Autore: AA.VV..
Curatore: Roberto Santachiara.
Titolo Originale:
Il Lato Oscuro.
Anno: 2006.
Genere: Giallo / Crime.
Editore: Einaudi (2006).
Pagine: 520.
Prezzo: 16,50 euro.
Commento a cura di Matteo Mancini.
LA PREMESSA
A volte il destino disegna delle trame da cui è
impossibile sottrarsi e una di queste è quella che mi lega a questa
antologia. Uscita nel 2006, primo anno in cui intrapresi la via della
scrittura, The Dark Side si propose alle mie attenzioni pochi
mesi dopo la sua uscita, facendo mostra di sé dagli scaffali dei libri dell'Ipercoop in
cui, anni prima, avevo preso il mio primo libro di Stephen King
(“Stagioni Diverse”). All'epoca leggevo soprattutto
antologie collettive horror o di fantascienza oltre che testi di
criminologia e di Carlo Lucarelli, da cui peraltro a inizio 2007 fui
selezionato in un concorso narrativo. Leggere il nome di Lucarelli,
in copertina, unitamente a quello di Stephen King, mi indusse ad
afferrare il libro e a sfogliarlo. Diciannove nomi, molti dei quali
per me (all'epoca) sconosciuti, con un insolito mix di scrittori
americani e italiani. Interessante, ma anche, per un lettore in erba,
meno accattivante di altri testi per l'idea di costituire un
tentativo di lancio di autori di casa. La cosa comunque colse la mia
attenzione, ma il rimando alla crime fiction frenò il mio
entusiasmo. Non presi il libro e passai oltre, preferendo dedicarmi
all'approfondimento della narrativa del terrore. Quella non fu
l'unica occasione che mi avvicinò all'acquisto del volume. The
Dark Side si è più volte riproposto alla mia attenzione, vuoi
nelle librerie dei libri usati, vuoi tra i volumi venduti da utenti
ebay da cui avevo scelto una serie di volumi in blocco. Tutte le
volte, la visione del volume mi indusse a soffermarmi e a valutare l'acquisto per poi declinarne il proposito. Sono così
passati, in un battito di ali, quindici anni di mancato amore finché
un giorno, sospeso da lavoro a causa della mancata effettuazione del
tampone e di ritorno da una manifestazione No Green Pass, The Dark
Side è tornato per l'ultima volta ad accarezzare le mie dita. Un
banale lunedì mattina di metà ottobre, mentre scartabellavo una
catasta di volumi ammucchiati in una bancarella montata sotto il
Comune di Pisa, ecco che la copertina nero-azzurra riaffiora dal
tempo. Accanto, scritto a pennarello in formato gigante, il prezzo
per ogni volume disposto in quella parte della bancarella: 1 euro.
Ultima chiamata e ultimo prezzo per un'offerta che non si può rifiutare, giusto per restare in tema di crime fiction. Ora o mai più, mi dico. Decido di rispondere
all'invito, sarebbe altrimenti offensivo non farlo. A quel prezzo, il volume è praticamente regalato. Lo compro e in appena sette giorni leggo il
testo.
ANALISI GENERICA
The Dark Side è un'antologia alquanto insolita.
Curata dall'agente letterario Roberto Santachiara, è un volume che
propone diciotto racconti neri (uno di questi
fantascientifico), equamente divisi tra scrittori italiani e
scrittori americani, a cui si aggiunge uno spaccato di vita
autobiografico di uno dei maggiori autori di noir a stelle strisce
ovvero James Ellroy.
