacco, scrittore classe 1961. Cresce la qualità dei testi, con una sorta di vendetta incrociata tra due colleghi di lavoro filtrata dalle capacità magiche di una fattucchiera centenaria. Bella la cornice fiorentina e il taglio poliziesco che si inserisce sul canovaccio horror. Manca un po' di originalità e fa un po' sorridere (mi veniva in mente Jerry Calà in Abbronzatissimi) l'idea del bambolotto punzecchiato da spilloni che trasmette dolori lancinanti alla vittima designata dal rituale. Guadagna qualche punto sul finale un po' a sorpresa. Ventiduesimo classificato.


Posizione 21: La Comunione di Valentino Dorè di Emanuele Di Filippo, autore pubblicato tra gli altri da Weird Book. Più drammatico che horror e non ascrivibile al genere fantastico (per questo penalizzato), con una prima parte lenta che cresce in vista di un finale perverso che strizza l'occhiolino, seppur in modo non volgare, alla vicenda Armin Meiwes e al racconto Survivor Type (“L'Arte di Sopravvivere”, 1989) di Stephen King o al film The Menu (2022) di Mark Mylod. Ingrediente fondamentale del testo è il mix tra malattia terminale e perversione narcisistica di uno chef tanto borioso da sognare di deliziare il proprio palato con una carne molto particolare. Ben scritto, è tra i più interessanti tra i racconti reputati – dalla graduatoria – di seconda fascia. Ventiquattresimo classificato.


Posizione 20: La Vecchia Fornace di Demis Zampelli. Altro testo di impostazione cinematografica, in buona parte kinghiano (non a caso l'autore si manifesta fan del “re”), che introduce l'archetipo del baubau stile Freddy Krueger miscelandolo alla tematica dei luoghi infestati. Il racconto, infatti, ruota sul ricordo di tre ragazzini, ormai divenuti adulti, e del loro incontro durante una scorribanda adolescenziale all'interno di un edificio abbandonato con un'entità soprannaturale che li perseguiterà per il resto della loro vita. Poche novità, ma nonostante questo apprezzato dalla giuria: quattordicesimo classificato.

 

I PIÙ CHE SUFFICIENTI


Posizione 19: La Solitudine di un'Anima Abituata alle Ferite di Marco Scaldini, forse la penna più professionale del gruppo con pubblicazioni presso Rizzoli e molteplici altri editori. Classe 1960, presenta qua un testo ottimamente scritto, alquanto onirico e visionario incentrato sulla figura del ghost writer. Ottima la caratterizzazione del personaggio (una ragazza che ha visto naufragare il sogno di diventare una scrittrice) per un testo che, rispetto agli altri fin qui trovati, segna un evidente stacco di qualità. Purtroppo – sarà un problema di questo recensore – il racconto, dopo una prima parte in cui ironizza sui committenti tipici di un ghost writer, penetra in una realtà alternativa (tema delle dimensioni parallele stile I Langolieri) in cui tutti gli incubi della protagonista si materializzano, tipo un T-REX che scorazza nel parcheggio di un outlet (super citazione alla scena del bagno di Jurassic Park) o zombi puzzolenti che circondano la classica auto che non entra in moto. Poco quadrato, a tratti parodistico, ma apprezzato "generosamente" dalla giuria che lo colloca in ottava posizione.


Posizione 18: La Città che non c'è Più di Flavio Deri, firma tra le più conosciute tra gli estimatori del Solitario di Providence. Il buon Flavio, qua, gioca sull'esercizio di stile, presentando quello che in ambito cinematografico verrebbe definito un mockumentary ovvero un falso documentario. Racconto furbo, che miscela geografia Toscana (escursione sulla via Francigena, dalle parti di Volterra, durante i lockdown), tradizione storica e un epilogo horror che rimanda alle civiltà perdute e ai loro misteri. Costruzione crescente, con pochi vertici di tensione e un limite: come fa il protagonista a fare una diretta internet se, a un certo punto, il cellulare non ha più campo? Sedicesimo classificato.


Posizione 17: Layla di Alberto Arecchi. Bel racconto per trequarti, con grande atmosfera e gusto per il soprannaturale di matrice occulta. Sedute spiritiche e grimori sono gli ingredienti su cui si fonda il testo che viene chiuso da un finale tirato via e poco articolato. Frettoloso, poteva esser sviluppato meglio. Quindicesimo classificato.


Posizione 16: Leggere attentamente le avvertenze dell'amico Carmine Cantile, altra firma pubblicata sulle pregiate antologie Weird Book. Torna la tematica della bambola maledetta, sebbene con un piglio più originale (tuttavia il bambolotto è meno caratterizzato del testo di Silea) e intrecciato all'affascinante tema dei negozietti di antiquariato in cui è possibile acquistare di tutto. Verve sarcastica, anche se abbastanza truculenta, ironizzando sulla tematica dei giocattoli di importazione esotica che riservano rischi mortali per i ragazzini. Carino. Undicesimo classificato.


