Curatori: Regina Garza Mitchell & David G. Barnett.
Titolo Originale: The Big Book of Blasphemy.
Anno: 2019.
Genere: Horror / Hardcore.
Editore: Independent Legions Publishing, 2021.
Pagine: 404.
Prezzo: 18.90 euro.
Commento a cura di Matteo Mancini.
RECENSIONE IN FORMATO RIDOTTO
Per contenuti e stile, Il Grande Libro Blasfemo è
un'antologia unica sul mercato editoriale italiano. Alessandro
Manzetti, con la sua Independent Legions, offre con coraggio il testo a un
pubblico alla ricerca di frontiere che vadano oltre il politicamente corretto e i limiti del buon costume. Siamo infatti alle prese con un horror assai lontano da quello delle origini e persino da quello portato al successo negli anni novanta dai vari Fritz Leiber, Ray Bradbury, Robert Bloch, Richard Matheson e Stephen King. Gli autori della nuova corrente, alimentati dall'efferatezza e dalle visioni estreme di Cliver Barker e dei fautori della corrente splatter-punk, hanno determinato una nuova vita del genere horror portandolo a sconfinare oltre i limiti del socialmente accettabile. L'extreme horror è un sottogenere che non risponde ad alcuna remora, non più limitato da
freni inibitori o dalle logiche del buon costume. The Big Book of Blasphemy
è uno dei tanti progetti ideati negli Stati Uniti, ma di rado giunti nella nostra penisola. Il progetto viene concepito nel 2019 dagli scrittori Regina Garza
Mitchell e da David G. Barnett con l'intenzione di scioccare e imbarazzare i lettori (più che spaventare o intrattenere),
toccando una tematica tanto sensibile con un'irruenza che negli anni
settanta avrebbe generato lo sconcerto e la scomunica del Vaticano.
Il tema è la religione (cristiana), qua oggetto di un vero e proprio
oltraggio, il più delle volte pretestuoso e demenziale, ma in alcuni casi visionario e interessante. Protagonisti assoluti sono gli
scrittori dell'hardcore horror e del torture porn,
alternati da una manciata di autori più tradizionalisti.
Ribrezzo e pornografia sessuale si miscelano allo splatter e
alla volontà di voler ostentare il “peccato” ben oltre il
necessario. Le descrizioni sono particolareggiate, vuoi che si parli di smembramenti o unioni carnali. Persino il lessico, in questi casi, tende a fondere un linguaggio
ricercato, talvolta poetico, a termini volgari (da bettola) che determinano un
crollo nel registro linguistico allontanando di gran lunga la presa
letteraria delle storie. A ogni buon conto, Manzetti concede agli
appassionati del macabro la possibilità di confrontarsi con un lotto
di autori pressoché sconosciuti alle nostre latitudini eppure famosi
negli Stati Uniti (la cosa non è proprio un pregio), così da concedere l'occasione per allargare il
fronte delle conoscenze del pubblico italico. Le storie proposte sono
trenta, di altrettanti autori, tra i quali spiccano per notorietà
Brian Keene (di cui si ricorda il divertentissimo I Vermi Conquistatori), il
depravato (non me ne volete) Edward Lee (già proposto con Mr Torso),
l'arzigogolata Charlee Jacob (autrice dell'antologia estrema I Giorni della
Bestia), Kristopher Triana (pluripubblicato da Dunwich Edizioni)
e i “nostri” Alessandro Manzetti e Paolo Di Orazio.
