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sabato 15 giugno 2024

Recensione Narrativa: OSSESSIONI di Vernon Lee.

Autore: Vernon Lee.
Titolo Originale: Les Epèes de l'Effroi (1970).
Anno: 1886-1896.
Genere: Ghost stories.
Editore: Agenzia Alcatraz, 2023.
Pagine: 360.
Prezzo: 17.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini. 

Riproposta dell'Agenzia Alcatraz che mette sul mercato una raccolta non originale, inserita nel 1970 nel catalogo Marabout Fantastique col titolo Les Epées de l'Effroi, composta da otto racconti tutti già apparsi in versione italiana. Ossessioni non è un progetto ideato e concepito dal suo autore, la scrittrice di origine britannica Violet Paget passata alla storia con lo pseudonimo Vernon Lee (nome da lei scelto per aggirare la convinzione che altrimenti nessun lettore avrebbe apprezzato degli articoli su arte, storia ed estetica scritti da una donna), ma è una selezione figlia delle scelte di curatori indipendenti. Otto racconti, dunque, scritti tra il 1886 e il 1896, all'epoca in cui la scrittrice, dopo una serie di peregrinaggi in giro per l'Europa, era residente a Firenze, città in cui sarebbe poi morta nel 1935. L'influenza italica è massiccia, riflesso della passione della scrittrice per il belpaese. Ecco allora che tre-quarti delle storie sono ambientate tra Umbria, Firenze, Massa (ribattezzata ducato di Luna) e Venezia, con alcune rare escurisioni all'estero rappresentate dalla Spagna e dall'Inghilterra.

Nonostante l'origine di selezione "disorganica" le storie che ne fanno parte sono contraddistinte da un fortissimo fil rouge che conferisce al progetto un valore unico. Si tratta di elaborati ascrivibili alle ghost stories di matrice gotica, fatte salve alcune incursioni nel fiabesco e alcune concessioni a un grandguignol che spicca per un'inusuale presa onirica. Protagonisti sono sempre facoltosi esponenti dell'alta borghesia o della nobiltà legati a una sorta di culto del passato contrapposto a una visione decadente della modernità. In tale ottica, secondo modalità diverse, viene a insinuarsi nella vita di tutti i giorni una qualche ossessione, di volta in volta innescata dallo studio di un quadro, piuttosto che di un arazzo o dall'ascolto di una leggenda narrata in una sala da pranzo o, ancora, dalla proposta d'acquisto di un oggetto d'antiquariato. Un'idea, uno sfizio, inizialmente rigettate e poi sempre più pressanti, al punto da rendere inutile tutto il resto fino al graduale e lento germogliare nel profondo subconscio di un seme della follia che rapisce i vari personaggi dal loro cammino per indurli a imboccare la via della perdizione e dell'isolamento. L'integrità psicologica viene minata, quindi deflagrata da fenomeni di sovrapposizione di personalità non troppo lontani dalla cosiddetta possessione o dall'insorgere di una frenesia omicida inarrestabile o da un'apatia irreversibile. L'esaurimento nervoso dapprima e infine la pazzia saranno gli inevitabili sbocchi. Non tutte le storie però sono fantastiche, sebbene la cifra orrorifica sia l'ingrediente di massima e sia pressoché presente quantomeno nei tratti violenti. 

Centrale è lo stile narrativo estremamente rifinito e aulico che rende i racconti assai diversi dalle pulp stories che andranno per la maggiore un ventennio dopo. Vernon Lee trasfonde nella sua narrativa gli studi saggistici (scrisse qualcosa come quarantadue libri) sulla storia delle tradizioni italiche, sull'arte rinascimentale e sulla musica, conferendo una cifra culturale di fondo non certo secondaria rispetto ai soggetti. Ciò comporta la necessità di una lettura più concentrata, talvolta rendendo necessario un secondo esame del testo. I soggetti sono dilatati, sovente lenti e impreziositi da descrizioni ornamentali che pongono la loro attenzione sui costumi d'epoca, sulla vita di corte, sugli stili architettonici e su un'impostazione vintage che cerca sempre di evadere dalla quotidianità per riscoprire un passato sfarzoso ed epico. In tale contesto viene a essere evocato il fantastico, che si rivela perché intensamente ricercato e agognato dai vari personaggi e non perché indipendente dagli stessi e autosufficiente.

Nata in Francia nel 1856, Violet Paget fu un personaggio inviso ai poteri forti soprattutto per le sue simpatie socialiste e le sue idee rivoluzionarie. Pacifista contraria alla prima guerra mondiale, lesbica dichiarata, sostenitrice delle lotte per i diritti civili e per la giustizia sociale a favore delle donne e dei lavoratori, viaggiò molto fin dall'infanzia arrivando a parlare fluentemente quattro lingue. Amica di Henry James e di Bernard Berenson, fu definita dallo studioso di occultismo suo coevo Montague Summers “la più grande tra le moderne esponenti della narrativa del soprannaturale”. Eppure i suoi racconti hanno faticato ad affermarsi, persino in Italia dove la scrittrice ha vissuto buona parte della propria vita.

La sua produzione narrativa, a differenza della saggistica, è tutt'altro che sterminata. Si parla di una dozzina di racconti, apparsi per la prima volta in Italia a partire dal 1982. Nessuno dei racconti inseriti in Ossessioni è inedito in lingua italiana sebbene tali siano le traduzioni di Stefania Renzetti. Sei degli otto racconti fanno parte dell'antologia Ombre Italiane (1988) edita da Guanda e qua integralmente assorbita. Ne sono esclusi Oke of Okehurst e The Doll che ritroviamo in altre opere. The Doll è una delle tre proposte della prima pubblicazione italiana dedicata all'autrice: Possessioni – Tre Storie Improbabili (1982). L'altro invece è inserito nella trilogia intitolata L'Amante Fantasma (1984) edita da Passigli Editori, di cui fa parte altresì il racconto The Lady and Death non incluso nel volume della Alcatraz. 

LA RECENSIONE NEL DETTAGLIO

Siamo alle prese con una raccolta di ghost stories particolari, scritte con uno stile narrativo che farà la felicità dei cultori della letteratura piuttosto che degli appassionati della narrativa di genere e del pulp. Vernon Lee è una scrittrice che arriva dal mondo dell'arte e porta con sé le caratteristiche di questo mondo. Lavora sulla simbologia, cura i dettagli dei capi di vestiario, fornisce nozioni particolareggiate della vita di corte e svela leggende del folklore locale. Il suo è un approccio che appesantisce la componente fantastica, dominante solo alla distanza e nelle ultime pagine dei vari racconti, rendendo necessaria una seconda lettura finalizzata ad assaporare la poetica di un'epoca perduta.

Delle otto storie, una almeno è un capolavoro assoluto. Stiamo parlando di The Virgin of the Seven Daggers (La Vergine dei Sette Pugnali, 1889), un autentico viaggio nel mondo dell'oltretomba dischiuso da un rituale di negromanzia eseguito da uno stregone ebreo su ordine di un nobile avvezzo al peccato. Vernon Lee si assesta a metà strada tra la fiaba nera e le storie di Mille e una Notte, toccando un apice di sense of wonder intriso di una potenza onirica assai rara per l'epoca. Protagonista è un nobile di Granada, celebre per la sua crudeltà e il suo essere uno sciupa femmine rapido di spada, infatuatosi dell'idea di avere per sua sposa una principessa araba deceduta trecento anni prima che si dice esser stata la più bella donna mai esistita ed essere addormentata da un sortilegio nelle segrete di una torre.