Un
volume dunque accattivante e con ambizioni internazionali da
premiare per il proposito di lanciare scrittori italiani
usando quale via promozionale la partecipazione di un parco di
scrittori d'oltreoceano di eccezionale presa commerciale. Tra questi
ultimi spicca Stephen King, credo per la prima volta inserito in un
volume al fianco di scrittori italiani. L'asso del Maine, celebre per
romanzi quali It,
Shining e
Il
Miglio Verde,
è solo uno dei tanti assi schierati da Santachiara. Nel testo
figurano infatti maestri assoluti come lo scrittore della golden
age
fantascientifica Robert Silverberg, il plurivincitore dell'Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year
Jeffrey
Deaver (autore, tra gli altri, del romanzo Il
Collezionista di Ossa,
da cui poi è stato tratto il film interpretato da Denzel
Washington), l'ex pugile F.X. Toole celebre per il racconto da cui
Clint Eastwood ha tratto il capolavoro Million
Dollar Baby,
il giornalista di cronaca giudiziaria
James
Grady poi assurto al rango di scrittore di culto con I
Tre Giorni del Condor
(da cui il film degli anni settanta diretto da Sidney Pollack con
Robert Redford) nonché il monumentale Ed McBain, creatore di
quell'87 Distretto annoverato tra le serie poliziesche più popolari
di ogni tempo. Al fianco di questi autori figurano inoltre una serie
di scrittori italiani popolarissimi. Alle celebrità Carlo Lucarelli,
conduttore della trasmissione Rai Blu
Notte e
di Dee
Giallo,
ma soprattutto scrittore di thriller (tra i quali ricordo Almost
Blue e
L'Isola
dell'Angelo Caduto)
e libri di inchiesta, e il magistrato Giancarlo De Cataldo (divenuto
uno scrittore di riferimento del giallo all'italiana grazie a Romanzo
Criminale)
si
sommano autori meno noti al grande pubblico ma dotati di una larga
schiera di aficionados.
Tra questi abbiamo il portabandiera del cosiddetto gotico rurale italiano
(alla Pupi Avati, per intenderci) Eraldo Baldini e il collettivo
bolognese Wu Ming, ma anche uno dei principali traduttori
dall'inglese all'italiano di Stephen King ovvero Giovanni Arduino.
Dunque un bel gruppo di scrittori coordinati da Roberto Santachiara,
agente letterario con molte amicizie influenti oltreoceano.
Santachiara pensa in grande e, parlando con McBain, concepisce
un'idea priva di precedenti: mettere
insieme una generazione di scrittori noir, horror e mistery italiani
- legati alla sua agenzia letteraria - col
top proposto dalla produzione americana.
Un amalgama funzionale a esportare negli Stati Uniti gli scrittori
della nostra penisola. Un tentativo di conquista che non andrà in
porto.
Santachiara
bada ai nomi, non costruisce un progetto definito.
Gli autori non hanno limiti di battute né viene loro indicato un
tema a cui dedicarsi se non il generico collegamento alla crime fiction. Santamaria vuole i grandi nomi, poco importa a
cosa essi si dedichino. Quello che conta è il richiamo del pubblico
che gli stessi sono in grado di garantire. Il risultato finale risente
molto di questa impostazione. The
Dark Side è
un'antologia che non ha un fil
rouge,
mancando quindi di una vera e propria anima.
Ciò inficia il giudizio sul volume, ma non ovviamente quello sui
singoli racconti spesso e volentieri interessanti.
Sebbene
manchino racconti geniali sul versante dei soggetti, la qualità degli autori spicca nelle
notevoli doti narrative.
Circa la metà dei racconti è piuttosto qualitativa, soprattutto per
la capacità di coinvolgimento di cui sono capaci i narratori. Certo,
non ci sono idee innovative. La bontà sta nel saper raccontare le
storie. Gli scrittori stranieri, in media, sono di qualità superiore rispetto alle
prove offerte dai “nostri”. Sono sei i racconti che definirei
buoni, di cui due italiani (tra cui quello di Carlo Lucarelli). Altri quattro
(compresi De Cataldo e Baldini) sono più che sufficienti. I restanti
vanno dal sufficiente al mediocre, con soli due racconti (entrambi
italiani) che ho reputato scarsi per i motivi che indicherò di
seguito nell'analisi dettagliata.
Ciò
premesso, The
Dark Side è
un volume
da premiare
per l'intento che ne sta alla base e per il suo offrire ai lettori l'opportunità di conoscere
autori nuovi, cercando di spingerli sulla produzione italiana. Da non sottovalutare il tentativo di offrire visibilità
internazionale a una serie di autori italiani e, di conseguenza, al
nostro movimento letterario di genere. Un aspetto questo che non può
che essere lodato. Purtroppo, l'Einaudi non ha ristampato
l'antologia, segno di un successo non riscontrato sul mercato e per
questo rinviato al mittente.
Carlo Lucarelli.
ANALISI DETTAGLIATA
Pur riconoscendo una
qualità generale più che interessante. Sono tre i racconti che si
contendono il gradino più alto dell'ideale podio.