Paolo Di Orazio ha parlato dell'antologia nei termini di
“capolavoro” e ha dichiarato che provare a recensirla sarebbe
come tentare di recensire la Divina Commedia. Parole quantomai
ardite, come spiegheremo nella parte dedicata ai dettagli. Il
Grande Libro Blasfemo, infatti, è un'antologia per un
pubblico (maggiorenne) molto di nicchia, amante delle provocazioni e del
volgare, ben lontana da poter essere considerata un
capolavoro. Violentissima, di cattivo gusto, offensiva e
ancorata a un'idea materialistica della religione che strizza
l'occhio a un'impostazione “essoterica” figlia di insegnamenti da catechismo (e
non certo a una valutazione di caratura intellettuale). Gli autori
chiamati a confrontarsi con la tematica sono tutti orientati a una
visione della vita concentrata unicamente sui bisogni e sui problemi
sociologici/materialisti. Dio o Gesù vengono accusati di esser
assenteisti, ipocriti, rei di non intervenire in soccorso dell'uomo
quando questo ne ha bisogno (si noti l'impostazione orientata alla vita di tutti i giorni e non a quella ulteriore). L'educazione cristiana (perché solo di
questa si parla) è ritenuta responsabile di generare mostri a causa
della sua rigida impostazione educativa. Ecco che si inneggia alla
libertà sessuale o si suggerisce l'esistenza di un mondo sprovvisto
di Dio o comunque destinato a non offrire il messaggio di speranza
promesso dalle religioni. La morte non dischiude alcuna porta
dell'aldilà, ma rivela l'ipocrisia e la falsità del messaggio di
speranza lasciato da profeti e uomini di fede. L'uomo è condannato
alla sofferenza continua senza possibilità di ascesa e ne deriva la necessità di divertirsi finché ciò è possibile. La vita è ora
e adesso. È proprio su quest'ultimo aspetto che la letteratura del
terrore contemporanea diverge in modo determinante da quella delle
origini (in particolare da quella frutto del lavoro degli scrittori affiliati a organizzazioni esoteriche). I valori spirituali, in quanto non percepibili in termini
di prova certa e diretta, sono stati rifiutati e scalzati dalle esigenze materialiste
(soldi, benessere, sesso) tanto da non avere più alcuna rilevanza.
L'uomo moderno, sembrano suggerirci gli autori, ha bisogno di risposte
dirette e immediate da riscontrare nella vita terrena. La vita non è
più vista quale palestra o scuola necessaria per accedere ai livelli
successivi di esistenza. L'uomo non è più chiamato a sviluppare la
propria anima per ascendere a mondi ulteriori, non è più un
qualcuno che affronta le ardue prove della vita per crescere nello
spirito. Niente di tutto questo. C'è di più: nessuno degli autori
prospetta quel famoso assalto al regno dei cieli che teorizzava
Arthur Machen quando parlava dei veri peccatori. Ecco che la
blasfemia di cui si parla nel testo, il più delle volte, si consuma
nel modo più becero possibile, attraverso una mera inversione dei
valori cristiani o riscrivendo passi biblici con la presunzione di
smascherarli dall'alone moraleggiante per far emergere bieche realtà che inficiano il messaggio lasciato ai posteri dai testi sacri. Ne emerge un atto di ribellione che non porta a
costruire un qualcosa di nuovo e di personale (come dovrebbero fare
quelle visioni teologiche orientate allo sviluppo dello spirito), ma
si limita a decostruire quanto è stato insegnato in favore di
un'anarchia in cui tutto ciò che genera piacere deve essere accolto
in ossequio agli insegnamenti dell'Aleister Crowley delle origini.
“Fai ciò che vuoi” è il messaggio che viene dato, poiché
la vita è adesso e del domani non vi è certezza e pertanto è
inutile perdere tempo nel pensare a ciò che sarà.
Dei trenta racconti solo una mezza dozzina sfuggono al
genere hardcore e, curiosamente, mettono alla berlina la forza
e la capacità artistica del sottogenere in questione. L'hardcore,
infatti, ne esce a pezzi dal confronto, tanto che i racconti migliori
sono proprio quelli che evitano la commistione con la pornografia.
Brillano autori quali Simon Clark, Gabino Iglesias, Lucas Mangum e
Laura Blackwell. Tra gli estremisti convincono Monica J. O'Rourke,
Jeremy Wagner e soprattutto i racconti dei curatori Regina Garza
Mitchell e David G. Barnett. Un'altra mezza dozzina di elaborati
presentano elementi interessanti (misti a difetti), tra questi si segnalano Alessandro Manzetti, Paolo Di Orazio, Kristofer Triana, Ali Seay,
Wrath James White e Gerard Houarner. Il resto, oltre metà antologia,
non impressiona affatto, rivelandosi spesso mediocre. Deludono oltremisura firme d'autore quali Brian Keene,
Edward Lee e Charlee Jacob.
Cacciatori di angeli, santi rapiti dai piaceri della
carne, suore maledette, unioni carnali tra uomini e divinità,
riscritture in chiave blasfema della figura del Cristo o di eventi
biblici, sette sataniche, preti corrotti dai piaceri della carne o
dalla volontà di reprimere il peccato, giovani rovinati dagli
insegnamenti cattolici, visioni sataniche e persino squarci di un
futuro distopico più o meno prossimo sono gli sviluppi della traccia
iniziale. Vediamo di seguito i dettagli.
La copertina della versione americana.