Perla horror a tutti gli effetti, senza tanti preamboli e dilatazioni, tra apparizioni di demoni zoomorfi (“Una legione di demoni, sotto forma di elefanti bianchi, con serpenti al posto della proboscide e della coda, e il seno di belle donne, eseguì una danza frenetica intorno al calderone tenendosi per mano, in equilibrio sulle zampe posteriori”) e una lenta discesa in un cunicolo infestato da pipistrelli e serpenti che immette alla corte del regno dei morti. Epilogo grandguignolesco, con il nobile spagnolo salvato dalle grinfie dell'inferno dalla Madonna dei Sette Pugnali di cui è devoto fedele. Eccellente è dir poco, anche se costruito su situazioni già ammirate nell'altro grande elaborato di Vernon Lee: Amour Dure (1887). Da questa storia arriva infatti la processione delle ex amanti, sette, che cercano di frenare il protagonista durante il suo cammino verso l'abbraccio di una femme fatale che lo condurrà alla morte. A differenza de La Vergine dei Sette Pugnali, in Amour Dure acquisisce maggior rilievo l'idea del rigetto del presente in favore di un lontano passato, in cui il protagonista avrebbe voluto vivere bramando amanti che non ha potuto conoscere. Protagonista è un professore polacco, in vacanza a Urbania (verosimilmente Urbino) per scrivere un volume sugli usi locali. Vernon Lee sceglie l'artificio delle pagine di un diario, in cui il protagonista racconta la sua lenta e graduale discesa nella follia. Grande attenzione per le descrizioni ambientali e storico-culturali su cui, a poco a poco, si insinua l'ossessione per una femme fatale vissuta secoli prima. La donna è famosa per aver condotto a morte tutti gli amanti che si sono susseguiti sul suo cammino, in un intrigo di tranelli, macchinazioni politiche e sete di potere. La bramosia e il rimpianto di non aver potuto conoscere una simile donna, porta il professore a proclamarne il suo amore arrivando a giustificarne le infauste condotte. Un atteggiamento ossessivo che evoca indirettamente, a differenza del precedente racconto dove l'evocazione era stata diretta e ricercata, lo spirito della defunta dapprima incorporea e poi sempre più fisica. Bellissima la parte finale, dopo una prima parte in verità un po' soporifera, ambientata all'interno di una chiesa fantasma, con un epilogo in cui la componente orrorifica raggiunge un vero e proprio apice nella produzione della scrittrice sebbene al servizio di una conclusione meno convincente rispetto al precedente racconto.

Questi, a mio modo di vedere, sono i due capolavori dell'autrice che, per il resto, mostra grande eleganza e continuità di contenuti, senza però più riuscire a evocare un orrore degno di una grande firma.

Valido, per il suo giocare tra sovrannaturale e delirio psichico, è Oke of Okehurst (Oke di Okehurst o L'amante Fantasma, 1886) dove abbiamo una giovane nobildonna inglese che rifiuta la quotidianità preferendo una vita immaginativa in cui si immedesima con le sorti, tutt'altro che raccomandabili, di un'antenata. La storia viene raccontata tramite il punto di vista di un narratore testimone oculare degli eventi, un pittore ingaggiato per realizzare il ritratto di una coppia di nobili che vivono nel Kent. Al centro dell'intreccio vi sono le fissazioni della moglie del nobile padrone di casa, convinta di somigliare in tutto e per tutto a un'antenata celebre per aver tradito il marito e aver poi ucciso l'amante in un agguato. La giovane è così presa dalla cosa da indossare i vestiti dell'antenata e da torturare mentalmente il marito, convincendolo che nella magione si aggiri lo spettro del vecchio amante dell'antenata giunto per appartarsi con lei. Vernon Lee cura in modo maniacale la lenta discesa nella follia del povero uomo, innamorato perso della moglie e per questo geloso marcio. Finale tragico, delirante, assai ben calibrato e sospeso tra psicosi ed evento soprannaturale.


Molto più “pesanti” gli altri racconti che mischiano il tema sovrannaturale con ampie descrizioni di vita di corte o di aspetti legati alla tradizione storica delle città di volta in volta coinvolte. Interessante, ma eccessivamente dilatato, Prince Alberic and the Snake Lady (Il Principe Alberico e la Donna Serpente, 1896), a cui curiosamente viene riservato l'onere di aprire l'antologia (scelta forse criticabile). Fiaba nera, che parla del sortilegio che condanna una donna a vivere all'infinito nella forma di una biscia, salvo riconquistare per qualche ora le proprie sembianze se baciata per tre volte sulla pelle. Vernon Lee attinge dal campionario dei Grimm, in particolare da Il Principe Ranocchio, per parlare del principe del ducato di Luna (Massa) che, infatuatosi di una donna serpente vista in un arazzo, rifiuta di sposarsi per avere una vita casta promettendo amore eterno a una biscia nella convinzione che trascorsi dieci anni questa si tramuti in una splendida dama. Molta ironia di fondo e qualche decisa stoccata alla superficialità religiosa (subito propensa a sospettare l'influenza del demonio laddove non vi sia traccia), in vista di un triste finale preceduto però da tanti momenti morti.

A Wicked Voice (Una Voce Malefica, 1890) riprende l'idea del sotterraneo popolato da pipistrelli e il leitmotiv dell'ossessione che martella il protagonista, spostando l'ambientazione tra le calli di Venezia. Nella fattispecie si parla di un compositore, cultore dei grandi classici del passato e denigratore del canto, preda della voce e delle melodie di un cantante diabolico vissuto nel diciottesimo secolo. Un voce in falsetto che si dice esser stata in grado di far innamorare le donne fino a indurle alla morte. L'ossessione, alimentata dagli strani canti che risuonano nella notte e per i canali di Venezia, porta il compositore a perdere la propria ispirazione tanto da non riuscire più a completare alcun componimento. Da segnalare un incubo a occhi aperti in cui gli oggetti del passato (tra cui un clavicembalo) tornano a vivere manovrati dal fantasma del cantante impegnato nella sua arte al cospetto di altri fantasmi.


Inquieta The Legend of Madame Krasinska (La Leggenda di Madame Krasinska, 1890) che propone una graduale sovrapposizione di personalità in una nobildonna interessata alle sorti di una barbona morta suicida. Un interesse che arriva al punto da determinare una possessione psichica che inizia a manifestarsi durante un ballo in maschera (che rimanda a Edgar Allan Poe). Ancora una volta, tutto ha inizio da un dipinto di una disgraziata fiorentina impazzita dopo la morte in battaglia dei suoi due figli. Buono il finale, lento lo sviluppo.


