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giovedì 29 gennaio 2026

Recensione Narrativa: SEGNALI DI LUCE a cura di Laura Coci & Roberto Del Piano.

Curatore: Laura Coci & Roberto Del Piano.
Anno: 2025.
Genere: Antologia di AA.VV. Sci-fi.
Editore: Delos Digital.
Pagine: 104.
Prezzo: 13,00 euro.

Commento a cura di Matteo Mancini.  

Progetto ambizioso dei curatori Roberto Del Piano e Laura Coci che trasmette l'impressione che si sia voluto premiare e dunque proporre a un certo tipo di pubblico (quello appassionato della narrativa popolare legata alla speculative fiction) una cifra stilistica che definirei letteraria e, in alcuni casi, sofisticata e più in linea, in tutta probabilità, al gusto e alla sensibilità di Laura Coci anziché alla pragmaticità e visionarietà dello studioso e appassionato di fantastico Roberto Del Piano (su questo blog già apprezzato in veste autore e collaboratore di Pietro Guarriello). In altre parole, con Segnali di Luce si assiste a una compressione dell'entertainment e degli insegnamenti della fantascienza classica (penso alla golden age dei vari Leiber, Dick, Bradbury, Sheckley, Asimov e via dicendo), che il più delle volte semplificava o subordinava il lessico e l'ego tecnico dell'autore in favore delle storie/soggetti che divenivano il vero fulcro portante dei racconti.  A differenza di quanto il lettore del genere è abituato, in Segnali di Luce si ricerca la musicalità delle parole vedendo in tale prerogativa una componente di eccellenza rispetto al contenuto. Nonostante il sottotitolo “Fantascienza Resistente” alluda ai classici del genere, intuizione amplificata anche dalla presenza di finalisti ai Premi Urania quali Giuliano Cannoletta e Lorenzo Davia, per non parlare di Flavio Deri, cultore del weird e del fantastico tout-court, si finisce per leggere qualcosa di ibrido e di diverso. La lettura, pur non essendo priva di racconti che un lettore del genere potrebbe attendersi, come l'ottima metafora sull'immigrazione e sul razzismo raccontata da Giovanna Repetto (La Canzone di Gipi) oppure la fiabesca visione di un'Italia ancora vittima dei soprusi del fascismo col calibrato contrasto tra comicità e dramma tratteggiato da Giuliano Cannoletta (Squadraccia Meccanica) o infine la contaminazione tra cyber-punk e onirismo che sconfina nel weird con Flavio Deri (Pisa 33 Giri), ricerca una cifra letteraria che poco – a mio modestissimo parere – si sposa col genere. È il caso di Vanessa West, peraltro vincitrice del concorso (eletta tale da Sosio), con una sorta di poesia in prosa, più fantastica che fantascientifica,  in vena di un romanticismo multidimensionale rappresentato da L'Atlante delle Nude Stagioni; o ancora è il caso della rappresentazione della fantascienza quale tentativo di fuga da una realtà che non riconosce il valore della donna e che pertanto trasforma il tutto in uno sfuggevole dramma esistenziale di matrice collettiva, in una sorta di saggio sperimentale che si libera dal contenitore di una vera e propria trama per diventare sfuggevole alla dimensione narrativa (Silvia Tebaldi con Un Filo Rosso Fuoco). Dialoghi e riflessioni, di valenza allegorica, dominano i racconti di Daniela Piegai e di Lorenzo Davia, talvolta con narrazioni farsesche (è il caso di Davia) che mettono in ridicolo certe correnti politiche contemporanee della destra italiana.

La sensazione che si ha, a fine lettura, è quella di un'antologia che sembra snobbare il puro intrattenimento alla Philip K. Dick o, per richiamare il cinema, alla Romero piuttosto che alla Carpenter, per prendere la via di un ibrido che si interessa troppo alla cifra stilistica (la contaminazione tra poesia e prosa della West o il ricercato leziosismo della Tebaldi che arriva a scomodare persino Giotto e il suo blu Scrovegni). Dunque un progetto che sacrifica spesso la componente popolare del genere (comunque rappresentata da Cannoletta, Deri e Repetto) in favore di un qualcosa di aristocratico che sconfina nelle sue vette più eccelse nel leziosismo e in una pura ricerca della musicalità delle parole, limitando la fantascienza a mero veicolo, del tutto incidentale e accessorio, per proporre problematiche sociali contemporanee o fare letteratura dimenticando le origini popolari del genere e soprattutto cosa ricercano i lettori di fantascienza e quali siano, o dovrebbero essere, i modelli di riferimento su cui si allineano certi fruitori del prodotto libro venduto come "Fantascienza". 

Ottimi l'editing e l'edizione griffata Delos.

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