Autore: Autori vari.
Titolo Originale: Year's Best Weird Fiction, Vol.1.
Curatori: Laird Barron & Michael Kelly.
Anno: 2015.
Genere: Horror / Modern Weird.
Editore: Edizioni Hypnos.
Pagine: 484.
Prezzo: 18,90 euro.
A cura di Matteo Mancini.
INTRODUZIONE
Lodevole iniziativa della Hypnos di Milano. La casa editrice di Andrea Vaccaro, sempre più specializzata nella narrativa fantastica d'estrazione weird, sposa l'iniziativa del canadese Michael Kelly e propone per il pubblico italiano il primo volume del progetto Year's Best Weird Fiction. Si tratta di un'antologia che propone ventidue autori scelti, nell'occasione, dal loro collega Laird Barron, scrittore che abbiamo recensito su queste pagine in occasione de La Cerimonia (romanzo peraltro pubblicato dalla Hypnos e poi dalla Mondadori). Range di scelta molto fumoso quello seguito da Laird Barron (sarà sostituito nelle successive edizioni, inedite al momento in Italia, da altri autori) e orientato, nelle intenzioni del titolare del progetto (Michael Kelly), a individuare i migliori racconti weird scritti nel mondo nel 2013. Vengono così raccolti ben ventidue autori di nazionalità diverse, si parte ovviamente dagli Stati Uniti e dal Canada, per proseguire con Francia, Svezia, Inghilterra, Cina e Italia (solo nella versione Hypnos). Barron e Kelly, nella prefazione al volume (un bel mattoncino di dimensioni), cercano di definire il genere e lo fanno in un modo piuttosto convincente. "La letteratura Weird è un'intersezione di temi e idee che esplorano e sovvertono le leggi di natura... Non è specificatamente horror o fantasy, ma è un tipo di letteratura che è presente all'interno di altri generi" dice Kelly. Barron gli fa da eco specificando che il suo "racconto-tipo weird è quello che va in contrasto con le leggi naturali della realtà, che possiede almeno un pizzico di alieno, e che irradia inquietudine e disorientamento." Abbiamo dunque un tentativo di inquadrare un genere (o sottogenere) sfuggevole in coordinate accessibili ai comuni lettori, un obiettivo che, ad avviso di chi scrive queste righe, viene piuttosto disatteso nella selezione dei testi. Giova infatti premettere che il concetto weird nasce per effetto dei racconti pubblicati sulla "leggendaria" weird tales, una rivista a buon mercato che aveva in H.P. Lovecraft, C.A. Smith e R.E. Howard i suoi tre moschettieri prediletti. Ne conviene dunque una definizione del genere che dovrebbe, a mio avviso, accostarsi alle tematiche e agli stili toccati da questi autori e relativi epigoni, onde evitare di creare un qualcosa di altro che sarà pure Modern ma non è Weird. Michael Kelly lo accenna anche, indirettamente, scivendo che "un tempo la letteratura weird era ambito esclusivo di lettori (e dunque anche scrittori) esoterici." Non si capisce allora perché il Modern Weird debba essere altro, peraltro un qualcosa che può essere quasi del tutto associato come sinonimo alla narrativa fantastica a sfondo horror e persino fantascientifico. Non volendo qua tediare il lettore, a cui interesserà di più sapere se si tratta di un buon libro che altro, con argomentazioni alla Tzvetan Todorov, vediamo nello specifico di analizzare il testo.
ANALISI GENERALE DEL TESTO
Nuovi Incubi è innanzi tutto una bella occasione per scoprire nuovi autori. Barron individua molte nuove proposte, alcune delle quali esaltate dalla Hypnos con la pubblicazione di singole antologie (Saltzman, Strantzas e Llewellyn). Non ci sono nomi noti al grande pubblico. Niente Ramsey Campbell, Barker, King e compagnia. Ventidue soggetti per un'antologia di difficile catalogazione. Stili e tematiche molto eterogenee e un po' per tutti i gusti. Soluzione compromissoria, dunque. Difficile quindi non trovare racconti che riescano a impressionare positivamente, ma anche difficile non trovare racconti che lascino perplessi o non riescano a colpire positivamente il lettore. Si ha quasi la sensazione che lo stesso Barron sia incerto sulla linea cui tendere, nel suo definire il Modern Weird, e ne viene fuori un testo incerto per tematiche e stili. Mi viene da dire che il duo Andrea Vaccaro e Ivo Torello è stato più chiaro a definire il contesto, nella scelta dei racconti premiati per il concorso Premio Hypnos con conseguenziale sbocco nell'antologia Strane Visioni (recensita su queste pagine). Penso che questo sia un grande elogio ai due deus ex machina delle Edizioni Hypnos.
