Autore: AA.VV. a cura di Circolo Culturale Esescifi.
Anno: 2026.
Genere: Horror.
Editore: Indipendente.
Pagine: 272.
Prezzo: 14.90 euro.
Commento a cura di Matteo Mancini.
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l'antologia annuale Esecranda,
a cura del Circolo Culturale Esescifì, giunta all'undicesima
edizione. Si tratta, in tutta probabilità, del concorso di narrativa
horror al momento più importante in Italia. L'edizione XI, terminata
il 31 dicembre 2025, ha visto il record di iscritti, con oltre cento
partecipanti tra i quali firme del calibro del vincitore del
Premio
Urania Claudio
Vastano (che ha presentato, violando il bando, un racconto già edito
e già pubblicato sulla antologia "best seller" Notte
Horror '80 di
Acheron Books). Molte firme dell'Underground hanno accettato la
sfida, faticando non poco a entrare nell'antologia dei finalisti
dove, a ogni modo, si registra la presenza di quattro autori della
Hall
of Fame
(sono inclusi nella Golden
Edition
della storia decennale del concorso) del concorso ovvero Orfeo
Patranel (poi vincitore dell'edizione), Enrico Ravasio, Cristiano
Fighera e Matteo Mancini (il sottoscritto). Tra i non qualificati,
oltre il sopracitato Vastano, spiccano i nomi di Carlotta F. Leone
(fresca finalista all'Urania Short e finita nel secondo tomo) e i
vari Paola Viezzi (vincitrice Premio
Kipple),
Emanuele Arciprete (vincitore Premio
Rill),
Federica Milella (finalista Visioni
dal Futuro
2025), Mattia De
Pascali (autore dell'eccellente 5 Biglietti per un Drive In, edito da Cut-Up Edizioni), Paolo
Bertoglio (pubblicazioni con Independent Legion Publishing), Carmine
Cantile (pubblicazioni con Weird Book), Cesare Buttaboni (noto
recensore horror) e altri, tutti inseriti nella versione ebook.
La
selezione finale non mi ha del tutto convinto, così come l'ordine di
arrivo. La redazione ha deciso di strutturare la pubblicazioni in tre
parti: un primo tomo con i migliori quattordici racconti, un secondo
con ulteriori sedici e un'infinita extended version in ebook formata dai trenta
racconti selezionati più ventinove ulteriori per un totale di cinquantanove storie.
In
questo primo tomo, figurano almeno sei ottimi racconti, tre ulteriori
validi, un racconto intermedio e quattro che non mi hanno convinto.
L'orrore non è sempre predominante. Ci sono almeno due thriller
grandguignoleschi (Fabrizio Raccis e Guido Del Giudice), uno dei
quali con elementi fantastici, e due fiabe nere (Enrico Ravasio e
Andrea Pupeschi), di cui una virata al war
movie
(Ravasio), mentre i restanti racconti trattano di
apocalisse demoniaca (Cristiano Fighera e Matteo Mancini), Folk
horror (Emanuele Di Filippo, Andrea Ravasio e in parte il già citato
Raccis), ghost stories atipiche (Federico Biuso, Michele Nanni,
Valeria Lipoma e Alessio Monni) e contaminazioni organiche
determinate dalla presenza di parassiti nel corpo umano (Orfeo Patranel e Daniele
Baiardi). Dunque, da come si può intuire e a differenza di quanto si
è letto, non si tratta di un'antologia poi così variegata,
rintracciandosi una certa impronta identificativa. I racconti, infatti,
possono raggrupparsi in sei sottogruppi.
Il
livello generale è buono anche se, a dispetto della classifica
finale, vi sono almeno tre racconti (non me ne vogliate) non
all'altezza di un'antologia super selezionata. Spiegherò di seguito questa mia impressione.