Gli altri due racconti, pur se macabri, non sono ascrivibili alla narrativa del sovrannaturale. A Wedding Chest (Un Baule Nuziale, 1888) è la storia di una vendetta che vede un'artista pianificare l'assassinio di un suo vecchio committente. Al centro vi è una giovane innocente, bramata sia da un nobile di biechi costumi che non ha tollerato di esser stato respinto e sia da un artista suo promesso sposo. Rifiniture decisamente truci (un neonato viene smaltito in una discarica di rifiuti e di carogne animali, mentre la madre, anch'essa rivenuta morta, riceve degna sepoltura con tutti i crismi per mano di colui che avrebbe dovuta sposarla e che non è padre del bimbo verosimilmente frutto di uno stupro). La mercificazione della donna, trattata come un oggetto a prescindere da ogni sua volontà, è più evidenziata in The Doll (La Bambola, 1896) che vede entrare in gioco una bambola, a grandezza naturale, che riproduce i lineamenti di una nobildonna deceduta da giovanissima dopo aver partorito il suo primogenito. Fatta realizzare dal marito, la bambola, dopo esser stata spazzolata e spolverata per anni, è finita in uno sgabuzzino del tutto ignorata dagli eredi, ma oggetto di attenzione di una collezionista di oggetti appartenuti ai defunti. Epilogo liberatorio.


In conclusione Ossessioni non è un'antologia per tutti. Più letteraria di altri volumi proposti dalla collana Bizarre, evidenzia uno stile nobiliare, molto curato nella sua prosa. Un paio di racconti sono di grande livello e valgono l'acquisto. Il sovrannaturale è particolare, evocato – spesso involontariamente – dagli stessi personaggi secondo modalità figlie di desideri inconsci non di rado frutto di pulsioni sessuali in un certo qual modo represse o comunque legate a un desiderio di trasgressione sopito dalle regole della buona etica. Narrativa molto lontana da quella legata ai maestri affiliati alle organizzazioni iniziatiche di matrice magica o cabalistica. In un'unica parola: particolare.

 
L'autrice Violet Paget
in arte Vernon Lee.
 
"Se i fantasmi esistessero non credo ch andrebbero presi alla leggera. Dio non permetterebbe la loro esistenza, se non come monito o punizione."

domenica 9 giugno 2024

Recensione Narrativa: LA BAMBOLA - CINQUE RACCONTI di Pier Francesco Grasselli.

Autore: Pier Francesco Grasselli.
Anno: 2024.
Genere:  Antologia Fantascienza / Grottesco / Fantastico.
Editore: Edizioni Il Foglio.
Pagine: 126.
Prezzo: 14.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini. 

Primo libro che mi capita di leggere del simpatico Pier Francesco Grasselli, che sarà presto di nuovo oggetto del nostro interesse. Scrittore emiliano estremamente prolifico, operativo da circa un ventennio soprattutto nei cataloghi di Mursia Editore, ma pubblicato anche da Porto Seguro, Edizioni Pendragon, Gruppo Macro e altre. La Bambola Cinque Racconti è la sua ultima fatica, licenziata da Il Foglio Letterario di Piombino nell'aprile 2024, una raccolta snella e fluida da leggere che, seppur orientata al fantastico, rispecchia lo stile e i contenuti di un autore che si è fatto ben conoscere nel circuito dell'editoria indipendente per la sua irriverenza. Erotismo, fantastico, satira e soprattutto un'ironia farsesca prossima alla parodia accompagnano i provocanti e provocatori racconti di Grasselli. Studioso di esoterismo, è uno scrittore poliedrico e maturo, dalla tecnica elegante (non a caso recensito con favore da Panorama e da Libero), abile nel destreggiarsi non solo nel campo della narrativa, ma anche in quello della saggistica, della poesia e persino delle favole per ragazzi.

Sbarazzino, senza compromessi o timori reverenziali, con una spiccata propensione al sarcasmo si è fatto apprezzare in particolar modo per la cosiddetta “trilogia maledetta” aperta dal romanzo del debutto L'Ultimo Cuba Libre (2006) nonché per la serie illustrata in cinque volumi “La Ricerca di sé Stessi”, in cui affronta il tema del disorientamento dei giovani e della necessità di una ricerca interiore e spirituale in un mondo dominato dall'esteriorità e dalla superficialità rappresentata dalla perdita dei punti di riferimento. Il sesso, gli eccessi, l'attrazione delle droghe sono al centro dello studio dell'autore, presentandosi quali simulacri in grado di offrire una parvenza di soddisfazione a fronte di vite prive di uno scopo. Non c'è spazio per il politically correct, poiché Grasselli, pur sdrammatizzando e scegliendo di adottare uno stile per nulla retorico o pomposo, non vede la salvezza, tratteggiando la generazione contemporanea quale prodotto di un mondo in declino dominato dai reality show, dal materialismo e dai divertimenti sfrenati che portano all'autodistruzione. Stile diretto (ma non volgare), sorretto da dialoghi surreali, talvolta divertenti, che celano dietro al taglio disimpegnato un background di profonda amarezza e di totale fallimento. Tra le sue antologie incentrate sul fantastico si ricordano Uno Scrittore all'Inferno e Altre Avventure di Raimondo Spallanzani (2020) e Le Nuove Avventure di Sinbad il Marinaio (2020). Da segnalare anche il bizzarro Don Giovanni all'Inferno (2021). Una mole che gli è valsa il riconoscimento dello Special Award for Culture conferitogli nel 2019 per i numerosi romanzi sul tema dei giovani e dei loro problemi.

La Bambola, antologia abbastanza breve e articolata su cinque racconti, prosegue la via fantastica già da alcuni anni imboccata dall'autore, rispolverando quale protagonista Raimondo Spallanzani, apparso per la prima volta nell'apprezzatissimo romanzo La Musa (2021). Un cognome curiosamente legato al celebre protagonista di E.T.A. Hoffmann del racconto Der Sandmann (1815), dove rappresentava le generalità di un professore costruttore di una bambola responsabile della perdita del senno di un uomo (alla Kokoschka) innamorato perso del bizzarro oggetto. Proprio di “automi” femminili parla la storia di Grasselli che da il titolo all'antologia, con la particolarità di modernizzare il concetto traslandolo sul piano della realtà virtuale, così da delineare uno sci-fi decisamente sarcastico e dissacrante nonché piccantissimo. Vero e proprio punto di forza della raccolta, La Bambola propone un futuro distopico in cui l'erotismo è divenuto l'unico motivo di vita, tra hostess ferroviarie che offrono prestazioni orali durante i viaggi, laureande presso Facoltà di Pornografia e soprattutto una consolle (stile conchigliette di Demolition Man) che consente di vivere notti di sesso scegliendo, di volta in volta attraverso il caricamento di tre foto, la propria donna dei sogni e il suo temperamento psicologico. Grasselli ricorda il sarcasmo di Howard Fast, si veda il racconto The Talent of Harvey inserito nell'antologia A Touch of Infinity (edita in Italia sulla collana Urania col titolo “La Mano”), miscelandolo a quella fantascienza esaltata da pellicole di ultima generazione che vanno da Matrix (1999) a Ready Player One (2018). È il sesso il protagonista assoluto (ma anche l'incapacità di valorizzare la dimensione spirituale spazzata via dal culto dei corpi), con descrizioni dettagliate sulle varie versioni dei programmi. La cura nella descrizione del funzionamento del pacchetto, fatto di programma, tuta e manichini, è estremamente dettagliata e “maniacale”. Si arriva persino a immaginare la possibilità di scaricare patch che consentono di sbloccare i limiti imposti dai programmatori, così da caricare rapporti sessuali senza limiti in cui giungere a stuprare donne non consenzienti, uccidere o intrattenere rapporti con minori, il tutto senza incorrere in condanne penali. Un mondo dunque completamente svuotato dalla passione e dal rispetto dell'altro, dove diviene priva di interesse la necessità di intrattenere rapporti interpersonali giostrati sulla conoscenza delle persone. Tutto viene mercificato, preteso e subordinato a comando delle pulsioni del momento, in un'estremizzazione che riduce la donna al rango di oggetto, annullando ogni altro interesse al punto da portare alla sovrapposizione tra realtà e finzione con la seconda prevaricante sulla prima in quando modulabile in virtù delle inclinazioni del momento. L'isolamento e l'allontanamento dalla vita quotidiana divengono dunque l'inevitabile conseguenza, in un'ottica che assimila l'utilizzatore della consolle a un intossicato da sostanze stupefacenti del tutto dipendente dai programmi e refrettario alle insidie quotidiane. “Ora il gioco è la sua realtà e la realtà è un posto in cui si reca, di malavoglia, per dormire, per mangiare e per lavorare.”