Ecco allora che troviamo racconti che rientrano a pieno titolo nell'alveo della tradizione weird come il poetico Nei Meandri del Sogno, vero e proprio omaggio di W.H. Pugmire all'opera di Lovecraft, o Bor Urs di John Langan, in cui il protagonista si trova proiettato in un'altra dimensione dove un tempio, eretto a divinità sconosciute, funge da portale all'uscita di un toro gigante che irrompe nella realtà. Seguono questa via anche le scelte de Nel Limbo di Jeffrey Thomas, senz'altro il miglior racconto scelto da Barron, in cui un orrore alieno avvolge il mondo cancellando la materia a favore di un'oscurità che detta la via per l'accesso all'aldilà, e del vincitore del Premio Hypnos 2014 Il Suo Sguardo, vero e proprio gioiello confezionato dal "nostro" Moreno Pavanello e incluso nel progetto da Andrea Vaccaro per coprire un vuoto lasciato (per fortuna!!!) da uno scrittore che non ha firmato la liberatoria per l'edizione italiana. Anche Pavanello parla di aldilà, ma qua l'accesso non è da vittime, piuttosto da primi attori, ottenuto prepotentemente con l'ausilio della scienza. Questi i quattro racconti più fedeli alla storica linea tracciata dalle pagine del periodico fondato a Chicago, negli anni '20, da Hennenberger. Per estensione però possiamo legittimamente inglobare anche un altro pugno di racconti. Tra questi, sicuramente, il lineare Il Diciannovesimo Gradino del canadese Simon Strantzas, che riesce a piazzare un perfetto straniamento per effetto di un finale che lascia i brividi sulla pelle del lettore e proietta il protagonista in una dimensione ignota, pur restando col corpo in quella terrestre. Bene, per corrispondenza al genere, anche l'enigmatico e simbolico Fox Into Lady della francese Anne-Sylvie Salzman, dove la paura del parto prende pieghe bestiali e animalesche con una simbologia che sembra alludere a qualcosa di satanico pur senza mai menzionare questo (mi ricorda un racconto tipo La Volpe Mannara, pubblicato su weird tales, di cui non rammento il titolo e l'autore). Punte di puro weird, pur se miscelate, in Un Piccolo Demone di Jeffrey Ford, con una storia di fantasmi, patti più o meno diabolici, incantesimi che rimanda alla fiaba nera. Sette racconti dunque, su ventidue, col resto che è sospeso tra esercizi stilistici (Joseph Pulver), omaggi letterari (Sofia Samatar), spunti horror d'autore, di stampo problematiche familiari, piuttosto contorti (Livia Llewellyn, Paul Tremblay, Maria D. Headley, Michael Blumlein, Kristi DeMeester), convenzionali ghost story dalle intelaiature gialla (Gavin), romantica (Damien A. Walters) o storica (Taborska) e persino svariati testi di fantascienza pura (Chen Qiufan, John R. Fultz), talvolta addirittura parodistica (A.C. Wise) o surreale (Karin Tidbeck). Risultato finale? Bene, non vogliamo esser troppo critici, ma una visione del "sottogenere" weird che finisce con lo snaturare l'ambito in questione. Per spiegarci meglio, non si capisce per quale motivo si debba dare un'interpretazione ampia di un qualcosa che se è veramente nato come definizione lo è stato, non per chiamare in causa categorie aristoteliche, per circoscrivere un ambito della letteratura fantastica (e non anche fantascientifica) così da distinguere un certo tipo di narrativa del terrore da un altro tipo di narrativa del terrore. Qua, a leggere la truduzione esemplificativa operata da Barron, attraverso la scelta dei ventuno racconti (il ventiduesimo l'ha messo Vaccaro), ne viene fuori un'idea del Modern Weird tutt'altro che chiara.
ANALISI PARTICOLARE DEL TESTO - CON SPOILER
Il Diciannovesimo Gradino di Simon Strantzas è un racconto lineare molto semplice che allude a una quarta dimensione non visibile dai comuni mortali, ma presente nella vita di tutti i giorni. Portale di accesso a questo altrove è una scala, tra un piano e l'altro, collocata all'interno di un abitazione fatiscente che una coppia di giovani decide di comprare e restaurare. L'epilogo con la battuta “Io... Io Vedo“, e dunque prima ero cieco, proferita da uno dei due inquilini dopo aver proceduto, per l'ennesima volta nel conteggio dei gradini, trasforma un racconto bizzarro in un fantastico dalle venature horror senza, di fatto, mettere in scena niente di strano, se non degli scalini di una scala che perdono, da un conteggio all'altro, un gradino per poi ritornare ad avere i gradini di partenza. Charo esempio di come si possa fare della narrativa del terrore, senza scendere nel grossolano. Molto semplice, ma d'effetto.
Si torna al contorto, peraltro eccessivamente tecnico, con Successo di Michael Blumlein che propone un mad doctor ossessivo e ossessionato che cerca di dimostrare una sua tesi, poco dopo esser stato dimesso da un ospedale psichiatrico da cui è scomparso per rimaterializzarsi in circostanze non chiarite. Blumlein, per altro medico, porta avanti al storia con taglio e stile tutt'altro che popolare. Racconto interminabile (il più lungo dell'antologia), pieno di elucubrazioni pseudo-scientifiche, che alla fine stanca e invoglia a passare oltre.
Discorso diverso per il divertente, pur se comunque ossessivo, Colpo di Luna della svedese Karin Tidbeck. Racconto molto interessante, alla Howard Fast pure questo, che sembra appartenere al genere fantascientifico se non fosse per un epilogo che di fa pensare alla presa di giro. Una madre ossessionata dagli astri passa tutte le sere in terrazzo a scrutare il cielo. Un giorno, senza che se ne capisca la ragione, la luna rimane sospesa nel solito punto interrompendo (in realtà mutua quello della terra) la sua canonica rotazione. Si scopre poi che la luna sta precipitando. Ecco che si passa al racconto apocalittico, peraltro ben narrato con il giusto coinvolgimento, se non fosse per tre aspetti: la protagonista che ha avuto il primo ciclo mestruale e pensa che sia per via di questo che la luna precipiti; la madre della protagonista, la fissata in astronomia, che inizia a sviluppare una malattia che le fa sorgere sulla pelle uno sfogo che copia le forme e il colore (persino l'odore) della luna, e un finale assurdo in cui la luna cade sulla terra, schiaccia la madre della protagonista e se ne ritorna in cielo, proprio come potrebbe succedere in un incubo notturno. A dir poco bizzarro.