Posizione 15: Postscriptum di Marco Bertoli, altra firma esperta che conta pubblicazioni in oltre 260 antologie (non a caso è un geologo in pensione). Sottovalutato dai giurati, che lo hanno relegato in ventitreesima posizione, è un racconto che riesce a far fruttare un soggetto altrimenti banale grazie a uno stile narrativo molto ricercato e aulico nonché a un colpo di scena finale che ne raibilita il giudizio. Ambientato nel 1799, propone una storia di vendette zombie a tinte gialle con qualche rimando anche al tema della sepoltura prematura. Molto divertente. 

 

I RACCONTI BUONI

Posizione 14: Il Villaggio e la Soglia di Enrico Ravasio, già vincitore del Premio Esecranda. A tratti eccellente, è un distopico di ambientazione futuristica miscelato a un horror che velatamente sembra occhieggiare – per contenuti (non per stile) – a Lovecraft. Buona la costruzione iniziale, con rimandi persino a The White People di Arthur Machen (i balli di due donne nel bosco con una creatura “altra” che copula con loro), rimane tuttavia troppo ermetico pur suggerendo un contenuto di critica sociale legata a un governo fintamente liberale. Richiede un impegno maggiore da parte del lettore che, sicuramente, finirà col rivalutarlo in seconda e terza rilettura. Decimo classificato.


Posizione 13: Penelopè far Lieta di Carlo Salvoni. Altro testo criptico di tenore metaforico. Ha il pregio di essere originale e di tentare di lanciare messaggi di critica sociale. Sceglie tuttavia la via del racconto ermetico dai toni un po' psichedelici. Come per il testo di Ravasio, è un distopico ambientato in un futuro in cui dalla terra, anziché crescere la vegetazione, spuntano ossa. Qualche caduta di stile in qua e in là (il cannibalismo) compensata da immagini potenti (la scrofa che allatta le nuove generazioni fameliche) e da un epilogo romantico. Qualitativo. Tredicesimo classificato.


Posizione 12: Il Pa di Roberto Risso. È il racconto vincitore del concorso e porta la firma di uno degli scrittori di punta dell'accademia di Manzetti, non a caso pubblicato in Horror Academy vol.2. Ottimamente scritto e soprattutto buono per il background legato alla cultura americana, realtà conosciuta dall'autore stesso che insegna italiano presso la Clemson University nella Carolina del Sud. Il racconto infatti ironizza sul rapporto “malato” che gli studenti americani hanno col macabro e la morte violenta dovuta al compimento di brutali omicidi o di rituali satanici. Una fascinazione che li porta a parlare della questione come di una partita o di un film da suggerire agli amici fino a bramare di entrare in possesso di gadget da custodire in collezioni private o su cui scherzare. Ottimo spunto, dunque, che Risso riesce a trasmettere al lettore, nonostante il “veicolo” del fantastico che utilizza – a livello di soggetto – sia modesto. Uno dei tanti figli del diavolo adesca vittime per i pasti di Satana e della relativa progenie. Lo stile è quello di pellicole quali Non Aprite quella Porta con la particolarità di sostituire i serial killer degenerati con dei veri e propri demoni deformi. C'è del buono, ma anche una parte centrale appesantita e lenta. Inizio, un po' gratuito, versione torture porn pur senza esagerare nelle nefandezze. Nell'antologia, c'è di meglio sebbene sia stato scritto dannatamente bene.


Posizione 11: Piripicchio Dice di Giuliano Cannoletta. Stile e abilità nel tratteggiare i personaggi prevalgono su un soggetto che non brilla per originalità né offre “fascinazione fantastica”. La costruzione è crescente, strutturata attorno agli orrori familiari sepolti nel passato di un trittico di fratelli. La morte del padre è l'elemento scatenate necessario a far deflagrare il male per il tramite di un gioco da tavolo diabolico che li costringe, uno a uno e per gradi, a rivelare i loro segreti. Sapiente gestione dei tempi narrativi, sebbene l'autore si faccia prendere più dalle cesellature grandguignol che dal mystery legato al gioco. Secondo classificato.


Posizione 10: Guardami negli Occhi di Massimo Costante, altro discepolo di Alessandro Manzetti (pubblicazione anche per lui in Horror Academy Vol. 2). Grande atmosfera gotica, ambientazione cimiteriale e tocco delicato in odore di romanticismo. Niente di particolarmente originale, ma trattazione da veterano del genere. Cosa c'è dopo la morte? Esiste davvero un paradiso oppure si è condannati a vagare sulla terra senza esser visti dagli altri? L'anima di una giovane ragazza morta da secoli vaga nel cimitero in cui è sepolta finché non decide di palesarsi a colei che le ricorda il perduto amore. Delicato. Sottovalutato dai giurati. Diciottesimo classificato.


Posizione 9: Benvenuto a Bordo di Matteo Russolillo. Racconto quadrato degno di essere utilizzato quale modello di riferimento in un corso di scrittura creativa. Gestito alla perfezione, sia nei tempi narrativi sia nella delineazione dei personaggi. È forse il racconto che più di tutti, dall'inizio alla fine, incolla il lettore portandolo a sfogliare le pagine senza accorgersi di leggere per le sue atmosfere e alcuni momenti che ricordano le feste ectoplasmatiche di Shining. Estremamente fascinoso, propone una ghost story che paga un finale loop poco giustificato e soprattutto un soggetto impersonale di puro ed esclusivo intrattenimento in odore di dejà vù. Lo stile, tuttavia, è da narratore navigato. Nome da tenere d'occhio. Dodicesimo classificaoto.