Grasselli condisce il tutto con l'ipocrisia di fondo che governa il consumismo (che va di pari passo alle richieste dei cittadini, sfruttando le pulsioni sopite e non dichiarate così da alimentarle e diffonderle), cercando di studiare le implicazioni sociali - dovute all'introduzione di certi prodotti - ivi comprese le reazioni delle varie caste politico-religiose, in una visione bacchettona (e un po' freudiana) in cui tutti, malgrado quanto formalmente espresso, finiscono per cedere alla nuova invenzione multimediale, poiché non vi è modo di tenere a freno i “desideri” e il richiamo illusorio della carne. Un bel connubio di tematiche raccontate con una leggerezza che è tipica di chi è giunto a una certa maturità professionale.

Più legato al sense of wonder l'interessante Tempo Pazzo che si orienta, con originalità, sul tema degli universi paralleli. È un altro racconto alla Howard Fast, forse meno in linea ai temi tipici delle storie di Grasselli. Tutto ruota su una casa situata nel punto in cui due universi paralleli entrano in contatto, così da trovarsi investita da uno strano fenomeno atmosferico che si palesa secondo modalità opposte a seconda che venga osservato dalla finestra collocata a nord piuttosto che da quella a sud. Il protagonista ne approfitterà, a seconda delle esigenze, per uscire dai due versanti opposti e vivere, in contemporanea, in due realtà diverse, così da raddoppiare le proprie possibilità. Molto carino, con una parte satirica caratterizzata dal tentativo del fisco di cercare di obbligare il protagonista a pagare una doppia tassazione a causa dell'ambigua ubicazione dell'immobile.

Sherlock Holmes e il Mistero di Villa Liffredi è una parodia pura che beffeggia i racconti legati alle storie del celebre indagatore nato dalla penna di Conan Doyle. Scritto in modo molto scorrevole e sorretto da dialoghi graffianti e incisivi, ironizza sulle capacità deduttive dell'indagatore, che troviamo calato nella quotidianità italiana oltre che esser cresciuto leggendo Lovecraft e Blackwood, capace di risolvere in quattro e quattr'otto, dopo una folle chiacchierata con i clienti, un caso che - partendo da un supposto poltergeist - finisce per coinvolgere alieni indemoniati, Ufo e fantasmi che gridano bestemmie. Della serie di tutto e di più, dove scartato l'impossibile, ciò che rimane (praticamente sempre l'impossibile), per quanto improbabile, è la verità.

Ghost story, dagli sviluppi non classici e dal tratto parodistico, Breve Storia della Contessa Matile di Fossalta che ironizza sui casi di morte apparente, stile “La Sepoltura Prematura” di Poe, per proseguire all'ìnsegna del farsesco alimentato dalla credulità popolare, dalle superstizioni e, ancora, dai matrimoni combinati che portano a una fuga adultera destinata a non essere consumata in virtù di una realtà soprannaturale incompatibile a un rapporto di natura fisica. “Il contatto e la vista del corpo flaccido del marchese mi hanno traumatizzata nei riguardi del sesso maschile e di tutti i suoi attributi, e sento che ho bisogno di tempo per riprendermi.”

Divertissement puro Il Copione che affronta, in modo comico, il tema dei plagi letterari, partendo da due ragazzotti che si misurano tra loro in sfide letterarie per farsi belli agli occhi degli amici di scuola per arrivare a provocare un caos a livello internazionale dominato da una catena di plagi che costringe i giudici a intervenire in una confusione totale in cui non si capirà più chi sia davvero uno scrittore originale. Qualche velata stoccata all'editoria americana di consumo, proposta come originale quando in realtà è un rimasticare quanto sia già presente sul mercato, e alla saggistica dove si può tranquillamente copiare a condizione che si citi la fonte. 


Buona prova di Grasselli dunque, abile nel miscelare narrativa di genere (fantascienza, fantastico, ghost story e giallo/horror), comicità, satira, sense of wonder, erotismo e critica sociale su uno sfondo di vacuità spirituale, dove ogni cosa è piegata a favore della logica del possesso e del materialismo. Non sarà probabilmente l'opera simbolo dell'autore ma di certo è un volume che rinnova con successo la tradizione della piccola casa editrice Il Foglio Letterario di Piombino nel campo del “fantastico e altri orrori”. Approcciabile da tutti, facile da leggere e in grado di regalare sorrisi, ma senza banalizzare i contenuti.

 
L'autore Pier Francesco Grasselli.
 
"Un giudice non può certo mostrarsi titubante o ritroso quando si tratta di emettere una sentenza o stabilire una pena."

sabato 25 maggio 2024

Recensione Narrativa: CON LO SGUARDO RIVOLTO ALLE STELLE di Antonio Bellomi.

Autore: Antonio Bellomi.
Anno: 2005.
Genere:  Antologia Fantascienza/ Fantastico.
Editore: Perseo Libri.
Pagine: 480.
Prezzo: 30.00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini. 

Uno scrittore che la critica ha spesso ingiustamente sottovalutato, ma che in un'ideale classifica di continuità e valore si colloca ai primissimi posti in un'ideale scala di coloro che hanno fatto la fantascienza in Italia”. Così parla Ugo Malaguti, a proposito di Antonio Bellomi, nella premessa di Con lo Sguardo Rivolto alle Stelle. Quarantacinque racconti, su una distanza di quattrocentottanta pagine, che propongono la fantascienza da diverse prospettive, sia che sia d'ambientazione terrestre, sia che sia spaziale oppure distopica con risvolti sociologici, passando dal giallo al romanticismo e dalla satira ai risvolti religiosi che giungono ad abbracciare un fantastico prossimo all'horror. Più di quarant'anni di onorata carriera, dalla metà degli anni sessanta al 2005 (anno d'uscita della raccolta), che evidenziano il talento di un autore popolare, assai vicino alla golden age della fantascienza americana sdoganata da Urania, quella dei vari Isaac Asimov, Alfred E. Van Vogt e Robert Heinlein, eppure non esaltato a dovere dai connazionali del nuovo secolo. La Perseo, casa editrice confluita da qualche anno nella Elara Edizioni, predispone un sontuoso omaggio (non nel prezzo di copertina) esaltato da una rilegatura da collezione. Copertina rigida con sovracopertina, formato elegante, scritte dorate sulla costa, pagine cucite. Tanto bello nella forma quanto nei contenuti, abbondantemente sopra le aspettative, a dimostrazione di un livello – mai sufficientemente reclamizzato – degli autori nostrani sacrificato in favore di scrittori d'importazione perché l'erba del vicino è sempre migliore della nostra.