Sei
sono i racconti, a mio modo di vedere, che spiccano,
quattro dei quali per narrazione e scelte strutturali non lineari e
più "impolpate" rispetto a tutte le altre. I quattro racconti migliori e più
complessi di scrittura (e dunque anche più difficili da scrivere)
sono Cavallo
Cieco di
Orfeo Patranel, Seme
di
Guido Del Giudice, L'Ultima
Volta di
Enrico Ravasio e La
Bestia che Sale dal Mare di
Matteo Mancini. Dietro questi quattro racconti brillano, seppure meno
strutturati e meno caratterizzati, Il
Principe di
Cristiano Fighera e Lemure
di
Michele Nanni. Il mio vincitore e le relative menzioni personali
(spero gradite) passano da questa rosa. Vediamo singolarmente i
singoli racconti.
RECENSIONE NEL DETTAGLIO: ATTENZIONE SPOILER
Cavallo
Cieco di
Orfeo Patranel, autore che avevo già indicato come mio personale
vincitore in Esecranda
IX,
ha conquistato il primo gradino del podio. Senza ombra di dubbio, è
un racconto estremamente elegante e tecnico, per non dire onirico. Patranel è un autore di
grande classe, sebbene meno titolato di altri. Qui prende
ispirazione da storie che rimandano a film quali L'Alieno
(“The
Hidden”, 1987) di Jack Sholder o Slither (2006) o Il Demone sotto la Pelle (1975), con un insettone alieno (anche se
si allude alla sua presenza da sempre sulla Terra) che assume il
controllo a tempo determinato del protagonista per compiere azioni delittuose in
giro per il mondo. La storia è volutamente non ben definita, appare
sfumata e sospesa tra sogno lucido e delirio. Alcuni passaggi
rimangono confusi (il teletrasporto) e tra questi vi è il finale. È
innegabile che Patranel riesca ad accattivare la lettura, ma a mio
modo di vedere non è una storia perfetta. Può comunque valere il
primo posto e io stesso ne confermo il piazzamento.
La
Bestia che Sale dal Mare
è il mio racconto (Matteo Mancini) e questo mi genera un po' di
imbarazzo nel parlarne, in quanto dovrebbero farlo altri (ma quando
si tratta di fare recensioni rispondono i soliti due gatti). È
una storia che nasce da lontano, pesca dall'Apocalisse di San
Giovanni, dalla Bibbia e dalla filosofia, cercando di fare critica
sociale (condanna del materialismo e della conduzione di una vita
priva di spiritualità) e al contempo omaggia la narrativa di genere rappresentata da romanzi quali La
Notte del Demonio (“Demon
Knight”, 1988) di Joseph Straczynski, Il
Popolo Bianco (“The
White People”, 1904) di Arthur Machen, L'Esorcista
(“The
Exorcism”, 1971) di Peter Blatty e Il
Presagio
(“The Omen”, 1976) di David Seltzer, incrociandola col mondo dei
fumetti proprio di Hulk
e
di Devilman.
Strutturato su cinque piani temporali diversi che vanno dalle peregrinazioni
di San Pietro, alla nascita di un ipotetico ordine religioso (di
fantasia) passando per il passato dei tre protagonisti principali
della storia (un esorcista, un prete di paese e un uxoricida
resuscitato). L'obiettivo era miscelare il tutto, plasmando un racconto capace di divertire con un piglio cinematografico che richiede una narrazione continua dove i fatti accadono rigo per rigo (e non dove si "mena il can per l'aia" o si allunga il brodo). Alcuni lettori hanno riconosciuto delle similitudini con la
recente serie
Midnight Mass
(2021) che io però non conosco. Non nascondo che, al di là della
felicità per essere stato incluso nel primo tomo, sono rimasto molto
deluso del piazzamento (quattordicesimo) specie dopo aver letto gli
altri. Penso che valesse molto di più, soprattutto se rapportato a
racconti quali Welcome
to Deadbrook, Quel Fradicio Settembre, Il Faro e il Custode, Mantra,
La Torre dell'Ascensore e
C'era
una Volta che,
secondo me, sono nettamente meno riusciti.
