domenica 4 ottobre 2026

Recensione Narrativa: SELEZIONE ARPIONA IL KRAKEN a cura di Fabio Larcher.

 

Autore: AA.VV.
Anno: 2026.
Genere: Antologia Fantastico / Horror / Fantasy.
Editore: Kraken Edizioni.
Pagine: da definire.
Prezzo: in stampa.

Commento a cura di Matteo Mancini.

Quella che sto per stendere è una recensione preventiva, ovvero il commento su una serie di racconti pubblicati sul sito krakenedizioni.it gestito da Fabio Larcher. La ristrettezza dei termini concessi dal bando ha, in tutta probabilità, determinato un'adesione assai limitata. Solo tredici autori hanno risposto alla chiamata, con nomi però piuttosto conosciuti nell'ambiente. Tra tutti figura l'adesione di Claudio Foti, penna che non ha bisogno di presentazione tra gli addetti dell'underground italiano legati al fantastico. Soggetto eclettico di lungo corso (classe 1967): scrittore, traduttore, editore e saggista. Foti ha concesso la possibilità agli appassionati di leggere per la prima volta in italiano romanzi di alcuni dei Maestri del fantastico, come L'Accordo Umano di Algernon Blackwood, oppure il saggio Scrittori Maledetti della Golden Dawn. Pubblicato in antologie di editori quali Weird Book (antologia weird western Sangue Selvaggio) e Strani Aeoni (Cthulhu Savoia), ha all'attivo molteplici riconoscimenti. Accanto all'esperto factotum romano, figurano nomi in forte ascesa come la prolifica e versatile Carlotta Leone (plurivincitrice nella stagione di una lunga serie di concorsi apicali sia in ambito fantastico che giallo, finalista all'Urania Short, vincitrice nel Garfagnana in Giallo e in Abissi Lovecraft a cura di Ese-Scifi), il pisano lovecraftiano Flavio Deri (selezionato da Roberto Del Piano per l'antologia Fantascienza Resistente – Segnali di Luce, pluripubblicato nella collana Innsmouth della Delos Digital, recentemente dato alle stampe da Saga Edizioni e da Strani Aeoni con i romanzi Untold Empire – Storie di Malavita nei Miti e Codex Eclipse), la rivelazione della stagione Paolo Soli (vincitore di svariati concorsi e piazzato in altrettanti), il saggista e narratore Matteo Mancini (firma di Profondo Rosso e Foglio Letterario, curatore di molti saggi per Dagon Press, pluriselezionato da Gianfranco De Turris, vincitore del Toscana in Giallo curato da Lucio Nocentini e Luigi Pachì e doppio finalista al NeRoma Noir True Crime) nonché il saggista Cesare Buttaboni (presenza di antica memoria per gli appassionati di weird, di tanto in tanto misuratosi con la scrittura creativa e finito selezionato da Gianfranco De Turris, Andrea Vaccaro e Pietro Guarriello, oltre che dal gruppo Strani Aeoni). Altri autori interessanti sono rappresentati dai fratelli Ornella e Andrea Di Sabatino, già apprezzati su queste pagine in occasione della recensione dell'antologia Garfagnana in Giallo, Tiziano Solignani (artefice di sontuosa prova romantico-malinconica) e Matteo Valenti Piovasco che propone un racconto di evoluzione-involuzione a trazione psicologica con tanto di metamorfosi corporea del protagonista.