La narrativa di Bellomi è leggera nello stile, diretta, lineare e senza fronzoli o pretese artistiche, perfettamente in linea con gli stilemi della letteratura popolare. Non per questo deve ritenersi piatta, di scarso valore o superficiale. Le sue storie non sono mai banali, pur offrendo sense of wonder non sono letture di mera ed esclusiva evasione, ma cercano quasi sempre di stimolare la riflessione del lettore e di evidenziare quali siano i veri valori su cui puntare (il superamento dei difetti fisici a favore dei pregi interiori, il rispetto per il nemico, la necessità della diplomazia per limare le divergenze di opinione, la sfiducia negli automi e in quanto non abbia la flessibilità per adattarsi ai cambiamenti). Ne emerge il profilo di uno scrittore agro-dolce, estremamente sensibile, che miscela autoironia a melanconia, nel suo giocare sulla passione per la cucina (si vedano i racconti della serie Martin Mystère, dove il vero protagonista diventa il voluminoso e goloso Jack Azimov, una sorta di alter ego di Bellomi che esalta le proprie scritture a discapito della concorrenza), sul suo essere sovrappeso (si veda l'indagatore lunare di centoventi chili Uriel Qeta) ma che, al contempo, guarda con severa critica alla corsa agli armamenti, alla catastrofe di una possibile guerra nucleare, cercando di superare le differenze (fisiche, religiose e politiche) in vista di uno spirito di fratellanza che vada ben oltre il concetto di globalizzazione interrazziale per aprirsi a una logica addirittura interplanetaria dove un uomo puo' addirittura innamorarsi e copulare con un'aliena.

Antonio Bellomi, recentemente scomparso (nel 2021), è stato un prolifico scrittore milanese in grado di proporre testi di qualità molto omogenea. I suoi racconti, quantomeno quelli letti in Con lo Sguardo Rivolto alle Stelle, non soffrono di discontinuità, ma evidenziano una qualità sopra la media, sovente gestita con trovate alla Frederic Brown caratterizzate da epiloghi spiazzanti. Storicamente legato alla fantascienza prima maniera (quella degli approdi lunari, dei marziani e delle odissee nello spazio), Bellomi si è destreggiato in tutti i generi immaginabili ivi compresa la dimensione del fumetto (ha collaborato per Topolino) dividendo il proprio impegno con ulteriori attività quali quella del traduttore, del curatore editoriale, del giornalista medico ed economico, dell'agente letterario e del direttore di collane (tra cui Horror Story). Classe 1945, dopo una formazione universitaria che lo ha visto laurearsi in matematica (substrato culturale che lo porterà spesso a inserire nei suoi thriller fantascientifici enigmi matematici o comunque giostrati su formule legate alla tavola periodica o alle vicende di scienziati vari), ha pubblicato qualcosa come trecento racconti (Valerio Evangelisti lo definì “il più esuberante, entusiasta e prolifico”) a partire dal giallo sci-fi Un Piano Perfetto (1962) dato alle stampe a diciassette anni sulla rivista Oltre il Cielo. Sono da citare, al di la' dell'antologia qui oggetto di esame, le raccolte Gli Enigmi del ClubPigreco (2005), Uriel Qeta, Investigatore Interplanetario (2021) entrambe edite da Profondo Rosso Edizioni, oltre circa centosettanta racconti dedicati alla bambola Barbie pubblicati sull'omonima rivista della Mattel e circa cento racconti western in parte raccolti nell'antologia L'Uomo del Destino e Altre Storie Western (2021) della Tabula Fati. Ha altresì all'attivo un pugno di romanzi, tra cui spiccano la space opera L'Impero dei Mizar (1991), proposta anche in un numero della collana Millemondi Estate dell'Urania Mondadori, l'apocalittico L'Ultimo Domani (1967) e Martin Mystère e la Spada di Re Artù (1992).

Un eccellente autore di genere che siamo ben felici di proporre, il cui valore è altresì testimoniato dall'interesse estero. Sebbene in Italia si guardi oltreoceano, Bellomi è stato tradotto in quattordici lingue a rappresentanza di tre continenti (Europa, Asia e Americhe), vedendo in alcuni casi uscire i propri racconti dapprima oltre i confini nazionali e poi in Italia. Un dato che la dice lunga sulla necessità di rivalutarlo a dovere quale scrittore fantascientifico di fama internazionale. 

RECENSIONE NON DETTAGLIATA

Gran bella antologia, non c'è che dire, capace di tenere viva l'attenzione dei lettori per tutto il suo corso. Autore estremamente prolifico e delicato, senza volgarità o concessioni alla violenza, Bellomi seleziona quarantacinque racconti dalla sua sterminata produzione pescando tra quelli fantascientifici o comunque fantastici prodotti dal 1962 al 2005, introducendo anche qualche inedito scritto per l'occasione.

Il volume è strutturato in nove sezioni, anticipate da una gustosa e calibrata premessa di Ugo Malaguti che presenta l'autore e analizza quelli che, a suo avviso, sono i racconti principali tra quelli proposti. Ciascuna sezione è composta da un massimo di sette racconti e da un minimo di tre e ha la funzione di radunare storie simili per genere. Si va dalle avventure nello spazio ai gialli fantascientifici, a cui sono da aggiungersi dei piccoli antipasti dalle serie Uriel Qeta e del Club Pigreco, senza tralasciare le storie soprannaturali, gli amori alieni, gli universi paralleli, i racconti per ragazzi, le satire legate all'utopia e alla religione e un mix di fantascienza classica all'insegna della distopia. Insomma, ce n'è per tutti i gusti e senza cadute di stile o di qualità. Certo, non tutti i racconti sono del medesimo livello, così come alcune sfumature tendono a ripetersi (l'amore universale, gli alieni che guariscono gli umani, il ripudio della guerra, il superamento delle differenze tra colleghi di nazioni contrapposte, viaggi spaziali con l'umanità ormai padrona del cosmo, dove Marte e la Luna sono colonizzati). Si sentono gli echi della guerra fredda, così come i rimandi a Isaac Asimov - palesemente omaggiato nella serie del Club Pigreco ispirata, oltre al Club dei Vedovi Neri, anche ai gialli di Ellery Queen (vengono proposti enigmi da risolvere) – a Robert Sheckley, Richard Matheson, Robert Heinlein e in parte a Stephen King.