Strettamente
correlato a La
Bestia è
Il
Principe di
Cristiano Fighera (terzo classificato), che utilizza i medesimi
ingredienti e propone scene (il mezzo che ha un incidente, il demone
rinchiuso in un furgonato, il veicolo con la targa del vaticano) e
personaggi similari (l'esorcista dannato, il demonio che prende il
controllo del mondo, la resa dei Carabinieri), riprendendo il plot
già visto del camion che non si può arrestare se non per pochi
minuti e che è condannato a viaggiare pena l'ira del
misterioso carico che resta nascosto o comunque mai descritto per
tutto il corso della narrazione. Un'idea questa pressoché identica
al racconto Tir
Blu Klein di
Matt Briar, selezionato al Premio Rill 2024 e contenuto
nell'antologia Si
Riparano Macchine del Tempo (Acheron
Books, 2024). Le caratterizzazioni non sono curate, inoltre
l'esorcista assume condotte assurde decidendo arbitrariamente (perché
altrimenti le conseguenze sarebbero peggiori) di giustiziare
ragazzini e soggetti di passaggio, così da tenere buono il demone (in realtà avverrà l'opposto).
Un errore quest'ultimo, perché in contrasto – se non altrimenti
motivato – con il ruolo di un prete (che si rimetterebbe al volere
di Dio). A ogni modo, è un racconto che mi è piaciuto e l'ho letto molto volentieri, pur trovandolo privo della profondità de La
Bestia che Sale dal Mare
e per questo, secondo me, peggiore (mi verrebbe da dire che è
migliore il mio). Da evidenziare comunque il finale cupissimo, dove
viene sgretolato anche quel barlume di speranza lasciato da La
Bestia che sale dal Mare con cui completa un ottimo dittico.
L'Ultima
Volta di
Enrico Ravasio è il racconto che più mi ha divertito. L'ho letto
due volte, perché nella prima occasione sono rimasto un po'
disorientato. Vale il discorso fatto per La
Bestia:
incomprensibile che sia tredicesimo dietro a una serie di racconti
che sono palesemente inferiori. Dal punto di vista delle scenografie e della fauna è
il racconto migliore. Ravasio omaggia in versione B-Movie Alice
nel Paese delle Meraviglie (e
Viaggio
al Centro della Terra)
con
una sottotraccia che segue i cliché di Apocalypse
Now.
Un manipolo di militari si incarica di recuperare in un contesto
fatato un Generale impazzito (affetto dal cancro), muovendosi in un reame sotterraneo tra
vegetazione aliena (funghi luminosi) e animali antropomorfi parlanti.
La struttura, anche qua, non è lineare. La sensazione è di leggere
una sorta di sequel
di un qualcosa di precedente e infatti, in corso d'opera, si
delineano tutti gli antefatti. Ravasio narra dall'inizio alla fine,
costruendo una storia in cui le caselle vanno a riempirsi strada
facendo. L'iniziale atmosfera da fiaba per adulti (dialoghi
graffianti e ironici) si trasforma presto in un incubo in odore da
cannibal
movie
anni '70 (sodomizzazioni, soggetti sventrati e appesi), con trovate
da war
movie.
Tutto carino e di pregevole fattura, se non fosse per i marcatissimi
debiti con il romanzo Il
Livello Perduto (“The
Lost Level”, 2015) di Brian Keene, in precedenza già marcatamente
saccheggiato da Cocagne
(2018)
di Alessandro Girola (da cui arriva l'idea del soggetto malato che si rifugia nell'oltremondo).
Un
altro racconto dall'interessante struttura è Seme
di
Guido Del Giudice, nome in ascesa nell'underground ma ancora sottovalutato
(piazzamenti a Darkest
Matter, Abissi e
Torre
Crawford).