La Chiave del Tuo Cuore è Fatta d'Ottone di John R. Fultz è un testo puramente fantascientifico alla P.K Dick, in cui non si capisce neppure il contesto in cui è ambientata la storia, ma è percepibile quella degradazione da post-atomico con ambientazione fatiscente urbano-cittadina. Siamo sulla Terra o siamo su un pianeta alieno? Difficile capirlo. Protagonisti sono dei Cyborg antropomorfi e non che lottano per la sopravvivenza o per la conquista dell'amore, con la gendarmeria pronta a intervenire nel caso di violazione delle regole di legge. Bello, specie per la descrizione ambientale, ma se è weird questo... allora è praticamente tutto weird quando si parla di fantastico.
Nessun Altro al Mondo all'Infuori di Te dell'esperto Jeff VanderMeer è un altro contorto esercizio stilistico che affatica la lettura e non invoglia a procedere. La linearità non passa da questi lidi. Personalmente odio questo tipo di racconti perché lo stile va a prevalere sul soggetto. Quest'ultimo è peraltro molto surreale, quasi alla Clive Barker (penso al racconto con le città che si sfidavano assumendo le sembianze di due colossi ciclopici) ma senza avere le capacità visive dell'autore di Liverpool. Estraniante.
CONCLUSIONI
Nuovi Incubi vale la spesa di 18,90 euro? Bella domanda. Direi di si, se siete intenzionati a conoscere le nuove correnti fantastiche, soprattutto horror, della letteratura contemporanea nord americana e non solo. Dunque il duo Vaccaro & Torello offre una ghiotta occasione per ampliare il proprio orizzonte conoscitivo sul genere. Direi ni invece se siete fan integralisti del weird, inteso come vecchia concezione, e volete cercare autori che vadano a proseguire quella via tracciata dai pionieri degli anni '20 e poi proseguita dai vari August Derleth, Brian Lumley, Karl Edwar Wagner e via dicendo. Ni, perché troverete racconti che fanno al caso vostro e altri che vi lasceranno delusi, per non parlare di quelli che vi faranno esclamare: "Ma che c'azzecca questo col Weird.... chi è stato il Giudice a dire una cosa del genere?". Che altro dire? Come dice Jigsaw, ovvero il protagonista de L'Enigmista di James Wan, fate la vostra scelta.
"Hanno intravisto qualcosa che è molto più grande di loro, ed è spaventoso. Spaventoso perché incomprensibile e anche perché l'uomo è un animale che è da poco uscito dalle caverne. Il cervello umano, con tutta la sua capacità di adattamento, non reagisce bene quando i suoi codificati punti di riferimento vengono messi in discussione" (Laird Barron).
ANALISI GENERALE DEL TESTO
Nuovi Incubi è innanzi tutto una bella occasione per scoprire nuovi autori. Barron individua molte nuove proposte, alcune delle quali esaltate dalla Hypnos con la pubblicazione di singole antologie (Saltzman, Strantzas e Llewellyn). Non ci sono nomi noti al grande pubblico. Niente Ramsey Campbell, Barker, King e compagnia. Ventidue soggetti per un'antologia di difficile catalogazione. Stili e tematiche molto eterogenee e un po' per tutti i gusti. Soluzione compromissoria, dunque. Difficile quindi non trovare racconti che riescano a impressionare positivamente, ma anche difficile non trovare racconti che lascino perplessi o non riescano a colpire positivamente il lettore. Si ha quasi la sensazione che lo stesso Barron sia incerto sulla linea cui tendere, nel suo definire il Modern Weird, e ne viene fuori un testo incerto per tematiche e stili. Mi viene da dire che il duo Andrea Vaccaro e Ivo Torello è stato più chiaro a definire il contesto, nella scelta dei racconti premiati per il concorso Premio Hypnos con conseguenziale sbocco nell'antologia Strane Visioni (recensita su queste pagine). Penso che questo sia un grande elogio ai due deus ex machina delle Edizioni Hypnos.
Ecco allora che troviamo racconti che rientrano a pieno titolo nell'alveo della tradizione weird come il poetico Nei Meandri del Sogno, vero e proprio omaggio di W.H. Pugmire all'opera di Lovecraft, o Bor Urs di John Langan, in cui il protagonista si trova proiettato in un'altra dimensione dove un tempio, eretto a divinità sconosciute, funge da portale all'uscita di un toro gigante che irrompe nella realtà. Seguono questa via anche le scelte de Nel Limbo di Jeffrey Thomas, senz'altro il miglior racconto scelto da Barron, in cui un orrore alieno avvolge il mondo cancellando la materia a favore di un'oscurità che detta la via per l'accesso all'aldilà, e del vincitore del Premio Hypnos 2014 Il Suo Sguardo, vero e proprio gioiello confezionato dal "nostro" Moreno Pavanello e incluso nel progetto da Andrea Vaccaro per coprire un vuoto lasciato (per fortuna!!!) da uno scrittore che non ha firmato la liberatoria per l'edizione italiana. Anche Pavanello parla di aldilà, ma qua l'accesso non è da vittime, piuttosto da primi attori, ottenuto prepotentemente con l'ausilio della scienza. Questi i quattro racconti più fedeli alla storica linea tracciata dalle pagine del periodico fondato a Chicago, negli anni '20, da Hennenberger. Per estensione però possiamo legittimamente inglobare anche un altro pugno di racconti. Tra questi, sicuramente, il lineare Il Diciannovesimo Gradino del canadese Simon Strantzas, che riesce a piazzare un perfetto straniamento per effetto di un finale che lascia i brividi sulla pelle del lettore e proietta il protagonista in una dimensione ignota, pur restando col corpo in quella terrestre. Bene, per corrispondenza al genere, anche l'enigmatico e simbolico Fox Into Lady della francese Anne-Sylvie Salzman, dove la paura del parto prende pieghe