Posizione 8: Le Notti di Case Bosazza di Andy dei Fiori. Altro testo finito in basso in classifica che, tuttavia, riesce a intrattenere come spetta a un racconto di evasione di matrice fantastica. Pura evasione anche qua, dunque, utilizzando i topoi letterari del genere come la figura del detective dell'occulto e del villaggio dannato per effetto di un anatema lanciato da una strega condannata a essere murata viva per i suoi rituali. Molto bello e d'atmosfera, in particolare l'apparizione della strega. Peccato per la parte poliziesca e il tentativo di depistaggio del tutto inverosimile messo in atto da due ragazzini che mi ha ricordato – per l'errore commesso - Opera di Dario Argento (non è possibile non rendersi conto se un uomo sia o meno precipitato dall'alto). Diciannovesimo classificato.


Posizione 7: Mimi dei Corvi di Paolo Bertoglio, terzo e ultimo “legionario” di Manzetti. È il racconto che più di tutti ho alzato di classifica, facendogli guadagnare tredici posizioni. Ventesimo per i giurati, nonostante una trama abbastanza originale e un'ambientazione degna di un folk horror che guarda velatamente a The Terror di Arthur Machen e a The Raven di Edgar Allan Poe. Horror di struttura gialla, orchestrato sulle indagini di una ragazza che non ha accettato l'improvvisa scomparsa del padre dicendosi convinta che sia stato ucciso da uno degli indisciplinati allevatori di mucche che vengono a invadere la vallata ogni estate. Come per Opera di Dario Argento, avranno un ruolo determinante nella vicenda i corvi. Finale dal retrogusto stregonesco che consente alla storia di passare dal giallo/drammatico (con animali killer) al fantastico puro. Uno dei miei preferiti.

 

I RACCONTI NOTEVOLI


Posizione 6: Perle di Davide Emanuele, il “campione” uscente del Premio. Ghost story pulp con action e grandguignol come piacerebbe ai produttori hollywoodiani. Ambientazione alla Shutter Island, in un ospizio costruito su un'isola in piena notte battuta dalla pioggia con una giovane infermiera e un novantenne ex galeotto che se ne va in giro con un mitragliatore celato nella custodia del violino. Partenza lenta, parte centrale horror ed epilogo pulp con tanto di sarcasmo e splatter. Tamarro, ma divertente. Nono classificato.


Posizione 5: Il Girotondo Disperato dei Mostri di David Fragale. Assoluto trip psichedelico, con momenti onirici potenti ma non sempre facili da seguire per effetto di una struttura volutamente frammentaria dovuta al tema dei cosiddetti sogni lucidi. Fragale si diverte a citare i numi tutelari del weird italico (Andrea Vaccaro, Lucio Besana, Corigliano e Musolino) a cui storpia i nomi, facendo comunque modo che siano facilmente riconoscibili e, al tempo stesso, omaggia Lovecraft e Danilo Arona (citato indirettamente Malapunta) plasmando un delirio che sembra uscito dall'antologia Saggezza Stellare, tra mostri alla StairshipTroopers, sogni lucidi e un epilogo ambientato nientemeno che a Stonehenge. Particolare e visionario, con punte di intelligente parodia. Quinto classificato.


Posizione 4: Biotechnic Meat & Fish di Matteo Mancini. Difficile commentare un proprio racconto (l'ha scritto questo recensore), diciamo che si tratta di un dichiarato omaggio al body horror che, al tempo stesso, si propone di operare una critica sociale legata alla potenza massmediatica e alla capacità della pubblicità di orientare le scelte dei consumatori facendo degli stessi degli zombi incapaci di autodeterminarsi. Finale cattivissimo in stile George A. Romero (omaggi anche a John Carpenter, Lovecraft, King e David Cronenberg). Come per Fragale non mancano sarcastiche frecciatine ai numi tutelari questa volta dell'hardcore horror italico. Sesto classificato.


Posizione 3: Non Vogliono Rimanere Morti di Cristiano Fighera (firma Hypnos Edizioni) è una vera e propria perla che omaggia L'Estate dei Morti Viventi di John A. Lindqvist. Racconto claustrofobico e dai tratti metaforici, coinvolge dalla prima all'ultima pagina. Un uomo vaga in un mercato molto particolare che si svolge su area pubblica. I commercianti sono afflitti dai ricordi personificati delle persone più care e non sanno come continuare a vivere funestati da un fardello per loro troppo soffocante. Per questo motivo c'è chi cerca di vendere brandelli di arto, chi il proprio figlio defunto ritornato dall'oltretomba e chi la propria moglie. Bella variante sul tema degli zombi. Notevole. Finale triste e calibrato. Complimenti. Settimo classificato.


Posizione 2: La Morte Innamorata di Emanuele Arciprete. Racconto strutturato su due parti. Pesante la prima, che gioca su un taglio decadentista con tanto di rimandi a Percy Shelley e Lord Byron che, improvvisamente, vira in una direzione assai più pimpante legata al Settimo Sigillo di Bergman con un dialogo continuo tra un poeta a caccia dell'ispirazione che lo possa far emergere dall'anonimato e la morte stessa imprigionata in un corpo per effetto di un rituale magico. Notevoli i dialoghi. Puro gioiello che cresce alla distanza. Quarto classificato.


