sabato 9 maggio 2026

Recensione Narrativa: LA VOCE DELLA NOTTE di Dean R. Koontz.

Autore: Dean R. Koontz. 
Titolo originale: The Voice of the Night
Anno: 1980. 
Genere: Drammatico / Crime. 
Editore: Bompiani (1992). 
Pagine: 292. 
Prezzo: Fuori catalogo.
 
Commento a cura di Matteo Mancini.  

Romanzo minore di Dean R. Koontz, a suo tempo uscito (nel 1980) sotto lo pseudonimo Brian Coffey, che si focalizza ancora una volta sulle condotte devianti, spostando l'attenzione sulla genesi criminologica di un potenziale serial killer. Il soggetto è poco strutturato, bypassato dalla caratterizzazione dei due protagonisti che calamitano l'intera attenzione dello scrittore. Non vi è una vera e propria trama, ma si assiste all'evoluzione psicologica del protagonista, un ragazzino di quattordici anni piuttosto sfigato, in un'ottica da romanzo di formazione. Siamo dalle parti di romanzi quali The Pet (“La Carezza della Paura, 1986) di Charles L. Grant (qua la recensione http://giurista81.blogspot.com/2024/01/recensione-narrativa-la-carezza-della.html), per farmi capire, sebbene qui non vi sia niente di paranormale o di thrilling. Di Koontz resta la cura sulla psicologia aberrante dei personaggi, l'attenzione sulle famiglie disgregate e assenti che generano mostri e una sorta di comprensione finale (non giustificazione) delle condotte dei soggetti qualificati quali malvagi dalla società. Il killer di turno non è infatti un prodotto delle tenebre, ma è un ragazzino non accettato dalla famiglia, minato dai traumi e da eventi passati che lo hanno portato a maturare delle spiccate tendenze narcisistiche e manipolatorie. Koontz è bravo nel focalizzare i contorni della personalità deviata e lo fa mostrando tutte le abilità manipolatorie tipiche di un certo tipo di delinquenti. Zoosadismo, pirofilia, mentire patologico connaturano il villain che cerca di plagiare l'amico più debole, per avere un aiutante sotto il suo più totale controllo mentale, e al tempo stesso di plasmarlo al fine di accendere la prospettiva del male e legarlo a sé in una dipendenza irreversibile. Nell'occasione la folie a deux non scatta per il senso etico del protagonista che riesce a distinguere tra bene e male e, di conseguenza, agire con la propria testa fino a mettere sotto scacco l'amico e sviluppare, al tempo stesso, la propria personalità.

Romanzo dunque di impronta realistica e drammatica, molto credibile nel suo indagare sul substrato formativo che sottende alla condotta deviante. Da questo punto di vista è un'opera riuscita, peraltro con diverse scene crude (la mattanza degli squali o le aggressioni fisiche). A mio avviso, paga l'assenza di un soggetto forte. Koontz non costruisce una storia, ma affida il tutto ai due protagonisti, plasmando un volume sull'adolescenza che pare uscito dalla penna di Charles L. Grant. Per una volta i personaggi divorano la trama e alla fine non c'è alcuna storia da raccontare, ma una relazione tra due quattordicenni e le loro paranoie e insoddisfazioni che generano mostri o portano alla maturità.

 
Copertina americana.
 
"La voce della notte era dentro di lui ed era sempre stata lì. Era dentro tutti gli uomini e bisbigliava malevola, ventiquattr'ore al giorno. La cosa più importante, nella vita, era ignorarla, escluderla, rifiutarsi di ascoltarla."

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