Colpiscono, dato il formato della selezione (rivolta a chiunque) e il contenutissimo numero di partecipanti, la versatilità delle storie e soprattutto la cura e l'eleganza media dei testi. Scordatevi quasi del tutto il pulp, comunque presente, e il weird tradizionale e preparatevi ad affrontare una rosa di storie più di matrice letteraria (sebbene fantastica). Gli autori, pressoché in maggioranza, hanno interpretato il bando con una piega ascetica / religiosa, estrinsecata da una ricercatezza stilistica, sebbene caratterizzata da due scuole di pensiero (gli intrattenitori contrapposti ai lirici), e da una capacità di cadenzare la storia molto qualitativa, peraltro proponendo un ventaglio di soluzioni ad ampio raggio: dalla storia dal sapore cinematografico al quasi poetico. E' stato un esperimento narrativo decisamente sopra la media, per tipologia di selezione e totale assenza di editing (qui tutti hanno fatto da soli). Non sono presenti, a parte il racconto di Cesare Buttaboni (non me ne voglia, ma credo di essere obiettivo ed equilibrato, nonostante i dieci voti ottenuti e l'esternazione di un selezionatore come Maurizio Cometto che lo ha considerato in pubblico e con leggerezza il migliore del lotto), racconti banali (giocoso quello di Paolo Soli, scrittore che a me è piaciuto molto di più in altri contesti). Forma dunque curatissima e brillante, in molti casi persino anteposta al soggetto. Le varianti del Mostro (ovviamente acquatico, che sia marino o di lago non ha importanza) ricordano sovente il leviatano (curiosa l'interpretazione di Foti, a cui va riconosciuto il premio per il miglior prologo, in perfetta tradizione weird, aspetto poi non riproposto nel prosieguo del testo), ma per approccio stilistico e sfumatura prendono strade assai diverse (pregio della selezione, ma problema per chi cerca storie da intrattenimento popolare). Possiamo addirittura dire che ogni storia è giostrata da un punto di vista diverso dalle altre (dato anche questo curioso, visto che non c'è stato un coordinatore alle spalle degli autori). Visionario (La Marea dei Nomi di Flavio Deri), psicologico (La Rosa di Sale e di Sangue di Matteo Valenti Piovasco), classico alla Melville (Il Fiordo, Carlotta Leone), pulp (Il Kraken nel Bicchiere, di Paolo Soli), denuncia sociale alla Dylan Dog circa la vera natura del mostro (Il Custode di Max Mazzoni), truculenza (L'Uomo Squalo di Matteo Mancini e I Tredici Nodi di Ornella Di Sabatino), fantasy (La Palude di Afal di Andrea Di Sabatino), cinematografico con il gruppo di scienziati che sondano l'abisso (Una Stagione sotto l'Abisso di Antonio Di Lallo), enciclopedico (Codex Inquisitorum: ciò che il mare custodisce di Giuseppe Cerniglia), romantico (La Strada che il Mare Nasconde di Tiziano Solignani) e infine riscritture originali dei Miti di Cthulhu (Prima che Dio ci Riconosca di Foti) e altre nel solco della tradizione più trita (Il Guardiano di Abyssus di Cesare Buttaboni) incarnano il DNA del progetto. Per come sono state presentate e per il ventaglio di soluzioni proposte, proporrei la pubblicazione di tutte le storie candidate. A ogni modo, per il pubblico i vincitori dovrebbero essere: Soli, Leone, Buttaboni e Mancini. Al di là di tali giudizi, peraltro espressi a gara ancora in corso, con probabile clientelarismo e soprattutto totale assenza di motivazioni e di confronto, credo che l'ordine di arrivo sarà molto diverso da quello proposto e che solo la Leone potrà davvero ambire al podio.

RECENSIONE NEL DETTAGLIO

Procediamo ora per gioco a stillare la classifica, premettendo la grossa difficoltà nello stenderla, vista la diversità stilistica delle opere. Procederò cercando di essere il più obiettivo (difficile esserlo del tutto), così da proporre un ordine di arrivo che non indica necessariamente i racconti che mi sono piaciuti di più, ma quelli che, nel complesso, a mio modo di vedere, possono avere maggiore qualità ed equilibrio.


13° Classificato.