Posizione 1: Nell'Erebo dell'”Ufo” Orfeo Patranel (due e insignificanti righe in biografia) che realizza un vero e proprio capolavoro che gioca sul tema del “sogno lucido” (come Fragale) per penetrare da vivo nel regno dei morti. Eccezionale e potente dal punto di vista visivo. Tanta roba il finale claustrofobico. Terzo classificato.


CONCLUSIONE

Potete dunque intuire quanto Esecranda vol. 9 sia un libro che ogni appassionato del genere dovrebbe recuperare, se non altro per finanziare e stimolare i curatori a proseguire in un cammino che, ne sono certo, segnerà ulteriori miglioramenti qualitativi. Testo notevole, perfetto anche agli editori per scoprire nomi nuovi su cui scommettere e potente vetrina per chi scrive sebbene, purtroppo, i lettori siano sempre pochi e i colleghi cerchino sempre di coltivare il proprio orticello denigrando il lavoro degli altri così da fare Esecranda Vol. 9 un'opera quasi inosservata dai recensori appassionati del genere. Da scoprire. Complimenti a tutti, a partire dai curatori.

sabato 7 dicembre 2024

Recensione Narrativa: LE CREATURE DELLA PALUDE di Maurizio Bianciotto.

Autore: Maurizio Bianciotto.
Audio Libro: Letto da Marcello Monti.
Anno: 2024.
Genere:  Bellico / Pulp.
Editore: Ibbor Ob.
Minuti: 60 minuti.
Prezzo: Gratis su youtube.

Commento a cura di Matteo Mancini.

Terza collaborazione per la serie di audio libri della Ibbor Ob firmata dallo scrittore torinese Maurizio Bianciotto, approdato di recente sulla rivista Weird (Dagon Press) e ormai frequente ospite su queste pagine.

Le Creature della Palude è una via di mezzo tra un racconto bellico e un'adventure con bestie criptozoologiche particolarmente fameliche. Il riferimento più evidente va alla pellicola Predator, da cui lo scrittore riprende le scenografie, i dialoghi pulp, le scene action e più di un momento riscontrabile soprattutto nell'atteggiamento dei soldati (il sacrificio del militare che si rifiuta di seguire i compagni per coprire la loro fuga, il prigioniero orientale che rivela cosa ha visto di straordinario, le espressioni circa la bruttezza delle creature, lo sparare in massa colpi di mitraglia contro esseri apparentemente infallibili). Si ritrovano altresì cenni (sicuramente casuali) al racconto Demoni a Singapore (2018) di Dario Argento inserito nell'antologia Horror (Mondadori).

In azione abbiamo una progenie di creature mitologiche locali, gli yokodai, che vivrebbero confinate in un territorio specifico non tollerando gli sconfinamenti degli uomini. Bianciotto non caratterizza più del dovuto i “mostri” (nella tradizione orientale dovrebbero essere dei "mutaforma"). Lascia intendere che abbiano poteri mentali particolari, tanto da essere in grado di mandare in blocco i segnali radio, tuttavia quando li vediamo in scena non li distinguiamo troppo - relativamente ai comportamenti tenuti - dall'operato dei coccodrilli. Ci vengono presentati come ibridi a metà strada tra i gorilla e i coccodrilli. Entrano in scena a oltre metà racconto che, inizialmente, procede ad ampio respiro snodandosi sulla distanza di un'ora. La prima parte è d'attesa, ambientata durante il secondo conflitto mondiale in territorio giapponese. I “nostri” cinque marines si muovono in contesto silvano sulle tracce di una squadra nipponica, ritiratasi all'interno di una palude in cui sembra essersi volatizzata nel nulla. Tra clima torrido, nebbie, foreste di bamboo, coccodrilli e prigionieri che parlano di strane creature che hanno fatto fuori i soldati giapponesi, gli americani si troveranno a fare i conti con un nemico inatteso e particolarmente vorace. Riusciranno a farla franca? Lo scoprirete ascoltando – peraltro gratuitamente – l'audio libro a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=VQ3uN_nd1Qw .

Bianciotto si conferma narratore di razza. Stile accattivante, immediato e cinematografico. Non ci sono fronzoli e si bada al sodo. Forse un po' ripetitivo negli sviluppi, Le Creature della Palude beneficia di una particolare cura nella descrizione degli equipaggiamenti militari. Latita invece il fantastico, qua sacrificato in favore dell'avventuroso. Non brilla neppure il sense of wonder, sebbene il senso del ritmo e l'accattivante gestione della storia non ne faccia sentire il peso.

Non è tra i migliori racconti di Bianciotto, ma resta comunque un ottimo elaborato che ne conferma l'innegabile talento da intrattenitore pulp

 

venerdì 22 novembre 2024

Recensione Narrativa: GATTI DALL'ALTROVE a cura di Marina Alberghini e Luca Ortino.