Si tratta di tre storie
molto diverse, che non hanno certo nel soggetto il loro punto di
forza. La qualità sta in un caso nella tecnica e nel giocare sui
luoghi comuni del lettore medio, nell'altro caso sta nel
particolareggiato sviluppo del contesto ambientale rappresentato dal mondo dello sport
e nel terzo caso risiede nella caratterizzazione del personaggio
protagonista. Ciò premesso ritengo il racconto che chiude
l'antologia, Holy Man (“Sant'Uomo”)
di F. X. Toole, il
miglior elaborato dell'antologia. Conosciuto soprattutto per Lo
Sfidante, il racconto da cui è
stato tratto Million Dollar Baby,
Toole, già scomparso da due anni rispetto all'uscita di The
Dark Side, offre nelle mani di Santachiara un inedito che non è affatto inferiore al capolavoro
che gli ha permesso di ottenere il successo internazionale. Ex pugile ed ex
allenatore di pugilato, Toole mette a disposizione della scrittura la
propria esperienza, fatta di duro lavoro a bordo ring ma anche di
conoscenza di aneddotica pugilistica, per raccontare dal punto di
vista di un allenatore, alla ricerca del campione che possa portarlo
alla corona, la vicenda di un pugile decaduto che riconquista
l'olimpo per cadere di nuovo in disgrazia, in balia dei medesimi
richiami (donne facili, soldi, cattive amicizie e alcool) che ne avevano
spezzato la carriera. Testo denso, coinvolgente, che rispolvera i
ricordi cinematografici che hanno reso epica l'epopea di Rocky
Balboa, senza però cancellare la zona d'ombra caratterizzata dalla
illegalità, dagli incontri combinati e dagli egoismi che gravitano
attorno al mondo della boxe. Cinico, ma realistico nel suo
mostrare la lunga e faticosa strada verso l'ascesa e, al tempo
stesso, la ripida e veloce discesa da cui perdere tutto (fiducia e stima comprese). Toole ci dice che, a volte, la seconda chance è un qualcosa che non deve
essere concesso a chi non se l'è saputa meritare. Amaro.
Molto qualitativo e,
per certi versi, didattico, per l'evidente tecnica messa a nudo
dall'autore, è Born Bad
(“Seme Cattivo”) dell'asso Jeffrey Deaver. Racconto breve del
2003 che gioca sui luoghi comuni e sui cambi di prospettiva, in una
logica sofistica che ribalta, attraverso un lavoro di costruzione e
decostruzione progressiva, il quadro che il lettore si era fatto.
Storia in sé e per sé semplice, ma lavoro di tecnica magistrale.
Deaver propone un arresto in famiglia raccontato in modo da
capovolgere gli iniziali i ruoli (supposti dal lettore) di madre modello e di figlia scapestrata.
Lavora invece sulla
caratterizzazione del personaggio l'italiano Giampiero
Rigosi, con il suo Alfama,
una storia che rievoca i copioni di Luc Besson (penso a Leon).
Autore di Bologna, con cui ho avuto l'onore - nel giugno del 2021 -
di condividere una pubblicazione nella medesima antologia (siamo
insieme pubblicati in Storie Felsinee – I 34 Racconti di
Bologna a cura di Giovanni
Modica, per Il Foglio Letterario), Rigosi piazza una storia da
annoverare nel sottogenere dell'allievo che supera (o tenta di farlo)
il maestro. Sicario della ndrangheta operativo a Milano, Alfama è un
vecchietto silente dai modi gentili, romantico, malinconico e apparentemente pacifico. È un
qualcuno che potrebbe benissimo celarsi nella popolazione, passando
da inosservato (cosa che farà all'epilogo per sottrarsi alla
vendetta dei mandanti di un tempo). Alfama è chiamato ad addestrare
il nipote di un boss, un ragazzo amante della bella vita e delle
donne appariscenti, chiacchierone e caciarone che non spende troppo nel premere il grilletto. Improvvisamente
tagliato fuori dalla cosca mafiosa, Alfama riesce a sventare
l'omicidio commissionato a sue spese, grazie a quell'esperienza a cui
un giovane killer non può pensare di sopperire col coraggio e il
fegato. Testo bello, triste, che mostra la dura vita (e la rinuncia alla propria famiglia) di un sicario costretto a fare
quello che fa più per condanna di vita che per una libera scelta.