NEL DETTAGLIO
Scendiamo
nel merito dei racconti e premettiamo che potremmo dividerli in tre
grandi gruppi. Da una parte abbiamo un piccolo gruppo di storie
legate a un orrore che potremmo definire tradizionale, dall'altra
abbiamo il più corposo gruppo di storie hardcore
o torture
porn
e infine annoveriamo una serie di racconti che giocano sugli effetti
destabilizzanti dovuti a una rigida educazione cristiana. Partiamo
dal primo gruppo di racconti, visto che tra questi sono individuabili gli elaborati a nostro avviso più riusciti.
La
palma del miglior racconto la diamo a Quando
Giaci Urlando nella Tomba dell'inglese
Simon Clark (1958), noto per il romanzo La
Notte dei Trifidi (ha
scritto anche episodi per la serie Doctor
Who)
ma nuova proposta sul mercato italiano, che ci offre una buona
rivisitazione del tema del sepolto vivo. A differenza di Edgar Allan
Poe, Clark aggiunge un pessimismo teologico di fondo attraverso
cui supera il concetto di Dio e di Satana, ma anche di Paradiso e di
Inferno, in un'interpretazione della realtà in cui i defunti, in
attesa della dissoluzione totale di anima e corpo, urlano nelle loro
tombe a causa di un dolore mai conosciuto in vita (la certezza che oltre la morte non vi è alcunché). Ottimo racconto
dunque, che evita la scorciatoia degli effetti speciali e propone una
filosofia di fondo nichilista. “Sono
giunto alla conclusione che c'è un'intelligenza potente là fuori
nell'universo... Un'intelligenza gelida che non è Dio onnipotente e
non è Satana.” Dotato
di eccelso ritmo e grande senso dell'azione, la storia propone due
uomini nell'atto di disseppellire un loro caro amico, dopo che
l'immagine del cellulare sepolto insieme al morto ha preso a trasmettere un
urlo continuo. Da qui la massima finale per la quale: “Il
nostro destino è giacere urlando nelle bare.”
Rispolvera
i classici della letteratura del brivido anche lo sconosciuto (in Italia) Gabino
Iglesias, texano di cui la Independent Legions ha di recente
acquisito i diritti dell'antologia Coyote
Songs (indicata
da Manzetti tra i migliori 150 libri horror degli ultimi venticinque
anni). Il suo Ali
Nere è
un chiaro omaggio a Howard P. Lovecraft e, più nel dettaglio, al
racconto The
Hound. Iglesias
parte su coordinate noir che sconfinano presto nel weird. Il racconto, infatti,
si apre con l'ingaggio di un sicario per mano di un malavitoso
portoricano. Il killer viene incaricato di uccidere un magnaccia
colpevole di far prostituire una ragazza dawn. Il compito viene
portato a termine, ma sotto i colpi di pistola cade anche un secondo
uomo: un vecchio esperto nel Palo Mayombe. Nel morire, il palero
proferisce una serie di frasi in una lingua sconosciuta (echi a
Lovecraft), lanciando una maledizione contro il suo assassino che, da
quel giorno, finisce preda di visioni e incubi continui. Finale
lovecraftiano, con l'idea degli Dei disinteressati alle sorti
dell'uomo e una creatura alata di dimensioni enormi che volteggia
fuori dalla finestra del protagonista. Non originale, ma graffiante in puro stile da orrore caraibico alla Whitehead.
Molto
buono, pur se strutturato in modo frammentario, è Sorella
Cicatrice, un elaborato
che conquista l'ideale premio per il racconto più onirico. La firma è del
texano Lucas Mangum, altro autore del tutto sconosciuto in Italia.
Un'autoambulanza vaga sul limite di un campo di battaglia trasportando
un soldato ferito quando, d'improvviso, viene sbalzata in un'altra
dimensione. Il passaggio porta a uno schianto in pieno deserto sul muro di una Chiesa
apparsa dal nulla. Così prende piede l'incubo che porterà il
protagonista a mutare da uomo a donna. Discreto nunsploitation,
pur
se caratterizzato dall'assenza di una solida struttura. Mangum
propone una comunione assai blasfema, all'interno di un convento
retto dalla suora che ha prestato soccorso al malcapitato.
Disturbante, eppure mai volgare, con un consesso di suore che si
deliziano alimentandosi col corpo di un pitone.