Bellomi presenta le sezioni dedicando un paio di pagine a ciascuna di esse, in cui regala aneddoti e dietro le quinte legati all'ideazione delle storie, ai rifiuti ricevuti dalle riviste e agli apprezzamenti dei maestri del genere. Tra le nove, brilla la sesta parte dedicata all'“Amore Alieno”, cinque racconti uno meglio dell'altro con dei veri e propri gioielli che valgono da soli l'acquisto del libro. Lo diciamo noi, ma lo dice anche la più autorevole voce di Ugo Malaguti che scrive: “basterebbero ciascuno a giustificare la fama di uno scrittore”. In questi elaborati Bellomi condensa il meglio della sua produzione. Abbiamo erotismo, space opera, romanticismo, melanconia, tristezza dovuta all'allontanamento dai propri amori (che siano partner o pianeti natali) e sfiducia nella natura umana vista come incapace di liberarsi dai fardelli della violenza, del rimorso e dell'angoscia, così da non poter mai conquistare la felicità (si veda l'epilogo de Il Mercenario). Sono altresì storie dove si superano i difetti fisici a vantaggio dei pregi interiori (evidenti, in tal senso, lo struggente Il Reduce e l'erotico Storia di Udolfo), dove si caldeggia la fratellanza interplanetaria superando preconcetti e pregiudizi con capolavori (è il caso di dirlo) quali Questo mio Amore Alieno e si plasma il tutto a favore di una nostalgia destinata a perdersi nel confortevole e mai assopito abbraccio del tempo che fu (tema caro a Bellomi, che sembra quasi vivere nel passato e nel rimpianto, si vedano anche Pluto, Gatto dei due Soli o Le Verdi Colline della Terra).

Molte sono poi le storie legate alle odissee nello spazio, quasi sempre incentrate su missioni di salvataggio, sovente di colleghi facenti parte del nemico (Un Uomo nella Notte), o ancora di ragazzini pronti a liberare dalle mani dei terroristi agenti spaziali in missione sulla luna (Mistero Lunare), ci sono poi i casi delle avarie che costringono le astronavi a dirottare su pianeti alieni al fine di provvedere alle riparazioni (Un Faro tra le Stelle e Kongo, il Distruttore) o a cercare di porre rimedio al malfunzionamento nel cuore dello spazio (Kano Cucciolo Spaziale e Lo Scooter Spaziale). Non manca il tema degli alieni buoni, capaci di assumere la forma umana per non spaventare l'uomo, talvolta curati dai terrestri dopo esser precipitati sulla Terra (Un Amico per Theon) talaltra in soccorso a beneficio di ragazzini impavidi (Campeggio Pericoloso) oppure in cerca di esperienze amorose interrazziali (Storia di Udolfo).

Tra le altre sezioni meritevoli di lode c'è la parte sovrannaturale, un lotto di cinque storie a cui si potrebbero aggiungerne un altro paio. Si tratta di racconti di atmosfera che si muovono con verve ironica tra ghost story classica (L'Incredibile Storia di Natale), patti diabolici che riservano sviluppi equivoci (l'esilarante Il Diavolo e l'Alchimista), stregonerie cinesi (I Poster di Madame Wu) e un quartetto di storie molto vicine ai temi di Matheson e King che vedono all'opera ragazzini dotati di poteri parapsicologici (Angela e Alfio), strani uomini in nero che manovrano le sorti del mondo dall'interrato della loro villa (Jurassic Brothers) e giocattoli animati che sventano furti in abitazione con tanto di He-Man in prima linea (Favola di Natale).

Nelle altre sezioni si distinguono per qualità La Prova, una sorta di racconto di formazione che guarda alla Settima Vittima di Robert Sheckley, L'Eretico che richiama in auge l'inquisizione spostandola in una lotta spaziale contro una setta alimentata dalla stessa Chiesa per rafforzare e ripristinare il proprio potere (racconto dotato di uno dei finali più spiazzanti di tutta l'antologia), e Il Mistero della Terza Fondazione, un'avventura divertita e divertente che gioca sulla fantascienza e sui suoi autori in un contesto di universi paralleli in cui tutto si riscrive e tutto si modifica di continuo (un racconto non troppo dissimile alla prima parte del successivo Ur di Stephen King).

Davvero tanta carne al fuoco, con molti gioielli e ben poche patacche (forse addirittura nessuna). Grossa sorpresa. Volume da rivalutare e acquistare.

 La raccolta dedicata a Uriel Qeta 
Edizioni Profondo Rosso.
 

RECENSIONE DETTAGLIATA

Quarantacinque racconti sono davvero tanti, non a caso abbiamo impiegato un po' a leggerli. Non vi spaventate però visto che la lunghezza delle singole storie non raggiunge mai le venti pagine. Sono infatti diciannove le pagine de Il Mistero della Terza Fondazione (1999), l'elaborato più corposo e più adrenalinico dell'antologia. Procederemo quindi ad analizzare le storie che ci hanno più colpito, dedicando a ciascuna di esse un po' di attenzione.

Il livello generale è molto buono e divertente, con sense of wonder, chiarezza espositiva, colpi di scena e gusto per il genere.

Il capolavoro, a mio avviso, è Questo mio Amore Alieno (1985), pubblicato su Solaris Fantascienza. Una storia moderna e antesignana nel suo cercare di superare i preconcetti e il razzismo in vista dell'amore libero. Si parla infatti di missioni di pace condotte dagli umani nello spazio e di un amore interrazziale osteggiato da chi non accetta le diversità a favore di una supposta superiorità etnica. Protagonisti sono un umano e un'autoctona di un pianeta alieno, descritto nel dettaglio (sul versante della fisica e del mondo vegetale e animale). Bellomi dimostra grande sensibilità e approfondimento psicologico nel delineare i protagonisti, ricordando molto la canzone Gli Uomini non Cambiano di Mia Martini. Non a caso il testo fu apprezzatissimo dagli scrittori Lino Aldani e Ugo Malaguti. Un piccolo grande capolavoro dal finale triste e cattivo. Non è da meno Il Mercenario (1982) che propone, di nuovo, il superamento degli schieramenti, questa volta tra un umano e una rappresentate di un popolo alieno, in vista di un amore inizialmente respinto che non è destinato a essere gustato e vissuto. Un'evoluzione che non può essere compiuta dall'uomo in quanto schiavo dei sensi di colpa e incapace di vivere senza i medesimi (“questa è la maledizione dell'uomo”). Una storia molta apprezzata a livello internazionale, addirittura la più tradotta all'estero di Bellomi.

Un filino inferiore, in quanto meno originale, ma comunque eccellente per sviluppo, azione e ilarità, con un'infinita serie di omaggi, è il sopracitato Il Mistero della Terza Fondazione. Racconto concepito per un'antologia curata da Giuseppe Lippi destinata alla collana Urania. Un giallo fantascientifico che ruota attorno all'idea delle dimensioni parallele che riproducono profili di una medesima realtà sviluppati secondo schemi variegati vigilati da una sorta di polizia interdimensionale. Il sopraggiungere di un libro mai realizzato da Isaac Asimov nel nostro piano d'esistenza stravolge la vita di un collezionista di fantascienza che, attraverso una serie di mirabolanti imprese, si ritroverà catapultato in una realtà dove Asimov non è mai esistito e dove lui ha, di fatto, rubato tutte le idee del Maestro diventando uno scrittore di fantascienza affermato. Molto divertente, colmo di omaggi alla fantascienza italiana con riferimenti espliciti a collane, riviste e nomi del calibro di Giuseppe Lippi e Gianfranco De Turris. Molto divertente, pur se costruito su schema collaudato.