bestiali e animalesche con una simbologia che sembra alludere a qualcosa di satanico pur senza mai menzionare questo (mi ricorda un racconto tipo La Volpe Mannara, pubblicato su weird tales, di cui non rammento il titolo e l'autore). Punte di puro weird, pur se miscelate, in Un Piccolo Demone di Jeffrey Ford, con una storia di fantasmi, patti più o meno diabolici, incantesimi che rimanda alla fiaba nera. Sette racconti dunque, su ventidue, col resto che è sospeso tra esercizi stilistici (Joseph Pulver), omaggi letterari (Sofia Samatar), spunti horror d'autore, di stampo problematiche familiari, piuttosto contorti (Livia Llewellyn, Paul Tremblay, Maria D. Headley, Michael Blumlein, Kristi DeMeester), convenzionali ghost story dalle intelaiature gialla (Gavin), romantica (Damien A. Walters) o storica (Taborska) e persino svariati testi di fantascienza pura (Chen Qiufan, John R. Fultz), talvolta addirittura parodistica (A.C. Wise) o surreale (Karin Tidbeck). Risultato finale? Bene, non vogliamo esser troppo critici, ma una visione del "sottogenere" weird che finisce con lo snaturare l'ambito in questione. Per spiegarci meglio, non si capisce per quale motivo si debba dare un'interpretazione ampia di un qualcosa che se è veramente nato come definizione lo è stato, non per chiamare in causa categorie aristoteliche, per circoscrivere un ambito della letteratura fantastica (e non anche fantascientifica) così da distinguere un certo tipo di narrativa del terrore da un altro tipo di narrativa del terrore. Qua, a leggere la truduzione esemplificativa operata da Barron, attraverso la scelta dei ventuno racconti (il ventiduesimo l'ha messo Vaccaro), ne viene fuori un'idea del Modern Weird tutt'altro che chiara.
La copertina della versione
americana.
ANALISI PARTICOLARE DEL TESTO - CON SPOILER
Il Diciannovesimo Gradino di Simon Strantzas è un racconto lineare molto semplice che allude a una quarta dimensione non visibile dai comuni mortali, ma presente nella vita di tutti i giorni. Portale di accesso a questo altrove è una scala, tra un piano e l'altro, collocata all'interno di un abitazione fatiscente che una coppia di giovani decide di comprare e restaurare. L'epilogo con la battuta “Io... Io Vedo“, e dunque prima ero cieco, proferita da uno dei due inquilini dopo aver proceduto, per l'ennesima volta nel conteggio dei gradini, trasforma un racconto bizzarro in un fantastico dalle venature horror senza, di fatto, mettere in scena niente di strano, se non degli scalini di una scala che perdono, da un conteggio all'altro, un gradino per poi ritornare ad avere i gradini di partenza. Charo esempio di come si possa fare della narrativa del terrore, senza scendere nel grossolano. Molto semplice, ma d'effetto.
Il
racconto di Paul Tremblay intitolato SWIM Vuole Sapere
se Va così,
in
cui i disagi familiari e esistenziali si mischiano a un'invasione di
kaiju, è un delirio contenutistico e stilistico a mio avviso poco
riuscito. Trembaly si concede troppe parentesi per una storia che non
fa della linearità il proprio crisma, spiazzando di continuo
l'attenzione del lettore per effetto di un ritmo placato da continue
divagazioni.
Si
lancia nella parodia il canadese Wise con Il
Dottor Blood e l'Ultra Favoloso Squadrone Glitterato in
cui gli ufficiali militari si trovano costretti a ricorrere ai
servizi di una squadra di ballerine e di ballerini, agghindati in
modo da sembrare femmine, che, per riempitivo, arrotondano con azioni
militari di rilevanza addirittura interplanetaria il loro cachet. “Di
notte lavorano in club con nomi come Diamond Lil's , Lil Diamond e
Exclusively Lime
Green. Ogni giovedì pomeriggio giocano a bowling. Nel mezzo, quando
non stanno giocano a bowling, ballando o cantando su un palcoscenico,
spaccano culi più fortie di quanto avete mai visto fare prima. E lo
fanno in lamé argentato e tacchi alti.“ Così
l'autore presenta la squadra e così si delinea la natura da trash
volontario che ammorba la storia. Un taglio assai più vicino al
cinema pulp/satirico contemporaneo che al weird nobiliare ed
esoterico delle origini. Nell'occasione, questa strampalata squadra
di drag queen e sventolone mozzafiato, è chiamata da un Generale
militare, incapace a risolvere altrimenti la faccenda, a far fuori un
mad doctor che è impazzito, perché ha scoperto che la propria
moglie lo tradiva con l'assistente (!?), ed è fuggito su marte dove
sta per organizzare la sua vendetta al grido “muoia sansone con
tutti i filistei.“ Sta infatti predisponendo un suo esercito,
altrettanto improbabile, fatto di zombie radioattivi, vampiri e altri
mostri come ragni che vengono eliminati canticchiando Ziggy
Stardust &
spiders from Mars , ma non ha fatto i conti con lo Squadrone
Glitterato. Sarà l'amore, e non la guerra, la soluzione del caso. Un
racconto scatenato, con anche un po' d'azione che sa regalare sorrisi, ma il weird per me è
altro...
Il
taglio pulp prosegue con L'Anno del Ratto
del cinese Chen Qiufan dove troviamo ancora un intreccio legato alla
difficoltà da parte dei giovani laureati a trovare un inserimento
nel mondo del lavoro (evidente critica alla società cinese, mi pare di intuire). Qiufan prende spunto da tale problematica per
intessere un canovaccio che prende la via della satira. Al centro
della satira c'è ancora l'esercito, che qua si occupa, in via
parallela, di addestrare dei giovani laureati per organizzare una
serie di squadre, chiamate Forze
di Controllo Roditori,
che hanno il compito di derattizzare aree infestate da topi mutanti.