Qualità
anche dalle parti di Laura Blackwell, ennesima nuova proposta in
Italia ma già premiata in America al World
Fantasy,
che propone il pericolo di un nuovo diluvio universale. Il
suo Amore come un Diluvio è
un racconto raffinato e delicato, capace di creare un'interessante
atmosfera con la pioggia che prende, a poco a poco, a scendere
rivelando solo alla fine la ragione della sua discesa. Al centro
della storia c'è un parto in un ospedale di una donna ingravidata da
un angelo. Bella la gestione dell'elemento apocalittico, con Dio che
si appresta a dare avvio a un diluvio universale nell'era
moderna. L'arrivo dell'angelo e il rapimento del neonato, un essere
che cresce progressivamente di dimensioni ed è parlante fin dalla
nascita, scongiureranno il disastro. Sulla stessa tematica, ma con
minor presa emotiva, si muove la specialista hardcore
Monica J. O'Rourke, alla prima pubblicazione italiana, col suo I
Guardiani.
Indicata da Manzetti quale autrice di uno dei migliori 150 libri
horror degli ultimi venticinque anni (Suffer
The Flesh),
la O'Rourke riscrive le ragioni che hanno portato Dio a scatenare il
diluvio universale indicato nella Bibbia. Da spazzare via dalla Terra
c'era una razza ibrida di creature affamate di carne umana frutto
dell'incrocio tra gli angeli decaduti e le donne della specie umana.
Finale con l'intervento degli arcangeli. Violento, eppure leggibile e
non oltraggioso.
Segue
la tematica dei rapporti amorosi tra donne e angeli anche l'erotico
di classe E
Sarai Adorata di
Regina Garza Mitchell. Qui la blasfemia inizia a farsi largo in modo
spiccato, pur non esagerando nei contenuti e nel lessico. La Mitchell
riscrive la parabola dell'annunciazione e della nascita di Gesù. La
Madonna non è più una vergine, bensì una donna sedotta e posseduta
da un demone. Il Cristo viene definito quale falso profeta che, con la sua parola di supposta pace, sarà responsabile
indiretto degli orrori attuali. Buoni ed eleganti gli stralci erotici che ne fanno un valido testo, tra i migliori del lotto. Decisamente più sfrontato ed
eccessivo il contributo di Alessandro Manzetti. Il suo La
Vergine Salata
è un onirico quadro in evoluzione, una sorta di Hyeronimus Bosch
maligno concentrato negli ultimi attimi di vita di una Giovanna
d'Arco che invoca Gesù dal rogo. Notevole la capacità visionaria di
Manzetti, che delinea un cielo che vomita fiamme e liquidi biologici (tra cui sperma celestiale)
sotto lo sguardo attento di santi e demoni in estasi. Purtroppo, come suo
solito, la penna del boss della Independent Legions si fa corrompere
dalla volontà di ostentare sui dettagli sconci, un vizio
estrinsecato da una cifra espressiva che abbandona lo stile poetico
per concedersi escursioni nel dozzinale (parole come froci, uccelli e altro non si contano). Discutibili, inoltre, alcune
espressione che rimandano alla contemporaneità, quali la parola
“CLICK” per indicare il tasto in cui Gesù, penetrato in forma
ectoplasmatica nella vagina dell'eroina, regala l'orgasmo alla sua
eroina. Blasfemo fin dal titolo e con elementi di qualità sul
versante pittorico, è una breve fiammata, forte solo dal punto di vista
visivo.
Fiacco
e fulmineo il contributo dello sconosciuto Matthew Warner che, con La
Confessione,
fornisce una storia da Inverno
Giallo
in cui un confessore svogliato e poco interessato alle lamentele dei
fedeli riceve, presso il suo confessionale, un peccatore insolito: un
Gesù tutt'altro che propenso al perdono e alla comprensione.
Niente più che di un esercizio di stile. Non
decolla mai Il
Portale di Giuda di
John Urbancik che promette molto, ma lascia troppo all'immaginazione
del lettore (Giuda è la rappresentazione di ciò che è diventata la
Chiesa?) risultando criptico e non facilmente risolvibile. L'autore
sembra voler riproporre il tradimento di Giuda e la volontà di Dio
affinché l'assassinio e la bestemmia siano componenti del mondo
dell'uomo, ma la cosa resta vaga e tutta giostrata da una serie di
volantini che vengono affissi attorno a una cattedrale con la scritta
“La
Testimonianza della Blasfemia”. Da
apprezzare il tentativo di voler proporre un messaggio di valenza
teologica, riducendo al minimo indispensabile lo splatter.