Autore: AA.VV. a cura di Marina Alberghini e Luca Ortino.
Anno: 2022.
Genere: Fantastico.
Collana: Felinamente.
Editore: Mursia.
Pagine: 230.
Prezzo: 17.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini

INTRODUZIONE

Un curioso binomio, tutto targato Firenze, si installa in cabina di regia per un'antologia orientata al fantastico e interamente dedicata al gatto, con sfumature horror, fiabesche e fantascientifiche. Ci pensano Marina Alberghini e Luca Ortino a predisporla, sebbene faticando a trovare una quadra tale da omogenizzare il prodotto. La destinazione finale non può che essere la casa editrice Mursia, dove la Alberghini ha pubblicato oltre undici volumi e che è tanto interessata all'argomento da avere in catalogo una collana, Felinamente, tutta dedicata ai gatti e avviata verso le cento pubblicazioni. Gatti dall'Altrove si inserisce in questo contesto e si avvale della collaborazione del saggista (notevoli apporti alle guide Odoya) e antologista Luca Ortino (già Premio Italia come curatore). Ortino coinvolge calibri pesanti del genere fantascientifico (pluripremiati al Premio Italia) quali Donato Altomare, Gianfranco De Turris, Antonio Bellomi, Adalberto Cersosimo, Max Gobbo, Alessandro Fambrini e Franco Piccinini. Il meglio dell'antologia passa sulle coordinate di Luca Ortino, probabilmente, con un'unica eccezione costituita da Annalisa Gimmi, scrittrice da me non conosciuta (arriva dal mondo animale ed è sicuramente stata ingaggiata dalla Alberghini) ma qua tanto abile (anche per stile) da realizzare il miglior racconto dell'antologia.

Ventidue racconti, postfazione del Maestro Gianfranco De Turris e articolo di chiusura a firma di Pier Luigi Gallucci in cui viene affrontato il tema (triste) della morte di un gatto di famiglia e dei processi di elaborazione del lutto.


ANALISI GENERALE

Un progetto che, sulla carta, avrebbe le stigmate del volume imperdibile, specie per gli amanti dei felini, se non soffrisse – a mio modesto modo di vedere – la presenza di due curatori – evidentemente – lontani tra loro nell'approccio filosofico attraverso il quale personalizzare l'opera.

Manca un vero collante (a parte i gatti, in verità non sempre protagonisti) che unisca le storie, molte delle quali non sono neppure dei racconti, ma un qualcosa sospeso tra lo spunto memorialistico e la metafora tesa a lodare le caratteristiche “occulte” del gatto.

Non tutti i racconti sono inediti. Manca, tra l'altro, l'indicazione dei testi da cui i racconti sono stati estrapolati e il loro anno di uscita. A esempio il racconto di Bellomi arriva dall'antologia Con lo Sguardo Rivolto alle Stelle (Elara, 2005), mentre quello di Cersosimo dall'antologia Quando gli Alieni Invasero la Terra (Editrice Nord, 1996). Difficile sapere degli altri, se non si sono letti i volumi interessati.

A fianco di nomi noti, compaiono molti scrittori all'apparenza semisconosciuti. Le biografie in calce dimostrano tuttavia il contrario, evidenziando una provenienza diversa e non legata al contesto culturale del fantastico italico. La differenza tra i due gruppi di scrittori è evidente da tutti i punti di vista, a partire dall'impostazione delle storie e da come queste vengono sviluppate e condotte ai loro epiloghi.

Sia chiaro, nella lettura di molti testi “secondari” (secondo questo recensore) ho trovato tanti degli spunti comuni che mi hanno guidato a scrivere, dopo la morte del mio micione, il volume Il Mio Amico Micromachine (lulu.com, 2021). L'idea del paradiso dei gatti (Mascia e Israel), il ruolo ispiratore del gatto nell'alimentare e promuovere il senso artistico del padrone (Gobbo, il cui racconto non è secondario), l'amico randagio che ogni giorno si va a incontrare e lascia qualcosa di magico all'amico umano (Alberghini) e il mix tra fantasia e realtà biografica che contraddistingue tanti testi (Canozzi, Grilli, Pansera e Campa). Tuttavia, sono troppo pochi i racconti veramente strutturati. Tanti, in altri termini, sembrano puri esercizi di stile (Blanc), non a caso privi di dialoghi (Santoni e Nuzzo) e giocati di tecnica o sbilanciati sul versante poetico. Predomina la malinconia, sebbene faccia talvolta capolino un'ironia scatenata e dissacrante (i parodistici Miglieruolo e Mortillaro).

Nonostante questo, da cultore dei racconti sui gatti, ho apprezzato il libro, pur con i suoi cali continui di livello. Ecco allora la mia analisi dedicata, brevemente, a ciascun racconto.


Il mio volume su un Gatto dall'Altrove

ANALISI PARTICOLARE

La caratteristica dominante del progetto è la sua spiccata inclinazione verso la fantascienza. Una soluzione senz'altro interessante e in controtendenza rispetto alle tante antologie gialle o horror incentrate sui gatti, si pensi alla longeva serie Cat Crimes curata da Martin H. Greenberg e solo in piccolissima parte giunta in Italia (Gatti del Mistero, 2001, Newton & Compton) o a volumi quali l'antologia di autori vari Artigli e Fusa (1993, Salani) o Artigli (1979, Siad) di William Lauder.