Oltre alla caratterizzazione stereotipata degli pseudomilitari (c'è
il debole che pensa a casa; c'è il rambo di turno, stronzo con i
compagni e sanguinario), Qiufan
mischia azione, pulp, omaggi a Turno
di Notte (con
topi giganti di dimensioni umane) e a Il
Miglio Verde (raporto
di amicizia che si instaura tra una sorta di ritardato di mente e un
topolino poi schiacciato dal bullo di turno) di Stephen King e a Jurassic
Park di Michael Crichton (i topi, progettati per non riprodursi, superano i limiti
imposti dall'uomo e si moltiplicano), riuscendo a tenere viva
l'attenzione del lettore anche se al servizio di una storia non
lineare e non di chiara interpretazione. La parte finale infatti
diviene un po' fumosa, caratterizzata da supposizioni (addirittura
topi in grado di manipolare le percezioni umane così da generare
illusioni che portano gli uomini stessi a uccidersi tra loro) che
suggeriscono la messa in atto di un pericoloso esperimento da
estendere poi sulla razza umana (risalta in mente Stephen King, ancora una volta, si pensi alla Bottega de Firestarter), un esperimento gestito da un governo
occulto come sembra suggerire alla fine l'autore. “Siamo
proprio come i ratti noi, soltanto pedine senza valore nel Grande
Gioco. Tutto quello che riusciamo a vedere sono soltano le poche case
nella scacchiera davanti a noi. Tutto quello che possiamo fare è
seguire le linee della griglia secondo le regole del gioco... Quanto
al significato di queste mosse, e quando la grande mano che incombe
su di noi calerà a strappare via uno di noi, nessuno lo sa.“
Visione
dunque fatalista e decisamente pessimista, per un elaborato che ci
pare comunque assai lontano dal weird, ma comunque buono.
Il
Fantasma di Olimpia di
Sofia Samatar è un arzigogolato omaggio al famoso racconto L'Uomo
della Sabbia di
E.T.A. Hoffmann, di cui però prende i personaggi ma non certo l'orrore che era capace di evocare il testo di riferimento. La protagonista, in contatto da Vienna con un tale
Sigmund (verrebbe da pensare a Freud, dato che su Hoffmann ha costruito una serie di tesi), racconta un sogno che la vede partecipe delle
avventure dei due protagonisti di Hoffmann: il manichino Olimpia e l'innamorato perso. Aria di psicanalisi, del
resto Freud era un vivido studioso della narrativa di Hoffmann, con
continua sospensione tra realtà e sogno (“La
vita dei sogni è reale“).
Scarso coinvolgimento, pathos quasi assente. Non riuscito.
Atmosfere
alla Ligotti nel racconto Fornace,
nomination
allo
Shirley
Jackson come
miglior racconto 2013, scritto da Livia Llewellyn. Una giovane
protagonista scopre di far parte di una sorta di loop che la vede ogni volta
ritornare in una data situazione di vita per riprendere da lì in
vista del blocco che la fa ritornare indietro. Al centro di tutto c'è
la città in cui la stessa è, di fatto, intrappolata per volere della madre. È proprio
dalla città che inizia a prendere piede la degradazione che porta
alla morte della stessa e di quanto vi è all'interno in vista della
rinascita della nuova città e così via... La morte, forse, è l'unica via
di fuga dal sistema impazzito. Testo autoriale, molto contorto con una Livia Llwellyn che traccia le linee di una realtà degradata, marcescente con venature alla Brian Yuzna (penso alla bimba che si squaglia sul catrame della strada, immagine che rimanda un po' a Society).
Sceglie
atmosfere romantiche Damien Angelica Walters col suo Dovrei
Sussurrarti del Chiaro di Luna, del Dolore, dei Pezzi di Noi?.
La sua è una ghost
story, dallo spiccato gusto femminile, dove
la giovane sposa del protagonista cerca di materializzarsi nella casa
dello stesso, ma non va oltre a depositare, giorno dopo giorno, delle
foto di sé in giro per la casa costringendo, di fatto, il suo
amoroso a non superare il lutto rifacendosi altra vita. Testo gradevole, ma il weird è altro.
Aria
più squisitamente weird invece in un lotto di racconti che richiamano, in
alcuni casi direttamente, la mai sbiadita figura di H.P. Lovecraft.
In Bor
Urus
di John Langan un uomo di famiglia, fissato con tempeste e temporali,
sospetta che gli stessi sprigionino forze capaci di aprire squarci su
altri mondi. Un giorno, durante un uragano, nel tentativo di
raggiungere la casa dei suoceri, l'uomo si imbatte in una foresta
atipica, da cui si irradia un inteso odore d'arancio e i cui alberi
hanno fusti che liberano calore. Attirato dall'ambiente, l'uomo si
inoltra nel bosco e scopre un tempio decrepito retto da colonne
luminescenti al cui suolo, parzialmente cancellato dalla distruzione,
una raffigurazione immortala un idolo femminile. Il tempo per
visionare il luogo sacro però è poco perché, in lontananza, un
toro delle dimensioni ciclopiche e dal colore giallo-oro gli si
scaglia contro, costringendolo alla fuga. Elaborato, forse troppo
lungo, ma che riesce bene a evocare, in un mix di tensione e azione,
le atmosfere weird che toccano un buon apice nella parte conclusiva dell'opera.