Prima
di affrontare il cuore dell'antologia, ovvero la serie di storie
propriamente hardcore, è opportuno stendere un cenno per quegli elaborati che mettono alla berlina l'educazione cristiana, vedendo nella
stessa una forma di giustificazione di crimini contro l'umanità o una forma castrante della personalità altrui e, di conseguenza, la
ragione dell'esistenza di condotte devianti. Si tratta di racconti di
impronta sociale e antropologica, piuttosto che horror. Tra questi
spicca Gesù
o Jacob,
opera che sceglie la via della metafora per proporre il nuovo Gesù
del nuovo secolo individuandolo in un ragazzo gay perseguitato dal
prossimo per via del suo orientamento sessuale. Lo firma Ali Seay, altro scrittore sconosciuto.
Crudele ma ben calibrato l'epilogo, in cui un padre spara a suo figlio
per tutelare la purezza di Dio ed evitare la corruzione sociale.
Più
brutale (e hardcore), ma anch'esso schierato nel medesimo solco, il
landsdaliano
L'Esorcismo
Texicano di Wild Young Sharona di
Paolo Di Orazio. Luci e ombre, penalizzato dalla volontà di
insistere su inutili dettagli macabri (la disarticolazione, punto per punto, di un
cadavere preso a martellate) e su un lessico sboccato (tra masturbazioni e violenze). Eccellente il
finale e l'atmosfera desertica. Di Orazio, come Seay, gioca
nell'identificare il Gesù moderno nella figura di un trans ucciso
dal padre per liberarlo della possessione della personalità
femminile ma, nel farlo, sceglie la via dell'horror con tanto di resurrezione maledetta.
Esorcismi
fatali e controproducenti al centro del drammatico Lamenti
e Stridore di Denti di
Ray Garton (di cui si ricorda Live Girls edito da Bompiani), un racconto in cui una giornalista tenta di far luce
sull'infanzia di un serial killer suicidatosi per sfuggire
all'arresto. Giostrato in flashback dalla prospettiva della
madre del giovane, è un racconto che non decolla mai e propone
l'educazione religiosa quale matrice che ha portato al male un
ragazzo timido bistrattato e non compreso dai genitori per i suoi
gusti cinematografici e musicali. Sulla stessa falsa riga si muove David
del meno noto
Eddie Generous, ancora una volta costruito attorno a un adolescente
punito per le sue naturali pulsioni sessuali e convinto dai genitori di essere nel
peccato.
Scelgono
(in modo non entusiasmante) la via della distopia Stephen Kozeniewski
e Lucy Taylor. Il primo, già edito in Italia da Dunwich Edizioni (The Hematophages), con La
Casa di un Uomo Forte,
immagina gli Stati Uniti divisi in due blocchi, uno dei quali retto da
un governo cristiano orientato a instaurare una dittatura
totalitaria che richiama ai principi fascisti (a partire dalla deprogrammazione mentale e riprogrammazione). Più estremo il contributo della Taylor, vincitrice del Premio Bram Stoker, che propone La
Preghiera Maledetta.
La
tranquillità di una maestra di una società cristiano centrica viene
funestata dalla presenza di un sedicente Gesù che insegna ai
ragazzini preghiere sconce e pensieri impuri. Tra miracoli che
riproducono l'episodio biblico dell'apertura delle acque del Mar
Rosso e tentativi di repressione, è un testo che scivola via ben
cadenzato ma con poco costrutto.
Territorio
hardcore/torture
porn
per il resto dell'antologia. Se il proposito editoriale era quello di
lanciare questo sottogenere, la lettura di questa antologia dimostra
che la via “tradizionale” resta ancora la preferibile. Pochissimi, in questo gruppo, i
racconti meritevoli di esser salvati, peraltro quasi tutti portatori di difetti o di limiti. Il migliore, pur se derivativo (basti leggere alcuni
passaggi di The
Devil Rides Out di
Dennis Wheatley, da noi tradotto come Il Battesimo del Diavolo, o vedere film come Faust di Brian Yuzna), è Quando
un Bambino Piange di
David G. Barnett che, purtroppo, non riesce a capitalizzare
l'eccellente prologo. Il racconto si apre sui re magi che si recano
presso la grotta in cui è nato Gesù. La Bibbia non riporta che il
parto della Madonna è stato un parto gemellare e che vi è stato
uno scontro tra gli emissari di Dio e quelli di Satana per prendere in consegna il gemello di Gesù.