Impressionante, per il periodo in cui è stato scritto, è il giallo Un Piano Perfetto (1962) il primo racconto a essere stato pubblicato da Antonio Bellomi. Sarcastico, guarda al mondo editoriale dalla prospettiva di un giovane autore alla sua prima opera e defraudato dalla possibilità di vedere il proprio nome stampato sulla copertina. Si parla dunque dello sfruttamento del lavoro altrui, di ghost writer e di gestori di riviste che pagano soldi per acquisire i diritti di paternità di opere di scrittori in erba così da spacciarle per proprie. La seconda parte del testo rivela un epilogo imprevedibile di matrice fantascientifica. La storia, fin da subito un successo editoriale, cela al suo interno fatti e avvenimenti avvenuti in un lontano pianeta disperso nel cosmo sconosciuto agli uomini. Una soluzione utile al vero autore per richiamare indirettamente gli agenti che gli danno la caccia. Fin da questa prima opera si manifesta l'idea dell'alieno capace di assumere sembianze umane, così da mimetizzarsi nella folla. La morte del finto autore, trucidato dagli agenti spaziali, diviene così occasione di libertà per il “negro”.

Truffatori spaziali in azione anche in Marte: Ufficio Collocamento (1978) che vede per protagonista un losco trafficante ed evasore fiscale che pensa bene di dirottare, attraverso uno speciale portale, i perseguitati dalla polizia facendoli finire su un pianeta dove sono costretti a lavorare in miniera. Divenuto ormai ricco e indagato dalla polizia, il losco imprenditore fa uccidere la segretaria che vorrebbe ricattarlo e si abbandona alla bella vita, finché dal portale non vede riemergere i vecchi clienti, liberati dalla prigionia per la chiusura della lontana miniera. La cosa sembra non promettere bene.

Di livello anche un altro racconto giovanile, forse un po' più lungo del richiesto: Un Amico per Theon (1966) che parla del tentativo di salvataggio messo in atto da un cacciatore in favore di un umanoide precipitato sulla terra con la sua navicella spaziale (cilindro). Bellomi anticipa soggetti quali Starman (1984) di John Carpenter, immaginando un'interazione solidale tra un uomo e un alieno (dai tratti umani) che porta alla guarigione del primo (da sterile torna produttivo) quale contropartita per l'aiuto prestato. Tematica questa, molto cara a Bellomi che la riprenderà, secondo modalità diverse, anche con Storia di Udolfo (1996), scritto per la raccolta Mammuth dedicata alle streghe. Questa volta in azione non vi è un naufrago spaziale, ma una donna, discesa sulla terra in cerca di avventure, che se ne vaga nuda con i capelli ramati al vento. È lei la giovane avvenente che campeggia nella copertina dell'antologia. Si tratta di una strega che ha più i tratti e il carattere di una fata. Bramosa di passare una notte d'amore con un terrestre (un ritardato artista sfruttato dal tutore), consentirà al giovane di liberarsi dalla costante emicrania e di conquistare la propria vita superando il dileggio di tutti coloro che lo deridono.

Spiccano poi una dozzina di racconti di eccelso livello. Tra i più acclamati vi è L'Eretico (1983), che Bellomi definisce “una delle mie storie meglio riuscite”. Tradotto in Germania, è un elaborato intriso di una forte verve satirica. Ripropone il ritorno dell'inquisizione in un contesto spaziale in cui va in scena uno scontro tra la Santa Chiesa e una setta di religiosi che si dicono convinti che Cristo fosse un robot inviato dallo spazio per catechizzare l'umanità. Bellomi vede la religione quale via idonea a manipolare l'umanità, giostrando su mistificazioni finalizzate a creare rivali funzionali ad accrescere indirettamente il potere della Chiesa stessa. Finale imprevedibile ed estremista, in un'ottica di martirizzatone in difesa di un'idea. Affine a questo racconto è La Voce dell'Infinito (1975) in cui la decriptazione di un messaggio divulgato dalle profondità siderali dell'universo svela un messaggio inquietante: a esser state impresse nel sonoro sono alcuni passi della Bibbia!

Ci spostiamo nell'azione alla Robert Sheckley con La Prova (1965) che, pur riprendendo Seventh Victim (1953), ha il merito di anticipare la saga Hunger Games (2008) di Suzanne Collins. Per ovviare al problema della sovrappopolazione, i diciottenni devono affrontarsi a gruppi in un'arena, che in realtà è un ambiente boschivo ripreso dalle telecamere gestite in modo da trasmettere lo spettacolo alle televisione. I confronti sono all'ultimo sangue, armati di pistole, fucili e coltelli appositamente scelti prima dell'inizio della gara, in modalità tutti contro tutti. Grande senso dell'azione, con venature humor. Molto apprezzato all'estero, tradotto in francese e persino in Unione Sovietica. La distopia viene trattata anche in Una Cosa tutta Nostra (1979) che immagina un futuro in cui, oltre a dover essere autorizzati a procreare, si deve persino essere autorizzati a morire onde evitare di esser rianimati e riportati in vita per saldare il dovuto grazie all'assoggettamento di un regime di schiavitù destinato a decadere una volta compensato il debito.

Retrogusto war-movie per Il Reduce (1988) che sposta in contesto spaziale le vicende legate al ritorno dei soldati dal fronte. I superstiti, in parte ricostruiti da innesti metallici che ne stravolgono i lineamenti, sono irriconoscibili e sembrano avere l'aspetto di mostri. Pubblicato direttamente in tedesco, risente dell'influenza cyber-punk, ma è un buon racconto che si chiude in modo commovente con approfondimento anche della psicologia femminile rappresentata da una madre che attende il ritorno del marito dato per scomparso.

Molto carino l'inedito Pluto, Gatto dei due Soli (2005), una parabola della vita (nascita, ascesa, decadenza tra dolori e affanni della vecchiaia e avvento dei giovani) vista dalla prospettiva di un gatto misteriosamente piovuto sulla terra da un pianeta lontano. Bellomi propone il suo classico taglio agro-dolce, tra melanconia e nostalgia per il rimpianto mondo delle origini e la giovinezza perduta. Una prospettiva che è al centro anche de Le Verdi Colline della Terra (1963), pubblicato a suo tempo da Lino Aldani col titolo Pianeta Madre. Racconto fantascientifico fortemente melodrammatico di valenza metaforica, visto dal versante di un vecchio che resta sulla Terra mentre buona parte dei concittadini emigrano sulla luna in cerca di fortuna. Niente è caro e bello quanto i luoghi in cui si è cresciuti. Lo scintillare di mirabolanti prospettive (il viaggio nello spazio e la vita su una colonia sulla luna) perderà presto l'appeal iniziale.