Si mantengono su
livelli buoni altri tre racconti. Più concentrato sull'intreccio è
Carlo Lucarelli che col suo L'Uomo col Vestito a Strisce
regala forse l'unico
racconto veramente giallo dell'antologia. Lo scrittore parmense
ambienta il suo giallo nell'inusuale cornice di un campo di
concentramento nazista. A corto di indagatori, il responsabile del
campo, per venire a capo
dell'omicidio della fidanzata (un'ausiliaria con la passione per gli
ufficiali uccisa nel campo da una SS con pulsioni da serial killer), si trova costretto, suo malgrado, a ricorrere all'acume di un
ex poliziotto triestino recluso nelle baracche. Lucarelli ricrea, da abile
narratore, il clima e la follia dei campi di concentramento. Lo fa
con eccezionale presa visiva e fa avvertire al lettore i calci e i
cazzotti a cui sono sottoposti gli ebrei. L'intreccio giallo tiene
tanto da rendersi beffardo all'epilogo, andando di pari passo con lo sviluppo del
contesto d'insieme in cui si svolgono i fatti. Uccidere una SS, anche
per un pari grado, non è la stessa cosa di uccidere un “semplice”
ebreo, lo capirà bene l'ex poliziotto triestino che, risolto il caso, se la ride senza che gli altri ne comprendano la ragione.
Notevole è Herbert in Motion dell'inglese
Ian Rankin, celebre per la serie di romanzi del ciclo John Rebus.
Racconto del 1996 che ricorda il giallo In The Frame (“Una
Tela Rosso Fuoco”) di Dick Francis, Herbert in Motion
(titolo di un quadro
immaginario) trova la sua linfa vitale nella dettagliata descrizione
del mondo dell'arte pittorica, tra nomi di pittori e opere d'arte,
gallerie (il protagonista è il direttore della Tate Gallery di
Londra), agenti che si propongono di offrire quadri di giovani
emergenti e richieste di noleggio dei quadri avanzate da clienti per far colpo su
ospiti internazionali. Rankin è altamente ironico e, al contempo,
adrenalinico. Fa mettere in piedi ai suoi protagonisti, tra cui il
direttore della Tate Gallery, una truffa attraverso la quale rubare
una serie di quadri minori custoditi nei sotterranei della Tate
Gallery per sostituirli con delle copie fatte realizzare
appositamente da pittori in erba, così da poter vendere gli
originali a collezionisti privati senza dare l'idea che ci sia stato
un furto (idea mutuata dal citato romanzo di Francis). La richiesta
di noleggio da parte del primo ministro inglese di uno dei quadri
sostituiti getta però nel panico il direttore della galleria... è
l'inizio di una serie di incredibili coincidenze che porteranno il
direttore a essere smascherato da uno degli ospiti del primo ministro
inglese, un politico americano, patito per la pittura e amico fraterno dell'autore del quadro
originale (il Vittorio Sgarbi della situazione). Il direttore, ormai preso dall'idea di suicidarsi, viene
salvato da un particolare... il vero quadro è stato acquistato mesi
prima dallo stesso politico americano che si complimenta per la
qualità della riproduzione ("E' un falso con i controcoglioni!"). Davvero molto carino.
È molto buono anche
Six-Love (“Sei-Zero”)
di James W. Hall dove l'intreccio lascia spazio a un'analisi
introspettiva. Protagonista è un padre frustrato che vede ricadere
sulla figlia, una promessa del tennis, i propri fallimenti ancora una
volta a vantaggio dell'imprenditore che gli ha rovinato la vita. È
infatti il datore di lavoro dell'uomo, di nuovo, a rubare
quanto il destino aveva altrimenti messo a disposizione del nostro. Dopo
aver perso la donna, l'uomo vede la figlia superata in maestria dalla
figlia del rivale. Convinto di vedere in quest'ultima le
caratteristiche ciniche del padre, pensa bene di attentarne la salute
sparandole dalla distanza con una carabina così da stroncarne la carriera. L'infortunio della
ragazza, lancia la figlia del nostro verso le più alte vette del
tennis. Ormai divenuta popolare, la giovane tennista si diletta
nell'umiliare le avversarie; diventa arrogante e presuntuosa tanto
che il padre tende a non riconoscerla più come propria. Infatti, c'è
un particolare... quella non è sua figlia, ma la figlia del rivale,
mentre chi ha azzoppato è il reale prodotto del suo sangue... Si può
rimediare a un torto patito? Certo, facendone un secondo...!
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F.X. Toole
l'autore del miglior racconto d The Dark Side.