Sanguinolento e truce fin dal via, Barnett delinea un affascinante contesto che
richiama la narrativa weird degli albori (penso alla sword and sorcery di R.E. Howard) salvo
scivolare nell'hardcore
nella parte ambientata - ai giorni nostri - nella misteriosa Mason, la
cittadina in cui si sta tramando per l'avvento della grande bestia.
Notevole gestione della tensione, con un interesse crescente nella
lettura rovinato da una parte finale prevedibilissima con spunti
(amatoriali e insistiti) che scadono in orge religiose, sacrifici di
bimbi e resurrezioni di reliquie che tornano a nuova vita assorbendo
sangue. Colpisce, rispetto ad altri autori, la presa di distanza dal
sesso sfrenato, con la bestia che deride i suoi fedelissimi dicendo:
“tutti
voi siete soltanto delle piccole bestie che vogliono soddisfare i
propri desideri basilari. Guarda come scopano e come commettono gravi
peccati. Ebbene, per me, non è peccato. È solo la natura... Io
condurrò questi piccoli mostri in una nuova era. Saranno il mio
esercito, che trasmetterà il mio verbo al popolo.” Un
racconto hardcore
e al tempo stesso anti-hardcore, in cui l'uomo materialista, assetato
di potere e di sesso, viene definito “controllato
e governato da una sola mente.”
Da notare inoltre come la bestia e il Cristo siano fratelli
e che pertanto il male è di natura divina. Buonissimi spunti che potevano rendere meglio, comunque si tratta di un racconto capace di intrattenere, sebbene eccessivo e ripetitivo in alcune scene pornazze (“Un
tizio che non conoscevo aveva le mani premute contro la parete mentre
Mary gli ficcava una candela piuttosto grossa su per il culo. Lui si
crogiolava nel dolore e nel piacere. Lei usava la candela come se
fosse un pistone. Il sangue gli scorreva nell'ano. Mary lasciò
cadere la candela sul pavimento e poi semplicemente infilò il
proprio pugno insanguinato nel culo del tipo. Glielo conficcò dentro
con una forza brutale. Lui continuava con i suoi spasimi di piacere.
Lei lo inculò a sangue, il braccio infilato fino al gomito...)”
Molto simile, ma meno strutturato e meno dotato di sottotracce, è La
Dea della Forma di
Kristofer Triana, autore già pubblicato in Italia dalle Dunwich Edizioni. Centrale la scena del sabba orgiastico che, dato il
contesto, prende la via esplicita della pornografia. Immaginate,
con qualche risibile variante, una sequenza in cui viene
rappresentata una messa satanica e avrete in mano l'idea della
storia, nonostante qua si parli di una setta estranea alle religioni conosciute. Inutile insistere nel voler trovare parole diverse rispetto
all'appropriato “pornografia” per definire un sottogenere che
privilegia il voler ostentare al suggerire, sia sul versante sessuale
che su quello del terrore. Si possono forse definire passaggi di arte
sublime stralci di racconto come questo: “Era
madido di sudore, l'uccello era rosa e gonfio per aver appena scopato
Ix sul suo altare, con la setta che lo incitava. Era stato persuaso a
farlo. Faceva parte dell'iniziazione per tutti i nuovi arrivati. Lei
lo tirò a sé in profondità nel momento in cui eiaculò, fu
finalmente rilasciato e due donne strisciarono sul pavimento fino
alla dea. La più anziana teneva una Bibbia. Si posizionarono tra le
sue cosce e quando quella più anziana aprì il libro sacro, la
giovane ne strappò due pagine e le arrotolò formando due tubi
sottili. Se li portarono alle labbra, si avvicinarono alla fica
fradicia di ix e succhiarono lo sperma di John.”? Buono il ritmo, derivativo il soggetto, sconcio e
dozzinale oltremisura il lessico (offese per tutti i credi monoteisti). A ogni modo, si lascia leggere ma non è all'altezza della storia di Barnett.
Più interessante Boschi Norvegesi dove va in
scena un altro rituale satanico. Sembra di essere alle prese con un
racconto di Anders Fager, sebbene a firmarlo sia
l'emergente Jeremy Wagner. Siamo dalle parti del black metal, con un cantante
votato a Satana che ricorda quello protagonista del film Morte a
33 Giri. Riti blasfemi a base di sesso e sacrifici animali
portano il leader del gruppo dei Pesta's Reign a compiere un rituale
di magia nera che rianima una capra decapitata e, con questa, due dei
componenti del gruppo sgozzati in onore a Satana. La fuga del terzo
componente della band, fuggito in periferia all'interno della chiesa
retta dal parroco nemico giurato del movimento black metal, è resa
vana dalla potenza della magia nera. Satanismo acido che va oltre
alle allucinazioni frutto di alcool e droghe, scendendo nelle maglie
di un orrore che non si ferma neppure al cospetto del terreno sacro
di una Chiesa. Non male e sicuramente con i suoi estimatori.