Più
riuscito, specie per stile e spunto esoterico/onirico, Nei
Meandri del Sogno
in cui W.H. Pugmire, convinto prosecutore della narrativa di
Lovecraft, allude molto e lascia al lettore il compito di riempire,
con la propria fantasia, le parti di storia e le caratterizzazioni
vagamente accennate. Ci troviamo in una città ai confini del mondo
reale, dove domina la magia e dove gli umani convivono con creature
che umane non sono (non si capisce bene cosa siano). I richiami a
Lovecraft sono espliciti, con rimandi a poesie del solitario e omaggi
a Il
Modello Pickman.
Lo stile è a metà strada tra la prosa e la poesia, ma non si rivela
pesante. Spettacoloso il finale col protagonista, uno studioso “stregato
dalla magia e che ha scrutato troppo in profondità nelle dottrine
arcane, lasciando i propri occhi abbeverarsi di sigilli e diagrammi“,
che riesce nell'impresa di evocare gli scarni notturni, esseri rapaci
volanti, così da farsi artigliare dagli stessi e, librandosi nel
cielo notturno, a farsi condurre nel Regno del sogno. Un epilogo che rimanda un po' anche a R.E. Howard e al suo Le Ali Notturne. Racconto
evocativo al mille per mille con graffiate horror di primario
livello. Grande testo.
Il connubio tra i problemi familiari e horror tornano, in chiave metaforica, ne Il
Krakatoano,
racconto che ruota attorno a un osservatorio astronomico da cui si
cercano di scoprire i misteri delle lontane stelle senza vedere la
cancrena che ammorba le proprie famiglie che finiscono alla deriva.
Testo concettualmente interessante ma poco coinvolgente. Al solito: il weird è altro, per il sottoscritto.
Va
per la ghost
story classica
Anna Taborska che col suo La
Ragazza con il Cappotto Azzurro mostra
un fantasma di una giovane ebrea polacca, trucidata dai vicini (dei ruffiani volta gabbana che passano dalle simpatie naziste a quelle comuniste, a seconda del periodo) per
ragioni sessuali durante la deportazione del '39, che pretende che la
sua storia diventi di dominio pubblico e, per questo, assilla nei
sogni tutti i giornalisti che vengono informati del suo caso, ma che
non vogliono darne sfogo editoriale (perché chi mai crederebbe a una storia di fantasmi ritornanti, tra un pubblico di ben pensanti e veri acculturati?).
Visioni
dall'aldilà nei testi di Jeffrey Thomas e del vincitore del Premio
Hypnos Moreno
Pavanello. L'autore americano realizza un claustrofobico e
coinvolgente elaborato, tra i migliori in assoluto del lotto (a mio avviso il migliore con Pavanello). Anche
qua si utilizza la caratterizzazione di un protagonista, licenziato e
senza lavoro, che è allo sbando nella società, col solo piacevole ricordo di una
compagna di vita deceduta da decenni. Una sera però irrompono delle
tenebre che avvolgono tutto e si estendono nel condominio in cui vive
l'uomo. Alcuni condomini, si dice, sono scomparsi e non sono più tornati dopo aver varcato il portone d'ingresso del palazzo. Un
fumo di colore nero, privo di odore, si allunga sulla materia e la
cancella. “Quando
la macchia si fosse espansa oltre... Macchia? Eccolo di nuovo a
pensare da arrogante essere umano. Questa oscurità era purezza, no?
Lui e la sua razza erano la macchia. Una macchia che andava pulita...
cancellata.“ Per
sottrarsi all'ignoto, il protagonista si sigilla prima in casa, poi
in bagno, passando del nastro isolante negli spazi vuoti. L'idea
subliminale che viene comunicata al lettore è quella della bara
all'interno della quale, ahi noi, ciascuno di noi (in linea di
massima) dovrà esser rinchiuso alla fine dei tempi (i nostri, piuttosto che quelli dell'umanità) in
un'oscurità accecante. “Ogni
anima sarebbe rimasta imprigionata nella sua piccola cella, isolata
da ogni altra anima? Ma in un certo senso non era sempre stato così?