Più un thriller fantastico che un horror, si tratta di una storia
che sintetizza due racconti in uno utilizzando quale leitmotiv un
terzo racconto costituito da un'entità aliena piovuta sulla terra
che funge da ispiratrice degli eventi, spostandosi avanti e indietro
nel tempo. Lo stile sperimentale, punto di forza del progetto, ha in
tutta probabilità penalizzato il risultato finale (undicesimo
posto, anche questo dietro a racconti notevolmente inferiori). È di
gran lunga il racconto più complesso da scrivere per effetto di una
costruzione sperimentale, che abbandona la linearità per cercare una
via più qualificante. La traccia del lontano passato (il 1973)
procede in modo lineare, intervallata da una traccia più avanti nel
tempo e “montata” in modo deflagrato come in film quali Rapina
a Mano Armata (1957)
di Kubrick o Pulp
Fiction
(1994) di Tarantino. La ragione di ciò sta nel fatto che la storia è
narrata dalla prospettiva del 1973 con rimandi, quali visioni, a eventi futuri, in una costruzione (tipica di una certa scifi) in cui
il futuro si è già delineato nonostante non si sia ancora
verificato. Vendetta, rinascita, serial killer e momenti horror che
rimandano alle fusioni corporali di certi film di Brian Yuzna, penso
a Society
(1989)
o Faust
(2001), sono gli ingredienti base.
Chiude
la rosa dei miei migliori l'estremamente inquietate Lemure
di
Michele Nanni (autore, a differenza dei sopracitati, che non conoscevo),
che propone la triste vicenda di un uomo perseguitato, fin dall'infanzia,
da una creatura ectoplasmatica di sesso maschile e nuda che gli impedisce di
avere rapporti sessuali e, al tempo stesso, determina la morte di
tutte le donne che abbiano cercato di instaurare una relazione
amorosa col ragazzo. Tra i migliori in assoluto dell'antologia, ma di
struttura lineare e dal minore coefficiente di difficoltà. Quarto
classificato.
Dietro
questo lotto di racconti si assestano tre elaborati validi, ma
inferiori dei sopramenzionati. Scannaporco
di
Emanuele Di Filippo, secondo classificato, è la copia italiana di
Candyman
(1992)
da cui poco si discosta e quando lo fa, curiosamente, offre le parti più riuscite
della storia, grazie a una buona contaminazione col folk-horror. La narrazione, a ogni modo, è quadrata e ben definita, col merito di
evocare ottimi momenti splatter con punte di tensione, tra i migliori
dell'antologia (la scena del porcile con i maiali che placano il loro
grugnire). Purtroppo il boogeyman
è
ricalcato dalla pellicola di riferimento e non ha nulla di proprio.
Come nel citato film, è possibile evocare Scannaporco pronunciando
per cinque volte il suo nome e, sempre come nel film, quest'ultimo,
armato di uncino scanna chi lo evoca per vendicare la morte truce e
ingiusta che gli è stata riservata quando un tempo era un umano
(caratteristica ancora una volta mutuata dal film, anche se qui si parla di omosessualità anziché di razzismo). Finale
interessante, ma troppi debiti. Secondo posto immeritato.
Verte
sul thriller grandguignolesco La
Iena di San Giorgio
di Fabrizio Raccis (quinto classificato) che, come Scannaporco,
parte da una leggenda locale su un killer di periferia (siamo in
Piemonte) per dipanarsi in un'indagine sulle bizzarre pietanze che
vengono servite in un ristornate che annovera senatori, comandante
della polizia e noti imprenditori tra i propri clienti. Si cerca la
via allegorica con una serie di dialoghi ambiziosi che non centrano
pienamente l'obiettivo. Non mancano tuttavia dei buoni momenti (la
scoperta del camion con frattaglie umane). Presenza massiva di
metafore, alcune delle quali forzate. A ogni modo, intrattiene.
Mantra
di
Daniele Baiardi tratta il dramma del cancro e della solitudine
con un impianto drammatico che, nell'ultima pagina e mezzo, vira
all'horror alla Alien,
col tema del parassita che si ciba di carne umana. Visto qualcosa del
genere, di recente, anche nel film Blood.