Alberghini e Ortino scommettono invece sulla fantascienza, ma lo fanno a metà servizio. Infatti, solo una parte dell'opera è dedicata alla sci-fi, qualche storia guarda all'horror o comunque al fantastico mentre la restante appare fuori contesto e non si lega troppo al concetto di “gatto dall'altrove”. I racconti fantascientifici sono dieci, sei sono quelli horror o comunque fantastici e altrettanti sono quelli che non hanno a che fare con la narrativa di genere. Si nota quindi una compenetrazione di generi diversi che sembra testimoniare la paura di spingersi troppo verso un prodotto di nicchia (per una casa editrice come Mursia) con la conseguente necessità di rendere più accessibile il lotto di racconti, diluendo la fantascienza (in alcuni casi anche “hard”, nel senso di tecnologica) e il fantastico con storie (talvolta poco narrative) terrestri incentrate sull'amore per il gatto e sul suo ruolo consolatorio nelle tristezze che bersagliano la vita comune.

Dei ventidue racconti solo una dozzina hanno colpito favorevolmente questo recensore. Tra tutti, e a sorpresa, brilla La Fiera a la Gaetta Pelle di Annalisa Gimmi, autrice peraltro che si svincola dalla fantascienza e che non conoscevo affatto. Testo estremamente elegante, sorretto da uno stile narrativo e un lessico nettamente superiore a quello dei colleghi. La Gimmi opta per un inusuale racconto storico, calato nella Fiorenza (Firenze) medievale, tra il 1286 e il 1300, che ben avrebbe fatto la sua figura in un'antologia degli scapigliati. Il fantastico è soffuso, velatamente ghost story (ma la valutazione è rimessa al lettore), e propone un'operazione di salvataggio di due gattini finiti in una scarpata lambita dall'Arno. La narrazione, incalzante e coinvolgente, acquista valenza metaforica, quasi magica e speranzosa verso una vita sospesa nell'altrove, tra realtà e aldilà. Un gioiello.

Per il resto è la categoria fantascientifica a farla da padrona, tanto da proporre quasi l'intera totalità degli altri undici racconti cui ho fatto cenno. Il migliore, per la sua capacità di innovare sul versante del soggetto e avvolgere i lettori con uno stile semplice ma, al tempo stesso, curato e calibrato su un'ottima gestione dei tempi narrativi è: L'Intelligenza è Sopravvalutata. Il racconto porta la firma di una coppia di autori ovvero Stefano Carducci e Alessandro Fambrini. Tra i due rapisce l'attenzione la firma di Fambrini, grande esperto di narrativa fantastica di lingua tedesca, collaboratore, tra gli altri, di Odoya, Elara e Hypnos. A lui si deve lo “sdoganamento”, o comunque la riproposta in Italia, di scrittori quali Karl Hans Strobl o Hanns-Heinz Ewers, per non parlare dell'antologia Der Orchideengarten da lui curata per Hypnos. Dunque un nome cardinale nel fantastico italiano che mette al servizio della narrativa il suo talento. L'Intelligenza è Sopravvalutata è un eccellente racconto sci-fi, che strizza l'occhiolino a The Birds (il celebre Gli Uccelli, 1952, di Daphne du Maurier portato sul grande schermo da Alfred Hitchcock) cambiando la tipologia di animali oggetto dei fatti. Un esperimento scientifico, volto a incrementare le capacità intellettive degli umani, porta a modificare il linguaggio dei gatti e, di conseguenza, la loro intelligenza suscitandone un moto di ribellione. Sulla medesima lunghezza d'onda si muove il curatore Luca Ortino, altra grande firma nell'ambito della saggistica legata allo studio della narrativa fantastica, che, tuttavia, opta per la satira e la metanarrativa. Il suo Theophile Gattiger e Lo Specchio Oscuro dei Desideri è un frullato continuo di citazioni che vanno dallo Sherlock Holmes (con tanto di villain che risponde al nome di Toparty e assistente del protagonista ribattezzato Dogson, così chiamati per storpiare i vari Moriarty e Watson sostituendo alla parte iniziale dei nomi la natura animale con cui gli stessi sono stati ibridati) a The Island of Dr Moreau (“L'Isola del Dr Moreau”, 1896) fino ad Alice's Adventures in Wonderland (“Alice nel Paese delle Meraviglie”, 1865) con battute che rimandano a Shakespeare e con personaggi della vita reale (H.G. Wells e Lewis Carroll) che diventano personaggi alternativi di una storia che si diverte a mischiare il tutto con valenza metaletteraria proponendosi come folle sequel de L'Isola del Dr Moreau. Il tema, come per l'opera di Fambrini, è la contaminazione tra umani e animali nel tentativo di creare una nuova e superiore razza di esseri viventi. L'epilogo, pressoché identico a quello di Fambrini, ristabilirà la superiorità della natura sull'arroganza dell'uomo. Divertente, specie per i lettori più smaliziati, grazie al suo giocare continuamente tra grandi classici e situazioni ai limiti del comico.

Si propone quale sequel di un grande classico della letteratura anche L'Ultimo Viaggio di Gulliver di Lucillo Santoni. Testo pesante, poco narrativo e sprovvisto di quei dialoghi che avrebbero potuto alleggerirne lo sviluppo. Proposto in prima persona, parla dell'ultimo viaggio fantastico che il Gulliver di swiftiana memoria si accinge a compiere, ricordando tutte le fantastiche creature narrate in I Viaggi di Gulliver (1726). Non mi è piaciuto.