Ognuno ingabbiato nella prigione del proprio corpo?“
Ma ecco che Thomas, all'epilogo, volge tutto verso la speranza,
poiché l'effetto neve da cui tutto era nato, dapprima cancellando i
programmi tv e poi internet e telefono, si irradia sul nuovo mondo e,
in quell'incertezza, ecco riaffiorare l'anima perduta della moglie
che sorride, mentre si sporge dallo specchio... Cos'altro chiedere per una vita felice? sembra suggerire l'autore... E' dunque lo specchio il
portale sull'altro mondo, come già visto ne Il
Signore del Male di
John Carpenter. Grande racconto, questo Nel
Limbo,
nulla da dire. Aspetti similari si ritrovano ne Il
Suo Sguardo,
premiato nell'Hypnos 2014, in cui Pavanello propone una storia che fa
riflettere e che, peraltro, contenutisticamente parlando è in linea
con quanto potrebbe davvero succedere. Racconto che riecheggia le
tematiche tracciate dalla penna di Howard Fast e lo fa da pari
livello. Si assiste al ritorno sulla terra di un nuovo Messia (sarebbe meglio dire del Messia). Questa
volta l'eletto, che si qualifica quale “inviato
da una forza che sta al di sopra di tutto“, nasce
in Zimbawe e segue le gesta del più noto fratello (con tanto di
miracoli ed elogio dei più deboli). Tuttavia, ancora una volta,
finisce col fare la stessa fine e nell'esatto punto
geografico. Eloquente quando Pavanello, non a torto, scrive che “a
metà del mondo non gliene fregò niente“ della fine del profeta, perché
la vita va avanti e non si campa a discorsi. Tuttavia c'è qualcuno
per il quale la vita non deve più andare avanti. Come avviene con la
fisica quantistica, dove il semplice fatto di osservare le particelle
determina un influenzamento delle stesse, Dio cessa di guardare la
Terra e questa scelta, a poco a poco, si riflette sul contorno che
circonda la vita dell'uomo. Il mondo, per come noi lo conosciamo, si
spegne nei colori, nei suoni, persino gli animali cessano i loro
cicli vitali. Pavanello plasma così un epilogo apocalittico assai
difforme da quello paventato delle sacre scritture, ma non meno
diabolico. Guidato dall'arroganza tipicamente umana, l'uomo organizza
la scalata al cielo attraverso lo strumento della scienza e studiando
il video in cui vediamo il Messia, una volta morto, smaterializzarsi
sulla croce avvolto da una luce bianca accompagnata da un pianto di angeli
irradiatosi non si sa bene da dove. Lo studio ha buon fine e porta all'individuazione di una sorta di stargate nei luoghi
comparabili con l'armageddon delle sacre scritture. I “nostri“
salvatori, radunati in un interminabile esercito che raccoglie di
tutto (compresi parroci delusi per esser stati abbandonati da Dio e
ora votati ai fucili mitragliatori), varcano il portale che li
conduce, da vivi, nell'aldilà, pronti a far giustizia contro un
padre padrone, per giunta assenteista, così da rilevarne il posto e
fare per conto proprio in barba al Salvatore morto sulla croce (o meglio ai Salvatori). Finale aperto a un sequel. Notevole
prova di Pavanello, tanto di cappello. L'autore dimostra di valere la
categoria dei più grandi e fa le scarpe, nella circostanza, a
molte opzioni indicate da Laird Barron. Diverse... direi quasi
tutte... “L'Uomo
non ha l'umiltà necessaria per accettare il suo fato senza tentare
di modificarlo. Così, se Dio non è più interpellabile, ecco che
l'uomo cerca le risposte nella sua nuova religione: la scienza.“ il
passaggio centrale che sottende al testo. Nella nostra epoca non c'è
più spazio per il figlio di Dio, perché quest'ultimo è stato
ucciso dalla sua creatura prediletta, questo sembra dirci Pavanello
ed è difficile sconfessarlo.
Místo
di horror e giallo per Richard Gavin che col suo Una
Caverna di Mattoni Rossi
gioca a mescolare le carte (“Ci
sono sempre due modi di vedere le cose: c'è l'apparenza delle cose e
poi c'è quello che sta sotto“)
usando come elemento di sviluppo della storia le corse in bicicletta
di un ragazzino in vacanza estiva dai nonni. Storia che suona molto
come fine dell'infanzia e inizio della vita adulta, assai vicina come struttura al film Le Verità Nascoste di Robert Zemeckis. Ne salta fuori
una ghost
story che
ammicca ad altri orrori, ma lo fa in modo da lasciare libera
l'interpretazione dei lettori. La scomparsa improvvisa di un bimba,
l'apparizione di un fantasma (o meglio di un genio, da intendersi uno
spirito che nasce dal fuoco)
che sembra proprio quello della ragazzina e infine un cadavere che
riemerge da una cella frigorifera a minare le certezze di un bimbo
che vedrà l'abitazione dei nonni andare a fuoco non certo per
l'azione diretta del fantasma, quanto, probabilmente, per il fatto
della scoperta del cadavere celato in una baracca gestita proprio dal
nonno. Racconto quadrato, che giostra bene la tensione pur non
discostandosi dai cliché del genere.
Inquietante
Fox Into Lady,
nulla a che fare con Jimi Hendrix, non temete. La francese Anne-Sylvie
Salzman affronta il tema parto in modo alquanto orrorifico, forse per esorcizzarlo, tra
venature erotiche e altre di puro terrore specie per un lettore di sesso
femminile (magari in dolce attesa). Una giovane, non si capisce bene come concepito,
partorisce un mostro che non ha il coraggio di riconoscere e lo
rinchiude nel proverbiale armadio senza nulla dire in casa. La creatura, una notte, si libera
e si da alla macchia per poi ripresentarsi a divorare la madre, quasi
a evocare un incesto bestiale, quando sarà di nuovo incinta,
questa volta di un uomo. Il termine più volte ripetuto di “bestia“
e l'utilizzo della volpe come essere originato dal ventre della
donna, rimandano alla figura satanica. La Salzman però sfuma il
tutto, chiudendo comunque un racconto di onorevole fattura.
Come
Piuma, Come Osso è
un testo fulmineo di Kristi DeMeester che inquieta ma lascia poco,
suonando quasi come esercizio di stile. Emerge anche qua la natura femminile dell'autrice e si percepisce nella lettura del testo. Due personaggi, probabilmente
incosapevoli morti, si ritrovano a mangiare uccellini perché questo
porta a generare sulle loro scapole delle ali. Figli perduti, rimpianti e tristezza fanno da corollario a una storia, lo ripetiamo, tipicamente femminile e poco in linea al concetto weird delle origini. Nascono forse così gli angeli? Ci crediamo poco...
Molto
più articolato Un Piccolo Demone di
Jeffrey Ford che struttura il suo eleborato in tre parti, omaggiando
la poetessa Emily Dickinson (che è la protagonista). Una prima parte affascinante in cui un
emissario della morte (o è il diavolo?) giunge a prendere la donna per condurla su una
carrozza che le fa rivivere il tempo che fu in vista dell'eternità.