Buono, ma con difetti, Il Messia del Peccato.
L'autore, Wrath James White, specialista hardcore incluso anche nell'antologia Brutal 2 sempre dell'Independent Legions, cade nella tentazione di voler
sconfinare a tutti costi nel suo genere di elezione, proponendo un finale
di grana grossa di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. Davvero un
peccato, poiché sia la struttura che la base che sottintende il
racconto sono molto buone. Un prete, interessato ad acquisire potere e
controllo, si rivolge a un truffatore esperto di marketing che gli
suggerisce la via per la scalata al successo. White parte in
quarta, calando nell'azione grandguignol il lettore salvo poi
proporgli il lungo flashback centrale che ha lo scopo di premettere i
fatti. A interessare la storia sono le tematiche dello sfruttamento
della credulità popolare, dell'incapacità della massa di elaborare
un proprio pensiero autonomo (“la gente vuole credere in
qualcosa. Vuole una direzione e uno scopo. Non vuole forgiare il
proprio percorso. Vuole la via ben definita e il percorso chiaramente
segnato. Vuole che gli venga detto in quale direzione andare.”)
e dell'opportunità, per chi voglia approfittarne, di manipolare il
pensiero collettivo proponendosi quale portatore di presunte verità
avvalorate da un calibrato studio della forma. Poco importa poi se si stanno sostenendo menzogne roboanti, poiché la forma inficia la sostanza. Una tematica, questa, assai di moda in
questi tempi di covid. Il finale, assolutamente pessimista e
materialista, scade in un porno di cattivo gusto (ivi compreso il lessico che sfocia nel volgare), pur se interessante
sul versante del messaggio. Peccato davvero.
Delirio onirico al centro de L'Avversario di Gerard Houarner,
che ripropone il tema dell'orgia religiosa ma in modo più originale e coinvolgendo Krishna, Gesù
(che si chiama Joshua), Satana (col nome “L'avversario”) e la Dea
Kalì, in un intreccio irriverente che tende a superare la castità
divina suggerendo la presenza di un figlio di Gesù frutto dell'amore
con Maddalena. Purtroppo anche qua si registrano cali di stile con concessioni al porno, comunque
miscelati a interessanti scambi di battute col diavolo, che rinnova le
tentazioni a Gesù in un contesto che sembra quello di una discoteca
infernale, e a una presa onirica tra le più forti tra quelle ravvisate nell'intera antologia. Non sempre facile da seguire.
Qualità inferiore per gli altri, tra cui brilla a
tratti il disgustoso torture La Trappola dell'Angelo dello specialista hardcore Harding, una
sorta di Saw in cui gli ospiti del pazzo di turno, un
cacciatore intenzionato ad uccidere un angelo, sono costretti a
subire una diversificata serie di martiri funzionali a fungere da esca per l'apparizione di un angelo. Alla fine l'angelo, peraltro responsabile
della lacrimazione di una madonnina (parte migliore del testo), si materializza davvero e
fulmina il depravato di turno col suo urlo. Siamo però davvero
sicuri che si sia trattato di un angelo nella grazia di Dio?
Può piacere Giocare al Dottore di Joshua
Chaplinsky, descrizione piuttosto truce, seppur condita da un tocco
poetico/sentimentale, di un processo di imbalsamazione di un ragazzo
defunto. A condurre l'operazione è l'amica di gioventù del giovane,
una donna che non si è mai sposata e che ha avuto una relazione
amicale molto vicina a un'emozione d'amore mai sfociata. Buone
caratterizzazione, ma troppo insistito sulla truculenza e poco in linea al tema dell'antologia.
Deludenti gli altri. Ryan Harville prende spunto
dall'attività di proselitismo dei testimoni di Geova col suo Vendere
la Salvezza, portando due giovani ragazzi presso la casa
del demonio. Bella gestione dei dialoghi, un po' di erotismo e un
epilogo in cui il fedele, al cospetto del pericolo, rinnega Dio e i
suoi compagni di avventura. Niente di che, ma ben narrato.