Su un livello
inferiore, pur assestandosi sopra la sufficienza, ci sono quattro
ulteriori racconti. Di James Grady (What's Going On)
quello migliore, una prison story
che proietta il lettore in un carcere di massima sicurezza in cui
sono detenuti, tra gli altri, il protagonista e suo figlio, uno scapestrato spaccone a cui una
banda rivale (per futili motivi) ha promesso la morte. Un'evenienza, quest'ultima, che il padre del giovane cerca a ogni modo di ovviare, prevenendone le occasioni. Laddove
falliranno le trattative col direttore del carcere e col boss che
muove i fili della malavita all'interno della prigione, sarà
l'arguzia e i rapporti interpersonali con gli altri detenuti ad
arrivare. Il vecchio riuscirà a innescare una rivolta interna,
passando agli occhi di tutti come l'unico in grado di poterla sedare senza
spargimenti di sangue e senza ritorni massmediatici. Per risolvere il
tutto, l'uomo chiederà al direttore del carcere quanto aveva già chiesto con le buone: il
trasferimento del figlio in un'altra struttura. Una richiesta banale che solo in una
trattativa dove c'è qualcosa da perdere può divenire una merce di
scambio. Richiesta accordata e rivolta sedata.
Si vola nell'anno 3000
con Robert Silverberg, maestro indiscusso della sci-fi, che tratteggia un mondo in pace perenne,
rivoluzionato dai viaggi in pianeti esterni, dal surriscaldamento
terrestre e dalla pratica della clonazione umana. Silverberg è in
vena di filosofismi e cita indirettamente gli insegnamenti di
Empedocle, filosofo greco che vedeva nella lotta tra odio-amore la linfa vitale del
progresso e della vita. A salvare l'esistenza dall'apatia ci
penseranno quattro cloni illustri (tra cui quelli di Picasso,
Hemingway e Einstein) e i loro attentati terroristici funzionali a
cancellare quanto resta dell'epoca antica, così da poter di nuovo
riavviare l'intelletto e la fantasia. Il nuovo millennio sarà salutato dal crollo del Louvre. “Quello di cui
abbiamo bisogno nel mondo è un ritorno alla sfida... Dobbiamo
tornare a vivere nel rischio.”
Orienta il tutto verso l'orrore rurale Eraldo
Baldini, vero e proprio specialista del genere, con la sua Notte
di San Giovanni. Si tratta di un racconto classico, ben
descritto e ambientato nel periodo susseguente al termine della
seconda guerra mondiale. È il contesto socio-ambientale contadino ad acquisire
rilevanza primaria. Baldini fa vivere sulla pelle dei lettori il
senso di povertà, la scarsità di cibo e la rabbia verso i vicini che si sono rivelati accomodanti con l'invasore
tedesco. In questo contenitore, sapientemente ricostruito, Baldini
delinea una storia dall'epilogo telefonato in cui folklore,
disperazione, superstizione, innocenza fanciullesca e stregoneria si
uniscono per confermare, pur se con presa realistica, la leggenda popolare per la
quale attendere a un crocicchio una strega comporta il rischio di perdere l'anima.
Meno qualitativo, ma comunque costruito con maestria è
Dolcevita Zen Shot del giudice De Cataldo. Il racconto
parla del mondo dei paparazzi, dei loro intrallazzi e delle
macchinazioni ordite per incastrare potenti uomini della finanza.
Come si suol dire, però, il diavolo fa le pentole e non i coperti...
così, in una ripresa casuale, il giovane allievo supera il maestro
immortalando la premessa che da avvio alla macchinazione orchestrata per
incastrare il facoltoso finanziere. È il proverbiale “zen shot”:
“l'immagine che non dovrebbe esserci. L'inquadratura
non programmata. L'incidente che può salvarti la vita o rovinartela.”
Sprazzi interessanti sono riscontrabili in In Like
Flynn del collettivo bolognese Wu Ming. Protagonista è il
mito di Hollywood Errol Flynn, attore di punta del cinema action
degli anni trenta e quaranta, che troviamo in una fumeria d'oppio a
Hong Kong, in compagnia di un fedele amico tedesco e di un ladruncolo
italiano. Flynn, allentato dalle sostanze psicotrope, racconta
dell'avventura a Manila che lo ha visto tentare di truccare un
combattimento tra galli. Testo strano, in cui la dimensione della
realtà e quella del sogno si mescolano, favorite dall'influenza
delle droghe. La parte relativa al racconto dei galli è a dir poco
spassosa, meno sono i sogni dei vari personaggi che mischiano quanto
detto prima di addormentarsi in un calderone che porta a soluzioni a
dir poco surreali.
In tutto questo, oltre che per lo spaccato
autobiografico di James Ellroy (primizia imperdibile per i suoi fan),
risiede il buono di The Dark Side. Un materiale sufficiente,
direi, per consigliarne l'acquisto, anche perché il resto non è
certo da buttare. Vi sono almeno altri due racconti meritevoli di
menzione dettagliata.