Codex Inquisitorum di Giuseppe Cerniglia. Scrittore classe 1989, già apparso in ebook nelle selezioni Esecranda e pubblicato nell'antologia Streghe e Vampiri della Giovane Holden. Non manca la fantasia, ma prende una via sperimentale poco premiante (a mio modo di vedere) sulla falsariga di Cronache dalla Val Lemuria di Cristiano Demicheli (che invece vinse il Premio Hypnos). Il format del racconto lascia spazio a una sorta di lemma enciclopedico incentrato sulla vita, gli usi e le credenze di una città nota come Gadeira, un'isola situata al di là delle colonne d'Ercole. Presenza di qualche “d” eufonica e qualche piccola ripetizione di termini (venialità). Componente fantastica molto sfumata, elemento del Kraken marginale. L'ulteriore limite è il fatto che si arriva in fondo commentando: “e allora?”. Difficile che venga selezionato nella top ten.


12° Classificato.

Il Guardiano di Abyssus di Cesare Buttaboni, notissimo recensore e commentatore di volumi weird. Ha l'onore di aprire la selezione, rubare dieci voti dal pubblico (annebbiato da rapporti di amicizia) e classificarsi in modo del tutto incomprensibile al terzo posto nella votazione popolare. La storia prende la via del plot lovecraftiano senza apportare niente di innovativo, metaforico o personale. Un turista italiano, in giro per Londra, acquista una pietra da un antiquario. L'oggetto lo condurrà in un'altra dimensione, dove un faro e un kraken disconnetteranno il protagonista dalla realtà imprigionandolo in una dimensione altra, mentre il corpo nella realtà finirà ricoverato in una clinica psichiatrica. Niente di nuovo, una buona atmosfera iniziale, uno stile sufficiente, ma manca l'ingrediente principale per fare funzionare una storia: la cifra dello scrittore. Maurizio Cometto, curatore Delos Digital, lo ha eletto a racconto migliore della selezione. Penso che il giudizio del “collega” si commenti da solo. Impossibile centrare la top ten.


11° Classificato.

Il Custode di Max Mazzoni. Con questo racconto si comincia a salire di livello, determinando una rosa di storie, a mio modo di vedere, non troppo distanziate tra loro. Concittadino del sottoscritto, Mazzoni è autore di una lunga sequela di volumi autopubblicati. Dimostra innegabilmente un'ottima tecnica e capacità di intrattenere. Il racconto è scritto molto bene, proponendo un inizio al cardiopalma (un immigrato di colore braccato da una gruppo di squadristi razzisti). La storia in sé funziona (col mostro non mostro che arriva a salvare dal linciaggio il povero colored). La qualità è sopra la sufficienza. Il sottotesto di denuncia sociale apporta qualche punto al soggetto. C'è un refuso evidente (“chi i”), ma è un peccato venialissimo. A mio modo di vedere manca la caratterizzazione del mostro, un po' buttato là, e un limite nel non osare sul versante dei cattivi: un manipolo di neo nazi che diventano i veri mostri della vicenda (sarebbero stati più efficaci un gruppo di perbenisti e benpensanti). Target massimo: centrare la top ten.


10° Classificato.

Una Stagione sotto l'Abisso di Antonio Di Lallo. Altro autore con una lunga sequenza di autopubblicazioni. Come per Mazzoni, si tratta di un racconto capace di intrattenere e lasciarsi leggere con fluidità e semplicità fino alla fine. Paga uno stile e una tecnica troppo semplificate, al punto da dare l'idea di una sceneggiatura piuttosto che di un racconto. Dialoghi in sequenza, stile narrativo un po' povero a togliere fascino alla vicenda. Una spedizione di scienziati sonda l'abisso, rilevando la presenza di un idolo sotto il quale si muove un qualcosa in grado di impossessarsi degli scienziati. Scorre molto fluido, sacrificando la componente letteraria a beneficio della cinematografica. Siamo dalle parti di The Abyss, per intenderci, o Sfera sostituendo l'incubo col sogno. Incisivo il finale. Da salvare la qualifica nella top ten.


9° Classificato.