Il tema dell'ibridazione torna con Chiara Onniboni e Oscar. Ci spostiamo sull'hard science fiction in un futuro in cui gli umani hanno perso la capacità di procreare al punto da progettare, col supporto degli androidi e dei cervelli elettronici, la realizzazione di una nuova razza dominante che avrà una fisionomia non troppo dissimile a quella di un gatto. Non eccezionale a livello di coinvolgimento, ma comunque sufficientemente inquadrato.

Il dialogo tra creature robotiche intente a divenire dominanti ed esseri viventi si ripropone in Storia di una Gatta d'Astronave di M. Caterina Mortillaro, dove una gatta si trova a dover arginare il tentativo dei cervelloni elettronici di trasformare in creature robotiche tutti gli esseri umani riducendoli a creature ibride (mi ha fatto venire in mente la parte finale di Superman 3). Testo carino per i dialoghi, comunque non tra i migliori sebbene da annoverare nel gruppo delle storie da salvare. Più grezzo Nessuno Dio può Salvarci, Tranne un Gatto di Mauro Antonio Miglieruolo, che mi ha fatto ricordare un racconto di Owl Goingback. Un invasore alieno di dimensioni ciclopiche invade la Terra pronto a farne scempio, se non fosse per un gatto sboccato che, sostituendosi al suo proprietario, lo mette in fuga dopo esser stato interpretato dall'invasore grazie a un traduttore vocale di natura interstellare. Sia il racconto della Mortillaro che quello di Miglieruolo, un po' come quello di Fambrini, giocano sul concetto della comunicazione tra il gatto e le presunte creature superiori (umani, robot o invasori extraterrestri) elevando l'intelligenza felina, apparentemente inferiore, a dominante sulle altre.

Il livello torna a salire con i contributi di quattro grandi maestri della fantascienza italica: Antonio Bellomi, Adalberto Cersosimo, Franco Piccinini e Max Gobbo. Nell'ordine, i quattro sfornano (insieme a quello di Ortino) – a mio modesto modo di vedere – i migliori racconti dell'antologia, subordinati solo a quello della Gimmi e a quello della coppia Carducci-Fambrini.

Dei quattro ho preferito il melanconico Pluto, Il Gatto dei Due Mondi di Antonio Bellomi, peraltro già letto nell'antologia Con lo Sguardo Rivolto alle Stelle. Finto racconto di fantascienza, in cui si immagina (non si spiega come) la caduta sulla Terra di un gattino extraterrestre destinato a crescere e vivere presso la villa di una nobildonna. Metafora della vita di un gatto randagio divenuto, di punto in bianco, domestico. Bellomi propone la vita iniziale in un habitat pieno di pericoli e, al tempo stesso, di giochi e svago (che verrà sempre ricordato con nostalgia dal gatto divenuto adulto) improvvisamente sostituito da una vita più tranquilla nel cortile di una villa, dove il mangiare è sempre presente e dove si deve solo lottare per l'affermazione del ruolo di gatto alpha. Dall'infanzia il gattino cresce, diviene adulto e impara a dominare il territorio, tra amori e progressivo sopraggiungere della vecchiaia e dei suoi acciacchi. Romantico e delicato. Bella la parte finale col passaggio di consegne al nuovo che avanza. Bellomi regala, nella sua semplicità, un grazioso gioiellino.

Il testo di Cersosimo, Ombre sui Tetti, piace per il suo ricostruire un lontano passato (gli anni cinquanta) con tutto il corollario di giochi adolescenziali e ingenuità paesana, tra propensione al credere all'impossibile e passatempo ormai estinti nella società moderna. Anche qua la melanconia è palpabile, ma più defilata. La storia infatti propone, innestata sul tema centrale della vicenda, un'invasione spaziale sul modello Chupacabras, con un alieno che si nutre di gatti e alimenta dicerie e leggende popolari su Ufo, cattle mutilations e creature criptozoologiche.

Un altro extraterrestre che precipita sulla terra è quello al centro dei fatti de Il Periodo Felino di Max Gobbo. Altro racconto molto ben strutturato e caratterizzato, forse il più interessante nel tratteggiare i personaggi coinvolti. Protagonista è un pittore caduto nella depressione dopo la morte della moglie, al punto da trovare ristoro nei fumi dell'alcool e nell'ozio. L'arrivo di un gatto extraterrestre lo indurrà di nuovo a dipingere, in preda a un ipnosi di cui solo alla fine riuscirà a comprenderne la ragione. Bel mix tra realismo e fantascienza. Non un capolavoro, ma un racconto onesto e coinvolgente, dall'ottimo ritmo. Interessante.

Si va invece sulla fantascienza da graphic novel con Missione Compiuta di Franco Piccinini. Qua l'ispirazione sono Venom, simbionte alieno nemesi di Spiderman, e la pellicola Il Tocco del Male di Gregory Hoblit (si veda l'inizio e la fine del film, dove peraltro protagonista è proprio un gatto). Abbiamo infatti una creatura aliena, dalla fisionomia vermiforme, capace di sopravvivere in habitat non propri penetrando nei corpi di altri esseri viventi. L'obiettivo dell'alieno è riconquistare la via dello spazio, ma per farlo ha bisogno dell'aiuto dell'uomo. Troppo didascalico in alcuni passaggi, per la scelta di narrare dalla prospettiva dell'alieno che stende un rapporto a futura memoria per il suo comandante. Diverte e, soprattutto, ha la struttura di un racconto degno della golden age.