Bocciamo
il resto, anche se proposto da importanti firme. Charlee Jacob, a
cui compete l'onere di aprire l'antologia alla stessa dedicata essendo scomparsa nel periodo di
uscita, offre una sorta di cappello introduttivo che cela, sotto la
forma del racconto, un delirio filosofico di impronta nichilista. Il
suo La
Fede è
un allucinato pensare a voce alta, una sorta di sfogo in cui si cerca di fare emergere
che Dio, in realtà, è un'assenteista poco interessato alle sorti
dei figli, accettando un mondo imperniato di violenze e stupri. Si
nega il concetto del libero arbitrio e sfumano anche i concetti di
bene e male: “siamo
fottuti dalla nascita alla dannazione... Coloro che sono fanatici del
bene o del male sono dei visionari. In realtà sanno raramente a
quale schieramento appartengono, ne sostengono uno mentre, in realtà,
vengono rivendicati dall'altro. Lezioso,
sconcio, difficile da seguire.
Fa
peggio Brian Keene, altrove notevole, con l'illeggibile e alquanto idiota Il
Tizio di Nazareth. Keene
vorrebbe esser divertente, ma ottiene il risultato opposto (non si può scherzare in tali termini su argomenti del genere).
Svogliato, regala quattro paginette che avrebbe fatto meglio a non
scrivere. Il suo è una sorta di trafiletto alternativo che riscrive
in chiave offensiva e comica la biografia di Gesù. Pessimo gusto e
fiacco, pur se con un Cristo burlone che ha imparato a fare
masturbazioni con i fori subiti per l'effetto delle penetrazioni dei
chiodi (rendetevi conto del cattivo gusto e della totale mancanza di rispetto). Tra i peggiori.
Male
anche Edward Lee, considerato il maestro del genere tanto da essere una mascotte delle Independent Legions. Il suo Scritture
naufraga in un insistito delirio sconcio a base di incesti, stupri,
pestaggi e richiami biblici. Disgustoso e per nulla accattivante.
Difficile da seguire Il
Cristo Anatomico,
altro delirio, di Joanna Koch. Diviso in tre parti poco scorrevoli e
poco accattivanti, propone il calvario di una giovane intenta a
pregare Gesù di guarirle il colpo di pistola che l'amante le ha
sparato in grembo. Assurdo e privo di bussola orientativa Il
Forno del Dio Fiammeggiante attraverso
il quale Robert Allen Upton si diletta a schernire i sacramenti
cristiani proponendo credi inverosimili che usano la pizza al posto
delle ostie e inneggiato al gran peperone. Azione granguignolesca,
amputazioni di arti, invasione di topi famelici e torture
porn
con poco costrutto. Mediocre.
Nata
di Nuovo di
Jaqueline Mitchel propone una seduzione per mano di una ragazzina a
danno di un prete a cui piace gigioneggiare con il gentil sesso.
Finale in zona rapporto orale. Squallido e poco interessante. Più
dolce del miele, più prezioso dei diamanti di
Mark Mills propone l'idea degli angeli quali deliziosi esseri da
cannibalizzare. Buono spunto di partenza che si perde in un soggetto
modesto che non decolla mai e finisce per ritornare sui cari temi
dell'hardcore
con tanto di comitiva di stupratori che preferirebbe violentare gli
angeli sfruttando il loro unico orifizio utile: la bocca. C'è un
particolare però: gli angeli hanno un urlo che uccide l'uomo. Male
gestito.
In conclusione Il Grande Libro Blasfemo è un'occasione per conoscere scrittori nuovi, facenti parte di una scuola horror molto diversa da quella conosciuta in Italia. Un volume per pochi, assolutamente da evitare di regalare a chi ha fede o nutre un forte sentimento religioso. Molti racconti sono offensivi, inappropriati e narrati con un lessico troppo spesso preda del volgare. Eppure una decina di elaborati possono meritare l'aquisto dell'opera. Un vecchio detto avvertiva di non scherzare con i santi, suggerendo invece di farlo con i fanti, ma gli scrittori selezionati da Mitchell e Barnett sembrano aver declinato l'invito.
La coautrice Regina Garza Mitchell.
"La gente vuole credere in qualcosa. Vuole una
direzione e uno scopo. Non vuole forgiare il proprio percorso. Vuole
la via ben definita e il percorso chiaramente segnato. Vuole che gli
venga detto in quale direzione andare.
"