“Sta facendo il
giro... Tutti fanno il giro... Ma come, della vostra vita,
naturalmente. Un breve riepilogo prima di sistemarvi nella vostra
camera di alabastro.“ Su
questa parte si innesta il secondo ideale capitolo del racconto,
perché la Dickinson accetta la proposta di 25 anni ancora di vita a
prezzo di un favore. L'emissario della morte le affida allora il
compito di condurre a morte, con un contro incantesimo (perché la poesia è magia), un giovane
ragazzino tenuto in vita dalla madre per effetto di un
incantesimo. Recatesi all'abitazione di quest'ultimo, insieme
all'emissario, la Dickinson si fa assumere quale balia e si trova al
suo cospetto una creaturina che di umano ha ben poco, essendo una
sorta di cadavere vivente con tanto di carne marcescente e odore
nauseabondo. Scoperto l'incantesimo, la giovane fugge braccata dai
mostri generati dalla madre del bimbo, mostri che sono puramente
illusori. Ecco che si entra nella terza parte. La Dickinson viene
sepolta dall'emissario nella sua tomba con la promessa di ritornare
alla vita qualora riesca con una sua poesia a rompere l'incantesimo.
Trascorsi secoli, la Dickinson riesce, involontariamente, a
raggiungere l'obiettivo semplicemente scrivendo “Andata
a casa. Pietà“, così
per giustificare la sua fuga dalla tomba trainata dal Terranova di
sua proprietà giunto, chissà come, a liberarla. Spira dunque aria
di ironia beffarda in questo omaggio che Ford dedica alla Dickinson.
Una sorta di fiaba nera che parte bene, ma va a chiudersi in calando.
Si torna al contorto, peraltro eccessivamente tecnico, con Successo di Michael Blumlein che propone un mad doctor ossessivo e ossessionato che cerca di dimostrare una sua tesi, poco dopo esser stato dimesso da un ospedale psichiatrico da cui è scomparso per rimaterializzarsi in circostanze non chiarite. Blumlein, per altro medico, porta avanti al storia con taglio e stile tutt'altro che popolare. Racconto interminabile (il più lungo dell'antologia), pieno di elucubrazioni pseudo-scientifiche, che alla fine stanca e invoglia a passare oltre.
Discorso diverso per il divertente, pur se comunque ossessivo, Colpo di Luna della svedese Karin Tidbeck. Racconto molto interessante, alla Howard Fast pure questo, che sembra appartenere al genere fantascientifico se non fosse per un epilogo che di fa pensare alla presa di giro. Una madre ossessionata dagli astri passa tutte le sere in terrazzo a scrutare il cielo. Un giorno, senza che se ne capisca la ragione, la luna rimane sospesa nel solito punto interrompendo (in realtà mutua quello della terra) la sua canonica rotazione. Si scopre poi che la luna sta precipitando. Ecco che si passa al racconto apocalittico, peraltro ben narrato con il giusto coinvolgimento, se non fosse per tre aspetti: la protagonista che ha avuto il primo ciclo mestruale e pensa che sia per via di questo che la luna precipiti; la madre della protagonista, la fissata in astronomia, che inizia a sviluppare una malattia che le fa sorgere sulla pelle uno sfogo che copia le forme e il colore (persino l'odore) della luna, e un finale assurdo in cui la luna cade sulla terra, schiaccia la madre della protagonista e se ne ritorna in cielo, proprio come potrebbe succedere in un incubo notturno. A dir poco bizzarro.
La Chiave del Tuo Cuore è Fatta d'Ottone di John R. Fultz è un testo puramente fantascientifico alla P.K Dick, in cui non si capisce neppure il contesto in cui è ambientata la storia, ma è percepibile quella degradazione da post-atomico con ambientazione fatiscente urbano-cittadina. Siamo sulla Terra o siamo su un pianeta alieno? Difficile capirlo. Protagonisti sono dei Cyborg antropomorfi e non che lottano per la sopravvivenza o per la conquista dell'amore, con la gendarmeria pronta a intervenire nel caso di violazione delle regole di legge. Bello, specie per la descrizione ambientale, ma se è weird questo... allora è praticamente tutto weird quando si parla di fantastico.
Nessun Altro al Mondo all'Infuori di Te dell'esperto Jeff VanderMeer è un altro contorto esercizio stilistico che affatica la lettura e non invoglia a procedere. La linearità non passa da questi lidi. Personalmente odio questo tipo di racconti perché lo stile va a prevalere sul soggetto. Quest'ultimo è peraltro molto surreale, quasi alla Clive Barker (penso al racconto con le città che si sfidavano assumendo le sembianze di due colossi ciclopici) ma senza avere le capacità visive dell'autore di Liverpool. Estraniante.
CONCLUSIONI
Nuovi Incubi vale la spesa di 18,90 euro? Bella domanda. Direi di si, se siete intenzionati a conoscere le nuove correnti fantastiche, soprattutto horror, della letteratura contemporanea nord americana e non solo. Dunque il duo Vaccaro & Torello offre una ghiotta occasione per ampliare il proprio orizzonte conoscitivo sul genere. Direi ni invece se siete fan integralisti del weird, inteso come vecchia concezione, e volete cercare autori che vadano a proseguire quella via tracciata dai pionieri degli anni '20 e poi proseguita dai vari August Derleth, Brian Lumley, Karl Edwar Wagner e via dicendo. Ni, perché troverete racconti che fanno al caso vostro e altri che vi lasceranno delusi, per non parlare di quelli che vi faranno esclamare: "Ma che c'azzecca questo col Weird.... chi è stato il Giudice a dire una cosa del genere?". Che altro dire? Come dice Jigsaw, ovvero il protagonista de L'Enigmista di James Wan, fate la vostra scelta.
Jena Plissken BARRON,
il selezionatore della Nazionale Weird
2013.
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