La Marea dei Nomi di Flavio Deri. Scrittore in ascesa, approdato di recente alla corte di Saga Edizioni, pluripiazzato a Esecranda, selezionato nel concorso Fantascienza Resistente e presenza fissa nelle antologie del gruppo Strani Aeoni. Qui il livello si alza ancora un po' e diventa sempre più difficile selezionare. Testo potente dal punto di vista visivo, specie all'epilogo. Complica troppo sullo stile, piazza due o tre termini ricercati in modo pomposo come “solipsista” (qui un lettore popolare ti manda a fanculo senza tentennamenti). Un buon racconto, nell'ambito della narrativa di genere, lo si vede nel semplificare lo stile per potenziare i sottotesti, non nel fare gli stilisti per farsi belli al cospetto dei letterati (da sempre nemici dell'intrattenimento). Provate a leggere i racconti (le traduzioni sarebbe il caso di dire) dei vari King, Leiber, Bradbury, Bloch e via dicendo per vedere se trovate espressioni pompose. Tenetevi alla larga dai presuntuosi che inquinano il genere con soluzioni letterate (non mi riferisco a Deri, naturalmente, ma a certi presunti maestri/selezionatori). Buona la componente visiva, tira a mio avviso troppo il “can per l'aia” nella parte centrale del testo. L'idea del mare che restituisce dapprima le cose dei morti e poi di quelli che moriranno è valida. Troppe le descrizioni, che definirei preponderanti rispetto al soggetto. È comunque un racconto che ha un suo spessore. Non dovrebbe avere problemi a mantenere la qualifica.


8° Classificato.

Il Kraken nel Bicchiere di Paolo Soli. Scrittore prolifico, impegnato dallo scorso anno in molti concorsi, ha dimostrato fin dal suo avvento un'apprezzabile facilità nell'andare in selezione in concorsi gialli e fantastici, vincendone già alcuni e trovando sfogo nell'antologia personale Tagli Obliqui. Qui non offre una delle sue migliori opere, a mio modo di vedere, ma mantiene lo stile accattivante richiesto dal genere. Il racconto, in sé e per sé, è simpatico (forse il più simpatico del lotto) ma presenta due problemi uno dei quali meno evidente per chi non sia specialista del genere. L'inizio brillante, col piccolo di polpo che viene soccorso dal ragazzino, è assai carino. L'idea poi che questo polpo cresca a dismisura divorando quanto gli venga offerto come cibo, fino a diventare una sorta di kaiju, rende derivativo il racconto, debitore di storie meno famose come Hydra Vulgaris (2016) di Flavio Regazzoli (piazzato nel Premio Hypnos e inserito nell'antologia Strane Visioni), e altri celebri come Slime (1953) di John Payne Brennan e il successivo Blob Il Fluido che Uccide. Anche il successivo brainstorming di generi che si innesca, mutando di continuo il riferimento del racconto (che tocca anche gli omicidi, gli esperimenti militari, il fiabesco e una prospettiva di epilogo in salsa mostro che banchetta in una regata), non è originale. Io stesso, peraltro proprio sulla rivista della Kraken Edizioni (Astonishing Fantasy Tales), ho pubblicato una simile sperimentazione col racconto Masters & Slaves che, tuttavia, aveva anche un sottotesto qua del tutto assente. È il vincitore della giuria popolare. Non dovrebbe avere problemi a tenersi sopra il livello limite.


7° Classificato.

L'Uomo Squalo di Matteo Mancini. È il mio racconto. Non sta a me parlarne, lo colloco qua perché penso che i racconti che seguono siano scritti meglio ed effettuino in modo migliore un bilanciamento tra trama, capacità di intrattenere e sottotesto (in questo caso il più irriverente del lotto). Spero di qualificarlo.


6° Classificato.