Esilarante come pochi Il Diavolo e l'Alchimista (1995), definito da Bellomi “una delle storie più spassose da me scritte”. Fantastico e satirico, proietta il lettore direttamente all'inferno dove va in scena un faustiano patto tra Satana e un alchimista. Satana intende costruire un nuovo girone per i tangentari politici e concede al suo dannato, chiamato a realizzare l'opera, la possibilità di avere un clima più fresco come corrispettivo per il lavoro prestato. Convinto di aver fatto un affare, il dannato, reo di aver venduto a suo tempo l'anima al diavolo in cambio del potere di trasformare il piombo in oro, realizza una vasca d'oro fuso in cui dovranno esser calati i nuovi peccatori, ottenendo il premio promesso: un clima tutto per lui di 5 gradi. Satana però, assai più furbo del Satana di Robert Bloch (il riferimento va a The Hell Bound Train), non ha specificato la scala di misurazione e ha optato per i gradi Fahrenheit costringendo l'alchimista a un gelo infernale. Ironico nei dialoghi.

Sempre sul versante fantastico-horror si muove il kinghiano Angela (2005), un altro interessante inedito che sembra dapprima puntare il dito sulla “mala televisione” per poi imboccare la via dei poteri parapsicologici di un gruppo di ragazzini in vena di pestaggi punitivi. Buona la costruzione, graduale, in vista di un epilogo sibilino che ripropone l'idea di una generazione di adolescenti per certi versi alieni sulla scia dei protagonisti di King e Wyndham. Interessante la critica allo sfruttamento animale nei circhi. Inquieta altresì I Poster di Madame Wu (1989), horror stregonesco dal finale inatteso, che ruota attorno a un negozio londinese gestito da una cinese dagli intensi occhi verde smeraldo. La donna è famosa per avere realizzato un catalogo di ragazze dallo sguardo particolarmente intenso. All'interno della foto infatti è imprigionata l'anima delle giovani.

Sceglie la via della ghost story ironica L'Incredibile Storia di Natale (1989), reputata dall'autore una delle sue storie più riuscite. La costruzione è piuttosto classica riuscendo a riscattarsi per un epilogo decisamente terreno per dei fantasmi. Ogni anno, per il Santo Natale, gli antenati di una dinastia fiorentina si ritrovano attorno a un tavolo fuoriuscendo dai ritratti che li immortalano. Al centro della discussione è la scelta di un loro discendente di vivere facendo l'idraulico. Contenuto altamente satirico, caratterizzato da continui strali che ironizzano sulle modalità attraverso le quali le grandi famiglie sono riuscite a fare soldi, grazie a furti e depredazioni, in vista di un epilogo dove non si sputa su nulla, se questo può garantire introiti.

Non mancano le visioni apocalittiche di una Terra sconvolta dalle bombe nucleari. Emblema di questi racconti è Il Lungo Risveglio (1971), dove un pilota spaziale viene selezionato per potare a termine un'operazione di salvataggio. È stato incaricato di raggiungere, tramite un razzo monoposto, un traghetto spaziale in orbita attorno alla Terra col fine di pilotarlo alla base per recuperare gli alti esponenti della società americana e tentare un'operazione di colonizzazione di Marte. La Terra infatti è stata devastata dalle testate nucleari, al punto da apparire, dallo spazio, rossa. Andrà male, poiché quanto è stato fatto credere all'umanità si rivelerà falso: non vi è alcuna traccia del traghetto spaziale, al suo posto saranno presenti dei container in cui sono stoccate testate nucleari pronte a essere scagliate sulla Terra. Connesso a questa storia è Il Processo, un altro racconto che appare molto moderno (sebbene sia datato 1988), dove i due leader delle federazioni mondiali contrapposte, anziché disinnescare l'escalation bellica che riguarda i due distinti schieramenti, finiscono con lo scatenare una guerra mondiale, con utilizzo di testate nucleari, in quanto nessuno dei due può tollerare di chiudere il conflitto concedendo all'avversario una posizione di forza. Parla di un pianeta morente anche L'Occhio del Sole (1976), in cui i pochi umani superstiti sono costretti a vivere nelle proprie case attorno a un focolare, circondati da automi programmati per servirli. Il sole, infatti, è ormai una stella morente e si sta affievolendo, mentre molti umani hanno deciso di addormentarsi in delle tombe che danno l'idea di esser settate per conservarli nel tempo. Finale a sorpresa.

Avarie e atterraggi su pianeti sconosciuti sono al centro del racconto Un Faro tra le Stelle (1976) dove assistiamo a un approdo d'emergenza per riparare un'astronave danneggiata da una tempesta di meteoriti. Sul pianeta alieno, gli astronauti saranno visitati da un indigeno, in tutto e per tutto identico agli umani preiestorici, che ruberà loro un importante strumento di lavoro. Il tentativo di recuperare il maltolto immetterà i “nostri” in una scoperta scientifica di straordinaria importanza: una sorta di tempio al cui interno una popolazione extraterrestre, venuta da un'altra costellazione, ha lasciato una mappa multimediale dell'universo.

Piace poi Una Sera (1976), un valido e modernissimo racconto distopico, che oggi ben si presterebbe per evidenziare la compressione delle libertà delle donne in paesi come l'Iran. Un gruppo di agenti, infatti, sorprende una giovane ragazza che, sotto l'abito, calza un vestito da ballo proibito dalla legge. Lode infine per I Jurassic Brothers (1995), un mystery che porta in scena dei men in black che tengono in cantina una serie di televisioni ciascuna delle quali sintonizzata su un diverso episodio che ha segnato la storia dell'uomo. Che cosa si cela sotto tale mistero? Ai lettori il compito di svelare l'enigma.

Questo il meglio di un'antologia che, per il resto, propone comunque altro di interessante, a partire dalle indagini del planetologo Uriel Qeta (residente sulla luna) e dal trittico di avventure del Club Pigreco (dove si disquisisce di numerologia con presa più intellettuale rispetto alle altre storie). Storie ben scritte (soprattutto, nel caso del Pigreco, per dei dialoghi che oserei definire tarantiniani), dove si propongono enigmi spesso matematici e, nel secondo caso, un contesto culinario (siamo sempre in un ristorante dove di degustano leccornie) al servizio di una coralità contraddistinta da diversi personaggi pittoreschi quali Martin Mystère e l'alter ego di Bellomi Jack Azimov. Più action le storie del gigantesco Uriel Qeta, di cui segnaliamo La Sequenza Spezzata (2005) che vede il planetologo al cospetto di un enigma legato all'assassinio di un astronomo trafitto da un dardo avvelenato. Bellomi ricorre a indovinelli e barattoli, disposti dalla vittima per conferire un indizio agli indagatori connesso a una sequenza matematica che porta alla rivelazione del nome dell'assassino. Molto ingegnoso, ma non originale: chiedere ad Ellery Queen e al racconto Dead Ringer (inserito in Estate Gialla 1980). Uriel Qeta è protagonista anche di Lo Scienziato che Amava la Rivoluzione Francese, un'avventura su Marte con il planetologo chiamato a risolvere l'enigma legato a un'espressione di uno scienziato morto per infarto. La soluzione è derivativa e rimanda a quanto già letto ne Il Diavolo e L'Alchimista.

CONCLUSIONE

Storie accattivanti, veloci da leggere che raggiungono un eccellente compromesso tra intrattenimento e contenuti. Molti gioielli, infiniti buoni raccconti, pochi scivoloni. Da comprare, ma occhio al prezzo. 

 
L'autore ANTONIO BELLOMI.
 
"Il mostro è il senso di colpa inutile, è la bestia immonda che divora l'anima degli uomini senza costrutto".