Elenco

  • Cinema
  • Ippica
  • Narrativa
  • Pubblicazioni Personali

martedì 8 settembre 2026

Recensione Narrativa: LA CASA DI DIO di Andrea K. Lanza.

Autore: Andrea K. Lanza.
Anno: 2026.
Genere: Post Atomico - Sci-fi.
Editore: Edikit.
Pagine: 184.
Prezzo: 15,00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini. 
Andrea K. Lanza, deus ex machina della Edikit Edizioni, torna su queste pagine con quello che è, in tutta probabilità, il suo progetto più ambizioso. Rispetto al Fottuto Quarto Reich, qua recensito qualche mese fa, La Casa di Dio compie un deciso passo in avanti soprattutto a livello di cura stilistica. La prosa è estremamente elegante. Lanza lavora sui dialoghi e compone un lessico ricercato che plasma periodi variegati. Siamo nell'ambito del survival post-apocalittico, con un soggetto alquanto curioso e originale che sposa l'intelaiatura degli z-movie cinematografici per poi prendere una via assai più ambiziosa di matrice socio-politica. Piace e molto il substrato prettamente italico, vera e propria firma dell'autore. Lanza immagina un passato alternativo dove nel 1985, proprio mentre sta per essere lanciato il folle progetto cinematografico di Adriano Celentano intitolato Joan Lui (dove il molleggiato interpreta nientemeno che Cristo di ritorno sulla Terra), scoppia a Gaeta la bomba atomica. Bellissimo il prologo, dove viene narrata nel dettaglio la detonazione e gli effetti che l'esplosione provoca nell'immediato a Roma, dove Lucio Fulci e Aristide Massaccesi stanno discutendo del prossimo film da produrre. Da qui si va in avanti di 87 anni, con un gruppo di otto teppisti – gli Scaravengers (nome geniale, storpiatura di scavengers ovvero gli sciacalli) – che vagano nelle terre contaminate sparando ai celentaneidi alla ricerca delle sedicenti case di dio, dei bunker sotterranei dove si dice abbondino cibo, donne, medicine e benessere (in realtà sono luoghi di culto usati per sacrifici umani). La progressione del drappello, composto da bizzarri soggetti, tra cui un personaggio non munito di gambe che cita di continuo l'uomo ragno, viene inframezzato dal reality “il collegio” che va in scena proprio nella Casa di Dio, dove nuove divinità meccanizzate hanno preso il posto della religione convenzionale facendo del Joan Lui interpretato da Celentano il profeta di un nuovo credo che ha in Afrodite la dea per eccellenza.

Sparatorie, torture, omaggi a Rats – Le Notti del Terrore, I Predatori dell'Anno Omega, I Guerrieri dell'Anno 2072 e ai postatomici di Tonino Ricci, ma anche a Hercules di Luigi Cozzi, con gli Scaravengers che si ritrovano ad attraversare i fatiscenti studi della De Paolis rimasti al 1985 (per trovare sotto il set del sopracitato film di Bruno Mattei il tunnel che li condurrà alla casa), accompagnano la narrazione che, tuttavia, si dissocia presto dal prodotto di puro intrattenimento, Lanza costruisce un romanzo di genere che va oltre lo stesso, cadenzato dai brani musicali italiani e internazionali dell'epoca, per piegare verso il prodotto di autore anti-capitalista alla Jodorowski. Il soggetto infatti è decisamente folle e richiede di essere letto più volte per essere appreso. Lodevolissimo nelle intenzioni e assai bravo nel delineare le scenografie, Lanza appesantisce (mia modesta opinione) la narrazione con un background di caratterizzazioni (i personaggi sono tanti) che intralcia troppo l'azione, rendendo poco di genere un romanzo che nasce dal genere. Troppo spesso, il fluire narrativo viene spezzato dalle riflessioni sul passato dei protagonisti, dal loro sentire e dagli intenti politici di chi manipola il sistema per fottere il futuro dei giovani. L'ultima parte, in particolare, diventa volutamente ostica, labirintica e onirica, direi addirittura opposta alla narrativa popolare. A ogni modo, siamo alle prese con un romanzo che si distingue dalla media. Curato, ambizioso, senza buonismi o concessioni al politicamente corretto (anzi). Lanza è coraggioso, spara strali a Silvio Berlusconi, alla cultura italiana (ivi compresa la scolastica) che fagocita i giovani illudendoli di elevarli con un'educazione e una cultura locale funzionale a spegnerli mentalmente e prima ancora a manipolarli. Cruento e brutale (non manca lo splatter), pur nei suoi intenti intellettuali, La Casa di Dio entra nel campo dell'horror più che del fantascientifico distopico e lo fa con un tocco italico che rende il tutto sicuramente meritevole di attenzione tra i romanzi usciti nel 2026. Lo ripeto: non aspettatevi un romanzo di puro intrattenimento, facile da leggere e in grado di incollarvi alla pagina. Il ritmo non è adrenalinico e viene sovente spezzato, con continui cambi di punti di vista, quando invece ci si attenderebbe l'accelerazione. E' evidente, tuttavia, che il retaggio popolare su cui si struttura il romanzo stempera l'intento sociale e autoriale, rendendo più piacevole la lettura.

Fuorviante la copertina, anche se orientata a sottolineare uno stato di sottomissione anti-liberale. Il testo è un survival post-atomico ambientato, nella prima parte, sotto la luce del sole (con protagonisti corrotti da tumori nella pelle che vagano protetti dai nastri delle vhs avvolti sul corpo!?) e nella seconda nei sotterranei in cui si riproduce il mondo del 1985. Proprio in questa seconda parte Lanza costruisce la portata autoriale del romanzo. Non per tutti.

Nessun commento:

Posta un commento