Un altro maestro del genere, qua assai meno ispirato, è Donato Altomare che propone un horror metaforico che sembra rinviare alla situazione del gatto costretto a subire le decisione degli umani di vaccinarlo e sottoporlo a interventi chirurgici. Numero 21 infatti è un vero e proprio horror psicotico e allusivo, che cerca di far vivere sulla pelle di un uomo lo shock e lo stress da cattura che vive un felino artigliato da un braccio umano. Un po' confusionario, a mio modesto avviso.

Omaggia Howard P. Lovecraft l'altro curatore (rispetto a Ortino) dell'antologia ovvero Marina Alberghini, firma assai legata al mondo felino. L'Alieno e il Gatto Sognante attinge dal mito per giustificare, da un'ottica felina, il talento visionario di Howard P. Lovecraft. Dietro ai parti stellari dello scrittore di Providence vi sarebbe stato un gatto (idea seguita anche dal racconto di Gobbo per giustificare l'estro artistico). Piace il taglio melanconico che parla di uno scrittore solitario e del suo rapporto di amicizia con un gatto randagio (figure peraltro sovrapponibili). Ogni giorno, l'uomo passa a trovare un randagino che, da par suo, gli conferisce un dono che durerà finché la morte non interverrà a separarli.

Ma la morte è davvero un evento definitivo? Noemi Israel, seguendo la via della fiaba con gatti parlanti e coleotteri psicopompi, immagina la possibilità per un gatto di ritornare dalla sua padrona, fuggendo dall'aldilà felino nel suo Il Viale dei Gatti Perduti. Si assiste a un percorso inverso col più convincente - sebbene meno fantasioso - La Vita Nova di Donatella Mascia, che mi ha ricordato il mio Il Mio Amico Micromachine. Racconto di spiccata impronta animalista con un finale stereotipato che giunge a termine di una costruzione affascinante. Cosa succede dopo la morte? Viaggio nell'indefinito di un uomo che rivive mentalmente i fatti salienti della propria vita, vorticando in un nero impenetrabile finché i suoi tre gatti storici non vengono a introdurlo nell'aldilà.

Tra horror e fantasy si colloca il più elaborato Il Risveglio di Simona Busto, che si muove tra spiriti maligni e benigni in lotta per accaparrarsi i favori di un giovane adolescente che non ha ancora preso cognizione dei suoi poteri da stregone e pertanto non ha ancora scelto per quale fazione schierarsi. La figura del gatto diviene marginale, un veicolo attraverso il quale manifestarsi agli umani.


Questo il meglio dell'antologia che, per il resto, propone storie spacciate per racconti sebbene, in realtà, si tratti di elaborati carenti sul versante della struttura. Tra queste la migliore è senz'altro Zigghi l'Extraterrestre di Maria Paola Canozzi, uno spunto memorialistico (forse attinente a un ricordo passato della scrittrice) in cui si parla dell'amicizia, inizialmente osteggiata dai genitori, tra un gatto e un ragazzino e dal successivo abbandono per lo scadere delle delle vacanze estive.

Modesto, per il suo essere poco narrativo (sembra il resoconto di un'esperienza lavorativa legata alla terapia infantile eseguita con gli animali) Il Pinguino di Giacomo di Sonia Campa, che utilizza un episodio avvenuto all'interno di un centro per ragazzini autistici per proporre una riflessione sul mistero dei gatti quali animali proiettati su un'altra dimensione.

Poco narrativo è altresì Mitsy, La Gatta Arrivata dal Cielo di Elisabetta Grilli dove il lutto per la perdita di un gatto di famiglia funge da trampolino per la successiva e combattuta scelta di ospitarne uno nuovo. Dolly, da Dove? di Maria Fausta Pansera è un altro “finto” racconto, assai breve, che parla di adozione di gatti anziani e cerca di tramutarsi in opera creativa con un colpo di scena finale. Un po' poco.

Si limita a proporre uno spaccato di vita comune Notturno di Lea Blanc, in cui una gatta consola una ragazza abbandonata dal fidanzato senza dare poi seguito alla vicenda. Ugo il Gatto che Vola di Nicoletta Nuzzo è una sorta di spiegazione di una poesia dedicata a un gatto ispiratore.


CONCLUSIONI

Tra alti e bassi, Gatti dall'Altrove è un'antologia che propone una buona metà di racconti interessanti, con un paio di perle e una dozzina di buoni racconti. Incerta la costruzione e la scelta dei testi, che passano dalla prevalente fantascienza a un fantastico, non di rado, di presa fiabesca fino a passare a pseudo racconti che mascherano dietro una buona tecnica narrativa la mancanza di uno spunto veramente creativo. Si poteva far meglio, ma non lamentiamoci: ben vengano simili proposte editoriali.

La co-curatrice Marina Alberghini.

"La questione o il problema è che il gatto è un alieno. Nel senso etimologico del termine, un alienus, cioè un estraneo, meglio uno straniero."