La Rosa di Sale e di Sangue di Matteo Valenti Piovasco. Qui la selezione si fa sempre più complessa (da qui in avanti non ci sono dubbi di qualifica), accorciando il gap tra i vari racconti. Horror stilistico con motore a trazione psicologica, scritto bene, con componente visiva non disprezzabile. È una storia sulla maturazione del protagonista (seppure in chiave involutiva) circa la presa coscienza di sé stessi. L'abbattimento della morale etica a favore dello sviluppo del proprio io. Molto bella la parte subacquea sotto lo stretto di Messina (si poteva tuttavia ricercare maggiormente il sense of wonder) e soprattutto l'epilogo (tra i migliori del lotto). Si perde nella parte centrale, pagando lo scotto del narrato rispetto al mostrato. Buona la caratterizzazione del protagonista, perseguitato da una parte oscura che, a poco a poco, tenderà a emergere. Probabilmente più adatto per una distanza superiore. Presenza di qualche piccolo refuso (“La vita quotidiana era permeata una tensione” oppure la non perfetta “guardandosi allo specchio al suo riflesso non era più lui”). Premiato per la matrice psicologica: non sempre la vita sociale e la formazione di una famiglia fanno la fortuna di chi ha, nella sua anima, un'altra matrice.


5° Classificato.

La Palude di Afal di Andrea Di Sabatino. Scrittore un po' sottovalutato e dal curriculum destinato ad arricchirsi, è una presenza fissa nelle antologie dell'Historica Edizioni. Azione e taglio popolare fanno volare il racconto, in realtà semplice e non presuntuoso. Una spedizione cavalleresca da cavalieri della Tavola Rotonda parte per debellare un mostro che infesta un lago. Perfetto per essere pubblicato in una rivista griffata Kraken.


4° Classificato.

La Strada che il Mare Nasconde di Tiziano Solignani. Bel prologo (mi ricorda la scena di Shelley Winters in Tentacoli al rientro dell'infausta regata), contenuto ultra-visionario (il più di tutti), gestione della trama effettuata con innegabile maestria. La scrittura è eccelsa. È una sorta di viaggio nell'ade, solo che qua non si tratta dell'inferno ma dell'abisso dove la donna amata del protagonista è misteriosamente custodita (è morta davvero). Il mostro ricorda molto il Lucifero di Coppo di Marcovaldo, poi ripreso da Dante. Tra i top della selezione, ma l'happy end finale mi fa un po' incazzare.


3° Classificato.

Prima che Dio ci Riconosca di Claudio Foti. È il racconto che ho votato e, sebbene di lunghezza da squalifica (è più lungo dei limiti concessi), si tratta di un elaborato perfetto per le selezioni di Larcher. Foti (a differenza di Buttaboni) riscrive i miti di Cthulhu e lo fa sia dal versante stilistico, che passa dall'impronta weird classica (il prologo è il più bello della selezione) a un taglio moderno (pieno zeppo di dialoghi, presenza dell'AI e semplificazione stilistica), che da quello contenutistico. Cthulhu non è più il mostro lovecraftiano, ma diventa un qualcosa di molto più arcaico, una memoria collettiva di una sorta di setta di semi-immortali. Molte idee originali, spostamento del nichilismo del Solitario sul campo religioso, paga una certa lentezza e un bombardamento di dialoghi non sempre efficaci.


2° Classificato.

I Tredici Nodi di Ornella Di Sabatino, sorella di Andrea e con curriculum pressoché simile. Qua regala un pezzo che, ne sono sicuro, sarà apprezzato da Fabio Larcher. Intrattenimento, eleganza stilistica (senza troppo pompare) e soprattutto azione, sangue e sense of wonder. La Cosa di John Carpenter (una creatura mutaforma protagonista e una citazione marcatissima della sequenza in cui i superstiti analizzano il loro sangue per scoprire se il mostro si è celato tra loro sotto una parvenza da impostore) incontra Moby Dick di Melville (un pescatore menomato fisicamente ossessionato dalla caccia al mostro) per un racconto che, ne sono certo, centrerà il podio.


1° Classificato.

Il Fiordo di Carlotta Leone. Rivelazione della stagione, vincitrice in un solo anno di quanto gli altri riescono a mettere in cascina in decine di anni, dimostra di non sbagliare un colpo. Stile secco e non ampolloso (l'opposto di Deri, per esempio), dialoghi cinematografici, ma grandissima gestione della storia, con presenza dapprima suggerita del mostro che compare solo alla fine dopo che il lettore lo ha più volte inquadrato in qualcosa che poi non si è dimostrato tale. Maestria in atmosfera. Impossibile non metterlo al podio.