Elegante lo stile (eccetto i periodi che iniziano col “mentre”),
ma la narrazione latita e lascia più campo alla disperazione introspettiva.
Sul
livello dei tre racconti appena analizzati si assesta C'era
una Volta di
Andrea Pupeschi, ben scritto e in odore di fiaba nera, sebbene un po'
confuso e troppo legato ai racconti infantili (della serie: se non ti
addormenti arriva l'uomo nero). Narrazione a corrente alternata. Pur
faticando a carburare, regala qualche momento di tensione all'interno
di una sorta di manicomio infantile dove, ogni sera, una strega sale
a divorare pezzo per pezzo i bambini che non dormono.
I
restanti quatto racconti non mi hanno convinto. La
Torre dell'Ascensore di
Federico Biuso e Il
Faro e il Custode di
Valeria Lipoma, pur se ben scritti, hanno un ritmo lentissimo che porta alla noia e in cui sembra non succedere mai niente. Il primo sembra una variante
della serie di racconti stile tredicesimo
piano,
l'altro invece è un racconto di atmosfera sulla solitudine e su una
specie di genius loci che risiede all'interno di un faro.
Quel
Fradicio Settembre di
Andrea Ravasio è un racconto riempitivo. Sviluppo lineare e
semplice, con un evento meteorologico violento (un acquazzone) che
porta il protagonista a prendere una strada alternativa che lo
porterà in un casolare abbandonato dove gli verrà narrata la storia
di una creatura metà donna e metà rettile (variazione del tema "sirene"). Manca di fantasia e non
riesce a graffiare all'epilogo, dove il presunto colpo di scena
lascia indifferenti i lettori. Niente a che fare con La Tana del Serpente Bianco di Bram Stoker.
Simile
a Il
Faro e il Custode
di
Valeria Lipoma è Welcome
to Deadbrook di
Alessio Monni. Si tratta di un'altra storia in cui il protagonista
diviene prigioniero di un luogo e impossibilitato a ritornare alla
vita comune. Nella fattispecie siamo in Scozia, in un villaggio off
limits,
dove le anime dei trapassati persistono a vagare per le vie urbane.
Pur se più intrigante e definito rispetto alle storie della Lipoma e
di Biuso, grazie alla struttura tipica del racconto d'indagine, pecca di
stile e di costruzione narrativa. Monni adotta periodi frammentari,
spezzati e minimalisti. I dialoghi sono da teenager (il protagonista
che litiga col tassista oppure telefona a un noleggiatore
fancazzista), per non parlare di tutta la prima parte di racconto
(finché non si arriva a nel villaggio fantasma) che fa “brodo” e
che si potrebbe tranquillamente tagliare. Buona l'idea di Deadbrook,
poco definita la spiegazione sull'entità che domina la città e che
pare far rivivere il passato (il tema del ricordo, sebbene meno
caratterizzato, c'è anche nel racconto della Lipoma) oscuro del
protagonista.
CONCLUSIONI
Progetto
da sostenere. Prezzo, questa volta, economico (circa 15.00 euro) che
vale l'acquisto. Leggerò anche il secondo tomo, a caccia di racconti
da rivalutare. Particolare nota di merito per le raffigurazioni, dedicate a tutti i racconti, a firma dell'immancabile Lellinux. Carinissima (soprattutto per i disegni) la graphic novel finale dedicata all'eroina Falena Nera di Teodorani e Zano con contenuto alla Kriminal (maschilismo di fondo in stile anni '60).
LA
MIA CLASSIFICA
1
PATRANEL
2
MANCINI
3
RAVASIO E.
4
DEL GIUDICE (menzione)
5
NANNI (menzione)
6
FIGHERA (menzione)
7
DI FILIPPO
8
RACCIS
9
BAIARDI
10
PUPESCHI