Il
racconto che apre l'antologia, per esempio, The
Mexican Pig Bandit (“La
Scrofa Messicana”) di James Crumley, autore considerato il “più
importante autore di romanzi hard boiled degli anni
settanta-ottanta”, è
un pulp
action
in salsa hippie (è ambientato a fine anni sessanta) di tutto
rispetto, pur se con un soggetto troppo lineare e un lessico sporco.
Protagonista è un detective privato ritornante dell'autore, C.W.
Sughrue, in vacanza in Messico. L'uomo, un asso nel ritrovare giovani
marmocchi in fuga dalle famiglie, se la sta spassando in Messico a suon di birre
e marijuana, quando assiste a una strana rapina. Un commando di
banditi, che poi saranno impropriamente accostati ai comunisti,
assalta un bus cittadino inducendolo alla fermata grazie
all'intervento di un'enorme scrofa ammaestrata. Il fine economico
dell'operazione è marginale. Il vero obiettivo è un neonato
di un'americana che, riconosciuto Sughrue, chiede aiuto al
nostro prendendolo a male parole per essersi limitato a fungere da osservatore. Azione e intrigo giallo sono al centro della storia, peccato
che il finale cali di intensità.
Merita
un plauso La
Divisa Stretta del
barese Piero Colaprico, che confeziona un classico crime
italico
immerso nella realtà del meridione e, più nello specifico, del
barese. Una realtà in cui la linea di demarcazione tra crimine e
anti-crimine è così sottile da confondere i confini (“crimine
e anticrimine sono le due facce della stessa medaglia”).
Notevole la parte di racconto ambientata nel ristorante dove i
poliziotti, tra cui un ispettore mandato da Milano per risolvere un
caso di corruzione interna alla Polizia, mangiano a fianco del tavolo dove è
riunito il clan mafioso.
Convincono
poco gli altri testi. Ed McBain (Can
che Abbaia)
abbandona la narrativa poliziesca di cui è maestro per deludere con
un testo breve e banale (pur se scritto bene) che vede un uomo
impegnato a uccidere il cane della compagna (un Maltese nano) finendo
per assassinare la stessa. Sulla stessa falsa riga è Stephen King
(Il
Sogno di Harvey)
che giostra il tutto su un sogno premonitore che sembra, all'epilogo,
manifestarsi nella sua concretezza (ma ciò è solo suggerito al lettore).
Il
Nero, del
vincitore del Premio
Calvino Flavio
Soriga, propone (in modo stanco e poco coinvolgente) le pratiche
seguite dai burocrati fascisti per eliminare banali rivali di amici,
addossando agli stessi fantomatiche attività eversive. Meno
brillante è Giovanni Arduino che anticipa Wulf Dorn (si veda il
romanzo Incubo)
con Francesca
Sta con Me,
racconto telefonato che gioca sulla tematica dell'amico immaginario a
cui confidare le proprie debolezze. Sperimentale e confusionario La
Gabbia,
a mio modesto avviso, il razzie
award per
il racconto meno riuscito dell'antologia. Lo firma Simona Vinci.
CONCLUSIONI:
Al
di là della mancanza di un trait d'union che conferisca una dimensione
specifica all'antologia superandone la matrice collettiva, The
Dark Side è
un'ottima occasione per avvicinarsi alla lettura di un genere, la
crime
fiction,
piuttosto sviluppato anche in Italia. Santachiara, curatore del
progetto, offre il meglio che c'è sulla piazza realizzando un
prodotto unico, purtroppo non ripetuto, in cui la narrativa di genere
italiana si incontra con l'americana. Vedere “i nostri” al fianco
di mostri sacri quali Stephen King, Jeffrey Deaver, Robert Silverberg,
James Ellroy, James Crumley, Ed McBain e James Grady non può che essere un sogno
per un lettore e appassionato italiano. Plauso a Santamaria per il messaggio lanciato, meno
per la gestione del progetto. Se lo trovate sulle bancarelle
dell'usato a prezzo ribassato non lasciatevelo sfuggire, pur se non
geniale nei soggetti, merita senza dubbio l'acquisto e propone il top del genere.
"Cercare un assassino in quell'universo di omicidi, trovare chi aveva ucciso una persona per consegnarlo a chi ne stava ammazzando milioni, e tutto questo per salvare la propria vita sapendo che comunque sarebbe morto."